LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Sanzioni alla Russia e caso Saakashvili: la Georgia ha problemi con l’Europa

Posted in Georgia by matteocazzulani on August 9, 2014

Il Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, contesta pubblicamente le misure economiche adottate dall’UE in risposta all’aggressione militare russa all’Ucraina, poco dopo che la Corte Suprema ha autorizzato l’arresto dell’ex-Presidente e leader dell’Opposizione filo atlantica. USA, Polonia, Lituania e Svezia fortemente preoccupate per il possibile caso di giustizia selettiva

Contestare pubblicamente un’azione diplomatica approntata dai più importanti alleati del Paese che si rappresenta è segno che gli amici in questione, in fondo, non sono poi considerati tali. Questa è stata la sensazione emersa presso le cancellerie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America in seguito alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, che, nella giornata di giovedì, 7 Agosto, ha criticato le sanzioni applicate da USA e UE alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Nello specifico, la Panjikidze, come riportato da Civil Georgia, ha ritenuto le sanzioni una misura inutile, che, anzi, ha portato a contro-sanzioni da parte della Russia anche nei confronti della Georgia, come la chiusura dello spazio aereo russo alle compagnie UE: un fatto che ha aumentato il tempo di percorrenza dei voli diretti in territorio georgiano dall’Unione Europea e dall’Ucraina.

Le posizioni del Ministro degli Esteri georgiano sono opinabili nel merito, ma, dal punto di vista formale, hanno aperto un caso internazionale, dal momento in cui nessuno in Occidente si aspettava una posizione apertamente critica da parte di un Paese alleato che si appresta ad avviare un difficile percorso di integrazione euro-atlantica.

Pronta è stata la reazione del Capogruppo in Parlamento del principale Partito di opposizione Movimento Popolare Unito -UNM- Davit Bakradze, che ha evidenziato come la posizione del Ministro Panjikidze, e più in generale quella della coalizione di Governo Sogno Georgiano -GD- non sia in linea con quella dei più importanti alleati della Georgia.

Le dichiarazioni della Panjikidze -che il Ministro georgiano ha poi dichiarato essere state di proposito fraintese dall’opposizione per creare una bagarre politica- hanno gettato benzina sul fuoco che già arde i rapporti tra la Georgia e l’Occidente, notevolmente compromessi dopo la sentenza di arresto preventivo emanata dalla Corte Suprema Georgiana a carico dell’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, e di altre alte Autorità del Paese lo scorso 28 Luglio.

Saakashvili, attuale Leader UNM e protagonista del processo democratico georgiano del 2003 noto come ‘Rivoluzione delle Rose’, è stato accusato di abuso d’ufficio dopo due anni dalla fine del suo mandato alla guida del Paese: una sentenza che ha allarmato l’Occidente, perplesso dinnanzi al possibile utilizzo strumentale della giustizia a fini politici.

In effetti, la sentenza a Saakashvili ricorda molto, nei modi e nei dettagli, quella applicata all’ex-Premier ucraino, Yulia Tymoshenko: anima della ‘Rivoluzione Arancione’ del 2004 -processo democratico in Ucraina successivo a quello georgiano- che, nel 2011, è stata condannata a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio dopo un processo politico messo in atto dall’ex-Presidente, il dittatore Viktor Yanukovych, per eliminare la sua temibile avversaria politica.

Pronta, in seguito al mandato di arresto per Saakashvili, è stata la reazione del Dipartimento di Stato USA, che ha espresso forte preoccupazione per la sentenza, ed ha invitato le Autorità georgiane a mantenere il piano legale separato da quello politico, ed ha dichiarato la volontà di monitorare la situazione per constatare se il caso Saakashvili rappresenta o meno un nuovo caso di giustizia selettiva nel mondo ex-URSS.

Simile è stata la posizione assunta dal Ministero degli Esteri della Polonia -il più importante alleato della Georgia in seno all’UE- che, con una nota ufficiale, preso atto dell’atmosfera già caratterizzata da precedenti arresti di esponenti dell’opposizione, ha dichiarato il timore che l’arresto di Saakashvili possa rappresentare un caso di uso politico del mezzo giudiziario, atto ad eliminare dalla competizione politica il leader dell’opposizione.

“L’uso politico del mezzo giudiziario è incompatibile con i principi dell’Unione Europea” ha commentato su Twitter il Ministro degli Esteri della Lituania -altro Paese storicamente amico della Georgia- Linas Linkevicius, a cui ha risposto di persona il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, per illustrare come l’arresto del leader UNM sia in linea con le regole della magistratura.

“Stupisce, e duole constatare, che la Georgia critica la voce dei suoi migliori amici europei anziché ascoltarla” è stata la risposta del Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt, che si è detto stupito della presa di posizione del Premier di un Paese che ha più volte dichiarato di desiderare l’integrazione nell’Unione Europea.

L’importanza di Tbilisi per la politica di diversificazione delle forniture di gas UE

Sia le sanzioni che il caso Saakashvili hanno messo a serio repentaglio i buoni rapporti tra Georgia e l’Occidente, divenuti eccellenti dopo che Tbilisi ha firmato, lo scorso 27 Giugno, assieme a Ucraina e Moldova, l’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla firma del documento, che integra progressivamente l’economia georgiana nel mercato unico europeo, la Georgia rappresenta per l’UE un partner fondamentale nella diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per decrementare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Georgia è infatti Paese di transito del Gasdotto del Caucaso del Sud-Est: un’infrastruttura attraverso la quale il gas dell’Azerbaijan è inviato dapprima in Turchia attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, in Grecia, Albania e Italia tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Per fermare la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, la Russia sta cercando di destabilizzare la Georgia, dopo avere aggredito Tbilisi militarmente nell’Agosto del 2008 per cercare di rovesciare l’Amministrazione Saakashvili: punita da Mosca per il suo orientamento filo europeo e filo atlantico.

In particolare, la Russia intende sostituire a TANAP e TAP il Southstream: un gasdotto, che invia gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito per incrementare la dipendenza dell’Europa da Mosca, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del gas russo verso l’UE, e per annullare il progetto di diversificazione delle forniture di gas concepito dalla Commissione Europea.

Per questa ragione, lo stesso Saakashvili, che ora ripara tra Polonia e Ucraina per evitare l’arresto, ha ritenuto la sentenza a suo carico politicamente motivata da un disegno di respiro internazionale orchestrato dalla Russia per eliminare un esponente politico di spessore di orientamento filo atlantico.

In particolare, Saakashvili ritiene coinvolti nella sua condanna sia il Premier Garibashvili che capo di Sogno Georgiano Bidzina Ivanishvili: l’uomo più ricco di Georgia, cresciuto ed affermatosi in Russia, che, dopo avere fondato in poco tempo la coalizione Sogno Georgiano, nelle Elezioni Parlamentari del 2012 è riuscito nell’impresa di relegare l’UNM all’opposizione.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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LE ELEZIONI PRESIDENZIALI IN GEORGIA CHIUDONO L’ERA ROSA DI SAAKASHVILI

Posted in Georgia by matteocazzulani on October 28, 2013

Giorgi Marvelashvili, candidato sostenuto dal Premier Bidzina Ivanishvili, vince al primo turno su David Bakradze, esponente dell’ex-Capo di Stato. Lo Stato georgiano passa da essere una Repubblica Presidenziale a Repubblica Parlamentare

Una vittoria della democrazia in un Paese che si avvicina all’Unione Europea e alla NATO, anche se rimangono molti punti interrogativi. Nella giornata di Domenica, 27 Ottobre, Giorgi Marvelashvili, candidato della coalizione di Governo Sogno Georgiano, ha vinto le elezioni presidenziali in Georgia al primo turno, con il 63% dei consensi, davanti a David Bakradze: ex-Presidente del Parlamento, candidato del Movimento Popolare Unito del Presidente uscente, Mikheil Saakashvili.

La vittoria al primo turno di Marvelashvili è un trionfo politico del Premier, Bidzina Ivanishvili, che ha sostenuto di prima persona l’ex-Rettore dell’Istituto di Affari Pubblici di Tbilisi, mentre segna la definitiva fine dell’era Saakashvili, iniziata nel 2003 con il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione delle Rose.

Sul piano strettamente istituzionale, il nuovo Presidente avrà meno poteri rispetto al suo predecessore a causa dell’entrata in vigore di una riforma costituzionale che, da oggi, tramuta la Georgia da Repubblica Presidenziale a Repubblica Parlamentare, con tutti i principali poteri -eccetto la conduzione della politica estera e la rappresentanza del Paese nel Mondo- affidati al Consiglio dei Ministri.

Già con la vittoria di Sogno Georgiano nelle Elezioni Parlamentari del 2012, e la nomina di Ivanishvili a Premier, la Georgia, confermando l’aspirazione all’integrazione nella NATO e nell’UE intrapresa da Saakashvili, ha intrapreso una politica estera non più basata su un protagonismo mondiale, ma sulla ridefinizione di un ruolo da leader regionale, con più attenzione ai rapporti con i Paesi confinanti, tra cui Russia, Azerbaijan e Turchia.

Il rapporto con l’Azerbaijan rende la Georgia un Paese fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas per l’UE, poiché proprio attraverso il Gasdotto del Caucaso del Sud, che attraversa il territorio georgiano, l’oro blu azero arriva in Turchia, e, da essa, in Italia attraverso Grecia ed Albania tramite il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Più problematico è il rapporto con la Russia, che dall’aggressione militare del 2008 occupa le regioni georgiane di Abkhazia ed Ossezia del Sud, dove a molti elettori è stato persino impedito di votare nelle Elezioni Presidenziali.

Mosca, che non accetta la vocazione euro-atlantica di Tbilisi, vuole inglobare la Georgia nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione economica sopranazionale concepito per estendere l’egemonia politica della Russia nel Mondo ex-Sovietico.

L’UE più vicina

Come riportato dagli osservatori internazionali, le elezioni hanno rispettato gli standard di regolarità occidentali: un fatto che avvicina notevolmente la Georgia all’integrazione nell’Unione Europea.

La Georgia è prossima alla firma dell’Accordo di Associazione UE: un documento che integra Tbilisi nel mercato unico europeo.

Tuttavia, restano perplessità legate alla condanna al carcere dell’ex-Premier Vano Merabivshili: una situazione che ha ricordato la repressione attuata dal Presidente dell’Ucraina Viktor Yanukovych rispetto alla Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, incarcerata per motivi politici.

Matteo Cazzulani

NON SOLO IL PD IN ITALIA: A CONGRESSO IN POLONIA VA ANCHE LA PO

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 26, 2013

La Piattaforma Civica, principale Partito polacco di orientamento cristiano-democratico, va alla conta interna tra sostenitori del Premier, Donald Tusk, e del Presidente della Commissione Esteri, Grzegorz Schetyna. Il Congresso ha luogo dopo la fuoriuscita della fazione conservatrice dell’ex-Ministro della Giustizia, Jaroslaw Gowin

Congressi locali che possono influenzare gli assetti di Partito non sono solo una realtà che, sabato 26 Ottobre, interessa in Italia il Partito Democratico. In Polonia, il principale Partito, la Piattaforma Civica -PO- rinnova i suoi quadri dirigenti a livello regionale in una serie di battaglie che sanno di resa dei conti tra l’ala del Premier, Donald Tusk, e quella del Presidente della Commissione Esteri della Camera Bassa, Grzegorz Schetyna.

La PO, l’unico Partito in Polonia che è riuscito ad ottenere la riconferma al Governo del Paese -governa in coalizione con il Partito contadino PSL dal 2007- appare infatti diviso per via della inimicizia tra Tusk -che può contare sull’appoggio della corposa corrente dell’autore dello Statuto del Partito, Cezary Grabarczyk- e Schetyna, che ha servito come Ministro degli Interni nel primo Governo Tusk senza mai riuscire a costruire un rapporto sereno con il Premier.

Il vero oggetto della contesa interna ai cristiano-democratici polacchi è il posto di Segretario Generale della PO, che Schetyna vorrebbe dapprima occupare, per poi accrescere il suo peso politico ed influenzare il Governo di Tusk, che invece vuole mantenere la Carica un incarico meramente simbolico.

Per ottenere il controllo della Segreteria Generale, i due Leader PO devono conquistare quante più possibili Segreterie Regionali del Partito durante un confronto che, tra il 21 e il 26 Ottobre, appare abbastanza equilibrato.

La partita più aperta è quella della Bassa Slesia, dove per la Segreteria Regionale duellano Schetyna contro il Vice Presidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz: un sostenitore del Premier Tusk, che, due settimane fa, ha ottenuto la Segreteria del capoluogo della Regione, Wroclaw, proprio contro un candidato della fazione di Schetyna.

A rendere incerta la battaglia è il forte sostegno goduto da Schetyna al di fuori del Capoluogo della Bassa Slesia, dove l’alto numero di iscritti potrebbe portare l’ex-Vicepremier ad avere la meglio sull’attuale Vice Presidente del Parlamento Europeo.

Equilibri differenti sono invece in Malopolska, dove il candidato fedele a Tusk, Ireneusz Ras, ha rinunciato alla corsa in favore di Grzegorz Lipiec: un indipendente che ha dichiarato la volontà di sostenere il Premier a livello nazionale.

A pendere dalla parte di Tusk sono anche altre Segreterie Regionali del Paese, come quella della Pomerania, del Kujawo-Pomerania, della Mazuria, della Slesia, della Podcarpazia, e i Voivodati di Lodz e Opole.

La vittoria di esponenti vicini a Schetyna è aspettata invece in Mazovia -la Regione della Capitale Varsavia, dove invece il Partito è saldamente in mano al Sindaco Hanna Gronkiewicz-Waltz, vicina al Premier Tusk- Wielkopolska e Pomerania Occidentale, mentre i Voivodati di Swietokrzyskie e Polesia restano in bilico tra candidati afferenti ai due schieramenti.

Il Congresso PO ha una forte rilevanza politica in un Partito che, lo scorso Agosto, è stato già interessato dalla fuoriuscita dell’ala conservatrice guidata dall’ex-Ministro della Giustizia Jaroslaw Gowin.

Dopo avere lasciato la PO a governare con soli tre voti di maggioranza, Gowin sta creando una forza di destra assieme as alcuni fuoriusciti di Diritto e Giustizia: il Partito di orientamento conservatore dell’ex-Premier Jaroslaw Kaczynski, tradizionale avversario della Piattaforma Civica.

Al voto anche Repubblica Ceca e Georgia

Oltre che il principale partito della Polonia, al voto sabato 26 Ottobre vanno anche due importanti Paesi europei.

In Repubblica Ceca, Elezioni Parlamentari anticipate, convocate dopo la caduta di un governo o di centrodestra, sembrano favorire i socialdemocratici che, tuttavia, si potrebbero trovare costretti a formare una coalizione di governo con i libero-conservatori di TOP09 ed il movimento ANO, guidato dall’imprenditore Andrej Babis.

A rendere necessarie le larghe intese sarebbe l’alto consenso ottenuto dal Partito Comunista di Boemia e Moravia, e la volontà da parte del Presidente della Repubblica, Milos Zeman, Leader del poco votato Partito dei Diritti Civili, di monopolizzare il campo della sinistra per scopi personali in caso di governo con i Socialdemocratici.

In Georgia, Domenica, 27 Ottobre, la contesa è quella per le Elezioni Presidenziali tra Giorgi Margvelashvili, candidato supportato dalla colazione Sogno Georgiano del Premier Bidzina Ivanishvili, e L’ex-Speaker del Parlamemto, David Bakradze, del Movimento Popolare Unito del Presidente uscente, Mikheil Saakashvili.

Le Elezioni sono importanti per confermare lo stato della democrazia georgiana, conditio sine qua non per l’integrazione economica di Tbilisi con l’Unione Europea, minata da possibili processi a carico di Saakashvili e dall’arresto dell’ex-Premier, Vano Merabishvili.

Questo fatto ha ricordato l’uso selettivo della giustizia in Ucraina da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, nei confronti della Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko: arrestata nel 2011 per ragioni politiche.

Matteo Cazzulani