LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA BULGARIA RICEVE IL GAS DALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 8, 2013

La compagnia Bulgtransgaz dichiara l’avvio della realizzazione di una conduttura che veicola 1 Miliardo di metri cubi di oro blu dell’Azerbaijan in territorio bulgaro dal tratto in Grecia del Gasdotto Trans Adriatico. Anche l’Italia, seppur con condizioni contrattuali poco chiare, compartecipa all’importazione del carburante azero

Un gasdotto che si amplia per garantire la diversificazione delle formiture di gas dell’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 9 Ottobre, la compagnia Bulgtransgaz ha dichiarato l’avvio della realizzazione dell’Interconnettore Grecia-Bulgaria per veicolare 1 Miliardo di metri cubi di gas all’anno dal territorio greco a quello bulgaro.

Come riportato da AzerNews, l’infrastruttura rappresenta un prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare in Europa 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

La realizzazione dell’infrastruttura dalla Grecia alla Bulgaria è stata incentivata dalla firma di contratti tra l’Azerbaijan e alcune compagnie europee a cui il gas azero sarà riservato per un periodo di 25 anni.

Come comunicato dal colosso azero SOCAR, Bulgaria e Grecia riceveranno rispettivamente 1 Miliardo di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno, mentre l’Italia ne otterrà 8, da suddividere poi con il resto degli acquirenti.

Nello specifico, la compagnia francese Suez Gaz de France ha concordato l’importazione di 2,6 Miliardi di Metri cubi di gas annui, la tedesca E.On 1,6 Miliardi di Metri Cubi, la greca DEPA, la bulgara Bulgargaz e il colosso olandese Shell rispettivamente 1 Miliardo.

L’italiana Hera ha concordato l’acquisto di 300 Milioni di Metri cubi di gas, l’Enel non ha rivelato dettagli contrattuali, mentre la svizzera AXPO ha dichiarato solo che il carburante importato sarà utilizzato nel mercato dell’Italia e della Svizzera.

L’Interconntettore Grecia-Bulgaria è la prima delle tre diramazioni previste per la TAP. Seguirà infatti il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che veicolerà 5 Miliardi di metri cubi di gas azero dall’Albania in Croazia attraverso Montenegro e Bosnia-Erzegovina.

La seconda ramificazione della TAP è quella che, secondo indiscrezioni ben fondate, porterà il gas dell’Azerbaijan dall’Italia in Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna.

Bene la TAP, ma occorre di più

La TAP, e le sue diramazioni, sono sostenute dalla Commissione Europea, che supporta un progetto di diversificazione delle forniture di gas dalla dipendenza che, ad oggi, lega l’UE a Russia, Norvegia ed Algeria.

Oltre al gas dall’Azerbaijan, la Commissione Europea ha preventivato la realizzazione di rigassificatori per importare LNG da Qatar ed Egitto, e shale dagli Stati Uniti d’America.

Proprio gli USA hanno supportato la realizzazione della TAP come infrastruttura che diminuisce la dipendenza energetica dalla Russia, ma, come riportato dal Viceassistente del Segretario di Stato statunitense, Amos Hochstein, occorre ora la realizzazione dei rigassificatori per diversificare ulteriormente le fonti di gas.

Matteo Cazzulani

GAS: IL NABUCCO PERDE IL PARTNER DELLA GERMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 4, 2012

La compagnia tedesca RWE abbandona il gasdotto dalla verdiana denominazione per il lievitare dei costi e le incertezze sull’avvio della realizzazione. Si avvantaggia il progetto del Gasdotto Trans Adriatico per veicolare l’oro blu azero in Italia. 

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

I troppi costi e il prolungarsi delle operazioni di realizzazione hanno fatto che si i tedeschi abbiano abbandonato un progetto concepito per diversificare le forniture di gas dell’UE dalla Russia. Nella giornata di lunedì, 3 Dicembre, la compagnia energetica tedesca RWE ha dichiarato di voler abbandonare il consorzio deputato alla costruzione del Nabucco, e di vendere le sue azioni nel progetto alla compagnia austriaca OMV.

Come riportato da diversi media, tra cui il Financial Times, la ragione dell’abbandono della RWE è legata al lievitare dei costi e all’incertezza sulla data di avvio della costruzione dell’infrastruttura.

Il portale di informazione Natural Gas Europe ha evidenziato come la RWE non sia la prima compagnia ad avere espresso perplessità sul Nabucco. Nel Gennaio 2012, anche la compagnia ungherese MOL ha sollevato simili obiezioni ed ha minacciato l’uscita dal consorzio per la costruzione del gasdotto.

Il Nabucco è un gasdotto concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente da Azerbaijan e Turkmenistan dalla Turchia Occidentale all’Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Sul piano economico, il Nabucco è compartecipato alla pari dalla OMV, dalla MOL, dalla RWE, dalla compagnia romena Transgaz e dalla bulgara Bulgargaz. Dal punto di vista politico, il Nabucco è sostenuto dai governi di Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e dalla Commissione Europea.

Proprio il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, alla Bloomberg ha dichiarato la necessità di importare il gas dall’Azerbaijan per diversificare le forniture di oro blu di cui l’Europa si serve per soddisfare il proprio fabbisogno di energia.

Ad oggi, il gas della Russia copre il 40% del bisogno totale dell’UE, e l’oro blu dell’Azerbaijan rappresenta una fonte di approvvigionamento supplementare e alternativa al monopolio di Mosca.

La crisi del Nabucco non significa automaticamente il fallimento dell’Europa sul piano energetico, né rappresenta una cattiva notizia per l’Italia. Per trasportare il gas azero in Europa, non è stato progettato solo il gasdotto dalla verdiana denominazione, ma anche il Gasdotto Trans Adriatico – TAP.

Concepita per trasportare 21 miliardi di metri cubi di gas azero dal confine tra Turchia e Grecia fino in Puglia, a Brindisi, attraverso l’Albania, la TAP garantirebbe all’Italia di diventare l’hub in Europa dell’oro blu proveniente dall’Azerbaijan, creando posti di lavoro e aumentando il prestigio del Belpaese nel Vecchio Continente.

Politicamente, il Gasdotto Trans Adriatico è supportato dai Governi di Italia, Grecia e Albania. Lunedì, 3 Dicembre, il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, ha dichiarato che il Governo Monti profonderà tutti gli sforzi necessari affinché la TAP sia realizzata e consenta all’UE di approvvigionarsi di gas azero.

Sostenuta economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL, e dalla compagnia tedesca E.On, la TAP ha ottenuto l’interessamento anche del colosso britannico British Petroleum e della seconda compagnia energetica italiana Enel.

Il Southstream e la minaccia russa

Diversamente dall’Enel, e dall’orientamento politico del Governo Monti, il colosso energetico italiano ENI sostiene il Southstream: gasdotto progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, in partnership anche con la compagnia tedesca Wintershall e la compagnia francese EDF, per rifornire l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica di 63 Miliardi di metri cubi di gas della Russia all’anno.

Il Southstream aumenta la dipendenza dell’Europa dalle forniture russe, evita la diversificazione degli approvvigionamenti di gas da parte dell’UE, e blocca la realizzazione di Nabucco e TAP.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto politico della Russia di Putin, che è stato appoggiato dai Governi i Germania e Francia e da quello italiano di Silvio Berlusconi nonostante l’opposizione della Commissione Europea.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA ALLA CONQUISTA DELLA TURCHIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 28, 2012

Il monopolista russo del gas, Gazprom, aumenta le forniture di oro blu per le compagnie private turche. Mosca cerca di minare la posizione assunta da Ankara in favore della politica energetica della Commissione Europea.

Il sistema energetico della Turchia

 

Se la politica prende un certo corso, meglio affidarsi ai privati Nella giornata di martedì, 27 Novembre, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha firmato un importante accordo che aumenta le forniture di gas dalla Russia in Turchia.

Come riportato dalla Reuters, Gazprom ha varato un contratto trentennale per la vendita di 6 miliardi di metri cubi di gas all’anno con le compagnie private turche Akfel, Bosforus e Kibal, e di 23 anni con la Bati Hatti.

L’oro blu di Gazprom sarà inviato via terra tramite il Gasdotto Transbalcanico: infrastruttura, dalla portata complessiva di 14 Miliardi di metri cubi di gas, che passa attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria, fino alla Turchia europea.

L’accordo tra il monopolista statale russo, controllato dal Cremlino, e le compagnie private turche rappresenta una precisa mossa strategica della Russia per aumentare la dipendenza della Turchia dalle forniture di Gazprom, già forti per via del gasdotto Blue Stream.

Quest’infrastruttura sottomarina, compartecipata da Gazprom, dal colosso italiano ENI, e dalla compagnia statale turca Botas, è stata costruita nel 2005 sul fondale del Mar Nero orientale per rifornire di 16 miliardi di metri cubi di gas russo la Penisola anatolica, e rende ancor oggi la Russia il primo fornitore di oro blu per la Turchia.

Il contratto tra Gazprom e le compagnie private turche permette inoltre alla Russia di porre un ultimatum alla Botas che, a causa di dispute sulle tariffe, dal 2011 non ha ancora rinnovato gli accordi per l’importazione di gas con il monopolista russo.

Il mantenimento di una Turchia fortemente dipendente dal gas russo ha per la Russia un obiettivo per più ampio dal punto di vista geopolitico.

Ankara è infatti un Paese cruciale per la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture di gas all’Europa, approntato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture di Gazprom, che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

Dopo avere firmato con l’Azerbaijan un pre-accordo per l’importazione di 16 Miliardi di metri cubi di gas in Europa, la Commissione Europea ha varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito per trasportare direttamente l’oro blu dal Bacino del Caspio nel Vecchio Continente.

Il ruolo della Turchia nel Corridoio Meridionale è di prim’ordine. Oltre che Paese di transito e di partenza delle tre condutture del Corridoio Meridionale, Ankara sostiene politicamente ed economicamente due dei gasdotti progettati per veicolare il gas azero in Europa.

Il Governo turco supporta il Gasdotto Transanatolico – TANAP: infrastruttura, compartecipata dal colosso azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, da quello britannico British Petroleum, dalle compagnie turche Botas e TPAO, e dalla francese Total, che veicola il gas dell’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Georgia alle coste occidentali del Paese.

Ankara appoggia inoltre ufficialmente il Nabucco: gasdotto, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL, dalla romena Transgaz, dalla bulgara Bulgargaz, e dalla tedesca RWE, concepito per veicolare il gas in Austria attraverso Turchia occidentale, Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Infine, la Turchia guarda con interesse anche al Gasdotto Trans Adriatico – TAP – compartecipato da Statoil, dalla compagnia svizzera EGL e dalla tedesca E.On, concepito per veicolare il gas azero in Italia dal confine turco-greco attraverso Grecia ed Albania.

L’obiettivo della Russia è l’Europa

Una più forte dipendenza della Turchia dal gas della Russia potrebbe condizionare l’orientamento pro-europeo della politica energetica di Ankara, ed asservire totalmente il Governo turco ai piani di Mosca, che è contraria alla politica di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

Del resto, un avvicinamento tra la Russia e la Turchia è già stato registrato con l’imprimatur dato da Ankara a Mosca per la costruzione nel acque territoriali turche del Southstream.

Questo gasdotto, compartecipato da Gazprom, ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF, è stato avviato dalla Russia per bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale, ed aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di Mosca.

Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è concepito per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

La Commissione Europea ha aspramente criticato il Southstream, in quanto esso mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica UE e la sicurezza nazionale dei 27 Paesi membri.

Matteo Cazzulani

SOUTHSTREAM: IL GASDOTTO DI PUTIN E BERLUSCONI AL VIA DA SANT’AMBROGIO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 14, 2012

Il Capo del monopolista russo, Gazprom, comunica l’avvio della costruzione dell’infrastruttura per il 7 Dicembre 2012. La Commissione Europea contraria alla realizzazione di un progetto destinare ad impedire all’Europa di diversificare le proprie forniture di gas

La famosa mitraglia d ell’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, nei confronti di una giornalista durante una confrenza stampa con il Presidente della federazione Russa, Vladimir Putin

3600 chilometri di conduttura terrestre e sottomarina per mandare a monte l’indipendenza energetica europea, ed aumentare in maniera vertiginosa le forniture di gas provenienti dalla Russia. Nella giornata di martedì, 13 Dicembre, il Capo del monopolista statale russo Gazprom – ente posseduto per metà dal Cremlino – ha ufficialmente fissato per il 7 Dicembre 2012 il via alla costruzione del Southstream.

La notizia è stata data a margine della firma di un accordo tra Gazprom e la compagnia energetica slovena Plinovodi per la realizzazione di una sezione di 220 chilometri del Southstream in Slovenia. Un simile accordo è stato firmato alla fine di Ottobre con l’Ungheria, nel mese di Settembre con la Serbia e, nella giornata di giovedì, 15 Novembre, l’imprimatur alla costruzione del Southsream è attesa anche in Bulgaria.

A dare il via libera ufficiale alla realizzazione del gasdotto voluto da Gazprom è stato un incontro avvenuto lunedì, 12 Dicembre, tra Miller e l’Amministratore Delegato ENI, Paolo Scaroni. Come riportato da Natural Gas Europe, i due hanno stabilito l’avvio della costruzione del Southstream per il mese di Dicembre del 2012, ed hanno preventivato l’entrata in funzione della conduttura per il 2015.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto avvallato dalla Russia per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russe, ed impedire la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu per il Vecchio Continente approntato dalla Commissione Europea.

Lungo circa 3600 chilometri, il Southstream veicolerà 63 Miliardi di metri cubi di gas dalle coste russe sul mar nero al porto di Varna, in Bulgaria. Da qui, il Gasdotto Ortodosso risalirà fino a Treviso attraverso Macedonia, Serbia, Montenegro, Ungheria e Slovenia.

Oltre a Gazprom ed ENI, che possiedono rispettivamente il 50% e il 20% dell’infrastruttura, a compartecipare nel Southstream è anche la compagnia tedesca Wintershall e la francese EDF, entrambe con il 15%.

La genesi del Southstream è dovuta allo stretto legame politico tra il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi. Nel 2009, Putin – allora Premier della Russia – e Berlusconi hanno concordato la costruzione di un gasdotto sottomarino per collegare direttamente la Russia all’Italia, e ridurre il numero dei Paesi di transito nell’invio dell’oro blu da Mosca a Roma.

Critiche al Souhtstream sono state sempre mosse dalla Commissione Europea, che ha considerato fin da subito il progetto di Putin e Berlusconi come finalizzato ad aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas proveniente esclusivamente dalla Russia.

Il progetto della Commissione Europea

Per limitare le forniture da Mosca, che ad oggi coprono il 20% del fabbisogno totale UE – mentre in alcuni Paesi dell’Unione rappresentano più dell’80% – Bruxelles ha varato la costruzione del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti deputati al trasporto diretto in Europa di gas estratto dall’Azerbaijan.

Tra le infrastrutture del Corridoio Meridionale dell’UE rientra il Nabucco, conduttura di 3893 chilometridi lunghezza concepita per trasportare un massimo di 30 Miliardi di metri cubi di gas azero dalla parte occidentale della Turchia in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL, dalla tedesca RWE, dalla romena Transgaz, e dalla bulgara Bulgargaz, il Nabucco è sostenuto politicamente dalla Commissione Europea e dai Governi di Austria, Romania, Ungheria, Turchia e Bulgaria.

Altra importante infrastruttura del Corridoio Meridionale UE è il Gasdotto Transadriatico – TAP – concepito per trasportare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine turco occidentale a Brindisi, in Puglia, attraverso il territorio greco e quello albanese.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente dai Governi di Grecia, Albania e Italia, dopo che il Governo tecnico di Mario Monti ha corretto il posizionamento in politica energetica del Belpaese, conferendo alla dimensione italiana una connotazione più europea e meno “nazional-egoistica”.

L’ultimo dei progetti del Corridoio Meridionale UE è il Gasdotto Transanatolico – TANAP – concepito per trasportare 31 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dell’Azerbaijan dal confine turco-georgiano alle coste occidentali della Turchia.

Compartecipata dal colosso azero SOCAR, dalle compagnie turche Botas e TPAO, dal colosso britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, e dalla compagnia francese Total, la TANAP è sostenuta politicamente dai Governi di Azerbaijan e Turchia.

Anche la Germania a favore del Corridoio Meridionale

A benedire il piano di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea è la Germania, che ha sottolineato il ruolo fondamentale ricoperto dall’Azerbaijan per diminuire – e non rinunciare – alle forniture della Russia.

Lunedì, 12 Novembre, la rappresentante della presidenza tedesca per gli Affari di Politica Estera, Kornelia Piper, ha comunicato che Berlino ritiene la costruzione del Corridoio Meridionale un progetto di interesse strategico per l’interesse generale europeo ed anche quello nazionale tedesco.

Matteo Cazzulani

NABUCCO CONTRO SOUTHSTREAM: LA BULGARIA SCEGLIE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 12, 2012

Il gasdotto dalla verdiana denominazione, fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas UE, in fase avanzata di realizzazione a Sofia. Il Presidente bulgaro ferma la costruzione del Gasdotto ortodosso voluto dai russi per mantenere l’Unione Europea dipendente dal Cremlino

I percorsi di Nabucco e Southstream

La prospettiva energetica della Bulgaria dice più Europa e meno Russia, ma la battaglia per la costruzione di gasdotti indispensabili per la collocazione geopolitica dell’Unione Europea nel mercato dl gas è appena all’inizio. Nella giornata di giovedì, 8 Novembre, il Ministero dell’Ambiente della Bulgaria ha ricevuto la documentazione necessaria per l’avvio dello studio di impatto ambientale del gasdotto Nabucco.

Come riportato da Natural Gas Europe, a dare la notizia è stato il top manager del progetto dalla verdiana denominazione, Reinhard Mitschek, che si è complimentato con Sofia per lo stato di avanzamento dei lavori di un’infrastruttura fondamentale per l’indipendenza energetica dell’UE.

Il Direttore gestionale della parte bulgara del Nabucco, Marii Kossev, ha aggiunto che il gasdotto dalla verdiana denominazione non solo permetterà a Sofia di diminuire la dipendenza dal gas russo, ma anche di creare posti di lavoro ed opportunità per battere la forte crisi economica.

Se il progetto dell’Europa ha avuto semaforo verde da Sofia, una frenata è stata data al Southstream: gasdotto voluto dalla Russia per aumentare la dipendenza del Vecchio Continente dalle forniture russe.

Come riportato dall’agenzia PAP, dopo la firma di un accordo di massima per la costruzione del Southstream in Bulgaria da parte del Premier bulgaro, Boyko Borysov, il Presidente, Rosen Plevneliyev, ha arrestato l’operazione per verifiche di carattere contrattuale.

Il Capo di Stato bulgaro ha rilevato l’assenza di chiarezza in merito alla quantità di gas fornito dal Southsream in Bulgaria e, sopratutto, un mancato accenno al prezzo per l’oro blu che la Russia intende imporre alla Bulgaria.

Secondo dati riportati dal portale di informazione wnp.pl, Sofia paga per il gas russo 472 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre la costruzione del Southstream in Bulgaria è stimata attorno ai 3,3 Miliardi di Euro.

La guerra dei gasdotti europea

Il Nabucco è un gasdotto di 3893 chilometri di lunghezza progettato dalla Commissione Europea per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa nel terminale austriaco di Baumgartner attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria.

Lo scopo del Nabucco è quello di diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di oro blu della Russia, attingendo direttamente dai giacimenti dell’Azerbaijan – con cui la Commissione Europea ha già firmato pre-accordi – per portare nel Vecchio Continente oro blu da una fonte di approvvigionamento differente dal quella russa e nordafricana.

Sostenuto politicamente dalla Commissione Europea, dai Governi austriaco, romeno, ungherese, turco e bulgaro, e dai Paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Nabucco è compartecipato dalla compagnia OMV (Austria) MOL (Ungheria) Transgaz (Romania) Bulgargaz (Bulgaria) ed RWE (Germania).

Il Southstream è un gasdotto progettato dalla Russia per 3600 chilometri dalle coste russe del Mar Nero fino al porto di Varna, in Bulgaria, per poi risalire i Balcani lungo Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Lo scopo del Southstream è quello di impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas, ed aumentare la dipendenza dell’UE dall’oro blu russo con il trasporto diretto in Europa Centro-Meridionale di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Noto anche come Gasdotto ortodosso, il Southstream è sostenuto politicamente dal Cremlino e dai Paesi dell’Europa Occidentale che alle iniziative comuni della Commissione Europea preferiscono perseguire il proprio tornaconto nazionale, come Germania, Francia, Olanda e Belgio.

Sul piano economico, il Southstream è compartecipato dal monopolista statale russo Gazprom, posseduto per più della metà dal Cremlino, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia.

Matteo Cazzulani

Il Nabucco al via in Bulgaria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 24, 2012

Durante la riunione del Consiglio Europeo, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, dichiara l’avvio della costruzione del gasdotto dalla verdiana denominazione nel proprio Paese. L’esempio di Sofia per la diversificazione delle forniture UE

Sofia e Tallinn dicono si all’Europa e no alla Russia, nella giornata di lunedì, 22 Ottobre, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, ha dichiarato l’intenzione di avviare nel mese di Gennaio la costruzione della prima tratta del Nabucco.

Come riportato dall’autorevole agenzia BNT, durante il Consiglio Europeo di Bruxelles, Boyko ha sottolineato l’importanza che il gasdotto dalla verdiana denominazione ricopre per la sicurezza energetica della Bulgaria.

Progettato dalla Commissione Europea nell’ambito del piano di diversificazione delle forniture di gas per l’UE, il Nabucco e concepito per trasportare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa dalla Turchia Occidentale fino al terminale austriaco di Baumgarten attraverso Bulgaria, Romania, ed Ungheria.

Nel progetto, la compagnia bulgara Bulgargaz possiede il 16,67% delle azioni al pari della compagnia austriaca OMV, della romena Transgaz, dell’ungherese MOL, e della tedesca RWE.

Alla meta di Ottobre, il Nabucco ha ottenuto il sostegno politico di Turchia, Austria, Bulgaria, Ungheria e Romania tramite un accordo intergovernativo firmato a Vienna.

Oltre all’impegno nel Nabucco, la Bulgaria ha avviato un piano di costruzione di nuovi gasdotto per collegare il sistema infrastrutturale nazionale a quello di Turchia, Serbia, Grecia e Romania e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

L’Estonia dice no al NordStream

Una forte posizione in favore della politica energetica della Commissione Europea e stata presa, su un altro settore, dall’Estonia. Come riportato dall’agenzia Eesti Paevaleht, il Ministro della Difesa, Urmas Reinsalu, ha inviato una lettera al Ministro degli Esteri, Urmas Paet, affinché Tallinn non esprima il suo appoggio all’ampiamento nelle acque territoriali estoni del gasdotto NordStream.

Il titolare del Dicastero della Difesa ha invitato il Capo della Diplomazia dell’Estonia a non accettare la partecipazione in un progetto la cui realizzazione costituisce un serio pericolo per la sicurezza nazionale di Tallinn.

Il NordStream e stato progettato dalla Russia in partnership con la Germania per veicolare gas russo direttamente in territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, con il vero scopo di isolare energicamente Paesi dell’Unione Europea politicamente osteggiati dal Cremlino come Lituania, Polonia, Estonia e Lettonia.

Ampliando l’afflusso di gas russo nel Vecchio Continente, la Commissione Europea ha inizialmente criticato il progetto. L’opera di lobby politica della Germania, coadiuvata dalla Francia, ha pero permesso la realizzazione del NordStream ed il riconoscimento all’infrastruttura del patrocinio di Bruxelles

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’ITALIA FUORI DAL PIANO DI INDIPENDENZA ENERGETICA UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 22, 2012

Il consorzio Shakh Deniz esclude il gasdotto sostenuto dal governo italiano dall’itinerario di cui l’Azerbajdzhan si avvarrà per l’invio dell’oro blu centro-asiatico in Europa. L’isolamento energetico di Roma rende il Belpaese sempre più dipendente dalla Russia monopolista, e mette a serio repentaglio il nostro interesse nazionale

Il tragitto della TAP e del Nabucco

Se mai il gas dal centro Asia sarà trasportato in Italia, a gestire il traffico saranno svizzeri, norvegesi e tedeschi. Questa è la decisione presa dal consorzio incaricato della gestione del giacimento Shakh Deniz: una delle riserve di gas naturale più ricca al Mondo, per questo individuata dall’Unione Europea come serbatoio da cui attingere oro blu per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Come riportato dall’autorevole Trend, il gasdotto TAP – Trans Adriatic Pipeline, compartecipato dalle compagnie elvetica EGL, dalla norvegese STATOIL, e dalla tedesca E.On – è stato designato come unica via su cui il consorzio azero intende puntare per il trasporto del proprio gas in Europa meridionale.

Questa scelta rappresenta una sconfitta per l’Italia e per la Grecia, i cui governi hanno attivamente sostenuto l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI: candidato alternativo alla TAP, compartecipato dalle compagnie turca BOTAS, greca DESFA, ed italiana Edison.

Maggiori dettagli sul perché di tale scelta non sono stati resi noti, ma alcuni esperti hanno evidenziato come il consorzio azero abbia ritenuto più sicuro un gasdotto prevalentemente terrestre, con capacità di trasporto superiore rispetto ad una conduttura interamente sottomarina: a discapito delle pressioni politiche di Roma e Atene.

Infatti, la TAP è progettata per il trasporto del gas dalla Grecia a Brindisi passando per l’Albania, mentre l’ITGI collega il Mare Egeo allo Ionio fino ad Otranto.

Tuttavia, la presenza italiana nella corsa all’approvvigionamento diretto al Centro-Asia potrebbe subire ulteriori limitazioni, in quanto la decisione definitiva del consorzio Shakh Deniz riguarderà la scelta tra un “tragitto meridionale” – rappresentato dalla TAP – ed uno “settentrionale” servito dal gasdotto Nabucco: infrastruttura compartecipata dalle compagnie bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL ed austriaca OMV.

Se, come probabile, gli azeri punteranno sul secondo progetto, l’oro blu importato dal Bacino del Caspio sarà convogliato dalla Turchia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraverso la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria: il nostro Paese perderebbe così una preziosa opportunità per diversificare le proprie forniture di gas, per le quali oggi l’Italia è fortemente legata alla Russia.

L’importanza per l’Europa dell’Azerbajdzhan e delle sue risorse naturali è nata dalla politica energetica della Commissione Barroso, che, per scalfire il monopolio di Mosca nella compravendita di gas nel Vecchio Continente, ha stretto accordi con Baku per l’importazione di oro blu centroasiatico.

Per il trasporto di questo carburante in Europa dal Gasdotto Transanatolico – TANAP: infrastruttura deputata al trasporto del gas dal Mar Caspio allo stretto del Bosforo, compartecipata dalle compagnie azera SOCAR, turca BOTAS, olandese Shell e britannica British Petroleum, e sostenuta dai governi di Baku e Ankara – è scoppiata una vera e propria gara tra diverse condutture: espressioni di differenti interessi, tra i quali il consorzio Shakh Deniz è stato costretto ad una scelta lunga ed accurata.

L’Europa litiga, la Russia vince

L’assenza di una proposta unica europea, e il proliferare dei gasdotti, rischia però di rallentare irreversibilmente l’inizio dell’invio di gas centro-asiatico in Europa, e favorire la politica energetica della Russia, la quale, intenzionata com’è a mantenere la propria egemonia sull’Unione Europea, sta percorrendo con successo due diverse strade.

Per affossare il patto tra Bruxelles e Baku, il monopolista statale russo, Gazprom, ha progettato la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino ideato per trasportare il proprio gas dalla Russia meridionale in Europa attraverso il fondale del Mar Nero e, successivamente, due tronchi che, dalla Grecia, serviranno verso sud la Puglia, e verso nord i Balcani e la Pianura Padana.

Compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro, il Southstream ricopre un tragitto speculare a quello progettato dalla Commissione Barroso per importare il gas dall’Azerbajdzhan.

Inoltre, consapevole di non essere in grado di soddisfare la richiesta di gas – sempre più alta da parte degli acquirenti Occidentali – la Russia ha puntato sull’acquisizione totale o parziale dei gasdotti dei Paesi dell’Unione Europea, e in tale direzione ha già raggiunto accordi con Germania, Francia, Austria, Slovenia e Slovacchia.

La quasi certa prossima cessione a Mosca del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – a cui Kyiv sarà presto costretta in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas – permetterà al Cremlino il controllo diretto dei gasdotti tramite i quali l’Italia importa l’oro blu necessario per sostenere la propria economia.

Per questa ragione, la diminuzione dell’importanza del BelPaese nella politica della Commissione Barroso, e, più in generale, il fallimento della strategia di Bruxelles e Baku, da cui dipende la realizzazione degli obiettivi della Russia, costituisce un serio colpo all’indipendenza energetica italiana, e, in misura ben maggiore rispetto alla crisi dell’Euro, mette a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale.

Matteo Cazzulani

CAMBIANO GLI EQUILIBRI NELLA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 6, 2012

Il sostegno della Turchia al Gasdotto Transanatolico, e il supporto delle compagnie Shell e British Petroleum al Gasdotto Europeo del Sud Est, costringono il Nabucco, progettato dall’Unione Europea, ad un sensibile ridimensionamento. Le differenti infrastrutture chiamate in causa nella corsa UE all’eldorado energetico azero, e i tentativi della Russia di impedire tale disegno per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP)

Turchia, Italia e Ucraina, con Unione Europea e Russia dietro le quinte: questi sono gli attori principali destinati a influenzare la realizzazione di un’infrastruttura per consentire a Bruxelles lo sfruttamento dei giacimenti di gas della regione del Mar Caspio. Un’operazione da tempo supportata dalla Commissione Barroso, la quale, dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan per l’acquisto di oro blu dal giacimento Shakh-Deniz, ha preventivato la realizzazione di un fascio di gasdotti in cui rientrano interessi nazionali, geopolitici ed energetici di diversa natura e provenienza che, ad oggi, hanno impedito a Bruxelles l’elaborazione un progetto unico.

Chiave di svolta è stata, il 27 Dicembre 2011, la decisione da parte della Turchia di sostenere il Gasdotto Transanatolico (TANAP). L’infrastruttura, progettata lungo tutta la penisola anatolica per trasportare gas dall’Azerbajdzhan al Bosforo, è sostenuta non solo da un accordo politico tra Ankara e Baku, ma anche da un consorzio compartecipato delle compagnie nazionali di Turchia e Azerbajdzhan, BOTAS e SOCAR, dell’olandese Shell, e della britannica British Petroleum.

Secondo i piani di questo consorzio, il gasdotto Transanatolico dovrebbe rappresentare il primo tratto del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP): una lunga infrastruttura che consentirà il trasporto dell’oro blu di provenienza azera ai Paesi centrali e occidentali del Vecchio Continente tramite lo sfruttamento di una delle due infrastrutture già esistenti.

La prima è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (ITGI), posseduto dal consorzio Poseidon, in cui rientrano la BOTAS, la compagnia greca DESFA, e l’italiana Edison. Questo gasdotto collega la penisola anatolica ad Otranto, passando per la Grecia e i Mari Egeo e Ionio. Come ammesso dal suo Presidente, Elio Ruggeri, l’infrastruttura vanta modeste dimensioni, ma può contare sull’appoggio politico dell’Azerbajdzhan: confermato, lo scorso 2 Febbraio, dall’incontro tra i vertici della SOCAR e il vice-Ministro allo sviluppo economico italiano, Claudio de Vincenti.

Insidia al’ITGI è la Trans-Adriatic Pipeline (TAP) che è compartecipata dalla compagnia elvetica EGL, dalla norvegese Statoil, e dalla tedesca E.On. Questo gasdotto collega la Grecia a Brindisi passando per l’Albania e, come dichiarato dal suo Direttore delle Relazioni Internazionali, Michael Hoffman, può garantire il trasporto di una quantità di gas superiore a quella attuale in caso di accordo con il consorzio Transanatolico.

L’ultima parola spetta all’Azebajdzhan, che, al momento della firma dei pre-contratti con la Commissione Europea, ha promesso di decidere in tempi brevi su quale itinerario energetico puntare per onorare i propri obblighi di Paese fornitore. Tuttavia, a complicare questa scelta è la presenza di altri due progetti alternativi al Gasdotto Europeo del Sud-Est.

Il primo è il Nabucco: gasdotto progettato lungo i Balcani per raggiungere i giacimenti azeri senza transitare per il territorio della Russia: dalle cui forniture l’UE già dipende quasi in toto. Riconosciuto progetto di primaria importanza per Bruxelles, il gasdotto dalla verdiana denominazione è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia – e consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania e Ungheria – ed economicamente dalle compagnie energetiche bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL e austriaca OMW.

Dato inizialmente per favorito, il Nabucco ha perso prestigio in seguito alla fuoriuscita della BOTAS e della SOCAR – che hanno sostenuto il Gasdotto Transanatolico – e ai ripensamenti della compagnia tedesca RWE, il cui Presidente, Stefan Judisch – preso atto che la decisione dei governi turco e azero ha complicato la situazione – ha proposto un ridimensionamento del progetto ad una sorta di Nabucco Occidentale: da considerare come il prolungamento in territorio europeo del Gasdotto Transanatolico alternativo a ITGI e TAP.

La Russia cerca di bloccare l’indipendenza energetica dell’Unione Europea

Finora, il Nabucco non ha ancora adottato contromosse. Come dichiarato dal suo Presidente, Kristian Dolezan, il consorzio continua a ritenere la Turchia un partner privilegiato, malgrado il sostegno concesso da Ankara al Gasdotto Trasnanatolico e, ancor prima, all’accordo con la Russia per il transito nelle acque territoriali turche del Southstream.

Questa infrastruttura è l’ultimo attore della guerra dei gasdotti nell’Europa Centro-Orientale e Meridionale. Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream rappresenta il tentativo da parte del Cremlino di impedire all’Unione Europea la corsa all’eldorado azero. L’accesso diretto di Bruxelles ai giacimenti del Mar Caspio comporterebbe non solo un brusco ridimensionamento della dipendenza energetica dell’UE da Mosca, ma metterebbe anche in crisi i piani di egemonia della Russia sul Vecchio Continente, che, come dimostrato dai recenti eventi, il Cremlino intende realizzare con l’arma del gas e dei gasdotti.

Cruciale per la realizzazione del Southstream è la situazione in Ucraina, poiché è da tempo che Mosca ambisce al controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino: passo fondamentale per collegare i gasdotti russi a quelli di Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia e Italia, ossia i Paesi con cui il monopolista russo, Gazprom, ha già firmato accordi e pre-accordi per la gestione totale o parziale delle condutture nazionali.

Oggi, l’indipendenza dei gasdotti dell’Ucraina è garantita dai contratti firmati tra Kyiv e Mosca nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko – attualmente, in seguito a un’opera di repressione politica, detenuta in isolamento proprio per avere firmato quegli accordi – ma presto il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, sarà costretto a cedere alle richieste del Cremlino: isolato com’è sia sul piano internazionale – per via della sua condotta autoritaria – sia su quello energetico.

Difatti, il Southstream è concepito anche per bypassare – e minacciare – l’Ucraina, rifornendo gli acquirenti del Mediterraneo occidentale per mezzo di un percorso alternativo a quello dipendente dai gasdotti ucraini: dal fondale del Mar Nero, il Gasdotto Ortodosso raggiungerà la Grecia, da dove una diramazione sarà orientata verso l’Italia meridionale, e, un’altra, verso Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia, e Pianura Padana.

Il Southstream è un progetto costoso, che la Russia stessa preferirebbe non realizzare per non impiegare troppe risorse finanziare. Tuttavia, in questo progetto Mosca è supportata da una cordata molto influente sul piano economico: oltre a Gazprom, quote di partecipazione del Southstream sono possedute dal colosso energetico italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro.

Sul piano politico, il Gasdotto Ortodosso è sostenuto attivamente non solo dalla Russia, ma anche dai governi di Francia e Germania, i quali, in diverse occasioni, hanno sostenuto apertamente gli interessi energetici di Mosca in sede europea: a prescindere dal palese contrasto con l’interesse generale di Bruxelles nel diversificare le fonti dal quasi unico fornitore russo e, de facto, dalla messa a serio repentaglio della sicurezza energetica dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: LA RUSSIA APRE IL FRONTE SUD-ORIENTALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 3, 2012

Mosca alza la tensione per la nafta con la Bulgaria, e per il gas con Ucraina e Moldova. La fermezza di Sofia e difficile posizione di Kyiv e Chisinau in una mossa politica del Cremlino per cercare di evitare ingenti investimenti nel Southstream

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Oggi Sofia e Kyiv, domani Chisinau, ed entro la fine dell’anno l’intera Europa Centro-Orientale. Questi gli obiettivi che la Russia ha posto in cima alla politica energetica del 2012: una partita a scacchi da cui dipende l’autonomia energetica dell’Europa, e l’indipendenza politica di molti stati del Vecchio Continente da un diktat del Cremlino che appare sempre più inevitabile.

Negli ultimi giorni del Dicembre 2010 ha avuto luogo la rottura tra Bulgaria e Russia in merito all’uscita di Sofia dall’oleodotto Burgas-Aleksandrupolis: infrastruttura di 282 chilometri – compartecipata al 50% dalle compagnie russe Transneft, Rosneft, e Gazprom Neft, al 24,5% dalle greche Hellenic Petroleum e Thraki, all’altro 24,5% dalle bulgare Bulgargaz e Technoexportstroy, e dal restante 1% dal governo ellenico – progettata per trasportare nafta dal Mar Nero al Mar Egeo, saltando lo stretto del Bosforo e, così, penalizzare la Turchia.

Secondo quanto dichiarato dal Premier bulgaro, Bojko Borysov, il progetto, concordato nel 2007, non risponde più agli interessi nazionali della Bulgaria. Dal Maggio 2010, Sofia è impegnata nella sostituzione della Russia come unico partner energetico mediante accordi bilaterali con il governo turco e la messa in comunicazione delle proprie condutture con quelle della Romania: come previsto dal Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea.

Una posizione che ha provocato l’immediata reazione di Mosca, con il Ministro dell’Energia russo, Sergej Shmatko, pronto a richiedere a Sofia il pagamento delle spese pattuite e di un forte indennizzo. “Posso assicurare al Signor Shmatko che dalle casse bulgare non uscirà mai alcun Lev [la moneta bulgara, n.d.a.] per l’oleodotto Burgas-Aleksandrupolis” gli ha risposto Borysov. Secondo diversi esperti, una ripicca della Russia all’insubordinazione della Bulgaria è probabile già nei primi mesi del 2012: in un inverno che rischia di tramutare i miti Balcani orientali in un rovente fronte energetico.

Alta la tensione anche tra Russia ed Ucraina, in cui, tuttavia, il gioco per i russi è decisamente più facile. Kyiv ha richiesto la revisione al ribasso dei contratti per il gas, ed è arrivata addirittura a minacciare Mosca di ricorrere all’arbitrato internazionale se lo sconto non sarà ottenuto in tempi brevi. In risposta, la parte russa è rimasta ferma sulle proprie condizioni: cessione parziale, o totale, dei gasdotti ucraini al monopolista russo, Gazprom, uscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea – CEnE -, e rinuncia all’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE – che impedisce a Gazprom di gestire infrastrutture energetiche sul suolo dei Paesi che aderiscono alla CEnE -.

Le richieste del Cremlino sono inaccettabili per le autorità Ucraine: chiuse con pochi pedoni a limitata possibilità di spostamento in uno scacchiere dominato dagli alfieri di Mosca. Dopo avere concesso il prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea in cambio di uno sconto sul gas mai ottenuto, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, non può nemmeno più contare sull’appoggio dell’Unione Europea, con cui i rapporti si sono congelati in seguito all’ondata di repressioni politiche a danno dell’Opposizione Democratica. Bruxelles è stata costretta persino alla sospensione di ogni progetto di integrazione di Kyiv per evidente deficit di democrazia.

Infine, aperta la questione anche con la Moldova: altro Paese non-UE inserito nella Comunità Energetica Europea con cui la Russia è chiamata alla revisione del contratto per l’esportazione di gas. Le trattative, durate tutto Dicembre, sono state sospese per mancato accordo, ed il contratto attuale – che rende Chisinau dipendente dal gas di Mosca per circa il 90% – prolungato fino alla chiusura dei negoziati. Secondo indiscrezioni, anche alla parte moldava i russi avrebbero richiesto l’uscita dalla CEnE: un passo politico che, se compiuto, lederebbe i piani di strategia energetica comune tra l’Unione Europea ed i Paesi dell’Europa Orientale.

Il Gasdotto da evitare

Come rilevato da autorevoli studi, la Russia punta alla capitolazione di Bulgaria, Ucraina, e Moldova per evitare la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino, compartecipato dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, dalla greca DEPA e da quelle nazionali di Serbia, Macedonia, e Slovenia, per bypassare Paesi politicamente invisi al Cremlino – come Polonia, Romania, e, per l’appunto, Ucraina e Moldova – e contrastare i tentativi della Commissione Europea di importare gas centro-asiatico senza transitare per il territorio russo.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, l’infrastruttura è progettata per il 2012 secondo un percorso intricato e, per questo, costoso. Dalle rive russe sul Mar Nero la conduttura arriverà nella penisola balcanica, da cui un ramo sarà diretto in Grecia ed Italia meridionale, ed un’altro verso Macedonia, Serbia, Slovenia, fino all’Italia settentrionale. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato progettato un terminale nella Pianura Padana.

Matteo Cazzulani

LA GRECIA AFFOSSA L’EUROPA ANCHE SUL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2011

Atene invita l’Azerbajdzhan a scegliere l’ITGI come conduttura principale per l’invio di oro blu centro asiatico all’UE, offrendo in cambio la privatizzazione del colosso statale DEPA. A rischio la realizzazione del Nabucco, su cui la Commissione Europea sta puntando tutto per la diminuzione delle forniture energetiche dalla Russia. Il Turkmenistan in soccorso a Bruxelles

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Dopo l’economia e la moneta unica, anche i progetti continentali di indipendenza energetica. Nella giornata di giovedì, 3 Novembre, il Ministro dell’Energia greco, Georgios Papakonstantinou, ha offerto all’Azerbajdzhan il pieno sfruttamento a condizioni di favore dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia: un gasdotto sottomarino – compartecipato da compagnie nazionali turca, greca, e dall’italiana Edison- ideato per il trasporto di gas centro asiatico senza transitare per il territorio russo e, così, diminuire la forte dipendenza energetica del Vecchio Continente dall’oro blu del Cremlino.

Secondo quanto riportato dall’autorevole ANA/MRA, Atene avrebbe addirittura invitato la compagnia azera DNKAR a prendere parte alla realizzazione dell’ultimo tratto dell’ITGI – da Komotini ad Otranto – ed a rilevarne quote di partecipazione in cambio della proposta di prendere parte come socio di maggioranza alla privatizzazione della DEPA: il colosso energetico statale che, in Paese in bancarotta, è l’unico ente pubblico con un bilancio in positivo.

“La DEPA è un’azienda sana e robusta – ha dichiarato Papakonstantinou – e la collaborazione con gli azeri potrebbe estendersi fruttuosamente anche ad altri progetti. Vogliamo fare della Grecia la porta dell’Europa per il gas centro asiatico – ha continuato – includendo i Paesi partner nella compartecipazione delle infrastrutture energetiche deputate alle forniture per il Vecchio Continente”.

L’offerta greca ha sollevato molti commenti tra gli esperti, per la maggiore perplessi non tanto dalla presa di posizione di un Paese che ha ben altri problemi da risolvere, ma, sopratutto, per il carattere lesivo degli interessi generali dell’Unione Europea che tale proposta ricopre. Difatti, l’ITGI è uno dei gasdotti candidati a divenire asse principale di un Corridoio Meridionale con cui la Commissione Europea, favorita dalla presidenza di turno polacca, sta cercando al più presto di rendere l’UE il meno dipendente possibile dal gas russo.

Finora, l’infrastruttura preferita – su cui Bruxelles sta investendo molto in termini economici e politici – è stata il Nabucco, che, sostenuta dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e supportata dalle compagnie OMV – Austria – SOCAR – Azerbajdzhan – BOTAS – Turchia – MOL – Ungheria – Bulgargaz – Bulgaria – Transgaz – Romania – ed RWE – Germania – è ad oggi il progetto più credibile per convincere Baku a concedere il via libera allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz – per cui la Commissione Barroso ha già stretto accordi.

Tuttavia, la proposta greca porta le autorità azere ad una valutazione supplementare dei due gasdotti, provocando da un lato una competizione suicida tra due progetti UE con il medesimo scopo, e, dall’altro, una frenata sulla tabella di marcia della costituzione del Corridoio Meridionale, che favorisce solamente il Southstream: gasdotto progettato dal monopolista russo Gazprom – e compartecipato dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.ON, dalla francese EDF, da quelle nazionali Serba e Macedone e, guarda caso, proprio dalla greca DEPA – con lo scopo di mantenere dipendente da Mosca il Vecchio Continente, rifornendolo di oro blu dalla Russia con una conduttura sul fondale del Mar Nero che aggira Paesi invisi al Cremlino, come Polonia, Ucraina, Romania, Moldova, e Stati Baltici.

Il Turkmenistan sceglie l’Europa

Chi di sicuro aiuterà la Commissione Barroso a diminuire la dipendenza energetica europea è governo turkmeno che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha promesso all’UE gas ad alte quantità e, sopratutto, un impegno concreto nel realizzare la tranche conclusiva del gasdotto Transcaspico.

Collegandola all’Azerbajdzhan, l’infrastruttura permetterà al Turkmenistan il collegamento ad un corridoio, per mezzo del quale collocare il proprio carburante sul mercato del Vecchio Continente. Una priorità della Politica Estera di uno dei Leader mondiali dell’esportazione di carburante che, di recente, ha portato il Turkmenistan ad un aspro scontro proprio con la Russia: preoccupata di perdere la competizione per il monopolio sulle forniture a Bruxelles non nel Mediterraneo, ma nel Mar Caspio.

Matteo Cazzulani