LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA E DIVISA, VINCE LA RUSSIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 13, 2011

Bruxelles non assume una posizione comune sull’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, e sembra voler fermare le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, cedendo de facto alla tentazione putiniana di una Russia dalle rinate velleità imperiali. Le singole dichiarazioni delle Diplomazie mondiali, e quella italiana, sorprendentemente in linea con Polonia e Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Rabbia, delusione, chiusura, speranza, ed un’Europa sempre più divisa che lascia la partita vinta da un solo attore, che, peraltro, finge la protesta. Questa la situazione a bocce ferme dopo la sentenza alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro arrestata per sette anni, ed obbligata ad altri tre di esclusione dalla vita politica, con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un verdetto maturato dopo un processo farsa, degno della tradizione sovietica da cui la Tymoshenko ha lottato per fare uscire il Paese, in cui le accuse sono state costruite su documentazioni sommarie, imprecise, inesatte, persino datate il 31 Aprile, ed i testimoni, nonostante fossero stati convocati a maggioranza dall’accusa – 42 contro i solo due concessi alla difesa – hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica dalle imputazione che le sono state addotte sotto la cacofonica regia di un giovane giudice inesperto, Rodion Kirejev.

L’indomani del verdetto che la Tymoshenko ha definito l’ennesima prova della dittatura nel Paese del Presidente, Viktor Janukovych – che, a sua volta, ha ritenuto la decisione della Corte in linea con il Codice Penale ucraino – la Comunità Internazionale ha espresso turbamento all’unisono, ma preso posizioni differenti, che, sopratutto in ambito UE, testimoniano l’ennesima mancanza di una Comune Politica estera che Bruxelles dovrebbe attuare sopratutto in un Paese come l’Ucraina: europeo per cultura e tradizioni, ma escluso dall’appartenenza politica per ragioni energetiche.

La prima reazione è stata quella dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, secondo cui il processo, apertamente politico, non ha rispettato gli standard internazionali, e pone in serio dubbio la maturità di Kyiv, sopratutto alla vigilia della fra di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che, seppur giunto alla fase finale dei negoziati, può non essere ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri dell’Unione e, sopratutto, del Parlamento Europeo.

“Ci sono prove che il processo è politicamente motivato – ha dichiarato, con una nota, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek – l’atteggiamento dimostrato dal giudice ricorda l’epoca sovietica – ha continuato l’ex-Premier polacco, che, già militante di Solidarnosc, il comunismo lo conosce molto bene – ed una maniera di condurre processi che di rado si vede in Europa”.

Per rimanere in ambito continentale, a reagire è stato anche il Presidente del Consiglio d’Europa, Thobjoern Jagland, che ha invitato Janukovych a risolvere le questioni politiche in Parlamento, e non in Tribunale. Forte la posizione della Commissione Europea, presentata dal Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule: “Se l’Ucraina si dimostra così autoritaria, che si integri con l’Unione Euroasiatica di Putin, ma non con l’Europa”.

Critiche anche da oltreoceano, dove la Casa Bianca ha preteso l’immediata liberazione di Julija Tymoshenko, ed una nota congiunta del Senatore repubblicano, John McCain, e del suo collega democratico, Joe Lieberman, hanno definito Janukovych campione di antirecord nel rispetto della Democrazia e dei valori occidentali.

Invece, chi si gongola è l’attuale Primo Ministro russo: pronto ad un terzo mandato presidenziale che, come dichiarato, in campo estero sarà improntato su uno spiccato nazionalismo imperialista russo, orientato sopratutto verso l’Europa.

“La Tymoshenko è un’avversaria politica dalle tendenze filo-occidentali – ha dichiarato Vladimir Putin – ma la motivazione dei sette anni di galera mi è ignota. Lei non ha siglato i contratti per cui la si accusa – ha continuato, questa volta, a ragione – che, altresì, sono stati prima concordati, poi ratificati dalle due compagnie statali, Gazprom e Naftohaz, nel pieno rispetto della normativa internazionale”.

Se a Mosca il processo farsa lo si commenta all’unisono, non è così in Europa, dove, nonostante le posizioni delle maggiori istituzioni UE, ogni Diplomazia nazionale ha espresso una propria linea, dividendo il continente in due fazioni che, seppur unite nel condannare della reclusione politica della Leader dell’Opposizione Democratica, hanno dato una lettura differente sul da farsi con Kyiv nel futuro immediato.

Apertamente contrari ad ogni continuazione dei negoziati dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina si sono detti i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Svezia, in quanto la creazione di una stretta cooperazione economica – anticamera dell’integrazione – con l’Ucraina di Janukovych sarebbe un messaggio sbagliato lanciato alla Bielorussia di Lukashenka: parimenti autoritario, il regime di Minsk avrebbe tutto il diritto di pretendere da Bruxelles un simile trattamento privilegiato, nonostante le decine di detenuti politici ancora costretti a congelare nelle carceri dopo le falsate elezioni presidenziali del Dicembre 2010.

“La decisione della Corte è in segnale preoccupante per lo stato di diritto nel Paese – ha evidenziato il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – e getta una cattiva luce sull’Ucraina. Saremo vigili su come procederà non solo il caso di Julija Tymoshenko – ha continuato – ma anche degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica, imprigionati o vittime di processi politici. Da Kyiv – ha ultimato – pretendiamo il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani”.

Dall’altro lato, Europa Centrale e Gran Bretagna, deluse da una sentenza politica che rende impossibile la sigla dell’Accordo di Associazione, ma convinte della necessita di lasciare la porta dell’Integrazione aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria e sempre più simile alla Bielorussia, non può essere abbandonata alla deriva verso Mosca: un’Ucraina Indipendente e quanto più possibile europea è condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’Unione Europea tutta, sopratutto in vista del rinato imperialismo russo targato Putin tre.

Tale posizione è stata espressa da una nota del Foreign Office, sulla falsa riga di quanto dichiarato a poco dal verdetto dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Presidente di turno dell’Unione Europea.

“La condanna di Julija Tymoshenko è un grave segnale che rovina l’immagine dell’Ucraina nel Mondo come Paese orientato all’Europa – riporta un comunicato del Capo della Diplomazia polacca – la Polonia continua a sostenere le aspirazioni occidentali di Kyiv, ma quanto successo rende i nostri vicini difficilmente difendibili”.

La posizione italiana e la richiesta della Tymoshenko

Simile opinione è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri lituano, Audronius Azubalis, che, in veste di Presidente di turno dell’OSCE, ha espresso la speranza che in sede di appello – a cui gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno dichiarato di voler ricorrere – Kyiv dimostri di essere matura, e pronta a rispettare gli standard richiesti per l’avvicinamento a Bruxelles.

Sullo sfondo, stupisce la posizione della Farnesina: sorprendentemente in linea con lo schieramento anglo-polacco. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha condannato la decisione politica di arrestare la Tymoshenko, ma ha auspicato la continuazione delle trattative per il varo dell’Accordo di Associazione, sopratutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici.

Se, come augurabile, Frattini abbia preso sane lezioni di geopolitica Giedroyciana, o, più semplicemente, abbia letto le cronache de Il Legno Storto – unico media italiano a raccontare il processo farsa direttamente dall’aula – non ci è dato saperlo, ma certo è che l’Italia, forse, sembra avere compreso quale deve essere la direzione da prendere.

Del resto, è stata la stessa Julija Tymoshenko a chiedere all’Europa di firmare un documento utile sopratutto per il popolo ucraino – e non solo per i banditi al potere – ed evitare così, da un lato, di cedere alla tentazione putiniana di chiudere le porte all’Ucraina, e, dall’altro, di fare il gioco di Janukovych.

“Con la mia condanna, il Presidente vuole evitare l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles per poter mantenere il Paese al di fuori delle regole del mondo libero, e continuare a gestirlo per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor – ha evidenziato durante una delle ultime sedute del processo – L’Accordo di Associazione UE-Ucraina lo obbligherebbe al rispetto di Democrazia e Diritti Umani – ha continuato – e, quindi, al trattamento dignitoso dell’Opposizione Democratica”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER VIKTOR JANUKOVYCH, BUZEK NON PARLA A NOME DELL’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 14, 2011

Parlamentari della maggioranza negano le condanne di Bruxelles dinnanzi al regresso della democrazia di Kyiv. Per il Presidente, Julija Tymoshenko inarrestabile

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dal discredito dei media liberi – 5 kanal, Legno Storto, e Voce Arancione, in primis – alla negazione dell’evidenza, il passo è breve. A compierlo, un Parlamentare ucraino della maggioranza, Volodymyr Vecherko, che ha escluso ogni critica dell’Unione Europea al Presidente, Viktor Janukovych.

Come riportato dall’esponente del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – diplomatici di diversi Paesi possono esprimere opinioni personali. Senza che esse, sul piano internazionale, coincidano necessariamente con la linea della propria nazione.

Un’interpretazione alquanto curiosa. Dal momento in cui, gli esempi negati da Vecherko sono legati ad alte cariche Occidentali. Preoccupate, proprio in virtù della loro responsabilità, dinnanzi al regresso democratico di Kyiv.

Tra esse, il Ministro degli Esteri lituano, anche Presidente di turno OSCE, Audronjus Azubalis, turbato dal sistematico mancato rispetto della Libertà di Stampa e di espressione sulle Rive del Dnipro.

Prima di lui, la condanna del Leader popolare polacco Jerzy Buzek. Il quale, in veste di Presidente dell’Europarlamento, ha depennato l’Ucraina tra le priorità di integrazione di Bruxelles, anteponendole la Moldova.

Una ferma condanna. Seguita ai continui appelli del veterano di Solidarnosc, ad interrompere la repressione politica ai danni della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Confinata in Patria con l’accusa – politica, e priva di prove certe – di uso dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali. Ed acquisto irregolare di Ambulanze, e vaccini.

Proprio a riguardo dell’ex-Primo Ministro, anima della Rivoluzione Arancione, il Capo di Stato ha tranquillizzato circa un suo arresto. Così, almeno, avrebbe riportato al politico americano, Bruce Jackson, interpellato dal quotidiano Segodnja.

Il Presidente ignora. La repressione continua

A colloquio con il Diplomatico, celebre per la coerente battaglia al rinato imperialismo russo – al punto da partecipare allo staff del Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, nel corso dell’aggressione militare subita dal Cremlino nell’Agosto del 2008 – Janukovych avrebbe garantito l’intoccabilità della carismatica rivale. Pur non essendo a conoscenza dei capi di imputazione mossi contro di lei.

Oltre a Julija Tymoshenko, vittime della repressione politica sono una decina di suoi ex-Ministri. Arrestati, o costretti all’esilio.

Tra essi, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, riconosciuto perseguitato dalla Repubblica Ceca, dove ha ottenuto asilo politico.

Non migliore, la situazione dell’ex-titolare degli Interni, Jurij Lucenko. Detenuto in isolamento, come il peggiore degli assassini.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: OSCE PREOCCUPATA DA VIKTOR JANUKOVYCH. HRW CRITICA IL KAZAKHSTAN. IL MONDO RICORDA RONALD REAGAN

Posted in Ukraina, USA by matteocazzulani on February 8, 2011

Il Ministro degli Esteri della Lituania, presidente di turno dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea, invita Kyiv al rispetto delle Libertà democratiche. La comunità occidentale ricorda il Presidente repubblicano degli Stati Uniti che ha sconfitto i sovietici

L'ex presidente USA, Ronald Reagan

Janukovych al test d’ingresso OSCE. Nella giornata di lunedì, 7 Febbraio, in visita presso il Capo di Stato ucraino è giunto il Ministro degli Esteri lituano, Audronjus Azubalis.

Scopo dell’incontro, un summit di preparazione alla Presidenza dell’Organizzazione alla Sicurezza ed alla Cooperazione Europea. Oggi, tenuta da Vilna. Nel 2013, da Kyiv.

In vista dell’importante scadenza, il Diplomatico baltico ha auspicato un miglioramento del rispetto di Democrazia e Diritti Civili in un Paese che, da un anno, è arretrato in maniera vertiginosa in tutte la graduatorie intenazionali.

“Che ci sia preoccupazione — ha dichiarato a Radio Liberty — è certo. La questione della Libertà di Parola in Ucraina richiama più di un proplema. Sono qui per parlarne”.

Rassicurazioni sono arrivate dallo stesso Janukovych, che ha promesso — per l’ennesima volta, all’ennesimo Leader occidentale — di farsi carico personalmente della questione. Criticità espresse anche dal Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek.

Ciò nonostante, la Presidenza OSCE per Kyiv non è in dubbio. Prima di lei, è stata tenuta persino dal Kazakhstan, Stato altrettanto basso nei rating internazionali, in quanto a rispetto della democrazia.

Peraltro, come riportato da Human Rights Watch, ad Astana la responsabilità dell’ente poco è servita. Gli oppositori politici continuano ad essere arrestati. Ed i giornalisti, censurati.

La lezione di Reagan per un Mondo più libero. Ed un Occidente più responsabile

Un quadro poco incoraggiante. Ironicamente, in concomitanza con il Centenario della nascita del Presidente Emerito USA, Ronald Reagan. Un evento, celebrato negli States ed in altri Paesi, per ricordare uno dei Capi di Stato più attivo nella diffusione di Democrazia e Diritti Umani nel Mondo.

Proveniente da Hollywood, il Senatore repubblicano dell’Illinois, già governatore della California, non ha agito affatto per finta. In politica interna, ha superato una crisi, imponendo meno tasse ed oprressione statale, e più soldi nelle tasche dei cittadini.

In ambito estero, è stato in grado di affossare l’Unione Sovietica, con un rilancio sensibile della corsa agli armamenti, che ha dissipato le casse del Cremlino, da lui ritenuto la peggiore delle minacce mondiali.

Diverse le iniziative in ricordo del Leder USA. Persino una sua biografia, proiettata prima del Super Bowl di Dallas.

L’attuale Presidente, Barack Obama, ne ha elogiato l’abilità, nel diffondere ottimismo in tempi dificili.

Forse, anziché vane parole, il Presidente democratico potrebbe meglio prendere esempio dal suo predecessore, e rinunciare ad una politica estera basata sul volemose bene, senza se e senza ma, con diverse autocrazie della terra.

Una strategia di corto respiro. Che ha portato la più grande democrazia del pianeta, a rinunciare alla difesa della Libertà nel Mondo. Sopratutto, in Europa e Caucaso.

Matteo Cazzulani

UE ED OSCE: LITUANIA ED UNGHERIA ALLA PROVA

Posted in Paesi Baltici, Ungheria, Unione Europea by matteocazzulani on January 19, 2011

Ai due Paesi della Nuova Europa, rispettivamente la Presidenza di Turno dei due organismi. I piani per risolvere le sfide più attuali

Il premier ungherese, Viktor Orban

L’una, dinnanzi alle sfide globali. L’altra, a quelle locali, con uno sguardo ad Est. Questa la doppia strategia dei due Paesi UE, che per i prossimi mesi ricopriranno enormi responsabilità. La Lituania, il coordinamento dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea. L’Ungheria, la presidenza di turno dell’Unione Europea.

Ambizioso il piano della Repubblica Baltica, che ha promesso un ruolo attivo nella risoluzione dei conflitti tra paesi OSCE. Tra essi, quello nelle repubbliche georgiane di Ossezia del Nord ed Abkhazija, tra Azerbajdzhan ed Armenia per il Nagorno-Karabakh, e le continue frizioni tra Moldova e Transnistria.

Un’operazione diplomatica delicata, sempre all’insegna della non violenza. La stessa che, come dichiarato dal Ministro degli Esteri di Vilna, Audronjus Azubalis, la Lituania intende adottare anche nei confronti della vicina Bielorussia.

Sopratutto, in seguito agli arresti politici, ed ai brogli elettorali, dello scorso 19 dicembre, che hanno confermato la natura autoritria dell’Amministrazione di Aljaksandar Lukashenka.

“Sono dispiaciuto — ha dichiarato il diplomatico — dinnanzi alla decisione della Bielorussia di chiudere la sede OSCE. Ci batteremo per ripristinare la collaborazione”.

In aggiunta, altre battaglie degne di merito. Oltre alla lotta contro il traffico di narcotici ed esseri umani, la difesa dei diritti dei giornalisti. Una categoria, come dimostrano le cronache giornaliere, purtroppo ancora scomoda in molte parti del Mondo, dove essere reporter significa rischiare ricatti e percosse. Se non peggio.

Dinnanzi a tale emergenza, Vilna ha promesso di squarciare il velo di silenzio sulla sorte dei cronisti, spesso motivato da ragioni geopolitiche: sete di gas della Vecchia Europa, e volemose bene obamiano-komorowskiano, in primis.

Budapest guarda a Kyiv

Differente la strategia magiara. L’Ungheria ha dedicato la guida semestrale UE alla regione del Danubio. 14 i Paesi coinvolti in un piano di sviluppo di trasporto fluviale, turismo, tutela dell’ambiente, e scambi culturali.

Tra essi, anche chi dell’Unione Europea non fa ancora parte, come l’Ucraina. Interessata, seppur solo parzialmente, nella Oblast’ di Odessa.

100 miliardi di euro, l’investimento stanziato per un’operazione accolta tiepidamente dagli esperti. Oltre alla non certa volontà di collaborare da parte di tutti gli Stati, ad essere criticata è la natura prettamente economica del progetto.

Non sufficiente, ad agevolare l’integrazione di Kyiv nell’Unione continentale.

Matteo Cazzulani