LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E GERMANIA CERCANO UNA MEDIAZIONE SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 28, 2013

Vilna sospende l’avvio dello sfruttamento di oro blu non convenzionale per coinvolgere maggiormente i territori. Berlino alla ricerca di una mediazione interna al Consiglio dei Ministri e tra i due rami del Parlamento

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

Coinvolgimento dei territori e posizioni differenti nel Gabinetto dei Ministri, e Lituania e Germania arrancano. Nella giornata di mercoledì, 27 Febbraio, il Governo lituano ha bloccato le procedure di rilascio dei permessi per l’estrazione di gas shale in Samogizia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la decisione di Vilna è stata motivata dalla volontà del Primo Ministro, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, di attendere il via libera delle autorità locali prima di avviare i lavori per l’estrazione dello shale.

Nello specifico, il Primo Ministro Butkevicius, su richiesta del Ministro dell’Ambiente Valentinas Mazuronis -esponente del Partito conservatore Ordine e Giustizia- ha ritenuto opportuno un esame approfondito della questione da parte delle Commissioni Parlamentari Economia e Tutela Ambientale che, secondo le stime, dovrebbe durare poco più di un mese.

Oltre che dalla necessità di discutere una delicata questione in Parlamento, l’impasse sullo shale è stata dettata anche da una manifestazione di piazza organizzata dagli abitanti della Samogizia a Vilna contro la concessione dei permessi per l’estrazione di gas non-convenzionale.

Seppur non molto partecipata, la dimostrazione popolare è bastata per spingere il il Ministro Mazuronis a richiedere al Primo Ministro l’approfondimento in Parlamento, anche a costo di un confronto interno alla coalizione di maggioranza di centrosinistra.

Risale infatti a pochi giorni prima il sostegno pubblico esternato dal Ministro dell’Economia, Jaroslav Neverovic -esponente dell’Azione dei Polacchi di Lituania- al colosso energetico statunitense Chevron, che, assieme alla polacca Lotos, si è candidato per l’ottenimento dei diritti di sfruttamento dello shale in Lituania.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro Neverovic ha ritenuto positivo l’impegno della Chevron in Lituania, per via della creazione di nuovi posti di lavoro e dell’importazione a Vilna di sofisticati know how in grado di agevolare il progresso dell’economia del Paese.

Dinnanzi alle due posizioni distinte in seno alla coalizione, il Premier Butkevicius ha mantenuto una non facile mediazione tra le varie anime della coalizione di Governo -composta dal Partito SocialDemocratico, dal Partito Laburista, da Ordine e Giustizia e dall’Azione dei Polacchi di Lituania.

Da un lato, il Primo Ministro ha voluto dare spazio alle ragioni della protesta allo sfruttamento dello shale, ma dall’altro ha ritenuto l’avvio dell’estrazione di gas non-convenzionale -che la Lituania, secondo le stime, possiede per 50 Miliardi di metri cubi- necessario per diminuire la dipendenza della Lituania dalle forniture di oro blu della Russia, che ad oggi coprono l’89% del fabbisogno complessivo Lituano.

Una soluzione di mediazione sullo shale è la via che anche la Germania -che secondo le stime vanta una riserva di gas non convenzionale pari a 2260 Miliardi di metri cubi- sta perseguendo per approvare una legislazione definitiva entro le prossime Elezioni Federali tedesche, e superare un contrasto interno al Governo tra il Ministro dell’Ambiente, Petr Altmaier, e quello dell’Economia, Philipp Rosler.

Altmaier, esponente della cristiano-democratica CDU -il principale Partito di maggioranza, a cui appartiene anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel- si è detto favorevole all’approvazione in tempi brevi di una legge che consenta l’avvio dello sfruttamento dello shale.

Rosler, esponente dei liberali della FDP -partner di coalizione della CDU- ha invece dichiarato la necessità di considerare l’impatto che le tecniche di fracking hanno sull’ambiente interessato.

A rendere ancora più complicato lo scenario tedesco è la divisione sullo shale che persiste tra i due rami del Parlamento.

Il Bundestag, in cui la maggioranza è mantenuta dalla coalizione di centrodestra CDU-FDP, è favorevole allo sfruttamento del gas non convenzionale, mentre il Bundesrat -composto dai rappresentanti degli Stati tedeschi- è controllato dai socialdemocratici della SPD e dai Verdi: i due gruppi dell’opposizione che si sono posizionati a più riprese contro lo shale.

Lo shale un’opportunità per l’UE

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un carburante estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate in sicurezza solo in Nordamerica.

L’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale ha consentito agli Stati Uniti d’America di diventare uno dei principali Paesi esportatori di gas a livello mondiale, e di rafforzare la loro posizione nei mercati dell’Asia, sopratutto in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

Per l’Europa, lo sfruttamento dello shale -che finora è stato approvato da Polonia, Danimarca, Gran Bretagna, Austria, Romania, Spagna, Portogallo, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Paesi Bassi, Svezia e Lettonia- consente di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia e dell’Algeria, da cui l’Europa dipende per circa l’80% del fabbisogno continentale.

Secondo diversi studi, a godere dei più ricchi giacimenti di shale in Unione Europea è la Polonia, seguita da Romania, Gran Bretagna, Germania e Lituania.

Particolarmente ricche di gas non-convenzionale sono anche Francia e Bulgaria che, tuttavia, insieme a Belgio e Repubblica Ceca hanno posto una moratoria sullo sfruttamento dello scisto.

Matteo Cazzulani

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KURDISTAN E IRAQ IN CRISI ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 9, 2013

La Repubblica Autonoma del Kurdistan avvia l’esportazione di greggio in piena opposizione nei confronti del governo nazionale iracheno, ed avvia la costruzione di infrastrutture per diminuire la dipendenza dalle infrastrutture di Baghdad. Il sostegno della Turchia al progetto di Erbil

I giacimenti di greggio in Iraq

I giacimenti di greggio in Iraq

Una devolution energetica con una strategia geopolitica alla base è la motivazione che ha portato ad uno scontro formale l’Iraq e la Repubblica Autonoma del Kurdistan. Come riportato dalla Bloomberg, la compagnia energetica curda Genel Energy ha ripreso l’esportazione di greggio verso la Turchia, ponendo fine ad una sospensione approntata dal Governo regionale nel mese di Dicembre.

In seguito al mancato riconoscimento da parte del Governo nazionale iracheno dei contratti siglati dalle Autorità curde con importanti enti internazionali, come il colosso statunitense ExxonMobil e la compagnia francese Total, il Governo regionale del Kurdistan ha interrotto l’esportazione di carburante attraverso le condutture nazionali controllate da Baghdad.

In aggiunta, le autorità curde hanno pianificato la costruzione di nuove infrastrutture per consentire al Kurdistan l’esportazione diretta in Turchia di un milione di barili di greggio al giorno entro il 2015, e, nel contempo, di diminuire la dipendenza dalle condutture del Governo nazionale iracheno.

Il progetto avviato dal Kurdistan è sostenuto dalla Turchia: per diminuire la dipendenza delle forniture energetiche di Russia, Azerbaijan ed Iran, Ankara ha avviato un piano di diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas e greggio che, oltre all’importazione di LNG da Algeria e Qatar, prevede l’aumento delle importazioni di carburante dall’Autonomia Regionale Curda.

Nello specifico, il Kurdistan è giudicato dalla Turchia un importante serbatoio di energia alternativo all’Iran, che a causa delle sanzioni imposte dalla Comunità Occidentale per il mancato rispetto dell’accordo di non-proliferazione potrebbe essere costretto a diminuire le esportazioni di gas e greggio, mettendo in seria difficoltà anche l’economia turca.

La preoccupazione degli USA

Contrarietà al progetto del Kurdistan è stata invece espressa dagli Stati Uniti d’America. Come riportato dalla Trend, Washington si è detta non favorevole ad iniziative che accentuano la disgregazione statale di un Paese, l’Iraq, particolarmente delicato ed importante per lo scacchiere geopolitico internazionale.

Nonostante la presenza di più di 40 enti energetici statunitensi nel Kurdistan, e i buoni rapporti bilaterali tra USA e Turchia, Washington, sempre secondo la Trend, ha invitato Ankara ad assumere una posizione più cauta nei confronti dell’Autonomia Regionale curda.

Matteo Cazzulani

GAS: IL QATAR AIUTA LA CROAZIA PER IL RIGASSIFICATORE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 29, 2012

Il colosso Qatargas firma con il governo croato un accordo per la costruzione di un terminale LNG coordinato con il Gasdotto Trans Adriatico e il Corridoio Nord-Sud. Il Giappone rileva azioni in Gran Bretagna per lo sfruttamento dei giacimenti marittimi.

Il percorso del Gasdotto Ionico Adriatico

Il percorso del Gasdotto Ionico Adriatico

I giapponesi alla conquista della Gran Bretagna con l’aiuto degli italiani. Lo scenario sembrerebbe legato a un sequel inerente alla Seconda Guerra Mondiale, ma in realtà, in maniera del tutto pacifica, il Giappone ha messo seriamente gli occhi sui giacimenti di greggio e gas in Gran Bretagna.

Come riportato da Natural Gas Europe, giovedì, 27 Dicembre, la compagnia giapponese JX Nippon Oil & Gas Exploration ha concordato l’acquisto delle azioni in 17 giacimenti di greggio e gas della Gran Bretagna dal colosso italiano ENI.

L’operazione, che si aggirerebbe attorno ai 2 Miliardi di Euro, pone la compagnia giapponese al fianco del colosso norvegese Statoil nello sfruttamento di una regione d’Europa ricca di gas naturale e greggio.

Come riportato da una nota della compagnia, la JX Nippon Oil % Gas Exploration punta a sfruttare in Gran Bretagna fino a 50 mila barili di greggio al giorno.

L’interesse giapponese al mercato energetico Europeo non è l’unico esempio di presenza di enti asiatici nel Vecchio Continente. Nella giornata di mercoledì’, 26 Dicembre, il colosso Quatargas ha firmato un accordo di 923 Milioni di Dollari con la Croazia per la costruzione di un rigassificatore dalla portata di 5 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro dell’Energia croato, Ivan Vrdoljak, ha illustrato come il terminale LNG sia necessario sia per la sicurezza energetica di Zagabria, che per quella dell’Europa.

Il rigassificatore della Croazia rappresenta infatti il limite meridionale del Corridoio Nord-Sud: insieme di gasdotti di diversi Paesi UE collegati l’uno all’altro per consentire il trasporto di gas nel centro dell’Europa dal terminale LNG croato e dal rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia.

Oltre che per l’Europa, la costruzione del rigassificatore croato è importante anche per l’Italia. Come riportato dal Ministro Vrdoljak, il terminale sarà collegato attraverso il Gasdotto Ionico Adriatico – IAP – al Gasdotto Trans Adriatico – TAP: conduttura progettata per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Un ausilio alla diversificazione delle forniture di gas

Il funzionamento congiunto della TAP e del rigassificiatore di Croazia, assieme con l’intensivo sfruttamento dei giacimenti del Mare del Nord, consentirà alla Commissione Europea di implementare la politica di diversificazione delle forniture di gas dal quasi monopolio della Russia.

L’UE dipende dagli approvvigionamenti della Russia per il 40% del fabbisogno energetico complessivo.

Matteo Cazzulani

LITUANIA: PIU’ EUROPA E MENO RUSSIA NELLA NUOVA POLITICA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2012

L’Esecutivo di centro-sinistra continua sul percorso volto all’indipendenza energetica dai russi e sulla realizzazione delle direttive UE. Confermata la costruzione del rigassificatore di Klaipeda, congelata la realizzazione della centrale nucleare di Visaginas.

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

In Lituania cambia il colore politico ma non la strategia energetica: indipendenza  dalla Russia e integrazione del sistema nazionale con il resto dei Paesi UE. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Ministro dell’Energia lituano, Verslo Zinios, ha presentato le linee-guida che il Governo di centro-sinistra intende adottare nella politica energetica del Paese.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro Zinios ha sottolineato l’importanza di realizzare al più presto il collegamento tra il sistema infrastrutturale energetico della Lituania con quello della Polonia, così come previsto dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

La legge UE prevede la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi della Comunità Energetica Europea – composta dai 27 Paesi UE, Ucraina e Moldova – per creare un mercato unico UE del gas liberalizzato al suo interno e diversificato nelle forniture dall’esterno.

Sempre in linea con il Terzo Pacchetto Energetico UE, il Ministro Zinios ha dichiarato la volontà di continuare i lavori per la costruzione del rigassificatore di Klaipeda, avviato dal precedente esecutivo moderato.

Per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America, e limitare la dipendenza dalle forniture della Russia – che coprono il 40% del fabbisogno totale UE e il 99% di quello della Lituania – la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a costruire terminali LNG, tra cui quello di Klaipeda.

Una rassicurazione a riguardo è provenuta dal Primo Ministro in persona, Algirdas Butkevicius, che, come riportato dalla Reuters, ha rassicurato gli investitori sulla realizzazione del rigassificatore lituano.

Unico elemento di discontinuità per il nuovo governo lituano è l’arresto dei lavori per la costruzione della centrale nucleare di Visaginas, respinta da un referendum popolare svoltosi in contemporanea alle ultime Elezioni Parlamentari del 14 ottobre 2012, che hanno suggellato la vittoria del centro-sinistra.

Il nuovo governo, guidato dal leader del Partito Socialdemocratico Butkevicius, è formato in coalizione con il Partito del Lavoro, ed è sostenuto dai conservatori di Ordine e Giustizia, e dagli ultraconservatori dell’Azione Elettorale Polacca in Lituania.

Anche la Lituania punta sullo shale

Una novità per la Lituania è rappresentata dal gas shale: carburante estratto in rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi operate con successo e in sicurezza in Nordamerica.

Come riportato dal Jags Report, la compagna USA Chevron, che già esamina i giacimenti di shale in Polonia e Romania – ha rilevato il 50% della compagnia privata lituana Investicijos, impegnata nei lavori di individuazione e sfruttamento dello shale in Lituania.

L’operazione, sostenuta dall’ex-Primo Ministro, Andrijus Kubilijus, porta la Lituania tra i Paesi che sostengono la ricerca e lo sfruttamento di gas non-convenzionale, al pari di Polonia – che secondo le stime contiene i giacimenti più consistenti di shale in UE – Gran Bretagna, Germania e Romania

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Come confermato dalle principali stime, lo sfruttamento del gas shale ha permesso agli Stati Uniti d’America di diventare il primo Paese esportatore di gas al mondo, superando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

FREDDO: L’EUROPA CERCA RIPARI AL MONOPOLIO DELLA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 15, 2012

Il monopolista russo Gazprom, raggiunge livelli record di esportazione di gas nel Vecchio Continente a causa dell’ondata di freddo. Le mosse della Commissione Europea e di alcuni Paesi per diminuire la dipendenza dall’oro blu di Mosca

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Se in Europa fa freddo, e le temperature raggiungono minime da record, chi ci guadagna è solo la Russia di Putin. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato che le forniture di gas dalla Russia all’Europa hanno toccato quote record in seguito all’ondata di freddo.

Come riportato da Natural Gas Europe, Gazprom ha rifornito il Vecchio Continente di 550 milioni di metri cubi gas al giorno: una quota che, secondo Miller, giustifica la costruzione di nuove infrastrutture che aumentano le forniture di carburante da Mosca all’UE.

La dichiarazione di Gazprom cade esattamente ad una settimana dall’avvio della costruzione del Southstream: conduttura concepita per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cibi di gas all’anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Nel Maggio 2012, Gazprom ha realizzato anche il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire la Germania di 55 Miliardi di metri cubi all’anno, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

La notizia di Gazprom rappresenta un vero e proprio messaggio politico: l’Europa è fortemente dipendente dalla Russia, e Mosca, che controlla la maggior parte delle forniture di gas dell’UE, ha un insostenibile peso politico nei confronti di Bruxelles.

Con il controllo del 40% del fabbisogno energetico totale dell’UE, la Russia ha via libera nell’avvalersi del flusso di gas come un’arma politica per raggiungere precisi scopi a discapito dell’Unione Europea.

Un esempio è quanto avvenuto in Moldova, dove Mosca ha richiesto l’uscita di Chisinau dalla Comunità Energetica Europea – una sosta di UE del gas – minacciando il mancato rinnovo dei contratti per le forniture di oro blu.

A comprendere la natura della politica energetica della Russia nei confronti dell’Europa sono tuttavia diversi attori politici che hanno avviato programmi per la diversificazione delle forniture di gas.

La Commissione Europea ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepiti per veicolare in Europa 16 Miliardi di metri cubi di gas all’anno di gas dall’Azerbaijan, senza transitare per la Russia.

Su indicazione dell’Esecutivo di Bruxelles, alcuni stati, come Lituania, Estonia, Spagna, Polonia e Finlandia, hanno avviato la costruzione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

I Paesi UE dell’Europa Centrale hanno inoltre avviato la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici nazionali, mentre la Romania ha iniziato il massiccio sfruttamento dei giacimenti di gas nazionali.

Anche Gran Bretagna e Germania dicono si allo shale

Per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, alcuni Paesi UE hanno avviato i lavori per lo sfruttamento dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate con successo e in sicurezza in Nordamerica.

In Gran Bretagna, il Capo del Dipartimento dell’Energia e dei Cambiamenti Climatici, Ed Davey, ha confermato l’intenzione di avviare lo sfruttamento dello shale nel Regno Unito, già comunicata dal Primo Ministro, David Cameron.

Il Governo britannico, che come riportato dalla BBC è fortemente legato alle forniture di gas dall’Olanda e da quelle nazionali, entrambe in forte diminuzione, ha evidenziato la necessità di avvalersi dello shale per garantire al Regno Unito la sicurezza energetica, nonostante la decisione abbia comportato una frattura interna all’esecutivo tra i conservatori, favorevoli, e i liberali, contrari.

Compatto è stato invece il voto a favore dello shale espresso dal Bundestag, in Germania, dove la maggioranza cristiano-democratica e liberale, guidata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha rigettato una proposta di moratoria sullo shale presentata da verdi e sinistra.

Andreas Laemmel, dell’Unione Cristiano-Democratica, ha evidenziato come lo shale rappresenti una fronte di approvvigionamento fondamentale per assicurare alla Germania la sicurezza energetica.

Come riportato dalla Bloomberg, Berlino ha già avviato consultazioni con il colosso USA ExxonMobil per l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti di shale in territorio tedesco.

Con il sostengo allo shale, Gran Bretagna e Germania si aggiungono alla Polonia – che possiede i giacimento di shale più capienti d’Europa – ed alla Romania, dove il gas non-convenzionale è prossimo ad essere sfruttato.

Gli USA pronti ad aiutare l’Europa

Alla presa di posizione di diversi Paesi UE si è aggiunto il sostegno degli Stati Uniti d’America. Il Senatore dell’Indiana, Richard Lugar, ha sottolineato come per Washington sia fondamentale sostenere la battaglia della Commissione Europea di diminuire la dipendenza energetica dalla Russia.

In particolare, Lugar ha evidenziato come gli USA debbano sostenere la realizzazione del Corridoio Meridionale per l’importazione di gas dall’Azerbaijan. In secondo luogo, Washington deve avviare l’esportazione di gas shale liquefatto nel Vecchio Continente.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti nazionali di shale, gli Stati Uniti d’America sono divenuti il primo Paese esportatore di gas al mondo, superando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan.

Dopo avere stretto ingenti contratti con India, Corea del Sud e Singapore, l’Amministrazione Presidenziale UE di Barack Obama ha dichiarato l’interesse a esportare in Europa gas shake liquefatto a buon mercato per battere la concorrenza della Russia in UE.

Matteo Cazzulani

POLONIA: IL GAS SHALE PER BATTERE LA CRISI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 16, 2012

Durante il suo secondo expose dopo la riconferma alla guida del Governo, il Premier polacco, Donald Tusk, ha individuato nell’oro blu non convenzionale una possibile soluzione per preservare l’economia di Varsavia dal trend al ribasso del resto dell’UE. Il colosso francese Total interessato all’operazione.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il gas non convenzionale come soluzione per battere una crisi senza precedenti. Nella giornata di venerdì, 12 Ottobre, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha dichiarato l’intenzione del Governo da lui guidato di investire 10 Miliardi di Euro nel settore del gas.

Come riportato dalla radio pubblica polacca Polskie Radio, Tusk ha sottolineato l’importanza ricoperta dal settore energetico per lo sviluppo e il sostentamento dell’economica polacca, ed ha dichiarato la volontà di sostenere i lavori per l’individuazione, e il successivo sfruttamento, di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è una tipologia di oro blu naturale intrappolato nelle rocce poco porose situate ad alta profondità che richiede tecniche di trivellazione più sofisticate rispetto a quelle tradizionali.

Secondo studi recenti, la Polonia conserverebbe nel suo sottosuolo la riserva più consistente di gas shale di tutta l’Europa. Se sfruttata, essa consentirebbe a Varsavia di soddisfare il fabbisogno interno dell’Unione Europea, e di imporsi su scala mondiale come Paese esportatore di energia.

“Lo shale rappresenta una priorità strategica per la sicurezza dei polacchi – ha dichiarato Tusk durante il secondo expose pronunciato dopo la riconferma alla guida del Governo del 2011 – per questo, il Parlamento deve trovare una posizione condivisa, e non lasciare che l’iniziativa sullo scisto sia mero appannaggio del Gabinetto dei Ministri”.

In Polonia, i lavori per l’individuazione di giacimenti di gas non convenzionale sono già stati avviati da tempo dalle compagnie statali PGNiG e Orlen. Esse hanno iniziato nel Voivodato di Lublino e in Pomerania le trivellazioni orizzontali – necessarie per verificare la presenza dello shale – mentre altri enti polacchi, come Tauron, Lotos e KGHM, hanno confermato il cofinanziamento delle ricerche fino al 2016.

Partecipazione ai lavori per lo studio della presenza di giacimenti shale in Polonia è stata confermata anche dalla francese Total.

In un’intervista alla Bloomberg, l’Amministratore Delegato dell’ente transalpino, Christophe De Margerie, ha evidenziato la volontà della Total di continuare le operazioni già avviate, nonostante gli scarsi risultati finora ottenuti nelle trivellazioni operate in territorio polacco su permesso del Governo nazionale.

“Il potenziale della Polonia è indubbio – ha dichiarato De Margerie – ma la sua vera entità resta un’incognita. Succede sempre quando si tratta di gas non convenzionale”.

Differente è la posizione assunta da colosso statunitense ExxonMobil, che, dopo alcune trivellazioni, condotte in partnership con la Total, ha abbandonato il progetto per via dei risultati poco incoraggianti finora ottenuti.

Anche all’ENI interessa il gas non convenzionale in Europa Centro-Orientale

La ricerca di giacimenti di shale in Europa è contrastata dalla Russia, che vede nella presenza di gas non convenzionale in Polonia una minaccia per il mantenimento dell’egemonia del monopolista del gas russo, Gazprom, nel campo delle forniture di oro blu al Vecchio Continente.

Tuttavia, concreto interesse per lo scisto è stato espresso da uno dei principali partner di Gazprom nel Mondo, il colosso italiano ENI. Nella giornata di giovedì, 4 ottobre, il Cane a Sei Zampe ha rilevato dalla compagnia ucraina Cardogan Petroleum alcune licenze per le trivellazioni nella Regione di Leopoli.

Come riportato dall’autorevole Natural Gas Europe, con l’acquisto delle quote di maggioranza nella joint venture Westgasinvest – compartecipata da ENI e dalle compagnie ucraine Cardogan Petroleum e Nadra Ukrainy – il colosso energetico italiano si è assicurato l’esclusiva sugli studi in un serbatoio dalle enormi potenzialità.

Secondo gli studi, il Bacino di Leopoli, situato nell’Ucraina Occidentale, rappresenta la continuazione di quello presente nel sottosuolo del Voivodato di Lublino, ubicato in Polonia Sud-Orientale.

Matteo Cazzulani

Gas ed economia: la Russia da il vis alla Zona di Libero Scambio CSI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 22, 2012

Il progetto di integrazione economica della Comunità di Stati Indipendenti voluto da Mosca per consolidare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico e per rafforzare la politica energetica del Cremlino a discapito di quella varata dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture di gas. Nel Southstream anche la Republika Srpska

L’integrazione economica della Comunità di Stati Indipedenti e la maschera con cui la Russia sta cercando di impossibilitare la realizzazione dei piani di diversificazione energetica varati dalla Commissione Europea. Nella giornata di venerdì, 21 Settembre, il Segretario Esecutivo della CSI, Sergey Lebedev, ha comunicato l’avvio della fase conclusiva del varo di una Zona di Libero Scambio nello spazio ex-sovietico, della quale faranno parte la Russia, la Bielorussia, l’Ucraina, il Kazakhstan e l’Armenia – che ancora deve presentare la documentazione necessaria.

La Zona di Libero Scambio CSI entrerà definitivamente in funzione il prossimo 12 Ottobre, e permetterà una stretta integrazione tra le economie dei Paesi membri mediante la facilitazione fiscale della circolazione delle merci, l’abbattimento delle dogane per il trasferimento delle merci, e la semplificazione delle procedure burocratiche finalizzata alla creazione di un sistema unico a cui tutti gli Stati aderenti al progetto dovranno attenersi.

L’implementazione dell’integrazione economica della CSI e un preciso piano del Presidente russo, Vladimir Putin, per assicurare l’egemonia della Russia sul piano economico e politico nello spazio ex-sovietico. Di pari passo, la Zona di Libero Scambio e un escamotage per rafforzare la posizione energetica di Mosca nei confronti di un’Unione Europea che, ultimamente, e riuscita ad avviare iniziative concrete per diminuire la propria dipendenza dal gas del Cremlino.

Come confermato dallo stesso Lebedev, la Zona di Libero Scambio CSI prevede anche la facilitazione del commercio del gas nello spazio ex-sovietico, con la relativa concessione di sconti per i Paesi che fanno parte del progetto.

Questa clausola e particolarmente importante per l’Ucraina. Kyiv e membro della Comunità Energetica Europea – una sorta di Unione Europea dell’energia, in cui i Paesi membri sono chiamati ad unificare la rete dei gasdotti nazionali e a garantire l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE: legge continentale che prevede la liberalizzazione della gestione delle condutture e della compravendita del gas – ma di recente il Presidente Yanukovych ha guardato con interesse al vettore russo.

L’ingresso degli ucraini nella Zona di Libero Scambio CSI potrebbe provocare ripercussioni sulla Comunità Energetica Europea, ed impossibilitare la realizzazione di politiche comuni UE sul piano energetico estese anche a Paesi che dell’Unione politicamente non sono parte, come Moldova – che tuttavia ha dichiarato fedeltà all’Europa – e, appunto, Ucraina.

Inoltre, la misura adottata sul piano energetico dalla CSI e speculare alla recente Proposta della Commissione Europea inerente all’avvio di una contrattazione unica a livello continentale con i Paesi esportatori di materie prime energetiche, tra cui Mosca per il gas.

Un altro piano con cui la Russia sta cercando di affossare la politica energetica comune europea e la costruzione del Southstream: gasdotto concepito sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas russo direttamente l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica, bypassare Paesi osteggiati politicamente dal Cremlino come Romania e Polonia, ed impossibilitare a Bruxelles l’accesso diretto con proprie condutture ai giacimenti dell’Azerbajdzhan, con cui la Commissione Europea ha già firmato accordi per diversificare le proprie forniture di oro blu da quelle russe e nordafricane.

Sempre venerdì, 21 Settembre, al Southstream ha aderito la Republika Srpska: regione serba della Bosnia Erzegovina che, imitando quanto deciso dalla Serbia, ed anche dai Governi macedoni, montenegrino, e sloveno, ha deciso di sostenere politicamente il progetto energetico di Mosca.

A confermare la natura politica del Gasdotto Ortodosso – com’e altrimenti noto il Southstream – e stato il Capo del consorzio deputato alla sua costruzione, Marcel Kramer, che alla Bloomberg ha confermato la volontà di implementare la costruzione della conduttura com’e risposta all’apertura da parte della Commissione Europea di un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale del monopolista russo del gas, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – nei mercati dell’Europa Centro-Orientale.

Il giacimento bulgaro può fermare il Southstream

Oltre alla posizione risoluta della Commissione Europea – che tuttavia e contrastata da Germania, Francia, e dalle lobby filorusse molto forti anche in altri Paesi dell’Europa Occidentale, tra cui l’Italia – a frenare Il Southstream, che gode del sostegno economico di Gazprom, del colosso italiano ENI, e delle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, potrebbe essere la posizione politica della Bulgaria.

Di recente, Sofia ha comunicato l’intenzione di non partecipare al Southstream in seguito alla richiesta da parte del Cremlino di un maxirisarcimento per la mancata costruzione della centrale nucleare di Belene. Inoltre, lo scorso Marzo al largo delle coste bulgare e stato individuato un giacimento di gas di 15 Mila metri quadrati, che, secondo le stime, potrebbe garantire alla Bulgaria l’autosufficienza energetica per i prossimi vent’anni circa.

L’individuazione del giacimento al largo delle coste bulgare aiuta la realizzazione della politica energetica della Bulgaria, intenzionata a diversificare le proprie forniture di gas per evitare la totale dipendenza che finora ha legato Sofia alla Russia. Per questa ragione, il Governo bulgaro ha sostenuto finanziariamente, con l’aiuto dell’Unione Europea, la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali con quelli della Romania, ed ha avviato lavori per collegare il suo sistema infrastrutturale energetico con quello della Turchia.

Matteo Cazzulani

L’UE VERSO UN MERCATO UNICO DEL GAS

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 17, 2012

La Commissione Europea ha redatto un progetto di legge per la messa in comune dei settori energetici dei 27 Paesi del Vecchio Continente entro il 2014, mentre il Parlamento Europeo ha approvato un provvedimento che obbliga gli Stati membri ad informare Bruxelles in merito agli accordi stretti con compagnie extraeuropee. Già due le cordate in Europa Centrale pronte a seguire le direttive dell’esecutivo continentale

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Il mercato unico del gas europeo è un progetto ambizioso, ma realizzabile per garantire la sicurezza energetica del Vecchio Continente, tutelare l’ambiente e i diritti degli acquirenti. Nella giornata di lunedì, 17 Settembre, la Commissione Europea ha redatto un Progetto Di Legge continentale che obbliga i Paesi membri ad unificare i propri sistemi energetici nazionali entro il 2014 sulla base del Terzo Pacchetto Energetico: la legge UE che sancisce la liberalizzazione interna della compravendita di gas ed impossibilita il controllo del commercio sull’oro blu ad enti monopolisti extra-europei.

Il Progetto Di Legge, reso noto dall’autorevole Reuters, è stato redatto per raggiungere tre obiettivi. Il primo consiste nella reale integrazione del Vecchio Continente anche sul piano energetico: ad oggi, i sistemi dei gasdotti del 27 Paesi Europei sono ramificati su scala nazionale, con pochi collegamenti diretti con le condutture degli altri Stati UE.

La seconda motivazione riguarda ladiminuzione della dipendenza dalle forniture della Russia, poiché la presenza di un mercato unico europeo dell’energia consente la libera diffusione di gas proveniente da Norvegia, Africa del Nord e Qatar – immesso nel circuito continentale dai rigassificatori spagnoli, olandesi, italiani e di altri Stati – anche in Paesi ad oggi dipendenti quasi unicamente dall’oro blu della Russia, come la fascia dell’intera Europa Centrale.

La terza motivazione è di natura ecologica. La messa in comunicazione delle condutture dei 27 Paesi Europei, e la libera circolazione del gas ad essa correlata, permette ai Paesi fortemente dipendenti dalle forniture russe di non avvalersi del carbone per diminuire la dipendenza da Mosca.

Fortemente inquinante, il carbone è una delle fonti di energia che l’UE, nell’ambito del Protocollo di Kyoto, ha promesso di diminuire del 20% entro il 2020: il libero commercio europeo del gas consentirebbe a Bruxelles il rispetto degli accordi internazionali per la tutela dell’ambiente.

A conferma del Progetto Di Legge elaborato dalla Commissione Europea sono le parole del Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, che ha auspicato la fissazione entro pochi anni di prezzi comuni per tutti gli enti energetici europei costretti a firmare contratti con fornitori extraeuropei.

Nella direzione di Oettinger è andata anche una decisione presa dal Parlamento Europeo in merito all’unificazione della politica energetica europea. Nella giornata di venerdì, 14 Settembre, l’Emiciclo di Strasburgo ha votato a favore di una proposta di legge che obbliga i Paesi UE ad informare la Commissione Europea circa i contratti da essa stretti con compagnie energetiche extraeuropee. A sua volta, Bruxelles dovrà informare, nel giro di massimo tre mesi, tutti gli altri Stati UE.

Secondo il relatore della proposta, il Parlamentare Europeo lettone Krisjanis Karins, del Partito Popolare Europeo, l’assunzione di una posizione comune europea in materia di energia è fondamentale per garantire i diritti dei consumatori e per dare smalto alla posizione geopolitica dell’UE.

Le linee guida della Commissione, ancora da votare, sono state fatte proprie da alcuni Stati che hanno dato vita a due cordate deputate alla realizzazione del mercato unico europeo. La prima alleanza è quella tra la compagnia polacca Gaz System e la croata Pinacro, deputate rispettivamente alla gestione della rete dei gasdotti di Polonia e Croazia.

Come riportato dalla Bloomberg, i due enti hanno sottoscritto un accordo per la messa in comunicazione delle condutture nazionali dei due Paesi – anche attraverso Stati terzi, come Slovacchia ed Ungheria – con lo scopo di mettere in comunicazione i rigassificatori che Polonia e Croazia stanno ultimando di realizzare: il terminale LNG di Swinoujscie, in Pomerania, e quello sull’isola di Krk, sul Mare Adriatico.

La seconda cordata attiva nella creazione di un mercato comune europeo del gas è stata stretta tra la Lituania e la Romania nell’ambito di un vertice tra i Presidenti dei due Paesi, Dalija Grybauskaite e Traian Basescu.

I due Capi di Stato si sono trovati sulle medesime posizioni non solo per quanto riguarda la messa in comunicazione delle condutture UE, ma anche per la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per trasportare gas di provenienza azera direttamente in Europa, senza transitare dal territorio russo, né dipendere da infrastrutture controllate da Mosca.

“Il Nabucco apre nuove opportunità di approvvigionamento per tutta l’Europa, anche per la Lituania – ha dichiarato la Grybauskaite – Lituania e Romania hanno un altro scopo: creare e far parte del mercato unico europeo”.

Una risposta alla politica monopolistica della Russia

A motivare l’attività dell’Unione Europea in direzione di un mercato unico dell’energia è stato l’avvio da parte della Commissione Europea di un’inchiesta ufficiale nei confronti del monopolista russo, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – per condotta anticoncorrenziale in Europa.

La risposta della Russia è stata risoluta: oltre agli insulti – il Presidente, Vladimir Putin, ha definito l’UE ostaggio dei Paesi fuori dalla Zona Euro, mentre il Vicecapo di Gazprom, Alexandr Medvedev, ha apostrofato la Commissione Europea come ladra – il Cremlino ha varato un decreto che impone alle compagnie russe di concordare con le Autorità politiche della Russia le mosse di cui avvalersi in ambito commerciale nei confronti di Stati terzi.

Oltre alla politica anticoncorrenziale – che vede la Russia concedere sconti sul gas ai soli Paesi dell’Europa Occidentale per dividere l’UE e mantenere l’egemonia politica sul Vecchio Continente – Gazprom sta cercando da tempo di impossibilitare il piano di diversificazione delle forniture di gas approntati dalla Commissione Europea.

Oltre al sostegno politico – velato, ma confermato da più di una fonte – prestato ai movimenti ecologisti che si battono contro il nucleare e lo sfruttamento dei giacimenti di gas non-convenzionale in Polonia e Romania, il monopolista russo, in collaborazione con alcune compagnie energetiche ad esso fedeli – come il colosso italiano ENI, la tedesca Wintershall, la francese EDF e gli enti nazionali di Grecia, Slovenia, Macedonia, Serbia, e Montenegro – ha progettato la costruzione del Southstream.

Questo gasdotto ha lo scopo di rifornire l’Europa Sud-Occidentale direttamente di gas russo, impossibilitare la realizzazione del Nabucco, edisolare Paesi dell’Unione Europea politicamente osteggiati dal Cremlino come Romania, Polonia e Lituania.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’EUROPA AVANTI CON I PROGETTI DI SICUREZZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 7, 2012

L’Estonia da il via alla costruzione di un rigassificatore, mentre la Romania sostiene la realizzazione del Nabucco e del progetto AGRI. Ambigua la posizione della Bulgaria nei confronti della Commissione Europea

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Si alla politica energetica europea, alla costruzione di rigassificatori nel Baltico e alla messa a punto di progetti di approvvigionamento alternativi a quelli legati al gas russo. A seguito dell’avvio dell’inchiesta ufficiale da parte della Commissione Europea nei confronti del monopolista russo, Gazprom, per condotta monopolistica ed anti-concorrenziale, la sicurezza energetica dell’Europa ha raccolto importanti sostegni politici ed economici.

Nella giornata di venerdì, 7 Settembre, l’Estonia ha dato il via libera alla costruzione sul proprio territorio di un rigassificatore in grado di soddisfare il fabbisogno energetico anche degli altri due Stati Baltici – Lituania e Lettonia – e della Finlandia. Come riportato dall’autorevole Bloomberg, l’infrastruttura, compartecipata dalle compagnie Elering AS, Tallina Sadam e Vopak LNG Holding, sarà costruita a pochi chilometri dalla Capitale, Tallinn.

Con tutta probabilità, un terzo dei 221 Milioni di Euro necessari per la sua realizzazione saranno erogati dall’Unione Europea. Essa, giudicando la portata dell’operazione, potrebbe inserire il rigassificatore estone tra i progetti di importanza continentale.

L’iniziativa dell’Estonia va di pari passo con quanto approntato in Lituania, dove, entro il 2014, è prevista la costruzione di un rigassificatore presso il porto di Klaipeda. Simile progetto è stato varato anche in Polonia, che sta ultimando la realizzazione di un terminale LNG a Swinoujscie, in Pomerania.

Tallinn, Vilna e Varsavia sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas russo, e per questo hanno deciso di sostenere le indicazioni della Commissione Europea in merito alla diversificazione delle forniture di oro blu. Presso i terminali marittimi sarà infatti importato gas proveniente da Norvegia e Qatar, utile per garantire a Polonia, Estonia e Lituania l’approvvigionamento energetico in caso di interruzione delle forniture da parte di Gazprom.

A sostegno dei piani di indipendenza energetica della Commissione Europea si sono schierati anche due Paesi della penisola balcanica. Come riportato dall’agenzia FOCUS, il Premier bulgaro, Boyko Borysov, ha appoggiato l’iniziativa di Bruxelles in quanto volta ad eliminare i monopoli dal mercanti interno all’UE.

La posizione della Bulgaria è tuttavia molto ambigua. Sofia, pochi giorni prima dall’apertura dell’inchiesta UE su Gazprom, ha firmato con il monopolista russo l’accordo per la costruzione in territorio bulgaro del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per rifornire direttamente di proprio gas l’Europa Sud-Occidentale ed impedire all’Unione Europea l’importazione diretta di gas azero nel Vecchio Continente.

Importante è anche la dichiarazione emessa dall’ambasciata della Romania in Azerbajdzhan, con la quale Bucarest ha auspicato il rapido varo del progetto AGRI. Esso prevede l’invio costante di gas e greggio azero via terra in Georgia e, dal porto di Poti, via mare fino alla città romena di Costanza.

Proprio il Presidente della Romania, Traian Basescu, a più riprese ha sostenuto le iniziative orientate alla diversificazione energetica varate dalla Commissione Europea come il gasdotto Nabucco: infrastruttura progettata per importare in Romania, Ungheria e Austria oro blu di provenienza azera dalla Turchia, dove la conduttura dalla verdiana denominazione si collegherà con la TANAP.

Per l’Europa anche il gas turkmeno

Proprio quest’ultima infrastruttura, nota anche come Gasdotto Transanatolico, ha visto le sue quotazioni impennare in seguito ad un vertice tra il Commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettinger, ed i Ministri dell’Energia di Azerbajdzhan e Turkmenistan, Natig Aliev e Murat Artikov.

Dai colloqui, come riportato dall’agenzia Europolitics, è emersa la volontà da parte di Ashgabat di rifornire di proprio gas la TANAP e, una volta costruito, il Nabucco, per contribuire, assieme a Baku, alla realizzazione dei progetti di diversificazione energetica dell’UE.

Per garantire l’effettiva manutenzione delle infrastrutture deputate al trasporto di gas centro-asiatico in Europa, la compagnia azera SOCAR ha dichiarato la messa in vendita del 29% delle azioni della TANAP a potenziali partner europei, come il colosso norvegese Statoil, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total.

Secondo le stime, la SOCAR manterrà il 51% del Gasdotto Transanatolico, mentre alla compagnia turca BOTAS resterà il 20% delle azioni dell’infrastruttura.

Matteo Cazzulani

FORUM ECONOMICO DI PIETROBURGO: LA RUSSIA SEMPRE PIU PADRONA DELL’EUROPA (E DELL’ITALIA)

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 26, 2012

Le principali compagnie energetiche russe stringono contratti di peso con i più importanti enti energetici del Vecchio Continente. Particolarmente onerose le clausole imposte alla compagnie italiane, costrette a consistenti finanziamenti e ad agire per sostenere la politica energetica di Mosca

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La Russia monopolista continuerà ad esportare gas e greggio all’Europa e a dargli una mano saranno le principali compagnie del Vecchio Continente. Nella giornata di Domenica, 24 Giugno, si è chiuso il Forum Economico di Pietroburgo: una kermesse alla quale hanno preso parte i principali esponenti del mondo della politica e dell’economia provenienti da Russia ed Europa.

Il tema centrale del vertice è stato l’energia, con la Russia padrona di casa che ha giocato la parte del leone. Essa infatti ha chiuso il summit con un bottino carico di contratti con le più importati compagnie energetiche dell’Unione Europea destinati a garantire a Mosca l’egemonia nel settore per un altra decina di anni.

L’accordo più importante è stato firmato dalla compagnia Rosneft con la norvegese Statoil: i russi si sono assicurati il diritto di sfruttamento di alcuni giacimenti marittimi di gas nella acque territoriali della Norvegia, e hanno impegnato i norvegesi a cooperare con Mosca nello sfruttamento del bacino di greggio nei presso di Stavropol, nel Caucaso.

Significativa è anche l’intesa che, sempre la Rosneft, ha raggiunto con il colosso statunitense Exxonmobil per lo sfruttamento dei giacimenti di gas in Siberia. Inoltre, l’intesa russo-americana è stata rinnovata anche per i lavori presso i ricchi bacini del Mar Glaciale Artico.

Cospicuo è anche il risultato ottenuto dal monopolista russo del gas, Gazprom, che, sempre a Pietroburgo, ha raggiunto con la compagnia francese EDF un accordo per la costruzione di nuove centrali elettriche in Europa e la gestione congiunta di insediamenti già esistenti. Inoltre, Gazprom si è assicurato l’esclusiva sulle forniture di gas alle centrali controllate in collaborazione con EDF.

Ruolo da protagonista è stato giocato anche dall’Italia. Sempre la Rosneft ha firmato un importante accordo con il colosso energetico ENI con cui è stata stabilita la creazione di alcune joint venture per lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti di gas e greggio nel Mare di Barents e nel Mar Nero.

Tuttavia, le clausole imposte al Cane a Sei Zampe sono particolarmente onerose: come riportato dall’autorevole Bloomberg, nelle joint venture Rosneft manterrà il 66,67% delle azioni, mentre l’ENI si è fatta carico del totale delle spese per ottenere le licenze necessarie per l’avvio delle indagini geofisiche nelle zone ove sono ubicati i giacimenti.

Ancora più significativo è il contratto firmato dalla compagnia russa Lukojl con l’italiana Enel: esso prevede la collaborazione italo-russa nella ricerca di nuove fonti di gas naturale, e il comune impegno a trasportare l’oro blu in Europa attraverso la gestione delle infrastrutture energetiche.

La Russia contro le energie rinnovabili

Infine, durante il forum di Pietroburgo la Russia ha lanciato un chiaro avvertimento all’Europa in merito all’intenzione di Bruxelles di diminuire la dipendenza dalle forniture energetiche di Mosca.

Il vicepresidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ha messo in guardia il Vecchio Continente dalla concessioni di finanziamenti per lo sviluppo di energie rinnovabili, e ha sottolineato come per raggiungere tale scopo vi sia sempre la necessità di ricorrere al gas naturale, su cui il Cremlino mantiene il monopolio.

Le ultime affermazioni del Vicecapo di Gazprom, e, più in generale, la corsa al contratto con le singole compagnie energetiche del Vecchio Continente, garantiscono un consistente vantaggio alla Russia nella competizione che Mosca sta attuando con l’Unione Europea.

Da due anni, la Commissione Europea ha varato un piano di azioni per la diversificazione delle forniture energetiche che prevede la costruzione di rigassificatori e nuovi gasdotti per trasportare oro blu centro-asiatico in Europa.

Tuttavia, esso è contrastato dai singoli Paesi dell’Occidente del Vecchio Continente, che puntualmente sacrificano l’interesse generale dell’UE per stringere rapporti privilegiati con la Russia.

La condotta dei Paesi dell’Europa Occidentale è pericolosa, poiché porta l’Europa ad essere sempre più dipendente da un unico fornitore sul piano energetico. Da parte sua, Mosca si avvale in maniera palese del settore energetico come mezzo per consolidare la sua egemonia politica nel Vecchio Continente.

Un esempio di ciò lo si è avuto nel mentre del vertice di Pietroburgo, quando la Bulgaria si è vista negare da Gazprom uno sconto sul prezzo del gas precedentemente concordato con accordi firmati.

Infatti, il monopolista russo ha vincolato la concessione dello sconto alla firma da parte di Sofia del contratto di collaborazione col Southstream: gasdotto concepito da Gazprom, in partnership con ENI, EDF, con la compagnia tedesca Wintershall e con quelle nazionali di Grecia, Macedonia, Slovenia, Serbia e Montenegro, sul fondale del Mar Nero per rifornire di oro blu russo l’Europa Occidentale e impedire la costruzione delle infrastrutture energetiche previste dai progetti della Commissione Europea.

Matteo Cazzulani