LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gas: Lituania, Estonia e Lettonia adottano una strategia comune

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 1, 2012

I Presidenti Dalija Grybauskaite, Henrik Ilves e Andris Berzins pianificano la comune politica energetica dei Paesi baltici in vista della Presidenza di turno UE di Vilna. Progettata l’unificazione dei gasdotti con la Polonia

Una politica energetica comune per tre Paesi dell’Unione Europea in cerca dell’indipendenza energetica. Nella giornata di venerdì, 30 Novembre, a Kaunas, ha avuto luogo un summit tra i presidenti di Estonia, Lettonia e Lituania per concordare una comune strategia energetica dei tre Paesi Baltici.

Estonia, Lettonia e Lituania sono accomunati dalla fortissima dipendenza dal gas della Russia, che rifornisce i Paesi Baltici di più del 90% del loro fabbisogno energetico.

Come riportato dal Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, i tre Paesi hanno concordato su azioni comuni volte a collegare il sistema infrastrutturale energetico di Lituania, Estonia e Lettonia con quello della Polonia.

La misura e coerente con la politica energetica della Commissione Europea, che per diminuire la dipendenza dalla Russia del Vecchio Continente – pari al 40% del fabbisogno continentale – ha programmato la liberalizzazione del mercato UE del gas con la libera commercializzazione dell’oro blu tra i 27 Paesi dell’Unione.

Oltre ai punti condivisi, alcune tematiche sono rimaste irrisolte. Estonia, Lettonia e Lituania hanno programmato la costruzione di un rigassificatore in ciascuno dei tre Paesi.

Il più avanti nel progetto e I’Estonia, che grazie alla partnership con la compagnia finlandese Gasum, ha pianificato un gasdotto che collega il territorio estone alla Finlandia, dove Sara realizzato un terminale LNG.

Simile progetto e stato varato dalla Lituania, che ha avviato la realizzazione di un rigassificatore a Klaipeda per l’importazione di gas da Qatar e Norvegia.

Lo scontro sul nucleare

Altro punto di divisione riguarda l’energia nucleare. I Presidenti di Estonia e Lettonia, Toomas Hendrik Ilves e Andris Berzins, hanno espresso preoccupazione per il piano della Lituania di costruzione di una centrale atomica a Visaginas.

Il Presidente lituano Grybauskaite e favorevole al progetto, ma il nuovo governo socialdemocratico ha dichiarato la volontà di rivedere il progetto.

Nel 2013, la Lituania assume la presidenza di turno UE. Tra le priorità Vilna ha posto il varo di una politica energetica comune per l’Unione Europea volta alla diminuzione della dipendenza dalla Russia, e l’implementazione del Partenariato Orientale con Bielorussia, Ucraina, Georgia, Moldova, Azerbaijan ed Armenia.

Matteo Cazzulani

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JANUKOVYCH RINVIA IL VERTICE DI JALTA. LA TYMOSHENKO TRASFERITA IN OSPEDALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 9, 2012

Isolato dalla comunità internazionale, il Presidente ucraino congela il summit dei Paesi dell’Europa Centrale, mentre la Leader dell’Opposizione Democratica interrompe lo sciopero della fame, e accetta il trasferimento presso una struttura ospedaliera per ricevere le cure dei medici tedeschi

Le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

“Considerando l’indisponibilità a presenziare da parte di moti Paesi, riteniamo utile spostare il vertice dei Paesi dell’Europa Centrale ad un termine successivo”. Laconica, tagliente, al limite del rassegnato, è stata la comunicazione con cui l’Addetto Stampa del Ministero degli Esteri ucraino, Oleksandr Dykusarov, ha reso nota la decisione del Presidente, Viktor Janukovych, di rinviare il vertice di Jalta.

Al summit, che rappresenta un avvenimento di importanza notevole nella politica internazionale, quasi tutti i Capi di Stato invitati hanno dichiarato la loro assenza per protestare contro le condizioni disumane a cui è soggetta la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: detenuta in isolamento in seguito a una condanna politica, e di recente persino percossa dalle Autorità carcerarie nella sua cella.

Intenzionati a boicottare il vertice di Crimea sono stati i Presidenti di Germania Joachim Gauck, Repubblica Ceca Vaclav Klaus, Austria Heinz Fischer, Estonia Henryk Ilves, Bosnia Erzegovina Bakir Izetbegovic, Lettonia Andris Berzins, Croazia Ivo Josipovic, Montenegro Filip Vujanovic, Bulgaria Rosen Plevneliev, ma non quelli di Polonia, Slovacchia e Moldova, Bronislaw Komorowski, Ivan Gasparovic, e Nicolae Timofti, che hanno evidenziato come l’assenza a Jalta dei colleghi europei possa profondamente isolare l’Ucraina dall’Occidente, e rischi di consegnare Kyiv alla sfera di influenza della Russia.

Diversa è stata la posizione della Presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, che ha confermato la sua presenza al vertice solo dopo avere ottenuto da Janukovych il permesso di visitare la Tymoshenko presso la sua cella: una possibilità che finora le Autorità ucraine hanno negato a molti, tra cui esponenti politici dell’Unione Europea e l’ambasciatore francese per i Diritti Umani, Francois Zimeray.

Alla notizia del congelamento del vertice di Jalta, il Presidente della Commissione del Parlamento Europeo per i rapporti con l’Ucraina, Pawel Kowal, ha evidenziato come le Autorità ucraine da oggi debbano dimostrare al più presto di saper risolvere la questione del rispetto dei diritti umani per non peggiorare le relazioni con Bruxelles.

Dal canto suo, la Grybauskaite ha comunicato di non voler rinunciare alla visita alla Tymoshenko, e per questa ragione non ha cancellato il viaggio in Ucraina. Komorowski, invece, ha sottolineato come la decisione di congelare il vertice sia utile per consentire una più approfondita riflessione in merito ai rapporti tra Kyiv e l’Unione Europea.

La Leader dell’Opposizione Democratica accetta le cure

Nel contempo, la Leader dell’Opposizione Democratica ha comunicato la sospensione dello sciopero della fame, ed ha accettato il trasferimento presso l’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv una volta ottenuto il permesso di essere curata dal medico tedesco Lutz Harms: su cui la Tymoshenko ripone piena fiducia.

Come comunicato dalla figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija, la Tymoshenko per una ventina di giorni si è nutrita di sola acqua, ed è dimagrita di 10 chili. Sulla decisione di interrompere la protesta ha pesato il parere del Dottor Harms, che ha illustrato l’impossibilità di avviare il programma di cure mediche con una paziente malnutrita.

Durante il primo tentativo di curare Julija Tymoshenko, che ha avuto luogo il 20 Aprile, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata picchiata e costretta con la forza al trasferimento dal carcere da parte di agenti del servizio di polizia carceraria. In risposta, la Tymoshenko ha rifiutato ogni forma di assistenza, ed ha avviato l’astensione dal cibo in segno di protesta.

La Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nel 2009 – quando ha ricoperto la carica di Primo Ministro – accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato. L’8 Dicembre, alla Tymoshenko – già detenuta in carcere – è stato poi sentenziato un secondo arresto perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini di un secondo procedimento aperto a suo carico per evasione fiscale.

Secondo la diagnosi formulata da un’équipe di medici tedeschi e canadesi – che su pressione della Comunità Internazionale hanno potuto visitare la Leader dell’Opposizione Democratica – la Tymoshenko è affetta da un’ernia del disco, che se non curata adeguatamente può portare l’ex-Primo Ministro alla paralisi.

Dinnanzi all’insufficiente assistenza medica fornita dalle Autorità carcerarie, a offrire ospitalità presso le strutture mediche di Paesi occidentali sono stati il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed il Capo del Dipartimento Federale per gli Affari Esteri della Svizzera, Didier Burchalter.

Condanne al Presidente Janukovych per il mancato rispetto dei Diritti Umani in Ucraina sono pervenute a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Canada, Australia, e persino dalla Federazione Russa.

Matteo Cazzulani

VERTICE DI JALTA: JANUKOVYCH E’ SEMPRE PIU ISOLATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 5, 2012

Dodici Presidenti non parteciperanno al summit dei Paesi dell’Europa Centrale per protestare contro la repressione dell’Opposizione Democratica ucraina, mentre diversi Leader di governo nazionali e continentali hanno dichiarato l’intenzione di boicottare le partite del campionato europeo di calcio che si giocheranno in Ucraina. L’appello di Adam Michnik per la liberazione dell’anima del dissenso arancione, Julija Tymoshenko, e per il sostegno delle ambizioni europee di Kyiv

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dai vertici internazionali allo sport, Janukovych avrà molto da riflettere sul perché della sua solitudine politica. Nella giornata di venerdì, 4 Maggio, è salito a dodici il numero dei Presidenti che hanno deciso di non partecipare al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale, organizzato a Jalta, in Crimea, sotto la dirigenza della Presidenza ucraina.

Alle defezioni dei Presidenti di Germania, Joachim Gauck, Austria, Heinz Fischer, Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, Croazia, Ivo Josipovic, Bulgaria, Rosen Plevnelev, Lettonia, Andis Berzins, Estonia, Henryk Ilves, Ungheria, Janos Ader, e Albania, Bamir Topi, si è aggiunta la rinuncia del Capo di Stato della Bosnia Erzegovina, Bagir Izetbegovic

Molte tra le giustificazioni fornite a Kyiv a corredo delle rinunce si sono limitate all’ambito diplomatico, ma in realtà le defezioni sono un segnale di aperta contestazione nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Egli è criticato per le repressioni politiche attuate nei confronti degli esponenti dell’Opposizione Democratica: molti dei quali sono stati arrestati, processati senza diritto di difesa, rinchiusi in carcere senza che un verdetto in merito fosse stato ancora pronunciato, privati dell’assistenza medica, e addirittura picchiati, come avvenuto alla Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Il regresso della democrazia a Kyiv ha provocato una protesta non solo nei confronti del vertice di Jalta, ma anche del campionato europeo di calcio del 2012, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

A favore dell’idea lanciata dal Cancelliere della Germania, Angela Merkel, e del segretario dell’opposizione tedesca, Sigmar Gabriel, di non recarsi negli stadi ucraini per protestare contro le detenzioni politiche si sono dichiarati il Ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Uri Rosenthal, il suo collega Austriaco, Michael Spindelegger, e quello belga, Didier Reynders.

Differente è la situazione interna agli organismi politici UE: il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha sostenuto l’iniziativa della Merkel, e ha invitato tutti gli altri esponenti dell’esecutivo continentale a boicottare la parte ucraina della rassegna sportiva.

Diversamente, il Presidente del Parlamento, Martin Schulz, ha evidenziato come il boicottaggio non sia una soluzione che aiuti al miglioramento della situazione della Tymoshenko e degli altri detenuti politici, ma nel contempo ha comunicato la sua decisione di unirsi alla linea dei Commissari qualora il Regresso della democrazia in Ucraina continuasse a manifestarsi nella maniera così forte finora registrata.

Infine, una frattura più profonda è apparsa in Danimarca, dove la linea della Merkel è stata appoggiata dall’opposizione di centro-destra, mentre la maggioranza di centro-sinistra si è dichiarata contraria, in quanto essa ha ritenuto che il boicottaggio della manifestazione sportiva è una penalizzazione maggiore per il popolo ucraino più che per il suo Presidente.

L’appello di Michnik per la liberazione di Julija Tymoshenko e l’integrazione europea dell’Ucraina

La posizione di Schulz e della maggioranza danese – che ricopre la Presidenza di Turno dell’Unione Europea – è condivisa da una serie di Paesi del Vecchio Continente, che per ragioni storiche, economiche e geopolitiche affrontano la questione ucraina con maggiore cautela rispetto al punto di vista tedesco.

Il Presidente e il Premier polacco, Bronislaw Komorowski e Donald Tusk, hanno invitato i Capi di Stato dell’Europa Centrale a non disertare il vertice di Jalta, e hanno consigliato ai Leader di governo UE di non boicottare la parte ucraina dell’europeo di calcio per non isolare completamente l’Ucraina dalla comunità Occidentale.

A cogliere l’invito di Varsavia sono stati i Presidenti di Moldova e Slovacchia, Nicoli Timofti e Ivan Gasparovic, che assieme a Komorowski hanno dichiarato l’intenzione di recarsi a Jalta per mantenere le relazioni con l’Ucraina, e per affrontare vis-à-vis con Janukovych la questione del regresso democratico in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

A dare linfa a questa posizione è stato anche lo storico dissidente polacco del sindacato autonomo Solidarnosc, e attuale Redattore dell’autorevole Gazeta Wyborcza, Adam Michnik, che ha lanciato un appello – aperto alla sottoscrizione pubblica – per richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko e degli altri detenuti politici repressi dal regime autoritario di Janukovych senza boicottare l’euro 2012, né sostenere iniziative atte a isolare l’Ucraina dalla comunità europea.

Come illustrato da Michnik e da diversi politologi, l’allontanamento di Kyiv dall’Occidente, e l’inevitabile conseguente inglobamento dell’Ucraina nella zona di influenza della Russia, mette a serio repentaglio l’indipendenza economica e la sicurezza nazionale di tutta l’Europa.

Il controllo politico dei russi sulle risorse naturali e sulle infrastrutture energetiche ucraine porta a compimento le ancora forti velleità imperiali del Cremlino, e nel lungo-medio temine permette a Mosca di acquisire lo status di superpotenza mondiale, e di relegare ai margini dell’economia mondiale un’Unione Europea sempre più debole e divisa.

Matteo Cazzulani

TRA POLONIA E LITUANIA I RAPPORTI VANNO IN CRISI

Posted in NATO by matteocazzulani on April 19, 2012

La Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, declina l’invito del suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, per la messa a punto di misure condivise anche con l’Estonia e la Lettonia da presentare al vertice della NATO. I contrasti etnici alla base dell’assenza del Capo di Stato di Vilnius a Varsavia

Il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite

Quattro posti per soli tre Presidenti nel vertice baltico in preparazione al summit atlantico. Nella giornata di mercoledì, 19 Aprile, a Varsavia ha avuto luogo l’incontro tra i Capi di Stato dell’area del Mar Baltico per la messa a punto di linee guida comuni in occasione del vertice NATO di Chicago.

Tuttavia, a fare notizia è stata l’assenza del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, a un incontro in cui da tradizione Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania hanno sempre varato una posizione comune per tutelare interessi condivisi in una regione del pianeta importante dal punto di vista geopolitico.

Ufficialmente la Grybauskaite ha declinato l’invito del suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, in quanto le linee guida comuni da portare a Chicago sarebbero già state concordate mesi fa. Tuttavia, secondo indiscrezioni la rinuncia, che sa di vera e propria rottura diplomatica tra Varsavia e Vilnius, è motivata dalle crescenti tensioni tra i due Paesi.

Tra le questioni scottanti vi è quella della scrittura dei cognomi dei polacchi di Lituania, che il governo lituano, per rispettare la legge del Paese, vorrebbe scrivere secondo la traslitterazione locale, mentre le persone originarie della Polonia puntano al mantenimento della grafia di Varsavia.

“La NATO è un organismo collegiale – ha dichiarato la Grybauskaite all’agenzia BNS – ed ogni decisione preventivamente elaborata deve essere vagliata anche dall’Assemblea Plenaria. E’ in quella sede che si approvano i documenti che contano”.

Incalzato sulla questione, Komorowski ha rinnovato l’invito alla Grybauskaite, e ha chiesto alla collega lituana a separare le questioni legate alla sicurezza internazionale da quelle inerenti a dissidi di carattere locale.

La cautela dei partecipanti

Dal canto suo, il Presidente estone, Toomas Henrik Ilves , ha evidenziato come l’assenza della Grybauskaite non impedisca la presa di una posizione comune che in sede NATO sarà presentata in maniera condivisa dai quattro Paesi dell’Europa Centrale.

Maggiormente attento a dinamiche di diverso carattere è stato il Capo di Stato lettone, Andris Berzins, che ha illustrato come la Lituania sia alla vigilia di una tornata elettorale delicata in cui anche la Grybauskaite gioca un ruolo fondamentale. Per questa ragione, la Presidente lituana è portata a prese di posizioni forti in campo estero.

Matteo Cazzulani

LA LETTONIA DICE NO AL RUSSO COME LINGUA DI STATO

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on February 20, 2012

L’80% dei lettoni rigetta la proposta di rendere il Paese baltico ufficialmente bilingue. Secondo i vincitori della consultazione, la diminuzione dell’importanza del lettone favorirebbe la politica imperiale della Russia, mentre la minoranza russofona evidenzia la scarsa conoscenza dell’idioma ufficiale da parte di una percentuale consistente della popolazione. La polemica tra Ministero degli Esteri di Mosca e Riga, e gli altri esempi di come la questione linguistica sia utilizzata dal Cremlino per legittimare le rinate ambizioni monopolistiche sull’Europa 

Il Primo Ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Con circa il 70% dell’affluenza quello sulla questione linguistica è stato il referendum più votato nella storia della Lettonia Indipendente. Nella giornata di sabato, 18 Febbraio, circa l’80% dei lettoni ha rigettato la proposta di istituire il russo come seconda lingua di Stato in una tornata elettorale che, per la media dei Paesi Baltici, ha riscontrato percentuali di partecipazione da record: solo nella Capitale, Riga, alle urne è accorso il 77% degli aventi diritto.

Soddisfazione per l’esito del referendum è stata espressa dal Primo Ministro, Valdis Dombrovskis, che ha illustrato come il no al riconoscimento del russo a lingua di Stato garantisca il rispetto dei fondamenti costituzionale della Lettonia.

Apprezzamento è stato espresso anche dal Presidente lettone, Andris Berzins, che ha sottolineato come il mantenimento di una sola lingua nazionale sia non solo fondamentale per tutelare le tradizioni nazionali, ma anche per garantire a tutte le minoranze parità di trattamento nei confronti dello Stato.

I sostenitori del sì, ubicati perlopiù nelle regioni orientali al confine con la Russia, e rappresentati dal sindaco di Riga, Nil Usakov, hanno puntato sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito al problema legato alla presenza in Lettonia di circa 700 Mila cittadini che, perlopiù di età avanzata, non hanno mai imparato il lettone.

A sostenerli è stato anche il Ministero degli Esteri della Federazione Russa, che ha accusato Riga di mancato rispetto del Diritto Internazionale per non avere accettato la presenza ai seggi di osservatori di Mosca.

In pronta risposta, le Autorità lettoni hanno giudicato un’intrusione da parte di Mosca nelle questioni interne a uno Stato sovrano la partecipazione di esponenti della Russia nominati direttamente del Cremlino – e non inseriti in Organizzazioni riconosciute internazionalmente.

La leva linguistica come arma politica

La questione linguistica è una pagina molto delicata, spesso utilizzata dalla Federazione Russa per ristabilire la propria egemonia culturale, politica ed economica nello spazio ex-sovietico: sopratutto a spese dell’Unione Europea e dei suoi interessi geopolitici.

Nel caso della Lettonia, per indebolire la sovranità di Riga sul proprio territorio, il Cremlino si è fatto sostenitore delle richieste del 30% della popolazione russofona che nel 1991 – anno dell’Indipendenza dello Stato baltico – ha deciso di non ritornare in Russia.

Dopo 21 anni di indipendenza, sul suolo lettone la lingua di Pushkin è rispettata al punto che il principale giornale locale è edito in russo. D’altro canto, da parte della popolazione russofona pochi sono stati i tentativi profusi per apprendere il lettone: idioma che la Costituzione certifica come unico per la sfera pubblica.

Altri esempi di come nello spazio dell’ex-URSS la questione linguistica assume connotazioni politiche, volte a legittimare – al pari dell’energia – le rinate velleità imperiali di una Russia sempre più monopolista e intollerante, sono quelli di Georgia e Ucraina.

Per contrastare le legittime aspirazioni euroatlantiche di Tbilisi – e con esse il supporto dato dalla Georgia alla politica energetica dell’Unione Europea volta alla diminuzione della dipendenza dal gas di Mosca tramite l’accesso diretto dell’UE ai giacimenti azeri – il Cremlino ha distribuito passaporti russi in Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Su queste regioni, etnicamente georgiane, Mosca poi ha rivendicato la propria paternità, e, successivamente, ha creato il pretesto per giustificare l’aggressione militare dell’agosto del 2008: con cui l’esercito russo ha infranto l’integrità territoriale della Georgia.

In Ucraina, particolarmente sensibile è la regione della Crimea: penisola storicamente multiculturale che, in seguito alle secolari politiche di russificazione forzata ed alle deportazioni etniche attuate in epoca sovietica e zarista, è oggi quasi interamente russofona.

Per destabilizzare gli equilibri politici interni a Kyiv, ed orientare le scelte di politica estera delle Autorità ucraine, il Cremlino non solo ha adottato una politica simile a quella realizzata nei confronti della Georgia – con il riconoscimento facilitato della cittadinanza russa alla popolazione locale – ma ha fatto anche leva sulla presenza militare della Flotta Russa del Mar Nero nella base navale di Sebastopoli.

Una vera e propria spina nel fianco, la cui presenza, nel Maggio del 2010, è stata prolungata fino al 2022 da parte Presidente ucraino, Viktor Janukovych, in cambio di uno sconto sulle forniture di gas che Mosca non ha mai concesso.

Matteo Cazzulani

LA LETTONIA HA UN NUOVO PRESIDENTE

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on June 4, 2011

Andris Berzins, candidato dell’Alleanza dei Verdi e dei Contadini, eletto a Capo della Repubblica Baltica. Il rivale, l’uscente Valdis Zatlers, orientato per un nuovo partito

 

Il presidente lettone, Andris Berzins

Un paperone verde alla guida della Repubblica Baltica. Nella giornata di giovedì, 2 Giugno, il Saejm lettone ha eletto Presidente il candidato dell’Alleanza dei Verdi e dei Contadini, Andris Berzins.

67enne, radio ingegnere ed economista di formazione, è stato Vice-Capo del Consiglio dei Ministri della Lettonia Sovietica. Proprietario di 32 appezzamenti terrieri, il Capo dello Stato lettone è stato Presidente di Unibank, e, dal 2010, Parlamentare.

A consentirgli l’elezione, la promessa di sviluppo di Stato, famiglia, e persona. Tanto gli è bastato per sconfiggere, alla seconda convocazione, il Presidente uscente, Vladis Zatlers. Di orientamento moderato, e supportato dal Primo Ministro, Valdis Dombrovskis, il Capo di Stato emerito si è distinto per una coraggiosa lotta alla corruzione, coronata, lo scorso Primo di Giugno, con la decisione di sciogliere il Parlamento a seguito del veto del Saejm di perquisire l’abitazione di un Parlamentare accusato di frode.

Moderati al contrattacco

Tuttavia, per Zatlers la battaglia potrebbe essere solo all’inizio: forte di un incremento di consensi, in molti esperti non escludono la possibilità che possa formare un proprio Partito, con cui presentarsi alle prossime elezioni parlamentari.

Lecito ricordare che la Lettonia è una Repubblica Parlamentare, in cui, come in Italia, il Presidente è scelto dal Parlamento, con una cadenza, però, di 5 anni.

Matteo Cazzulani