LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E GERMANIA CERCANO UNA MEDIAZIONE SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 28, 2013

Vilna sospende l’avvio dello sfruttamento di oro blu non convenzionale per coinvolgere maggiormente i territori. Berlino alla ricerca di una mediazione interna al Consiglio dei Ministri e tra i due rami del Parlamento

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

Coinvolgimento dei territori e posizioni differenti nel Gabinetto dei Ministri, e Lituania e Germania arrancano. Nella giornata di mercoledì, 27 Febbraio, il Governo lituano ha bloccato le procedure di rilascio dei permessi per l’estrazione di gas shale in Samogizia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la decisione di Vilna è stata motivata dalla volontà del Primo Ministro, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, di attendere il via libera delle autorità locali prima di avviare i lavori per l’estrazione dello shale.

Nello specifico, il Primo Ministro Butkevicius, su richiesta del Ministro dell’Ambiente Valentinas Mazuronis -esponente del Partito conservatore Ordine e Giustizia- ha ritenuto opportuno un esame approfondito della questione da parte delle Commissioni Parlamentari Economia e Tutela Ambientale che, secondo le stime, dovrebbe durare poco più di un mese.

Oltre che dalla necessità di discutere una delicata questione in Parlamento, l’impasse sullo shale è stata dettata anche da una manifestazione di piazza organizzata dagli abitanti della Samogizia a Vilna contro la concessione dei permessi per l’estrazione di gas non-convenzionale.

Seppur non molto partecipata, la dimostrazione popolare è bastata per spingere il il Ministro Mazuronis a richiedere al Primo Ministro l’approfondimento in Parlamento, anche a costo di un confronto interno alla coalizione di maggioranza di centrosinistra.

Risale infatti a pochi giorni prima il sostegno pubblico esternato dal Ministro dell’Economia, Jaroslav Neverovic -esponente dell’Azione dei Polacchi di Lituania- al colosso energetico statunitense Chevron, che, assieme alla polacca Lotos, si è candidato per l’ottenimento dei diritti di sfruttamento dello shale in Lituania.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro Neverovic ha ritenuto positivo l’impegno della Chevron in Lituania, per via della creazione di nuovi posti di lavoro e dell’importazione a Vilna di sofisticati know how in grado di agevolare il progresso dell’economia del Paese.

Dinnanzi alle due posizioni distinte in seno alla coalizione, il Premier Butkevicius ha mantenuto una non facile mediazione tra le varie anime della coalizione di Governo -composta dal Partito SocialDemocratico, dal Partito Laburista, da Ordine e Giustizia e dall’Azione dei Polacchi di Lituania.

Da un lato, il Primo Ministro ha voluto dare spazio alle ragioni della protesta allo sfruttamento dello shale, ma dall’altro ha ritenuto l’avvio dell’estrazione di gas non-convenzionale -che la Lituania, secondo le stime, possiede per 50 Miliardi di metri cubi- necessario per diminuire la dipendenza della Lituania dalle forniture di oro blu della Russia, che ad oggi coprono l’89% del fabbisogno complessivo Lituano.

Una soluzione di mediazione sullo shale è la via che anche la Germania -che secondo le stime vanta una riserva di gas non convenzionale pari a 2260 Miliardi di metri cubi- sta perseguendo per approvare una legislazione definitiva entro le prossime Elezioni Federali tedesche, e superare un contrasto interno al Governo tra il Ministro dell’Ambiente, Petr Altmaier, e quello dell’Economia, Philipp Rosler.

Altmaier, esponente della cristiano-democratica CDU -il principale Partito di maggioranza, a cui appartiene anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel- si è detto favorevole all’approvazione in tempi brevi di una legge che consenta l’avvio dello sfruttamento dello shale.

Rosler, esponente dei liberali della FDP -partner di coalizione della CDU- ha invece dichiarato la necessità di considerare l’impatto che le tecniche di fracking hanno sull’ambiente interessato.

A rendere ancora più complicato lo scenario tedesco è la divisione sullo shale che persiste tra i due rami del Parlamento.

Il Bundestag, in cui la maggioranza è mantenuta dalla coalizione di centrodestra CDU-FDP, è favorevole allo sfruttamento del gas non convenzionale, mentre il Bundesrat -composto dai rappresentanti degli Stati tedeschi- è controllato dai socialdemocratici della SPD e dai Verdi: i due gruppi dell’opposizione che si sono posizionati a più riprese contro lo shale.

Lo shale un’opportunità per l’UE

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un carburante estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate in sicurezza solo in Nordamerica.

L’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale ha consentito agli Stati Uniti d’America di diventare uno dei principali Paesi esportatori di gas a livello mondiale, e di rafforzare la loro posizione nei mercati dell’Asia, sopratutto in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

Per l’Europa, lo sfruttamento dello shale -che finora è stato approvato da Polonia, Danimarca, Gran Bretagna, Austria, Romania, Spagna, Portogallo, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Paesi Bassi, Svezia e Lettonia- consente di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia e dell’Algeria, da cui l’Europa dipende per circa l’80% del fabbisogno continentale.

Secondo diversi studi, a godere dei più ricchi giacimenti di shale in Unione Europea è la Polonia, seguita da Romania, Gran Bretagna, Germania e Lituania.

Particolarmente ricche di gas non-convenzionale sono anche Francia e Bulgaria che, tuttavia, insieme a Belgio e Repubblica Ceca hanno posto una moratoria sullo sfruttamento dello scisto.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: GERMANIA E RUSSIA DIVIDONO L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 16, 2012

Imprimatur dell’anti-trust tedesca all’aumento della presenza del monopolista russo, Gazprom, nella società tedesca VNG. L’ennesimo passo di Mosca nel mercato interno di Berlino rende sempre più impossibile una politica comune. Iniziativa tedesca contro il nucleare in Polonia

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

No all’atomo dei polacchi, sì ai russi nel cuore del Vecchio Continente. Questa è la posizione in materia energetica della Germania: Paese riconosciuto universalmente come la guida dell’Unione Europea e, dal 17 Gennaio, Patria persino del Presidente del Parlamento Europeo.

Come riportato dall’autorevole Deutsche Welle, sabato, 14 Gennaio, l’Autorità Federale anti-trust di Bonn ha dato il via libera all’aumento delle quote di compartecipazione del monopolista del gas russo, Gazprom, nella società tedesca VNG.

Di per se, il passaggio da 5,3 al 10,5% delle azioni di Mosca nell’ente di Lipsia non è cospicuo, ma a preoccupare è la costanza con cui il monopolista di Mosca, lentamente ma in maniera decisa, sta rafforzando la propria presenza nel mercato tedesco: de facto, rendendo a sé dipendente lo Stato più importante dell’Unione Europea.

Negli ultimi mesi, accordi di ferro hanno legato Gazprom alle altre società energetiche tedesche Wintershall, RWE ed E.On: in cambio della riduzione del tariffario per l’importazione di gas, il monopolista russo ha ottenuto il prolungamento della durata del contratto, con diverse opzioni che permettono la presa in gestione del sistema infrastrutturale energetico della Germania.

Proprio in materia di Gasdotti, Mosca e Berlino sono legate dal NordStream: infrastruttura, sul fondale del Mar Baltico, realizzata dai russi per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Stati Baltici e Polonia.

Questo progetto – nel contempo di natura energetica e politica – attua un divide et impera nell’Unione Europea: isola i Paesi centrali, penalizzati ed accerchiati, e premia gli Stati occidentali, riforniti direttamente di oro blu del Cremlino. Non a caso, il NordStream è compartecipato da Gazprom, E.On, dalla compagnia francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Contro la politica energetica dell’Unione

Agli stati bypassati dal patto russo-tedesco non è rimasto che ricercare fonti alternative, e sostenere con forza le iniziative della Commissione Europea: impegnata per il varo di una comune politica energetica dell’UE.

Il piano della Commissione Barroso è basato su diversificazione delle forniture di gas, costruzione di nuovi gasdotti per accedere ai giacimenti di oro blu del centro-asia – Bruxelles ha già firmato accordi con Turkmenistan ed Azerbajdzhan – installazione di rigassificatori per diminuire la dipendenza dalla Russia, e liberalizzazione del mercato energetico continentale per scongiurare l’ingresso di Mosca nella gestione dei gasdotti europei.

Contro questo progetto si è schierata proprio la Germania. Su esplicito invito del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha chiesto alla Commissione Europea la revisione del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce l’unificazione e la liberalizzazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei.

Questo provvedimento – assieme al varo della Comunità Energetica Europea: allargata anche a Stati oggi extra-UE come Moldova ed Ucraina – è stato preso proprio per arginare l’espansione di Gazprom nel Vecchio Continente, e stimolare un’iniziativa comune dell’Europa in materia di approvvigionamento energetico.

Inoltre, un’iniziativa di tutti i gruppi politici del Parlamento tedesco ha raccolto 50 Mila firme a sostegno del ricorso alla Corte Europea contro la costruzione di centrali nucleari in Polonia.

Varsavia è stata costretta a ricorrere all’atomo proprio in conseguenza dell’accerchiamento energetico subito col Nordstream: aggravato dalle onerose condizioni contrattuali imposte da Gazprom per l’acquisto di oro blu di Mosca – da cui i polacchi dipendono per l’89% – e dai parametri del Protocollo di Kyoto.

Al pari di tutte le altre economie degli Stati un tempo satelliti della Russia sovietica, la Polonia non può ritornare al carbone per non superare il piano di riduzione delle emissioni inquinanti, a cui l’Unione Europea ha deciso di aderire.

Questo giustifica la scelta dei polacchi – condivisa dalla Repubblica Ceca – di ricorrere alla costruzione di reattori e rigassificatori, per importare gas liquido da Qatar, Norvegia, ed Irak.

Matteo Cazzulani

QUADRIGA: A PUTIN REVOCATO IL PREMIO DI HAVEL E GORBACHEV

Posted in Germania, Guerra del gas by matteocazzulani on July 21, 2011

Sospesa la consegna del premio per il dialogo internazionale al Primo Ministro russo in seguito ad una mobilitazione di media e politici intellettuali, contrari alla premiazione di chi si serve dell’energia per imporre la propria volontà nel Mondo.

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Per lo zar del gas niente quadriga dorata. Nella giornata di sabato, 16 Luglio, il comitato organizzatore ha revocato il conferimento del prestigioso premio tedesco per l’attività internazionale ed il rispetto delle libertà civili al primo ministro russo, Vladimir Putin. Una decisione sofferta, dal momento in cui presso la Werkstatt Deutschland – la fondazione che organizza il Quadriga – sono stati a lungo convinti della necessità di consegnare il premio al russo, meritevole di aver rinsaldato i rapporti tra Berlino e Mosca, e, per questo, preferito a personalità di indubbio spessore, come il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, e l’insigne storico dell’Università di Heidelberg, Edgar Wolfrum.

Dinnanzi a tale scelta, pronte le aspre critiche in seno alla politica tedesca, con il responsabile del Bundestag per i Diritti Umani, Mark Lening, contrario all’attribuzione dell’onorificenza al leader di un Paese in cui democrazia e libertà di stampa sono lungi dall’essere rispettati. Opposti a tale decisione anche un gran numero di media, e, con essi, alcuni dei premi Quadriga emeriti, pronti a restituire il riconoscimento nel caso il loro nome fosse stato accompagnato da quello del politico russo: tra essi, l’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel, mentre l’artista danese, Olafur Eliasson, non ha perso tempo, e già venerdì, 15 Luglio, ha riconsegnato la sua Quadriga al Comitato Organizzatore.

Russia e Germania legate dal gas

A chi sarà assegnato il premio tedesco, vinto in passato anche da Mikhail Gorbachev, Viktor Jushchenko, e José Manuel Barroso, ancora non è noto, ma di sicuro si sa che tra l’alleanza di ferro tra Germania e Russia non è a rischio. A conferma, non solo le dichiarazioni dell’Ufficio Stampa di Putin, pronto a ribadire piena sintonia tra Mosca e Berlino, ma, sopratutto, le trattative per le forniture energetiche che, Domenica, 17 Luglio, ha visto anche la seconda compagnia tedesca, E.On, iniziare il rinnovo delle forniture con il monopolista russo, Gazprom, con la meta di estendere la collaborazione anche ad altri settori come l’eolico.

Pochi giorni prima, ad estendere la collaborazione con Gazprom è stato il consorzio RWE, che ha ottenuto l’esclusiva sulle commesse russe in Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, e Gran Bretagna, in cambio dell’avvio di diverse joint-venture per lo sfruttamento di gas e carbone in territorio tedesco.

Matteo Cazzulani