LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Lettonia, Lituania ed Estonia preparano la resistenza a Putin

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 18, 2014

Il Ministro degli Interni lettone e quello lituano, con l’appoggio del loro collega estone, varano una Commissione deputata alla garanzia della sicurezza nazionale interna dei tre Paesi del Baltico. Le provocazioni del Presidente russo alla base del documento

Una misura per garantire la sicurezza nazionale, prima che le provocazioni del Presidente russo, Vladimir Putin, destabilizzino il “ventre molle” dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, Lettonia, Lituania ed Estonia hanno varato un accordo per la creazione di una Commissione per la Sicurezza Interna dei tre Paesi del Baltico.

Come riportato dal portale Delfi, l’accordo è stato già siglato dal Ministro degli Interni lettone, Rihard Kozlovskis, e dal suo collega lituano, Alfonsas Barakausas, in attesa che anche il titolare degli Interni estone, Hanno Pevkur, apporti la propria firma, dopo avere tuttavia dichiarato il suo sostegno all’iniziativa.

Nello specifico, la Commissione sarà composta da esperti e veterani in materia di sicurezza chiamati a sorvegliare la situazione interna ai tre Paesi Baltici e ad adottare misure di reazione immediata in caso di minacce e provocazioni provenienti dall’estero.

L’accordo tra i tre Paesi del Baltico è motivato dalla crescente insicurezza legata alle recenti provocazioni di carattere politico-militare che la Russia sta attuando in Lettonia, Lituania ed Estonia.

Dopo avere sostenuto apertamente le manifestazioni della minoranza russofona in territorio lettone, Mosca ha preteso l’estradizione di alcuni “disertori” lituani che hanno rifiutato di servire nell’Armata Rossa dopo il crollo dell’URSS.

Per quanto riguarda l’Estonia, le forze speciali russe hanno rapito in territorio estone l’agente dei Servizi Segreti Eston Rahvan, subito deportato in Russia, processato e condannato al carcere per presunte azioni di spionaggio nei confronti di Mosca.

Ad accrescere il timore dei Paesi Baltici è anche la rivelazione di alcuni dossier di molti esperti, come l’inglese Edward Lucas, che hanno riportato come, dopo l’aggressione militare all’Ucraina, il vero obiettivo di Putin sia quello di attaccare l’Europa.

Pur essendo membri della NATO, e parte dell’UE, Lettonia, Lituania ed Estonia sono tuttavia territori privi di barriere naturali, e, sopratutto, Stati notevolmente dipendenti dalla Russia sul piano economico ed energetico.

La Russia rompe la tregua in Crimea, i miliziani pro-russi nel Donbas,

A conferma dell’aggressività di Putin è l’intenzione di rafforzare la presenza dell’esercito russo in Crimea: regione ucraina che la Russia ha annesso militarmente lo scorso Marzo, in piena violazione degli accordi internazionali.

Come dichiarato dal Ministro della Difesa russo, Sergey Shoygu, la Russia è pronta a dislocare reparti dell’esercito aggiuntivi in Crimea.

Pronta è stata la risposta della NATO che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha ritenuto le intenzioni della Russia destabilizzanti della regione e ulteriore prova delle reali intenzioni aggressive di Mosca.

Sul medesimo livello è la notizia della violazione della tregua con l’Ucraina nel Donbas da parte dei miliziani pro-russi, supportati politicamente e logisticamente dalla Russia.

Come riportato da numerose fonti internazionali, i miliziani pro-russi hanno attaccato l’aeroporto di Donetsk e i quartieri circostanti, nonostante il Governo ucraino abbia concesso la tregua, l’amnistia per i colpevoli di reati e lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin chiude il gas a Polonia e Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 12, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom interrompe le esportazioni a Varsavia per punire l’appoggio dato dal Governo polacco a Kyiv. Con l’interruzione del flusso di gas alla Polonia, la Russia intende lasciare a secco anche il mercato ucraino

Il gas come strumento di pressione geopolitica: è sempre stato così in Europa Centro-Orientale, e così è stato anche mercoledì, 10 Settembre, quando la Russia ha tagliato le forniture di oro blu alla Polonia del 24%.

Come riportato da una nota della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, il taglio delle forniture, registrato nei punti di importazione dalla Russia ai confini con Bielorussia e Ucraina, è stato motivato da ragioni ancora ignote.

Da un lato, la PGNiG ha ritenuto possibili problemi tecnici al sistema di esportazione russo, ma, dall’altro, non ha escluso la ragione politica dell’interruzione del flusso di gas.

Secondo la compagnia energetica, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, intende spingere la Polonia a rivedere sia la sua posizione in merito a sanzioni più dure da applicare a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, sia il sostegno alle strutture militari difensive ucraine che Varsavia ha di recente ventilato.

La chiusura politica dei rubinetti alla Polonia è in linea con un’escalation di provocazioni che Putin ha già attuato nei confronti dei Paesi del Baltico, con il preciso scopo di creare un casus belli che sposti l’impegno armato dell’esercito russo dall’Ucraina all’Europa Centro-Orientale.

Dopo avere fomentato le proteste della popolazione russofona in Lettonia, ed avere rapito in Estonia e poi rinchiuso in carcere in Russia il funzionario del Servizi Segreti estoni Eston Rahvan, la Russia ha anche ventilato la possibile estradizione dei cittadini lituani che, dopo l’Indipendenza della Lituania, hanno rifiutato di prestare il Servizio di leva nell’Armata Rossa.

Oltre che la Polonia e i Paesi Baltici, il taglio del gas da parte di Putin ha finito anche per interessare l’Ucraina, che per diversificare le forniture energetiche dalla Russia -da cui Kyiv dipende per il 90% circa del suo fabbisogno complessivo- ha avviato l’importazione di oro blu dalla Germania attraverso i gasdotti polacchi.

Come dichiarato all’autorevole PAP da Malgorzata Polkowska, portavoce della compagnia Gaz-Sysyem -l’ente che gestisce i gasdotti polacchi- a causa della riduzione del flusso di gas dalla Russia, le esportazioni di oro blu reso l’Ucraina saranno ridotte da 3,8 milioni di metri cubi al giorno a soli 1,3.

Pronta è stata la risposta di Ihor Prokopiv, Capo della compagnia Ukrtranshaz, deputata alla gestione del sistema dei gasdotti ucraini, che ha sottolineato come la chiusura dei rubinetti alla Polonia sia una manovra adottata dal monopolista statale russo del gas Gazprom per indebolire anche e sopratutto l’Ucraina.

Come riportato dall’agenzia UNIAN, a lanciare l’allarme è stato anche il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha sottolineato come l’operato di Gazprom rischi di lasciare presto l’Ucraina senza il gas necessario per il funzionamento delle industrie del Paese e per i bisogni della popolazione.

Anche la Germania conferma il taglio delle forniture di gas

A conferma dei timori del Ministro Prodan è la riduzione del flusso di gas verso l’Ucraina dall’Ungheria che, sempre mercoledì, 10 Settembre, è decrementato da 16 milioni di metri cubi al giorno a soli 5 a causa della limitazione delle forniture di carburante nel mercato ungherese da parte di Gazprom.

Anche la Slovacchia, da cui l’Ucraina importa una cospicua quantità di gas, ha registrato una diminuzione del flusso di gas in entrata dalla Russia del 10%: una quantità che, tuttavia, come confermato dal Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, non mette a repentaglio l’export di carburante nel mercato ucraino.

Una prova del decremento delle forniture di gas russo in Europa è stata data anche dalla Germania, che, come riportato dallo Spiegel, è stato confermato dalla compagnia energetica tedesca E.On.

Un secco no-comment è stata invece la reazione della RWE, la compagnia tedesca che rivende il gas russo importato in Germania all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Putin vs. NATO: anche la Lituania nel mirino della Russia

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 10, 2014

La magistratura russa richiede assistenza alla Procuratura Generale di Vilna per processare i ‘disertori’ che dopo l’Indipendenza lituana non hanno prestato il servizio di leva obbligatorio nell’esercito dell’URSS. Il Dipartimento alla Difesa della Lituania invita i cittadini a non viaggiare in Paesi extra-NATO

Prima in Lettonia con le proteste della popolazione russofona -trucco già utilizzato per giustificare l’invasione militare in Georgia e Ucraina- poi in Estonia con il rapimento del funzionario dei Servizi Segreti estoni Eston Rohven, infine, anche in Lituania con la vicenda dei ‘disertori’ dell’Armata Rossa. Nella giornata di martedì, 9 Settembre, la Procuratura Generale lituana ha ricevuto la richiesta di aiuto da parte della magistratura russa per denunciare una persona accusata di avere disertato il servizio di leva nell’esercito sovietico nel 1990.

Come riportato dal portale Delfi, pronta è stata la riposta della Procuratura Generale lituana, che ha negato ogni forma di collaborazione coi russi, in quanto il fatto, avvenuto dopo la dichiarazione e il riconoscimento dell’Indipendenza della Lituania, non costituisce reato secondo il codice penale di Vilna.

Tuttavia, oltre che ad essere priva di ogni fondamento giuridico, la richiesta della magistratura russa rappresenta un potenziale precedente che potrebbe presto coinvolgere gli altri 1562 cittadini lituani che nel 1990 hanno rifiutato di servire nell’Armata Rossa.

Tra essi, secondo i dati del Ministero della Difesa lituano, 20 persone considerate ‘disertori’ dell’Armata Rossa sono state catturate e rinchiuse in carcere in Russia, mentre altre 1465 sono state costrette all’anonimato per qualche tempo.

Per questa ragione, il Dipartimento della Difesa Nazionale della Lituania ha invitato i cittadini lituani che hanno rinunciato al servizio di leva nell’URSS dopo l’ottenimento dell’Indipendenza a non recarsi in nessun modo e per nessuna ragione in Paesi che non appartengono alla NATO.

Il possibile arresto di questi cittadini lituani in Russia, o in Paesi alleati di Mosca, finirebbe per innescare un meccanismo di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si potrebbe facilmente avvalere non solo per richiedere l’estradizione degli altri ‘disertori’, ma anche per creare un vero e proprio casus belli con la Lituania.

Del resto, voci autorevoli in merito all’interferenza di Putin nelle questioni interne alla Lituania si sono sollevate già durante la recente crisi di Governo provocata dall’uscita dell’Azione Elettorale dei Polacchi in Lituania -AWPL- dalla coalizione che appoggia il Premier Algirdas Butkevicius -una maggioranza delle ‘larghe intese’ composta dal Partito Social Democratico Lituano, dal Partito del Lavoro e dai conservatori di Ordine e Giustizia.

La AWPL, che raccoglie i voti della minoranza polacca conservatrice, secondo il rating stilato da importanti centri studi internazionali, come l’OSW, appartiene infatti alla fascia dei Partiti sostenuti e finanziati logisticamente dal Cremlino per sostenere la politica imperialista di Putin e destabilizzare l’equilibrio interno a Paesi che si oppongono alla politica imperiale di Mosca.

La provocazione in Lituania va poi di pari passo con altri atteggiamenti simili assunti da Putin per provocare il casus belli con altri Paesi della regione del Baltico, come, lo scorso sabato 6 Settembre, il rapimento in Estonia di un agente dei Servizi Segreti estone, Eston Rahvan, subito deportato in Russia, processato e condannato alla detenzione per azioni di spionaggio.

In Lettonia, sui cui cieli da tempo l’aviazione militare russa sconfina, Putin è sospettato di avere indotto la protesta della minoranza russofona per presentare il Paese come repressivo nei confronti dei russi: una tattica che ha già portato la Russia ad invadere l’Ucraina in nome del diritto, presunto, di Mosca di tutelare la popolazione ucraina di lingua russa.

L’importanza di rafforzare la NATO prima che sia troppo tardi

A mettere in allarme sulle possibili provocazioni di Putin nel Baltico è stato il noto commentatore dell’Economist Edward Lucas che, durante un’audizione presso la Camera dei Comuni britannica, ha evidenziato come il vero scopo di Putin sia attuare la guerra all’Unione Europea e alla NATO, iniziando proprio dal provocare il ‘ventre molle’ dell’Occidente, ossia i Paesi Baltici.

Simile posizione è stata presa dal Presidente della Lituania, Dalija Grybauskaite, che, durante il vertice sulle nomine del nuovo Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’UE, ha sottolineato come, con l’invasione all’Ucraina, Putin abbia lanciato la dichiarazione di guerra all’Europa.

“Con l’invasione dell’Ucraina, Putin ha violato il memorandum di Budapest -ha dichiarato alla CNN la nota commentatrice Anne Applebaum, facendo riferimento all’accordo con cui l’Ucraina ha rinunciato al nucleare in cambio del riconoscimento dell’inviolabilità del suo territorio da parte di Russia, Stati Uniti d’America e Gran Bretagna- ma nessuno ha pagato per questo, né l’Occidente ha voluto difendere Kyiv”.

“Mi chiedo se ora siamo pronti a difendere almeno Estonia, Lettonia e Lituania, e, se sì, quanto presto” ha continuato la Applebaum, sottolineando che senza un rafforzamento della NATO i Paesi dell’Europa Centro-Orientale si sentono sempre più insicuri dinnanzi alla politica di espansione militare della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Penetrazione militare e propaganda: ecco come Putin destabilizza l’Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 16, 2014

Come confermato da fonti e dossier ben autorevoli, i separatisti russi armati che hanno preso possesso delle sedi della Amministrazioni Locali a Donetsk, Lugansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervomoarmiysk e Druzhkova sono stati da tempo addestrati ed armati da Mosca. I dati OSCE sbugiardano anche il presunto timore di ripercussioni sulle popolazioni russofone ucraine da parte del Governo di Kyiv

Prima la Crimea, poi l’est dell’Ucraina, ed il Governo ucraino questa volta è costretto all’extrema ratio per vedere riconosciuta la propria integrità territoriale garantita da Accordi Internazionali che la Russia di Putin continua a mettere a serio repentaglio. Nella giornata di lunedì, 14 Aprile, il Presidente ad interim ucraino, Oleksandr Turchynov, nella qualità di Capo Supremo delle forze armate dell’Ucraina, ha autorizzato un’intervento mirato a riprendere il possesso delle Amministrazioni Locali di alcune città dell’est del Paese -Donetsk, Luhansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervonoarmiysk e Druzhkova- occupate con le armi da sedicenti militanti filorussi dallo scorso 12 Aprile.

La reazione alle occupazioni dei separatisti filorussi, che, dopo avere proclamato l’indipendenza delle Regioni dell’est dell’Ucraina, hanno espresso la volontà di indire un referendum per entrare nella Federazione Russa, è legittima e necessaria per permettere a Kyiv di rispondere, con l’unico mezzo rimasto a sua disposizione, ad un preciso piano di Putin, volto ad inasprire la destabilizzazione politica dell’Ucraina provocata dopo l’annessione militare della Crimea.

A testimoniare la natura premeditata dell’occupazione delle Amministrazioni Locali dell’est dell’Ucraina da parte dei separatisti filorussi è la pianificazione di identiche azioni paramilitari realizzate nelle città dell’est dell’Ucraina, con una cadenza temporanea dalla precisione quasi svizzera: oltre agli edifici del Potere locale, ad essere occupate sono state anche strade, svincoli stradali, aeroporti locali. In molti casi i separatisti filorussi, dopo avere aperto il fuoco, hanno provocato feriti e detenuto in prigionia alcuni esponenti dell’Esercito ucraino.

Un’aurea di sospetto è legata anche alla natura dei separatisti filorussi. Come riportano diverse fonti ben accreditate, si tratta di uomini che indossano uniformi riconducibili all’esercito russo visibilmente private delle insegne, con tanto di nastro di colore nero e arancione utilizzato dagli sciovinisti russi per ricordare le vittorie dell’Armata Rossa come pretesto per legittimare l’egemonia della Russia di Putin in Europa Orientale.

I separatisti russi, tra i quali si sarebbero infiltrati anche reparti dell’esercito regolare russo, portano armi russe di categoria AK-74s e Dragunov, e, sempre secondo quanto riportato da rapporti di intelligence, sono stati addestrati a Kharkiv e Donetsk nella prima settimana di Aprile da ufficiali delle Forze Speciali russe GRU.

Oltre all’addestramento militare per occupare militarmente i Palazzi del Potere locale, sempre come confermato da diverse fonti molto accreditate, reparti dei Servizi Segreti della Federazione Russa hanno fornito ai separatisti, e continuano a fornire, dettagliate istruzioni su come organizzare azioni di destabilizzazione politica in Ucraina orientale, anche sul piano mediatico ed informativo, proprio come fatto in Crimea per giustificare l’intervento armato dell’Esercito russo e la successiva annessione della penisola ucraina alla Russia.

A dare manforte all’azione di Putin in Ucraina orientale è anche e sopratutto un’attenta campagna mediatica di disinformazione, che mira da un lato a presentare gli ucraini come aggressori estremisti posti in attiva luce, e, dall’altro, a giustificare le azioni dei separatisti per realizzare la volontà della popolazione locale.

La prima delle menzogne della propaganda putiniana è la presentazione di un’Ucraina orientale sull’orlo di una Guerra Civile per via dell’ampio consenso goduto dai separatisti filorussi tra la popolazione. Niente di più falso, dal momento in cui una rilevazione dell’IRI -consultabile al seguente link http://www.iri.org/sites/default/files/2014%20April%205%20IRI%20Public%20Opinion%20Survey%20of%20Ukraine%2C%20March%2014-26%2C%202014.pdf – confermata dall’OSCE, dimostra come il 67% degli abitanti delle regioni orientali sia contrario all’annessione delle regioni ucraine dell’est nella Federazione Russa.

Questo dato è confermato dallo sparuto numero dei componenti degli squadroni separatisti che hanno occupato gli uffici delle Amministrazioni Locali dell’Ucraina orientale, galvanizzati dal prendere l’iniziativa dalla massiccia presenza dell’esercito russo ai confini orientali del Paese.

Inoltre, anche le manifestazioni di sostegno a Putin avvenute nell’est del Paese sono state di gran lunga inferiori per partecipazione e durata rispetto a quelle sul Maydan per la democrazia e la libertà in Ucraina contro il regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

La seconda menzogna della propaganda putiniana è legata alla presunta discriminazione che la popolazione russofona in Ucraina soffrirebbe da parte del Governo ucraino, che, secondo Mosca, autorizzerebbe l’intervento armato della Federazione Russa nelle Regioni orientali ucraine -russofone ma non russofile- così come già avvenuto in Crimea.

Sempre secondo i dati OSCE, la popolazione russofona in Ucraina non solo non ha mai denunciato discriminazioni di alcun tipo, ma ha persino dichiarato di sentirsi maggiormente tutelata dalle Autorità di Kyiv piuttosto che da quelle di Mosca.

Inoltre, anche altre minoranze nazionali presenti sul territorio ucraino, come cechi, tatari, ungheresi, italiani, tedeschi ed ebrei, hanno confermato di sentirsi ampiamente tutelati dal Governo dell’Ucraina, mentre gli unici timori di discriminazione sono stati sollevati dalle minoranze linguistiche ucraine, tatare ed italiane in Crimea che, dopo essere passate sotto la giurisdizione della Federazione Russa, temono di vedere terminare la piena coesistenza pacifica con la maggioranza russa che, finora, lo Stato di Ucraina ha loro garantito.

La terza menzogna è legata all’assenza di misure di pressione economica da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina. Al contrario di quanto dichiarato da Putin, la Federazione Russa ha incrementato il prezzo del gas venduto a Kyiv dell’80% in sole due settimane, ed ha preteso il pagamento di un debito di 11 miliardi di Dollari provocato dalla decisione di Mosca di invalidare, in maniera unilaterale, gli Accordi di Kharkiv -con cui, in cambio di uno sconto misero sul gas, l’ex-Presidente Yanukovych ha concesso il prolungamento dello stazionamento della Flotta Russa del Mar Nero nel porto di Sebastopoli fino al 2037.

Inoltre, la Russia ha bloccato le importazioni di beni di consumo dall’Ucraina: una misura che colpisce gravemente l’economia ucraina, che dipende fortemente dalle esportazioni a Mosca.

Mosca risuscita l’URSS per attaccare l’Europa

La presenza di una fitta rete di propaganda accuratamente preparata ed oleata da Putin dimostra quanto la Russia sia intenzionata a portare avanti il conflitto ucraino per destabilizzare l’intera Regione dell’Europa Orientale.

Sulla medesima frequenza è la registrazione alla Duma di un Progetto di Legge che revoca lo scioglimento dell’URSS: una questione che riconsidera le basi giuridiche dei rapporti politici non solo tra Mosca e Kyiv, ma anche tra la Federazione Russa e i Paesi ex-URSS dell’Unione Europea, come Estonia, Lettonia e Lituania.

In questi Stati, guarda caso, la Russia ha recentemente realizzato sondaggi per soppesare il grado di attaccamento alla politica del Cremlino delle minoranze russofone in territorio estone, lettone e lituano. Minoranze che, così come i russi di Crimea, i Governi di Tallinn, Riga e Vilna, concordemente con la legislazione UE, non hanno mai discriminato.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

UNA NUOVA RIVOLUZIONE ARANCIONE A KHARKIV PER JULIJA TYMOSHENKO. SENZA ANGELA MERKEL

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on June 11, 2012

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, conferma il boicottaggio del suo governo alla parte ucraina di Euro 2012, mentre i sostenitori olandesi supportano la loro nazionale con tinte arancioni e magliette inneggianti la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Violenze dei supporter russi a danno dei polacchi.

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel

Come previsto fin dall’inizio gli stadi ucraini non avranno l’onore di ospitare il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ma potranno contare della presenza molto evidente dei supporter olandesi. Nella giornata di venerdì, 8 Giugno, una nota del governo di Berlino ha confermato l’assenza del Cancelliere e di ogni altro Ministro agli incontri della fase a gironi della rappresentativa teutonica, che la Germania giocherà a Leopoli e a Kharkiv.

Nel contempo, la Merkel ha mantenuto aperta l’ipotesi della sua presenza a uno degli incontri della fase eliminatoria, a patto che la nazionale tedesca si qualifichi e, sopratutto, che la situazione in Ucraina migliori per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e della democrazia.

Il Cancelliere tedesco è stata la prima in Europa a proporre il boicottaggio della parte ucraina del campionato europeo di calcio per il caso di Julija Tymoshenko: Leader dell’Opposizione Democratica arrestata per ragioni esclusivamente politiche – secondo un articolo del codice penale di diretta origine sovietica – oggi detenuta in isolamento in condizioni disumane in una colonia penale di massima sicurezza.

All’appello della Merkel, che fino al comunicato ufficiale non ha tuttavia assunto una posizione chiara, hanno aderito le Autorità politiche di Francia, Gran Bretagna, Austria e Belgio.

A sostenere il boicottaggio della rassegna calcistica sono stati inizialmente anche i vertici dei Paesi Bassi. Tuttavia, una nota del Consiglio dei Ministri olandese ha reso noto che, in caso di approdo in finale della rappresentativa nazionale, il Primo Ministro Mark Rutte, presenzierà a Kyiv.

A compensare il dietrofront dei Paesi Bassi sono stati i suoi tifosi. In occasione della prima partita della loro nazionale – avvenuta contro la Danimarca nello stadio di Kharkiv: a pochi chilometri dal carcere dove è detenuta la Tymoshenko – molti dei supporters hanno indossato una maglietta inneggiante alla liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, la maggior parte di essi non era al corrente della situazione della Tymoshenko, ma la T-shirt con il volto della Leader dell’Opposizione Democratica accostata alle parrucche e ai vessilli arancioni – i colori della rappresentativa olandese – ha giocoforza ravvivato i ricordi del 2004, quando la carismatica politica ha guidato sul Majdan Nezalezhosti di Kyiv la pacifica Rivoluzione Arancione.

A differenza di Germania, Francia e Inghilterra, i Paesi UE che hanno deciso di non boicottare la parte ucraina della manifestazione calcistica, oltre ai Paesi Bassi, sono Polonia e Danimarca.

I supporter russi vogliono rievocare l’occupazione comunista di Varsavia

Chi ha voluto fare sentire la propria presenza sono stati anche i supporter della nazionale russa, che, sempre nella giornata di venerdì, 8 Giugno, a Wroclaw, al termine della partita Russia-Repubblica Ceca hanno aggredito i volontari del servizio di sicurezza polacco, provocando quattro feriti gravi e l’apertura da parte dell’UEFA di un’inchiesta urgente.

Oltre che per i fatti di Wroclaw, i tifosi russi hanno fatto parlare di se per avere comunicato l’intenzione di inscenare una marcia nel centro di Varsavia alla vigilia della partita tra la Polonia e la Russia, con stendardi di epoca sovietica e striscioni inneggianti alla grandezza dell’URSS.

L’iniziativa ha un carattere apertamente provocatorio, poiché rievoca pagine tristi della storia polacca del Novecento, quando la capitale della Polonia fu occupata e presidiata dai militari dell’Armata Rossa.

Nonostante gli inviti al buon senso, i tifosi russi non hanno rinunciato alla loro rievocazione storica, al punto che i supporter polacchi hanno promesso barricate per le strade di Varsavia per garantire il rispetto della sensibilità culturale dei padroni di casa.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER VIKTOR JANUKOVYCH LA BANDIERA ROSSA GIA E LEGALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 6, 2011

Il Presidente ucraino espone il drappo sovietico ancora prima di firmare il provvedimento. Paese diviso sulla memoria della sconfitta del nazismo

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

A Viktor Janukovych non piace perdere tempo. Nella giornata di giovedì, 5 Maggio, il Presidente ucraino ha partecipato ad una cerimonia in ricordo della vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti in Ucraina, esponendo la bandiera sovietica.

Una palese infrazione della legge – certificata da foto dell’establishment presidenziale, pubblicate dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda – che vieta l’esposizione di qualsiasi vessillo, al di fuori di quello nazionale, per le occasioni pubbliche.

La proposta di affiancarvi la bandiera URSS per il solo 9 Maggio – Giorno della Vittoria sui nazisti – è stata approvata dalla maggioranza. Ma ancora non firmata da Janukovych. Dunque, non in regola.

Volodymyr Lytvyn firma. E divide il Paese

Chi invece già ha siglato è lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. Come riportato dal sito ufficiale della Rada, la proposta è stata inoltrata al Capo di Stato, chiamato ad approvarla in definitiva a breve.

Supportata da 226 carte di parlamentari della maggioranza, la proposta prevede l’esposizione del drappo del 150esimo Ordine Kutuzov II. Ad opporsi, gran parte dell’opinione pubblica, che, sopratutto nelle aree centro-Occidentali, ha ritenuto il decreto offensivo verso la memoria di chi, dopo avere liberato l’Ucraina dai nazisti, è caduto per mano dell’Armata Rossa.

Accanto ad essi, l’Opposizione Democratica, ed alcuni consigli regionali e comunali dell’Ovest del paese, intenzionati a non issare la bandiera di una sanguinoso regime oramai passato alla storia.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIKTOR JANUKOVYCH FIRMA IL DECRETO PER LA BANDIERA ROSSA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 5, 2011

Il Presidente ucraino non veta l’esposizione del vessillo URSS negli uffici pubblici per la prossima Festa della Vittoria. Favorevole la maggioranza a lui fedele, con i comunisti. Contraria l’Opposizione Democratica, colpita duramente da iniziative giudiziarie

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Bandiera Rossa la Trionferà. Così ha deciso Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Il quale, mercoledì, 4 Maggio, ha dichiarato di apporre la propria firma al decreto per l’esposizione del vessillo sovietico, accanto a quello nazionale, il 9 Maggio, Giorno della Vittoria.

Un provvedimento che divide, dal momento in cui, sopratutto nelle aree centro-occidentali dell’Ucraina, in molti hanno perso la vita sotto i colpi dell’Armata Rossa, dopo avere combattuto con essa per la cacciata dei nazisti. Ciò nonostante, una maggioranza filopresidenziale, a cui appartengono anche i comunisti, ha dato l’imprimatur al DDL che obbliga uffici pubblici, scuole, ed università ad issare la bandiera del 150esimo Ordine Kutuzov II.

Janukovych firma. E c’è anche chi paga, Vadym Kolesnichenko. Il più simpatico dei Parlamentari ucraini – che ritiene il Legno Storto un giornaletto da parrocchia, ed il Redattore della Voce Arancione uno studente di Padova – ha promesso, per le Oblast’ occidentali, che si sono rifiutate di rispettare il decreto, di pagare i drappi URSS di sua tasca, con le entrate da Deputato Nazionale del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Opposizione Democratica ancora repressa

Contraria alla Bandiera Rossa, ed per una memoria condivisa, che unisce il Paese, e non lo divide, l’Opposizione Democratica. I cui esponenti principali, tuttavia, passano un momento critico.

La Leader, Julija Tymoshenko, è stata minacciata di arresto, privata della possibilità di avvalersi del suo avvocato di fiducia, e confinata in Patria. Per l’Ex-Primo Ministro, anima della Rivoluzione Arancione, le accuse di uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, ed abuso d’ufficio negli accordi per il gas russo con il suo omologo, Vladimir Putin.

L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, detenuto in isolamento è al 14esimo giorno di sciopero della fame. Accusato di abuso d’ufficio, è dimagrito di 14 chilogrammi in due sole settimane.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: RIPRISTINATO IL VESSILLO SOVIETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 22, 2011

La maggioranza approva l’obbligo di esporre la bandiera dell’esercito URSS accanto a quella nazionale il prossimo 9 Maggio, data in cui ricorre la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Protestano Opposizione Democratica, Chiesa Greco-Cattolica, e Leopoli. Decise a rispettare la memoria di chi, dopo avere combattuto i nazisti, è stato a sua volta vittima dell’Armata Rossa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Bandiera Rossa l’ha trionfata. E trionferà anche il Giorno della Vittoria. Giovedì, 21 Aprile, il Parlamento ucraino ha approvato un decreto che obbliga, per il prossimo 9 Maggio, uffici pubblici ed istituzioni ad issare la bandiera sovietica accanto a quella nazionale. Nello specifico, il vessillo giallo-blu sarà accostato a quello del 150esimo battaglione Kutuzov II, che ha combattuto in Ucraina tra il 1941.

Una contraddizione per chi, legato alla causa nazionale, sulle Rive del Dnipro ha combattuto prima i nazisti. Poi, prevedendo l’arrivo dell’ennesimo regime totalitario, anche l’esercito comunista.

Non la pensano in tale maniera i 260 parlamentari che hanno sostenuto la proposta presentata dal comunista Petro Cybenko. Oltre alla Kompartija, favorevole il gruppo Riforme per il Futuro, la Narodna Partija – facente capo allo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn – ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

“E’ un provvedimento che rende memoria ai nostri padri” ha commentato l’esponente del soggetto filo-presidenziale, Mykhajlo Chechetov.

Pronta risposta dell’Opposizione Democratica. La quale, alla messa in votazione della proposta, ha cercato dapprima di bloccare l’aula. E, successivamente, esposto bandierine nazionali, in risposta a quelle rosse, sventolate dalla maggioranza.

“La bandiera rossa – ha dichiarato il Deputato nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Andrij Parubij – non è un omaggio, ma offende la memoria di chi è stato ucciso dai bolscevichi”.

Sulla medesima frequenza il principale gruppo dell’Opposizione Democratica, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Che, con una nota, ha illustrato come la vittoria sui nazisti in Ucraina sia stata merito non solo dell’Armata Rossa, ma anche dei partigiani patrioti. A loro volta, vittime dei sovietici una volta cacciato il tedesco invasore.

Chesa Greco-Cattolica e Leopoli contrari 

Oltre a quelle dell’Opposizione Democratica, forti sono le reazioni anche fuori dalla Rada. Il Capo della Chiesa Greco-Cattolica, Svjatoslav Shevchuk, ha invitato la Rada a rispettare la volontà della Nazione, che non interamente riconosce la bandiera rossa come simbolo di libertà. Altresì, come vessillo di una dittatura durata fino al 1991.

Invece, la città di Leopoli ha proibito l’esposizione del vessillo URSS accanto a quello nazionale. A sancirlo, una consistente maggioranza del Consiglio Comunale. Decisa, almeno nel capoluogo galiziano, a rispettare la memoria storica di tutti gli ucraini.

Matteo Cazzulani