LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

OBAMA AUMENTA IL DEBT CEILING: I DEMOCRATICI CONVINCONO FINALMENTE I REPUBBLICANI

Posted in USA by matteocazzulani on February 17, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America firma l’aumento della soglia di indebitamento dello Stato che permette di finanziare progetti sociali, pagare stipendi e pensioni ed evita la bancarotta. Decisiva la costanza dei democratici, che hanno convinto i repubblicani a supportare le misure economiche del Capo dello Stato

Una vittoria ottenuta con la tenacia, che dimostra come, in tempo di crisi, l’aumento della spesa sociale sia una misura di gran lunga migliore rispetto alle politiche di austerità. Nella giornata di Domenica, 16 Febbraio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, il democratico Barack Obama, ha reso esecutivo il provvedimento per aumentare la soglia di indebitamento dello Stato.

Questa misura è stata necessaria per evitare il ripetersi dello Shut Down: la bancarotta delle casse statali che, già nell’Ottobre 2013, ha costretto centinaia di dipendenti pubblici alle ferie forzate, ed ha paralizzato il funzionamento degli uffici dell’Amministrazione Statale.

Nello specifico, la firma di Obama permette non solo l’erogazione di fondi per programmi sociali e per il pagamento di stipendi e pensioni per Dipendenti pubblici, ma mette in sicurezza la situazione dei conti statali almeno fino a dopo le Elezioni di Mid-Term del 2014.

A rendere possibile questo risultato è stata la ferma posizione mantenuta dai democratici, che hanno sempre supportato la necessità di incrementare la soglia di indebitamento per evitare la bancarotta, che si sono opposti all’ostruzionismo dei repubblicani, mirato ad ottenere il dietrofront del Presidente Obama sull’approvazione della riforma sanitaria e tagli alla spesa pubblica.

La resa dei conti è arrivata martedì, 11 Febbraio, quando presso la Camera dei Rappresentanti, 28 repubblicani, consapevoli del crollo nei sondaggi per via di un’opinione pubblica USA che non ha digerito il continuo ostruzionismo alle politiche fiscali del Presidente Obama, hanno votato con i 193 deputati della minoranza democratica per innalzare la soglia di indebitamento.

Più che una formalità è stato il voto al Senato, in cui la maggioranza democratica, che avrebbe comunque avuto i numeri per approvare la proposta di Obama da sola, è stata raggiunta nel voto favorevole da un manipolo di repubblicani guidati dal Senatore dell’Arizona, John McCain.

Tra USA e Cina un patto sul Global Warming

Oltre che in politica interna, un altro successo di Obama è stato ottenuto in ambito estero con l’accordo di cooperazione tra gli USA e la Cina per la lotta alle emissioni inquinanti che, come riporta una nota ufficiale, è stato negoziato durante una visita di lavoro a Pechino dal Segretario di Stato, John Kerry.

USA e Cina, responsabili della maggioranza delle emissioni inquinanti su scala mondiale, si impegneranno per approntare misure di contenimento del Global Warming, come lo scambio costante di informazioni e l’adozione di una comune strategia in preparazione al prossimo vertice climatico di Parigi, in cui una nuova agenda globale per la riduzione dell’inquinamento sarà apportata dalle principali potenze mondiali.

L’accordo tra USA e Cina segue l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una riduzione delle emissioni inquinanti più severa di quella prevista dal Protocollo di Kyoto, che indica la necessità di ridurre il Global Warming del 20% entro il 2020.

Con un atto di coraggio, l’Unione Europea ha deciso di fare un passo in più per dare un forte segnale anche alle altre superpotenze in merito ad un problema da cui dipendente la salute di tutto il pianeta.

Matteo Cazzulani

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ELEZIONI PARLAMENTARI IN LITUANIA: VILNA SI AVVICINA ALLA RUSSIA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on October 15, 2012

La vittoria del partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich provocherà la fine della politica europeista del Governo di centrodestra: punito per le misure di austerità adottate per battere la crisi. Probabile una coalizione pluricolore con i socialdemocratici e i conservatori di ordine e Giustizia.

Il Capo del Partito Laburista lituano, Viktor Uspaskich

I risultati non sono ancora quelli definitivi, ma un dato sembra essere certo: la Lituania volta pagina e si allontana dall’Europa. A seguito del primo turno delle Elezioni Parlamentari lituane, al primo posto, con il 24,48% dei voti, si è classificato il Partito Laburista dell’imprenditore russo Viktor Uspaskich, seguito dai Social-Democratici, con il 19,49% dei consensi.

Sconfitta l’opposizione di centrodestra che, negli ultimi quattro anni, ha cercato di arginare la crisi economica con misure di austerità e una politica fiscale di lacrime e sangue. I cristiano-democratici dell’Unione della Patria, guidati dal Premier uscente, Andrijus Kubilijus, hanno ottenuto l’11,63% dei consensi, mentre i conservatori di Ordine e Giustizia con il 7,48%.

Hanno superato lo sbarramento del 5% anche il movimento Strada del Coraggio, con il 7,62%, il Movimento dei Liberali, con il 7,48%, e l’Azione Elettorale della minoranza polacca, con il 5,58%.

La composizione definitiva del Sejmas di Vilna sarà nota dopo il secondo turno, in programma tra due settimane. Certo è tuttavia il cambio radicale che la nuova coalizione di sinistra – probabilmente allargata ai conservatori di Ordine e Giustizia – imporrà alla guida del Paese.

Agli elettori, il Partito del Lavoro ha parlato con slogan populistici orientati interamente contro la politica fiscale del precedente Governo. Invece, i socialdemocratici si sono presentati con un programma articolato che prevede solo provvedimenti correttivi alla linea di Kubilijus, come l’innalzamento delle pensioni minime a 563 Dollari al mese, e l’allontanamento dell’ingresso di Vilna nell’Euro al 2015.

A cambiare sarà sicuramente la politica estera. I Partiti della sinistra si sono dichiarati fin da subito in favore di un reset nei rapporti con la Russia, ed hanno dichiarato la volontà di aprire il settore industriale nazionale ad investimenti russi.

Quella della nuova coalizione di Governo è una posizione totalmente opposta rispetto a quella finora mantenuta dal centrodestra, che ha guardato all’Europa, ed ha ritenuto la presenza massiccia di capitali di Mosca come una minaccia per la sicurezza energetica nazionale.

Cambio netto anche nella politica energetica. la Coalizione di sinistra ha dichiarato la volontà di ritirare il ricorso presso l’Arbitrato di Stoccolma esposto dal Governo Kubilijus contro il monopolista russo, Gazprom: accusato da Vilna di condotta anticoncorrenziale nel mercato lituano.

Gazprom – società posseduta per metà dal Cremlino – ha controllato la compagnia energetica nazionale Lietuvos Dujos, responsabile della gestione dei gasdotti lituani. Nel contempo, il monopolista russo ha mantenuto l’egemonia sulle forniture di gas a Vilna, a cui ha imposto prezzi di gran lunga più alti rispetto a quelli degli altri Paesi UE – Polonia esclusa.

Per rompere il monopolio del monopolista russo, il Governo di centrodestra ha applicato il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta a monopoli extraeuropei di controllare sia la distribuzione del gas, che la compravendita di oro blu.

Dopo avere programmato la nazionalizzazione della Lietuvos Dujos, Kubilijus ha preventivato la sua immediata reprivattizzazione ad enti registrati in Europa, ottenendo l’appoggio della Commissione Europea.

Un imprenditore filorusso già condannato alla guida del Paese

Dalle urne, esce sconfitto anche il piano di diversificazione delle fonti di energia approntato dal governo di Centrodestra. In un referendum, contemporaneo alla consultazione legislativa, il 46% dei votanti si è opposto alla costruzione di una centrale nucleare a Visaginas: progetto presentato alla cittadinanza dal Governo Kubilijus come prerogativa essenziale per garantire la sicurezza nazionale.

Resta infine un enorme punto interrogativo sulla figura del probabile prossimo Primo Ministro. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Capo dei Laburisti Uspaskich è infatti un imprenditore nato ed affermatosi in Russia, già accusato nel 2005 per malversazione finanziaria durante il suo operato alla guida del Ministero dell’Economia.

Per sfuggire alla condanna, Uspaskich si è recato a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico fino al 2008, quando, dopo essere stato rieletto al Sejmas, è riuscito a diventare Parlamentare Europeo.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA UN GOVERNO ANTICRISI

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 20, 2011

Il Premier rieletto, Donald Tusk, promette austerità, tagli ed innalzamento dell’età previdenziale per tenere fuori Varsavia da un crollo dell’economia dilagante in Europa. Invariate le uscite per le politiche a sostegno della famiglia, incrementate quelle per la Difesa. Tiepide reazioni dalle opposizioni.

Il Premier polacco, Donald Tusk

Molta Europa, tanto Machiavelli, ed una politica lacrime e sangue. Questa la ricetta proposta dal Premier polacco, Donald Tusk, di fronte al Parlamento riunito in plenaria, venerdì, 17 Novembre, per la presentazione del nuovo esecutivo e di un programma di legislatura improntato su austerità, sacrifici, prudenza, e sicurezza. L’obiettivo, il superamento di una crisi oggi quasi assente in Polonia, ma sempre possibile in un’Europa dove, da un giorno all’altro, a finire sul lastrico possono essere tutti: Italia, Francia, o Spagna che sia.

“Siamo in un’epoca di forte incertezza – ha dichiarato Tusk nel discorso di insediamento, durato poco più di un’ora – in cui la crisi può colpire chiunque. La soluzione da adottare è una serie di misure a protezione dell’economia nazionale. Pagheremo tutti un poco di più – ha continuato – ma lo faremo per la nostra sicurezza, e per il mantenimento del benessere in Patria ed in Europa. La determinazione dei polacchi ha portato alla crescita costante del PIL, in controtendenza con gli altri Paesi dell’Occidente – ha ultimato – oggi, deve consentire al Paese di tenersi fuori dagli sconvolgimenti dell’economia mondiale”.

A preannunciare misure di non facile realizzazione è stata la lista dei Ministri che, chiamati al Solenne Giuramento nella mattinata, appartengono in toto all’entourage di Tusk, abile nell’estromettere dalla gestione dei dicasteri persino l’opposizione interna alla Piattaforma Civica – PO: il Partito, da lui guidato, di orientamento liberale. Una vocazione che, tuttavia, non sarà del tutto rispettata, poiché ai polacchi spetterà un periodo di forte rigore per abbattere il debito pubblico dal 50% odierno al 47% nel 2015.

Innanzitutto, il Premier ha preannunciato l’innalzamento dell’età previdenziale a 67 anni – oggi in Polonia si va in pensione a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne – ed un robusto taglio ai privilegi fiscali finora garantiti a categorie sociali apparentemente intoccabili, tra cui contadini, minatori, e persino il clero – con cui Tusk non ha escluso una revisione del concordato. Seconda soluzione è il rafforzamento del ruolo della Polonia in Europa, con il maggiore coinvolgimento nelle decisioni di carattere economico della zona euro a cui, pur non appartenendo, Varsavia non deve allontanarsi, bensì tendere. Secondo Tusk, la moneta unica è garanzia di benessere per tutti i 27 Paesi dell’UE, sopratutto per quelli che, momentaneamente o per sempre, hanno deciso di mantenere una propria divisa monetaria.

Dove il Tusk II non taglierà saranno le politiche per la famiglia: ritoccati al ribasso solamente i sussidi per i nuclei con un solo figlio, mentre incentivi per la natalità sono stati mantenuti invariati per le seconde e terze nascite, addirittura incrementati per i parti al di sopra del quarto. Aumento della spesa anche per la Difesa: settore fondamentale per il Premier, che ha illustrato come in un’Europa sempre più incerta economicamente non è da escludere un’instabilità anche dal punto di vista militare. Del resto, proprio la Polonia ha speso invano ingenti energie per la costituzione di un esercito unico europeo durante i primi mesi della presidenza di turno UE, e, per ragioni storiche e geografiche, è ben consapevole di quanto sia seria la minaccia del rinato imperialismo russo: pronto a competere per lo status di superpotenza mondiale a spese proprio dell’Unione Europea.

Infine, Tusk non ha lesinato una digressione sulla politica interna, presentando il suo esecutivo come espressione di una solida maggioranza di centro che, costituita dalla liberale Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, intende da un lato preservare i valori tradizionali su cui la Polonia è rinata dopo la caduta del comunismo – parità economica e sociale, libera concorrenza, e cristianesimo – e, dall’altro, contrastare ogni forma di estremismo, sia esso di matrice neo-bolscevica che neonazista – proprio lo scorso 11 Novembre la Festa dell’Indipendenza Nazionale è stata rovinata da una guerriglia urbana tra bande di estremisti rossi e neri.

Le reazioni pacate dell’opposizione

Plauso all’exposé di Tusk è arrivato dai colleghi di partito e di maggioranza, tra cui lo stesso Presidente, Bronislaw Komorowski, presentatosi al giuramento dei Ministri della mattinata con una sciarpa da stadio coi colori e simboli nazionali – la medesima con cui Tusk ha festeggiato il primo insediamento nel 2007. Contrario alla politica di austerità si è dichiarato l’ex-Premier, Jaroslaw Kaczynski, Leader del Partito conservatore Diritto e Giustizia – PiS – che ha contestato duramente i tagli alla spesa sociale, il maggiore ruolo in Europa, e l’eliminazione dei privilegi a clero e contadini, altresì, proponendo un risanamento delle casse statali tramite tassazione sui conti correnti e mantenimento del Paese il più lontano possibile dalla zona euro.

Differenti le obiezioni dell’opposizione di centro-sinistra: i socialdemocratici – SLD, guidati al Sejm da un altro ex-Premier, Leszek Miller – hanno sostenuto l’innalzamento dell’età previdenziale, la maggiore tassazione dei ceti più abbienti, ed il maggiore impegno in Europa, ma hanno espresso perplessità sull’entità dei tagli in programma, giudicati troppo esosi. Favorevole ad Euro, maggiore impegno nell’UE, e tagli dei privilegi anche il radicaleggiante Movimento di Palikot che, d’altro canto, ha promesso battaglia a Governo ed opposizione conservatrice per la rimozione del Crocifisso e dei simboli religiosi dagli edifici pubblici: un sussulto laicista che il politico più dandy dello scenario polacco – fuoriuscito dalla Piattaforma Civica, ed abile nel raccogliere dal nulla un buon 10% dei consensi che lo ha reso terza forza politica del Paese – ha saputo cavalcare, portando in Parlamento il Capo delle organizzazioni gay ed il primo Parlamentare transessuale della storia del Paese.

Matteo Cazzulani

ESTONIA: AL VIA IL NUOVO GOVERNO DI CENTRO-DESTRA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 30, 2011

Accordo sugli incarichi tra il Partito delle Riforme e l’Unione Pro Patria e Res Publica. Tanti volti nuovi per una politica di austerity economica

Il premier estone, Andrus Ansip

Un team collaudato alla guida dell’Estonia. E’ questo il quandro delineato dalla distribuzione degli incarichi di governo da parte del Premier estone, Andrus Ansip.

Sei i ministeri per il suo liberal-moderato Partito delle Riforme, tra cui il premierato, Giustizia, e Finanze. Uno in più per gli alleati dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, forza moderata, soddisfatta per i dicasteri di peso ottenuti, quali Presidenza del Parlamento, Interni, Economia, e Difesa.

Un varo della squadra di governo atteso da settimane, e reso possibile dalla comunicazione della lista dei ministri dei due partiti. Un passaggio lontano dall’essere combattuto, dal momento che i due soggetti già hanno governato assieme dal 2009 al 2010.

Peraltro, in un esecutivo di minoranza. Che, malgrado i numeri risicati, è riuscito a superare la crisi economica, rilanciare l’occupazione, e portare l’Estonia in Eurolandia.

I nomi della squadra

Ora, da realizzare è un programma basato su austerity, taglio delle tasse, libero mercato, europeismo, e stretti rapporti con USA e Scandinavia. Obiettivi non di semplice realizzazione, che hanno spinto Ansip a confermare uomini di fiducia.

Tra i volti noti del Partito delle Riforme, oltre al Premier, il suo braccio destro, Urmas Paet, agli Esteri, Hanno Pevkur agli Affari Sociali, Jurgen Ligi alle Finanze, e Rein Lang, spostato dalla Giustizia alla Cultura.

Quelli dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, invece, lo Speaker del Parlamento, Ene Ergma, il Ministro dell’Economia, Juhan Parts, il Titolare degli Affari Regionali, Siim Valmar Kiisler, quello dell’Agricoltura, Helir-Valdor Seeder, e l’ex-responsabile della Difesa, spostato all’Educazione, Jaak Aaviksoo.

Nuovi ministri, seppur di lunga esperienza politica, in ambiti importanti. La Giustizia è stata affidata a Kristen Michal, del Partito delle Riforme, e l’Ambiente al suo collega di forza politica, Keit Pentus.

Alla Difesa il Leader dell’Unione Pro Patria e Res Publica, l’ex Premier, e stimato storico, Mart Laar. Agli Interni, per il medesimo Partito, Ken-Marti Vaher.

Lecito ricordare che, a seguito delle Elezioni Parlamentari dello scorso 6 Marzo, il Partito delle Riforme ha ottenuto 33 seggi, l’Unione Pro Patria e Res Publica 26.

All’opposizione, i 26 parlamentari del liberal-progressista Partito del Centro, guidato dal sindaco filorusso di Tallin, Edgar Savisaar — finanziato dalla Russia — ed i 19 socialdemocratici, il Partito del Capo di Stato, Tomas Ilves.

Matteo Cazzulani

ESTONIA: CONFERMATA LA COALIZIONE DI CENTRO-DESTRA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 11, 2011

Il Partito delle Riforme e l’Unione Pro Patria e Res Publica insieme al governo. Taglio delle tasse, austerity, libero mercato, ed euroatlantismo gli obiettivi della legislatura. Sfida tra socialdemocratici e filorussi per la leadership dell’opposizione

Il premier estone, Andrius Ansip

Tallinn — Come preannunciato, niente governo con i socialdemocratici. E’ una metà settimana di consultazioni quella del Premier estone, Andrius Ansip. Subito al lavoro, per la creazione del nuovo esecutivo, dopo la vittoria del suo Partito Delle Riforme nelle elezioni parlamentari di Domenica, 6 Marzo.

In linea con quanto anticipato, a caldo, presso il suo comitato elettorale, a spoglio terminato, il leader liberal-moderato ha scelto come partner di coalizione l’Unione Pro Patria e Res Pubblica. La forza moderata è l’unica pronta a condividere un programma di legislatura basato su austerity, taglio delle tasse, libero mercato, europeismo, e stretti rapporti con partner scandinavi ed USA.

Dunque, strada in discesa per l’ex-sindaco di Tartu, alla guida del Paese dal 2005. A garantigli la riconferma, la promessa di portare l’Estonia tra i cinque Paesi più ricchi d’Europa. E, sopratutto, la capacità dimostrata nel superare la recente crisi economica, portando Tallinn in eurolandia, e riuscendo persino a rilanciare l’occupazione.

Da limare restano solo pochi dettagli, tra cui la distribuzione dei ministeri. Una formalità, secondo diversi esperti. I due partiti già hanno governato assieme, in un esecutivo di minoranza, dal 2009. Allora, i socialdemocratici, in disaccordo con la politica previdenziale e fiscale, sono usciti dalla coalizione.

Lotta per l’opposizione

Proprio la forza politica del Capo di Stato, Ilves, si propone ora come forza egemone dell’opposizione, col Partito Del Centro nel mirino.

Il soggetto liberal-progressista è il principale sconfitto dal voto, travolto dagli scandali che hanno colpito il suo Segretario, Edgar Savisaar. Finanziato da Jedinaja Rossija — il partito del Premier russo, Vladimir Putin — ha effettuato laute concessioni alla Chiesa Ortodossa russa nei sobborghi di Tallinn — la Capitale, di cui è sindaco — ed è risultato coinvolto in un giro di danaro illegale con il ministero dei trasporti della Russia.

Lecito ricordare che, in virtù del risultato elettorale, dei 101 seggi del Riigkogu — Parlamento — 33 sono stati ottenuti dal Partito delle Riforme, 26 da quello del Centro, 23 dall’Unione Pro Patria e Res Publica, e 19 dai socialdemocratici.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VINCONO I SOCIALISTI. A RISCHIO BILANCIO E POLITICA ESTERA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 24, 2010

I SocialDemocratici Cechi vincono le elezioni di medio termine per il Senato, e complicano l’approvazione della politica di austerity, adottata dalla maggioranza per risistemare il budget

Il segretario dei socialdemocratici cechi, Bohuslav Sobotka

La vittoria dei socialisti pone a rischio il risanamento dei conti cechi. Nelle elezioni di medio termine per il rinnovo parziale del Senato, tenutesi sabato, 23 ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha conquistato 12 dei 27 seggi in palio. Ora, ne controlla 41 su 81.

Una maggioranza risicata, ma pur sempre un risultato, dal momento in cui la principale forza di governo, il moderato Partito Democratico Civico, di senatori ne ha persi 11. Così, anche per gli altri soggetti della maggioranza. Il conservatore TOP09 ha mantenuto 3 seggi, ed il centrista Affari Pubblici non ne ha conquistato alcuno.

Austerity da rivedere

Con la Camera Alta in mano ai socialisti, è a rischio il piano di austerity varato dal governo di centrodestra per risanare lo stato dei conti di Praga, pesantemente colpiti dalla crisi economica mondiale dello scorso anno. In particolare, il progetto prevede la riduzione del debito pubblico dal 5,3% stimato al 4,6%, con tagli, pari a 45 miliardi di Corone, spalmati non solo su provvigioni sociali, ma, soprattutto, su spese governative.

Un politica di austerity per tutti, dunque. Che, nonostante coinvolga anche i politici, non è piaciuta a sindacati e socialisti. E, a quanto pare, alla seppur lieve maggioranza dei cechi.

“Intendiamo rendere socialmente più accettabili le misure del governo – ha dichiarato il Segretario dei SocialDemocratici cechi, Bohuslav Sobotka – credo che con il voto sia stato inviato un chiaro segnale di contrarietà alle politiche finora intraprese”.

Pronto al dialogo, il leader del Partito Democratico Civico, il primo ministro, Petr Necas. Il quale, tuttavia, ha rilevato che, allo stato dei fatti, la strada per l’approvazione dei progetti di legge preventivati è più difficile.

“Dobbiamo ammettere che i passaggi legislativi si fanno ora più lunghi. Con essi, anche i costi per lo Stato. Confido nella collaborazione dell’opposizione”.

Successivamente alla vittoria nelle elezioni legislative dello scorso maggio, Necas ha formato una maggioranza di centrodestra su un programma di austerità, finalizzato al riassestamento del bilancio statale. Come primo passo, in coerenza con lo spirito della coalizione, il Primo Ministro ha tagliato numero dei ministeri ed auto di ordinanza, invitando la squadra di governo ad impiegare i mezzi pubblici per recarsi in Parlamento.

A rischio la reputazione internazionale

Il premier ceco, Petr Necas

Approvato in prima lettura dalla Camera Bassa, il progetto di legge sull’austerità attende il voto del Senato. Se la maggioranza socialista rigetterà il DDL, esso tornerà, per l’approvazione definitiva, al Parlamento. Dove, in ogni caso, la coalizione mantiene la maggioranza.

Altresì, a rischio sono altri provvedimenti, su cui la Camera Bassa non ha potere di scavalcare il Senato. Tra essi, l’aumento del contingente militare ceco nella missione NATO in Afghanistan. Un preciso impegno, preso in ambito internazionale, osteggiato dai socialisti, che Praga rischia di non potere onorare.

Matteo Cazzulani