LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’UCRAINA DI YANUKOVYCH DICE NO ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 22, 2013

Il Parlamento ucraino respinge sei Progetti di Legge che permettono cure mediche urgenti all’estero alla Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, mentre il Presidente è assente e il Premier e il Vicepremier, Mykola Azarov e Yuri Boyko, chiedono soldi in cambio dell’integrazione di Kyiv nel mercato unico europeo. L’amarezza dell’Europa e degli Stati Uniti d’America

No all’Europa, sì ad un ‘glorioso’ isolamento che di glorioso ha molto poco, ma tanto ha di autoritarismo e dittatura. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, l’Ucraina ha deciso di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: un documento che avrebbe permesso l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato libero comune dell’UE.

La notizia è stata comunicata in forma indiretta già nella mattinata, quando la maggioranza in Parlamento ha respinto sei Progetti di Legge che garantivano cure mediche urgenti in Germania alla Leader dell’opposizione, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: una condizione chiave che l’UE ha posto all’Ucraina per la firma dell’Accordo di Associazione.

A riguardo, decisa è stata la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che -nonostante la chiarezza con cui l’UE ha posto il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani da parte di Kyiv come conditio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione, ha criticato l’Europa, rea, a suo dire, di collegare il caso Tymoshenko con l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato unico europeo.

La conferma della rinuncia di Kyiv all’Europa è arrivata poco dopo la votazione del Parlamento dal Vicepremier, Yuri Boyko, che ha comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione perché, secondo lui, l’UE non avrebbe fornito le garanzie finanziarie all’Ucraina per compensare la perdita di flusso commerciale con la Russia che l’integrazione nel mercato europeo avrebbe comportato all’economia ucraina.

Ancora più chiaro è il silenzio proveniente dal Presidente, Viktor Yanukovych, che, pur essendo l’autorità suprema dell’Ucraina, al momento della votazione in Parlamento si è trovato in Austria: un chiaro segnale di disinteresse nei confronti dell’UE.

Pronta è stata la riposta dell’UE, che, per voce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Catrine Ashton, ha sottolineato come l’Europa ha considerato la scelta dell’Ucraina con profonda delusione, sopratutto perché la firma dell’Accordo di Associazione avrebbe garantito a Kyiv una posizione più forte nella negoziazione del prestito con il Fondo Monetario Internazionae di cui l’economia ucraina ha bisogno per superare un momento di forte crisi.

Toni amari anche da parte degli inviati speciali del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski e l’ex-Premier irlandese Pat Cox, che hanno comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione e, nel contempo, hanno invitato, a nome del Presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, a mantenere comunque aperta la prospettiva di integrazione di Kyiv nell’UE.

Sulla linea della posizione dei vertici UE sono anche gli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, hanno dichiarato la necessita di ascoltare la vera volontà del popolo ucraino, che, per la maggioranza, vuole l’integrazione nel mercato unico europeo.

A dimostrazione di ciò sono state le manifestazioni spontanee di protesta che, nella notte di giovedì, 21 Novembre, hanno radunato più di 3 Mila persone, molte delle quali nel Maydan Nezalezhnosti: la piazza principale della capitale, Kyiv, già centro nel 2004 del processo democratico non violento ucraino, passato alla storia come ‘Rivoluzione Arancione’.

Yanukovych in Ucraina come Lukashenka in Bielorussia

La scelta di Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE è dettata da due fattori.

Il primo è la volontà di dare precedenza alla politica interna piuttosto che a quella estera: Yanukovych ha così preferito il mantenimento in carcere della sua più temuta rivale, Yulia Tymoshenko, all’ottenimento della prosperità e del progresso del Paese di cui è Presidente.

La seconda ragione è collegata alla volontà di Yanukovych di mantenere l’Ucraina in una posizione di neutralità tra UE e Russia: una strategia che, però, in Europa Orientale non paga, come dimostrato in Bielorussia dal Dittatore Alyaksandar Lukashenka, che dopo avere cercato di mantenere Minsk neutrale tra Bruxelles e Mosca, ha dovuto cedere a Putin il comtrollo di più della metà dell’economia bielorussa.

L’UE deve usare il Bastone e la Carota con Kyiv

Per l’UE, la rinuncia dell’Ucraina all’integrazione con l’Europa, anche se solo economica, rappresenta una sconfitta geopolitica che rischia di mettere a serio repentaglio la propserita dell’Unione stessa.

Lontano dall’UE, l’Ucraina, come la Bielorussia, rischia infatti di essere inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La creazione di un nuovo Impero Russo nell’ex-URSS, possibile solo con l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, per l’UE rappresenta un duro colpo, sopratutto perché, come dichiarato da Putin, lo scopo di Mosca è quello di annichilire l’Europa per escludere il Vecchio Continente dalla competizione mondiale con USA, Cina, India e Brasile.

È dunque necessario per l’UE, come dichiarato da Kwasniewski, non chiudere definitivamente la prospettiva europea all’Ucraina, per procedere all’integrazione economica e politica di un Paese importantissimo per l’interesse geopolitico dell’Unione una volta che a Kyiv ritornerà la democrazia.

Preso atto dell’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione con una dittatura -dalla salita al potere di Yanukovych nel 2010 una dozzina di oppositori, tra cui la Tymoshenko, sono state vittime di giustizia selettiva, i media indipendenti sono stati repressi, e le Elezioni Ammimistrative e quelle Parlamentari del 2010 e 2012 sono state falsate- l’UE dovrebbe assumere la strategia del ‘Bastone e della Carota’.

Nello specifico, l’UE, per non permettere l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, dovrebbe firmare comunque l’Accordo di Associazione con Yanukovych, per poi imporre al Presidente ucraino il rilascio della Tymoshenko, ed il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, pena la rinuncia immediata di tutti i benefici derivati dall’appartenenza degli ucraini al mercato unico europeo.

Come ci ha insegnato Churchill nei confronti di Stalin, e, in misura differente, oggi Obama con Assad, con i Dittatori occorre giocare spesso di tattica, anche concedendo spazio nella scacchiera pur di compiere lo scacco matto finale.

Così, l’UE avrebbe dovuto concedere la Carota -l’integrazione dell’Ucraina nel mercato UE- per poi usare il Bastone con Yanukovych, senza pregiudicare l’ingresso dell’Ucraina in Europa e, sopratutto, senza regalare la possibilità alla Russia di estendere la sua egemonia sul territorio ucraino.

Matteo Cazzulani

TRA UCRAINA E RUSSIA UNA NUOVA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 16, 2013

Le Autorità ucraine riducono sensibilmente la quantità di gas russo importata dopo le minacce di sanzioni da parte di Mosca. La situazione simile a quella del 2009, quando l’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, ha impedito una crisi energetica in Unione Europea

L’Europa resta forse senza gas, ma, questa volta, non può contare su un Governo alleato in Ucraina. Nella giornata di martedì, 12 Novembre, l’Ucraina ha ridotto l’importazione di gas dalla Russia -utilizzato sia per soddisfare il fabbisogno ucraino che quello dell’Unione Europea- in maniera drastica, passando da 104 Milioni di Metri Cubi al giorno a solo 9 Milioni.

La decisione è stata presa dopo che il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha minacciato l’Ucraina di tagliare le forniture di gas se la compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz non dovesse provvedere al pagamento immediato del debito di circa 2 Miliardi di Dollari per il mancato pagamento delle forniture pregresse.

Pronta è stata la risposta del Vicepremier ucraino, Yuri Boyko, che ha ordinato l’importazione della quantità minima di gas necessaria a soddisfare il fabbisogno di Kyiv, e di arrestare quella del ‘gas tecnico’ -oro blu necessario per mantenere la capacità dei gasdotti dell’Ucraina di veicolare carburante dalla Russia all’UE.

La decisione ha posto l’Ucraina in una situazione di emergenza che riguarda anche l’UE, in quanto la Russia ha ventilato la possibilità di sospendere l’invio del gas riservato ai clienti europei se Kyiv non provvederà all’immediato pagamento del debito.

Con il ricatto energetico, Mosca intende impedire la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento, che sia Kyiv che Bruxelles vogliono firmare, che integra il mercato ucraino in quello economico comune dell’Unione.

L’utilizzo del gas come arma politica nei confronti dell’Ucraina da parte della Russia ricorda lo scenario del Gennaio 2009, quando, per destabilizzare il Governo pro-europeo di Yulia Tymoshenko, Mosca ha tagliato le forniture di dirette in territorio ucraino e, poi, in UE.

Allora, la situazione è stata risolta con un intervento della Tymoshenko che, per non lasciare al freddo i suoi concittadini, e, sopratutto, per tenere fede ai patti con l’UE, ha accettato condizioni contrattuali onerose imposte dai russi pur di ripristinare il flusso di gas dalla Russia.

Differentemente da allora, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych -che ha fatto incarcerare la Tymoshenko dopo un processo irregolare in cui l’ex-Premier è stata condannata proprio per la firma degli accordi con Mosca nel Gennaio 2009- non ha considerato gli obblighi contrattuali con l’UE, ed ha reagito in maniera istintiva al ricatto energetico della Russia.

Dopo avere ridotto al minimo le importazioni di gas dalla Russia, Yanukovych ha varato contratti a tempo per l’importazione del gas russo da Ovest, anziché da Est, tramite i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia che consentono l’invio in Ucraina del carburante che Mosca veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico.

Inoltre, il Presidente ucraino ha incrementato l’utilizzo di greggio e carbone, e, così, ha ritardato in maniera sensibile l’applicazione delle misure previste dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti.

La presenza degli intermediari

Così come nel 2009, un fattore importante nella Guerra Energetica tra Ucraina e Russia è la presenza di RosUkrEnergo: compagnia posseduta al 50% da Gazprom e al 50% dall’oligarca Dmytro Firtash -il principale sponsor di Yanukovych, sostenuto anche dall’ex-Presidente Viktor Yushchenko- che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ha costretto lo Stato ucraino al pagamento di un’ammenda per presunta sottrazione indebita di gas.

Nel 2009, la RosUkrEnergo si è introdotta nelle trattative tra Mosca e Kyiv per alzare le già onerose clausole contrattuali che la Russia ha concesso all’Ucraina, con lo scopo di impedire una vittoria politica alla Tymoshenko, e favorire nello schieramento democratico la ricandidatura dell’allora Capo di Stato Yushchenko alle Elezioni Presidenziali ucraine del 2010.

Kyiv non può non scegliere tra Bruxelles e Mosca

Per l’Ucraina, l’unica soluzione al ricatto dei russi è l’integrazione economica in Europa, che prevede anche la creazione di un mercato comune energetico, tramite la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Questo passo è però difficile da realizzare a causa della mancata volontà da parte di Yanukovych di garantire la liberazione temporanea della Tymoshenko per cure mediche urgenti in Germania: conditio sine qua non che l’UE ha posto per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina.

Yanukovych, Presidente di un Paese che, per via della sua collocazione geopolitica, non può mantenersi neutrale tra UE e Russia, è così chiamato ad una scelta importante: accettare il rispetto dei diritti umani e della democrazia con una precisa scelta di campo pro-europea, oppure abbandonarsi ad una condotta autoritaria destinata giocoforza a portare Kyiv tra le braccia di Mosca.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA ADERISCE ALL’UNIONE DOGANALE DELLA RUSSIA – DZERKALO TYZHNYA

Posted in Guerra del gas, Russia, Ukraina by matteocazzulani on March 15, 2013

Indiscrezioni del principale giornale ucraino confermano che Kyiv ha accettato di aderire alla CEE Eurasiatica come membro associato per due anni, prima di adottare lo status di partner a pieno titolo. Bloccata l’integrazione ucraina nell’Unione Europea, la Russia realizza così una vittoria geopolitica di portata epocale.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un fidanzamento di due anni, poi il sì definitivo ad un matrimonio che consegna definitivamente l’Ucraina nella braccia della Russia. Nella giornata di giovedì, 14 Marzo, il ben informato Dzerkalo Tyzhnya, il principale giornale ucraino, ha riportato la notizia secondo la quale l’Ucraina si sarebbe accordata con la Russia per l’ingresso nell’Unione Doganale Eurasiatica.

L’indiscrezione, rilanciata come certa anche dal resto dei media ucraini e internazionali, si basa sull’incontro avvenuto lo scorso 4 Marzo tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e il Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych, a Domodyedovo, la tenuta preferita del Dittatore sovietico, Nikita Krushchev.

Come riportato dal Dzherkalo Tyzhnya, l’Ucraina ha accettato lo status di membro associato dell’Unione Doganale: progetto di integrazione sovrannazionale, a cui già appartengono Russia, Bielorussia e Kazakhstan, concepito da Mosca per ristabilire l’egemonia economica e politica del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

L’accordo, finalizzato con una trattativa da parte dei Vicepremier russo e di quello ucraino, Igor Shuvalov e Yuri Boyko, permette alle Autorità dell’Ucraina di avere libero accesso alla documentazione dell’Unione Doganale, e di partecipare con propri esponenti, in qualità di osservatori, alle riunioni della CEE Eurasiatica.

Sempre secondo l’indiscrezione del Dzerkalo Tyzhnya, l’Ucraina manterrà lo status di membro associato dell’Unione Doganale per due anni, dopodiché, una volta presa dimestichezza con le procedure di funzionamento dell’organizzazione internazionale, sarà pronta ad aderire come membro a pieno titolo.

L’ingresso dell’Ucraina come membro associato rappresenta per la Russia una vittoria geopolitica di portata epocale.

Per ottenere il tanto aspirato status di superpotenza globale, che Mosca sta perseguendo per poter competere nella geopolitica mondiale alla pari con India, Cina e Stati Uniti d’America, il Cremlino sa bene di non potere fare a meno dell’Ucraina: Paese ricco di risorse naturali, agricole ed industriali, necessarie per sostenere le ambizioni imperiali dei russi.

Allo stesso tempo, l’ingresso dell’Ucraina come membro associato dell’Unione Doganale permette di risolvere la questione dell’adesione alla CEE Eurasiatica di Tadzhikistan e Kyrgyzstan: due Stati dell’ex-Unione Sovietica che ancora non hanno preso una decisione sulla modalità di partecipazione nell’Unione Doganale.

Dal punto di vista ucraino, l’adesione all’Unione Doganale permette a Kyiv di ottenere dalla Russia uno sconto immediato sulle forniture di gas, che Mosca ha promesso di concedere solo previo ingresso dell’Ucraina nella CEE Eurasiatica.

La conferma della sete di gas dell’Ucraina è avvenuta sempre giovedì, 14 marzo, quando il Capo di Stato ucraino, in visita ufficiale in Lettonia, ha ritenuto inaccettabili le tariffe per l’importazione di energia imposte a Kyiv dalla Russia.

Nello stesso tempo, l’avvicinamento progressivo dell’Ucraina all’Unione Doganale preclude per sempre il processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea mediante la firma dell’Accordo di Associazione.

Questo documento, con cui Bruxelles avrebbe concesso lo status di partner privilegiato dell’UE, è stato congelato nel 2011 a causa del regresso democratico impresso in Ucraina dal Presidente Yanukovych, dimostrato con l’arresto politico di una decina di esponenti del campo democratico “arancione” -tra cui l’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko- la falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012, l’incremento della pressione su media e giornalisti, e l’accentramento nelle mani del Capo di Stato di poteri del Parlamento.

Dal canto suo, il Presidente Yanukovych, seppur solo a parole, ha sempre dichiarato di considerare l’integrazione dell’Unione Europea come una priorità per l’Ucraina, ma de facto ha cercato di mantenere una politica di equilibrio tra l’UE e la Russia che, per via dell’uso sistematico delle risorse energetiche per scopi politici da parte di Mosca, sta finendo per favorire unicamente il Cremlino.

Le conseguenze per l’Unione Europea

L’inglobamento dell’Ucraina nell’Unione Doganale della Russia ha conseguenze catastrofiche per l’Unione Europea, poiché esso permetterà presto alla Russia di esercitare una fortissima pressione in ambito energetico nei confronti dell’UE, che oggi già dipende dalle forniture di gas russo per il 40% del suo fabbisogno continentale.

L’Ucraina è infatti l’unico Paese indipendente che si interpone tra l’UE e la Russia nel percorso di transito del gas russo in Europa: uno scoglio che impedisce a Mosca il controllo totale delle vie di approvvigionamento energetico dell’Unione Europea, e che il Cremlino è per questo intenzionato a rimuovere a tutti i costi.

Senza Paesi intermediari nel tragitto del gas russo in Europa, la Russia si troverà a diretto contatto con un’Unione Europea ancora priva di un’unica politica estera ed energetica, su cui Mosca potrà facilmente imporre condizioni energetiche e politiche ad essa vantaggiose.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: CINA E COREA DEL SUD INTERESSATE AL RIGASSIFICATORE DI ODESSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 17, 2013

Il Governo ucraino dichiara l’interessamento di investitori asiatici per la realizzazione di un’infrastruttura di importanza strategica per diversificare le forniture di oro blu. Il progetto congelato in seguito al giallo diplomatico tra Kyiv e la compagnia spagnola Natural Gas Fenosa.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Denari cinesi e investimenti coreani per cancellare la figuraccia con gli spagnoli. Nella giornata di mercoledì, 16 Gennaio, il Ministro dell’Energia ucraino, Eduard Stavytsky, ha dichiarato l’intenzione di rinnovare il progetto per la costruzione del rigassificatore di Odessa.

Nello specifico, il Ministro Stavytsky ha sottolineato come alcuni investitori provenienti da Cina e Corea del Sud abbiano espresso la volontà di collaborare con il Governo ucraino per la realizzazione di un’infrastruttura di importanza strategica per la sicurezza energetica di Kyiv.

Il palesarsi degli investitori asiatici ha rinnovato un progetto affossatosi nel Novembre 2012, quando il Governo ucraino, rappresentato dall’ex-Ministro dell’Energia, Yuri Boyko, ha firmato un contratto per l’avvio della realizzazione del rigassificatore di Odessa con un rappresentante non autorizzato della compagnia spagnola Gas Natural Fenosa.

In seguito all’incidente diplomatico, la Gas Natural Fenosa ha abbandonato il progetto, ed ha lasciato il Governo ucraino sprovvisto dell’unico partner selezionato per la realizzazione di un’infrastruttura deputata alla diversificazione delle importazioni di gas dalla Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 90% circa del proprio fabbisogno nazionale.

Concepito per importare 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno da Qatar, Egitto, Algeria, Azerbaijan e Libia, il rigassificatore di Odessa è una delle soluzioni approntate dall’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per risolvere l’impasse energetica tra Ucraina e Russia.

Dinnanzi alla mancata volontà da parte di Mosca di concedere sconti sulle tariffe per le forniture di carburante, Kyiv ha deciso di diminuire la quantità di gas importata dalla Russia al minimo contrattuale, ed ha implementato la realizzazione del rigassificatore di Odessa per compensare l’ammanco energetico con approvvigionamenti di oro blu liquefatto.

Inoltre, l’ex-Ministro Boyko – recentemente promosso a Primo Vicepremier – ha aumentato l’utilizzo di carbone e greggio per il funzionamento delle industrie nazionali, ed ha firmato un accordo trimestrale con la compagnia tedesca RWE per l’importazione di 57 Milioni di metri cubi di gas russo dalla Germania in Ucraina.

L’importazione in Ucraina di gas di provenienza russa da ovest anziché da est è stata possibile grazie allo sfruttamento in senso inverso dei gasdotti di Polonia ed Ungheria.

Con l’apertura del Nordstream, gasdotto realizzato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo, Mosca rifornisce direttamente la Germania di 55 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

L’apertura della nuova magistrale ha permesso alle compagnie energetiche tedesche di riesportare il carburante di Mosca ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale che, come Ucraina, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno perso il ruolo di Stati di Transito del gas della Russia in Europa Occidentale in seguito alla costruzione del Nordstream.

Crisi energetica e regresso democratico

L’Ucraina è riuscita a conservare lo status di Paese di transito del gas russo in Europa fino al 2011, grazie ad un contratto firmato con Mosca dall’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko – nota in Occidente per avere guidato nel 2004 il processo democratico ucraino passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Pur di garantire all’Unione Europea forniture stabili di gas dalla Russia, la Tymoshenko, nel Gennaio 2009, ha accettato tariffe onerose per l’acquisto di oro blu, che Mosca ha sapientemente imposto a Kyiv per destabilizzare la situazione politica interna ucraina.

A causa delle firma del contratto per il gas con la Russia, la Tymoshenko, perso il potere nel 2010, è stata condannata a sette anni e mezzo di carcere per abuso d’ufficio e condotta contraria all’interesse nazionale dopo un processo ritenuto irregolare dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Criticato dall’UE a causa del mancato rispetto dei diritti civili e della democrazia dimostrato con la messa in carcere della Leader dell’Opposizione Democratica “arancione”, il Presidente Yanukovych si è trovato a fronteggiare una profonda crisi energetica con la Russia, che ha continuato a imporre a Kyiv condizioni onerose per il gas.

Senza potere l’appoggio politico di Bruxelles, e privo di forniture alternative di energia disponibili nell’immediato, Yanukovych ha trascinato l’Ucraina in una crisi energetica difficile da superare.

Matteo Cazzulani

RUSSIA E UCRAINA: E’ CRISI POLITICO-ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 19, 2012

Cancellata una visita tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e quello ucraino, Viktor Yanukovych, per via del mancato accordo sull’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale. Contrasti tra i due Capi di Stato anche sul gas.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Senza accordo la visita non s’ha da fare. Nella giornata di martedì, 18 Dicembre, l’incontro tra Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e il suo collega russo, Vladimir Putin, previsto a Mosca, è stato cancellato.

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya, la ragione della cancellazione è legata al mancato accordo tra le parti sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale: progetto di integrazione politica dei Paesi dello spazio ex-sovietico voluto della Russia per restaurare la propria egemonia nel mondo ex-URSS.

Secondo la fonte, Russia e Ucraina sarebbero su due posizioni contrapposte. In cambio dell’ingresso nell’Unione Eurasiatica – a cui, oltre alla Russia, già appartengono Bielorussia e Kazakhstan – Mosca ha offerto agli ucraini condizioni vantaggiose in alcuni settori di cruciale importanza come quello energetico.

Kyiv sostiene invece un’integrazione più moderata nell’Unione Eurasiatica secondo una formula 3+1 che, secondo i calcoli del Presidente Yanukovych, permette agli ucraini di non precludere l’integrazione con l’Europa.

Oltre alla questione strettamente politica, la ragione della cancellazione dell’incontro tra Putin e Yanukovych è legata al gas.

La Russia ha condizionato il mantenimento di relazioni energetiche tra Mosca e Kyiv all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Eurasiatica, ed ha posto agli ucraini il raddoppio della quantità del gas russo importato come condicio sine qua per l’ottenimento di uno sconto per il gas.

Dinnanzi al mancato ottenimento di un ribasso delle tariffe per l’importazione di gas russo – da cui l’Ucraina dipende all’80% circa – il Presidente Yanukovych ha ordinato al Governo ucraino di limitare la quantità di carburante acquistata dalla Russia a 27 miliardi di metri cubi all’anno.

Per compensare l’ammanco del gas di Mosca, Kyiv ha aumentato l’impiego di gasolio, greggio e carbone. Inoltre, il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Boyko, ha firmato un accordo trimestrale con la compagnia tedesca RWE per l’importazione di 57 milioni di metri cubi di gas russo dalla Germania all’Ucraina via Polonia e Ungheria.

Con la cancellazione della visita tra Putin e Yanukovych, i rapporti politici ed energetici tra Russia e Ucraina sono giunti a un punto morto.

Da un lato, la scelta di Yanukovych di barcamenarsi tra la Russia e l’Europa, senza prendere una decisione netta tra Mosca e Bruxelles, ha approfondito l’isolamento internazionale di Kyiv, reso già grave dall’ondata di processi politici scatenati dal Presidente ucraino contro gli esponenti dell’opposizione democratica – tra cui la Leader del dissenso arancione, Yulia Tymoshenko.

Dall’altro, la Russia ha scelto di fare a meno dell’Ucraina nella prosecuzione di una politica energetica orientata all’aumento dell’egemonia nel mercato UE – che soddisfa il 40% del proprio fabbisogno di gas grazie alle forniture di Mosca.

Il 7 Dicembre ha preso il via la costruzione del Southstream: gasdotto progettato dal Cremlino per rifornire l’Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il Southstream è un progetto politico che isola l’Ucraina – finora principale Paese di transito del gas russo verso l’UE – aumenta la dipendenza energetica dell’Europa da Mosca, e blocca il Corridoio Meridionale: piano varato dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas in Europa importando in UE gas dall’Azerbaijan tramite nuove infrastrutture.

La Moldova tra Russia ed Europa

Un’altra vittima della politica energetica di Mosca è la Moldova. Come riportato dall’agenzia Interfax, Mosca ha concesso il prolungamento dei contratti per le forniture di gas a Chisinau per un solo anno, lasciando aperta una questione geopolitica che vede Russia e UE ancora su due fronti.

In cambio di sconti sulle forniture di gas, Mosca ha chiesto alla Moldova la rinuncia alla membership nella Comunità Energetica Europea – una sorta di UE del gas che racchiude i 27 Paesi UE, Moldova e Ucraina.

Per evitare a Chisinau una scelta drastica, e mantenere vivo il processo di integrazione della Moldova nell’UE, la Commissione Europea ha concesso al Governo moldavo una deroga di tre anni per l’applicazione dei regolamenti della Comunità Energetica Europea, in attesa di una risoluzione della situazione con la Russia.

la Moldova dipende fortemente dalla forniture di gas russo. Per diminuire la dipendenza energetica della Russia, Chisinau ha sostenuto politicamente sia il Corridoio Meridionale, che il progetto AGRI: piano – ancora lontano dall’essere realizzato – studiato per rifornire di gas dell’Azerbaijan l’Europa attraverso il trasporto combinato via terra e mare del carburante attraverso Georgia, Mar Nero e Romania.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: GIALLO SUL RIGASSIFICATORE DI ODESSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 29, 2012

Il rappresentante della compagnia spagnola Natural Gas Fenosa non è stato autorizzato a porre la firma sul contratto che stabilisce l’avvio della costruzione del terminale LNG ucraino. Le reazioni di Kyiv e il tumulto politico interno al campo governativo.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Un giallo tutto iberico-ucraino in una storia legata ad un progetto energetico di notevole importanza. Nella giornata di lunedì, 26 Novembre, il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Boyko ha firmato l’accordo definitivo per la costruzione di un terminale LNG a Odessa.

La costruzione dell’infrastruttura, progettata per immettere nel sistema energetico ucraino 10 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto proveniente da Algeria, Libia, Egitto, Qatar ed Azerbaijan, è stata affidata ad un consorzio composto dalla compagnia USA Excelerate Energy e dalla spagnola Natural Gas Fenosa.

La compagnia spagnola, scelta da Kyiv per avere contribuito alla costruzione della maggior parte dei rigassificatori della Penisola Iberica, è stata rappresentata al momento della firma del contratto con il Governo ucraino da un suo rappresentante, Jordi Bonvehi.

Tuttavia, mercoledì, 28 Novembre, la Natural Gas Fenosa ha comunicato al Financial Times che Bonvehi non rappresenta l’azienda iberica, e, come riportato dalla Reuters, ha minacciato l’uscita immediata dal consorzio.

La notizia ha messo in allarme Boyko. Il Ministro dell’Energia ucraino ha dapprima riconosciuto come Bonvehi abbia preso parte a tutte le trattative e, successivamente, ha immediatamente chiesto spiegazioni al Capo dell’Agenzia per gli Investimenti Nazionali dell’Ucraina, Vladyslav Kaskiv.

Presto, il caso è diventato politico. Il rappresentante dell’Opposizione Democratica, Serhiy Soboliev, ha promesso un interrogazione parlamentare sull’assenza di trasparenza da parte del Ministro Boyko, del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e del Primo Ministro, Mykola Azarov.

A sgonfiare il caso è stato lo stesso Bonvehi, che, giovedì, 29 Novembre, all’agenzia UNIAN ha riconosciuto di non essere stato incaricato dalla Natural Gas Fenosa per la firma del contratto con il Governo ucraino.

A differenza dei rigassificatori progettati ed avviati in Unione Europea, il terminale LNG di Odessa è posseduto a maggioranza da privati, e solo il 25% dell’infrastruttura è controllato dal colosso nazionale ucraino Naftohaz.

La speranza del gas liquefatto per l’autonomia energetica ucraina

Il rigassificatore di Odessa è ritenuto dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, un progetto fondamentale per assicurare all’Ucraina la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio della Russia, con cui Kyiv è giunta ai ferri corti al momento del rinnovo dei contratti.

Dinnanzi al diniego di uno sconto sulle tariffe per le forniture di gas da parte del monopolista statale russo, Gazprom, l’Ucraina ha diminuito le importazioni di oro blu dalla Russia, ed ha aumentato l’uso di carbone e greggio.

Inoltre, il Ministro Boyko ha siglato contratti trimestrali per l’acquisto di gas – sempre proveniente dalla Russia – dalla compagnia tedesca RWE, trasportato in Ucraina da Ovest verso Est attraverso i gasdotti dell’Ungheria.

Matteo Cazzulani

UCRAINA CONTRO RUSSIA: CONTINUA LA GUERRA DEL GAS AI CONFINI ORIENTALI DELL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 25, 2012

Il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ordina la diminuzione della quantità di gas russo da importare nel sistema ucraino nonostante i vincoli contrattuali. Mosca pronta a concedere sconti in cambio di concessioni politiche

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

La dichiarazione rilasciata alla Interfax-Ukrayina, che il Presidente Yanukovych ha giustificato con la necessità di limitare la dipendenza dell’Ucraina dal gas della Russia, rappresenta un inasprimento della posizione di Kyiv nei confronti di Mosca.

Nel Luglio 2012 il Ministro del’Energia, Yuri Boyko, ha fissato a 23 Miliardi di metri cubi la quantità di gas che il colosso ucraino Naftohaz avrebbe acquistato da Gazprom durante l’anno.

La decisione del Presidente Yanukovych pone un problema di carattere contrattuale, dal momento in cui gli accordi in essere con la Russia impongono a Naftohaz l’acquisto da Gazprom di almeno 41,6 Miliardi di metri cubi di gas.

Lamentando l’imposizione da parte di Mosca di tariffe più alte rispetto a quelle applicate alle compagnie tedesche, e cercando di ottenere uno sconto sui contratti, Kyiv ha dichiarato l’intenzione di diminuire progressivamente l’importazione di gas russo a 20 Miliardi di metri cubi nel 2013.

Secondo gli esperti, la posizione ucraina, confermata dalle dichiarazioni del Presidente Yanukovych, comporta all’Ucraina l’imposizione di una multa salata da parte di Gazprom per mancato rispetto dei parametri contrattuali.

Tale risoluzione avrebbe una ripercussione più onerosa sulle casse ucraine rispetto al mantenimento delle importazioni di gas dalla Russia, che obbligano l’Ucraina a pagare 12,4 Miliardi di Dollari.

Uno spiraglio sembra essere stato aperto da un colloquio tra il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, e il suo collega russo, Dmitriy Medvedev, avvenuto a Mosca sabato, 24 Novembre.

Come riportato dalla radio Voice of Russia, Medvedev avrebbe proposto ad Azarov uno sconto sulle forniture di gas in cambio dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale nello spazio ex-sovietico, a cui già partecipano Russia, Bielorussia e Kazakhstan, concepito da Mosca per ristabilire l’egemonia politica del Cremlino nell’ex-URSS.

Un altro obiettivo della Russia è l’ottenimento del controllo diretto del sistema infrastrutturale energetico ucraino, attraverso il quale Mosca garantirebbe l’invio diretto di gas all’Unione Europea senza più dipendere da Paesi di transito.

Per questa ragione, Gazprom ha aumentato l’invio di gas in Occidente attraverso la Bielorussia – che il monopolista russo controlla già al 100% – ha costruito il Nordstream – conduttura sul fondale del Mar Baltico che rifornisce di carburante direttamente la Germania bypassando Polonia, Lituania e Ucraina – ed ha avviato la realizzazione del Southstream.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto mirato ad isolare l’Ucraina e, nel contempo, a bloccare il piano di diversificazione delle forniture di gas progettato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dall’oro blu della Russia.

Figlio di un accordo tra Gazprom e il colosso italiano ENI, benedetto da un patto tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi – appoggiato anche dagli ex-Ministri dello sviluppo economico Mario Romani e Pierluigi Bersani – il Southstream, che condurrà in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas attraverso il fondale del Mar Nero e la penisola Balcanica, è stato contestato dalla Commissione Europea poiché mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei 27 Stati dell’UE.

Il Southstream e la politica energetica di Yanukovych costringono l’Ucraina ad acquistare gas russo dai tedeschi

Per arginare la diminuzione dell’importazione di gas dalla Russia, l’Ucraina ha aumentato lo sfruttamento di carbone e gasolio per assicurare il funzionamento delle industrie nazionali.

Inoltre, Naftohaz ha firmato con la compagnia tedesca RWE un accordo trimestrale per l’importazione di un milione di metri cubi di gas russo acquistato dalla compagnia tedesca, veicolato in territorio ucraino tramite la Polonia.

Il palesarsi di contrasti energetici con Varsavia ha successivamente costretto Kyiv a concordare con l’Ungheria il transito del gas russo acquistato dalla RWE verso l’Ucraina.

Inoltre, Naftohaz ha avviato con la compagnia tedesca trattative per la firma di un accordo duraturo che, secondo Natural Gas Europe, potrebbe incrementare a 20 Miliardi di metri cubi la quantità di gas importata dall’Ucraina se come paese di transito dell’oro blu fornito dalla RWE sarà scelta la Slovacchia.

Matteo Cazzulani

Yulia Tymoshenko interrompe lo sciopero della fame contro i brogli elettorali

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 17, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica dichiara raggiunto lo scopo della protesta. Isolato dall’UE per il regresso democratico impresso a Kyiv, il Presidente Viktor Yanukovych e anche in piena crisi energetica con la Russia

Il segno di una crisi politica in un paese oramai energicamente emarginato per via della politica imperialista della Russia e degli egoismi nazionali di Germania e Francia. Nella giornata di venerdì, 16 Novembre, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, ha dichiarato, dal carcere dove e detenuta per scontare una condanna politica, la fine del suo secondo sciopero della fame.

Come riportato in una sua comunicato ufficiale, la Tymoshenko – nota in Occidente per avere guidato il processo democratico ucraino nel 2004, noto come Rivoluzione Arancione – ha evidenziato come lo scopo della sua protesta sia stato raggiunto.

Secondo la Leader del dissenso ucraino, ora tutte le persone in Ucraina sono consapevoli che le Elezioni Parlamentari ucraine del 28 Ottobre sono state falsate dalle Autorità del Presidente, Viktor Yanukovych.

“Ho iniziato la mia protesta il 29 Ottobre, lo scopo e stato raggiunto – ha dichiarato la Tymoshenko – ringrazio l’Unione Europea, le ONG internazionali, i Paesi del Mondo e gli ucraini per avere dato un giudizio obiettivo alla farsa organizzata dal Presidente Yanukovych”.

L’Amministrazione Presidenziale di Yanukovych e stata contestata da OSCE, NATO, Consiglio d’Europa e Parlamento Europeo per avere organizzato Elezioni Parlamentari poco chiare e non in linea con gli standard democratici.

Difatti, alla fine dello spoglio la maggioranza dei seggi in Parlamento e stata conquistata dal Partito delle Regioni – sostenuto politicamente da Yanukovych e finanziato dai principali oligarchi del Paese – nonostante le rilevazioni sociologiche avessero riconosciuto alle forze dell’Opposizione Democratica “arancione” una cospicua maggioranza.

Per la sua condotta autoritaria, che oltre ad elezioni irregolari ha provocato l’arresto della Tymoshenko e di altri dieci oppositori e pressioni sulla stampa, Yanukovych ha incassato un raffreddamento nelle relazioni con l’Unione Europea.

Allo stesso tempo, Il Presidente ucraino non e stato in grado di rinnovare con la Russia l’accordo per le forniture di gas, necessario poiché l’Ucraina dipende dalle forniture di oro blu di Mosca per il 90% del fabbisogno nazionale.

Venerdì, 16 Novembre, il Ministro dell’Energia Yuri Boyko ha dichiarato la volontà di ricorrere contro la Russia presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma ed altre Corti di Paesi occidentali contro l’alto prezzo imposto a Kyiv dal monopolista russo del gas, Gazprom.

Per abbattere i costi del gas russo, Boyko ha ordinato la diminuzione della quantità di gas importato da Mosca, l’aumento dello sfruttamento di carbone e greggio, e l’importazione di oro blu della Russia acquistato in Germania dalla compagnia tedesca RWE, trasportato in Ucraina via Polonia.

Il Gasdotto Ortodosso isolerà Kyiv

La situazione dell’Ucraina sul piano energetico si e compromessa con il via definitivo della costruzione del Southstream: gasdotto dalla portata di 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno progettato dalle coste russe del Mar Nero fino al terminale austriaco di Baumgarten attraverso il fondale marittimo del Mar Nero, la Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Il Southstream e compartecipato dal monopolista statale russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall, e da quella francese EDF. Politicamente, esso e appoggiato dai Governi dell’Europa Occidentale – Germania e Francia – nonostante le critiche mosse al progetto dalla Commissione Europea.

Bruxelles contesta il Southstream perché esso aumenta la dipendenza dell’Europa dal gas russo – da cui già l’UE dipende per il 40% del fabbisogno continentale complessivo – e mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea.

Inoltre, il Gasdotto Ortodosso – com’e altrimenti noto il Southstream – impossibilita la diversificazione delle forniture di oro blu progettata dalla Commissione Europea per il trasporto diretto nel Vecchio Continente di gas azero tramite la costruzione di appositi gasdotti.

Dal punto di vista russo, il Southstream consente di limitare il numero dei Paesi di transito delle forniture di gas russo all’Europa Occidentale. Con la costruzione del Gasdotto Ortodosso, la Bulgaria rimpiazzerà l’Ucraina nel ruolo di principale Paese di transito dell’oro blu di Mosca nei Paesi dell’Ovest dell’UE.

Matteo Cazzulani

20121117-081200.jpg

ROM: SARKOZY SPACCA L’EUROPA

Posted in Francia, Unione Europea by matteocazzulani on September 17, 2010

Lite tra il Capo di Stato transalpino ed il presidente della Commissione Europea. I leader del vecchio Continente critici sulle politiche di espulsione dei rom della Francia. Dissidi interni anche al PPE. Berlusconi con Sarkozy, la Merkel media.

Parigi divide l’Europa. Il rimpatrio dei rom in Romania e Bulgaria, attuato dal governo francese, e la successiva condanna della Commissione Europea, con tanto di promesso avvio della procedura di infrazione, ha monopolizzato il vertice UE di giovedì, 16 settembre. Una bagarre tra i leader del vecchio Conrinente, tanto rumorosa da relegare in secondo piano decisioni di rilievo, come gli accordi commerciali con la Corea del Sud, ed un pacchetto di aiuti per il Pakistan, devastato dalle recenti alluvioni.

Tutto ha inizio con le parole della Commissaria alla Giustizia e all’Integrazione, Viviane Rending, che ha paragonato la politica francese alle deportazioni naziste. Affermazioni pesanti, che, nonostante il repentino dietrofront della politica lussemburghese, hanno dato fuoco alle polveri.

“Tutti i capi di Governo sono sdegnati dal paragone della Reding” ha dichiarato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, visibilmente irritato. “E’ un paragone oltraggioso. La Francia – ha continuato – non si fermerà. L’Europa non può ignorare l’esistenza di campi illegali”.

Gli insediamenti sgomberati sono oramai un centinaio. A chi decide di lasciare il suolo transalpino, per iniziare una nuova vita, Parigi concede una compensazione economica di 300 euro. Quasi mille, finora, i rom espulsi. Cittadini UE, spostati in Bulgaria e Romania.

La contrarietà di Barroso

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso

Per questa ragione, anche il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha criticato aspramente la condotta di Parigi, bollata come discriminatoria nei confronti di minoranze etniche. “Non sono d’accordo con le frasi della Reding – ha affermato – ma sulla politica francese si sono sentite cose fuori dal mondo”.

L’uscita ha innescato uno scontro che il leader britannico David Cameron ha descritto come abbastanza vivace. Sarkozy, secondo quanto raccontato dal collega bulgaro, Bojko Borisov, ha difeso ad oltranza la posizione di Parigi, mandando su tutte le furie il portoghese, a sua volta supportato dal capo dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, e dal primo ministro spagnolo, José Maria Zapatero.

L’unico ad appoggiare apertamente l’inquilino dell’Eliseo, il premier italiano, Silvio Berlusconi, che, già il giorno precedente, ha contestato l’atteggiamento della Rendig: “Avrebbe dovuto trattare la questione privatamente con Parigi – ha spiegato in un’intervista al Figaro – prima di esternare la propria opinione in pubblico”.

Più equilibrata Berlino. Seppur ribadendo l’impossibilità di apportare ogni sorta di discriminazione a minoranze etniche, la Cancelliera Tedesca, Angela Merkel, ha criticato le affermazioni della Commissaria lussemburghese, sottolineandone la sterilità politica. “Certamente – ha evidenziato – la Rending ha il diritto di certificare possibili infrazioni della legislazione europea. Tuttavia – ha continuato –  credo sia meglio astenersi da certi paragoni”.

Dissidi interni al PPE

La lite, e , più in generale, la differenza di vedute tra Sarkozy, Barroso, Merkel, Rendig e Berlusconi aprono un caso politico ben oltre la mera dimensione continentale. Difatti, i quattro leader appartengono alla medesima casa politica, il Partito Popolare Europeo. Ed è proprio nel contesto del più importante gruppo dell’Europarlamento che la Merkel ha cercato di risolvere la questione, organizzando un pre-meeting nella serata di mercoledì, 15 settembre.

Concordi sulla linea da adottare i capi di governo riuniti, dal lettone Valdis Dombrovskis al romeno Emil Boc.  Tutti, tranne François Fillon. “Mostreremo che Parigi rispetta perfettamente sia le regole UE che quelle nazionali” ha dichiarato il primo ministro francese, a poche ore dall’inizio del tormentato vertice.

Matteo Cazzulani