LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

OBAMA VINCE IN SIRIA, PUTIN IN EUROPA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 15, 2013

Il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, e il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, raggiungono un accordo per la distruzione delle armi chimiche del Regime di Damasco. Gli USA avevano ragione nel sostenere il possesso di armamenti di distruzione di massa da parte di Assad.

L’attacco militare non ci sarà, ma, dopo la crisi siriana, la geopolitica mondiale è inevitabilmente cambiata, con rischi grossi per l’Europa e l’Occidente. Nella giornata di venerdì, 14 Settembre, Stati Uniti d’America e Russia hanno raggiunto un accordo per distruggere l’arsenale di armi chimiche possedute dal dittatore della Siria, Bashar Al Assad, senza costringere gli USA ad un intervento armato mirato per fermare le violenze sull’opposizione.

L’accordo, negoziato a Ginevra, in Svizzera, dal Segretario di Stato USA, John Kerry, e dal Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, prevede la consegna da parte di Assad delle armi chimiche alla comunità internazionale per la loro immediata distruzione a partire dal 2014.

L’accordo è stato necessario per superare un’impasse diplomatica che, da un lato, ha visto il Presidente USA, Barack Obama, intenzionato a punire l’uso di armi chimiche sui ribelli da parte di Assad, mentre la Russia, che sostiene politicamente il regime di Damasco, si è sempre opposta ad ogni iniziativa punitiva nei confronti della Siria.

L’accordo tra USA e Russia apre scenari geopolitici da cui potrebbe uscire penalizzata l’Europa.

In primo luogo, la consegna delle armi chimiche da parte di Assad certifica che il dittatore siriano ha posseduto, e possiede tuttora, armi chimiche, che, come ritenuto da USA e Francia, sono state utilizzate contro i ribelli.

Per questa ragione, ben ha fatto il Presidente USA Obama, anche solo per intimorire Assad, a ritenere necessario un attacco mirato per fermare una palese violazione dei diritti umani nel Mondo.

Il raggiungimento dell’accordo tra USA e Russia testimonia che la scelta di Obama di ventilare un’azione militare mirata contro il Regime di Damasco si è rivelata un efficace strumento di pressione diplomatica che, grazie all’abilità del Segretario Kerry, ha portato alla risoluzione diplomatica della questione senza ricorrere a nessun intervento armato.

Nonostante l’ottima strategia di Obama, il vero vincitore della situazione risulta essere però la Russia, che, nonostante le ripetute violazioni dei diritti umani in patria -assenza di diritti per gli oppositori, violenza su giornalisti ed attivisti sociali- si è presentata all’opinione pubblica mondiale come il difensore della pace in Medio Oriente.

Il Presidente russo, Vladimir Putin, è stato abile a sfruttare la situazione siriana anche per presentarsi come il garante della tenuta del Regime di Assad, che, del resto, ospita in Siria l’unica base militare che l’Esercito Russo possiede al di fuori dell’ex-Unione Sovietica.

Il vero interesse di Putin è l’Europa Orientale

A proposito dell’Unione Sovietica, la vera vittoria di Putin è l’essere riuscito a distrarre l’opinione pubblica mondiale dallo scacchiere che più interessa a Mosca: l’Europa Orientale.

Qui, proprio durante la crisi siriana, Putin ha rafforzato la pressione della Russia con provocazioni territoriali nei confronti della Georgia e commerciali nei confronti dell’Ucraina, con lo scopo di punire due Paesi indipendenti che vedono nell’integrazione europea e nella NATO un obiettivo della loro politica estera.

Durante la crisi siriana, la Russia ha perfino ottenuto l’ingresso dell’Armenia nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale, a cui già appartengono Russia, Bielorussia e Kazakhstan, gestito da Putin per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

L’ingresso dell’Armenia nell’Unione Doganale Eurasiatica, e le pressioni della Russia su Ucraina e Georgia, mettono a serio repentaglio il successo del Summit di Vilna del Partenariato Orientale Europeo: progetto varato dall’Unione Europea per avvicinare all’UE Paesi europei per storia, cultura e tradizioni, ma non ancora parte dell’Unione per motivi geopolitici.

Se il Partenariato Orientale, che interessa proprio Armenia, Ucraina e Georgia, oltre che Moldova ed Azerbaijan, dovesse fallire, l’UE si troverebbe in grande difficoltà dinnanzi ad una Russia che facilmente integrerebbe l’intera Europa Orientale nella sua sfera di influenza, avrebbe una cospicua presenza geopolitica in Europa, e potrebbe facilmente allargare la egemonia, anche avvalendosi dell’energia, nel resto dell’Unione.

L’Occidente minacciato da Putin

Del resto, come dichiarato dallo stesso Putin a più riprese, lo scopo del Cremlino è quello di annichilire l’UE, per eliminare un potenziale ostacolo alla nascita di una Russia imperiale che, così come ai tempi di zarismo e dittatura sovietica, ricopre un ruolo mondiale a discapito di nazioni, anche europee, soggiogate e represse.

La crisi siriana può dunque provocare la rinascita di una Russia imperiale che, nel lungo periodo, potrebbe nuocere non solo all’UE, ma anche agli USA.

Sarebbe dunque bene, per l’interesse di tutto l’Occidente, che dopo il necessario impegno per risolvere la questione siriana, Obama si impegnasse ora per evitare che popoli indipendenti, come georgiani ed ucraini, finiscano per essere sottomessi dalla Russia neo-imperiale di Putin.

Matteo Cazzulani

GAS E DIRITTI UMANI: GLI USA NON CREDONO PIU’ ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 4, 2013

Il Vice Presidente statunitense, Joe Biden, raffredda le relazioni con le Autorità russe per l’evidente differenza di vedute su democrazia, diritti umani e libertà tra l’Amministrazione democratica di Barack Obama e il Cremlino. Georgia e Siria le questioni geopolitiche più dirimenti  

Il Presidente USA, Barack Obama

Il Presidente USA, Barack Obama

Due visioni differenti del Mondo separano gli Stati Uniti d’America dalla Russia. Nella giornata di sabato, 2 Febbraio, il Vice Presidente USA, Joe Biden, ha dichiarato che l’Amministrazione democratica del Presidente, Barack Obama, ha serie difficoltà ad instaurare un dialogo con la Russia su temi come democrazia, diritti umani, allargamento NATO e Medio Oriente.

Durante il Forum Internazionale sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, Biden ha illustrato come l’espulsione dal territorio russo di ONG statunitensi impegnate nella diffusione della democrazia e del rispetto dei diritti civili – come la USAID – voluta dal Cremlino abbia complicato le relazioni tra Washington e Mosca.

Inoltre, Biden ha ritenuto un problema per il mantenimento di un dialogo orientato alla cooperazione internazionale anche la presenza dei soldati russi in Abkhazia ed Ossezia del Sud: regioni georgiane occupate dalla Russia in seguito all’aggressione militare alla Georgia dell’Agosto 2008.

Un altro aspetto che rende difficile il dialogo è la guerra civile in Siria. Biden ha ribadito il pieno sostegno di Washington all’opposizione, ed ha criticato supporto prestato dalla Russia al dittatore siriano Bashar Al Assad.

Le dichiarazioni di Biden ri-orientano la politica degli USA nei confronti della Russia. Come riportato da Radio Liberty, se nel primo mandato il Presidente Obama ha provato a ristabilire un dialogo con Mosca, l’avvio del secondo mandato del Capo di Stato democratico, complice anche il comportamento della parte russa, è stato caratterizzato da un’evidente freddezza della Casa Bianca nei confronti del Cremlino.

Oltre a democrazia e diritti umani, a rendere teso il rapporto tra USA e Russia è anche la leadership nel mercato mondiale dell’energia. Con l’avvio dello sfruttamento dei propri giacimenti di gas shale – oro blu presente in rocce porose ubicate a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking operate ad oggi solo in Nordamerica – Washington ha incrementato esponenzialmente le esportazioni di LNG, ed ha rafforzato la sua presenza nel mercato dell’Asia.

Con la firma di importanti accordi con India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia, e l’avvio di consultazioni per la stipula di contratti con il Giappone, gli USA hanno impedito alla Russia di conquistare il mercato asiatico.

Inoltre, con il sostegno della minoranza repubblicana, l’Amministrazione democratica di Obama ha preventivato l’avvio delle esportazioni dello shale liquefatto anche in Europa, con lo scopo di aiutare l’UE a diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia – che ad oggi controlla il 40% del fabbisogno di oro blu del Vecchio Continente.

Il gas statunitense per un’UE forte e unita

La battaglia in Europa è abbastanza ostica, dal momento in cui la Russia si serve del gas per mantenere la propria egemonia sull’Europa, ed impedire la creazione di un’Unione Europea forte e unita in ambito economico e politico.

Mosca, con il sostegno di Francia e Germania, delle lobby ambientaliste – spesso finanziate dal Cremlino – e dei potentati energetici dell’Europa Occidentale ha realizzato il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire il territorio tedesco di 55 Miliardi di metri cubi di gas bypassando Polonia e Paesi Baltici, e, nel contempo, condannare quattro Stati membri dell’Unione Europea all’isolamento energetico.

Inoltre, la Russia ha progettato il Southstream: gasdotto che rifornirà l’Austria di 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, concepito per aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca.

Nel contempo, la Russia con la realizzazione del Southstream mira a bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan.

Dinnanzi allo strapotere della Russia nel mercato energetico dell’Europa, il ruolo che gli Stati Uniti d’America possono giocare per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea è dunque un’opportunità che Bruxelles deve sfruttare se davvero intende restituire forza al progetto di un’UE davvero unita e forte sullo scenario internazionale.

Matteo Cazzulani

GAS: TURCHIA E IRAN APRONO UNA CRISI

Posted in Guerra del gas, Turchia by matteocazzulani on October 20, 2012

Un’esplosione provocata dal terrorismo curdo ha provocato l’interruzione del flusso di oro blu iraniano nel territorio turco, e l’esistenza di clausole contrattuali ha spinto Ankara a riconsiderare i rapporti con Teheran. Per via dei contratti, in discussione sono anche le relazioni con l’Azerbaijan, finora buoni e stabili grazie alla compartecipazione in progetti infrastrutturali comuni.

Il sistema energetico della Turchia

Atti terroristici e clausole contrattuali sono le motivazioni che hanno spinto la Turchia a preventivare la rinuncia delle forniture di energia dall’Iran. Nella giornata di venerdì, 19 Ottobre, un’esplosione tra le città di Agri ed Erzurum, nell’est della Turchia, ha danneggiato il gasdotto con cui Ankara importa 10 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dall’Iran.

Come riportato dall’autorevole Platts, le Autorità turche hanno addossato la responsabilità dell’accaduto ad un atto terroristico del Partito dei Lavoratori Curdi – PKK.

Per supplire alla mancanza di forniture dall’Iran, la compagnia nazionale turca Botas ha chiesto al monopolista russo Gazprom di aumentare la quantità di gas esportato dalla Russia del 50%, da 32 Milioni di metri cubi all’anno a 48.

In sole tre settimane, la Turchia è stata colpita da ben due casi di interruzione improvvisa delle forniture di gas.

Tre settimane prima, ad essere stato bloccato è stato il Gasdotto del Caucaso del Sud: infrastruttura che trasporta 6,6 miliardi di metri cubi di gas dalla Capitale dell’Azerbaijan, Baku, fino al porto turco di Ceyan, transitando per Tbilisi, in Georgia.

Anche per il blocco del Gasdotto del Caucaso del Sud, Ankara ha addossato la colpa al terrorismo curdo – sostenuto, secondo il Governo turco, dal regime siriano di Bashar Al Assad – nonostante, come riportato dall’autorevole Trend, il colosso britannico British Petroleum – responsabile della gestione dell’infrastruttura – abbia comunicato di avere interrotto il flusso di gas per lavori di manutenzione.

Oltre ai problemi legati al terrorismo curdo, a spingere la Turchia ad una rivalutazione in merito al permanere di relazioni energetiche con l’Iran è l’esistenzanei contratti per l’importazione di oro blu della clausola take or pay, che obbliga Ankara ad acquistare da Teheran una quota massima di gas indipendentemente dal suo effettivo utilizzo.

Come riportato dal giornale The Lira, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, ha dichiarato la volontà di rivedere i contratti con Teheran per eliminare la costosa clausola, e consentire alla Turchia un notevole risparmio.

Inoltre, Yildiz ha sostenuto la necessità di attuare una simile modifica nei contratti con l’Azerbaijan, con cui, tuttavia, i rapporti sono buoni grazie alla costruzione del Gasdotto Transanatolico – TANAP: conduttura concepita per trasportare gas da Baku fino alle coste turche occidentali, compartecipata per l’80% dal colosso energetico azero SOCAR e per il 20% dalla Botas.

La crisi dei rapporti energetici tra Turchia e Iran può essere inserita nel contesto delle sanzioni che l’Unione Europea intende a breve applicare al regime iraniano per lo sviluppo non autorizzato di energia nucleare per scopi bellici.

Bruxelles ha preventivato l’imposizione di una moratoria sull’importazione di gas da Teheran e, con la sua posizione, la Turchia, che è destinata a veicolare in Europa il gas iraniano – mescolato con quello azero – ha così lanciato un chiaro segnale in favore dell’Unione Europea.

L’importanza di Ankara per la politica energetica UE

Resta inoltre da considerare il fronte russo. Con la crisi dei rapporti con l’Iran, e la messa in discussione dei contratti con l’Azerbaijan, la Turchia potrebbe incrementare la dipendenza dalla Russia.

Questo sbilanciamento delle forniture di gas in favore di Mosca porterebbe il Cremlino ad avere argomenti per convincere la Ankara a sostenere politicamente il Southstream: gasdotto concepito sul fondale del Mar Nero dai russi per rifornire di gas direttamente l’Europa Sud-Occidentale e balcanica e, nel contempo, impossibilitare la realizzazione del Corridoio Meridionale UE per la diversificazione delle forniture di Bruxelles.

Questo progetto della Commissione Europea riguarda la costruzione di un fascio di gasdotti, che comprende anche la TANAP, per importare gas azero direttamente in Europa, senza transitare per infrastrutture controllate dai russi.

Nel Corridoio Meridionale, la Turchia ricopre un ruolo di notevole importanza: per questa ragione, il mantenimento di strette relazioni tra il Governo turco e l’Azerbaijan rientra nell’interesse strategico dell’Unione Europea, affinché l’Europa, mediante la realizzazione di un progetto di diversificazione delle forniture di gas, possa iniziare a parlare nell’ambito dell’energia con una voce sola.

Matteo Cazzulani

TURCHIA-RUSSIA-SIRIA: IL GAS OLTRE ALLA CRISI POLITICO-MILITARE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2012

Il ripristino delle forniture di oro blu dall’Azerbaijan da parte del colosso British Petroleum hanno evitato ad Ankara di sommare un’emergenza energetica al peggioramento dei rapporti con Mosca per via delle tensioni con Damasco. L’importanza del territorio turco per la sicurezza energetica europea.

Non solo tensioni politiche a causa della Siria: tra Turchia e Russia il braccio di ferro è sopratutto energetico. Nella giornata di mercoledì, 10 Ottobre, il colosso energetico British Petroleum ha riavviato l’invio di gas dall’Azerbaijan alla Turchia dopo l’improvvisa interruzione di giovedì, 4 Ottobre

Il percorso del Gasdotto del Caucaso del Sud

Come riportato dall’autorevole Trend, lo stop del flusso di gas sarebbe dovuto ad un atto terroristico. Secondo la British Petroleum, l’interruzione di invio di oro blu in Turchia sarebbe stato invece dettato da lavori di manutenzione sulla conduttura che dal giacimento azero Shakh-Deniz, al largo di Baku, conduce il carburante presso il porto turco di Ceyan.

Il ripristino delle forniture di gas è stato possibile grazie alla presa di posizione della compagnia nazionale turca, Botas, che dinnanzi allo stop dei rifornimenti si è dapprima rivolta alla British Petroleum per un immediato ripristino delle importazioni dall’Azerbaijan, e, successivamente, ha richiesto alla Russia l’aumento del flusso di oro blu destinato alla penisola anatolica.

Con il ripristino delle forniture, la British Petroleum, che gestisce l’invio di oro blu azero in territorio turco, non solo ha posto fine ad un’emergenza nazionale, ma ha scongiurato alla Turchia l’incremento delle forniture dalla Russia: un fatto che avrebbe causato ripercussioni notevoli nei rapporti tra Ankara e Mosca anche sul piano politico.

Nella giornata di Domenica, 14 Ottobre, era infatti programmato un vertice tra il Premier turco, Tayyip Erdogan, e il Presidente russo, Vladimir Putin. Come riportato dall’autorevole Hurriyet Daily News, i due politici avrebbero dovuto discutere di tematiche energetiche, come il rafforzamento delle relazioni turco-russe nel settore del gas.

Tra i punti all’ordine del giorno vi sarebbe stata anche la costruzione nelle acque territoriali della Turchia del Southstream: gasdotto concepito da Mosca per riforniredi proprio carburante l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica e, nel contempo, impedire alla Commissione Europea di importare direttamente in Europa gas azero transitando dalle infrastrutture di Ankara.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui, nella giornata di giovedì, 11 Ottobre, Putin ed Erdogan hanno deciso di rinviare il vertice a data da destinarsi. Come riportato dall’agenzia Interfax, la motivazione è legata al caso del volo Mosca-Damasco trattenuto ad Ankara dalle forze di polizia turche il 10 Ottobre per un controllo sul carico contenuto nel velivolo: sospettato di trasportare armi dalla Russia alla Siria.

I timori turchi nei confronti dei russi sono dettati da una situazione altamente bollente. La scorsa settimana, la Turchia ha riposto ad attacchi armati siriani sul proprio territorio con azioni militari nel settentrione della Siria, volte a scoraggiare future aggressioni balistiche di Damasco in territorio turco.

Forte del voto del Parlamento nazionale, la Turchia ha agito con il pieno appoggio di NATO, UE ed ONU, mentre la Russia si è schierata a fianco della Siria e della dittatura di Bashar Al-Assad.

Se analizzata sul piano energetico, la crisi turco-russa – originatasi per via ella questione siriana – avrebbe potuto avere risvolti pesanti per la Turchia se le forniture di gas dall’Azerbaijan non fossero state ripristinate dalla British Petroleum.

Priva dei rifornimenti azeri, Ankara sarebbe arrivata al vertice tra Erdogan e Putin in una condizione di subalternità. In cambio dell’aumento immediato delle forniture di gas dalla Russia, avrebbe potuto effettuare concessioni immediate a Mosca sul Southstream e, così, avrebbe messo a repentaglio il piano di diversificazione delle forniture approntato dall’Unione Europea.

La Turchia dalla Russia all’Europa

I rapporti energetici tra Turchia e Russia sono mutati nel corso degli ultimi tempi, passando da una stretta collaborazione ad una progressiva diversificazione delle forniture da parte di Ankara, anche grazie politica del gas dell’Unione Europea.

Dopo la realizzazione dei gasdotti Tarbriz-Ankara e del Blue Stream – condutture che garantiscono alla Turchia forniture di gas da Iran e Russia – il Governo turco ha incrementato la propria sicurezza energetica grazie alla realizzazione del Gasdotto del Caucaso del Sud, con cui il carburante azero è trasportato tramite la Georgia, costeggiando l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan.

Oltre alla diversificazione delle forniture, Ankara si è presentata come un importante partner dell’Unione Europea per il trasporto del gas dal giacimento di Shakh-Deniz direttamente nel Vecchio Continente.

Pur mantenendo buoni rapporti con la Russia, la Turchia ha sostenuto la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati da Bruxelles per permettere l’importazione dell’oro blu azero.

Significativo per comprendere il posizionamento energetico di Ankara è quanto avvenuto negli ultimi mesi. Dopo avere concordato in via preventiva nella primavera del 2012 il transito del Southstream presso le proprie acque nazionali, l’8 Ottobre 2012 il Governo turco ha dichiarato il proprio appoggio politico al Nabucco: il principale dei gasdotti del Corridoio Meridionale UE.

Il 10 Ottobre, il Presidente turco, Abdullah Gul, ha ratificato l’accordo intergovernativo tra Turchia e Azerbaijan per la costruzione del Gasdotto Transanatolico -TANAP: infrastruttura progettata per il trasporto di gas dal giacimento Shakh-Deniz alle coste turche occidentali, necessaria per rifornire di carburante azero il corridoio meridionale UE.

Matteo Cazzulani

Aerei con capacita atomica sull’Unione Europea: la Russia provoca l’Alleanza Atlantica

Posted in NATO by matteocazzulani on July 18, 2012

Quattro velivoli dell’esercito russo hanno infranto lo spazio aereo della Lituania, e sono stati scortati al di fuori dello spazio aereo dell’Europa da Mig polacchi in forza alla missione NATO di pattugliamento del Baltico. Le continue operazioni militari di Mosca per provocare l’Occidente.

Un aereo militare russo capace di trasportare armi atomiche che viola lo spazio aereo della NATO, ed i caccia dell’Alleanza Atlantica pronti ad alzarsi in volo per scortare il velivolo di Mosca in Russia. La situazione descritta non e ne uno spezzone di qualche film di fantaguerra, ne un estratto di qualche documento segreto risalente alla Guerra Fredda, bensì e un fatto reale avvenuto di recente.

Nella giornata di martedì, 17 Luglio, uno stormo di bombardieri Tu-22 dell’esercito russo ha violato lo spazio aereo della Lituania. Dopo avere sorvolato la costa del Mar Baltico, gli aerei di Mosca sono stati accompagnati al di sopra del territorio russo dai Mig-29 dell’areonautica militare polacca.

Come riportato da una nota ufficiale del Ministero della Difesa lituano, gli aerei russi appartengono ad una categoria in grado di trasportare armi nucleari, mentre i velivoli polacchi, che si sono prontamente issati in volo per difendere lo spazio aereo dell’Europa, si trovano in Lituania per la missione NATO Baltic Air Policing.

Queste operazioni sono mirate al pattugliamento dello spazio aereo confinante con quello di Mosca effettuate da mezzi aerei di Polonia e Germania per prevenire sconfinamenti in Europa da parte dell’esercito del Cremlino.

“Il 17 Luglio e stata notata un’attività militare di velivoli russi al di sopra del Mar Baltico – riporta la nota del Ministero della Difesa di Vilna – in virtù delle procedure previste dalla Air Policing, le forze aeree polacche si sono issate in volo per accompagnare i russi entro il loro territorio”.

Conferma della notizia e pervenuta dal Ministero della Difesa della Russia, che, come riportato dalla BNS, ha ammesso la realizzazione del volo militare al di fuori dello spazio aereo russo presso il Mar Baltico, e anche il Mar Nero, di quattro velivoli appartenenti alla propria flotta militare.

Secondo Mosca, le azioni sono state realizzate per testare il grado di esperienza dei piloti, e simili iniziative sono in regola con gli accordi internazionali inerenti il sorvolo delle zone aeree neutrali, senza alcuno sconfinamento nei territori dei Paesi dell’Europa.

A gettare pepe sulla questione e un’ulteriore nota del Ministero della Difesa lituano, che ha evidenziato come l’attività militare dell’areonautica russa si stia attuando a pieno regime da molto tempo. Come dichiarato dal Ministro di Vilna, Rasa Junkeviciene, i voli degli aerei miliari di Mosca avvengono più di una volta alla settimana, e, di recente, i casi di infrazione dello spazio aereo della NATO da parte dei russi si sono fatti sempre più frequenti.

“Ogni settimana, e anche più spesso, gli elementi aerei dell’Alleanza Atlantica inseriti nella missione Baltic Air Policy sono costretti a scorterebbe in territorio russo velivoli di Mosca individuati nello spazio lituano e di altri Paesi del Baltico – ha evidenziato la Junkeviciene – Tra gli aerei russi ci sono bombardieri in grado di trasportare armamenti con capacita offensiva”.

Secondo fonti militari, il sorvolo dello spazio aereo di Paesi confinanti, e la realizzazione di azioni aeree a pochi metri dall’inizio del territorio di uno Stato terzo, sono chiari atti di provocazione, finalizzati ad innalzare la tensione politica tra le parti coinvolte nell’episodio.

Già lo scorso settembre, i Ministeri della Difesa di Estonia, Lettonia e Finlandia hanno lamentato pubblicamente la presenza di velivoli militari russi nel proprio spazio aereo, ed hanno invitato la NATO a reagire ad atti di palese provocazione, che nella modalità hanno ricordato episodi della Guerra Fredda, quando l’Unione Sovietica per innalzare la tensione e stata autrice di simili manovre.

Siria e gas dietro le provocazioni militari dei russi

Il braccio di ferro tra la Russia e la NATO si colloca sullo sfondo di due capitoli della Politica Internazionale di estrema attualità. Il primo e legato alla crisi siriana: recenti notizie hanno infatti confermato la dotazione da parte della Russia di velivoli militari al regime di Bashar Al Assad, nei confronti del quale l’Occidente sta innalzando la pressione per sostenere il processo democratico di Damasco.

Il secondo aspetto riguarda l’energia. La Russia si sta infatti opponendo sistematicamente ai progetti di indipendenza energetica varati dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture di gas dal monopolio attualmente detenuto dal monopolista russo, Gazprom.

Mosca, che si avvale dell’energia per mantenere l’egemonia politica in Europa Centro-Orientale, e realizzare la politica di rinnovo dell’impero russo nello spazio ex-sovietico, ha più volte contestato l’iniziativa di Bruxelles, ed ha cercato in ogni maniera di impedire la stipula di accordi per l’importazione di gas in Europa tra l’UE e fornitori terzi, tra cui i Paesi dell’Asia Centrale, il Qatar e l’Irak.

Matteo Cazzulani