LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina, Georgia e Moldova: Obama e l’Europa puntano all’energia per invitare Putin a rispettare la pace e la democrazia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 17, 2014

I provvedimenti statunitensi colpiscono colossi energetici russi come la Rosneft, la Novatek e la Gazprombank. Il Congresso USA favorevole al riconoscimento a Ucraina, Georgia e Moldova dello status di Paese alleato

Da oltreoceano nomi concreti, mentre in Europa buone intenzioni senza dettagli, tutti ancora da decidere. Nella giornata di mercoledì, 16 Luglio, gli Stati Uniti d’America hanno applicato il terzo round di sanzioni economiche nei confronti della Russia, dopo che Mosca ha ripetutamente provocato militarmente l’Ucraina, nonostante la tregua offerta dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Le sanzioni USA colpiscono la Russia sopratutto per quanto riguarda il settore energetico ed industriale. Tra gli enti colpiti vi sono infatti la banca del monopolista statale russo del gas Gazprom, la Gazprombank, il monopolista statale del greggio Rosneft, le compagnie energetiche Novatek e Feodosiyske -quest’ultima basata in Crimea- la banca Vnyeshekombank, ed altri enti minori attivi nel settore edile, in quello di trasporti e in quello delle armi, come il colosso Kalashnikov, la Izhmash, la Bazalt, la Uralvagonzavod e la Priboroduvaniye.

Oltre agli enti giuridici, le sanzioni USA sono state applicate anche a personalità politiche, come il Vice Speaker della Duma, Sergey Nyevyerov, l’Assistente del Presidente russo Vladimir Putin, Igor Shchegolev, il Ministro per gli Affari di Crimea Oleg Savelyev, e il Primo Ministro dell’autoproclamata Repubblica russa del Donbas Aleksandr Borodar.

Oltre alle sanzioni, che, come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, si sono rivelate necessarie dopo che la Russia ha rifiutato la risoluzione diplomatica del conflitto con Kyiv, un passo importante approntato dagli Stati Uniti è la concessione dello status di Paese alleato all’Ucraina, alla Georgia e alla Moldova.

L’iniziativa, approvata dal Congresso in seconda lettura sempre mercoledì, 16 Luglio, è una misura necessaria per prevenire ulteriori aggressioni militari da parte della Russia a Ucraina, Georgia e Moldova: Paesi sovrani ed indipendenti che per il loro desiderio di avvicinarsi alla comunità occidentale Euroatlantica hanno subito ritorsioni di carattere militare ed economico da parte di Mosca.

Inoltre, il progetto votato al Congresso, che deve ancora essere approvato in lettura definitiva, consente l’aumento delle esportazioni di gas liquefatto statunitense a Ucraina, Georgia e Moldova: una misura che, assieme al rafforzamento dei programmi di sostegno logistico ed economico USAID ed OPIC, validi anche per lo sfruttamento dei giacimenti energetici locali, serve a garantire la sicurezza energetica di questi tre Paesi europei per storia, cultura e tradizioni.

L’UE rifiuta l’ampliamento dell’OPAL voluto da Gazprom

Di seguito agli USA, anche l’Unione Europea ha approntato sanzioni nei confronti della Russia per il mancato rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Come stabilito dalla riunione del Consiglio Europeo di mercoledì, 16 Luglio, l’Europa ha dato mandato alla Banca Europea per gli Investimenti e alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo di non finanziare progetti in partnership con Mosca.

Tuttavia, più che le sanzioni, a proposito delle quali l’UE non ha ancora indicato i soggetti concreti dell’economia russa che saranno interessati, a rappresentare un colpo concreto agli interessi della Russia è la decisione della Commissione Europea di rigettare l’ampliamento del gasdotto OPAL, come invece richiesto da Gazprom.

L’OPAL è un gasdotto progettato in territorio tedesco per veicolare in Repubblica Ceca il gas russo proveniente dal Nordstream: infrastruttura realizzata da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per inviare 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania e, così, bypassare Paesi UE invisi a Mosca, come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La Commissione Europea, per rigettare l’ampliamento dell’OPAL, si è rifatta al Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta la gestione dei gasdotti europei da parte degli stessi enti che controllano anche la compravendita del gas trasportato dall’infrastruttura considerata.

Gazprom sta cercando in tutti i modi di infrangere la legislazione europea per evitare che il Terzo Pacchetto Energetico impossibiliti il rafforzamento dell’influenza russa nel mercato UE dell’Energia, nella quale la Russia è già ben presente grazie a solide partnership tra il suo monopolista statale del gas ed alcune delle principali compagnie europee del settore.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’UE SCOMMETTE SUI RIGASSIFICATORI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 13, 2013

La Commissione Europea aumenta i finanziamenti per la costruzione del terminale di Swinoujscie. Investimenti anche per la commercializzazione del LNG nella Penisola Iberica. 

Il Corridoio Nord-Sud dell'Unione Europea

Il Corridoio Nord-Sud dell’Unione Europea

Il gas liquefatto come scommessa per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia: l’UE ci crede per davvero. Nella giornata di martedì, 8 Gennaio, la Commissione Europea ha aumentato a 134 Milioni di Euro – dai 94 stanziati precedentemente – la quota erogata per favorire la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia.

In via di realizzazione nella regione nord-occidentale della Pomerania, sulle coste del Mar Baltico, il terminale LNG di Swinoujscie è progettato per importare fino a 7,5 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto all’anno dal Qatar, con cui il Governo polacco ha già firmato un accordo.

Varsavia, coadiuvata economicamente anche dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e dalla Banca Europea per gli Investimenti, ritiene il progetto necessario per garantire alla Polonia, e quindi all’Unione Europea, la diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia.

Ad oggi, le forniture di gas della Russia coprono l’89% del fabbisogno nazionale polacco, ed il 40% di quello continentale europeo.

Consapevole della situazione di emergenza per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’UE, la Commissione Europea ha inserito il rigassificatore di Swinoujscie tra le infrastrutture di importanza strategica a livello continentale.

Una volta costruito, il terminale LNG polacco sarà inserito nel Corridoio Nord-Sud: catena di gasdotti da Swinoujscie al rigassificatore di Krk, in Croazia, progettata per garantire la circolazione di gas naturale in un sistema energetico unificato che attraversa il cuore dell’Europa tramite Austria e Repubblica Ceca, con diramazioni in Germania ed Ungheria.

Oltre che in Polonia, la Commissione Europea è attiva anche in Spagna, dove Bruxelles ha finanziato l’integrazione dei rigassificatori con la catena di distribuzione di gas liquefatto a livello industriale e commerciale.

La Spagna è uno dei Paesi più all’avanguardia in materia di rigassificatori. Il massiccio sfruttamento di LNG ha consentito a Madrid di diversificare le forniture di gas dall’oro blu proveniente dall’Algeria acquistando oro blu da Qatar ed Egitto.

Lo shale di Obama per salvare l’Europa dalla Russia

La scommessa dell’Unione Europea sul gas liquefatto è importante anche in considerazione del crescente ruolo degli Stati Uniti d’America. Con l’avvio dello sfruttamento del gas shale – gas ubicato in rocce porose a bassa profondità estratto con sofisticate, e sicure, tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica – Washington ha aumentato esponenzialmente le esportazioni di oro blu.

Dopo avere firmato contratti con India, Singapore, Corea del Nord ed Australia, l’Amministrazione Presidenziale di Barack Obama ha progettato l’avvio delle esportazioni dello shale liquefatto anche a Paesi non aderenti all’Accordo di Libero Scambio USA, come gli Stati dell’Unione Europea.

Concorde con il Presidente democratico è anche la minoranza repubblicana, che vede nell’esportazione di shale in Europa un mezzo per aiutare l’UE a diminuire l’indipendenza energetica dalla Russia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: RUBLI BIELORUSSI ED EURO PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 21, 2011

Minsk aiuta Kyiv nella realizzazione del terminale di Odessa per la ricezione di oro blu e nero. L’Unione Europea investe sulla ristrutturazione dei gasdotti ucraini. Gazprom rinnova con la Moldova

Il ministro dell'energia ucraino, Jurij Bojko

Non solo litigi diplomatici, tra Bielorussia ed Ucraina c’è anche una solida collaborazione energetica. Nella giornata di Lunedì, 18 Luglio, l’Ambasciatore bielorusso a Kyiv, Valentyn Velychko, ha dichiarato la disponibilità di Minsk a sensibili investimenti nella realizzazione del terminale di Odessa per la ricezione di nafta centro asiatica.

Un’infrastruttura necessaria, non solo per l’aumento delle importazioni di oro nero, ma anche per la diminuzione della dipendenza dalla Russia, da cui la Bielorussia, malgrado la comune appartenenza all’Unione Doganale euroasiatica, sta lottando, spesso potendo contare sull’appoggio dell’Ucraina.

Lo scorso Febbraio, a Davos, Minsk e Kyiv hanno concordato con l’Azerbajdzhan condizioni favorevoli per l’importazione di gas liquido, mentre nel mese di Novembre, la Bielorussia ha scelto proprio Odessa come punto di approdo per la nafta del Venezuela. Oggi, la notizia dell’investimento di Minsk di 167 Milioni di Dollari annui per la realizzazione del terminale nel porto ucraino di fondazione genovese, i cui lavori dovrebbero iniziare a breve.

Oltre al terminale, a contrastare la supremazia energetica della Russia è anche il sistema infrastrutturale energetico ucraino, presentato dalle autorità come unica, sicura alternativa ai gasdotti sottomarini NordStream e Southstream che Mosca intende costruire per rifornire direttamente gli acquirenti dell’Europa Occidentale, e bypassare Paesi ritenuti ostili – come Stati Baltici, Polonia, Moldova, Ucraina, e Romania.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, sarà avviata la ristrutturazione dei gasdotti ucraini, ad oggi in cattivo stato, attraverso i quali il gas russo sarà inviato al Vecchio Continente in una condizione di maggiore sicurezza e rispetto dell’ecologia.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Delo, la prima tratta ad essere interessata dalla manutenzione è l’Urenhoj-Pomary-Uzhhorod, su cui la Commissione Europea, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca per lo Sviluppo Europea, e la Banca Mondiale investiranno 300 milioni di Dollari: la quota concordata già il 23 Marzo 2009 dall’allora governo arancione di Julija Tymoshenko.

Gazprom più presente in Moldova

Pronta la reazione della Russia che, dinnanzi alle manovre di Bielorussia, Ucraina, ed Azerbajdzhan, ha puntato su un altro Stato dell’Europa Orientale, la Moldova, per rinnovare il contratto di fornitura energetica, prolungandolo per un quinquennio. Nello specifico, il monopolista russo, Gazprom, ha ottenuto l’esclusiva sulle forniture di oro blu a Chisinau, in cambio di un’aumento delle tariffe per il transito di gas diretto in Unione Europea concesso alla controparte, Moldovagaz, pari a 3 Dollari per mille metri cubi.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA RILANCIA LA POLITICA ESTERA. NUOVE LINEE DI INDIRIZZO SOTTO LA PRESIDENZA POLACCA

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 22, 2011

Il Consiglio dei Ministri degli Esteri di Lussemburgo ri-definisce le proprie arre di influenza, e vara i punti fondamentali per la conduzione di trattative politico-economiche con Bruxelles. Malgrado le promesse, ancora tanta strada per l’Ucraina

L'ambasciatore UE in Ucraina, José Manuel Pintu Teixeira

Valori e coerenza, e non solo becero pragmatismo energetico. L’Europa sembra avere ritrovato sé stessa, almeno secondo quanto emanato dal Consiglio dei Ministri degli Esteri UE, che lunedì, 20 Giugno, ha approvato una carta dei principi da rispettare per la conduzione di trattative di ogni genere tra Bruxelles e parti terze: rispetto di democrazia, libertà di stampa, pluralismo partitico, diritti umani, e sovranità della legge.

Oltre alle prerogative fondamentali, il vertice di Lussemburgo ha definito Mediterraneo – Africa del Nord e Medio Oriente – ed Europa Orientale – Moldova, Ucraina, Bielorussia, Georgia, Azerbajdzhan, ed Armenia – le due aree di influenza con cui l’UE instaurerà, o concluderà, trattative per integrazione, allargamento, o semplice politiche di vicinato.

Nello specifico, il documento, che sarà ratificato già nel corso di una delle prime sessioni sotto la presidenza polacca, prevede lo stanziamento di 1 Miliardo 242 Milioni di Euro dall’Unione Europea, fondi dalla Banca Europea degli Investimenti, ed aiuti dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo per quei Paesi che dimostreranno il rispetto degli standard democratici UE.

Per quanto riguarda i Paesi dell’Europa Orientale, sono previsti anche accordi di cooperazione trans-frontaliera, eliminazione temporanea o definitiva del regime dei visti, e creazione di Zone di Libero Scambio.

A dimostrazione della concretezza della strada intrapresa, le dichiarazioni dell’Ambasciatore UE a Kyiv, José Manuel Pintu Teixeira, che, in un’intervista radiofonica, ha ribadito la speranza che l’Ucraina possa firmare con Bruxelles l’Accordo di Associazione, malgrado i ritardi sulla tabella di marcia, e la delicata situazione nel Paese. Come evidenziato dal Diplomatico portoghese, dopo la sigla di tale accordo – che prevede anche il varo di una zona di libero scambio, dunque indiscutibili vantaggi economici – Kyiv potrebbe essere pronta all’integrazione nel giro di cinque anni: ovviamente, previa sincera buona volontà da parte delle Autorità locali di rispettare gli standard democratici occidentali.

Ma l’Ucraina guarda ad est

Purtroppo, da tale versante solo segnali opposti: sempre lunedì, 20 Giugno, sono stati convocati in Procura Oleksandr Turchynov e Hryhorij Nemyr’ja: probabilmente, un escamotage per evitareai due dirigenti di Bat’kivshchyna di rappresentare al vertice del Partito Popolare Europeo di Bruxelles la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro è confinata in Patria, e, presto, sarà processata per condotta anti-statale, nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega, Vladimir Putin.

Inoltre, nella medesima giornata, è stata celebrata l’ennesima udienza del processo a carico dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, in cui il giudice ha negato la citazione a giudizio di una serie di testimoni chiesti dal politico arancione. Sulla sua detenzione in isolamento, e sulla repressione politica a danno di Julija Tymoshenko, condanna è stata espressa dal parlamento Europeo, che, lo scorso giovedì, 9 Giugno, ha votato un’apposita risoluzione proposta da PPE, ALDE, e verdi.

Segnali poco incoraggianti anche da parte delle stesse autorità. Durante un incontro con il suo collega cinese, Hu Jintao, il presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha elogiato la comunanza di valori tra i due Paesi e la Russia, con cui i due capi di Stato si apprestano a rinsaldare una collaborazione economica a tre nei settori dell’atomo, dell’aviazione, dell’energia, e dei commerci.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VARATA LA MODERNIZZAZIONE DEI GASDOTTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 3, 2011

Via libera alla ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico con fondi europei voluto dal governo arancione Julija Tymoshenko. Ma per volontà del Presidente, Viktor Janukovych, Naftohaz è vicina al controllo dei russi

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Il finanziamento europeo apre la ristrutturazione dei gasdotti ucraini. Nella giornata di venerdì, Primo di Aprile, il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, ha dichiarato l’inizo di lavori di manutenzione del sistema infrastrutturale energetico del Paese.

450 Milioni di Dollari, erogati dalla Banca Europea per la Ricostruzione, saranno investiti nella risistemazione del tratto ucraino dell’Urengoj-Pomary-Uzhhorod. Il gasdotto, da cui transita circa l’80% del gas russo, destinato agli acquirenti UE.

Un progetto di lunga data, inizato dagli ultimi governi arancioni. Il 23 Marzo 2009, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, ha ottenuto una dichiarazione per la modernizzazione dei gasdotti ucraini. Firmata, a Bruxelles, da Commissione Europea, Banca Europea per la Ricostruzione, Banca Europea per gli Investimenti, e Banca Mondiale.

Malgrado la sconfitta degli arancioni, nel Novembre 2010 il Presidente, Viktor Janukovych, ha confermato il piano. Aprendo, tuttavia, anche all’ingresso di capitali russi.

La Russia interessata a Naftohaz

Inoltre, l’attuale maggioranza ha ipotizzato la privatizzazione di parte del colosso energetico nazionale, Naftohaz, e la sua fusione, per il solo mercato ucraino, con il monopolista russo Gazprom.

Una proposta avanzata dal Primo Ministro russo, Vladimir Putin, con cui Mosca potrebbe rilevare il possesso del sistema infrastrutturale energetico di Kyiv. Come illustrato dall’Opposizione Democratica, ciò sarebbe l’anticamera per la sottomissione politica dell’Ucraina alla Russia.

A rassicurare i patrioti ucraini, sempre Bojko, che ha promesso trasparenza nelle operazioni di svendita delle azioni di Naftohaz collocate sul mercato.

Matteo Cazzulani