LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Netanyahu incrementa il gap con Obama sull’Iran

Posted in Medio Oriente, USA by matteocazzulani on March 4, 2015

Il Premier israeliano critica il Presidente statunitense per la politica troppo morbida nei confronti del regime di Teheran durante un discorso al Congresso degli Stati Uniti. I repubblicani sostengono Netanyahu, mentre i democratici difendono l’iniziativa di Obama.

Non è bastato abbassare i toni all’inizio di un discorso di 40 minuti circa, interrotto da più di 20 standing ovation, per evitare al Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di rendere ancora più profonda la divergenza politica con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Netanyahu, durante un discorso pronunciato presso il Congresso USA a Camere riunite, nella giornata di martedì, 3 Marzo, ha messo in guardia circa l’inefficacia di un accordo che gli Stati Uniti e l’Occidente stanno negoziando con l’Iran per limitare la proliferazione nucleare del regime di Teheran.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Netanyahu, senza svelare i dettagli dell’accordo che il Presidente Obama sta negoziando con l’Iran, ha ritenuto che i negoziati non garantiscono la rinuncia da parte di Teheran ai progetti di arricchimento dell’uranio.

In particolare, Netanyahu ha contestato la proposta di Obama di varare un accordo che vieta la proliferazione nucleare dell’Iran per dieci anni, un lasso di tempo che, secondo il Premier israeliano, non serve ad eliminare una volta per tutte la minaccia che Teheran rappresenta per la sicurezza nazionale di Israele.

Pronta è stata la risposta di Obama, che ha sempre sostenuto l’approccio morbido nei confronti dell’Iran come mezzo di successo per persuadere Teheran ad arrestare la proliferazione nucleare.

In una nota immediatamente successiva al discorso di Netanyahu, il Presidente statunitense ha dichiarato di non riscontrare alcuna proposta alternativa da parte del Premier israeliano.

Obama, un democratico, ha inoltre contestato la decisione della maggioranza repubblicana del Congresso di invitare Netanyahu a tenere un discorso alla vigilia della conclusione dei negoziati con l’Iran, ed ha sottolineato come la politica estera sia una stretta competenza dell’Amministrazione Presidenziale.

Reazione positiva al discorso di Netanyahu è stata espressa dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che similmente a molti suoi colleghi repubblicani ha ritenuto le parole del Premier israeliano chiare ed aderenti alla realtà nel descrivere la minaccia che l’Iran rappresenta per la sicurezza globale.

Opposto, invece, è stato il commento della Capogruppo dei democratici alla Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, che, come riportato da Politico, ha ritenuto le critiche di Netanyahu ai negoziati intavolati da Obama un insulto alla capacità degli Stati Uniti di contrastare la proliferazione nucleare su scala globale.

Nelle scorse settimane, la questione iraniana ha coinvolto anche il Senato, dove una maggioranza bipartisan si è detta favorevole all’inasprimento delle sanzioni già imposte dagli USA all’Iran.

Ciò nonostante, sia Obama che il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, un conservatore come Netanyahu, hanno invitato i senatori statunitensi a non innalzare la tensione per permettere agli USA e all’Occidente la finalizzazione dei negoziati con il regime di Teheran.

Alle Elezioni Parlamentari israeliane probabile un ribaltone

La querelle originatasi negli Stati Uniti per via del discorso di Netanyahu al Congresso è legata al rapporto controverso tra il Premier israeliano ed Obama, tra cui non vi è mai stato un buon feeling.

Durante la campagna elettorale per le Presidenziali statunitensi del 2012, Netanyahu, nemmeno troppo velatamente, ha sostenuto la corsa dell’avversario di Obama, il candidato repubblicano Mitt Romney.

Obama, da parte sua, non ha mai fatto mistero di preferire per Israele una leadership diversa rispetto a quella di Netanyahu per via delle posizioni troppo conservatrici espresse dal Premier israeliano sopratutto in materia di politica estera.

Oltre a dividere lo spettro politico statunitense, con i repubblicani apertamente a sostegno del discorso del Premier israeliano e i democratici scettici sulla posizione del leader di Israele apertamente in contrasto con il Presidente Obama, Netanyahu ha anche giocato una carta pesante in vista delle imminenti Elezioni Parlamentari israeliane.

Secondo i più recenti sondaggi, il Likud, il partito conservatore di Netanyahu, è superato di una manciata di punti dall’Unione Sionista, la coalizione di centro-sinistra composta dal Partito Laburista e dalla forza politica di centrosinistra Hatnuah.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama chiede al Congresso un’autorizzazione leggera per continuare ad attaccare l’ISIL

Posted in USA by matteocazzulani on February 12, 2015

Il Presidente statunitense chiede un ok temporaneo per continuare gli attacchi mirati allo Stato Islamico e l’addestramento delle truppe irachene, ma senza alcun ingaggio via terra. Repubblicani e democratici tendenzialmente favorevoli, anche se non mancano i perplessi

Philadelphia – Equilibrio e flessibilità sono le parole d’ordine della richiesta di Autorizzazione di Uso della Forza Militare contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha presentato al Congresso nella giornata di mercoledì, 11 Febbraio.

Durante una conferenza stampa di presentazione della richiesta, Obama ha sottolineato la necessità di approvare il documento presso il Congresso per dare forza agli Stati Uniti nell’ambito dell’azione di opposizione all’ISIL che l’aviazione e l’esercito di terra statunitense stanno già compiendo, per mezzo di bombardamenti mirati ed addestramento delle truppe irachene, sulla base di un decreto esecutivo del Presidente.

La richiesta, un documento molto moderato, prevede la continuazione dei bombardamenti mirati e delle operazioni di addestramento delle truppe di terra irachene che l’esercito degli Stati Uniti sta già realizzando in collaborazione con gli altri 60 Paesi della colazione mondiale anti-ISIL.

Nello specifico, la richiesta di Obama non prevede alcun ingaggio da parte delle truppe di terra, ad eccezione di operazioni di salvataggio di personale statunitense e di assistenza logistica ad azioni compiute dagli alleati impegnati sul territorio.

Inoltre, la richiesta comprende una clausola che obbliga il Congresso a riesaminare il rinnovo dell’Autorizzazione non appena il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America si sarà insediato dopo la scadenza del mandato di Obama alla Casa Bianca.

La presentazione della richiesta al Congresso è stata decisa dal Presidente Obama dopo l’uccisione dell’ennesimo ostaggio statunitense da parte dell’ISIL, che ha già barbaramente ammazzato altri prigionieri di diversa nazionalità.

Tuttavia, la richiesta di Obama potrebbe non avere approvazione facile al Congresso, dal momento in cui lo scetticismo non manca sia tra i repubblicani che tra i democratici.

Lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, pur assicurando il voto favorevole dei repubblicani, ha dichiarato la propria perplessità in merito alla possibilità che la strategia di Obama, così come annunciata, possa portare al risultato prefissato.

Alcuni democratici liberali hanno invece criticato la strategia di Obama perché essa prevede il coinvolgimento delle truppe di terra, nonostante la filosofia generale del provvedimento sia stata improntata sul disimpegno dell’esercito USA sul piano terrestre.

Il Canada a fianco degli Stati Uniti

La mossa di Obama ha trovato la pronta risposta del Canada, uno degli alleati più stretti della coalizione anti-ISIL, che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha valutato l’ipotesi di prolungare la permanenza dell’esercito canadese in Iraq per proseguire le operazioni di training delle forze armate irachene.

Come riportato dal Ministro della Difesa del Governo conservatore canadese, Jason Kenney, il prolungamento del mandato non coincide tuttavia con l’autorizzazione all’ingaggio militare via terra, che il Canada, così come gli Stati Uniti, non intende avallare.

Come pronta risposta, l’opposizione del Nuovo Partito Democratico, forza partitica di orientamento socialdemocratico, ha contestato il Premier canadese, Stephen Harper, per avere esposto le truppe di terra canadesi a ripetuti incontri armati con le forze dell’ISIL.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama e il Congresso ai ferri corti sul Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on January 10, 2015

La Corte Suprema del Nebraska da il via libera alla realizzazione dell’oleodotto concepito per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas, mentre la Camera dei Rappresentanti approva la costruzione del Keystone XL. A repentaglio i rapporti tra Stati Uniti e Canada

Philadelphia – Un oleodotto che divide sia gli Stati Uniti che il Nordamerica. Nella giornata di venerdì, 9 Gennaio, la Corte Suprema dello Stato del Nebraska ha dato il via libera alla realizzazione del Keystone XL, un oleodotto, progettato dal colosso energetico canadese Trans Canada, per veicolare 830 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato dell’Alberta, in Canada, alle raffinerie del Texas, negli Stati Uniti.

La decisione della Corte Suprema del Nebraska è stata seguita dal voto favorevole della Camera dei Rappresentanti ad una mozione che prevede la realizzazione del Keystone XL. A favore del provvedimento hanno votato, compatta, la maggioranza repubblicana ed i centristi democratici.

A commento del voto, lo Speaker della Camera Bassa del Parlamento, il repubblicano John Boehner, ha invitato il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad approvare la realizzazione del Keystone XL senza più alcun timore per un possibile pronunciamento negativo della Corte Suprema del Nebraska.

Pronta è stata la risposta di Obama, un democratico liberale che, tramite il suo portavoce Eric Schulz, ha fatto sapere di essere intenzionato a porre il veto sul provvedimento per la costruzione del Keystone XL.

I repubblicani ed i centristi democratici sostengono che la realizzazione dell’infrastruttura possa creare nuovi posti di lavoro, incrementare la sicurezza energetica degli Stati Uniti, e rafforzare i rapporti bilaterali con il Canada.

I democratici liberali, invece, sono contrari al Keystone XL perché ritengono l’infrastruttura controproducente per la lotta alle emissioni inquinanti, in cui gli Stati Uniti, proprio sotto l’Amministrazione Obama, si sono schierati in prima fila.

La questione del Keystone XL riguarda, inoltre, i rapporti con il Canada, Paese tradizionalmente alleato degli USA che, con l’avvio dello sfruttamento dell’olio e del gas shale, ha avviato una competizione con gli Stati Uniti per il primato delle esportazioni di energia non convenzionale a livello mondiale.

Con una nota, il Governo canadese ha accolto con favore la decisione della Corte Suprema del Nebraska in favore della realizzazione del Keystone XL, ed ha auspicato una pronta approvazione da parte sia del Congresso che dell’Amministrazione Presidenziale.

Da parte sua, Obama, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, ha dichiarato apertamente che l’infrastruttura in questione serve solo al Canada per trasportare olio crudo presso i terminali statunitensi, senza assicurare alcun vantaggio all’economia statunitense.

Al senato la decisione definitiva

Il duello tra il Congresso ed Obama attende ora il suo ultimo atto presso il Senato, dove la maggioranza repubblicana conta di ottenere i 67 voti favorevoli al provvedimento per approvare il Keystone XL aggirando il veto del Presidente degli Stati Uniti.

Come riportato dal senatore repubblicano John Hoeven, il senato è vicino ad avere la maggioranza necessaria ad aggirare il veto presidenziale.

Tuttavia, oltre che dal voto al senato, l’approvazione del Keystone XL dipende anche dal parere espresso sull’argomento dal Dipartimento di Stato statunitense.

Come dichiarato dall’attuale Segretario di Stato USA, John Kerry, durante il vertice sul clima in Perù, in un’epoca in cui si cerca di ridurre le emissioni inquinanti la realizzazione di un oleodotto è controproducente.

Differente è stato però il parere del precedente Segretario di Stato, nonché possibile candidata alle primarie presidenziali democratiche, Hillary Clinton, che, nel 2010, ha dato l’assenso preventivo al progetto per permettere agli USA di diversificare le proprie forniture.

Matteo Cazzulani
Analista politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: l’attentato di Parigi spinge i repubblicani alla linea morbida con Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 9, 2015

Lo Speaker John Boehner convoca il gruppo del Partito Repubblicano alla Camera dei Rappresentanti per rivedere il congelamento delle risorse erogate al Dipartimento della Sicurezza Nazionale. Il Presidente degli Stati Uniti per la prima volta duro con il terrorismo internazionale di matrice islamica

Philadelphia – Avrebbero dovuto congelare i fondi destinati al funzionamento del Dipartimento della Sicurezza Nazionale per mettere in difficoltà il Presidente, ma gli attacchi terroristici di Parigi potrebbero spingere i repubblicani a concedere più danaro a Barack Obama proprio laddove la Casa Bianca ha più bisogno.

Nella giornata di giovedì, 8 Gennaio, all’indomani dell’attentato terroristico di matrice islamica alla redazione del settimanale francese Charlie Hebdo, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti del Congresso, John Boehner, ha convocato una riunione del gruppo del Partito Repubblicano per discutere sulle nuove misure da adottare nei confronti del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Boehner, spinto da molti esponenti del suo partito, è orientato a concedere al Dipartimento della Sicurezza Nazionale maggiori finanziamenti finalizzati unicamente all’adozione di misure contro il terrorismo.

Questa decisione, tuttavia, costringerebbe i repubblicani ad ammorbidire una linea particolarmente dura approntata per evitare ad Obama di disporre delle risorse necessarie per regolarizzare 4,7 milioni di immigrati irregolari, una misura che il Presidente ha dichiarato di volere attuare avvalendosi del suo potere esecutivo e dei fondi in possesso del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.

Lo scorso Dicembre, il Congresso ha approvato un bilancio che finanzia per tutto l’anno i Dipartimenti dell’Amministrazione Presidenziale, fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale, che ha ottenuto una proroga nella ricezione delle risorse finanziarie fino a Febbraio.

L’approvazione del bilancio è stata frutto di una mediazione tra lo Speaker Boehner ed il Presidente Obama, che, con l’erogazione di fondi ai Dipartimenti, hanno evitato lo Shut Down, ossia il blocco del funzionamento delle strutture governative.

Oltre ad ammorbidire la posizione dei repubblicani al Congresso, l’attentato terroristico di Parigi ha indurito l’atteggiamento di Obama nei confronti del terrorismo di matrice islamica, che il Presidente degli Stati Uniti ha definito essere nemico dei valori di libertà dell’Occidente per la prova volta dall’avvio della sua Amministrazione.

Come riportato da Politico, finora Obama ha mantenuto toni molto moderati nei confronti del terrorismo internazionale di matrice islamica, come quando, in seguito all’attentato terroristico di Bengasi, il Presidente USA ha condannato la realizzazione di un video critico dell’islam che avrebbe aizzato la furia dei terroristi anziché contestare il fanatismo degli assaltatori.

Charlie Hebdo entra nelle primarie presidenziali

L’attentato di Parigi è destinato a mutare anche la posizione dei principali candidati alle primarie presidenziali.

Già a seguito dell’attentato di Bengasi, Mitt Romney, allora candidato del Partito Repubblicano e probabile front-runner nelle primarie repubblicane per la Casa Bianca, ha criticato l’Amministrazione Obama per le posizioni troppo tenere nei confronti del terrorismo islamico.

L’attacco di Romney alla Casa Bianca è stato motivato dopo che contestazioni alla realizzazione del filmato critico dell’Islam sono state mosse, sempre nel 2012, da Hillary Clinton, allora Segretario di Stato e, oggi, potenziale candidata nelle primarie democratiche data per vincente da tutte le rilevazioni.

Per la Clinton, la condotta morbida assunta in occasione dell’attentato di Bengasi rappresenta un punto cruciale su cui l’esponente democratica è da tempo fortemente contestata.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: Obama e Boehner evitano lo Shut Down

Posted in USA by matteocazzulani on December 14, 2014

Il Congresso passa il nuovo bilancio che evita un’impopolare chiusura forzata degli uffici pubblici. Centristi democratici e moderati repubblicani favorevoli al provvedimento, mentre i liberali del Partito Democratico e i conservatori del Partito Repubblicano si sono schierati contro la misura

Philadelphia – Un accordo bipartisan per evitare una chiusura degli uffici statali avvertita come impopolare. Nella nottata di sabato, 13 Dicembre, il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato il bilancio federale per il nuovo anno.

Come riportato dalla Reuters, la misura, precedentemente approvata alla Camera dei Rappresentanti, permette di evitare lo Shut Down, ossia lo stop all’erogazione dei fondi per il funzionamento dei Dipartimenti e degli uffici pubblici.

Il provvedimento, che conferma fino a Settembre gli stanziamenti economici per tutti i Dipartimenti fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale, che ha ottenuto una copertura solo fino a Febbraio, è stato supportato al Senato da una maggioranza composta da centristi democratici e moderati repubblicani.

Nello specifico, il budget, opposto da alcuni democratici liberali e dai repubblicani conservatori, prevede una misura di 1,1 trilioni di Dollari, frutto di una mediazione accettata dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, elaborata dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner.

Da un lato, Obama ha ottenuto fondi per la lotta contro ebola, finanziamenti per rafforzare la lotta contro lo stato islamico ISIL e denaro per sostenere lo sviluppo in America Centrale.

Dall’altro, i repubblicani hanno ottenuto il finanziamento parziale del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, dei cui fondi il Presidente intende avvalersi per legalizzare 4,7 milioni di immigrati irregolari.

Oltre a mettere a repentaglio la realizzazione di una delle proposte politiche di Obama, i repubblicani hanno anche ottenuto fondi per incrementare le strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale dall’aggressione militare della Russia e per supportare la gestione della crisi in Siria.

La corsa alla Casa Bianca importante negli schieramenti

Nonostante la misura sia passata con una maggioranza bipartisan, la votazione sul budget ha comportato fratture notevoli all’interno sia dello schieramento democratico che di quello repubblicano, motivati dal rimescolamento degli equilibri interni ai due schieramenti in vista delle primarie presidenziali.

Lo scontro interno allo schieramento democratico si è verificato durante la votazione del provvedimento alla Camera dei Rappresentanti, dove la Capogruppo del Partito Democratico, Nancy Pelosi, ha compattato l’ala liberale del suo schieramento nell’opporre la misura perché ritenuta lesiva del ceto medio.

Cos riportato dall’autorevole Politico, con la sua strenua opposizione ad un provvedimento supportato dal Presidente Obama, la Pelosi, venendo sostenuta al Senato da Elizabeth Warren, ha effettuato una decisa scelta di campo.

Nelle prossime primarie presidenziali democratiche, la liberale Warren intende infatti contrastare la centrista Hillary Clinton.

Nel campo repubblicano, la divisione interna si è fatta più visibile al Senato, dove il senatore vicino al Tea Party Ted Cruz ha compattato l’ala conservatrice nel contrastare un documento ritenuto insufficiente per frenare l’azione e di Obama sull’immigrazione.

A favore del documento si è però schierato il Capogruppo del Partito Repubblicano al Senato, Mitch McConnel, che sembra essere orientato a supportare la corsa alle primarie presidenziali dei republicans di Jeb Bush al posto di quella di Ted Cruz.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: i repubblicani chiedono a Obama di rinunciare alla riforma dell’immigrazione per evitare lo Shut Down

Posted in USA by matteocazzulani on December 11, 2014

Lo Speaker della Camera Bassa del Congresso, il repubblicano John Boehner, propone ai democratici di accettare il rifinanziamento di tutti i Dipartimenti, fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale, di cui il Presidente vuole avvalersi per regolarizzare 4,7 milioni di immigrati irregolari come promesso agli elettori. La maggioranza concede fondi per contrastare lo stato islamico ed Ebola.

Philadelphia – Un pacchetto di 1,1 trilioni di Dollari e una corsa contro il tempo di tre giorni per evitare lo Shut Down del Governo. Nella giornata di mercoledì, 10 Dicembre, la maggioranza repubblicana presso la Camera dei Rappresentanti del Congresso ha presentato una proposta di rinnovo del bilancio federale che prevede la conferma di quasi tutte le dotazioni per ciascun Dipartimento, fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale.

La proposta, che lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner, ha già calendarizzato al voto per evitare ogni mediazione, rappresenta una proposta di compromesso con la minoranza democratica.

Da un lato, la proposta prevede il rinnovo dei fondi per i Dipartimenti del Governo fino a Settembre 2015, ma limita l’erogazione di risorse al Febbraio 2015 per il solo Dipartimento della Sicurezza Nazionale.

D’altro canto, i repubblicani hanno concesso l’erogazione di fondi per la lotta contro lo stato islamico ISIL e per contrastare Ebola: due punti particolarmente cari al Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama.

La decisione di non finanziare appieno il Dipartimento della Sicurezza Nazionale è stata presa per ostacolare la regolarizzazione di 4,7 Milioni di immigrati irregolari, che Obama ha promesso di attuare avvalendosi dei fondi a disposizione del Governo, dopo la storica sconfitta dei democratici nelle Elezioni di Mid-Term.

Il provvedimento, che deve essere votato entro la mezzanotte di venerdì per evitare lo Shut Down del Governo -ossia la chiusura degli uffici pubblici per mancanza di denaro- ha subito riscontrato l’opposizione dei democratici.

Come riportato dalla Reuters, la Capogruppo dei democratici alla Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, ha accusato i repubblicani di approvare misure che danneggiano la classe media, ed ha invitato la maggioranza a rinegoziare la proposta per evitare di incorrere nell’opposizione della minoranza.

Fondi per l’Europa Centro-Orientale e l’America Centrale

Come riportato dall’autorevole Politico, il duello sul compromesso proposto dai repubblicani porterà all’approvazione di limature che, quasi certamente, non intoccheranno le misure straordinarie avanzate, sempre sulla base del compromesso, in materia di politica estera e di difesa.

La proposta prevede l’erogazione di 175 milioni di Dollari su un tema più caro ai repubblicani come il sostegno ai Paesi dell’Unione Europea e quelli dell’Europa Orientale minacciati dalla Russia di Putin, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia ed Ucraina.

D’altro canto, la misura prevede un pacchetto di 260 milioni di Dollari su un ambito su cui sono i democratici a tenere di più, come l’aiuto allo sviluppo sociale ed economico dell’America Centrale, finalizzato alla limitazione del flusso migratorio verso gli Stati Uniti d’America.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: il Congresso condanna la guerra di Putin all’Ucraina

Posted in USA by matteocazzulani on December 5, 2014

La Camera dei Rappresentanti ritiene illegale l’aggressione militare russa ed invita il Presidente statunitense, Barack Obama, a verificare l’effettiva preparazione delle forze militari USA per difendere gli alleati della NATO da possibili attacchi da parte di Mosca. Il documento invita gli USA ad avviare le esportazioni di shale in Unione Europea

Philadelphia – La politica, le sanzioni economiche e l’energia sono i tre aspetti della risoluzione di condanna dell’aggressione russa all’Ucraina approvata dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America nella giornata di giovedì, 4 Dicembre.

Il provvedimento, approvato da una maggioranza schiacciante bipartisan di repubblicani e democratici, ha ritenuto che l’intervento militare della Russia in Ucraina è una minaccia alla sicurezza globale per via della sua contrarietà alla Carta delle Nazioni Unite e al Memorandum di Budapest del 1994, firmato a garanzia dell’integrità territoriale ucraina in cambio della non-proliferazione nucleare da parte di Kyiv.

Inoltre, il provvedimento ha invitato il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad intraprendere ogni azione di carattere diplomatico per condannare l’annessione militare della Crimea da parte della Russia e la permanenza delle truppe militari russe in territorio ucraino.

Il documento passato dalla Camera dei Rappresentanti ha poi richiesto alla NATO la sospensione immediata di ogni forma di cooperazione con la Russia, ed ha invitato il Presidente Obama a verificare la capacità di pronta reazione da parte delle truppe statunitensi in caso di attacco da parte di Mosca di un Paese membro dell’Alleanza Atlantica.

Infine, la risoluzione ha invitato gli Stati Uniti a supportare ogni forma di integrazione energetica dell’Unione Europea, ed ha invitato il Presidente Obama ad accelerare il più possibile la liberalizzazione delle esportazioni di gas shale dagli Stati Uniti in Europa.

Per via del suo carattere bipartisan, il provvedimento rappresenta una presa di posizione forte da parte degli Stati Uniti di condanna della violazione della sovranità territoriale da parte dell’Ucraina.

Repubblicani e democratici al duello sull’immigrazione

Tuttavia, a differenza del provvedimento di condanna della condotta del Presidente russo, Vladimir Putin, la Camera dei Rappresentanti si è separata sul voto in merito ad un provvedimento che dichiara come illegale l’iniziativa di Obama di regolarizzare la permanenza negli USA di 4,7 milioni di immigrati irregolari.

Come riportato dall’autorevole Reuters, con un risultato di 219 voti favorevoli contro 197 contrari, la maggioranza repubblicana è riuscita ad approvare un’iniziativa simbolica, che tuttavia dimostra quanto alto sia il livello di competizione tra il Congresso e l’Amministrazione Presidenziale democratica di Obama.

Come dichiarato dal Rappresentante repubblicano Tom McClintock, con la sua decisione, il Presidente Obama avrebbe violato la divisione dei poteri provando ad imporre il suo potere esecutivo su quello legislativo del Congresso.

A commento del voto, il capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, ha dichiarato che, a sua volta, anche il Presidente repubblicano Ronald Reagan si è avvalso dei suoi poteri esecutivi per intervenire sul tema dell’immigrazione.

Pronta è stata la risposta dello Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che ha invitato il Senato, in cui i democratici hanno la maggioranza ancora per pochi giorni, a rispettare la volontà della maggioranza dei rappresentanti del popolo statunitense.

A sua volta, l’Amministrazione Presidenziale ha fatto sapere di non ritenere l’iniziativa di Obama illegale, bensì utile per porre rimedio ad una situazione di difficoltà difficile da sistemare con un rimpatrio disumano e costoso.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: ai repubblicani il primo round sul Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on November 15, 2014

La Camera dei Rappresentanti approva il progetto per la realizzazione dell’oleodotto che veicola olio crudo dal Canada al Texas con il voto compatto dei repubblicani e di una parte dei democratici. La corsa per il ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term in Louisiana tra il conservatore Cassidy e la liberale Landrieu sullo sfondo del voto sul Keystone XL

Philadelphia – Le sorti dell’Amministrazione Presidenziale di Barack Obama appese ad un oleodotto tanto dibattuto e capace di dividere in due i democratici. Nella giornata di venerdì, 14 Novembre, la Camera dei Rappresentanti del Congresso statunitense ha approvato la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL: un’infrastruttura concepita dal colosso energetico Trans Canada per veicolare olio crudo dalle pianure desertiche dello Stato canadese dell’Alberta fino alle raffinerie degli Stati Uniti ubicate in Texas.

A favore del provvedimento hanno votato 252 Rappresentanti, tra cui tutti i repubblicani e 31 democratici. Contrari, invece si sono espressi 161 membri della Camera -tutti democratici- mentre un repubblicano si è astenuto.

L’esito della votazione rappresenta lo schieramento di forze in merito all’infrastruttura, che vede da un lato l’ampio sostegno dei conservatori, che ritengono necessario costruire il Keystone XL per creare nuovi posti di lavoro, diversificare le forniture di olio degli USA per decrementare le importazioni da Venezuela e Paesi arabi e, di conseguenza, abbassare il prezzo dell’energia per la popolazione.

Dall’altro, invece, i liberali si sono presentati spaccati, con la parte più a sinistra contraria alla realizzazione dell’oleodotto perché ritenuto insufficiente per decrementare il prezzo dell’energia ed inutile per contrastare il surriscaldamento globale dovuto all’eccessivo consumo di combustibili fossili.

La fazione più centrista dei democratici ha invece condiviso l’idea di realizzare al più presto l’infrastruttura per aumentare l’occupazione degli Stati interessati, tra cui la Louisiana, dove la candidata dei liberali Mary Landrieu è chiamata a fronteggiare il Rappresentante repubblicano Bill Cassidy nel ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term per il Senato.

Proprio la Landrieu, per ottenere consenso in uno stato tradizionalmente repubblicano, ha invitato i suoi colleghi democratici alla Camera a sostenere il Keystone XL, e si è proposta come relatrice del provvedimento al Senato, dove la maggioranza appartiene, ancora per poche sessioni, ai liberali.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Politico, la legge approvata alla Camera dei Rappresentanti ha come primo firmatario Cassidy, il rivale nel ballottaggio in Louisiana della Landrieu, che così, si è vista vanificare il credito che ha pensato di capitalizzare agli occhi dei suoi elettori.

Dopo il passaggio alla Camera, il provvedimento sul Keystone XL passa al Senato, dove, secondo i pronostici, l’oleodotto dovrebbe essere approvato con il voto favorevole di 59 senatori, tra cui 14 democratici e tutti i repubblicani.

Infine, l’ultimo soglio resta quello dell’Amministrazione Presidenziale, in quanto il Presidente Obama ha lasciato intendere di essere orientato ad avvalersi del diritto di veto per bloccare il provvedimento.

Duello tra Boehner e Obama a distanza

Proprio a riguardo del possibile veto del Presidente è stato improntato il commento dello Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che ha invitato Obama a non opporsi ad un provvedimento voluto dalla maggioranza degli americani che diversifica le forniture di energia per il Paese.

Di diverso avviso, invece, si è detto Obama, che, come riportato dalla Reuters, durante una conferenza stampa in Birmania con la leader dell’Opposizione Democratica Aung San Suu Kyi si è detto perplesso in merito alla reale capacità dell’oleodotto di creare posti di lavoro, né di abbassare i costi dell’energia.

A spezzare una lancia in favore di Obama è la considerazione che l’esportazione di olio crudo in Texas sarà utilizzata per incrementare le esportazioni statunitensi, e non per il mercato interno.

Tuttavia, va anche considerato che l’incremento della quantità di olio importata può portare ad una minore spesa per le importazioni, e quindi ad un minore sovraccarico sulle spalle della popolazione.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: Obama contrattacca i repubblicani

Posted in USA by matteocazzulani on November 8, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America intenzionato ad avvalersi di tutti i suoi poteri per approvare la riforma che permette la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati difficilmente rimpatriabili, ma lo Speaker della Camera dei Rappresentanti del Congresso, John Boehner, promette battaglia. Trovato un accordo sull’incremento dell’impegno USA contro ISIL

Philadelphia – Un contropiede aggressivo per reagire alla sconfitta elettorale e innalzare il rating del suo Partito. Questa è la tattica adottata dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, all’indomani della vittoria dei repubblicani sui democratici nelle Elezioni di Mid-Term, che hanno permesso ai conservatori di strappare ai liberali il controllo del Congresso con la spettacolare vittoria in quasi tutti i seggi del Senato messi a disposizione durante la consultazione dello scorso 4 Novembre.

Il Presidente Obama, venerdì, 7 Novembre, durante un pranzo con 13 alti rappresentanti dell’Amministrazione Presidenziale e del Congresso, tra cui il Vicepresidente Joe Biden, il Segretario alla Difesa Chuck Hagel, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Joe Boehner, il nuovo Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il Capogruppo dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi e il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, ha dichiarato la sua intenzione di procedere con l’approvazione della riforma dell’immigrazione.

Nello specifico, Obama ha dichiarato di essere intenzionato ad avvalersi di tutti i poteri in Capo al Presidente per spingere affinché la riforma, già approvata al Senato ma bloccata alla Camera a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani, diventi al più presto una legge che permetta la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati irregolari che, a detta dei democratici, sarebbe troppo costoso e disumano rimpatriare.

Pronta è stata la riposta dello Speaker Boehner, che ha messo in guardia Obama dall’inasprire il rapporto con il Congresso che, con una solida maggioranza repubblicana, ora è in grado di approvare leggi restrittive atte a congelare importanti uscite di bilancio necessarie all’Amministrazione Presidenziale per eseguire le leggi approvate.

Oltre allo scontro sulla riforma dell’immigrazione, che secondo l’autorevole Politico ha interessato la gran parte dell’incontro, democratici e repubblicani sono tuttavia riusciti a giungere ad un accordo sulla decisione del Presidente di incrementare l’impegno degli USA nella lotta contro l’ISIL con lo stanziamento di 5,6 Miliardi di Dollari per l’addestramento dei ribelli siriani.

Un altro punto toccato dall’incontro è la richiesta di Obama di erogare 6,1 Miliardi di Dollari per la lotta contro Ebola, rafforzando la capacità degli ospedali USA di affrontare un’emergenza che sembra essere sempre più di dimensioni mondiali.

Conservatori e liberali divisi sulla liberalizzazione delle esportazioni di energia

In contemporanea all’incontro alla Casa Bianca, i repubblicani al Congresso hanno già avviato una battaglia per l’eliminazione del bando sulle esportazioni di energia imposto dopo la crisi del 1970, che, oggi, rischia di ingessare le potenziali crescenti esportazioni che gli USA possono avviare grazie allo sfruttamento del gas e del greggio shale.

A favore del disegno si è detta la nuova Presidente della Commissione Energia del Senato, la repubblicana Lisa Murkowski, che ha sostenuto la necessità di permettere alle grandi compagnie energetiche di esportare carburante per incrementare la posizione degli USA nel Mondo.

Tuttavia, come riporta l’autorevole Reuters, la posizione della Murkowski è stata presa con cautela da parte sia del Capogruppo conservatore McConnell, che da alcuni esponenti repubblicani, che hanno sollevato dubbi in merito all’opportunità che, con l’avvio delle esportazioni, i prezzi dell’energia per il mercato interno possano non abbassarsi.

Sull’energia, lo stesso dilemma divide i democratici, con la parte centrista, capeggiata da Hillary Clinton, favorevole al rafforzamento del ruolo geopolitico degli USA come potenza esportatrice di energia, mentre la parte più liberale, vicina al Vicepresidente Biden, più attenta agli impatti che la misura avrebbe sull’economia interna.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: i repubblicani già pronti ad attaccare Obama l’indomani delle Elezioni di Mid-Term

Posted in USA by matteocazzulani on November 6, 2014

Dopo la sconfitta dei democratici nelle lezioni di Mid-Term, il nuovo Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, evidenzia la necessità di bloccare i fondi destinati all’attuazione della riforma sanitaria voluta dall’Amministrazione Presidenziale. Joe Bohner verso la riconferma a Speaker della Camera dei Rappresentanti, mentre Harry Reid e Nancy Pelosi non hanno rivali tra per essere eletti Capigruppo dei liberali nei due rami del Congresso

Philadelphia – Dopo la tempesta, una bufera sembra abbattersi nella vita politica degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 5 Novembre, all’indomani della storica vittoria del repubblicani nelle Elezioni di Mid-Term, il Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, ha dichiarato di volere avviare fin da subito un’attività legislativa volta a bloccare l’attuazione della riforma sanitaria del Presidente Barack Obama.

Durante la sua prima conferenza stampa da Capogruppo del Senato, McConnell, senatore del Kentucky, ha sottolineato come, con il totale controllo del Congresso, i repubblicani abbiano ora la possibilità di limitare lo stanziamento di una parte consistente del bilancio per l’attuazione di riforme volute dall’Amministrazione Presidenziale.

Per quanto riguarda la riforma della sanità di Obama, che è stata approvata dall’ex-maggioranza democratica, e che prevede l’estensione della copertura sanitaria agevolata per una fetta più ampia della popolazione, McConnell ha dichiarato di volere concentrare il blocco dei fondi per i soli capitoli della Legge che i repubblicani ritengono inammissibili.

Una spalla per McConnell sarà sicuramente prestata da John Boehner, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti che, sempre mercoledì, 5 Novembre, ha messo al sicuro la sua rielezione alla Presidenza del ramo basso del Congresso dopo la rinuncia alla competizione del suo collega conservatore, Jeb Hensarling.

Nomine sicure sembrano anche essere quelle in casa democratica, dove l’ex-Capogruppo dei liberali al Senato, Harry Reid, è oramai avviato alla riconferma, anche se i malumori all’interno del Partito Democratico non si sono fatti mancare, come espresso dal Senatore della West Virgina, Joe Manchin.

Per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, la Capogruppo uscente dei democratici, Nancy Pelosi, si è detta disposta alla ricandidatura, e, secondo quanto riportato dall’autorevole Politico, non sembra avere rivali.

Obama rilancia su immigrazione ed energia

Il giorno dopo la vittoria repubblicana alle Elezioni di Mid-Term, a scendere in campo è stato anche il Presidente Obama che, in una conferenza stampa di commento al voto, si è detto convinto della necessità di fare tesoro del risultato elettorale per governare meglio nei prossimi due anni.

Tuttavia, Obama non ha effettuato il mea culpa che in tanti si aspettavano: da un lato, il Presidente, di appartenenza politica democratica, si è detto convinto della volontà di McConnell e di Boehner di collaborare su alcuni punti comuni per il bene della nazione.

Dall’altro, il Presidente ha rilanciato la competizione con i repubblicani su alcuni temi in cui la differenza con i democratici è molto forte, come, in primis, la riforma dell’Immigrazione, con la quale Obama e i liberali intendono regolarizzare 11 Milioni di clandestini che risulterebbe troppo costoso, e disumano, rimpatriare.

Un secondo tema affrontato da Obama è quello della realizzazione dell’oleodotto Keystone XL: infrastruttura concepita per veicolare olio crudo dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana, che i repubblicani vorrebbero realizzare al più presto per diversificare le forniture di greggio degli USA.

I democratici, invece, hanno espresso più cautela per valutare gli impatti che l’infrastruttura avrebbe sull’ambiente, e per verificare se il Keystone XL può veramente decrementare il costo dell’energia dopo il recente crollo del prezzo del greggio su scala mondiale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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