LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO ANCORA DAVANTI AI GIUDICI: RIPRESO IL PROCESSO JEESU

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 10, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina costretta entro il 28 Marzo alla presa visione di 71 faldoni contenenti i capi d’accusa del secondo processo in cui è  imputata per evasione fiscale nel corso della presidenza del colosso energetico guidato prima della discesa in politica. Secondo il suo avvocato, Serhij Vlasenko, la seduta è stata convocata ad insaputa della difesa: per questa ragione assente in Tribunale

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Nuovo processo, vecchi metodi, medesima irregolarità, ed una corsa contro il tempo impossibile da realizzare. Nella giornata di giovedì, 9 Febbraio, è ripreso il secondo processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Alla seduta, avvenuta presso il Tribunale Kyjivs’kyj di Kharkiv, hanno preso parte il giudice e la Pubblica Accusa, ma non l’imputata e la difesa: la Tymoshenko è detenuta in isolamento nella colonia penale Kachanivs’kyj e, secondo gli atti esposti dal magistrato, si sarebbe rifiutata di prendere parte all’udienza per protesta, mentre il suo avvocato difensore, Serhij Vlasenko, è stato avvisato della seduta solo quando è arrivato in carcere per il colloquio giornaliero con la sua assistita.

Dopo due ore dedicate alla lettura di atti e documenti, la Corte ha riconosciuto la Tymoshenko colpevole di rallentare le operazioni di esame delle accuse e, per questa ragione, ha anticipato al 28 Marzo il termine per la presa visione dei capi di imputazione su cui la Leader dell’Opposizione Democratica è chiamata a rispondere nel corso del processo: 71 faldoni da 300 pagine ciascuno, che, se non esaminati entro la deadline stabilita dal giudice, saranno comunque considerati come letti e conosciuti.

“E’ una richiesta assurda, matematicamente impossibile da realizzare – ha dichiarato Vlasenko, una volta appresa la decisione della Corte – fisicamente, non basta il tempo per esaminare tutti quei tomi. Sopratutto, se si considera che mi è permesso comunicare con la mia assistita solo 5 ore al giorno – ha continuato – al posto delle 8 lavorative che, normalmente, spettano ad ogni avvocato. Ho saputo della seduta appena arrivato presso il carcere – ha ultimato – ossia 15 minuti dopo il suo inizio: senza alcun preavviso”.

La Tymoshenko è accusata di evasione fiscale per 45 Mila euro, mancato pagamento dell’IVA per 2 Milioni e 350 mila euro, ed omissione del pagamento di altri contributi all’erario statale pari a 64 mila euro. Questi reati sarebbero stati commessi durante la presidenza della JEESU: il colosso energetico guidato, tra il 1996 e il 1998, dalla Leader dell’Opposizione Democratica, prima della sua discesa in politica.

Il caso Tymoshenko e i rapporti tra l’Ucraina e l’Unione Europea

La prima udienza del processo si è svolta in una situazione al limite del macabro: con giudice e Pubblica Accusa seduti nella cella del carcere Luk’janivs’kyj di Kyiv attorno al letto in cui la Tymoshenko era costretta a giacere a causa di precarie condizioni di salute – continuamente ignorate dalle autorità carcerarie.

Nonostante la Leader dell’Opposizione Democratica fosse già stata condannata a sette anni di isolamento per avere firmato accordi onerosi per il rinnovo delle forniture di gas con la Russia nel Gennaio 2009, il magistrato l’ha ritenuta soggetto pericoloso per il proseguo delle indagini sul caso JEESU, e, per questo, le ha inflitto un secondo arresto per via cautelativa.

Successivamente alla deportazione della Tymoshenko dalla prigione della Capitale alla Colonia penale femminile Kachanivs’kyj, la conduzione del processo è stata affidata al Tribunale Kyjivs’kyj di Kharkiv. Monitorata giorno e notte presso la nuova cella, e in condizioni di salute che, a detta del suo legale, sono sempre più gravi, la Tymoshenko ha diritto a una sola visita giornaliera da parte del suo avvocato, e a due incontri settimanali con la figlia, Jevhenija.

Condanna e preoccupazione per lo stato di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, e per la repressione politica di cui, assieme a un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, la Tymoshenko è oggi vittima, è stata espressa da Unione Europea, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Stati Uniti, e dalle principali ONG internazionali indipendenti, tra cui Freedom House e Amnesty International.

La mancata risposta da parte del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, agli appelli per la liberazione della Tymoshenko, e, più in generale, per il rispetto delle regole democratiche sulle rive del Dnipro, ha comportato il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera.

Matteo Cazzulani

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PROCESSO A JURIJ LUCENKO: AVANTI TUTTA SENZA I TESTIMONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 25, 2012

Una trentina di teste in attesa di deporre è stata ignorata dal giudice, Serhij Vovk, che ha preferito leggere deposizioni scritte in conferma della colpevolezza dell’ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni. La protesta dell’esponente dell’Opposizione Democratica e dei suoi legali non serve a fermare un iter processuale destinato alla chiusura in tempi brevi

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

21 memorie scritte in un’ora e mezza di sessione pomeridiana. Questa la modalità con cui è stata condotta l’udienza di martedì, 24 Gennaio, del Processo a Jurij Lucenko: ex-Ministro degli Interni ed esponente di spicco dell’Opposizione Democratica ucraina.

Al rientro dalla pausa pranzo, il giudice, Serhij Vovk, ha rinunciato all’audizione di una trentina di testimoni, da giorni in attesa di deporre. Di costoro, tuttavia, sono state accolte delle memorie scritte.

“Non convocare i testimoni è un’irregolarità. Lei sa benissimo che i teste finora interrogati hanno negato le accuse sollevate a mio carico – ha protestato Lucenko dalla gabbia nella quale è costretto ad assistere alle sedute: ancor prima che un verdetto ne abbia accertato la presunta colpevolezza – le persone in attesa di deporre hanno aspettato fino ad adesso, mentre altre si sono dovute recare al lavoro”.

“Sono state raccolte le generalità dei testimoni, e le loro testimonianze scritte. Il giudice ha tutto il diritto di accluderle agli atti senza la presenza fisica degli autori. Punto” ha risposto freddamente Vovk, iniziando una lettura delle deposizioni scritte veloce e confusa, in cui l’unica frase ricorrente, e ben scandita, ha riguardato l’ammissione della colpevolezza del politico dell’Opposizione Democratica.

A nulla è servita la protesta degli avvocati difensori di Lucenko: intenti nel convincere il Pubblico Ministero a convocare nuovamente i testimoni in una seduta supplementare.

“Vostro Onore, esiste una risoluzione della Corte Europea dei Diritti Umani che certifica la mancata audizione dei testimoni come reato – ha dichiarato l’avvocato Ihor Fomin – Tenga conto che la difesa è una parte in causa del processo”.

Secondo quanto rilevato da diversi esperti, negli ultimi giorni il processo Lucenko ha subito una notevole accelerata: chiaramente mirata alla chiusura del procedimento in tempi brevi, contrariamente alla condotta finora adottata dal PM.

Il secondo processo politico a Kyiv

L’ex-Ministro degli Interni è accusato di incremento della paga e concessione illecita di abitazioni statali al proprio autista, Leonid Prystupljuk, gestione fraudolenta del bilancio statale nell’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, e chiusura anticipata delle indagini sull’autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk: proprietario della casa in cui, alla vigilia della Rivoluzione Arancione, è stato avvelenato l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Il 26 Dicembre 2010, al rientro dalla passeggiata con il cane, Lucenko è stato prelevato da una squadra speciale di polizia, e recluso nel Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv.

Al pari della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione, l’ex-Ministro degli Interni è stato sottoposto immediatamente ad un processo politico costruito su prove irregolari, e condotto in maniera parziale: con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti.

Nel caso di Lucenko, degli 83 testimoni finora ascoltati solo tre hanno riconosciuto l’ex-Ministro degli Interni colpevole, mentre la restante ottantina ha categoricamente negato la sussistenza delle imputazioni.

Avvocati e sostenitori politici dell’esponente dell’Opposizione Democratica addossano la responsabilità dell’ondata di repressione politica al Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Appelli e risoluzioni per la liberazione di Lucenko sono stati emanati da Stati Uniti, Unione Europea, ONU, OSCE, NATO e principali ONG internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani

I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI SCARICANO JANUKOVYCH: “BASTA PARTNERSHIP CON UN ILLIBERALE”

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 15, 2012

In esclusiva per La Voce Arancione, l’Europarlamentare austriaco Hannes Swoboda analizza il caso di Julija Tymoshenko e commenta la situazione politica in Ucraina. L’immaturità democratica del Capo di Stato non solo ha provocato congelamento delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv – e l’avvicinamento di quest’ultima alla Russia – ma porterà alla rottura tra i socialdemocratici europei ed il Partito del Capo di Stato ucraino: finora legati da un accordo di collaborazione

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

L’Ucraina non è un Paese democratico e il suo Presidente, Viktor Janukovych, compie un grosso errore nel condurre iniziative illiberali. E severo il giudizio sulla situazione politica ucraina dell’Europarlamentare austriaco, Hannes Swoboda, che, per conto dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE: il gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene – ha seguito l’evolversi dell’ondata di arresti politici avvenuti in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica, con particolare attenzione al procedimento contro la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

Intervenuto a un’assemblea pubblica a Milano sabato, 14 Gennaio, il politico di origine ceco-ungherese – e per questo di vedute mitteleuropee – ha accettato di commentare per La Voce Arancione quanto accade sulle Rive del Dnipro, rilasciando dichiarazioni di importanza considerevole per il destino europeo di Kyiv.

“Janukovych sbaglia a condurre la faccenda come una vendetta personale – ha dichiarato Swoboda, riferendosi al processo Tymoshenko – l’avvenimento è chiaramente stato condotto al di fuori delle regole della democrazia. Per questa ragione non escludo che la partnership tra i socialdemocratici europei ed il Partija Rehioniv [la forza politica di Janukovych a cui, oltre al Presidente, appartengono il Premier, Mykola Azarov, ed la maggioranza dei membri del Consiglio dei Ministri] sarà rivista ed interrotta al più presto. Un gruppo dell’Europarlamento non può collaborare con chi non rispetta la libertà”.

Il rosso diretto a Janukovych è destinato a pesare nella politica interna di Kyiv. Stretto nel Novembre 2010, l’accordo di collaborazione con i socialdemocratici europei è stato utilizzato da Janukovych in chiave propagandistica per presentarsi dinnanzi all’opinione pubblica ucraina come ben accetto in Europa al pari di Julija Tymoshenko: il cui Partito, Bat’kivshchyna, è invece legato al Partito Popolare Europeo. Privato dell’alleanza con l’APSDE, il Presidente ucraino resta ora senza argomenti per giustificare la riluttanza con cui è visto a Bruxelles.

Una volta congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – proprio a causa dell’immaturità democratica delle Autorità ucraine, Janukovych ha optato repentinamente per l’adesione alla Zona di Libero Scambio CSI. Questo progetto di integrazione economica dell’ex-Unione Sovietica è sostenuto da Mosca per tornare superpotenza mondiale, a discapito proprio dell’Unione Europea.

“Janukovych sbaglia a ricattare l’Europa con l’avvicinamento alla Russia – ha continuato Swoboda – almeno per due motivi. Da un lato, si inimica anche chi in Europa è disposto a soprassedere alla sua condotta illiberale pur di integrare l’Ucraina nell’UE. Dall’altro, non rispetta la volontà del popolo ucraino e degli industriali suoi sponsor: decisamente favorevoli all’integrazione europea piuttosto che al vettore eurasiatico”.

Il caso Tymoshenko è un problema europeo

Come illustrato dall’europarlamentare austriaco, il caso Tymoshenko è da considerarsi un problema europeo, di cui è bene che tutte le strutture UE si occupino con la dovuta attenzione: a prescindere dalle appartenenze partitiche e dagli interessi delle singole nazioni.

L’Ucraina è situata in una zona geopoliticamente calda, tra l’Unione Europea e la Russia: due vicini tra i quali, per ragioni di equilibri energetici e militari, Kyiv non può mantenersi equidistante, ma è chiamata compiere una scelta di campo tra la Bruxelles democratica e la Russia illiberale.

“Non so se la Tymoshenko è colpevole o innocente, ma il suo caso è un problema Europeo – ha evidenziato l’Europarlamentare austriaco – si parla tanto di politica estera UE nel Mediterraneo, ma è bene non dimenticare i confini orientali, dove Bruxelles deve fare i conti con una Russia non democratica. L’Ucraina deve compiere la sua scelta tra l’Unione Europea e quella Eurasiatica – ha continuato – ma a farlo deve essere il popolo sovrano, e non solo il suo Presidente. Nel Vecchio Continente parliamo tanto di diminuzione della democrazia al nostro interno – ha concluso – ma non dimentichiamoci che senza un’Ucraina democratica non avremo mai un’Europa veramente libera”.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto – maturato in seguito ad un processo farsa: con la difesa privata di ogni diritto e prove montate ad hoc, datate addirittura il 31 Aprile – è stato confermato il 24 Dicembre dalla Corte d’Appello.

Reclusa nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv – senza alcuna assistenza sanitaria – la Tymoshenko ha subito un secondo arresto: ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il proseguo del processo in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della sua discesa in campo del 1998.

Questa seconda sentenza è stata pronunciata in circostanze al limite del macabro: con PM e pubblica accusa nella cella della Tymoshenko, seduti attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è costretta a giacere da un forte mal di schiena trascurato dalle autorità carcerarie.

Il 30 Dicembre, la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, separata dal centro della vita politica e dei famigliari alla vigilia di Capodanno: festività che in Ucraina ha lo stesso significato del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

PER JULIJA TYMOSHENKO UN PARTITO TRANSNAZIONALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 10, 2012

Il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, in asilo politico in Repubblica Ceca, internazionalizza Bat’kivshchyna, con lo scopo di salvare la moglie – in pericolo di vita – e sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sul regresso democratico in Ucraina. Chieste sanzioni per il Presidente, Viktor Janukovych, e le principali Autorità

La milicija rimuove un adesivo in sostegno a Julija Tymoshenko sul blindato su cui e costretta a viaggiare COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una “Patria” internazionale per salvare Julija Tymoshenko e la democrazia in Ucraina. Questa la motivazione che, nel Dicembre 2011, ha portato il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko, a chiedere asilo politico in Repubblica Ceca.

Ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico il 6 Gennaio 2012, a Praga il consorte della Tymoshenko ha reso noto di avere registrato l’Organizzazione Internazionale Bat’kivshchyna: versione transnazionale del Partito della Leader dell’Opposizione Democratica – che tradotto dall’ucraino significa “Patria” – privato del suo vertice da quando la Tymoshenko è reclusa in isolamento, lontano dalla Capitale.

Come dichiarato dallo stesso Oleksandr Tymoshenko a Radio Liberty, Bat’kivshchyna internazionale ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sul regresso democratico in Ucraina, stabilire contatti maggiormente diretti con la stampa europea, e coordinare dall’estero la formazione di uno schieramento politico in grado di scalzare dal potere il Presidente, Viktor Janukovych.

Il Capo di Stato ucraino, concordemente con diversi pareri espressi da insigni personalità di tutto il Mondo libero, è ritenuto il principale responsabile dell’ondata di processi ed arresti politici a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, oltre alla Tymoshenko, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento dal 26 Dicembre 2010, senza che un verdetto lo abbia condannato per abuso d’ufficio.

“Sono venuto in Repubblica Ceca per chiedere al Mondo intero di liberare Julija Tymoshenko dal carcere e dalla tortura impostale dal regime – ha dichiarato il marito della leader dell’Opposizione Democratica – invito i Leader mondiali a capire che a Janukovych non serve una Tymoshenko viva”.

Una denuncia seria, con cui Oleksandr Tymoshenko ha giustificato l’asilo politico in Repubblica Ceca: Paese ritenuto coerentemente a favore alla lotta del dissenso contro l’autocrazia in ogni parte del Mondo. Da un anno, a Praga è attivo anche l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn: altra vittima della repressione di Janukovych, costretto alla fuga nel Paese centro-europeo.

“Le carceri sono piene di prigionieri politici – ha continuato il marito della Leader dell’Opposizione Democratica – mentre Janukovych, Firtash, L’ovochkyn, Khoroshkovs’kyj e Kuzmin [rispettivamente il Presidente, il suo principale sponsor, il Capo della sua Amministrazione, il Direttore dei Sevizi Segreti, ed il Vice-Procuratore Generale] schiavizzano il popolo ucraino. Chiedo alla Comunità Internazionale sanzioni per queste persone – ha concluso – responsabili della repressione politica. Julija Tymoshenko è stata condannata per avere salvato l’Europa dalla carenza di gas nel Gennaio 2009”.

Una dura detenzione

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas russo del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Maturata in seguito ad un processo farsa – con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove irregolari, addirittura datate il 31 Aprile – la condanna è stata confermata dalla Corte d’Appello il 23 Dicembre.

Inoltre, l’8 Dicembre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato decretato un secondo arresto perché ritenuta elemento potenzialmente pericoloso per il proseguo del procedimento in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della discesa in campo del 1998.

Il processo-lampo è avvento in un’atmosfera macabra: con giudici e pubblica accusa seduti nella cella attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è stata costretta da un forte mal di schiena, trascurato dalle Autorità penitenziarie.

Seppur obbligata da ben due arresti alla reclusione nel carcere Luk’janivs’kyj di Kyiv, il 30 Dicembre la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj, a Kharkiv: allontanata da politica e famiglia in occasione del Capodanno – Festività solenne, che in Ucraina ha la medesima importanza del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

PER JULIJA TYMOSHENKO UN GRANDE FRATELLO POST-SOVIETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 4, 2012

Detenzione inasprita per la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina: osservata anche durante tutta la notte. Negato l’incontro con la figlia, Jevhenija, ma le autorità escludono trattamenti disumani. Il Presidente, Viktor Janukovych, contestato da esperti politici polacchi e tedeschi

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Non cucirà babbucce tutto il giorno, ma alla Tymoshenko spetta un trattamento orwelliano senza pause, nemmeno per dormire. Nella giornata di martedì, 3 Gennaio, Serhij Vlasenko, l’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ha ottenuto il premesso di visitare la sua assistita presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj, a Kharkiv.

Secondo quanto dichiarato dal legale, le condizioni di vita nella cella dell’ex-Primo Ministro non differiscono rispetto a quelle della precedente prigione – il Carcere Luk’janivs’kyj di Kyiv – anzi, sono addirittura peggiori. Julija Tymoshenko è sorvegliata a vista 24 ore su 24, notte compresa: quando un fascio di luce sparatole diretto in faccia le rende impossibile il sonno.

“E’ un tentativo di annichilamento fisico e morale – ha dichiarato Vlasenko – da tre giorni Julija Tymoshenko di fatto non dorme. Sopra il letto è stata installata una telecamera – ha continuato – e vi posso assicurare che tutto il giorno la luce resta accesa. Ritengo che ci siano gli estremi per il ricorso alla Commissione Europea “.

Niente visita, invece, per la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija Tymoshenko: respinta all’ingresso, malgrado lo status di difensore della madre le garantisca il diritto di incontrare la madre.

“Problemi con i documenti – ha evidenziato – sono costretta a ritornare a Kyiv per parlare con gli agenti che tutt’oggi non mi rispondono nemmeno al telefono. Non sono ancora riuscita a vedere mia madre da quando è stata trasferita”.

Pronta la risposta delle Autorità carcerarie, che si sono affrettate a diffondere immagini della camera della Tymoshenko – una stanza al limite del lusso: con bidè e lavatrice – tanto scrupolose da omettere la telecamera di cui ha parlato Vlasenko, la cui esistenza è stata ammessa anche dal capo della struttura, Ivan Pervushkin.

“L’osservazione dei detenuti non è vietata dalla legge – ha illustrato all’autorevole Ukrajins’ka Pravda – alla detenuta è garantita assistenza medica. La notte di Capodanno ha persino avuto il permesso di vedere la televisione fino alle 2 di notte”.

Lecito ricordare che la Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. La sentenza, maturata dopo un processo farsa – con la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove irregolari: addirittura datate il 31 Aprile – è stata confermata dalla Corte d’Appello il 23 Dicembre.

Prima di essa, l’8 Dicembre, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata arrestata per una seconda volta: ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo di un altro procedimento a suo carico per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della discesa in campo del 1998.

Malgrado le precarie condizioni di salute le impediscano la libera deambulazione, l’ex-Primo Ministro è stata deportata frettolosamente da Kyiv a Kharkiv il 30 Dicembre: allontanata dai propri parenti per le feste di Capodanno e Natale – che gli ucraini non-cattolici, come la Tymoshenko, festeggiano il 7 Gennaio.

La vendetta personale di Janukovych

Il caso Tymoshenko – prova effettiva del regresso democratico sulle Rive del Dnipro – ha costretto l’Unione Europea a congelare la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e sospendere ogni simile progetto di integrazione economica e politica di Kyiv con Bruxelles.

Secondo Niko Lange, Presidente della filiale di Kyiv della Fondazione Konrad Adenauer, l’accanimento giudiziario sulla Leader dell’Opposizione Democratica è dettato dalla voglia di vendetta personale del Presidente, Viktor Janukovych: memore della Rivoluzione Arancione che, guidata proprio dalla Tymoshenko, nel 2004 gli ha precluso la salita al potere prematura.

Come illustrato dall’Europarlamentare polacco Marek Siwiec, prossimo test per la maturità democratica dell’Ucraina sono le Elezioni Parlamentari del 2012, malgrado i precedenti non siano incoraggianti: le consultazioni amministrative dell’Ottobre 2010, gestite dall’Amministrazione Janukovych, hanno riportato Kyiv tra i Paesi in cui si registrano consultazioni irregolari e falsate.

Matteo Cazzulani

“LETTERA AL DITTATORE”: JULIJA TYMOSHENKO SCRIVE A VIKTOR JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 27, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica invita il Presidente ucraino ad arrestare le velleità autoritarie, non rinunciare all’integrazione europea, e salvaguardare i gasdotti del Paese, senza cedere alle pretese della Russia. Conferma ai timori dell’ex-Primo Ministro, detenuta in isolamento dopo un processo farsa, da parte del Capo del monopolista russo, Gazprom

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Una sottile ironia mista ad un triste realismo. Questo lo stile utilizzato da Julija Tymoshenko per rivolgersi al Presidente, Viktor Janukovych, nella “Lettera al Dittatore”: documento, dettato direttamente dalla cella in cui la Lady di Ferro ucraina è costretta alla detenzione in seguito ad una condanna politica, con cui la Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato il Capo di Stato ad abbandonare ogni tentazione autoritaria, prestando maggiore attenzione alla condizione del Paese in un momento particolarmente delicato.

“Nessun politico parla mai chiaramente, ma non Lei menta così spudoratamente quando cerca di convincere la comunità internazionale di non avere nulla a che fare con la magistratura – ha scritto l’ex-Primo Ministro, convinta che la responsabilità della sentenza a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio, maturata in seguito ad un processo di primo grado ed un Appello in cui la difesa è stata privata di ogni diritto, ricada tutta sul Presidente: intenzionato ad eliminare i principali oppositori – ho studiato l’anatomia dei regimi autoritari, e so che la figura del dittatore, malgrado l’apparenza, è debole e vittima del terrore: l’unico sentimento da cui non si stacca mai”.

Particolare attenzione è stata posta alla situazione internazionale, con un’Ucraina sempre più isolata a livello internazionale. Nella lettera, pubblicata dalle principali agenzie di stampa, Julija Tymoshenko ha ribadito come per Kyiv la priorità debba essere l’Integrazione Europea e, con essa, il varo di ogni forma di collaborazione con Bruxelles ed il Mondo occidentale. Tutto il contrario di quanto fatto da Janukovych, che, lo scorso 19 Dicembre, non è riuscito ad ottenere la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo storico documento, con cui l’Unione Europea avrebbe riconosciuto alla parte ucraina il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera, è stato congelato dalle autorità europee proprio in seguito all’ondata di repressione politica che, oltre alla Tymoshenko, ha portato in carcere e tribunale una decina di esponenti del campo arancione, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

“Non so quanto capisca di politica internazionale, ma l’Euro 2012 non è l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, bensì un campionato di calcio [la rassegna sportiva europea, che, nel Giugno 2012, sarà ospitata da Polonia ed Ucraina: peraltro, ottenuto nel 2009 proprio dall’ultimo governo Tymoshenko, n.d.a.] Con la mancata firma del documento, Lei ha riportato indietro il Paese di un decennio, badando solo ai suoi interessi personali, e non a quelli della nazione. Ogni allontanamento dall’Europa – ha continuato – aumenta la Sua debolezza e, con essa, quella dell’Ucraina a livello internazionale. Un partner debole è comodo per tutti – ha terminato – sopratutto alla Russia, con cui Lei crede di potere giocare alla pari”.

Il riferimento della Leader dell’Opposizione Democratica è, ovviamente, alla questione energetica. L’Amministrazione Janukovych ha richiesto la revisione al ribasso del contratto per l’importazione di gas dalla Russia, che, ad oggi, impone all’Ucraina il medesimo tariffario applicato ai Paesi dell’Unione Europea – eccetto Germania, Francia, Italia, e Grecia: Stati, notoriamente filo russi, a cui il monopolista di Mosca, Gazprom, ha concesso sconti per mantenere a sé legate Parigi, Berlino, Roma ed Atene.

Nel Maggio 2010, il Presidente ucraino ha concesso il prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042 in cambio di uno sconto promesso, ma mai applicato. Nonostante tale episodio, nel mese di Novembre le trattative sono state riaperte, ma allo stato attuale, come ammesso dallo stesso governo ucraino, sono arenate ad un punto morto.

“Lei ha ceduto Sebastopoli [città della Crimea, sede della Flotta Russa del Mar Nero, n.d.a.] in cambio di gas a buon mercato. Ora vuole persino consegnare i nostri gasdotti ai russi per la medesima promessa – ha scritto la Tymoshenko – non svenda il patrimonio infrastrutturale energetico dell’Ucraina: è l’unica risorsa che è rimasta al Paese. Se la invitano in Russia in incontri anche privati [come quello nella tenuta presidenziale di Gorky dello scorso 20 Dicembre, in cui Janukovych ha discusso con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, proprio di questione energetica, n.d.a.] è solo perché al Cremlino interessano le nostre condutture”.

Le pretese di Gazprom danno ragione alla Leader dell’Opposizione Democratica

A sostegno dell’appello della Leader dell’Opposizione Democratica – che ha firmato “Julija Tymoshenko, Camera numero 260, dove Lei stesso mi ha rinchiusa, del Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj” – le dichiarazioni del Capo di Gazprom, Aleksej Miller: secondo cui proprio i gasdotti ucraini potrebbero giocare un ruolo importante per sbloccare le trattative, e concedere all’Ucraina il tanto aspirato sconto sull’oro blu.

Come evidenziato all’agenzia Interfax-Ukrajina, dalle trattative tra Mosca e Kyiv dipende la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino, progettato da Gazprom – in collaborazione con il colosso italiano ENI, le compagnie tedesche E.On e Wintershall, quella francese EDF, la greca DEPA, e quelle nazionali di Macedonia e Serbia – sul Fondale del Mar Nero per rifornire di gas direttamente gli acquirenti dell’Occidente del Vecchio Continente, bypassando Paesi politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Romania, Stati Baltici – tutti e cinque membri UE – Moldova e, appunto, Ucraina.

Difatti, Mosca a più riprese ha illustrato come l’unica possibilità per evitare tale infrastruttura sia la cessione a Gazprom della gestione diretta delle infrastrutture energetiche ucraine. Secondo l’Opposizione Democratica e diversi osservatori internazionali, tale soluzione porterebbe alla piena sottomissione di Kyiv a Mosca, sopratutto in un’area del Mondo dove il controllo di gas e gasdotti è sinonimo di piena egemonia politica.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO RINUNCIA A DIFESA E RICORSO IN CASSAZIONE: “LA MIA CONDANNA GIA SCRITTA DAL PRESIDENTE JANUKOVYCH”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina denuncia la politicizzazione dei processi a suo carico, e ricorre alla Corte Europea per i Diritti Umani. Oltre a Serhij Vlasenko, ingaggiato l’avvocato della vedova Gongadze

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, scortata dalle forze speciali

Se in Ucraina non c’è giustizia, meglio puntare solo sull’Europa. Giovedì, 22 Dicembre, la difesa della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko ha deciso di boicottare le prossime sedute dei processi a carico dell’ex-Primo Ministro, rinunciato al ricorso in cassazione, e ritenuto la Corte Europea per i Diritti Umani l’unico tribunale in cui cercare giustizia.

Secondo quanto dichiarato dall’avvocato Serhij Vlasenko, la scelta è stata presa dalla stessa Tymoshenko che, con una lettera scritta di proprio pugno dalla cella del carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj – dove è detenuta dallo scorso 5 Agosto: ancor prima che un verdetto ne certificasse la colpevolezza – ha contestato i giudici per la loro parzialità nella conduzione dei procedimenti, ed accusato il Presidente, Viktor Janukovych, di essere il regista di una repressione politica volta all’eliminazione della sua principale oppositrice.

“Guardando dalla mia cella al terribile spettacolo in cui si sono tramutati i processi a mio carico rinuncio alla partecipazione ed al ricorso in cassazione contro le vergognose decisioni delle Corti di primo e secondo grado – ha scritto la Leader dell’Opposizione Democratica – L’Amministrazione Janukovych ha annichilito l’indipendenza della magistratura. Credo che la Corte Europea per i Diritti Umani saprà riconoscere e valutare le assurdità di quelli che le Autorità di Kyiv chiamano processi”.

Già designata la squadra di legali che difenderà la Leader dell’Opposizione Democratica in Europa. Oltre a Vlasenko – l’avvocato di fiducia – è stata ingaggiata Valentyna Telychenko, già difensore della vedova di Georgij Gongadze: giornalista di opposizione alla presidenza autoritaria di Leonid Kuchma – poi spazzata dalla Rivoluzione Arancione, guidata, nel 2004, proprio dalla Tymoshenko – barbaramente assassinato il 16 Novembre del 2000 nelle campagne alle porte di Kyiv e, oggi, simbolo di una libertà di stampa che Janukovych è tornato a reprimere, dopo la parentesi felice legata all’Amministrazione del suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Lo scorso 10 Agosto, l’istanza di ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani è stata presentata contro la politicizzazione del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’illegalità della sua detenzione preventiva – prima della formulazione di un verdetto – la condotta irregolare dei giudici – rei di avere ripetutamente violato la Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo – e le condizioni disumane in cui l’imputata è costretta a vivere nel Carcere di massima sicurezza.

Successivamente, la Corte ha inserito agli atti le risoluzioni di USA e Parlamento Europeo di condanna della repressione politica in atto in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica: tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e la Leader dello schieramento arancione, Julija Tymoshenko.

La Corte ucraina procede anche senza l’arringa

Lecito ricordare che l’ex-Primo Ministro è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto è stato formulato dopo un processo farsa, costruito su prove irregolari – addirittura datate il 31 Aprile – e sistematica violazione dei diritti della difesa: privata persino della possibilità di convocare propri testimoni.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata una seconda volta per sospetta evasione fiscale durante la guida del colosso energetico JEESU – controllato prima della discesa in campo del 1998. La sentenza è stata pronunciata lo scorso 8 Dicembre, dopo un’udienza lampo nella cella della Tymoshenko, con giudice e pubblica accusa seduti attorno al letto dell’imputata.

Come dichiarato a più riprese dai suoi difensori, l’ex-Primo Ministro rischia la paralisi, ed è costretta alla permanenza in posizione supina da un forte mal di schiena, che le condizioni igienico-sanitarie della prigione, e la condotta della Autorità carcerarie – contrarie alla concessione del permesso di ingresso ai medici di fiducia della Leader dell’Opposizione Democratica – non consentono di curare.

Anche i ricorsi alle due condanne sono stati condotti in linea con le irregolarità registratesi nel primo grado: le richieste della difesa per il ripristino della fase degli interrogatori, la liberazione dell’imputata, e la garanzia di assistenza medica per la Tymoshenko sono state sistematicamente respinte scena valide motivazioni. Dinnanzi alla rinuncia alla presenza alle sedute, la Corte d’Appello ha deciso la continuazione del procedimento anche senza la difesa.

Matteo Cazzulani

PROCESSO TYMOSHENKO E VERTICI NOTTURNI IN RUSSIA: L’UCRAINA SEMPRE PIU SOVIETICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 21, 2011

Alla Leader dell’Opposizione Democratica vietata la partecipazione all’Appello a suo carico, nonostante precise garanzie del regolamento. Protesta la Difesa. L’indomani dell’impasse nelle trattative per l’integrazione economica nell’UE, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, d’urgenza a Mosca per confermare piena sintonia politico-energetica col Cremlino 

Il vertice notturno tra il Premier ucraino, Mykola Azarov, il suo collega russo, Vladimir Putin, ed il ministro dell'energia ucraino, Jurij Bojko. FOTO UKRAJINS'KA PRAVDA

Un paio di tacchi e un sistema di gasdotti sono la metafora dell’inversione ad u della politica estera ucraina. Un tempo pro-europea, ed orientata all’integrazione nelle strutture occidentali, ma oggi sempre più attratta dall’Eurasia: riedizione dell’URSS in salsa putiniana.

Nella giornata di martedì, 20 Dicembre, ha avuto luogo l’ennesima seduta del processo d’Appello a carico di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, e Leader dell’Opposizione Democratica, condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

L’udienza – a cui hanno presenziato Corte, pubblica accusa, difesa ed alcuni Parlamentari del Partito della Tymoshenko, Bat’kivshchyna, ma non i giornalisti: costretti ad assistere alla seduta dinnanzi ad un maxischermo in una sala adiacente – è stata dominata dal proliferare di enigmatiche versioni in merito all’assenza dell’imputata.

Indiscrezioni circa la decisione della Leader dell’Opposizione Democratica di invertire di rotta a circa metà tragitto della camionetta diretta in tribunale sono state smentite dal PM Olena Sitajlo, che, in apertura, ha letto una dichiarazione della direzione del Carcere Luk’janivs’kyj, secondo cui la Tymoshenko avrebbe rinunciato alla presenza all’udienza senza lasciare il territorio del penitenziario.

Versione contrastata dall’avvocato difensore, Serhij Vlasenko, che ha illustrato come la Leader dell’Opposizione Democratica abbia altresì richiesto alla Corte precise garanzie per la sua permanenza in aula, tenuto conto delle precarie condizioni di salute che, da circa due mesi, le impediscono la deambulazione.

“Julija Tymoshjenko ha certificato la sua volontà di partecipare al processo – ha dichiarato Vlasenko – e richiesto di adattare la sala in modo tale da consentirle la permanenza da sdraiata: il terribile mal di schiena di cui soffre le impedisce di stare in piedi più di 15 minuti. Invece – ha continuato, durante la breve conferenza stampain pausa pranzo – c’è persino chi racconta che abbia imposto l’inversione di rotta all’autista della camionetta. Niente di più fantasioso – ha concluso – Julija Tymoshenko non riesce nemmeno a camminare”.

Dichiarazioni a cui ha risposto Lilija Frolova, la principale accusatrice della Leader dell’Opposizione Democratica. Secondo il Procuratore della Pubblica Accusa, la Tymoshenko starebbe ingannando Autorità carcerarie e Corte, utilizzando una presunta malattia per fuggire dall’ennesima condanna.

“Nei giorni scorsi è stato trasmesso un video con l’imputata immortalata nella sua cella – ha dichiarato la Frolova – Io l’ho guardato molto attentamente – ha continuato – e qualcuno mi dovrebbe spiegare come è possibile che chi soffre di mal di schiena possa camminare su scarpe con tacchi così alti”.

La vista della Frolova è tanto attenta quanto, forse, premeditata. Il video in questione è stato trasmesso pochi giorni or sono dalle Autorità carcerarie per confutare le accuse di detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica in condizioni disumane. Peccato che, come si evince dalle grida di rabbia della Tymoshenko, il tutto sarebbe stato inscenato in una stanza totalmente dissimile da quella in cui l’ex-Primo Ministro è realmente rinchiusa.

Un metodo barbaro, di sovietica memoria, tanto quanto la conduzione del processo. Su proposta dell’accusa, la Corte ha accolto la richiesta di continuare il procedimento anche in assenza dell’imputata: un’infrazione del regolamento che, altresì, certifica il diritto da parte degli imputati di presenziare al proprio appello. In seguito, la Sitajlo ha respinto tutte le richieste della difesa inerenti la convocazione della Tymoshenko in Tribunale per la prossima seduta, e la sospensione della Corte per violazione della privacy dell’imputata in seguito alla diffusione non autorizzata di dettagli circa il suo stato di salute.

“Non ho mai visto una cosa simile – ha evidenziato l’avvocato difensore, Oleksandr Plakhotnjuk – un’imputato chiede di partecipare al suo processo, e tale diritto gli viene negato. Siamo all’assurdo, e sarà difficile avere la meglio contro tali irregolarità”.

Kyiv verso la cessione a Mosca dei propri gasdotti

Violazioni dei diritti umani che vanno di pari passo con le scelte di politica estera delle Autorità di Kyiv. In contemporanea al processo Tymoshenko, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha preso parte al Vertice dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione dell’ex-URSS voluto dalla Russia, in cui l’Ucraina ha lo status di osservatore.

Nulla di male, ma stupisce la rapidità con cui, per l’ennesima volta, il Capo di Stato ucraino si è recato a Mosca dopo un importante vertice europeo. Questa volta, in seguito al 15esimo Summit UE-Ucraina, in cui Bruxelles ha congelato la prevista integrazione economica di Kyiv nelle strutture dell’Unione dinnanzi al regresso democratico sulle rive del Dnipro, certificato, tra gli altri, proprio dal caso Tymoshenko.

Nella tarda serata, Janukovych ha partecipato a colloqui bilaterali con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, nella tenuta presidenziale di Gory, alle porte di Mosca. Secondo indiscrezioni, i due avrebbero discusso sul rinnovo dei contratti per le forniture di gas, che la Russia accetterebbe di scontare in cambio della gestione dei gasdotti ucraini e della rinuncia da parte di Kyiv ad ogni forma di integrazione con l’UE, sopratutto sul piano energetico.

Una questione intricata, su cui, in contemporanea con l’incontro di Gory, hanno discusso anche i Primi Ministri dei due Paesi: Mykola Azarov e Vladimir Putin. Secondo le prime dichiarazioni, il meeting si sarebbe svolto in un’atmosfera di alta cordialità.

Matteo Cazzulani

INTEGRAZIONE UE DI GEORGIA E MOLDOVA AL PRIMO PASSO.

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 13, 2011

Bruxelles avvia le trattative con Tbilisi e Chisinau per il varo della Zona di Libero Scambio, primo step per la firma dell’Accordo di Associazione. Previste simili aperture per Armenia ed Azerbajdzhan. Negoziati in stallo con l’Ucraina per via del caso Tymoshenko e della repressione politica

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Non solo i Balcani, ma anche l’Europa Orientale rappresenta la priorità della politica estera dell’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 12 Dicembre – a tre giorni dall’ammissione della Croazia – l’UE ha iniziato le trattative per la zona di libero scambio con Georgia e Moldova: una parte importante del successivo Accordo di Associazione, con cui Tbilisi e Chisinau riceveranno lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi riconosciuto ad Islanda, Norvegia e Svizzera.

Un patto indispensabile per ambo le parti, sia sul piano economico che politico-energetico. Gli scambi commerciali tra UE e Georgia si aggirano attorno ad 1,7 Miliardi di Euro, mentre quelli con la Moldova toccano i 2,1: cifre considerevoli per le economie dei due Stati dell’Europa Orientale, che da tempo hanno comunicato chiaramente di volere l’Europa per rompere con un passato di dominazione russa e scacciare la minaccia – sempre più reale – di un rigurgito imperiale di Mosca.

In particolare, la Moldova di recente ha richiesto aiuto proprio all’UE per la conduzione di difficili trattative per il rinnovo delle forniture di gas con il monopolista russo, Gazprom: longa manus del Cremlino per mantenere l’Europa quanto più divisa e dipendente dalla Federazione Russa.

A certificare l’importanza del documento, la presenza del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski – nelle vesti di Presidente di turno dell’Unione Europea – del Commissario UE al Commercio, Karel de Gucht, e dei Primi Ministri dei due Paesi, Nika Gilauri e Vlad Filat. Come illustrato dal Capo della Diplomazia polacca, la chiusura dei negoziati richiede riforme strutturali da parte dei Paesi coinvolti: chiamati a garantire stabilità, rispetto delle regole del libero mercato, trasparenza ad ogni livello, applicazione delle norme igienico-sanitarie e protezione dei diritti di proprietà.

“I prossimi accordi riguarderanno l’abbattimento del regime dei visti – ha evidenziato Sikorski al termine della firma dei trattati – l’Europa è sempre interessata alla realizzazione del Partenariato Orientale: per questo simili passi saranno compiuti anche con Armenia ed Azerbajdzhan, così come oggi stanno per essere concluse le trattative con l’Ucraina”.

Negoziati con Kyiv sempre più difficili

In realtà, per quanto riguarda Kyiv esistono seri problemi. Nonostante la conclusione delle trattative sul piano tecnico e politico, la firma dell’Accordo di Associazione, prevista per il 19 Dicembre, potrebbe non avvenire a causa dell’ondata di repressioni politiche attuate dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, contro esponenti dell’opposizione democratica: tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko.

L’ex Primo-Ministro, incarcerata in isolamento già durante il processo-farsa a cui è stata sottoposta – senza diritti per la difesa, privata della possibilità di presentare propri testimoni e di contestare le prove irregolari alla base delle imputazioni – l’11 Ottobre è stata condannata a sette anni di galera per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. In aggiunta, l’8 Dicembre, la Tymoshenko è stata arrestata una seconda volta, ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per la prosecuzione delle indagini sui reati di evasione fiscale ed accollo al bilancio statale dei debiti del colosso energetico JEESU – presieduto prima della discesa in campo del 1998. Quest’ultimo processo è stato condotto direttamente nella cella dell’ex-Primo Ministro: impossibilitata persino ad alzarsi dal letto a causa di forti dolori alla schiena.

A cercare di salvare la trattativa, sempre lunedì, 12 Dicembre, è stato il Commissario all’Allargamento, Stefan Fule. A colloquio con Janukovych, il Diplomatico UE ha illustrato l’importanza dell’Accordo di Associazione per il popolo ucraino, ed invitato il Capo di Stato di Kyiv ad una condotta responsabile finalizzata alla conclusione dei negoziati. Terminato l’incontro, Fule si è recato presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj dove, a sorpresa, è stato il primo esponente politico a poter incontrare la Tymoshenko: finora costretta ad interloquire solamente con figlia ed avvocati.

Matteo Cazzulani

COMPLEANNO DI JULIJA TYMOSHENKO: UN’OPPORTUNITA PER RIFLETTERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 27, 2011

La Leader dell’Opposizione ucraina compie 51 anni. Tanti interrogativi su cui, in un’occasione come questa, l’Occidente dovrebbe meditare

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Niente torta e candeline per Julija Tymoshenko, ma tanto su cui pensare per l’Europa intera. Nella giornata di Domenica, 27 Novembre, la Leader dell’Opposizione ucraina dovrebbe festeggiare il suo 51esimo compleanno: il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui, rinchiusa in una cella del carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj, difficilmente riceverà visite in una fredda Domenica di autunno inoltrato, né, facile scommettere, i suoi carcerieri saranno così gentili da portarle pasticcini e spumante.

Una situazione davvero seria, in cui l’ex-Primo Ministro è finita ancor prima che una sentenza la condannasse a 7 anni di reclusione per gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Accuse montate ad hoc, senza adeguata documentazione a supporto, che le sono state addossate durante un processo farsa, con la difesa sistematicamente privata di ogni diritto, tra cui quello di convocare propri testimoni.

Ma c’è di più. Secondo le ultime rilevazioni – confermate da diverse, autorevoli fonti – Julija Tymoshenko sarebbe addirittura paralizzata a letto, colpita da un forte mal di schiena che le impedisce la libera deambulazione per i corridoi del carcere: sopratutto quando è costretta a prendere parte agli interrogatori giornalieri, a cui è sottoposta dagli agenti della Procura Generale.

Sì perché a carico della Leader dell’Opposizione sono state sollevate altre accuse, che, presto, la trascineranno di nuovo davanti ad un giudice – magari fresco di promozione da una corte di periferia, come il caso del PM Rodion Kirejev, firmatario del suo arresto – per altri processi: la Tymoshenko è accusata di gestione impropria dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, accollo sul bilancio statale dei debiti del colosso energetico JEESU – da lei diretto prima della discesa in campo nel 1998 – e partecipazione all’omicidio di Jevhen Shcherban, imprenditore del gas ucciso da uomini in uniforme di polizia a Donec’k, nel 1996.

I capi di imputazione sono tanto numerosi quanto risalenti ad un periodo torbido della storia di Julija Tymoshenko, che sostenere la totale pulizia dell’ex-Primo Ministro sarebbe follia allo stato puro: sopratutto in un Paese in cui individuare un politico onesto è come pretendere l’acquisto di un etto di pesce spada dal macellaio.

Tuttavia, restano una serie di riflessioni che ogni cittadino del mondo libero occidentale avrebbe l’imperativo categorico di porsi: si ha il diritto di trattare in codesta maniera anche il peggiore dei colpevoli della terra? E’ giustizia incarcerare un sospettato ancor prima dell’emissione di un verdetto e dell’eventuale ricorso in appello – che gli avvocati dell’ex-primo Ministro hanno presentato – ? E’ democrazia “processare” il Leader dell’Opposizione con il preciso intento di condannarlo alla galera per escluderlo dai giochi di potere? E’ misericordia umana negare anche al più barbaro degli assassini l’assistenza medica, persino dinnanzi al peggiorare delle condizioni di salute?

E’ con questi interrogativi, di respiro universale, che sarebbe opportuno ricordare il compleanno di Julija Tymoshenko. Con la speranza che a riflettervi sia anche chi, sistematicamente, ignora la gravità della situazione, preferendo lo sconto sul gas russo, la comodità della dolce vita nostrana – magari su un barcone, con ai piedi scarpe da un milione delle vecchie lire – e gli slogan pacifisti senza se e senza ma, che – nei pochi casi di conoscenza dei fatti di Ucraina – bollano la Tymoshenko come colpevole a priori solo perché “troppo simile all’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi”.

Avanti con i negoziati

Il tutto, senza dimenticarci che l’affare Tymoshenko ci riguarda molto da vicino. A causa di questa persecuzione politica è sempre più in forse la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico, con cui Bruxelles riconoscerebbe lo status di partner privilegiato – oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera – a Kyiv, e ne eviterebbe lo slittamento nell’orbita di una Russia dalle rinate velleità imperiali, che, proprio nell’annessione dell’Ucraina alla neocostituita Unione Eurasiatica – copia post-sovietica dell’Unione Europea, concepita e finanziata da Mosca – vede il primo passo per annichilire il Vecchio Continente, e ritornare la superpotenza dei tempi della Guerra Fredda.

Per questa ragione è opportuno che i negoziati procedano comunque, anche con un Presidente dal vizietto autoritario come Viktor Janukovych: una scelta non facile, ma necessaria per l’Europa di domani, tanto quanto il salvataggio della zona Euro. Una volta iniziato a godere dei privilegi della partnership speciale con l’UE, le autorità di Kyiv saranno giocoforza costrette al rispetto dei principi di libertà e democrazia: fondamento di quella cultura occidentale a cui il popolo ucraino appartiene.

Sembra paradossale, ma, in fondo, estremamente coerente con gli interessi comuni europei: la trattativa per educare il barone di Donec’k è un passo necessario per evitare di diventare sempre più sudditi di uno zar del gas, da cui il Vecchio Continente, grazie alle politiche energetiche filo-russe del tandem Merkel-Sarkozy, già dipende fortemente.

Matteo Cazzulani