LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

OBAMA VINCE IN SIRIA, PUTIN IN EUROPA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 15, 2013

Il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, e il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, raggiungono un accordo per la distruzione delle armi chimiche del Regime di Damasco. Gli USA avevano ragione nel sostenere il possesso di armamenti di distruzione di massa da parte di Assad.

L’attacco militare non ci sarà, ma, dopo la crisi siriana, la geopolitica mondiale è inevitabilmente cambiata, con rischi grossi per l’Europa e l’Occidente. Nella giornata di venerdì, 14 Settembre, Stati Uniti d’America e Russia hanno raggiunto un accordo per distruggere l’arsenale di armi chimiche possedute dal dittatore della Siria, Bashar Al Assad, senza costringere gli USA ad un intervento armato mirato per fermare le violenze sull’opposizione.

L’accordo, negoziato a Ginevra, in Svizzera, dal Segretario di Stato USA, John Kerry, e dal Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, prevede la consegna da parte di Assad delle armi chimiche alla comunità internazionale per la loro immediata distruzione a partire dal 2014.

L’accordo è stato necessario per superare un’impasse diplomatica che, da un lato, ha visto il Presidente USA, Barack Obama, intenzionato a punire l’uso di armi chimiche sui ribelli da parte di Assad, mentre la Russia, che sostiene politicamente il regime di Damasco, si è sempre opposta ad ogni iniziativa punitiva nei confronti della Siria.

L’accordo tra USA e Russia apre scenari geopolitici da cui potrebbe uscire penalizzata l’Europa.

In primo luogo, la consegna delle armi chimiche da parte di Assad certifica che il dittatore siriano ha posseduto, e possiede tuttora, armi chimiche, che, come ritenuto da USA e Francia, sono state utilizzate contro i ribelli.

Per questa ragione, ben ha fatto il Presidente USA Obama, anche solo per intimorire Assad, a ritenere necessario un attacco mirato per fermare una palese violazione dei diritti umani nel Mondo.

Il raggiungimento dell’accordo tra USA e Russia testimonia che la scelta di Obama di ventilare un’azione militare mirata contro il Regime di Damasco si è rivelata un efficace strumento di pressione diplomatica che, grazie all’abilità del Segretario Kerry, ha portato alla risoluzione diplomatica della questione senza ricorrere a nessun intervento armato.

Nonostante l’ottima strategia di Obama, il vero vincitore della situazione risulta essere però la Russia, che, nonostante le ripetute violazioni dei diritti umani in patria -assenza di diritti per gli oppositori, violenza su giornalisti ed attivisti sociali- si è presentata all’opinione pubblica mondiale come il difensore della pace in Medio Oriente.

Il Presidente russo, Vladimir Putin, è stato abile a sfruttare la situazione siriana anche per presentarsi come il garante della tenuta del Regime di Assad, che, del resto, ospita in Siria l’unica base militare che l’Esercito Russo possiede al di fuori dell’ex-Unione Sovietica.

Il vero interesse di Putin è l’Europa Orientale

A proposito dell’Unione Sovietica, la vera vittoria di Putin è l’essere riuscito a distrarre l’opinione pubblica mondiale dallo scacchiere che più interessa a Mosca: l’Europa Orientale.

Qui, proprio durante la crisi siriana, Putin ha rafforzato la pressione della Russia con provocazioni territoriali nei confronti della Georgia e commerciali nei confronti dell’Ucraina, con lo scopo di punire due Paesi indipendenti che vedono nell’integrazione europea e nella NATO un obiettivo della loro politica estera.

Durante la crisi siriana, la Russia ha perfino ottenuto l’ingresso dell’Armenia nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale, a cui già appartengono Russia, Bielorussia e Kazakhstan, gestito da Putin per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

L’ingresso dell’Armenia nell’Unione Doganale Eurasiatica, e le pressioni della Russia su Ucraina e Georgia, mettono a serio repentaglio il successo del Summit di Vilna del Partenariato Orientale Europeo: progetto varato dall’Unione Europea per avvicinare all’UE Paesi europei per storia, cultura e tradizioni, ma non ancora parte dell’Unione per motivi geopolitici.

Se il Partenariato Orientale, che interessa proprio Armenia, Ucraina e Georgia, oltre che Moldova ed Azerbaijan, dovesse fallire, l’UE si troverebbe in grande difficoltà dinnanzi ad una Russia che facilmente integrerebbe l’intera Europa Orientale nella sua sfera di influenza, avrebbe una cospicua presenza geopolitica in Europa, e potrebbe facilmente allargare la egemonia, anche avvalendosi dell’energia, nel resto dell’Unione.

L’Occidente minacciato da Putin

Del resto, come dichiarato dallo stesso Putin a più riprese, lo scopo del Cremlino è quello di annichilire l’UE, per eliminare un potenziale ostacolo alla nascita di una Russia imperiale che, così come ai tempi di zarismo e dittatura sovietica, ricopre un ruolo mondiale a discapito di nazioni, anche europee, soggiogate e represse.

La crisi siriana può dunque provocare la rinascita di una Russia imperiale che, nel lungo periodo, potrebbe nuocere non solo all’UE, ma anche agli USA.

Sarebbe dunque bene, per l’interesse di tutto l’Occidente, che dopo il necessario impegno per risolvere la questione siriana, Obama si impegnasse ora per evitare che popoli indipendenti, come georgiani ed ucraini, finiscano per essere sottomessi dalla Russia neo-imperiale di Putin.

Matteo Cazzulani

Advertisements

SIRIA: SENATO USA DA PRIMO OK A INTERVENTO CONTRO L’USO DI ARMI CHIMICHE

Posted in Mondo Arabo, USA by matteocazzulani on September 5, 2013

La Commissione Affari Esteri approva la mozione del Presidente Obama con una maggioranza mista. Nonostante la sicurezza al Senato, incerto appare l’esito della votazione alla Camera dei Rappresentanti

Un intervento armato limitato di 60 giorni estendibile per altri 30. Nella giornata di mercoledì, 4 Settembre, la Commissione Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato una risoluzione che autorizza il Presidente statunitense, Barack Obama, ad intervenire militarmente in Siria per punire l’uso di armi chimiche da parte del Regime di Damasco.

La votazione è avvenuta dopo una lingua mediazione, avviata da quando, nella giornata di lunedì 2 Settembre, il Presidente Obama ha avviato consultazioni con parlamentari per mostrare le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte del dittatore siriano, Bashar Al Assad.

Dato interessante è quello legato al voto della Commissione, che ha garantito al Presidente Obama, un democratico, un buon sostegno ma, nel contempo, ha lasciato trasparire i reali equilibri di forza dello scenario politico USA sulla situazione.

La mozione, infatti, è stata votata in maniera bipartisan da 10 tra democratici -che mantengono la maggioranza nel Senato- e repubblicani, mentre, sempre a prescindere dall’appartenenza partitica, 7 commissari hanno votato contro.

Come riportato dalla Reuters, i favorevoli sono stati la maggioranza dei democratici, guidati dal Presidente della Commissione, Bon Menedez, ed i repubblicani moderati coordinati da John McCain, che hanno ottenuto l’approvazione di importanti emendamenti che autorizzano aiuti all’opposizione siriana.

Contro alla mozione hanno invece votato alcuni repubblicani intenzionati ad ostacolare il Presidente Obama e vicini al Tea Party, come Marco Rubio, John Barrasso, e Rand Paul, e democratici dell’ala di sinistra come Tom Udall e Chris Murphy.

Il Capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, si è detto fiducioso sul sostegno dell’aula alla proposta del Presidente Obama, ma, nel contempo, ha ammesso che la cospicua opposizione può evitare il raggiungimento del quorum per evitare la presentazione di emendamenti che, inevitabilmente, finiscono per prolungare le operazioni di voto.

Problemi si prospettano anche nella Camera dei Rappresentanti, dove una cinquantina di deputati della maggioranza repubblicana potrebbero unirsi al fronte anti-Obama del Tea Party, sempre assieme ad alcuni esponenti di sinistra dell’opposizione democratica.

Dieci gli alleati USA nell’attacco

In contemporanea alle trattative interne negli USA, il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha dichiarato la volontà da parte di 10 Stati di sostenere l’iniziativa del Presidente Obama in Siria.

Tra questi Paesi figurano la Turchia, e la Francia, il cui Presidente, Francois Hollande, e Primo Ministro, Jean-Marc Ayrault, hanno illustrato come la punizione al regime di Damasco sia utile per lanciare un messaggio anche ad altre dittature come Corea del Nord e Siria.

Favorevoli all’intervento potrebbero presto schierarsi anche Israele, che teme un attacco da parte di Siria ed Iran, e Qatar.

Contrariamente che in passato, all’attacco non intendono partecipare tradizionali alleati USA, come Gran Bretagna -in cui il Primo Ministro, David Cameron, non ha ottenuto il sostegno del Parlamento- la Germania e la Polonia -che hanno dato sostegno all’operazione solo in caso di azione coordinata sotto l’egida ONU.

Matteo Cazzulani