LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: confermato il blocco delle forniture di greggio alla Repubblica Ceca dalla Russia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 12, 2012

Secondo autorevoli fonti, compagnie russe non stanno rispettando i parametri contrattuali per l’invio di oro nero a Praga e ad altri Paesi dell’Europa Centrale come Polonia e Slovacchia, e hanno così messo a serio repentaglio la sicurezza europea. La politica di accerchiamento del Cremlino e l’assenza di alternative valide come pericoli per l’indipendenza del Vecchio Continente

La Repubblica Ceca e davvero sull’orlo di una crisi energetica. Nella giornata di mercoledì, 11 Aprile, i giornali Vedomosti e Kommersant” hanno confermato il taglio delle forniture di greggio da parte delle compagnie russe, Lukojl, Transneft e Gazprom Neft, alla compagnia ceca Unipetrol.

Nello specifico, la Repubblica Ceca avrebbe dovuto ricevere dalla Russia un totale di 18 Mila tonnellate di oro nero, ma dall’inizio di Aprile a Praga ne e pervenuto l’80% in meno e, come riportato dall’autorevole Reuters, non e escluso che le forniture di Mosca possano del tutto terminare nel giro di tre giorni.

Di differente avviso si e detta la Transneft, che, con una nota, ha confermato di avere soddisfatto per intero la domanda di greggio della Repubblica Ceca. Ad avvalorare i timori dei cechi e pervenuto l’allarme lanciato anche dalla vicina Slovacchia, dove la compagnia nazionale, Slovnaft, ha ottenuto dalla Russia solo 316 delle 508 Mila tonnellate di greggio sancite da contratto.

A provocare questa emergenza energetica nel cuore dell’Europa e stata la decisione delle Autorità russe di non avvalersi più per l’invio dell’oro nero nel Vecchio Continente dell’oleodotto Druzhba – che transita lungo tutta l’Europa Centrale fino alla Germania – per utilizzare esclusivamente una nuova conduttura, la BTS-2, abbinata al trasporto via nave del carburante dal terminale di San Pietroburgo fino al porto di Rotterdam.

Come dichiarato da Polonia e Slovacchia, questa decisione ha provocato un isolamento dell’Europa Centrale, e ha mandato in crisi raffinerie di importanza strategica per la sicurezza energetica di tutta Europa, come le installazioni di Danzica e quelle tedesche di Schwedt e Leuen.

A confermare questa teoria sono state le parole espresse al momento dell’avvio dell’oleodotto BTS-2 dal Presidente russo, Vladimir Putin, che ha evidenziato come l’infrastruttura consenta alla Russia di evitare il transito per Paesi intermediari, e di rifornire direttamente gli Stati dell’Europa Occidentale.

Le poche soluzioni al taglio della Russia

Per la Repubblica Ceca, una soluzione in tempi rapidi per arginare il deficit energetico può provenire dai porti croati e italiani di Rijeka e Trieste, ma essa comporterebbe un innalzamento del prezzo di importazione che graverebbe in misura notevole sul bilancio statale.

Per quanto riguarda la Polonia, la situazione e ancora più incerta, dal momento in cui il progetto di prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica – concepito fin dal 2001 per consentire all’Europa di importare greggio centro-asiatico senza dipendere dai russi – e bloccato dalla politica energetica dell’Ucraina che, per volere del suo Presidente, Viktor Janukovych, utilizza l’infrastruttura per veicolare alla Bielorussia di Aljaksandar Lukashenka greggio proveniente dal Venezuela di Hugo Chavez.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ANCHE BIELORUSSIA ED UCRAINA SFIDANO LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 18, 2011

L’oleodotto Odessa-Brody, attraverso il territorio ucraino, garantirà nafta venezuelana ai bielorussi per due anni. Minsk diminuisce l’importazione di oro nero russo

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Per fronteggiare Mosca, Lukashenka si affida a Janukovych. Nella giornata di lunedì, 17 Gennaio, le compagnie statali Belorusskaja Neftjanaja Kompanija ed Ukrtransnafta hanno firmato l’accordo per l’utilizzo dell’oleodotto Odessa-Brody fino al centro bielorusso di Mozyr.

Un’intesa importante, che garantisce a Minsk 8 milioni di tonnellate di nafta venezuelana. Trasportate, come riportato dall’autorevole agenzia Khartija’97, dal Mar Nero, attraverso l’infrastruttura ucraina.

Soddisfatto il Ministro dell’Energia e dell’Industria di Kyiv, Jurij Bojko, che ha evidenziato non solo l’importanza del rafforzamento delle relazioni con la Bielorussia, ma anche un consistente introito finanziario, derivato dai diritti di transito.

Inoltre, il politico ucraino ha sottolineato come Kyiv si stia sempre più affermando come partner affidabile per il trasporto di carburante. Un ruolo che vuole assicurarsi anche per quanto riguarda le forniture all’Europa di gas russo.

Risposta alla Russia

Tuttavia, malgrado le rassicurazioni di Bojko, è proprio la Russia ad essere penalizzata dall’intesa bielorusso-ucraina. Grazie alla nafta latinoamericana, Minsk ha diminiuito del 41% l’importazione di oro nero russo.

Un piano del Presiente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che ha reagito alla decisione della Russia di applicare un incremento del 100% alle imposte doganali sulla propria benzina — adottata all’inizio del 2010 — stringendo un’intesa di ferro con i colleghi venezuelano ed ucraino, Hugo Chavez, e Viktor Janukovych.

Dalla questione, possibili, seppur contenute, conseguenze anche per l’UE. Con l’utilizzo dell’Odessa-Brody, la Bielorussia ha diminuito lo sfruttamento dei propri giagimenti. E, in seguito, l’esportazione di carburante verso l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: RUSSIA TAGLIA NAFTA A LUKASHENKA

Posted in Bielorussia, Guerra del gas by matteocazzulani on January 13, 2011

Il Presidente bielorusso assicura autonomia, grazie alle importazioni venezuelane. Ma i russi restano i principali fornitori

 

Il presidente Bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Minsk e Mosca ancora ai ferri corti. Nella giornata di mercoledì, 12 Gennaio, la Federazione Russa ha interrotto il flusso di nafta verso la Bielorussia.

 

Come riportato dall’autorevole Reuters, su informazione della russa Vedomosti, lo stop sarebbe motivato dalla decisione della Bielorussia di innalzare le tariffe di transito, dal Primo di Febbraio, del 12,5%.

 

In aggiunta, Mosca ha dichiarato l’intenzione di incrementare la bolletta per l’oro nero a Minsk, fino a 45 dollari per tonnellata.

 

La nafta del Venezuela

 

Chi prevarrà nell’ennesimo braccio di ferro energetico, dura a prevedere. I Bielorussi assicurano di poter contare su un mese di piena autonomia, grazie alle forniture venezuelane.

 

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, è riuscito ad assicurarsi il carburante sudamericano, nell’ambito di un patto di stretta collaborazione a tre, coi colleghi di Caras e Kyiv, Hugo Chavez e Viktor Janukovych, mirato ad allentare la dipendenza da Mosca.

 

Ciò nonostante, i maggiori fornitori di benzina restano le compagnie russe Lukoil, Rosneft e Surguneftegaz. Che, non a caso, non hanno commentato il taglio ai rifornimenti.

 

Inoltre, a complicare ogni tentativo di smarcamento dal Cremlino, la partecipazione di Minsk all’Unione Doganale: un progetto, simile alla vecchia Comunità Economica Europea, che dal 2012 unificherà i mercati di Russia, Bielorussia e Kazakhstan.

 

Matteo Cazzulani

Newsweek Polska: Mikhail Khodorkovskij critica la politica estera di Barack Obama verso la Russia di Vladimir Putin

Posted in Russia by matteocazzulani on January 8, 2011

Il dissidente russo invita la più grande democrazia del Mondo a non abbandonare la tutela di democrazia e diritti umani nel Mondo: missione di fondamentale importanza, barattata con energia a basso costo. Nonostante la ricerca del dialogo da parte di Washington, lo zar del gas stringe accordi per l’oro blu con il Venezuela, lesivi degli interessi USA nella regione.

Puo la Liberta valere bene barili di nafta e gas a tariffe scontate? La domanda e stata posta da una cella di massima sicurezza siberiana, e pubblicata sulla versione polacca di Newsweek, da Mikhail Khodorkovskij, uno dei maggiori oppositori di Vladimir Putin: l’attuale Premier russo, candidato ad un terzo mandato presidenziale sempre più certo, a cui si e presentato con un programma fortemente sciovinista, basato sul ripristino di una nuova URSS sotto la guida fraterna di Mosca.

Un messaggio forte quello dell’ex-Proprietario della Jukos – compagnia energetica statalizzata a forza, e smembrata in un banchetto a cui a partecipare e stato anche il colosso italiano, ENI – lanciato direttamente dal carcere siberiano dove, da sette anni, Khodorkovskij e recluso a cucire babbucce: reo – per cosi dire – di avere provato la discesa in campo contro Putin.

Dopo un’analisi dei nuovi rapporti tra USA e Russia, basati sulla ricerca ossessiva del dialogo da parte di Washington, e, sopratutto, sulla sigla di importanti accordi energetici – come quello tra le compagnie Exxon e Rosneft per lo sfruttamento congiunto di giacimenti in diverse aree del Mondo, tra cui il Texas – il detenuto politico russo ha esposto lo sconcerto dei dissidenti di Paesi ancora non liberi dinnanzi alle pacche sulle spalle di Mosca da parte della più grande democrazia del pianeta, da cui, al contrario, ci si aspetta la tutela della Liberta in ogni zona di ogni continente.

“La posizione americana e cambiata rispetto al passato – riporta Khodorkovskij – ora sembrano interessare gas e nafta a buon mercato, piuttosto che Liberta e democrazia, altresì tutelate fortemente in un passato nemmeno troppo lontano. Washington ha i suoi interessi, sopratutto in un momento di crisi – ha continuato – ma dovrebbe chiedersi se e opportuno negoziare certi valori su cui gli Stati Uniti hanno basato la propria grandezza nei secoli passati. In caso di rinuncia alla tutela di Democrazia e Diritti Umani nel Mondo – ha terminato – a perderci sono gli stessi americani e, con essi, tutti coloro che hanno guardato alla Casa Bianca come garante del dissenso a dittature ancora forti in diverse parti del Mondo”.

Quella di Khodorkovskij e una vera e propria critica alla politica estera dell’amministrazione democratica di Barack Obama che, oramai da quattro anni, ha portato gli USA ad una virata a 180 gradi, passando dalla lotta per lo sviluppo e la tutela dei valori occidentali in Europa Centro-Orientale, Medio-Oriente, America Latina, Asia, ed Africa – attuata con coerenza dalla gestione repubblicana di George Bush – ad una concezione di corto respiro, basata sulla sterile ricerca del compromesso con i peggiori dittatori della terra: il russo Putin e l’iraniano Ahmadinejad in primis.

Caviale e gas con il Venezuela

A dimostrare l’inutilità della politica dei democrats americani, lo stesso atteggiamento di Mosca: da un lato, tornata a far pesare le sue ambizioni imperiali su un Centro Europa sempre più lontano dall’Unione Europea e meno libero – come testimoniato dalle violenze in Bielorussia e dagli arresti politici in Ucraina ai danni di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko – dall’altro, pronto alla firma di contratti lesivi dell’interesse nazionale americano.

Proprio sabato, 8 Ottobre, con la presenza a Caracas di Vladimir Putin e del suo vice, Igor’ Sechin, il monopolista russo, Gazprom, ha siglato un memorandum di intesa con le autorità venezuelane per l’indagine territoriale, e lo sfruttamento di bacini di gas e nafta nel Paese sudamericano, su cui, da tempo, Washington ha prestato attenzione ed interesse.

Un’asse energetico tra Russia e Venezuela che, malgrado la lontananza geografica, stringe l’amicizia tra due autoritarismi che, anacronisticamente, rivendicano un ruolo di forza nella politica mondiale, sulla base di ideologie improntate di retorica sovietica.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: IL MONDO DIVISO DINNANZI A BROGLI E VIOLENZE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 21, 2010

Germania, Polonia ed UE verso l’abbandono della politica del dialogo. Tiepide critiche anche dagli USA. Chavez e Janukovych si congratulano con Lukashenka. Neutrale la Russia

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Sulla Bielorussia c’è chi si sveglia. E chi persevera nell’apologia dell’autocrazia. Nella giornata di lunedì, 20 dicembre, una nota congiunta dei Ministeri degli Esteri polacco e tedesco ha codannato l’atteggiamento delle Autorità bielorusse nel corso elle elezioni presidenziali di Domenica, 19 dicembre, riconferma della natura autoritaria del regime del Presidente, Aljaksandar Lukashenka.

In particolare Varsavia e Berlino hanno criticato non solo la falsificazione del voto. Ma anche, e sopratutto, le violenze sui manifestanti. E, dulcis in fundo, l’arresto dei principali candidati dell’opposizione. Una serie di atteggiamenti che, come riporta il comunicato, allontana Minsk da Bruxelles.

Una presa di posizione importante, sopratutto perché formulata da due Paesi ultimamente troppo distratti in materia di sviluppo della democrazia e dei diritti umani nel Mondo ex-sovietico.

Sulla stassa linea, il Parlamento Europeo. Cui Presidente, il popolare polacco, Jerzy Buzek, ha rilasciato una serie di dichiarazioni, improntate sul profondo sconcerto nel registrare come Lukashenka abbia sprecato un’importante occasione per avvicinarsi all’Unione Europea.

Malgrado il bat’ka — com’è definito Lukashenka in Patria — sia persona non grata, a Bruxelles molto è stato fatto per iniziare un dialogo. Risultato, una serie di prese in giro, con cui Minsk ha motteggiato la Comunità Internazionale.

Ultima, per l’appunto, i brogli elettorali, certificati dal rapporto OSCE, dinnanzi alle denuncie dell’opposzione, al silenzio dei Rappresentanti di Lista — nominati al 99% dal Presidente bielorusso — ed alla frettolosa dichiarazione da parte della Commissione Elettorale Centrale della vittoria di Lukashenka, con il 79,4% dei voti.

Criticità anche dagli Stati Uniti d’America. Il rappresentante della Casa Bianca, Filip Crouli, non ha riconosciuto la validità della votazione. Un’altra condanna considerevole, quella di Washington, da tempo in preda ad uno sterile volemose bene internazionale, che ha spinto la più importante democrazia del Mondo ad abbassare i toni dinnanzi alle violazioni delle libertà. Dispiace solamente che, in merito, non si sia espresso il Presidente in persona, Barack Obama.

Chavez e Janukovych con il Bat’ka. Continua la repressione sui manifestanti

La condanna di Washington è comunque un successo, se si considera che c’è chi Lukashenka l’ha difeso. Il Presidente venezuelano, Ugo Chavez, si è congratulato per la riconferma. Che, a suo avviso, certifica a Minsk lo status di faro del socialismo, contro l’internazionale capistalista.

Meno ideologiche, ma più gravi, le conclusioni della missione di osservazione del governo ucraino, composta da Parlamentari della maggioranza — comunsti, Blocco Lytvyn — e coordinata da Oleksandr Stojan, del Partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Secondo la delegazione di Kyiv, le conclusioni OSCE sono errate, in quanto non sono state riscontrate paticolari violazioni. Posizione interessante, formulata da una forza politica a cui la stessa OSCE ha imputato l’organizzazione di elezioni amministrative non in linea con gli standard democratici. Dopo anni, in Ucraina, di maturazione democratica. In seguito alla Rivoluzione Arancione.

Anche la Russia si è astenuta dal condannare le Autorità bielorusse. Il Presidente, Dmitrij Medvedev, ha definito la consultazione una questione interna al Paese vicino. Con cui i rapporti sono ultimamente peggiorati.

Lecito ricordare che, Domenica, 19 dicembre, ad urne chiuse, migliaia di manifestanti si sono riversati nella centrale Piazza dell’Indipendenza, per protestare contro le ennesime elezioni truccate. A rompere il presidio non violento, le cariche della polizia.

 

Picchiati, e, poi, arrestati, il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov — principale sfidante di Lukashenka — il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev, il Candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj, il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il poeta, esponente del movimento Di la Verità, Valadymyr Njakljajev, ed il Capo del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk.

Oltre ad essi, colpiti anche 18 giornalisti, di testate nazionali, e corrispondenti di media esteri.

Il giorno successivo, i democratici bielorussi hanno continuato la dimostrazione pacifica. Medesimo canovaccio da parte delle Autorità. Decine i contusi e gli arrestati.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: IN TRE PER IL MEDITERRANEO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 1, 2010

Southstream, Nabucco e TAP si sfidano per l’esclusiva energetica sul Mare Nostrum. Polonia ed Ucraina rispolverano il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica

Il tragitto di Southstream e Nabucco

L’ennesima calda stagione energetica è in arrivo. Uno dei mesi più roventi, maggio, quando sarà decisa la partita per l’egemonia dei gasdotti nel Mediterraneo. A comunicarlo, in un’intervista all’autorevole testata EurActiv, il Direttore della compagnia Trans-Adriatic Pipeline, terzo incomodo nella contesa.

Sì perché a contendersi i fondali del Mare Nostrum sono anche il consorzio Southstream, e quello per la costruzione del Nabucco: due gasdotti con simile tragitto, ma differente ratio politica.

Il primo, noto anche come Gasdotto Ortodosso, è stato progettato dal monopolista russo Gazprom e dal colosso italiano ENI per rifornire di gas il vecchio continente, bypassando Paesi instabili agli occhi di Mosca come Ucraina, Moldova e Romania. Ad esso, compartecipano le compagnie energetiche nazionali di Paesi interessati ed alleati della Russia, come quelle macedone, serba, bulgara, greca, francese, tedesca ed austriaca.

Il Nabucco, invece, è stato ideato da UE ed USA, ed appoggiato da Georgia, Azerbajdzhan, Ungheria e Romania, per trasportare oro blu centroasiatico, senza dipendere dalla Federazione Russa.

Chi tra i tre progetti vincerà la gara sarà noto in maggio, quando verranno assegnati i diritti di sfruttamento del giacimento Shakh Deniz 2. Un serbatoio di 10 miliardi di meri cubi, in territorio azero, cruciale per l’approvvigionamento dei tre concorrenti.

Proprietario dell’oasi di gas, l’omonimo gruppo Shakh Deniz, controllato da compagnie iraniane, inglesi, azere ed italiane – tra cui Statoil, British Petroleum, e LukAgip.

L’Odessa-Brody fino a Danzica

Gazprom ed ENI nel progetto Southstream

Oltre all’eldorado azero, c’è anche il petrolio di Chavez. Nella giornata di martedì, 30 novembre, la Polonia ha dichiarato l’intenzione di prolungare l’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica, ripristinando un vecchio progetto – elaborato con l’Ucraina dei governi Tymoshenko e dell’amministrazione Jushchenko – per allentare la dipendenza da Mosca.

A sancirlo, il Maresciallo del Sejm polacco, Bogdan Borusewicz, in occasione di un summit con il Premier ucraino, Mykola Azarov.

Così, dinnanzi alla poco produttiva collaborazione con la Lituania, anch’essa fortemente dipendente dalla Russia, la Polonia ha deciso di voltare le spalle alla storica sorella, e rivolgersi all‘asse Janukovych-Lukashenka.

Difatti, ad alimentare l’Odessa-Brody è nafta venezuelana, acquistata da Minsk a prezzi di favore, ricevuta nel porto ucraino di fondazione genovese, e trasportata in Bielorussia.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ODESSA-BRODY VICINO AL VIA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on November 10, 2010

Minsk coprirà la messa a regime dell’oleodotto ucraino per il trasporto della nafta venezuelana

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Il collaudo dell’Odessa-Brody lo paga Lukashenka. A chiarire la questione legata all’oleodotto, il Primo Vice Premier ucraino, Andrij Kljujev. Secondo gli accordi, i costi per il ripristino della funzionalità originale della conduttura – dal Mar Nero alla cittadina della Galizia – graveranno sul bilancio di Minsk, a cui è diretta la nafta trasportata, di origine venezuelana. Inizio dei lavori di prova, tra circa sette giorni.

Una decisione strategica per l’Ucraina, che tramite l’Odessa-Brody si è assicurata il ruolo di Paese di transito della benzina, che il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, importa dal Venezuela. Parte di essa, come sancito, lo scorso 29 di ottobre, dagli accordi trilaterali tra i Capi di Stato, Viktor Janukovych, Ugo Chavez e Lukashenka, sarà trattenuta da Kyiv, a cui spetterà anche la riscossione di cospicui diritti di transito.

Ad oggi, la nafta di Caracas che approda al portio di Odessa è trasportata tramite ferrovia, per un costo di 27 centesimi di Dollaro ogni 10 tonnellate al chilometro. Una volta a pieno regime, l’oleodotto ucraino invierà in Bielorussia 80 milioni di tonnellate annui.

Differenti utilizzi

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Realizzato nel 2002 per alleggerire la dipendenza energetica dalla Russia, l’Odessa-Brody è stato concepito per trasportare carburante in direzione sud-nord, in previsione di un suo futuro prolungamento fino alla città polacca di Plock.

Ciò nonostante, dal 2004 è adoperato in direzione opposta, a seguito della decisione di Viktor Janukovych, allora Primo Ministro, di rifornire il Paese della nafta russa del consorzio TNK-BP.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AZAROV INVITA L’AUSTRIA A RINUNCIARE AL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 9, 2010

Ospite a Vienna, il Premier ucraino critica la politica energetica austriaca. Ed avanza la candidatura di Kyiv ad osservatore OPEC

Il primo ministro ucraino, Mykola Azarov

Un Primo Ministro imprudente, ed un Cancelliere davvero signore. Questi i due protagonisti del Forum Economico Viennese di Domenica, 7 novembre. Invitato d’eccezione, il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, ha approfittato del suo intervento per bacchettare il padrone di casa, criticarne la politica energetica, ed invitarlo ad un radicale dietrofront.

Oggetto della richiesta, inusuale secondo le regole del bon ton internazionale, il Southstream. Un gasdotto, a cui l’Austria partecipa, progettato dal monopolista russo Gazprom per assicurare le forniture di oro blu ai clienti europei occidentali, bypassando Paesi insicuri agli occhi di Mosca, come Moldova, Romania ed Ucraina.

“Chiederemmo alla parte austriaca di rinunciare ad un’infrastruttura per noi scomoda – ha affermato Azarov – e di investire risorse nella ristrutturazione del sistema dei gasdotti ucraini. Non interferiremo nell’esportazione di gas russo ai clienti europei”.

Seppur dal punto di vista di Kyiv motivata, la forma dell’appello ha portato il Primo Ministro ucraino ad una rettifica quasi immediata. Nella conferenza stampa, successiva all’incontro privato con il Cancelliere austriaco, Werner Faymann, il Premier ha precisato di non aver invitato l’Austria a mutare la propria politica, e spiegato che il collega ha ribadito l’interesse del suo Paese a diversificare le forniture di gas. A prescindere da fornitore e tragitto del carburante importato.

Un vero signore, Faymann. Il quale, nonostante l’uscita, non ha rinunciato alla firma di accordi bilaterali austro-ucraini per una collaborazione in campo agricolo, e la costruzione di un’autostrada da Vienna a Leopoli.

Programmato per il 2015, il Southstream prevede il transito del gas russo attraverso il fondale del Mar Nero, fino alla Bulgaria. Da dove, un ramo sarà diretto in Grecia ed Italia, ed un altro, verso Serbia ed Austria. 25 miliardi di Dollari il costo dell’infrastruttura – dalla portata di 62 miliardi di metri cubi di gas annui – suddivisi tra la russa Gazprom, l’italiana ENI, e le compagnie nazionali di Serbia, Grecia, Macedonia, Austria, Germania e Francia.

L’autocandidatura all’OPEC

Il presidente azero, Il'kham Alijev

Oltre al gas, la nafta. Sempre in occasione del meeting austriaco, Azarov ha avanzato la candidatura di Kyiv come osservatore dell’OPEC. La proposta, comunicata direttamente al Segretario Generale dell’Organizzazione degli esportatori dell’oro nero, Abdullah El-Badri, è stata motivata dal fatto che l’Ucraina riceverà benzina venezuelana, e la trasporterà in Bielorussia. Un ruolo, certificato dagli accordi dello scorso 29 ottobre tra i Presidenti, Viktor Janukovych, Hugo Chavez ed Aljaksandar Lukashenka, che inserisce Kyiv a pieno titolo nel sistema di commercio del petrolio.

A dare ausilio ad Azarov, il Capo di Stato dell’Azerbajdzhan, Il’kham Alijev. Il quale ha comunicato l’intenzione di Baku di compartecipare alla ristrutturazione dell’oleodotto Odessa-Brody, che sarà adoperato non solo per la nafta di Caracas, ma anche per quella centroasiatica.

Da parte del Segretario OPEC, nessuna apertura significativa. Solo una vaga critica nei confronti delle tariffe per il gas, che la Federazione Russa impone all’Ucraina.

Lecito ricordare che l’OPEC riunisce i Paesi, le cui economie dipendono quasi in toto dalla vendita di petrolio nel Mondo. Oltre ad Arabia Saudita, Emirati Arabi ed Iran, ad essa appartengono anche Algeria, Irak, Kuwait, Nigeria, Venezuela, Qatar, Angola, Libia ed Indonesia.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: BIELORUSSIA ED UCRAINA SI ACCORDANO SULLA NAFTA DI CHAVEZ

Posted in Bielorussia, Guerra del gas by matteocazzulani on November 4, 2010

Minsk riceverà da Kyiv il carburante venezuelano attraverso l’oleodotto Odessa-Brody. Bruxelles apre a Mosca sul gas

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Per il trasporto della nafta venezuelana, la Bielorussia ha scelto l’Ucraina. Nella giornata di martedì, 2 novembre, il console di Minsk, Valentyn Velychko, ha reso noto il raggiungimento dell’accordo con Kyiv per il transito della benzina di Caracas.

Portata dell’operazione, 80 milioni di tonnellate. Cruciale, l’utilizzo dell’oleodotto Odessa-Brody, che, da fine mese, tornerà ad essere sfruttato in direzione sud-nord, come inizialmente concepito. Per ora, la nafta, che approderà via mare al porto di Odessa, sarà trasportata in Bielorussia su terra, per un costo di favore pari a 27 centesimi di dollari per 10 tonnellate al chilometro.

La scorsa estate, il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, si è accordato con il collega venezuelano, Hugo Chavez, per l’acquisto di benzina venezuelana a prezzi scontati. Dovendo scegliere il Paese confinante attraverso il quale importarla, il Bat’ka – come è definito Lukashenka in patria – ha optato per l’Ucraina, preferita a Lituania e Lettonia. Alla base di tale scelta, il meeting tra Chavez ed il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, che, lo scorso mese, ha stretto le relazioni tra i due Capi di Stato.

Indispensabile, il ripristino del flusso originario dell’Odessa-Brody, conduttura, dal 2004, adoperata in direzione nord-sud per l’importazione di nafta russa. Una decisione presa, all’alba della Rivoluzione Arancione, dallo stesso Janukovych, allora Primo Ministro.

L’UE invita la Russia alla collaborazione per il gas

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Se la nafta avvicina bielorussi ed ucraini, il gas stimola il dialogo tra Europa e Russia. Sempre martedì, 2 novembre, il Commissario UE per l’Energia, Gunter Oettinger, ed il capo del monopolista russo Gazprom, Aleksej Miller, hanno intrattenuto colloqui per pianificare la futura collaborazione di Mosca nel sistema infrastrutturale energetico del Vecchio Continente.

In particolare, Bruxelles punta al coinvolgimento della Federazione Russa nel Terzo Pacchetto Energetico UE. Un documento, che vieta la gestione in regime di monopolio di qualsiasi gasdotto degli Stati membri dell’Unione Europea, impugnato da Bruxelles a più riprese contro alcuni Paesi, come la Polonia, che hanno preventivato la cessione del controllo del proprio patrimonio infrastrutturale energetico a Gazprom, in cambio di sconti sull’oro blu importato.

Ciò nonostante, L’Europa ha lasciato intendere la propria volontà di collaborare con Mosca, a partire dall’immediato. Anche a costo di rivedere il regolamento in vigore.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ANCHE IN UCRAINA LA NAFTA VENEZUELANA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 19, 2010

Janukovych acconsente al transito di carburante venezuelano in territorio ucraino, diretto alla Bielorussia. Kyiv ottiene diritti di estrazione in Venezuela. Nessuna opposizione da parte della Russia. La denuncia dell’Opposizione Democratica: “il patto con Caracas ci allontana da Bruxelles”

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Janukovych è tra i migliori amici di Ugo Chavez. A ricevere un invito per gustare una batida de coco a Maracaibo, il presidente ucraino, che, nella giornata di lunedì, 18 ottobre, ha accolto a Kyiv il dittatore venezuelano Ugo Chavez, in viaggio di lavoro tra l’Europa e l’Asia.

L’Ucraina estrarrà nafta in Venezuela e la trasporterà in Bielorussia

Oltre ai liquori, ed alle pacche sulle spalle, il meeting ha riguardato liquidi di maggiore rilevanza. Difatti, Janukovych ha ottenuto il diritto di estrarre nafta e gas in territorio venezuelano, ed ha permesso il suo transito verso la Bielorussia, attraverso l’oleodotto Odessa-Brody.

“Trasporteremo tanta nafta, quanta ne permetterà la capacità delle nostre strutture – ha dichiarato il Presidente ucraino – per noi, la collaborazione con Chavez è cruciale. E ciò non va affatto contro gli interessi della Russia”.

Proprio Mosca è stata il convitato di pietra del meeting. Con il Cremlino, il giorno precedente, il presidente venezuelano si è accordato per la costruzione di una centrale atomica a domicilio, con l’ausilio di tecnologie russe. E, ancor prima, ha promesso al presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, forniture di nafta, che allentano la dipendenza di Minsk dal carburante della Federazione Russa.

Il ruolo della Federazione Russa

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

A garantire la mancata irritazione del Cremlino, e del Primo Ministro, Vladimir Putin, il presidente venezuelano in persona, che ha approfittato della piattaforma mediatica per lanciare messaggi di amore al collega ucraino.

“Janukovych è mio amico – ha affermato – e la sua vittoria alle scorse elezioni mi è molto gradita. Dalla patria di Bolivar, il popolo venezuelano saluta affettuosamente quello ucraino. Ho parlato quattro ore con Putin – ha continuato – che mi ha assicurato di non avere nulla in contrario alla collaborazione energetica con la Bielorussia. Altresì, è felice per la possibilità di sviluppo di Minsk”.

Una dichiarazione che stupisce, dal momento in cui il Premier russo e Lukashenka sono ai ferri corti da mesi. Tra i punti di frizione, proprio il tentativo della Bielorussia di emanciparsi dalla dipendenza energetica russa.

A chiarire questo enigma della geopolitica, l’ex ministro degli esteri, Borys Tarasjuk, che ha evidenziato come la collaborazione con Caracas allontani Kyiv da Bruxelles, e peggiori notevolmente le relazioni bilaterali con USA ed Unione Europea, assai più importanti per l’Ucraina.

“E’ un astuto calcolo – ha dichiarato il leader del Narodnyj Rukh – Mosca è interessata ad allontanare Minsk e Kyiv dall’Occidente. Per questo, ha approvato la collaborazione energetica tra Ucraina, Bielorussia e Venezuela, malgrado essa leda gli interessi del Cremlino”.

La compagnia aumenta

Ciò nonostante, dopo Lukashenka e Putin, Janukovych ha ottenuto la terza tessera del club degli amici di Chavez oltre Atlantico. A ricevere la quarta card, potrebbe essere il dittatore iraniano Ahmadinejad, prossimo interlocutore del leader maximo venezuelano.

Matteo Cazzulani