LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Scandalo intercettazioni in Polonia: Putin contro Tusk per il sostegno a Ucraina e Unione Energetica Europea

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2014

Il Premier polacco respinge le dimissioni del suo Governo, ma non esclude l’indizione di Elezioni Anticipate in seguito alle intercettazioni che hanno coinvolto il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, un ex-Ministro e un ex-Viceministro. Secondo la Suddeutsche Zeitung, i Servizi Segreti di Mosca sarebbero i responsabili delle registrazioni che stanno minando la tenuta del Governo in Polonia.

Le dimissioni del Governo no, Elezioni Anticipate sì. Questa è la posizione assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in risposta alle perquisizioni che i Servizi Segreti polacchi hanno effettuato presso la redazione del Wprost: il settimanale che, lunedì, 16 Giugno, ha pubblicato il testo di conversazioni di alte personalità politiche intercettate per alcuni mesi in uno dei più famosi ristoranti di Varsavia.

Tusk, dopo avere escluso le dimissioni del Governo, ha ventilato l’ipotesi di indire Elezioni Parlamentari Anticipate per verificare la fiducia degli elettori nei confronti della maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica di Tusk- e dal Partito contadino PSL.

“Ritengo necessario indire Elezioni Anticipate se non dovesse rivelarsi possibile la collaborazione tra diversi Istituzioni della vita pubblica -ha dichiarato Tusk, durante una conferenza stampa urgente giovedì, 19 Giugno- La Libertà di Stampa è un Valore sacrosanto: è interesse di tutta la Polonia comprendere non solo i retroscena delle intercettazioni, ma anche da chi, e perché, esse siano state accuratamente preparate da tempo”.

La reazione di Tusk è avvenuta a poche ore da due tentativi di perquisizione effettuati dai Servizi Segreti polacchi presso la redazione del Wprost mercoledì, 18 Giugno.

I Servizi Segreti, dopo avere ritenuto illegali le intercettazioni pubblicate dal Wprost, hanno richiesto a più riprese la consegna delle registrazioni in possesso del settimanale polacco, che, tuttavia, si è rifiutato di cederle.

Le intercettazioni riguardano conversazioni private tra il Capo della Banca Nazionale Polacca, Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz. In esse, Belka, ex-Premier socialdemocratico, ha promesso un intervento della Banca Centrale polacca per salvare il bilancio dello Stato in cambio del siluramento del Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Oltre alla conversazione tra Belka e Sienkiewicz, i cui postulati si sono tradotti in realtà a pochi mesi dalla registrazione, le intercettazioni hanno anche riguardato la richiesta di intervento all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, da parte dell’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, per tutelare i conti della moglie dai controlli pubblici.

Come dichiarato da Tusk, le intercettazioni, che stanno minando la tenuta e il consenso pubblico del Governo polacco, sono state organizzate in maniera precisa e premeditata, con tutta probabilità per mano di agenti interni, o addirittura da Servizi Segreti di Paesi esteri.

La pista interna porta ad indiziare il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che di recente ha perso contro la PO, seppur di pochi punti, le Elezioni Europee.

La pista estera, data per molto probabile dalla Suddeutsche Zeitung, porta invece ai Servizi Segreti della Russia di Putin. Mosca, infatti, ha tutto l’interesse a far cadere il Governo Tusk per punire la Polonia per il forte sostegno dato allo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova e per l’avvicinamento di questi Paesi all’Unione Europea.

Inoltre, la Russia ha più volte criticato il Governo Tusk per il sostegno dato dal Premier polacco all’Unione Energetica Europea: un progetto, condiviso dal Presidente francese, Francois Hollande, e da altri Capi di Stato e di Governo UE, che mira a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa da Russia ed Algeria attraverso la creazione di un mercato unico UE del gas.

Infine, il Governo Tusk ha dato un forte impulso alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia anche per mezzo della realizzazione di rigassificatori -necessari per diversificare le forniture di gas dal monopolio della Russia- e dello sfruttamento dei giacimenti di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, di cui, secondo i dati EIA, la Polonia sarebbe ricca.

Mosca attacca anche i gasdotti ucraini per convincere l’UE a realizzare il Southstream

A confermare la responsabilità degli Agenti Segreti della Russia di Putin nello scandalo intercettazioni in Polonia, per ragioni legate all’energia, è anche l’esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod: la principale infrastruttura che veicola in Europa più del 90% del gas russo importato dall’Unione Europea attraverso l’Ucraina.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’esplosione, avvenuta mercoledì, 18 Giugno, è utile alla Russia per presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito del gas russo in Europa e, così, convincere l’Unione Europea della necessità di costruire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è progettato dalla Russia per incrementare la già alta quantità di gas veicolato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso un’infrastruttura che bypassa l’Ucraina, transitando attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria.

Per reagire al Southstream, l’Europa, da un lato, ha questionato la conformità dell’infrastruttura ai regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Dall’altro, la Commissione Europea ha implementato la realizzazione della Comunità Energetica Europea, di cui Tusk e la Polonia sono stati, guarda caso, i più accesi promotori.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia. Il Premier Tusk: “Atto contro il Governo pianificato da tempo”

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 17, 2014

Il Premier polacco reagisce duramente ad intercettazioni che riguardano alcuni dei ministri del suo governo ed altre alte autorità del Paese. Salvato il Ministro degli Interni, condannato l’ex-titolare del Dicastero dei Trasporti

Il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, l’ex-Ministro dei Trasporti, e l’ex-Viceministro delle Finanze coinvolti in uno scandalo intercettazioni che mina non poco la stabilità del Governo. Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale polacco Wprost ha pubblicato il testo di alcune intercettazioni registrate presso il ristorante Sowa e Amici: locale di alto rango abitualmente frequentato da politici e uomini d’affari.

Nella prima intercettazione pubblicata dal Wprost, che risale al Luglio 2013, il Capo della Banca Nazionale Polacca, l’ex-Premier Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, hanno discusso in merito al possibile intervento a sostegno delle finanze statali della Banca Nazionale, che Belka ha promesso in cambio delle dimissioni dell’allora Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

La seconda intercettazione, risalente al Febbraio 2014, ha invece riguardato l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, che secondo quanto registrato, ha chiesto all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, un intervento per salvaguardare i conti di sua moglie, finiti nel mirino dei controlli pubblici.

“È la prima volta dal 1989 abbiamo a che vedere con un’operazione di spionaggio ed intercettazioni illegale e ben organizzata -ha dichiarato il Premier, Donald Tusk, durante una conferenza stampa- L’operazione è durata a lungo ed ha riguardato i politici del Partito di maggioranza, con il preciso scopo di compiere un attentato alla stabilità del Governo”.

Tusk, che è sia Premier polacco che Segretario della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il primo Partito in Polonia, a cui appartengono anche Sienkiewicz e Nowak- ha poi dichiarato di non avere organizzato l’incontro tra Belka e Sienkiewicz, che ha sollevato da ogni responsabilità politica in quanto il Progetto di Legge che ha sancito l’intervento della Banca Centrale Polacca in soccorso del bilancio statale era stato depositato già da tempo.

Inoltre, Tusk ha escluso definitivamente ogni forma di collaborazione con Nowak, che già in passato aveva perso il posto da Ministro, proprio in seguito ad un’altro scandalo legato all’acquisto di orologi di lusso.

“Le regole della democrazia sono chiare -ha continuato Tusk- in Parlamento governa chi trova i numeri per formare una maggioranza, non chi intende sovvertire il mandato popolare cavalcando un’operazione dai contorni oscuri, sulla quale ancora deve essere fatta l’opportuna chiarezza”.

L’opposizione cavalca lo scandalo per minare il buongoverno cristiano-democratico

Con questa dichiarazione, Tusk ha voluto rispondere a Jaroslaw Kaczynski, Capo del principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che, precedentemente, aveva chiesto le dimissioni del Governo e la formazione di una nuova maggioranza con un nuovo Premier.

L’ipotesi delle dimissioni del Governo, sostenuta dall’altro gruppo conservatore in Parlamento, Polonia Solidale, è stata presa in considerazione anche dalla seconda forza di opposizione, la socialdemocratica SLD.

“Gli scandali di cui abbiamo oggi prova testimoniano come la PO sia oggi un Partito ben differente da quello a cui ho deciso di aderire nel 2005” ha commentato Janusz Palikot, Capo del Partito progressista-radicaleggiante Tuo Movimento.

Un invito alla cautela, per non giudicare una situazione di cui si sa ancora molto poco, è stato inviato dal Leader del partito contadino PSL, Janusz Piechocinski, che da alleato di Governo della PO, ha mantenuto compatta la maggioranza dinnanzi alle richieste di scioglimento del Governo delle opposizioni.

Lo scandalo intercettazioni rischia di minare le fondamenta di un Governo, quello Tusk, che in circa sette anni è riuscito a trasformare la Polonia, portandola tra i principali Paesi dell’Unione Europea in materia di sviluppo infrastrutturale e capacità di attrarre risorse UE.

Tra i risultati positivi ottenuti dal Governo Tusk, vi è anche, per quanto riguarda la Politica Estera, la creazione di un’alleanza strategica con la Germania per il rilancio del ruolo dell’Europa nel Mondo, e il sostegno incisivo dato per lo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ULTIM’ORA. MAZOWIECKI È MORTO: SE NE VA UN PADRE DELL’EUROPA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 28, 2013

Il primo Premier della Polonia post-comunista è stato l’artefice del passaggio dell’Europa Centrale all’Economia di Mercato. Di orientamento cristiano-democratico, Mazowiecki è stato anche uno dei più attivi esponenti del dissenso democratico e cattolico

Dissidente, attivista per i Diritti Umani, e cristiano-democratico attento al sociale. Lunedì, 28 Ottobre, è morto Tadeusz Mazowiecki: primo Premier della Polonia post-comunista dal 1989 al 1990 a cui si deve l’evoluzione dell’Europa Centrale dal comunismo al libero mercato.

Mazowiecki, assieme al suo ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz, è infatti noto per la Terapia Shock: progetto di riforme dell’economia che, in poco tempo, ha portato la Polonia ad adottare un’efficiente economia di mercato rispettosa della libera concorrenza e del diritto al lavoro.

In poco tempo, Mazowiecki è riuscito a rinegoziare l’astronomico debito estero lasciato dalla Polonia sovietica, e a porre fine al sistematico finanziamento del budget statale -che a sua volta foraggiava le imprese poco redditizie- da parte della Banca Nazionale Polacca. Nel contempo, la Terapia Shock ha introdotto garanzie per i lavoratori assunti e tutele per chi perdeva il posto di lavoro.

La ricetta di Mazowiecki ha pagato: dopo una prima inflazione, ed un immediato incremento della disoccupazione, solo due anni più tardi hanno consentito alla Polonia di raggiungere finalmente la stabilizzazione economica ed occupazionale e, successivamente, un graduale sviluppo del Paese, durato fino ad oggi.

Oltre che attento economista, Mazowiecki è stato anche un dissidente proveniente dall’ambito del cattolicesimo polacco che ha poi aderito agli scioperi contro il regime sovietico organizzati a Danzica dal sindacato autonomo Solidarnosc.

Internato in alcuni campi di prigionia da parte del Regime sovietico, Mazowiecki ha poi partecipato alla Tavola Rotonda che, nel 1989, ha permesso la formazione di un Governo guidato dal dissenso democratico, che il Leader di Solidarnosc, Lech Walesa, ha deciso di affidare proprio a Mazowiecki.

Srebrenica e i Diritti Umani

Un altro aspetto importante di Mazowiecki è legato all’impegno per il rispetto dei Diritti Umani come inviato speciale dell’ONU nei Balcani: ruolo che ha saputo abilmente lasciare in segno di protesta nei confronti della scarsa attenzione prestata dalle Grandi Potenze dinnanzi all’eccidio di Srebrenica, perpetrato dall’esercito serbo nei confronti di alcune migliaia di mussulmani bosniaci.

L’esperienza balcanica è strettamente legata con una famosa intervista rilasciata nel 1976 alla Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui, da dissidente, ha invitato con coraggio il Governo Sovietico a rispettare Diritti Umani, Libertà ed autonomia delle organizzazioni sindacali, tra cui Solidarnosc.

Un padre del pensiero cristiano-democratico attento al sociale

Mazowiecki è stato anche un importante elaboratore della dottrina politica cristiano-democratica che, in un Paese tradizionalmente conservatore come la Polonia, ha saputo aprire a contributi provenienti da sinistra.

Terminata l’esperienza governativa, e perse le Elezioni Presidenziali proprio contro Walesa nel 1990, Mazowiecki, nello stesso anno, ha fondato prima l’Unione Democratica e, dopo la fusione con il Congresso Liberal-Democratico, è stato Capo dell’Unione della Libertà: forza politica di centrista che ha appoggiato il Governo di centrodestra guidato dal Leader dell’Azione Elettorale Solidarnosc, Jerzy Buzek -poi Presidente del Parlamento Europeo dal 2009 al 2012.

Nel 2005, Mazowiecki è stato tra i fondatori del Partito Democratico polacco: forza partitica guidata dall’ex-dissidente Bronislaw Germek -già Ministro degli Esteri per conto dell’Unione della Libertà dal 1999 al 2001- che si è prefissa lo scopo di aprire l’Unione delle Libertà a politici provenienti da sinistra, e di unire così la tradizione cristiano-democratica con la socialdemocrazia postcomunista.

Mazowiecki è una figura che ha segnato profondamente la politica europea. Grazie a lui non si deve ‘solamente’ l’ingresso nell’UE della Polonia -e degli altri Paesi dell’Europa Centrale: che dai polacchi hanno tratto ispirazione- ma anche un esempio di amore per la democrazia e di attenzione per i Diritti Umani: due principi su cui proprio l’Unione Europea è stata costruita dopo secoli di odi e divisioni.

Matteo Cazzulani

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