LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Grecia da il via libera alla TAP ma guarda sempre a Gazprom

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 17, 2016

Il Governo greco approva il tratto definitivo del Gasdotto Trans Adriatico per incrementare le entrate di bilancio. Atene sempre in attesa che la Russia ripristini il Turkish Stream



Varsavia – Un progetto per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea necessario da realizzarsi sopratutto per incrementare le entrate di bilancio. Così il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è stato presentato da parte del Governo greco che, nella giornata di giovedì, 14 Gennaio, ha ufficialmente approvato l’itinerario che l’infrastruttura percorrerà nel territorio greco.

Come dichiarato dal Ministro dell’Ambiente e dell’Energia greco, Panos Skourletis,  la TAP, che transiterà attraverso 13 regioni del Paese, è un progetto necessario perché la Grecia ottenga introiti per il passaggio del gas dei quali, a giovare, saranno le finanze del Paese.

Nello specifico, la TAP è un progetto sostenuto dalla Commissione Europea per veicolare dalla Turchia all’Italia, attraverso Grecia ed Albania, gas proveniente dall’Azerbaijan da un minimo di 10 miliardi di metri cubi all’anno ad un massimo di 30 miliardi di metri cubi.

La ratio della TAP è la diminuzione della dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas da Algeria e Russia. Per questo, la TAP è stata inserita in un disegno più ampio che prevede la costruzione di un alto numero di rigassificatori in diversi Paesi dell’Unione Europea per importare gas liquefatto da Qatar, Nigeria, Egitto e, in prospettiva, dagli Stati Uniti d’America. 

Inoltre, la TAP potrebbe veicolare gas proveniente da Israele che, come dichiarato di recente dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha intenzione di avvalersi dello sfruttamento dei giacimenti Leviathan, Tamar e Dalit per esportare energia in Europa.

Nello specifico, Israele sta valutando la realizzazione di un gasdotto per collegare i giacimenti israeliani alla Turchia, dove il gas di Tel Aviv confluirebbe nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, nella TAP.

Oltre alla diversificazione delle forniture di gas secondo le linee guida della Commissione Europea, con la quale Atene intrattiene rapporti tesi, la decisione della Grecia di sostenere la TAP è da considerare come una forma di pressione che il Governo greco intende esercitare su Mosca per ottenere il rinnovo del gasdotto Turkish Stream da parte dalla Russia.

Il Turkish Stream è un gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Grecia 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso le acque territoriali della Turchia: un progetto, congelato in seguito alla recente crisi politica tra Turchia e Russia, che avrebbe messo a repentaglio la realizzazione della TAP e, con essa, buona parte del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

La Commissione Europea, del resto, ha espresso parere negativo in merito al Turkish Stream, in quanto questo progetto non è conforme al Terzo Pacchetto Energetico Europeo. Questa legge UE vieta il controllo congiunto della compravendita del gas e dei gasdotti da parte della medesima compagnia energetica, che nel caso del Turkish Stream è il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Nonostante la non conformità alle leggi UE, la Grecia ha sempre mantenuto una forte attenzione nei confronti del Turkish Stream. Il Premier greco, Alexis Tsipras, dopo essere stato tra i primi ad approvare la realizzazione del gasdotto russo, è tra i leader europei a volere fortemente la revoca delle sanzioni che l’UE ha applicato alla Russia a causa della crisi ucraina.

Da parte sua, la Russia ha dimostrato di non volere abbandonare del tutto il Turkish Stream. Come dichiarato dal Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, il gasdotto potrebbe infatti essere ripristinato come progetto prioritario per la Federazione Russa malgrado le frizioni con Turchia ed Unione Europea.

La Bulgaria lancia la concorrenza ad Atene

Un assist alla Russia è stato dato dalla Bulgaria, il cui Premier, Boyko Borysov, ha proposto la realizzazione del Bulgarian Stream: un progetto simile al Turkish Stream che permetterebbe a Gazprom di esportare il gas russo in Europa bypassando la Turchia.

Secondo quanto dichiarato dal Premier Borysov, il Bulgarian Stream consentirebbe alla Russia di veicolare il suo gas fino al terminale Balkan, che il Governo bulgaro intende realizzare per rendere la Bulgaria il principale hub di importazione di gas in Europa Centro Orientale.

Infatti, sempre secondo il Premier Borysov, il rigassificatore Balkan potrebbe servire ad importare, ed immettere nel sistema dei gasdotti dell’Europa Centrale, anche gas proveniente dall’Azerbaijan e da altri Paesi fornitori.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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LA RUSSIA AVVIA IL SOUTHSTREAM IN BULGARIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 4, 2013

Alexei Miller, Capo del Monopolista russo statale del gas Gazprom, ha dichiarato l’avvio della realizzazione del Gasdotto Ortodosso in Bulgaria. Compatta a favore dell’infrastruttura una maggioranza bipartisan di socialisti e moderati, contrari, invece, come la Commissione Europea, i conservatori.

Grazie alla Bulgaria, ma non solo, l’Europa sarà più dipendente dal gas della Russia. Nella giornata di sabato, 2 Novembre, Alexei Miller, capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato l’avvio della costruzione in territorio bulgaro del Southstream.

Durante un incontro con il Premier bulgaro, Plamen Oresharski, Miller ha definito la realizzazione del gasdotto come un evento glorioso che aiuta le economie dei Paesi coinvolti dalla costruzione del Southstream, tra cui la Bulgaria.

Il Premier Oresharski, Capo del Partito Socialista Bulgaro, ha sottolineato come alla Bulgaria non spetti il pagamento di un centesimo di investimento nell’infrastruttura, che sarà in toto a carico dei russi.

A sostegno del Southstream -altrimenti noto come Gasdotto Ortodosso, c’è anche il principale partito di opposizione, il moderato GERB, il cui Leader, Boyko Borysov, da Premier, ha firmato nel 2012 i contratti per la realizzazione del gasdotto in Bulgaria.

Contrarietà al Southstream è stata espressa dal Partito conservatore Democratici per una Forte Bulgaria, che ha evidenziato come la Bulgaria, secondo contratto, sarà obbligata a garantire il transito del gas russo in Europa senza ottenere un centesimo di guadagno.

Critiche al Southstream provengono anche dalla Commissione Europea, che ha illustrato come il gasdotto russo non rispetti il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta ad enti monopolisti di controllare sia la compravendita di gas, che le infrastrutture deputate al suo trasporto.

A rischio la sicurezza nazionale degli Stati UE

Il Southstream è realizzato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalle coste meridionali russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Già fortemente dipendente dalle forniture di oro blu russo, con la realizzazione del Southstream l’Europa incrementa la dipendenza da un unico fornitore: un fatto che pone un chiaro pericolo per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea.

Per diversificare le forniture di gas dalla Russia -ed evitare i continui ricatti energetici di Mosca nei confronti degli Stati dell’Unione- la Commissione Europea supporta l’unificazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Inoltre, Bruxelles supporta la realizzazione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed Egitto e Shale a basso prezzo dagli Stati Uniti d’America.

Infine, la Commissione Europea sostiene il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura pianificata per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia, attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

GAS: LA BULGARIA TORNA FILORUSSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 10, 2013

Il nuovo Governo socialista sostiene il Southstream, gasdotto progettato dalla Russia, in piena infrazione della Legge UE, per aumentare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dal gas di Mosca. La decisione del Premier, Plamen Oresharski, opposta alla posizione mantenuta dall’ex-Capo del Governo moderato, Boyko Borysov

Un cambio di campo che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea. Nella giornata di venerdì, 7 Giugno, la Bulgaria ha dichiarato sostegno al Southstream e, in generale, alla politica energetica della Russia in Europa.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, durante un incontro tra il Ministro dell’Economia bulgaro, Dragomir Stoynev, e il suo collega russo, Anatoliy Yanovsky, Sofia ha formalizzato il sostegno al gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo.

La posizione della Bulgaria è dovuta al cambio di Governo avvenuto dopo le Elezioni Parlamentari, che hanno consegnato il controllo dell’esecutivo ai socialisti del Premier, Plamen Oresharski.

Ex-Ministro dell’Economia, il Premier Oresharski, nel 2007, ha firmato l’appoggio della Bulgaria al Southstream.

La posizione apertamente filo-russa è stata parzialmente rivalutata dal governo moderato del Premier Boyko Borysov, che, oltre a sostenere il Southstream, ha firmato l’appoggio al Nabucco.

Questo gasdotto è progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan e, così, diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Nel 2013, il Premier ad interim, Marin Raykov, anch’egli un moderato, ha aperto un’inchiesta sulla Russia per mancato rispetto delle leggi UE nella realizzazione del Southstream.

Nello specifico, il gasdotto voluto da Mosca non rispetta il Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che impedisce ad enti monopolisti di controllare sia la compravendita che la distribuzione del gas in UE.

Il Southstream è progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, ed è compartecipato dal colosso italiano ENI, dalla compagnia francese EDF, e dalla tedesca Wintershall.

Dalle coste russe, il Southstream è ideato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

I socialisti bulgari sostengono anche il nucleare

Oltre che a riguardo del Southstream, il riposizionamento in chiave filo russa del nuovo governo socialista bulgaro ha riguardato anche il si alla costruzione della centrale nucleare di Belene.

Il progetto, che è stato approvato sempre dal Governo socialista 2005-2009 con costo di 10 Miliardi di Euro, è stato abbandonato dall’Ex-Premier Borysov perché pericoloso per la sicurezza energetica e nazionale bulgara e troppo costoso.

Il riposizionamento filo russo della Bulgaria mette a serio repentaglio la realizzazione dei progetti di indipendenza energetica varati dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza UE da Russia ed Algeria.

Infatti, il Southstream blocca la realizzazione del Nabucco, che è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dalla Turchia Occidentale in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

LA BULGARIA ABBANDONA L’OLEODOTTO VOLUTO DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 10, 2013

Il Governo bulgaro dice no alla realizzazione del Burgas-Alexandroupolis: infrastruttura concepita dai russi per veicolare greggio in Grecia senza dipendere dallo Stretto dei Dardanelli. Fissato l’inizio delle importazioni a Sofia del gas dall’Azerbaijan.

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov

No ad un’infrastruttura che aumenta la dipendenza energetica della Bulgaria dalla Russia. Nella giornata di giovedì, 7 Marzo, il Parlamento bulgaro ha votato a favore dell’annullamento della partecipazione della Bulgaria nella realizzazione dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis.

L’infrastruttura, progettata dai russi per esportare greggio in Grecia attraverso la Bulgaria, e bypassare così lo stretto dei Dardanelli, è stata sostenuta dal Governo socialista, che nel 2007 ha firmato l’accordo per la compartecipazione di Sofia nella realizzazione dell’oleodotto.

Nel 2011, il Primo Ministro moderato, Boyko Borisov, ha riconsiderato il progetto e, un anno più tardi, ha invitato il Parlamento ad approvare la proposta di rinuncia alla costruzione dell’oleodotto per motivi di carattere ambientale e paesaggistico.

Più che la questione ambientale, nel mirino del Premier Borisov c’è l’ottenimento dell’indipendenza energetica della Bulgaria, che ad oggi dipende per il 100% del proprio fabbisogno dalle forniture della Russia.

Prima della rinuncia alla realizzazione dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis, sostenuta in Parlamento da una larga maggioranza, il Governo moderato ha approvato l’interruzione della costruzione della centrale nucleare di Belene, che Sofia ha programmato in partnership con la Russia.

Di pari passo, il Premier Borisov, che presto è chiamato ad affrontare nuove Elezioni Parlamentari, ha implementato la costruzione di gasdotti per unificare il sistema infrastrutturale energetico bulgaro con quello di Serbia, Turchia, Romania e Grecia, come richiesto dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che dispone la creazione di un mercato unico e integrato del gas nel Vecchio Continente.

Contestualizzata nell’ambito della costruzione di condutture tra la Bulgaria e i Paesi confinanti vi è anche la realizzazione del Nabucco: gasdotto sostenuto dalla Commissione Europea, e dai Governi di Austria, Romania, Turchia e Polonia, concepito per veicolare in territorio austriaco 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan.

Lo scopo del Nabucco, progettato dalla Turchia Occidentale attraverso il territorio bulgaro, romeno ed ungherese, è anche quello di diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’Europa, e diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia, da cui oggi l’Unione Europea dipende per il 40% del fabbisogno continentale.

Come riportato dall’agenzia Novinite, la Bulgaria ha dichiarato l’avvio dell’importazione di gas dal Nabucco a partire dal 2018: una deadline salutata come l’avvio di una nuova stagione nella politica energetica del Paese.

Sofia sta sia con l’Europa che con la Russia

Nonostante gli sforzi per diversificare gli approvvigionamenti di gas, la Bulgaria resta comunque fortemente dipendente dalla Russia a causa della decisione del Premier Borisov di accettare la realizzazione in territorio bulgaro del Southstream.

Questo gasdotto è progettato dal monopolista statale del gas russo, Gazprom, per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, e Italia.

Scopo del Southstream è anche l’aumento della dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas russo, e il blocco della realizzazione del Nabucco.

Il Premier Borisov ha argomentato la sua posizione in favore sia del Nabucco che del Southstream con la necessità di rendere Sofia il principale Paese di transito verso l’Europa sia del gas russo che di quello azero, e, così, incrementare il peso politico del suo Paese in campo internazionale.

Matteo Cazzulani

GAS: CONTINUA L’INTEGRAZIONE ENERGETICA EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 18, 2012

Grecia e Bulgaria pianificano la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali finalizzata al trasporto del carburante dell’Azerbaijan in Romania e Ungheria – oltre che già in Italia e Albania attraverso la TAP. Sofia firma un accordo per l’unificazione del sistema infrastrutturale energetico nazionale anche con la Serbia.

Il Commissario UE all'Energia, Gunther Oettinger

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

L’unione dei gasdotti europei come mezzo per contrastare l’egemonia energetica della Russia. Nella giornata di lunedì, 17 Dicembre, i Governi di Grecia e Bulgaria hanno comunicato l’avvio della costruzione di un gasdotto per collegare i sistemi infrastrutturali energetici nazionali di Atene e Sofia.

Come riportato dall’agenzia Novinite, il gasdotto, dalla portata di 3 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, unirà la città bulgara di Stara Zagora alla località greca di Komotini, ed è previsto un suo prolungamento anche in Romania ed Ungheria.

L’infrastruttura, finanziata per 45 Milioni di Euro dalla Commissione Europea, è parte del Programma Energetico UE, volto alla creazione di un mercato unico del gas in Europa e alla diversificazione delle forniture di oro blu per il Vecchio Continente.

La scelta della località greca, e il forte sostegno prestato dalla Commissione Europea, sono due fattori legati l’uno all’altro.

A Komotini è infatti previsto l’avvio del Gasdotto Trans Adriatico – TAP: conduttura, sostenuta dai Governi italiano, greco ed albanese, progettata per veicolare in Italia, attraverso Grecia ed Albania, 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza per la politica energetica europea: il gas azero veicolato in Europa permette all’Unione Europea di diminuire la forte dipendenza dalle forniture energetiche della Russia – che ad oggi copre il 40% del fabbisogno complessivo UE – e permette all’Italia di affermarsi come l’hub unico del carburante dell’Azerbaijan nel Vecchio Continente.

Oltre alla diversificazione delle forniture di gas, un altro obiettivo del Programma Energetico della Commissione Europea è l’unificazione dei gasdotti dei Paesi UE, e di alcuni extra-UE, finalizzata alla creazione di un mercato unico del gas il più possibile liberalizzato e diversificato negli approvvigionamenti.

Un passo significativo in tale direzione è stato annunciato dalla Lituania, dove il governo di centro-sinistra appena insediato ha posto l’integrazione dei gasdotti lituani con quelli della Polonia tra le priorità della politica energetica di Vilna, in conformità con le direttive di Bruxelles.

Nell’ambito di questa strategia, nella giornata di Domenica, 16 Dicembre, la Bulgaria ha progettato l’unificazione dei propri gasdotti anche con il sistema infrastrutturale energetico della Serbia attraverso la costruzione di una conduttura dalla portata di 1,8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’accordo tra il Governo bulgaro e quello serbo è stato ratificato a Bruxelles dai Primi Ministri dei due Paesi, Boyko Borysov e Ivica Dacic, con la presenza del Commissario UE all’Energia Gunther Oettinger.

La minaccia della Russia all’integrazione europea del gas

Come riportato da Gazeta Wyborcza, a differenza che negli accordi tra Bulgaria e Grecia, e tra Lituania e Polonia, il patto tra Sofia e Belgrado è messo in forse dalla politica energetica della Russia, che proprio tra il territorio bulgaro e quello serbo ha pianificato la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, che rifornirà l’UE di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, veicolati dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, è stato progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture del Cremlino.

Inoltre, il Southstream rappresenta per la Russia uno strumento politico per evitare sia la diversificazione delle forniture di gas da parte della Commissione Europea, che la realizzazione del mercato unico del gas europeo.

L’atteggiamento di Mosca non solo costituisce una minaccia all’indipendenza energetica dell’UE, ma pone anche a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione, e di quelli interessati dal progetto Energetico di Bruxelles.

Matteo Cazzulani

NABUCCO CONTRO SOUTHSTREAM: LA BULGARIA SCEGLIE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 12, 2012

Il gasdotto dalla verdiana denominazione, fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas UE, in fase avanzata di realizzazione a Sofia. Il Presidente bulgaro ferma la costruzione del Gasdotto ortodosso voluto dai russi per mantenere l’Unione Europea dipendente dal Cremlino

I percorsi di Nabucco e Southstream

La prospettiva energetica della Bulgaria dice più Europa e meno Russia, ma la battaglia per la costruzione di gasdotti indispensabili per la collocazione geopolitica dell’Unione Europea nel mercato dl gas è appena all’inizio. Nella giornata di giovedì, 8 Novembre, il Ministero dell’Ambiente della Bulgaria ha ricevuto la documentazione necessaria per l’avvio dello studio di impatto ambientale del gasdotto Nabucco.

Come riportato da Natural Gas Europe, a dare la notizia è stato il top manager del progetto dalla verdiana denominazione, Reinhard Mitschek, che si è complimentato con Sofia per lo stato di avanzamento dei lavori di un’infrastruttura fondamentale per l’indipendenza energetica dell’UE.

Il Direttore gestionale della parte bulgara del Nabucco, Marii Kossev, ha aggiunto che il gasdotto dalla verdiana denominazione non solo permetterà a Sofia di diminuire la dipendenza dal gas russo, ma anche di creare posti di lavoro ed opportunità per battere la forte crisi economica.

Se il progetto dell’Europa ha avuto semaforo verde da Sofia, una frenata è stata data al Southstream: gasdotto voluto dalla Russia per aumentare la dipendenza del Vecchio Continente dalle forniture russe.

Come riportato dall’agenzia PAP, dopo la firma di un accordo di massima per la costruzione del Southstream in Bulgaria da parte del Premier bulgaro, Boyko Borysov, il Presidente, Rosen Plevneliyev, ha arrestato l’operazione per verifiche di carattere contrattuale.

Il Capo di Stato bulgaro ha rilevato l’assenza di chiarezza in merito alla quantità di gas fornito dal Southsream in Bulgaria e, sopratutto, un mancato accenno al prezzo per l’oro blu che la Russia intende imporre alla Bulgaria.

Secondo dati riportati dal portale di informazione wnp.pl, Sofia paga per il gas russo 472 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre la costruzione del Southstream in Bulgaria è stimata attorno ai 3,3 Miliardi di Euro.

La guerra dei gasdotti europea

Il Nabucco è un gasdotto di 3893 chilometri di lunghezza progettato dalla Commissione Europea per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa nel terminale austriaco di Baumgartner attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria.

Lo scopo del Nabucco è quello di diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di oro blu della Russia, attingendo direttamente dai giacimenti dell’Azerbaijan – con cui la Commissione Europea ha già firmato pre-accordi – per portare nel Vecchio Continente oro blu da una fonte di approvvigionamento differente dal quella russa e nordafricana.

Sostenuto politicamente dalla Commissione Europea, dai Governi austriaco, romeno, ungherese, turco e bulgaro, e dai Paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Nabucco è compartecipato dalla compagnia OMV (Austria) MOL (Ungheria) Transgaz (Romania) Bulgargaz (Bulgaria) ed RWE (Germania).

Il Southstream è un gasdotto progettato dalla Russia per 3600 chilometri dalle coste russe del Mar Nero fino al porto di Varna, in Bulgaria, per poi risalire i Balcani lungo Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Lo scopo del Southstream è quello di impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas, ed aumentare la dipendenza dell’UE dall’oro blu russo con il trasporto diretto in Europa Centro-Meridionale di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Noto anche come Gasdotto ortodosso, il Southstream è sostenuto politicamente dal Cremlino e dai Paesi dell’Europa Occidentale che alle iniziative comuni della Commissione Europea preferiscono perseguire il proprio tornaconto nazionale, come Germania, Francia, Olanda e Belgio.

Sul piano economico, il Southstream è compartecipato dal monopolista statale russo Gazprom, posseduto per più della metà dal Cremlino, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia.

Matteo Cazzulani

GAS: BULGARIA E CROAZIA DIBATTONO SUL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 5, 2012

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, accusato di condurre trattative segrete con il Presidente russo, Vladimir Putin. Il Capo di Stato croato, Ivo Josipovic, lamenta la mancata scelta di Zagabria da parte di Mosca come Paese di transito del Gasdotto Ortodosso

I percorsi di Nabucco e Southstream

L’imbarazzo della Bulgaria e la delusione della Croazia sono le due reazioni che stanno tenendo banco nella realizzazione del Southsream in Europa. Come riportato dall’agenzia Novinite, nella giornata di venerdì, 2 Novembre, il Premier bulgaro, Boyko Borysov, è stato accusato in Parlamento di avere concordato in segreto con il Presidente russo, Vladimir Putin, la costruzione del Southstream.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto fortemente voluto dal monopolista russo del gas, Gazprom, per bypassare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, incrementare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia, ed impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu tramite l’importazione diretta di carburante azero.

Come dichiarato dal Capo dell’Opposizione bulgara di destra, Ivan Kostov – ex-Primo Ministro e Leader del Partito “Democratici per una Forte Bulgaria” – il Premier moderato Borysov avrebbe concordato con la Russia la realizzazione di un piano contrastato dall’Unione Europea.

Per questa ragione, Kostov ha invitato il Capo del Governo di Sofia a rispondere in Parlamento a sette domande inerenti agli aspetti tecnici e politici del Southstream.

In particolare, Kostov ha chiesto al Premier di chiarire quale sia la modalità contrattuale stabilita per garantire il transito del gas russo attraverso la sezione bulgara del Southstream e, sopratutto, ha invitato Borysov ad appurare l’effettiva portata del Gasdotto Ortodosso.

Come sottolineato da Kostov, altri progetti sottomarini costruiti dai russi, come il NordStream e il Blue Stream – che collegano la Russia rispettivamente con la Germania sul fondale del Mar Baltico, e con la Turchia sul fondale del Mar Nero orientale – trasportano solamente il 37% della portata prevista.

Pronta è stata la risposta del delegato del Premier, Dian Chervenkondyev, che ha assicurato l’inesistenza di trattative segrete tra Putin e Borysov.

Seguendo le direttive della Commissione Europea, Borysov negli ultimi mesi ha inoltre sostenuto un piano di diversificazione delle forniture di gas, collegando i gasdotti nazionali con quelli di Romania, Grecia e Romania e Turchia.

In aggiunta, il Premier bulgaro ha proposto a Bruxelles di iniziare proprio in Bulgaria la costruzione del Nabucco: la principale delle condutture concepite dalla Commissione Europea per importare gas dall’Azerbaijan – transitando, oltre per per il territorio bulgaro, anche per Turchia, Romania, Ungheria ed Austria – e diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dall’oro blu della Russia.

Contrariamente alla Bulgaria, l’assenza di una politica energetica effettiva è stata denuncia dal Presidente della Croazia, Ivo Josipovic: deluso per la mancata scelta di Zagabria da parte di Gazprom come Paese di transito del Southstream.

Il Capo di Stato croato – esponente del Partito Socialdemocratico, ed ex-militante del Partito comunista negli anni Ottanta – alla tv nazionale HRT ha sottolineato il suo sostegno al Gasdotto Ortodosso, ed ha accusato gli imprenditori del suo Paese di scarsa fiducia nei conforti degli investitori russi.

Il voltafaccia di Orban mette a repentaglio l’indipendenza energetica dell’Europa

L’esclusione della Croazia dal percorso del Southstream è legata alla decisione di Gazprom di costruire il Gasdotto Ortodosso attraverso l’Ungheria, maturata dopo lunghe trattative legate alla compartecipazione di Budapest al Nabucco, che il Governo magiaro ha dichiarato di appoggiare politicamente.

Nella giornata di mercoledì, 31 ottobre, il Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, e il Premier ungherese, Victor Orban, hanno siglato un accordo definitivo per il transito del Southstream in territorio magiaro.

L’intesa russo-ungherese ha reso inutile la prosecuzione delle trattative che il monopolista russo ha avviato con la Croazia per garantire la costruzione del Gasdotto ortodosso dalla Serbia alla Slovenia in caso di mancato accordo con l’Ungheria.

Lungo 3600 Chilometri con una portata di 63 Miliardi di metri cubi all’anno, il Southstream è concepito dal monopolista russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall, dalla francese EDF, e da quelle nazionali slovena, serba, e greca.

Dopo avere collegato tramite il fondale del Mar Nero le coste russe con il porto bulgaro di Varna, con un ramo meridionale il Southstream raggiungerà Grecia e Italia, mentre una sezione settentrionale risalirà i Balcani lungo Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Appoggiato politicamente dai Governi di Germania e Francia, il Southstream è contestato dalla Commissione Europea, che giudica nell’ampliamento delle forniture di gas dalla Russia una minaccia per la sicurezza energetica dell’UE.

Bruxelles ha sottolineato come il Gasdotto ortodosso impossibiliti anche la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di oro blu per l’UE, e renda il Vecchio Continente unicamente dipendente dal carburante di Mosca.

Matteo Cazzulani

L’Ungheria appoggia il Southstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 1, 2012

Come riportato da una nota del monopolista nazionale russo, Gazprom, il governo ungherese ha appoggiato il gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture del Cremlino. Critica la posizione di Budapest sul piano energetico e geopolitico

La tentazione russa ha spinto il Premier ungherese, Viktor Orban, a mantenere il piede in due scarpe in ambito energetico. Come riportato da una nota del monopolista russo, Gazprom – posseduto per meta dal Cremlino – nella giornata di mercoledì, 31 Ottobre, l’Ungheria ha accettato la costruzione nel proprio territorio del gasdotto Southstream.

Il fatto non costituisce affatto una novità, dal momento in cui già nei giorni precedenti alla visita in Ungheria del vicecapo di Gazprom, Alexandr Medvedev – durante la quale Orban ha concordato il sostegno al gasdotto russo – le voci sull’adesione di Budapest al Southstream si sono fatte sempre più insistenti.

Inoltre, due giorni prima dei colloqui ufficiali con l’Ungheria, il monopolista russo del gas ha firmato un simile documento con la vicina Serbia, che ha garantito la costruzione del Southstream presso il proprio territorio.

Durante gli ultimi anni, l’interesse dell’Ungheria nei confronti del Southstream e oscillato dall’aperto sostegno prestato dai governi socialisti tra il 2006 e il 2010, e l’iniziale raffreddamento approntato dalla salita al potere dei moderati di Orban, che hanno preferito sostenere i progetti della Commissione Europea varati per diversificare le forniture di gas nel Vecchio Continente e diminuire la dipendenza dall’oro blu della Russia.

Nonostante la firma posta dal Governo Orban a inizio Ottobre in calce alla dichiarazione di sostegno politico al Nabucco – gasdotto progettato da Bruxelles per trasportare 16 milioni di gas azero direttamente in Europa transitando per Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria – Budapest ha ceduto al pressing del Cremlino e, come riportato dalla nota di Gazprom, ha concesso il supporto ufficiale anche al Southstream.

Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream – compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, dalla greca DEPA, e da quelle nazionali slovene e serba – e un progetto di 3600 chilometri concepito per veicolalre 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Europa sud-occidentale e balcanica.

Un altro scopo del Southstream – che transiterà sul fondale del Mar Nero dalle coste della Russia fino alla Bulgaria, da dove una diramazione meridionale si dirigerà in Grecia, mentre una sezione settentrionale risalirà la Penisola Balcanica attraverso Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia – e quello di impedire all’Unione Europea il trasporto diretto in Europa di gas dall’Azerbaijan tramite il Nabucco.

Con il sostegno al Southsream, l’Ungheria si pone in una posizione abigua sul piano energetico. Da un lato, Budapest sostiene i progetti della Commissione Europea, ma dall’altro supporta anche la politica energetica della Russia, che mira a mantenere l’Europa dipendente dalle proprie forniture di gas.

Bucarest e Sofia a sostegno della politica energetica UE

Chi invece nella guerra del gas tra l’Europa e la Russia ha scelto chiaramente da che parte stare sono Romania e Bulgaria.

Come riportato dall’agenzia Novinite, il vice-Ministro dell’Economia romeno, Rodin Traiku, mercoledì, 31 Ottobre, ha dichiarato l’intenzione di inserire il gasdotto che collegherà il sistema infrastrutturale della Romania con quello della Bulgaria – in via di realizzazione – nell’ambito del Nabucco.

Grazie all’impegno del Presidente Traian Basescu, la Romania si e posta in prima fila nel sostegno alla politica energetica della Commissione Europea non solo prestando un concreto supporto al Nabucco, ma anche avviando le trattative per altri progetti finalizzati alla diversificazione delle forniture di gas per l’Europa.

Tra i piani sostenuti da Bucarest rientrano l’AGRI – progetto per il trasporto di gas in Europa dal Turkmenistan via terra fino alla Georgia, e, dal porto georgiano di Poti, via nave fino al terminale di Costanza, in Romania – e l’avvio dello sfruttamento di giacimenti di oro blu naturale e non-convenzionale nelle acque territoriali romene.

La posizione della Romania in merito al Nabucco e in linea con quella del Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, che, durante il Consiglio Europeo del 22 Ottobre, ha dichiarato l’avvio della costruzione del gasdotto dalla verdiana denominazione in Bulgaria il prossimo Gennaio.

Inoltre, per abbattere la dipendenza dal gas della Russia, la Bulgaria ha avviato un massiccio piano di diversificazione delle importazioni di oro blu mediante la messa in comunicazione del sistema infrastrutturale energetico nazionale non solo con quello romeno, ma anche con quello di Serbia, Macedonia, Grecia, e Turchia.

Matteo Cazzulani

Il Nabucco al via in Bulgaria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 24, 2012

Durante la riunione del Consiglio Europeo, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, dichiara l’avvio della costruzione del gasdotto dalla verdiana denominazione nel proprio Paese. L’esempio di Sofia per la diversificazione delle forniture UE

Sofia e Tallinn dicono si all’Europa e no alla Russia, nella giornata di lunedì, 22 Ottobre, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, ha dichiarato l’intenzione di avviare nel mese di Gennaio la costruzione della prima tratta del Nabucco.

Come riportato dall’autorevole agenzia BNT, durante il Consiglio Europeo di Bruxelles, Boyko ha sottolineato l’importanza che il gasdotto dalla verdiana denominazione ricopre per la sicurezza energetica della Bulgaria.

Progettato dalla Commissione Europea nell’ambito del piano di diversificazione delle forniture di gas per l’UE, il Nabucco e concepito per trasportare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa dalla Turchia Occidentale fino al terminale austriaco di Baumgarten attraverso Bulgaria, Romania, ed Ungheria.

Nel progetto, la compagnia bulgara Bulgargaz possiede il 16,67% delle azioni al pari della compagnia austriaca OMV, della romena Transgaz, dell’ungherese MOL, e della tedesca RWE.

Alla meta di Ottobre, il Nabucco ha ottenuto il sostegno politico di Turchia, Austria, Bulgaria, Ungheria e Romania tramite un accordo intergovernativo firmato a Vienna.

Oltre all’impegno nel Nabucco, la Bulgaria ha avviato un piano di costruzione di nuovi gasdotto per collegare il sistema infrastrutturale nazionale a quello di Turchia, Serbia, Grecia e Romania e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

L’Estonia dice no al NordStream

Una forte posizione in favore della politica energetica della Commissione Europea e stata presa, su un altro settore, dall’Estonia. Come riportato dall’agenzia Eesti Paevaleht, il Ministro della Difesa, Urmas Reinsalu, ha inviato una lettera al Ministro degli Esteri, Urmas Paet, affinché Tallinn non esprima il suo appoggio all’ampiamento nelle acque territoriali estoni del gasdotto NordStream.

Il titolare del Dicastero della Difesa ha invitato il Capo della Diplomazia dell’Estonia a non accettare la partecipazione in un progetto la cui realizzazione costituisce un serio pericolo per la sicurezza nazionale di Tallinn.

Il NordStream e stato progettato dalla Russia in partnership con la Germania per veicolare gas russo direttamente in territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, con il vero scopo di isolare energicamente Paesi dell’Unione Europea politicamente osteggiati dal Cremlino come Lituania, Polonia, Estonia e Lettonia.

Ampliando l’afflusso di gas russo nel Vecchio Continente, la Commissione Europea ha inizialmente criticato il progetto. L’opera di lobby politica della Germania, coadiuvata dalla Francia, ha pero permesso la realizzazione del NordStream ed il riconoscimento all’infrastruttura del patrocinio di Bruxelles

Matteo Cazzulani

BULGARIA E ROMANIA IN PRIMO PIANO PER LA SICUREZZA ENERGETICA UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 11, 2012

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, propone un ruolo più forte di Sofia nel Nabucco mediante l’inclusione dell’interconnettore con la Turchia nell’itinerario definitivo del gasdotto dalla verdiana denominazione, concepito dalla Commissione Europea per trasportare in Europa gas dall’Azerbaijan. Nelle acque territoriali romene del Mar Nero al via gli studi per lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di oro blu.

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov

Diversificazione è la parola chiave della politica energetica dei Paesi UE dei Balcani Orientali. Nella giornata di martedì, 9 Ottobre, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, ha dichiarato la volontà di inserire il gasdotto che collegherà la Bulgaria alla Turchia nell’ambito del Nabucco: infrastruttura progettata dalla Commissione Europea per trasportare in Europa oro blu dall’Azerbaijan per via diretta, senza transitare dal territorio della Russia.

Come evidenziato da Borysov, la Bulgaria ha avviato un progetto di diversificazione delle proprie forniture di gas per abbatte la totale dipendenza dalla Russia che ha caratterizzato la situazione energetica di Sofia fino al 2010.

Con la costruzione di condutture in grado di collegare i gasdotti nazionali a quelli di Turchia, Romania e Serbia, il Governo bulgaro ha avviato un’operazione che potrebbe essere sfruttata anche a livello europeo.

“Noi vogliamo una diversificazione reale – ha dichiarato Borysov al canale televisivo BTV – il Nabucco è un progetto dall’importanza non solo bulgara e regionale, ma continentale ed europea”.

Il giorno precedente, il Premier bulgaro ha firmato a Vienna la dichiarazione di appoggio politico al Nabucco assieme ai Ministri degli Esteri degli altri Paesi coinvolti nella costruzione del gasdotto dalla verdiana denominazione: Austria, Ungheria, Romania e Turchia.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia bulgaro, Delian Dobrev, Sofia finanzierà 50 milioni di Euro per la realizzazione dell’interconnettore con la Turchia per garantire forniture alternative in casi di emergenza, anche se il consorzio Nabucco dovesse decidere di non incorporare la conduttura nel suo itinerario definitivo.

Un altro Paese in cui la diversificazione è di estrema attualità è la Romania, che per abbattere la dipendenza dell’UE dalle forniture russe e nordafricane ha programmato il massiccio sfruttamento dei propri giacimenti di gas situati nel Mar Nero.

Nella giornata di Domenica, 7 Ottobre, la compagnia canadese Sterling Resources ha avviato lo sfruttamento dei giacimenti Midia e Pelican: situati a circa 1600 metri di profondità a sud-est del Delta del Danubio.

Come riportato a Natural Gas Europe, il Vice-Presidente della Sterling, Mark Beacom, si è detto convinto che i lavori, dalla durata di circa 30 giorni, potranno produrre risultati positivi per la situazione energetica della Romania e dell’Europa.

Il dibattito politico sulla questione del gas

Tuttavia, la ricerca di gas presso i giacimenti nel Mar Nero in Romania è una questione legata a doppio filo con la situazione politica interna. Il Presidente romeno, Traian Basescu, ha favorito l’avvio degli studi nel Mar Nero, e, sostenendo la politica energetica della Commissione Europea, ha supportato la partecipazione della Romania nel Nabucco.

Inoltre, il Capo di Stato moderato ha avviato un progetto per l’individuazione nel Paese di giacimenti di gas shale, dai quali la Romania potrebbe incrementare notevolmente la sua indipendenza energetica, e, nel contempo, affermarsi come importante serbatoio per l’Europa tutta.

A contrastare la politica energetica di Basescu è però la maggioranza parlamentare socialista-liberale, che ha contestato i progetti del Presidente nel Mar Nero, ed ha avanzato la proposta di porre una moratoria sull’individuazione del gas shale nel territorio nazionale.

Cavalcando l’onda ecologista, il Premier romeno, il socialista Victor Ponta, si è detto favorevole al rafforzamento dei legami con il monopolista russo, Gazprom, per aumentare le forniture di gas naturale necessarie per la crescente domanda interna di Bucarest.

A contraddire il piano dei socialisti in Romania è stata l’apertura di un’inchiesta ufficiale da parte della Commissione Europea nei confronti di Gazprom per condotta anticoncorrenziale in Europa Centrale.

Dopo avere esaminato i contratti stipulati tra il monopolista russo e le compagnie di alcuni Paesi UE, Bruxelles ha notato infrazioni consistenti da parte di Gazprom del Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge dell’UE stabilisce la liberalizzazione del settore energetico in tutti i Paesi dell’Unione, vieta ad enti extraeuropei di controllare sia la compravendita del gas che la gestione dei gasdotti, ed avvia la creazione di un mercato unico dell’energia a livello continentale.

Matteo Cazzulani