LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Elezioni di Mid-Term in USA: Obama e Romney al botta e risposta sull’immigrazione

Posted in USA by matteocazzulani on November 3, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, scende in campo per invitare gli elettori al voto per i democratici e per rispondere ai recenti attacchi dei repubblicani sulla risoluzione del problema dei clandestini. Il voto dei latini decisivo per gli equilibri del Senato.

Philadelphia – Di solito, le elezioni di Mid-Term non sono mai così tanto vissute come quelle Presidenziali, ma spesso capita che ad inserirsi nella competizione elettorale siano due ‘pezzi grossi’ della politica statunitense, come gli ex-rivali all’ultima corsa alla Casa Bianca. Nella giornata di Domenica, 2 Novembre, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, è intervenuto di persona nella campagna elettorale per le elezioni di Mid-Term e per l’elezione di Governatori in diversi Stati USA.

A Philadelphia, presso la Temple University, davanti a circa 6 Mila persone, Obama, accorso in Pennsylvania per sostenere la corsa del democratico Tom Wolf sull’uscente repubblicano Tom Corbett, ha invitato di cittadini ad esercitare il diritto di voto per dare fiducia ai candidati che condividono il programma del Presidente.

Obama, che a Philadelphia è apparso in buona forma, precedentemente è stato impegnato a Bridgeport, in Connecticut, per sostenere la corsa del candidato democratico Dan Malloy sul repubblicano Tom Foley.

Durante il suo discorso, il Presidente è stato più volte interrotto da interventi del pubblico che lo hanno invitato ad approvare la riforma dell’immigrazione: una delle promesse effettuate da Obama nella sua seconda campagna elettorale.

“Sono d’accordo, ed è proprio per questo che martedì bisogna andare a votare ed impedire ai repubblicani di ottenere il controllo del Congresso. Ho ancora bisogno di un Senato democratico per andare avanti con la mia agenda” ha dichiarato Obama.

Oltre che una risposta dal pubblico, l’intervento di Obama è stato anche una risposta alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’ex-Candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney.

Alla Fox Tv, Romney, che nel 2012 è stato sconfitto da Obama nelle Elezioni Presidenziali, ha dichiarato che, in caso di vittoria repubblicana alle elezioni di Mid-Term, il Congresso riuscirà finalmente ad approvare un alto numero di Leggi, tra cui quella dell’immigrazione.

“Con il controllo repubblicano sia della Camera dei Rappresentanti che del Senato, il Congresso manderà finalmente sulla scrivania di Obama una riforma dell’immigrazione adeguatamente trasparente che vieta l’immigrazione illegale” ha dichiarato Romney.

La comparsa del tema dell’immigrazione nel dibattito elettorale statunitense non è casuale, dal momento in cui dal voto della comunità latinoamericana dipende gran parte dell’esito della consultazione di Mid-Term.

Obama, durante la prima parte del suo secondo mandato, ha cercato di contrastare la deportazione forzata dei clandestini, che, secondo le recenti stime, ha raggiunto livelli preoccupanti difficili da essere affrontati con il semplice rimpatrio degli immigrati irregolari.

Nel Giugno del 2013, il Senato, guidato dalla maggioranza democratica del capogruppo Harry Reid, ha approvato una riforma bipartisan, ma lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner, ha bloccato l’iter legislativo del provvedimento.

Bohner, e la maggioranza repubblicana che controlla la Camera dei Rappresentanti, ha contestato la volontà di Obama di regolarizzare 11 milioni di immigrati irregolari, che i democratici ritengono troppo costoso, oltre che inumano, rispedire al Paese di provenienza.

Da un lato, l’impasse procedurale sulla riforma dell’immigrazione ha frustrato l’attivismo politico della comunità latinoamericana, ma, dall’altro, secondo uno studio del Pew Research Center ha cristallizzato l’intenzione del 60% dei latini di votare per candidati democratici alle prossime elezioni.

I repubblicani favoriti sui democratici

Per mantenere il controllo del Senato, i democratici devono evitare in sei Stati la vittoria dei repubblicani, che, invece, sono dati ampiamente per favoriti nelle elezioni per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti.

Secondo i sondaggi, gli Stati in cui la battaglia sarà accesa sono Iowa, Colorado, Kansas, Arkansas, North Carolina, South Dakota, Georgia, Alaska e Louisiana.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche

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UCRAINA: L’EUROPA VERSO SANZIONI ANCHE ENERGETICHE ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 11, 2014

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sospende le trattative per la realizzazione del Southstream e per la gestione del gasdotto OPAL. Dall’Unione pieno sostegno all’importazione di gas russo in territorio ucraino dalla Germania attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

Non solo iniziative di carattere economico e commerciale: le sanzioni imposte dall’Europa alla Russia per l’occupazione militare della Crimea potrebbero riguardare anche l’energia. Nella giornata di lunedì, 10 Marzo, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato la sospensione delle trattative con la Russia per la realizzazione e la gestione di un diverso numero di gasdotti realizzati dai russi in territorio europeo.

Come riportato dalla Welt, Oettinger ha sottolineato come alcun colloquio sarà portato avanti per quanto riguarda in primis il Southstream: gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas.

Il Southstream, la cui costruzione è stata affidata al monopolista statale russo Gazprom, è concepito per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca che, secondo i dati IEA, coprono 167 Miliardi di metri cubi di gas all’anno sui 270 importati complessivamente dai Paesi UE.

Negli scorsi mesi, il Southstream è stato fortemente criticato dalla Commissione Europea perché non in linea con la legislazione UE, che vieta ad un unico ente di controllare sia la rete dei gasdotti che il gas da esso trasportato: la Russia ha infatti firmato accordi bilaterali con i Paesi in cui il Southstream dovrebbe transitare -Bulgaria, Serbia, Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria- che prevedono la gestione unica dell’infrastruttura da parte di Gazprom.

Oltre al Southstream, ad essere sospese sono anche le trattative per la gestione dell’OPAL: conduttura, che veicola il gas russo esportato da Mosca in territorio tedesco tramite il Nordstream -gasdotto realizzato da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi UE come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia e Finlandia- dal Nord della Germania fino in Repubblica Ceca, su cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ventilato l’ipotesi di concedere a Gazprom il controllo totale, nonostante la Legge UE impossibiliti tale operazione.

Il gasdotto OPAL rappresenta uno snodo cruciale anche per l’Ucraina, in quanto è proprio da questa infrastruttura che Kyiv, per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia in reazione all’occupazione della Crimea da parte dell’esercito russo, ha avviato un progetto di importazione di gas commercializzato a buon mercato dalla compagnia tedesca RWE.

Il colosso nazionale del gas ucraino Naftohaz ha concordato l’importazione di gas russo dalla Germania in Ucraina attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria: Paesi con cui Kyiv ha già firmato accordi in merito, che, ora, l’UE ha deciso di appoggiare appieno per garantire una maggiore autonomia energetica allo Stato ucraino.

Un invito a diminuire la dipendenza dalla Russia è provenuto anche dal Premier polacco Donald Tusk, che, come riportato da EU Observer, ha chiamato la Merkel a diminuire la quantità di gas importata dalla Russia per permettere all’Europa in caso di crisi di assumere una reazione più dinamica di quella avuta finora per quanto riguarda l’Ucraina.

Per timore di subire ripercussioni di carattere economico ed energetico da parte di Mosca, molti Paesi UE non hanno contestato con la dovuta fermezza la violazione della sovranità territoriale di Kyiv attuata da Putin, lasciando che la posizione sulla questione dell’Europa venisse percepita come debole ed inconcludente.

Il Gruppo di Vysehrad chiede agli USA lo shale

Altro invito alla diversificazione delle forniture di gas per diminuire la dipendenza dalla Russia è provenuto anche dai Ministri degli Esteri del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, che hanno invitato gli Stati Uniti d’America ad avviare l’esportazione in Europa di gas shale liquefatto.

La richiesta, inviata tramite una lettera indirizzata al Capogruppo democratico al Senato Harry Reid e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, vorrebbe la rimozione per tutti i Paesi UE del divieto di esportazione dello shale USA, ad oggi commercializzato solo in alcuni Paesi che hanno con l’Amministrazione statunitense Zone di Libero Scambio, come Gran Bretagna, India, Corea del Sud e Taiwan.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità tramite sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- gli USA hanno aumentato esponenzialmente la quantità di gas prodotto, tale da potere diventare, secondo le stime EIA, il primo esportatore mondiale di gas davanti alla Russia.

Matteo Cazzulani

CRISI LIBICA: OBAMA CONTESTATO

Posted in USA by matteocazzulani on March 21, 2011

Presidente democratico sotto il fuoco incrociato di sinistra democratica e repubblicani. Il Leader GOP, John Boehner, lo invita a riferire in Parlamento, come richiesto da prassi. Il Segretario alla Difesa, Robert Gates, auspica un maggiore coinvolgimento di Francia, Gran Bretagna, e NATO

Il presidente USA, Barack Obama

Anche con la Libia, Obama scontenta tutti. A testimonianza della goffaggine dei democratici in politica estera, lo scontro politico interno, scoppiato Domenica, 20 Marzo. Giusto all’indomani dell’inizio delle operazioni Franco-Britannico-Canadesi, a cui Washington ha aderito.

Prime proteste, quasi a sorpresa, dalla sinistra pacifista dei democratici. Il Deputato dell’Ohio, Dennis Kuchnich, ha contestato l’intervento bellico, e ricordato al suo collega di Partito la possibilità di ricorrere all’impeachment.

Le prerogative, secondo il rappresentante democratico al Congresso, sarebbero le medesime con cui, nel 2003, fu sempre lui a minacciare il precedente Capo di Stato, George Bush, a seguito dell’intervento in Irak.

Obama come Bush, sembrerebbe. Ma non è così. A spiegare la differenza, lo Speaker del Congresso, John Boehner, anch’egli critico con il Presidente.

Secondo il Leader repubblicano, prima di un intervento armato, in qualsiasi regione del pianeta, e con qualsiasi ruolo, il Capo di Stato ha l’obbligo di riferire in Parlamento. Ergo, al popolo americano.

“Obama — ha dichiarato — ha obblighi e responsabilità. E’ anche il capo delle forze armate — ha continuato, come riportato dall’autorevole Reuters — ci spieghi che cosa faremo in Libia”.

Incerti scenari

Spiegazione in parte fornita dal Segretario alla Difesa, Robert Gates. Il quale, poco prima di partire per la Russia, ha messo in chiaro che quello USA è un ruolo secondario. Inoltre, ha auspicato il comando della NATO sull’operazione — o, in alternativa, di un gabinetto franco-inglese — ed espresso incertezza per gli scenari in Libia.

“Probabile la divisione del Paese in un Occidente filo-Gheddafi, ed in un Oriente in mano agli insorti. Ma stiamo ancora discutendo”.

Affermazioni che hanno scatenato la polemica tra gli ambienti più conservatori del GOP. Il Senatore Lindsey Graham ha lamentato lo scarso impegno del suo Paese nella coalizione anti-Gheddafi.

Un dittatore, come lo ha definito il repubblicano, la cui eliminazione deve esere in cima all’operazione Odissea all’Alba.

Matteo Cazzulani