LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Hillary Clinton e Mitt Romney dati per favoriti nelle primarie

Posted in USA by matteocazzulani on January 20, 2015

Secondo un sondaggio realizzato dall’autorevole CBOS, l’ex-First Lady e l’ex-candidato repubblicano alla presidenza nel 2012 sono i favoriti nelle primarie interne dei due partiti degli Stati Uniti. Se la contesa nello schieramento democratico sembra decisa, in quello repubblicano competitivo è anche l’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush

Philadelphia – Dopo dieci anni di Amministrazione Obama, una presidenza diretta da un democratico liberale, sia il Partito Democratico che il Partito Repubblicano cercano il nuovo Presidente degli Stati Uniti al centro. Come riportato da un sondaggio realizzato da CBS, la democratica centrista Hillary Clinton ed il repubblicano moderato Mitt Romney sono i candidati favoriti rispettivamente dalla maggior parte degli elettori del Partito Democratico e di quello Repubblicano.

Secondo il sondaggio, la corsa alle primarie democratiche di Hillary Clinton, già First Lady, Segretario di Stato e senatrice di lungo corso, ottiene il supporto dell’85% degli elettori del Partito Democratico, una percentuale ben al di sopra di quella ottenuta dalla possibile corsa del Vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sostenuta dal 40% degli elettori democratici.

Al terzo posto del consenso dei democratici si piazza la liberale Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts ed esponente della sinistra dei democratici, supportata dal 23% degli elettori del Partito Democratico.

Al quarto posto nel ranking democratico, con il 16% degli elettori a favore della sua corsa alle primarie, si pone il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, seguito, con il 12%, dal senatore del Vermont, Bernie Sanders, un indipendente di orientamento progressista.

La classifica dei preferiti democratici è chiusa dall’ex-Senatore della Virginia, Jim Webb, sostenuto da solo il 6% degli elettori democratici nonostante egli sia stato, finora, l’unico ad avere dichiarato l’intenzione di scendere in campo nelle primarie del Partito Democratico.

Ultimo, infine, è l’ex-Governatore del Maryland, Martin O’Malley, con solo il 3% dei consensi.

Chiare le idee, seppur in una situazione più affollata, sono invece presso lo schieramento repubblicano, dove l’ex-Governatore del Massachusetts, Mitt Romney, è supportato nella sua corsa dal 59% degli elettori del Partito Repubblicano.

La corsa di Romney, già candidato dei repubblicani alla Presidenza del 2012 contro il democratico Barack Obama che già per due volte ha corso alle primarie repubblicane, è tallonata da quella dell’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush, la cui partecipazione alle primarie è sostenuta dal 50% degli elettori del Partito Repubblicano.

Al terzo posto nel sondaggio repubblicano si classifica Mike Huckabee, l’ex-Governatore dell’Arkansas, sostenuto dal 40% dei membri del Partito Repubblicano.

Al quarto posto nella classifica dei repubblicani, secondo il sondaggio CBS, si piazza il Governatore del New Jersey Chris Christie, un centrista repubblicano sostenuto dal 29% degli elettori repubblicani.

Sia Romney e Bush -entrambi esponenti dell’ala moderata legata all’establishment del Partito Repubblicano- che Christie hanno già dichiarato la loro intenzione a prendere parte alle primarie presidenziali.

Staccato, di poco, da Christie è classificato il Senatore del Kentucky Rand Paul, esponente del Tea Party, la cui corsa è supportata dal 27% degli elettori repubblicani.

A chiudere la classifica dei favoriti tra i repubblicani sono due conservatori, come il Senatore della Florida Marco Rubio, sostenuto dal 27% degli elettori del Partito Repubblicano, ed il Senatore del Texas Ted Cruz, supportato dal 21% dell’elettorato repubblicano.

Le idee più importanti della vittoria

Oltre a delineare il candidato favorito dall’elettorato democratico e da quello repubblicano, il sondaggio CBS ha anche individuato l’identikit dell’esponente chiamato a partecipare alle Elezioni Presidenziali.

Sia i democratici che i repubblicani credono infatti che il candidato del proprio campo debba rappresentare le idee dello schieramento prima che un candidato forte capace di vincere le elezioni.

Favorevoli a questa visione sono il 63% dei democratici e il 61% dei repubblicani.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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I DUE VOLTI DEMOCRATICI DELLA POLITICA ESTERA AMERICANA

Posted in USA by matteocazzulani on April 3, 2012

Il Vice-presidente Joe Biden attacca Romney per la mentalità da Guerra Fredda, ed evidenzia il ruolo importante ricoperto dalla Russia per gli Stati Uniti. Il noto politologo Zbigniew Brzezinski critica il candidato alle primarie repubblicane, ma mette in guardia sulla sterilità della politica estera di Obama

Il presidente USA, Barack Obama

I primi colpi della campagna elettorale per le Presidenziali americane si giocano tutti in politica estera. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, il Vice-Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha attaccato il favorito alla nomination repubblicana, Mitt Romney, per le accuse da lui mosse all’inquilino democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, in merito alla posizione remissiva che Washington intenderebbe assumere nei confronti della Russia dopo le consultazioni elettorali.

In seguito alla promessa che Obama ha rivolto al suo collega russo, Dmitrij Medvedev, di rivedere il progetto di costruzione del sistema di difesa antimissilistico in Europa, l’ex-Governatore del Massachussets ha contestato l’inquilino della Casa Bianca, ha dichiarato che la Russia è il pericolo principale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e ha promesso che, in caso di sua vittoria alle elezioni presidenziali, la politica estera di Washington non concederà mediazioni a Mosca.

“Obama ha detto la verità: Romney ha una mentalità da Guerra Fredda, e si comporta come se fossimo ancora in un’era oramai passata – ha dichiarato Biden durante il programma Face the Nation sulla CBS – la Russia ha concesso il transito delle nostre truppe in Afghanistan, ed è pronta a esportare più nafta in Europa qualora dovessimo inasprire le sanzioni verso l’Iran”.

Brzezinski corregge il tiro

A correggere la presa di posizione di Biden, che, per certi versi, ha ricalcato le critiche espresse a Romney da Medvedev, che ha accusato il possibile candidato repubblicano di appartenente ancora alla Guerra Fredda in quanto a modalità di concezione geopolitica, è stato il suo collega di partito democratico, Zbigniew Brzezinski.

Il rinomato stratega di politica internazionale, Consigliere alla Difesa dell’ex-Presidente Jimmy Carter, e attuale membro del Centro di Studi Stategici, ha più volte evidenziato come le tendenze imperiali della Russia, che non si sono mai allentate, costituiscano un problema per la sicurezza nazionale dell’Europa e, quindi, anche degli USA.

Ciò nonostante, anche Brzezinski, che è stato uno dei primi a sostenere Obama fin dalla sua candidatura alle primarie democratiche, ha criticato l’atteggiamento fatto proprio da Romney, in quanto figlio di una strategia politica tipica della precedente amministrazione repubblicana di George W Bush che, secondo il politico di origine polacca, avrebbe condotto gli Stati Uniti all’isolamento internazionale, sopratutto dopo la guerra in Irak.

“Obama ha una grande forza comunicativa che non corrisponde a una pari capacità strategica – ha dichiarato Brzezinski alla tv Bloomberg in merito alle decisioni del Capo di Stato democratico – è stato messo all’angolo nella questione nucleare iraniana, nella quale le truppe statunitensi rischiano di subire attacchi da parte di Teheran, al pari del nostro alleato israeliano, che dobbiamo aiutare”.

Nonostante la delusione per la politica estera del Presidente democratico, Brzezinski ha espresso con favore l’ipotesi di un avvicendamento alla guida del Dipartimento di Stato USA tra Hillary Clinton – che ha dichiarato di non voler continuare a dirigere la diplomazia di Washington, con l’attuale Presidente della Commissione Esteri del Senato, John Kerry.

Matteo Cazzulani

TRA GRAN BRETAGNA E RUSSIA E’ DISTENSIONE. McCAIN AVVERTE PUTIN. LA POLONIA IGNORA I DIRITTI CIVILI IN UCRAINA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on February 16, 2011

Tra Londra e Mosca stabilita una falsa tregua. I repubblicani USA attaccano i leader di Russia e Cina. Varsavia e Kyiv discutono solo di affari e calcio

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Tutti in un giorno i tre aspetti della diplomazia: il pragmatismo, il cuore, e l’incoerenza. Nella giornata martedì, 15 Febbraio, Russia e Gran Bretagna hanno siglato accordi di collaborazione per pace, e lotta al terrorismo mondiale. E reimpostato le relazioni reciproche, finora, piuttosto difficili.

Tanto miele e poche spine. Sì, perché le tematiche, alla base dei dissapori sull’asse Londra-Mosca, sono state tralasciate.

Tra esse, l’espulsione dalla Federazione Russa del corrispondente del Guardian, Luc Garding, la scoperta di una spia, Katja Zatuliveter, insidiata nel Parlamento britannico, come portaborse di un Deputato, e l’omicidio di Aleksander Litvinenko, oppositore del Cremlino, avvelenato, nel 2003, in un sushi bar a pochi passi da Piccadilly Circus.

Tuttavia, il Ministro degli Esteri britannico, William Gail, ha riconosciuto la necessità di un miglioramento del dialogo con Mosca.

Ottenendo in risposta, dal suo collega russo, Sergej Lavrov, un invito per il Primo Ministro di Londra, David Cameron, al Cremlino. Che, nei prossimi giorni, stabilirà una linea diretta con Downing Street.

In aggiunta,varato un piano di azioni comuni per l’Afghanistan, e la risoluzone della crisi politica in Egitto.

La coerenza di McCain e Buzek. Il sogno di Obama e Komorowski

Proprio riguardo al Paese nordafricano, la posizione di chi la linea di politica estera l’ha sempre mantenuta sulla tutela di Democrazia e Diritti Umani nel Mondo.

Intervistato alla CBS, il Senatore dell’Arizona, John McCain, ha commentato la caduta di Hosny Mubarak come un avvertimento al Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ed al Capo di Stato cinese, Hu Jintao.

Due democrature, con cui il Presidente USA, il democratico Barack Obama — contro cui l’esponente repubblicano ha perso le ultime presidenziali — ha cercato un incessante dialogo, ponendo in secondo piano la difesa della libertà. Finora, priorità della maggiore democrazia del Mondo.

Tra i maggiorni emulatori dell’inquilino della Casa Bianca, i polacchi, protagonisti di un’inversione a 180 gradi della propria diplomazia.

Da eredi della lotta di Solidarnosc contro l’autoritarismo sovietico, la Polonia ora è interessata solo agli affari, anche con quei Paesi, fino a ieri in cima alle priorità democratiche di Varsavia.

Dimostrazione, la recente seduta dell’Assemblea Interparlamentare Polonia-Ucraina, in cui i temi toccati sono stati collaborazione economica, accordi commerciali, ridiscussione delle tariffe, e preparazione dei campionati europei di calcio del 2012.

Nessuna condanna della repressione che, a Kyiv, sta subendo l’Opposizione Democratica, di cui una decina di esponenti sono stati arrestati, costretti all’esilio, o confinati in Patria.

L’unica condanna polacca, quella del Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek. Al contrario, silenzio totale da quello polacco, Bronislaw Komorowski.

Inebriato da una concordia cosmica, e da un obamiano volemose bene, senza se e senza ma, che difficilmente potrà risolvere le problematiche del Mondo.

Matteo Cazzulani