LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’ARCIVESCOVO SCOLA: MARTINI COME SANT’AMBROGIO E SAN CARLO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 3, 2012

Concordemente con quanto deciso in occasione dell’arrivo delle spoglie dell’Arcivescovo Emerito di Milano, Carlo Maria Martini, La Voce Arancione ha deciso di pubblicare il rendiconto della celebrazione delle esequie, celebrate presso il Duomo di Milano dall’Arcivescovo Angelo Scola nella giornata di Lunedì, 3 Settembre. 

Riteniamo che Carlo Maria Martini, oltre che un Grande Uomo di Chiesa, sia stato un alfiere della modernità, del dialogo interreligioso e dell’integrazione interculturale. Il suo impegno speso per il coinvolgimento nelle attività del cattolicesimo dei mussulmani, degli ebrei, dei cristiani delle altre confessioni, dei divorziati e di chi regolarmente utilizza metodi contraccettivi durante i rapporti sessuali non può non essere onorato con un articolo “fuori tema” su questo nostro giornale.

Carlo Maria Martini resta per noi un esempio di coraggio e tenacia, affinché tutti noi si possa comprendere che cambiare il Mondo in meglio, anche se difficile, è possibile. Nell’ambito della religione così come nello spazio ex-sovietico.

Il Capo dell’Arcidiocesi di Milano durante la celebrazione dei funerali dell’Arcivescovo Emerito meneghino illustra l’alto spessore morale e spirituale del compianto religioso. Presso il Duomo presenti le massime Autorità politiche, e migliaia di fedeli assiepati anche fuori dalla cattedrale gotica

I fedeli in fila in attesa dell’inizio dei Funerali dell’Arcivescovo Martini

L’Arcivescovo Emerito di Milano, Carlo Maria Martini, ha seguito appieno l’esempio dei suoi più eminenti predecessori, e nei secoli a venire merita di essere ricordato nella medesima maniera dei Santi Ambrogio e Carlo. Sa di candidatura alla beatificazione il discorso pronunciato dall’Arcivescovo di Milano, Angelo Scola, lunedì, 3 Settembre, durante i funerali del Cardinale Carlo Maria Martini: suo predecessore dal 1979 al 2002.

Durante l’omelia pronunciata a seguito della lettura delle Sacre Scritture – un passo tratto dal Vangelo secondo Giovanni – Scola ha espresso apprezzamento per la perseveranza e per la fede nella Resurrezione fatta propria da Martini durante tutto il suo sacerdozio.

Inoltre, l’Arcivescovo della Diocesi più importante d’Europa ha evidenziato come la grandezza del suo predecessore sia insita nella capacità di avere letto in maniera adeguata le esigenze della modernità, le differenti sensibilità, e, secondo una condotta agostiniana, di avere garantito l’unità della Cristianità nella sua pluriformità.

“Pensiamo alla lunga catena dei nostri arcivescovi – ha dichiarato Scola – sopratutto a Sant’Ambrogio e a San Carlo. E’ nostro vivo desiderio che Carlo Maria Martini venga annoverato tra i Santi e i Pastori del gregge del Signore”.

Commovente, al punto da riscuotere gli applausi della folla – assiepata entro il Duomo di Milano e fuori dalla cattedrale gotica del capoluogo meneghino, dove, nonostante la pioggia, migliaia di fedeli hanno seguito la cerimonia tramite i maxischermi – è stato il saluto di chi è succeduto all’Arcivescovo Martini alla guida dell’Arcidiocesi di Milano nel 2002, il Cardinale Dionigi Tettamanzi.

Martini è ricordato come l’Arcivescovo del dialogo e dell’apertura. I suoi sforzi spesi in favore del dialogo con l’Islam, con l’ebraismo e con le altre confessioni cristiane, ha fatto sì che tra i presenti al funerale figurassero esponenti di spicco di altre religioni.

Inoltre, l’Arcivescovo Emerito di Milano è ricordato, ed apprezzato, anche per il coraggio dimostrato nel Governare l’Arcidiocesi meneghina secondo una linea moderna e liberale. Egli ha infatti sostenuto la necessità di ammettere i divorziati al Sacramento dell’Eucarestia, ed ha ammesso, in certi casi, l’uso del preservativo e di altre forme di contraccezione.

L’Arcivescovo di Milano, Angelo Scola

Tra i presenti alle esequie di Martini, anche le principali autorità dello Stato e del Governo locale. Oltre al Premier, Mario Monti, a dare l’estremo saluto all’amato Arcivescovo sono stati anche il Governatore di Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il Presidente della provincia di Milano, Guido Podestà, il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, il Leader dell’Unione Di Centro, Pierferdinando Casini, la Presidente del Partito Democratico, Rosy Bindy, e il Capo di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola.

Accorsi in Duomo anche altri politici ed esponenti della borghesia milanese, tra cui il Presidente della squadra di calcio Inter, Massimo Moratti.

Terminati i funerali, l’Arcivescovo Martini, con una cerimonia privata, è stato tumulato all’interno della Cattedrale meneghina, sotto il Crocifisso di San Carlo.

Matteo Cazzulani

 

 

 

Il Premier italiano, Mario Monti

Il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia

Il Presidente dell’Inter, Massimo Moratti

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L’Unione Europea contro Viktor Janukovych: per le violenze a Julija Tymoshenko a rischio l’Europeo di calcio in Ucraina

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 1, 2012

Il Capo UEFA, Michel Platini, si e dichiarato possibilista sulla sottrazione dell’organizzazione della rassegna sportiva a Kyiv, e il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, insieme con altri esponenti politici di rilievo dell’UE, critica il Presidente ucraino per l’arresto e le violenze alla Leader dell’Opposizione Democratica. La Polonia difende la manifestazione, e gli arancioni ucraini invitano a sanzioni dirette ai membri dell’Amministrazione Presidenziale.

Niente campionato di calcio se gli oppositori sono in catene. E tanto risoluta quanto netta la posizione espressa dai maggiori leader politici dell’Unione Europea nei confronti dell’Ucraina: paese in cui, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, la repressione attuata dalle Autorità a carico degli oppositori, culminata con l’arresto e le percosse a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko, mette a rischio la realizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A inoltrare la proposta e stato il Presidente della UEFA, Michel Platini, il cui addetto stampa, in un’intervista all’autorevole Suddeutsche Zeitung, lunedì, 30 Aprile, ha evidenziato come la situazione interna all’Ucraina, aggravata dal recente scoppio di quattro ordigni a Dnipropetrovs’k, stia portando a una seria riflessione sull’opportunità di realizzare o meno la manifestazione sportiva in un Paese che si sta rivelando sempre più insicuro e autoritario.

Una forte condanna all’Ucraina e pervenuta anche dal Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, che sempre lunedì, 28 Aprile, ha rilasciato una nota all’autorevole agenzia PAP, nella quale ha evidenziato la mancata volontà di presenziare in Ucraina ad alcuna partita del campionato di calcio, e ha collegato la sua partecipazione alla risoluzione del caso Tymoshenko.

Il giorno precedente, una simile posizione e stata presa dal Commissario Europeo per la Giustizia, Vivianne Reding, che all’Eu Observer ha dichiarato come la mancata liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica pregiudichi la sua presenza accanto alle Autorità ucraine durante la rassegna sportiva UEFA.

Aperta critica a Janukovych – che dall’Opposizione Democratica e ritenuto il responsabile dell’ondata di arresti politici a carico degli arancioni – e pervenuta anche dal Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, da quello sloveno, Danilo Tuerk, e da quello austriaco, Heinz Fischer, che hanno seguito l’esempio del loro collega tedesco, Joachim Gauck, nel declinare l’invito al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale – in programma proprio a Kyiv sotto la conduzione dell’Amministrazione Presidenziale locale.

Alle innumerevoli defezioni alla rassegna UEFA registrate nella sola giornata di lunedì, 30 Aprile, occorre aggiungere quelle precedentemente dichiarate in Germania dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dal Ministro degli Interni e dello sport, Hans Peter Friedrich, da quello dell’Ambiente, Norbert Roettgen, e dal capo dell’opposizione, Sigmar Gabriel.

In Italia, simile posizione e stata sostenuta dal segretario dell’UDC, Pierferdinando Casini, mentre Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha espresso perplessità circa la reale efficacia del boicottaggio degli europei, accanto a una forte critica del regime di Janukovych, e a una crescente preoccupazione per le condizioni di salute della Tymoshenko.

Ma gli oppositori ucraini chiedono il contrario

A difendere la realizzazione del campionato di calcio e stata la Polonia, che assieme all’Ucraina organizza la manifestazione sportiva. Come dichiarato a TVN dal portavoce del Ministro degli Esteri polacco, Marcin Bosacki, ogni invito al boicottaggio dell’Europeo di calcio e priva di fondamento e di razionalità, in quanto confonde un’emergenza politica con una questione puramente sportiva.

Sulla medesima linea e stato l’appello espresso dalla figlia di Julija Tymoshenko, Jevhenja, che in una conferenza stampa a Praga – accanto al padre, che ha ottenuto l’Asilo Politico in Repubblica Ceca in quanto perseguitato in Patria a causa della sua parentela con la Leader dell’Opposizione Democratica – ha ritenuto il boicottaggio all’Euro come l’ultima delle possibilità da utilizzare per contrastare la dittatura di Janukovych, ma ha esortato la comunità Occidentale a non attuare questa misura.

Concorde con la figlia della Tymoshenko si e detto anche un altro Leader dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk, che ha invitato l’UE a non boicottare una rassegna sportiva che proprio la Tymoshenko ha fortemente voluto – e ottenuto durante l’ultimo anno da lei passato alla guida del Governo – per europeizzare il suo Paese, rinsaldare il rapporto con la vicina Polonia, e dare un’opportunità si sviluppo e benessere all’Ucraina.

In alternativa al boicottaggio, Jacenjuk ha proposto agli esponenti dell’Unione di adottare misure mirate esclusivamente alla figura del Presidente Janukovych e delle personalità della sua Amministrazione che si sono macchiate della responsabilità degli arresti politici e delle percosse alla Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

LE FOTO DI JULIJA TYMOSHENKO E LE BOMBE DI DNIPROPETROVS’K

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 29, 2012

Immagini fotografiche diffuse dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda testimoniano le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ma la notizia viene posta in secondo piano dall’esplosione di quattro ordigni a Dnipropetrovs’k, che hanno provocato 30 feriti. Le teorie su un tragico evento che non solo mette a repentaglio lo svolgimento dei campionati europei di calcio, ma peggiora la già negativa immagine dell’Ucraina nel Mondo 

Le percosse subite dalla Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. FOTO UKRAYINSKA PRAVDA

Le prove di una drammatica situazione che mobilita la comunità internazionale cancellate da un evento di ancora maggiore gravità. Questa è stata la sorte delle foto che hanno provato l’esistenza di ematomi e ferite sul corpo di Julija Tymoshenko: Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ed ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato.

A realizzare le fotografie, pubblicate dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, è stata la Responsabile per i Diritti Umani del Parlamento ucraino, Nina Karpachova, che nella giornata di mercoledì, 25 Aprile, ha ottenuto un incontro privato con la detenuta.

Gli scatti mostrano presenza di ematomi all’altezza dello stomaco e sulle braccia, proprio come quanto dichiarato dalla Tymoshenko e dai suoi avvocati, che hanno accusato le forze di polizia di avere costretto con la forza la Leader dell’Opposizione Democratica a recarsi su un ambulanza diretta in un ospedale cittadino nella serata di venerdì, 20 Aprile.

A dare credito alle fotografie sono state le stesse Autorità ucraine, che dopo avere accusato la Tymoshenko di simulazione hanno riconosciuto l’entità delle prove. Inoltre, nella giornata di sabato, 28 Aprile, l’attestazione delle lesioni ha spinto il giudice Kostjantyn Sadovs’kyj a interrompere per un mese il processo in cui l’ex-Primo Ministro è accusata di evasione fiscale e sottrazione indebita di danaro pubblico durante la presidenza del colosso energetico JEESU, che la Leader dell’Opposizione Democratica ha guidato negli anni Novanta.

A porre la notizia in secondo piano nelle testate nazionali ed internazionali è stato lo scoppio quasi contemporaneo di 4 ordigni nella città natale della Tymoshenko, Dnipropetrovs’k, che venerdì, 27 Aprile, ha provocato 30 feriti, tra cui 10 bambini.

Nell’immediato, la città è stata presidiata da forze militari e mezzi anfibi dell’esercito, la rete telefonica è saltata, e il Presidente Viktor Janukovych ha promesso alte ricompense finanziarie a chiunque fornisce informazioni sugli autori di quello è stato definito come un atto terroristico.

Tra prove di golpe e destabilizzazione programmata

Sull’interpretazione dell’accaduto si sono distinte due linee di pensiero sostenute da pubblicisti ed esponenti politici di diverso orientamento. Alcuni hanno posto in rilievo come il presidio della città da parte dell’esercito, e l’interruzione delle comunicazioni cellulari, siano caratteristiche tipiche del Colpo di Stato, che le Autorità avrebbero attuato per giustificare future sospensioni delle libertà democratiche nel Paese.

Altri hanno illustrato la possibile presenza all’interno del Servizi Segreti di una corrente filo-russa, che avrebbe organizzato le esplosioni per destabilizzare la situazione politica interna a un Paese che Mosca ritiene essere una propria colonia.

L’unica certezza in merito è legata al fatto che lo scoppio degli ordigni – che secondo gli esperti possono essere classificati di media-bassa pericolosità se, come accaduto, fatti esplodere in spazi aperti – pone un serio punto interrogativo sullo stato della preparazione dell’Ucraina all’organizzazione del campionato europeo di calcio, che il Paese si appresta ad organizzare con la Polonia: nonostante il tragico evento sia avvenuto in una città nella quale non sarà giocata alcuna partita.

Inoltre, i fatti di Dnipropetrovs’k hanno posto in secondo piano le foto riguardanti le percosse subite dalla Tymoshenko, che oltre a confermare l’effettivo mancato rispetto dei diritti umani in Ucraina, hanno dato ancor più forza alle forti critiche che solamente negli ultimi giorni sono state indirizzate a Janukovych da parte del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, del Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, dell’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera e di Difesa, Catherine Ashton, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e delle Autorità canadesi.

Nello specifico, la Merkel ha invitato il Presidente ucraino a permettere alla Tymoshenko di ricevere cure mediche in Germania, mentre il Leader dell’opposizione tedesca, Zigmar Gabriel, ha proposto di boicottare gli europei di calcio, sulla medesima linea di quanto in Italia è stato espresso dal Segretario UDC, Pierfrancesco Casini.

A sua volta, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha espresso il timore che i fatti di Dnipropetrovs’k siano orientati proprio contro l’organizzazione della rassegna sportiva, mentre il Ministro degli Esteri del Canada, John Berd, ha invitato Janukovych a non strumentalizzare lo scoppio degli ordigni per sospendere le libertà fondamentali.

Infine, il Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, ha evidenziato come l’attuazione di repressioni in un Paese come l’Ucraina sia un fattore che poneun’ombra non solo sull’Amministrazione dello Stato, ma anche sulle persone che sono chiamate a governarlo.

Matteo Cazzulani