LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Bielorussia: Lukashenka esclude oppositori dalle liste elettorali

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 23, 2012

Divieto di partecipazione per il Leader del movimento liberale e filoeuropeo Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e per il noto dissidente Niklau Paskevych. Le divisioni del dissenso bielorusso dinnanzi ad una consultazione parlamentare in cui ad avere la meglio sono con certezza le forze politiche filo-presidenziali

Firme scorrette, moduli irregolari, dichiarazioni dei redditi incomplete e sentenze giudiziarie sono le ragioni per le quali le Autorità bielorusse hanno decimato le liste dell’Opposizione in vista delle prossime Elezioni Parlamentari. Nella giornata di mercoledì, 22 Agosto, la Commissione Elettorale Centrale ha negato la partecipazione alla consultazione legislativa al Leader del Movimento filo-europeo di orientamento liberale Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e al noto oppositore del regime di Minsk, Niklau Paskevych.

Secondo la motivazione ufficiale, i due oppositori avrebbero omesso documenti importanti durante la presentazione delle loro candidature, ma gli attivisti dell’Opposizione bielorussa accusano il regime di volere sistematicamente escludere dalle liste elettorali ogni esponente di spicco del dissenso in Bielorussia.

Così, infatti, e capitato anche ad altri due leader dell’Opposizione, Niklau Statkevych ed Uladzimir Niaklayeu. Il primo e stato condannato a sei anni di detenzione per avere protestato contro i brogli elettorali perpetrati dalle Autorità Bielorusse durante le Elezioni Presidenziali del 19 Dicembre 2010, mentre al secondo la “giustizia” bielorussa ha imposto due anni di divieto di partecipazione alla vita politica per la medesima motivazione.

Oltre che l’estromissione dei principali candidati dell’Opposizione, a penalizzare il dissenso bielorusso e anche la cronica divisione con cui le diverse forze politiche si presentano alla tornata elettorale. Il movimento Bielorussia Europea, guidato dall’ex-Candidato alla presidenza, Andrey Sannikau, e la Democrazia Cristiana Bielorussa hanno deciso di boicottare la consultazione, mentre Za Svabodu e il Partito Mondo Giusto hanno giudicato utile prendere parte al voto con propri candidati.

Più originale e la posizione del Fronte Nazionale Bielorusso – capeggiato da Alyaksey Yanukevych – e del Partito Civico Unito di Anton Labiedzka, che hanno optato per la partecipazione al voto e l’immediata rinuncia da parte dei candidati eletti al mandato parlamentare in segno di protesta.

Dal canto loro, le Autorità governative si presentano agli elettori compatte, con liste uniche in sostegno del Presidente, Alyaksandr Lukashenka. Esse sono favorite, oltre che dall’estromissione dei principali avversari mediante l’arma della magistratura, anche dall’utilizzo di risorse statali e del favore della stampa di regime.

Tra i candidati dello schieramento filo-presidenziale emergono l’esponente di spicco del KGB bielorusso, Viktar Rusak, il Procuratore Eduard Senkevych, e il generale del Ministero degli Esteri Valery Gaydukevych.

Cacciato il Ministro degli Esteri vicino a Bruxelles

A proposito del Ministero degli Esteri, ha fatto discutere la decisione presa dal Presidente Lukashenka di sostituire il Capo della Diplomazia di Minsk, Syarhey Martynau, con il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Uladzimir Makey.

Martynau e stato l’unico esponente del governo della Bielorussia a non essere stato colpito dal divieto di ingresso in Unione Europea imposto da Bruxelles in risposta alle sistematiche violazioni dei Diritti Umani e della burocrazia da parte del regime di Lukashenka.

Inoltre, l’ex-Ministro degli Esteri e stato sempre considerato dalla Commissione Europea come l’unica personalità moderata dell’entourage di Lukashenka con cui potere dialogare per mantenere vivo il difficile dialogo tra la Bielorussia e l’Occidente.

Makey, il nuovo Capo della Diplomazia Bielorussia, di formazione pedagogica e linguistica, e il braccio destro di Lukashenka, e, secondo l’autorevole Radio pubblica polacca Polskie Radio, e uno degli esponenti politici di Minsk colpiti dal divieto di ingresso in Unione Europea.

Nonostante da Capo dell’Amministrazione Presidenziale Makey sia stato l’esecutore del tiepido processo di liberalizzazione in Bielorussia avvenuto dal 2008 al 2010 secondo le indicazioni UE, egli e considerato dai più importanti politologi l’esecutore delle direttive di Lukashenka.

La decisione di sostituire Martynau – dopo nove anni di servizio a capo del Dicastero degli Esteri – e un passo voluto dal Presidente bielorusso per rafforzare il controllo diretto di ogni settore della vita politica, e, nel contempo, di chiudere l’unico canale di cui l’Occidente ha potuto finora servirsi per mantenere aperto il dialogo con Minsk.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA E RUSSIA CONTINUANO GLI ARRESTI POLITICI

Posted in Bielorussia, Russia by matteocazzulani on January 4, 2011

A Minsk ancora in prigione quattro dei principali competitor di Lukashenka, assieme a più di cento democratici. In Russia, arrestati esponenti di Solidarnist’ e circa 300 attivisti

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Nella Bielorussia di Lukashenka uno su 150 ce la fa. Domenica, 2 gennaio, è stato liberato il candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj. Una buona notizia, se non fosse per il prolungamento della detenzione, sancito dalla Corte Suprema, per gli altri esponenti dell’opposizione, arrestati durante le elezioni presidenziali di Domenica, 19 Dicembre.

Il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, l’esponente liberale del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il poeta, candidato dell’Associazione Di la Verità, Vladimir Njakljajev, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, rischiano 15 anni di carcere.

Di sicuro, ci resteranno altri due mesi. Con loro, altri 150 attivisti, prelevati dalla polizia durante le protste contro i brogli, avvenute ad urne chiuse.

Lecito ricordare che Aljaksandar Lukashenka ha ottenuto la quarta rionferma alla presidenza con circa l’80% dei voti. A certificarlo, la Commissione Elettorale Centrale, controllata, al 99%, da nominati dal Bat’ka — com’è definito il Capo di Stato bielorusso in Patria.

A contestare il risultato, oltre alle opposizioni, OSCE, NATO, Europarlamento e Stati Uniti d’America.

Arresti in Russia

Le manifestazioni in piazza Triumfal'naja, a Mosca

Meglio non è andata ai democratici russi. Ai 250 arresti, operati dalla milicija durante la manifestazione per la Libertà di Associazione — regolarmente organizzata ogni 31 del mese a Mosca, in piazza Triumfal’naja — si sono sommati 20 supporters dei Leader del partito Solidarnist’, Boris Nemcov ed Il’ja Jashyn, anch’essi al fresco dalla vigilia di Capodanno.

Accusato di turbamento delle quiete pubblica, Nemcov ha esposto ricorso, in quanto il suo fermo è avvenuto a dimostrazione conclusa.

Anche in questo caso, dura, seppur tardiva, la condanna di Washington. Silenzio da parte dei 27 dell’UE, forse distratti dalle trattative col Cremlino per il gas.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: NEL MIRINO DI LUKASHENKA ANCORA MEDIA ED OPPOSITORI

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 28, 2010

Oltre a Radio Europea per la Bielorussia e Belsat, colpiti altri dissidenti. Nessuna notizia sulle condizioni dei candidati dell’opposizione incarcerati. Milinkevych si appella all’UE. Lukashenka nomina un nuovo governo

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Sequestro totale. Fino all’ultimo microfono. Così il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ha imbavagliato la Radio Europea Per la Bielorussia e la tv Belsat. Impegnate, con fondi UE, in una quotidiana opera di informazione, indipendente dal controllo delle Autorità di Minsk.

Nel contempo, come riportato da diverse fonti, continua la repressione dei dissidenti politici, continuamente prelevati da edifici pubblici ed abitazioni private. Persino dai treni, come accaduto a Sjarhej Marcaljev, aiutante del segretario del partito socialemocatico Hramada, Nikolaj Statkevych. Uno dei cinque candidati dell’opposizione, incarcerati il giorno delle elezioni presidenziali, Domenica, 19 dicembre.

Su di loro, nessuna notizia. Nemmeno dagli avvocati, a cui è interdetta ogni possibilità di dialogo. In particolare, preoccupa la sorte di Vladimir Njakljajev, esponente del movimento Di La Verità, imprigionato, ad urne chiuse, dopo essere stato malmenato dalla polizia. Determinata nel richiedere giustizia per il poeta bielorusso, la moglie, Ol’ga.

Chi, invece, sul coniuge non può contare è il principale avversario di Lukashenka, il coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov. Anche sua moglie, la giornalista Irina Khalip, è stata incarcerata. Forse, rea di corrispondere per la testata russa Novaja Gazeta — resa nota dalla straordinaria opera di Anna Politkovskaja.

L’appello all’Europa

Gli studi di Belsat tv

Oltre a Statkevych, Njakljajev e Sannikov, buio totale anche sul Capo del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk, e sul candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj. L’unico scampato dalle fauci delle autorità, il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev.

Un appello all’Unione Europea è stato inoltrato dal Presidente el movimento Za Svabodu, Aljaksandar Milinkevych. L’ex competitor di Lukashenka nel 2006 ha chiesto a Bruxelles la sospensione di ogni contatto con Minsk, fino a quando i dissidenti non saranno liberati.

Secca la riposta delle Autorità, che ha accusato l’OSCE di spionaggio. Nessuna reazione nemmeno dal bat’ka — com’è definito Lukashenka in Patria — che lunedì, 27 dicembre, ha sciolto il vecchio esecutivo, per rinnovarlo con sue nomine.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: IL MONDO DIVISO DINNANZI A BROGLI E VIOLENZE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 21, 2010

Germania, Polonia ed UE verso l’abbandono della politica del dialogo. Tiepide critiche anche dagli USA. Chavez e Janukovych si congratulano con Lukashenka. Neutrale la Russia

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Sulla Bielorussia c’è chi si sveglia. E chi persevera nell’apologia dell’autocrazia. Nella giornata di lunedì, 20 dicembre, una nota congiunta dei Ministeri degli Esteri polacco e tedesco ha codannato l’atteggiamento delle Autorità bielorusse nel corso elle elezioni presidenziali di Domenica, 19 dicembre, riconferma della natura autoritaria del regime del Presidente, Aljaksandar Lukashenka.

In particolare Varsavia e Berlino hanno criticato non solo la falsificazione del voto. Ma anche, e sopratutto, le violenze sui manifestanti. E, dulcis in fundo, l’arresto dei principali candidati dell’opposizione. Una serie di atteggiamenti che, come riporta il comunicato, allontana Minsk da Bruxelles.

Una presa di posizione importante, sopratutto perché formulata da due Paesi ultimamente troppo distratti in materia di sviluppo della democrazia e dei diritti umani nel Mondo ex-sovietico.

Sulla stassa linea, il Parlamento Europeo. Cui Presidente, il popolare polacco, Jerzy Buzek, ha rilasciato una serie di dichiarazioni, improntate sul profondo sconcerto nel registrare come Lukashenka abbia sprecato un’importante occasione per avvicinarsi all’Unione Europea.

Malgrado il bat’ka — com’è definito Lukashenka in Patria — sia persona non grata, a Bruxelles molto è stato fatto per iniziare un dialogo. Risultato, una serie di prese in giro, con cui Minsk ha motteggiato la Comunità Internazionale.

Ultima, per l’appunto, i brogli elettorali, certificati dal rapporto OSCE, dinnanzi alle denuncie dell’opposzione, al silenzio dei Rappresentanti di Lista — nominati al 99% dal Presidente bielorusso — ed alla frettolosa dichiarazione da parte della Commissione Elettorale Centrale della vittoria di Lukashenka, con il 79,4% dei voti.

Criticità anche dagli Stati Uniti d’America. Il rappresentante della Casa Bianca, Filip Crouli, non ha riconosciuto la validità della votazione. Un’altra condanna considerevole, quella di Washington, da tempo in preda ad uno sterile volemose bene internazionale, che ha spinto la più importante democrazia del Mondo ad abbassare i toni dinnanzi alle violazioni delle libertà. Dispiace solamente che, in merito, non si sia espresso il Presidente in persona, Barack Obama.

Chavez e Janukovych con il Bat’ka. Continua la repressione sui manifestanti

La condanna di Washington è comunque un successo, se si considera che c’è chi Lukashenka l’ha difeso. Il Presidente venezuelano, Ugo Chavez, si è congratulato per la riconferma. Che, a suo avviso, certifica a Minsk lo status di faro del socialismo, contro l’internazionale capistalista.

Meno ideologiche, ma più gravi, le conclusioni della missione di osservazione del governo ucraino, composta da Parlamentari della maggioranza — comunsti, Blocco Lytvyn — e coordinata da Oleksandr Stojan, del Partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Secondo la delegazione di Kyiv, le conclusioni OSCE sono errate, in quanto non sono state riscontrate paticolari violazioni. Posizione interessante, formulata da una forza politica a cui la stessa OSCE ha imputato l’organizzazione di elezioni amministrative non in linea con gli standard democratici. Dopo anni, in Ucraina, di maturazione democratica. In seguito alla Rivoluzione Arancione.

Anche la Russia si è astenuta dal condannare le Autorità bielorusse. Il Presidente, Dmitrij Medvedev, ha definito la consultazione una questione interna al Paese vicino. Con cui i rapporti sono ultimamente peggiorati.

Lecito ricordare che, Domenica, 19 dicembre, ad urne chiuse, migliaia di manifestanti si sono riversati nella centrale Piazza dell’Indipendenza, per protestare contro le ennesime elezioni truccate. A rompere il presidio non violento, le cariche della polizia.

 

Picchiati, e, poi, arrestati, il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov — principale sfidante di Lukashenka — il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev, il Candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj, il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il poeta, esponente del movimento Di la Verità, Valadymyr Njakljajev, ed il Capo del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk.

Oltre ad essi, colpiti anche 18 giornalisti, di testate nazionali, e corrispondenti di media esteri.

Il giorno successivo, i democratici bielorussi hanno continuato la dimostrazione pacifica. Medesimo canovaccio da parte delle Autorità. Decine i contusi e gli arrestati.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: ARRESTATI I COMPETITOR DI LUKASHENKA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 20, 2010

Colpiti anche giornalisti bielorussi ed internazionali. Oscurate le informazioni. Nessuna certezza sui dati dello spoglio. La condanna UE, il silenzio di Obama

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Prima le percosse. Poi, il carcere. Questo il trattamento riservato dal Capo di Stato bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ai candidati delle opposizioni, nel giorno delle elezioni presidenziali.

Il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, principale avversario del bat’ka — come è definito Lukashenka in Patria — il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhoryj Kostusev, il candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskij, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, sono stati picchiati, e portati in ospedale. Da lì, poi, dritti in prigione.

Medesimo canovaccio per il quinto candidato di rilievo, il poeta Valadymyr Njakljajev. Il coordinatore del movimento Di la Vertità si stava recando presso l’edificio del governo, assieme agli altri manifestanti. Diverse migliaia di persone, come riportato da numerose fonti. Che, infuriate per le ennesime consultazioni falsate, si sono radunate nella centrale Piazza dell’Indipendenza.

Pronto l’intervento della polizia. Continue cariche, la reazione alla dimostrazione non violenta.

 

Oltre ai politici, i giornalisti. Contusioni sono state riportate da cronisti di Nasha Niva, Belgazety, Gazetaby.com, BELTA, e della televisione RT. Non sono stati risparmiati nemmeno la Redattrice del sito di opposizione Charter’97, Natalija Radina, il corrispondente del New York Times, John Hill, e la moglie di Njakljajev, Irina Khalip, reporter della russa Novaja Gazeta, il giornale dove ha lavorato Anna Politkovskaja.

In aggiunta, bloccati tutti i servizi per la rasmissione delle informazioni. Twitter, Facebook, Google. Persino il servizio di blog LiveJournal.

Condanna dal Capo del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, che ha commentato l’attegiamento delle Autorità di Minsk come verognoso ed inaccettabile, e commentato le elezioni come presentate al mondo sotto una cattiva luce.

Bat’ka ancora al potere

Il leader del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk

A proposito delle consultazioni, l’unico dato ufficiale è quello dell’affluenza, all’84%. Nulla si sa sui dati dello spoglio, poiché la Commissione Elettorale Centrale ha dichiarato di aver smarrito i contatti con i seggi.

Restano le rilevazioni sociologiche, effettuate dal 99% dei Rappresentanti di Lista di nomina presidenziale, che avrebbero certificato la vittoria di Lukashenka, con il 72,03% dei voti. Primo degli avversari, Sannikov, con il 6% dei consensi.

Quella del Presidente bielorusso è la quarta riconferma alla guida del Paese. Sempre, dal 1994, caraterizzate da attacchi sulle opposizioni, brogli nei seggi, e limitazioni delle libertà di manovra di competitor e stampa libera.

Il tutto, Buzek a parte, dinnanzi al silenzio dell’Europa. E, oggi, anche a quello degli Stati Uniti. Che, in preda al volemose bene universale di Barack Obama, hanno rinunciato a difendere la Democrazia nel Mondo. Anche in questo angolo d’Europa.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: DA LUKASHENKA ANCORA BROGLI

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2010

Minsk sceglie il nuovo Presidente. L’opposizione denuncia disparità di condizioni, chiama i militanti in piazza, e richiede nuove elezioni senza il Bat’ka. Brogli e risorse statali assicurano la vittoria all’attuale Capo di Stato

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Ad Aljaksandar Lukashenka piace stare sul sicuro. Il regalo di San Nicola — giornata in cui mezza Europa si scambia i doni — che il Presidente bielorusso ha preparato ai suoi concittadini sono le solite elezioni truccate.

Così, il Bat’ka — come è definito in Patria — corre verso un quarto mandato, che lo incorona il governante più longevo del Vecchio Continente. A nulla sono servite le annotazioni di oppositori e politologi. I quali, dinnanzi al controllo totale dei media, il divieto imposto ai comizi degli avversari, e la nomina del 99% dei 70 mila rappresentati di lista, hanno evidenziato come, invece, Lukashenka si presenti come l’ultimo dittatore d’Europa.

A sfidare il Bat’ka, al potere dal 1994, nove candidati. Un record rispetto alle consultazioni precedenti. A non cambiare, tuttavia, la sostanza. Così come in passato, agli esponenti delle opposizioni è stato vietato un numero troppo alto di meeting elettorali, affidato un corpo di controllo speciale, ed interdetto l’acceso ai media per più di 30 minuti.

L’opposizione in piazza contro i brogli

Il Leader del partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk

Una situazione insostenibile, che ha spinto il Leader del movimento Di la Verità, Valadymyr Njakljajev, a richiedere nuove elezioni senza Lukashenka.

Il candidato del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, ha evidenziato come i sondaggi certifichino un crollo dei consensi per Lukashenka. Come dimostrato dall’economista liberale, le rilevazioni sogiologiche della compagnia indipendente Insajt attestano il Bat’ka al 39%. Decisamente in calo, rispetto a quell’89%, di dubbia veridicità, con cui il Presidente bielorusso ha dichiarato di aver vinto nel 2006.

Pronta la risposta dei sondaggisti governativi. I quali, pur riconoscendo il calo di consensi, hanno assicurato al Capo di Stato di Minsk, con il 75%, la vittoria al primo turno.

Oltre a Njakljajev e Romanchuk, corrono il coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Rygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.

Dinnanzi all’ennesima farsa, chi già ha vinto sono i commercianti di Minsk. In seguito all’apello a scendere in piazza per una protesta non violenta ad urne chiuse, inoltrato dalle opposizioni, unite, tende e sacchi a pelo sono andati a ruba. Tardivo il provvedimento delle Autorità cittadine, che hanno proibito la vendita di articoli sportivi.

Alla fine dei conti, qualcuno a Minsk per San Nicola ha sorriso. Di certo, non l’opposizione. Continuamente repressa, e troppo poco ascoltata da un Occidente assetato di gas, in preda all’illusione obamiana del volemose bene con tutti, senza se e senza ma.

Anche con il Bat’ka bielorusso.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI BIELORUSSE: LUKASHENKA ORCHESTRA LA NUOVA RICONFERMA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 30, 2010

Un discorso del presidente bielorusso apre la campagna per le presidenziali di dicembre. In corsa una decina di altri candidati. Dubbi sulla reale trasparenza del voto
 

Il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Politici, giuristi, lavoratori autonomi, disoccupati e pensionati. Questi i profili dei candidati che, finora, hanno avanzato la propria candidatura alle elezioni presidenziali bielorusse, in programma il prossimo 19 di dicembre. Con tutta probabilità, l’ennesima consultazione pilotata dalle autorità.
 
Del resto, gli ultimi tentativi di condurre libere elezioni in Bielorussia sono sempre andati a monte, con gli esponenti delle opposizioni repressi o estromessi dalla competizione. Per questa ed altre ragioni, Minsk è riconosciuta come capitale di uno Stato non-libero.
 
Primo a lanciare la corsa, il presidente uscente, Aljaksandar Lukashenka. Il Bat’ka – come è chiamato in Patria – corre per un quarto mandato, e nulla sembra poter contrastare la sua terza riconferma. Il regime controlla tutti i media del Paese, ai giornalisti indipendenti è riservato, alla meglio, l’arresto. Voci di prime azioni di disturbo dell’attività degli avversari sono sempre più insistenti. Inoltre, un’opposizione già fiaccata si presenta estremamente frammentata.
 
Democratici bielorussi divisi 
 

Il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev

Oltre a Lukashenka, a raccogliere le 100 mila firme necessarie sono stati anche il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, il coordinatore delle associazioni Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, e Di la Verità, Valadimir Nekljaev, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.
 
Oltre ad essi, candidati tecnici, come il giurista Aleksej Mykhalevych, il pensionato Petro Borysov, l’imprenditore Valadimir Proval’skij, l’operaio Dmitrij Us, ed i disoccupati Sjargej Ivanov ed Illja Dobrotvir.
 
Ritorno alle origini
 
Malgrado la ricchezza di personalità, diritto di condurre la campagna elettorale è riservato a Lukashenka. Il quale, tuttavia, ha regalato un elemento di novità, criticando aspramente la Russia, un tempo sua fedele alleata. In realtà, da tempo i rapporti con Mosca sono tesi. E la stessa carta del nazionalismo bielorusso è stata utilizzata dal Bat’ka già in occasione della sua prima elezione, nel 1994.
 
Nel discorso alla nazione, pronunciato dalla tv nel fine settimana, il presidentissimo ha assicurato che alcuna interferenza da parte russa sarà ammessa, affermando di avere a cuore l’espressione della volontà dei bielorussi, prima ancora che la sua ennesima rielezione. In particolare, Lukashenka ha criticato il suo collega russo, Dmitrij Medvedev per la decisione di aprire un blog personale. Un canale di cui il leader bielorusso non intende avvalersi, preferendo una campagna elettorale di vecchio stampo.
 
Infine, una critica agli oppositori, definiti traditori al soldo di Occidente e Federazione Russa. Ovviamente, a costoro non è stato permesso alcun diritto di replica. Una costante a Minsk, che, complice la cecità dell’Europa e di Obama, anche in questa tornata è riservata ai dissidenti.
 
Matteo Cazzulani