LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LA BULGARIA TORNA FILORUSSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 10, 2013

Il nuovo Governo socialista sostiene il Southstream, gasdotto progettato dalla Russia, in piena infrazione della Legge UE, per aumentare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dal gas di Mosca. La decisione del Premier, Plamen Oresharski, opposta alla posizione mantenuta dall’ex-Capo del Governo moderato, Boyko Borysov

Un cambio di campo che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea. Nella giornata di venerdì, 7 Giugno, la Bulgaria ha dichiarato sostegno al Southstream e, in generale, alla politica energetica della Russia in Europa.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, durante un incontro tra il Ministro dell’Economia bulgaro, Dragomir Stoynev, e il suo collega russo, Anatoliy Yanovsky, Sofia ha formalizzato il sostegno al gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo.

La posizione della Bulgaria è dovuta al cambio di Governo avvenuto dopo le Elezioni Parlamentari, che hanno consegnato il controllo dell’esecutivo ai socialisti del Premier, Plamen Oresharski.

Ex-Ministro dell’Economia, il Premier Oresharski, nel 2007, ha firmato l’appoggio della Bulgaria al Southstream.

La posizione apertamente filo-russa è stata parzialmente rivalutata dal governo moderato del Premier Boyko Borysov, che, oltre a sostenere il Southstream, ha firmato l’appoggio al Nabucco.

Questo gasdotto è progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan e, così, diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Nel 2013, il Premier ad interim, Marin Raykov, anch’egli un moderato, ha aperto un’inchiesta sulla Russia per mancato rispetto delle leggi UE nella realizzazione del Southstream.

Nello specifico, il gasdotto voluto da Mosca non rispetta il Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che impedisce ad enti monopolisti di controllare sia la compravendita che la distribuzione del gas in UE.

Il Southstream è progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, ed è compartecipato dal colosso italiano ENI, dalla compagnia francese EDF, e dalla tedesca Wintershall.

Dalle coste russe, il Southstream è ideato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

I socialisti bulgari sostengono anche il nucleare

Oltre che a riguardo del Southstream, il riposizionamento in chiave filo russa del nuovo governo socialista bulgaro ha riguardato anche il si alla costruzione della centrale nucleare di Belene.

Il progetto, che è stato approvato sempre dal Governo socialista 2005-2009 con costo di 10 Miliardi di Euro, è stato abbandonato dall’Ex-Premier Borysov perché pericoloso per la sicurezza energetica e nazionale bulgara e troppo costoso.

Il riposizionamento filo russo della Bulgaria mette a serio repentaglio la realizzazione dei progetti di indipendenza energetica varati dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza UE da Russia ed Algeria.

Infatti, il Southstream blocca la realizzazione del Nabucco, che è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dalla Turchia Occidentale in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

LA BULGARIA ABBANDONA L’OLEODOTTO VOLUTO DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 10, 2013

Il Governo bulgaro dice no alla realizzazione del Burgas-Alexandroupolis: infrastruttura concepita dai russi per veicolare greggio in Grecia senza dipendere dallo Stretto dei Dardanelli. Fissato l’inizio delle importazioni a Sofia del gas dall’Azerbaijan.

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov

No ad un’infrastruttura che aumenta la dipendenza energetica della Bulgaria dalla Russia. Nella giornata di giovedì, 7 Marzo, il Parlamento bulgaro ha votato a favore dell’annullamento della partecipazione della Bulgaria nella realizzazione dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis.

L’infrastruttura, progettata dai russi per esportare greggio in Grecia attraverso la Bulgaria, e bypassare così lo stretto dei Dardanelli, è stata sostenuta dal Governo socialista, che nel 2007 ha firmato l’accordo per la compartecipazione di Sofia nella realizzazione dell’oleodotto.

Nel 2011, il Primo Ministro moderato, Boyko Borisov, ha riconsiderato il progetto e, un anno più tardi, ha invitato il Parlamento ad approvare la proposta di rinuncia alla costruzione dell’oleodotto per motivi di carattere ambientale e paesaggistico.

Più che la questione ambientale, nel mirino del Premier Borisov c’è l’ottenimento dell’indipendenza energetica della Bulgaria, che ad oggi dipende per il 100% del proprio fabbisogno dalle forniture della Russia.

Prima della rinuncia alla realizzazione dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis, sostenuta in Parlamento da una larga maggioranza, il Governo moderato ha approvato l’interruzione della costruzione della centrale nucleare di Belene, che Sofia ha programmato in partnership con la Russia.

Di pari passo, il Premier Borisov, che presto è chiamato ad affrontare nuove Elezioni Parlamentari, ha implementato la costruzione di gasdotti per unificare il sistema infrastrutturale energetico bulgaro con quello di Serbia, Turchia, Romania e Grecia, come richiesto dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che dispone la creazione di un mercato unico e integrato del gas nel Vecchio Continente.

Contestualizzata nell’ambito della costruzione di condutture tra la Bulgaria e i Paesi confinanti vi è anche la realizzazione del Nabucco: gasdotto sostenuto dalla Commissione Europea, e dai Governi di Austria, Romania, Turchia e Polonia, concepito per veicolare in territorio austriaco 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan.

Lo scopo del Nabucco, progettato dalla Turchia Occidentale attraverso il territorio bulgaro, romeno ed ungherese, è anche quello di diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’Europa, e diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia, da cui oggi l’Unione Europea dipende per il 40% del fabbisogno continentale.

Come riportato dall’agenzia Novinite, la Bulgaria ha dichiarato l’avvio dell’importazione di gas dal Nabucco a partire dal 2018: una deadline salutata come l’avvio di una nuova stagione nella politica energetica del Paese.

Sofia sta sia con l’Europa che con la Russia

Nonostante gli sforzi per diversificare gli approvvigionamenti di gas, la Bulgaria resta comunque fortemente dipendente dalla Russia a causa della decisione del Premier Borisov di accettare la realizzazione in territorio bulgaro del Southstream.

Questo gasdotto è progettato dal monopolista statale del gas russo, Gazprom, per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, e Italia.

Scopo del Southstream è anche l’aumento della dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas russo, e il blocco della realizzazione del Nabucco.

Il Premier Borisov ha argomentato la sua posizione in favore sia del Nabucco che del Southstream con la necessità di rendere Sofia il principale Paese di transito verso l’Europa sia del gas russo che di quello azero, e, così, incrementare il peso politico del suo Paese in campo internazionale.

Matteo Cazzulani

IL NABUCCO RISPONDE ALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 9, 2012

Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia esprimono il sostegno politico al gasdotto dalla verdiana denominazione, dopo che i Governi di Italia, Albania e Grecia hanno supportato ufficialmente il Gasdotto Transadriatico. La neutralità della Commissione Europea e il peso delle compagnie energetiche coinvolte nella scelta da parte dell’Azerbaijan dell’infrastruttura incaricata del trasporto di gas azero in Europa.

I percorsi di Nabucco e Southstream

Il Corridoio Meridionale UE s’ha da fare e il Nabucco rappresenta una concreta candidatura adatta al trasporto del gas azero nel Vecchio Continente. Nella giornata di lunedì, 8 Ottobre, a Vienna, Austria, Romania, Ungheria, Turchia e Bulgaria hanno espresso il sostegno politico al gasdotto dalla verdiana denominazione: progettato dalla Commissione Europea per trasportare in Europa gas azero senza dipendente da infrastrutture controllate dalla Russia.

Alla presenza del premier bulgaro, Boyko Borysov, del Ministro dell’Energia austriaco, Reinhold Mitterlehner, e dei titolari dei dicasteri del settore energetico ungherese, turco, e romeno, il Direttore Esecutivo del Nabucco, Reinhard Mitschek, ha espresso soddisfazione per il sostegno politico espresso dai cinque Paesi: una decisione importante che implementa la realizzazione dell’infrastruttura.

Come riportato dall’autorevole Trend, il Comitato Politico del Nabucco – composto dai Ministri dell’Energia dei Paesi nei quali la conduttura è progettata: Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria – ha firmato un accordo intergovernativo che rafforza la candidatura dell’infrastruttura per l’ottenimento dell’esclusiva per il trasporto diretto del gas azero in Europa.

Secondo i progetti, il Nabucco dovrà costituire l’asse principale del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepiti dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas dell’UE attingendo dai giacimenti del Bacino del Mar Caspio con infrastrutture dirette.

Presente all’incontro, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha apprezzato la decisione politica di Austria, Bulgaria, Ungheria, Turchia e Romania, ed ha evidenziato come il Nabucco si trovi ora a concorrere alla pari con il Gasdotto Transadriatico – TAP.

Questa infrastruttura è progettata per trasportare il gas azero nel Vecchio Continente dalla Grecia all’Italia attraverso l’Albania. A margine dell’Assemblea ONU di New York, essa ha ottenuto il sostegno politico dei Governi italiano, greco ed albanese.

“Entrambe le infrastrutture rappresentano interessanti proposte per il trasporto del gas dal giacimento Shakh-Deniz all’Europa – ha dichiarato Oettinger, come riportato dall’autorevole Reuters – quale che sia il gasdotto scelto, la certezza è che il Corridoio Meridionale sarà realizzato”.

L’appoggio politico espresso da Romania, Ungheria, Austria, Bulgaria e Turchia al Nabucco – che ha già ottenuto il sostegno di Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – rappresenta dunque una risposta alla TAP, che, grazie alla firma di New York ha consolidato la sua candidatura per il trasporto diretto del gas azero in Europa.

Tuttavia, decisivo per la scelta tra i due gasdotti sarà anche il peso esercitato dalle compagnie energetiche che sostengono i progetti in campo.

Il Nabucco è sostenuto economicamente dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL, dalla romena Transgaz, e dalla tedesca RWE. Come dichiarato a Vienna dal Capo della OMV, Gerhard Roiss, il progetto dalla verdiana denominazione è aperto alla compartecipazione di altri enti interessati.

La TAP è finanziata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera EGL, e dalla tedesca E.On. Interesse al Gasdotto Transadriatico è stato espresso dall’italiana Enel, e dal colosso britannico British Petroleum.

La scelta definitiva tra il Nabucco e la TAP spetta al consorzio Shakh-Deniz: chiamato ad individuare quale delle due infrastrutture garantisce il transito in Europa con maggiore sicurezza.

Il giacimento azero, da cui è prevista l’esportazione nel Vecchio Continente di 16 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, è controllato dalla compagnia nazionale dell’Azerbaijan SOCAR, dalla Statoil, dalla British Petroleum, dalla francese Total, dall’italo-russa LukAgip e dalla turca TPAO.

La Bulgaria mette in crisi la politica energetica della Russia

Il supporto ufficiale espresso al Nabucco dalla Bulgaria rappresenta un dato di particolare importanza sul piano geopolitico.

Sofia ha avviato la diversificazione delle fonti di approvvigionamento da quelle della Russia mediante la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali a quelli di Romania e Turchia, ed ha appoggiato in pieno la politica energetica della Commissione Europea con la costruzione del Corridoio Meridionale

Tuttavia, il Governo bulgaro è coinvolto anche nella realizzazione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente di proprio gas l’Europa Sud-Occidentale, ed impedire all’Unione Europea di diversificare le proprie forniture di oro blu attingendo dai giacimenti del Mar Caspio per via diretta.

Il sostegno ufficiale al Nabucco del Governo bulgaro, che è ai ferri corti con Mosca in seguito alla richiesta da parte del Cremlino di un maxirisarcimento per la mancata costruzione della centrale nucleare di Belene, può spingere gli investitori locali a destinare le loro risorse alla conduttura del Corridoio Meridionale UE, e non più al Southstream.

La scelta di campo della Bulgaria in favore della Commissione Europea costituisce un serio ostacolo alla costruzione del Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – e, con essa, alla realizzazione della politica energetica della Russia nei confronti dell’Europa.

Matteo Cazzulani

SI RAFFORZA LA POLITICA ENERGETICA DELLA RUSSIA NEI BALCANI

Posted in Balcani, Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2012

Il Premier russo, Dmitrii Medvedev, impone alla Moldova l’uscita dalla Comunità Energetica Europea in cambio di uno sconto sul prezzo del gas, mentre il Presidente, Vladimir Putin, concorda con la Serbia la costruzione del Southstream in tempi brevi. Si complica la situazione con la Bulgaria per via di una disputa sulla centrale nucleare di Belene e sul piano di diversificazione delle forniture del Governo bulgaro

Il presidente russo, Vladimir Putin

Le minacce moldave, il maremoto coi bulgari, e le pacche sulle spalle dei serbi sono gli elementi di una politica energetica nei Balcani che Mosca ha implementato negli ultimi giorni in seguito alla crisi scoppiata tra la Commissione Europea e il monopolista russo del gas, Gazprom. Nella giornata di mercoledì, 12 Settembre, a Mosca il Premier russo, Dmitrii Medvedev, ha ricevuto il suo collega moldavo, Vlad Filat, per discutere dei rapporti energetici tra la Russia e la Moldova.

Secondo quanto riportato da una nota del Capo del Governo russo, Medvedev ha condizionato la concessione di uno sconto del 30% sul gas acquistato dalla Moldova in cambio dell’immediata uscita di Chisinau dalla Comunità Energetica Europea.

Nello specifico, il Premier russo ha chiesto a Filat – che non ha accettato – la denuncia a livello internazionale del Terzo Pacchetto Energetico UE: la legge dell’Unione Europea che liberalizza il mercato interno del gas, e vieta a monopoli registrati in Paese extra-europei – come la Russia – il controllo totale o parziale dei gasdotti degli Stati membri Comunità Energetica d’Europa.

In evoluzione è anche la situazione in Bulgaria. In cambio di uno sconto sul prezzo del gas fino alla fine del 2012, Sofia ha accettato la costruzione sul suo territorio del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente di oro blu russo l’Europa Sud-Ocidentale e Balcanica, ed impossibilitare la realizzazione dei piani di diversificazione delle forniture approntati dalla Commissione Europea per sfruttare direttamente i ricchi giacimenti dell’Azerbajdzhan.

Malgrado l’intesa sul Southstream, i rapporti russo-bulgari sul piano energetico sono tutt’altro che sereni. Oltre ai dubbi sul Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – espressi di recente dal Premier bulgaro, Boyko Borysov, il Ministro delle Finanze, Delyan Dobrev, ha annunciato un ricorso presso l’Arbitrato Internazionale contro la compagnia russa Atomstryeksport in seguito alla richiesta di un maxirisarcimento di un Miliardo di Euro per la mancata costruzione della centrale nucleare Belene.

Dinnanzi agli alti costi, e alla mancata volontà da parte dei russi di ammettere osservatori internazionali durante le procedure di costruzione, Il Governo bulgaro già nel 2010 ha congelato la costruzione della centrale, ed ha pagato una penale di 400 Milioni di Euro. Ciò nonostante, la Atomstroyeksport ha innalzato la richiesta di risarcimento di ulteriori 600 Milioni di Euro, che Sofia si è detta non intenzionata a saldare.

Dietro alle tensioni sulla centrale di Belene, e all’urgenza con la quale la Russia ha chiuso con Sofia il discorso sul Southstream, c’è il disegno energetico della Bulgaria mirato alla quanto più ramificata possibile diversificazione delle forniture di gas.

Memore della crisi del gas del 2009 – quando la Russia ha interrotto il flusso di oro blu verso Occidente per destabilizzare il Governo degli arancioni in Ucraina, lasciando a secco di rifornimenti Sofia, che allora dipendeva al 100% dall’oro blu di Mosca – il Governo bulgaro ha avviato la costruzione di una serie di infrastrutture per collegare il proprio sistema energetico nazionale con quello della Romania.

Inoltre, sempre per diminuire la dipendenza dalla Russia, il Governo bulgaro ha firmato un protocollo d’intesa con la compagnia turca Setgaz finalizzato alla messa in comunicazione dei gasdotti della Bulgaria con quelli della Turchia.

Altro capitolo della politica energetica russa nei Balcani è quello legato alla Serbia.Martedì, 11 Settembre, a Sochi, i Presidenti dei due Paesi, Vladimir Putin e Tomislav Nikolic, hanno concordato l’aumento delle esportazioni di gas russo in territorio serbo, ed è stata confermata la ferma volontà di Belgrado di avviare la costruzione del Southstream sul proprio territorio nei prossimi tempi.

Nikolic, che prima dell’incontro con Putin ha ribadito di essere “apertamente filorusso”, ha lodato la collaborazione con la Russia dal punto di vista economico, politico e culturale. A sua volta, il Presidente russo ha apprezzato la convinta adesione del collega serbo al Gasdotto Ortodosso.

La politica approntata dalla Russia nei Balcani è da collegare alla recente crisi scoppiata tra la Commissione Europea e Gazprom, in seguito alla decisione di Bruxelles di aprire un’inchiesta sul monopolista russo per condotta anti-concorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Per mantenere la propria egemonia energetica sul Vecchio Continente, che ad oggi rappresenta il principale acquirente dell’oro blu russo, la Russia sta cercando di consolidare la propria presenza nella Penisola Balcanica e, nel contempo, scuotere la Comunità Energetica Europea dal suo interno mediante la fuoriuscita di Paesi come la Moldova.

Si innalza la tensione tra la Russia e l’Europa

Nella giornata di mercoledì, 5 Settembre, in seguito alla resa visione dei contratti firmati da Gazprom con le compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, la Commissione Europea ha avviato un procedimento che potrebbe costringere il monopolista russo al pagamento di una multa salata per avere infranto le leggi UE a garanzia della concorrenza interna.

Mosca ha dichiarato di non intendere assumere alcun provvedimento in risposta all’iniziativa di Bruxelles, ma le principali autorità politiche russe hanno definito il Vecchio Continente come schiavo dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, ed hanno dipinto la Commissione Europea come “ladra”.

Matteo Cazzulani