LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Orban e Vucic rilanciano il Southstream nonostante il no dell’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 2, 2014

Il Premier ungherese e il Capo del Governo serbo sostengono la necessità di realizzare l’infrastruttura russa contrastata dalla Commissione Europea per il rischio geopolitico che esso rappresenta. La mancata congruenza con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza tra le ragioni del dissenso europeo al gasdotto

In Europa c’è chi sostiene il varo di una comune politica dell’energia per diversificare le forniture di gas e, così, incrementare la sicurezza nazionale e decrementare la bolletta per industrie e utenti privati allo stesso tempo. Al contrario, in Europa c’è anche chi preferisce il proprio singolo interesse per ottenere il massimo del profitto, tutto e subito, senza ragionare sulle conseguenze che tale scelta ha su un lungo periodo.

Nella giornata di martedì, Primo di Luglio, il Premier ungherese, Viktor Orban, e il Capo del Governo serbo, Alexandar Vucic, hanno confermato l’intenzione di procedere al più presto con la realizzazione del Southstream: gasdotto concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia mediante l’invio di 63 miliardi di metri cubi di gas attraverso il Fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria.

Orban ha dichiarato che l’Ungheria non è intenzionata a rinunciare alla costruzione di un’infrastruttura ritenuta fondamentale per l’interesse nazionale di Budapest, dal momento che, come dichiarato dal Premier ungherese, essa bypassa l’Ucraina.

Sulla medesima frequenza si è posizionato il Premier serbo Vucic, che ha illustrato come Belgrado intenda procedere con un progetto, il Southstream, su cui la Serbia già si è impegnata con la Russia per mezzo della firma di contratti bilaterali.

La posizione di Orban e Vucic rappresenta un affronto per l’Europa, che ha dapprima ammonito Austria, Slovenia, Ungheria e Bulgaria dal condurre trattative separate con Mosca senza alcun raccordo con la Commissione Europea: l’organo delegato ai colloqui con la Federazione Russa per il Southstream.

In seconda battuta, la Commissione Europea ha congelato la realizzazione del gasdotto in Bulgaria, dopo che il Governo bulgaro ha concesso l’appalto per la posa dei tubi del Southstream alla compagnia Stroytransgaz, di proprietà di Gennady Timchenko: una delle personalità a cui Europa e Stati Uniti hanno applicato sanzioni personali in risposta all’aggressione militare della Russia all’Ucraina.

Il Southstream, che la Commissione Europea ha più volte contestato perché non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza, è un progetto politico con cui Putin intende non solo incrementare la dipendenza energetica dell’Europa alla Russia, ma anche dividere l’Unione Europea tra Paesi favorevoli al gasdotto -Austria, Ungheria, Slovenia, Bulgaria, ma anche Francia, Belgio e per certi versi anche Germania- e Stati che ad esso sono contrari.

L’UE propone alternative

Chi si oppone al Southstream -in primis Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Gran Bretagna, Danimarca, e per certi versi anche i Paesi Bassi- sostiene la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Europa e, così, diversificare le forniture di gas dall’alta dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria.

Il Corridoio Meridionale, nello specifico, è composto in primis dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- concepito per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas azero dalla Georgia alla Grecia lungo tutta la Turchia.

Dalla TANAP sorge il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dalla Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Dalla TAP, in territorio albanese, è in programma la costruzione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- per veicolare 5 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno in Croazia, attraverso Montenegro e Bosnia-Erzegovina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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CONTINUA L’EFFETTO PUTIN: OBAMA AVVIA IL CAMBIAMENTO DELLA GEOPOLITICA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 25, 2014

L’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America aumenta le esportazioni di oro blu per contrastare il predominio della Russia nel settore dell’energia mondiale dopo l’annessione militare della Crimea. La Polonia supporta la realizzazione di un’Unione Energetica che comprende anche l’Ucraina.

Un aiuto da Oltreoceano che sa tanto di nuovo Piano Marshall. Nella giornata di lunedì, 24 Marzo, l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha dato il via libera all’esportazione di 22,65 milioni di metri cubi di gas liquefatto dall’Oregon come primo passo per la messa a disposizione dei giacimenti USA di shale -oro blu estratto da rocce argillose poste a basa profondità- per decrementare la supremazia della Russia di Putin nel campo dell’energia.

La decisione, che è una delle sanzioni adottate contro l’annessione armata della Crimea -un fatto che ha violato accordi internazionali che garantivano l’inviolabilità dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito ucraino- segue le dichiarazioni rilasciate dal Segretario USA all’Energia, Ernest Moniz, che, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha evidenziato come l’Amministrazione Obama stia considerando l’aumento della vendita di LNG dalla Louisiana, da cui la compagnia Cheniere già esporta gas liquefatto in Gran Bretagna dal 2012.

Il Segretario Moniz ha recepito la necessità per gli USA di avvalersi degli enormi giacimenti di shale sul suo territorio per dare un aiuto concreto all’Europa a diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia di Putin -che spesso si avvale delle risorse energetiche come mezzo di coercizione geopolitica a danno di Paesi terzi, anche appartenenti all’Unione Europea- e, per questo, ha evidenziato come l’Amministrazione Presidenziale di Obama stia implementando anche la realizzazione di nuovi rigassificatori entro il 2018 per incrementare l’esportazione di LNG.

Oltre agli USA, attività sul piano energetico è stata adottata anche dalla Polonia, il cui premier, Donald Tusk, ha dichiarato la necessità di implementare la realizzazione di un’Unione Energetica che comprenda non solo i Paesi dell’Unione Europea, ma anche l’Ucraina.

Come dichiarato da Tusk, il progetto serve per assicurare rifornimenti di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia, che, come dichiarato dal Premier Robert Fico, ha già dato il suo via libera per rifornire di oro blu il territorio ucraino.

Tusk ha anche dichiarato che l’Unione Energetica è un progetto necessario anche per veicolare gas importato da fonti diversificate tra tutti gli Stati membri UE per diminuire la quantità di carburante, e sopratutto la dipendenza, che alcuni Paesi dell’Unione, tra cui la Polonia e il resto dei Paesi dell’Europa Centrale, soffrono dalla Russia di Putin.

ENI avvia contatti con la Libia

Chi, forse, si è accorto della necessità di diversificare le forniture di gas dalla Russia sembra essere anche l’ENI, che, rappresentata dall’Amministratore Delegato Paolo Scaroni, sempre lunedì, 24 Marzo, ha avviato contatti con il Premier della Libia, Abdullah Al Thanay, come riportato dall’autorevole Reuters.

Il venir meno delle importazioni di gas dalla Libia dopo il mutamento politico a Tripoli del 2011 ha fatto si che la quota di gas russo importata dall’Italia salisse fino a quasi il 40%: una situazione che ha portato il nostro Paese ad essere fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Ad aggravare la situazione di dipendenza dell’Italia dalla Russia è anche il progetto Southstream: gasdotto, frutto di un accordo tra Putin e Berlusconi, che veicolerebbe 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo a quello italiano attraverso i Balcani e che, così, ci renderebbe ancor più dipendenti dalle risorse di oro blu del Cremlino.

Proprio per arginare questa situazione di emergenza, l’Italia ha approvato in Parlamento la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura, sostenuta dalla Commissione Europea, concepita per veicolare in Salento dalla Grecia attraverso l’Albania un minimo di 10 Miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan.

La TAP, che rende l’Italia l’hub nell’UE del gas azero, e così incrementa la posizione del nostro Paese in ambito europeo, è stata fortemente sostenuta dal Partito Democratico, che assieme a Nuovo Centro Destra, Forza Italia, Scelta Civica e Socialisti ha votato a favore del progetto, ed ha posto in minoranza l’opposizione di Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra-Ecologia-Libertà.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH CHIUDE CON L’EUROPA ANCHE SUL GAS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 10, 2014

Il Presidente ucraino interrompe il progetto di integrazione di Kyiv nel mercato unico energetico europeo dopo che la Russia ha concesso uno sconto sull’oro blu condizionato però a progressive cessioni di sovranità politica. Si rafforza il progetto politico di una Grande Russia che mette a serio repentaglio l’esistenza dell’UE

Una tecnica di corto respiro che costringe l’Ucraina a cedere progressivamente parti di sovranità alla Russia di Putin, e che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica e politica dell’Europa. Nella giornata di giovedì, 9 Gennaio, il colosso nazionale energetico ucraino Naftohaz ha dichiarato di avere interrotto l’importazione di gas dall’Unione Europea e di non avere alcuna intenzione di implementare la quantità di oro blu importata dall’Europa, come già pianificato.

Per diversificare le forniture di gas da quelle della Russia, da cui l’Ucraina ha dipeso per il 90% del suo fabbisogno nazionale, e sulle quali Mosca ha applicato un sovrapprezzo politico destabilizzare nel 2009 il Governo ‘arancione’ filo-europeo di Yulia Tymoshenko, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha avviato periodiche importazioni di oro blu dalla Germania tramite Polonia ed Ungheria.

Sulla base di tale schema, che veicola in Ucraina gas russo proveniente dal fondale del Mar Baltico venduto a Kyiv dalla compagnia tedesca RWE, Yanukovych aveva già pronto anche un accordo con la compagnia energetica slovacca Eustream per trasportare oro blu dal territorio tedesco anche attraverso i gasdotti della Slovacchia.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Eduard Stavitsky, la rinuncia di Yanukovych è dovuta alla concessione da parte della Russia di uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5: un decremento che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha accordato dopo la rinuncia dell’Ucraina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Quest’Accordo di Associazione, che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo, era accompagnato dalla realizzazione del mercato energetico unico dell’UE: la messa in comunicazione dei gasdotti dell’UE -più quelli dei Paesi della Comunità Energetica Europea: Ucraina, Serbia, Moldova, Bosnia-Erzegovina, Montenegro ed Albania- per garantire a tutti i Paesi dell’Unione la diversificazione delle forniture.

Il mercato energetico unico UE, che avrebbe permesso all’Ucraina di importare anche gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia ed Egitto, gas naturale dall’Azerbaijan, e shale degli Stati Uniti d’America, sarebbe stato per Kyiv una soluzione a lungo temine, necessaria per limitare il monopolio energetico della Russia.

Tuttavia, il Presidente ucraino ha preferito una strategia di corto respiro, ed ha ceduto alla proposta che il suo collega russo ha confezionato per costringere l’Ucraina a cedere progressivamente alla Russia parti di sovranità: infatti, lo sconto sul prezzo del gas deve essere rinegoziato ogni tre mesi e, in caso di mancato accordo, il prezzo del gas che Mosca vende a Kyiv tornerà ai livelli precedenti all’Accordo tra Putin e Yanukovych.

Il vero vincitore della situazione è il Presidente russo, che, con tutta calma, ha ora il tempo di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale nello spazio ex-sovietico che, come lo stesso Putin ha dichiarato a più riprese, mira a creare un nuovo Impero Russo che escluda l’UE dalla competizione economica globale.

Oltre che in Ucraina, dimostrazione della politica imperialista di Putin -fatta non più con le Divisioni cosacche o con i Carri dell’Armata Rossa, bensì con la compravendita di gas- è dato dalla Lituania, a cui Mosca ha applicato un prezzo ben superiore allo standard di mercato.

La Lituania resiste alla politica del gas di Mosca

Nella giornata di mercoledì 8 Gennaio, il Governo lituano ha depositato presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma un ricorso contro la politica tariffaria attuata dal monopolista statale russo del gas Gazprom -controllato dal Cremlino.

Simile provvedimento è stato preso dalla Commissione Europea dopo un’indagine che ha provato che la Russia ha attuato una politica irregolare nell’UE.

Putin ha imposto alti prezzi ai Paesi all’Europa Centro-Orientale -tradizionalmente osteggiati da Mosca- mentre ha concesso l’auto sconti solo a quegli Stati che hanno sostenuto la politica energetica di Mosca, anche se lesiva del rafforzamento dell’UE, come Germania, Francia e Olanda.

Altra dimostrazione dell’uso politico del gas da parte di Putin è la realizzazione del Southstream: gasdotto -progettato da un’accordo tra il Presidente Putin e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi- permette a Gazprom di veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno tramite un’infrastruttura da esso posseduta.

La situazione del Gasdotto Ortodosso -come è nominato il Southstream- è in contrasto con il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta ad un colosso energetico di controllare in maniera congiunta sia la compravendita del gas che le infrastrutture attraverso le quali essa viene effettuata.

Matteo Cazzulani