LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IL PARLAMENTO EUROPEO SOSTIENE BIPARTISAN L’UCRAINA NELLA GUERRA COMMERCIALE CON LA RUSSIA

Posted in Russia, Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on August 21, 2013

I Parlamentari Europei Jacek Saryusz-Wolski ed Hannes Swoboda -rispettivamente del Partito Popolare Europeo e dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei- condannano il bando imposto da Mosca a prodotti alimentari di Kyiv. L’integrazione ucraina nell’UE la vera ragione della contesa tra i due Paesi

Se l’avvicinamento all’Europa dell’Ucraina è molto amaro, il Parlamento Europeo, in maniera bipartisan, si mobilita in difesa di Kyiv e dei Diritti Umani. Nella giornata di martedì, 20 Agosto, il Parlamentare Europeo Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo, ha invitato il Parlamento UE a prendere una posizione comune dinnanzi all’aggressione commerciale della Russia nei confronti dell’Ucraina.

La proposta di Saryusz-Wolski ha seguito una dichiarazione del Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, che ha criticato il Presidente russo, Vladimir Putin, per gli atteggiamenti omofobi e il ricatto economico attuato nei confronti di Kyiv.

Lo scorso 14 Agosto, l’Ucraina, che è vicina alla firma di un Accordo di Associazione con l’Unione Europea per l’integrazione economica di Kyiv con l’UE, si è vista impedire l’esportazione di alcuni beni alimentari in Russia.

La Russia, che è il primo mercato per le esportazioni ucraine, ha motivato il bando per ragioni fitosanitarie, ma in realtà la misura è motivata da una natura squisitamente politica, come dimostrato dal fatto che la compagnia che è stata maggiormente colpita è la dolciaria Roshen.

La Roshen è posseduta da Petro Poroshenko, Ministro del Governo ucraino che, più di tutti, sostiene l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea dal punto di vista economico, mediante la firma dell’Accordo di Associazione.

A confermare i sospetti sulla natura politica della misura è la differente reazione nei confronti della Roshen adottata da altri Paesi dello spazio ex-Sovietico che, come Tadzikistan, Kyrgyzstan, Bielorussia e Moldova, hanno ammesso i prodotti dolciari senza alcuna obiezione.

In risposta alla misura della Russia, il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, ha invitato Mosca ad agire secondo le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, a cui entrambi i Paesi appartengono.

Dal canto suo, per voce del Consigliere per gli affari economici di Putin, Sergei Glazyev, la Russia ha immediatamente fatto sapere di essere intenzionata ad applicare ulteriori sanzioni ai prodotti ucraini se l’Ucraina andrà avanti con i progetti di avvicinamento all’Unione Europea.

L’obiettivo di Mosca è quello di costringere Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica, un progetto di integrazione sovranazionale concepito da Putin per estendere l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Per la Russia, l’Ucraina rappresenta un obiettivo geopolitico strategico, il cui controllo politico ed economico permette a Mosca di tornare una superpotenza mondiale con una forte influenza nel continente europeo.

L’importanza di Kyiv nella Nuova Guerra Fredda tra USA e Federazione Russa

Per l’Unione Europea, ed il Mondo occidentale in generale, l’integrazione dell’Ucraina nello spazio ex-sovietico rappresenta una sconfitta geopolitica che compromette il rafforzamento dell’UE su scala globale.

Per questa ragione, è opportuno che l’Europa tratti la questione ucraina con assoluta prudenza ed attenzione, al fine di integrare, anche solo sul piano economico, al più presto un Paese di importanza cruciale per la sopravvivenza della cultura occidentale.

Matteo Cazzulani

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JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA E DIVISA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 23, 2012

Nel corso del dibattito al Parlamento Europeo, le forze politiche hanno espresso pareri differenti, seppur accomunati dalla forte contestazione nei confronti della condotta del regime del Presidente ucraino, Viktor Janukovych. L’allarme della figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija: “La pressione sale, ma a Kyiv nulla cambia” 

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Toni abbassati e punti di vista differenti hanno caratterizzato il dibattito del Parlamento Europeo sul caso di Julija Tymoshenko. Nella giornata di martedì, 22 Maggio, presso l’Emiciclo di Strasburgo si è svolto un dibattito sulla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e sul regresso democratico in Ucraina.

Nella relazione di apertura, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha invitato a non dipingere la situazione in Ucraina a tinte fosche, e ha ritenuto il boicottaggio dei campionati europei di calcio una forma di protesta sterile.

Nel contempo, ha affermato che l’UE si fonda su principi quali il rispetto della democrazia e dei diritti umani, e per questo ha individuato nella repressione giudiziaria nei confronti di esponenti dell’Opposizione Democratica e nella falsificazione delle elezioni – avvenute dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych – le cause del congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

In linea con il pensiero del Commissario si è detto il tedesco Elmar Brok, del Partito Popolare Europeo, che ha invitato l’Ucraina a rispettare le promesse fatte all’Unione Europea in merito al rispetto dei principi della democrazia per riprendere il cammino di Kyiv verso l’Europa: sospeso dopo l’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di politici di spicco del campo arancione.

“Signor Presidente, ci sono alcuni momenti della storia in cui occorre prendere delle decisioni – si è appellato a Janukovych il popolare polacco Krzysztof Lisiek – Lei deve scegliere se seguire l’esempio di Lech Walesa in Polonia e portare l’Ucraina nelle strutture Occidentali, oppure lasciare un Paese dell’Europa Orientale isolato dall’UE, come attuato in Bielorussia da Aljaksandr Lukashenka”.

Meno dura è stata la posizione del ceco Libor Roucek, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, che ha invitato ad attendere il risultato delle prossime Elezioni Parlamentari prima di arrestare in maniera definitiva il processo di integrazione dell’Ucraina in Europa.

Il socialdemocratico bulgaro, Kristian Vigenin, ha affermato che in caso di mancato miglioramento della situazione in Ucraina, la firma dell’Accordo di Associazione potrà essere congelato per sempre.

Un appello a non boicottare il campionato europeo di calcio è stato lanciato dal polacco Zbigniew Ziobro, del gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia, che ha sottolineato come tale decisione danneggerebbe anche la Polonia, che, assieme all’Ucraina, organizza la manifestazione sportiva.

In merito alla manifestazione calcistica, il tedesco Werner Schulz, del gruppo dei Verdi, ha denunciato la diffusa corruzione presso l’establishment presidenziale, e ha invitato l’Unione Europea a visionare i contratti stretti dalle Autorità di Kyiv per la realizzazione delle infrastrutture costruite in occasione di Euro 2012.

Opposta alle posizioni del resto delle forze partitiche del Parlamento Europeo è stata la posizione della Sinistra Europea, che ha contestato il ruolo attivo profuso dall’UE nel sostenere l’Opposizione Democratica ucraina. Il ceco Jaromir Kolicek ha criticato il Governo di Praga per avere concesso l’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e al marito della Tymoshenko, Oleksandr.

Nelle prossime sedute una risoluzione

“La pressione è sempre più forte, ma in Ucraina non avviene alcun cambiamento – ha dichiarato la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija Tymoshenko, presente alla discussione – sul conto di mia madre sono stati aperti nuovi procedimenti giudiziari, mentre l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è stato condannato anche in Appello, malgrado la sua palese innocenza”.

La discussione ha avuto luogo durante la sessione della mattinata. Nelle prossime sedute è prevista la votazione di una risoluzione con cui l’Emiciclo di Strasburgo si esprimerà per l’ennesima volta sulla situazione in Ucraina.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA SENZA UNA POSIZIONE COMUNE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 15, 2012

Dal vertice dei Ministri degli Esteri UE nessuna intesa su azioni uniche da apportare nei confronti di Kyiv dinnanzi alla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica e di altri dissidenti politici, mentre gli Stati Uniti invitano al rispetto della democrazia e dei diritti umani. Oltre al PPE, a favore dell’eroina arancione si mobilitano anche ALDE e APSDE

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

L’America è rock, mentre l’Europa è ancora troppo lenta e divisa. Nella giornata di lunedì, 14 Maggio, gli Stati Uniti d’America hanno emanato una nota ufficiale per invitare le Autorità ucraine a liberare la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e rispettare le regole della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

Il comunicato, inviato a nome del Governo, ma condiviso da tutte le forze politiche statunitensi, ha seguito di poco la visita alla Tymoshenko dell’Ambasciatore USA, John Tefft, e del Segretario di Stato per i Diritti Umani, Thomas Melia, che grazie a una mobilitazione internazionale hanno ottenuto il permesso di incontrare la Leader dell’Opposizione Democratica presso la cella della colonia penale in cui è detenuta per scontare una condanna di sette anni di reclusione.

John Tefft, che è stato privato di apparati fotografici e del telefonino per evitare la pubblicazione di foto della detenuta, ha rassicurato sul buono stato di salute e l’alto morale della Leader dell’Opposizione Democratica, nonostante lo sciopero delle fame da lei attuato, per circa due settimane, per protestare contro le percosse subite dalle Autorità carcerarie il 20 Aprile.

Se gli Stati Uniti sono compatti nel richiedere la liberazione della Tymoshenko e il rispetto dei diritti umani in Ucraina, l’Unione Europea ancora non è stata in grado di raggiungere una posizione univoca nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: considerato dall’Opposizione Democratica il vero responsabile dell’ondata di arresti politici che, oltre alla sua energica guida, ha colpito una decina di esponenti del campo arancione.

Sempre lunedì, 14 Maggio, a Bruxelles si è riunito il Consiglio dei Ministri degli Esteri UE, al termine del quale non si è giunti ad alcuna decisione in merito alle azioni da intraprendere nei confronti di Kyiv, come il boicottaggio dei campionati europei di calcio, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

Secondo l’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Cathrine Ashton, i Capi della Diplomazia dei Paesi dell’Unione Europea mantengono uno stretto contatto per concordare eventuali azioni comuni nel corso di Euro 2012.

Differente è il quadro che appare dalle dichiarazioni dei singoli Ministri degli Esteri, da cui risulta che a prevalere nel vertice sia stata la linea “soft” proposta dalla Polonia, che ritiene pericoloso isolare l’Ucraina in quanto il suo allontanamento di dall’Occidente favorisce lo scivolamento di Kyiv nella sfera di influenza geopolitica della Russia.

Come dichiarato dal Capo della Diplomazia polacca, Radoslaw Sikorski – con cui nei giorni precedenti è intercorso un dialogo telefonico a riguardo della Tymoshenko con il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi -l’Ucraina ha ancora tempo per scegliere se seguire gli standard europei o il modello autoritario della Bielorussia di Lukashenka,e il vero banco di prova per verificare la maturità di Kyiv sono le Elezioni Parlamentari, e non il campionato di calcio.

Concorde con Sikorski si è detto il suo collega svedese, Karl Bildt, che ha escluso il boicottaggio del campionato di calcio, e ha illustrato come l’Ucraina abbia ancora tempo per dimostrare la propria maturità in senso democratico, sopratutto per quanto riguarda il caso di Julija Tymoshenko.

Chi invece ha sostenuto la linea dura sono stati i Capi della Diplomazia di Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, che hanno comunicato l’assenza di propri esponenti alle partite della manifestazione calcistica che si svolgeranno in Ucraina, come proposto dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e sostenuto dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Hannes Swoboda ribadisce: “Basta con la collaborazione tra i socialdemocratici europei e Janukovych”

Oltre alla maggioranza dei Capi di Stato e di Governo e dei Ministri degli Esteri, tutti appartenenti al Partito Popolare Europeo, a mobilitarsi sono state anche le altre forze politiche dell’UE. Come riportato dall’autorevole UNIAN, il Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, Guy Verhofstad, ha espresso la volontà di incontrare la Tymoshenko nella sua cella con una delegazione composta dalla forza politica da lui guidata.

Risoluto è stato anche l’intervento del Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, Hannes Swoboda, che in un’intervista alla Deutsche Welle ha ribadito di volere interrompere la collaborazione tra il centrosinistra europeo e il Partija Rehioniv – il partito del potere ucraino – dinnanzi all’involuzione democratica impressa a Kyiv da parte del Presidente Janukovych.

Il Parlamentare Europeo austriaco – che il 14 Gennaio ha avanzato simile proposta dalle pagine del portale Lombardi Nel Mondo – ha illustrato come il trattamento disumano riservato alla Tymoshenko e agli altri detenuti politici del campo arancione siano fatti inaccettabili per continuare una collaborazione con un soggetto partitico UE, che proprio sulla difesa della democrazia e sulla tutela dei diritti umani fonda la sua ratio vitae.

Matteo Cazzulani

L’APPELLO DELL’EX-MINISTRO DI JULIJA TYMOSHENKO: “I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI COLLABORINO CON L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 20, 2012

Bohdan Danylyshyn, Ministro dell’Economia del secondo governo arancione, oggi in asilo politico in Repubblica Ceca, risponde alle critiche espresse, sulle pagine di “Lombardi nel Mondo”, dal Parlamentare Europeo socialdemocratico Hannes Swoboda in merito alla condotta  del presidente ucraino, Viktor Janukovych

l'ex-Ministro dell'Economia ucraino, Bohdan Danylyshyn

Dopo le critiche, la collaborazione organica per la democrazia in Ucraina. Questo l’appello, in risposta alle dichiarazioni rilasciate dal Parlamentare Europeo Hannes Swoboda a “Lombardi Nel Mondo”, lanciato da Bohdan Danylyshyn: ex-Ministro dell’Economia del secondo governo Tymoshenko rifugiato politico in Repubblica Ceca.

Come riportato dall’autorevole agenzia UNIAN, Danylyshyn ha proposto ai deputati socialisti e democratici del Parlamento Europeo il varo di una collaborazione con il Partito SocialDemocratico Ucraino guidato dalla giovane politica Natalija Korolevs’ka: membro del Blocco di Julija Tymoshenko.

“Credo che alla Korolevs’ka sia utile la firma di un memorandum d’intesa con l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei: gruppo a cui appartiene il Presidente del Parlamento Europeo – ha dichiarato Danylyshyn – Così sarebbe possibile informare appieno i Parlamentari di Strasburgo sul reale stato della democrazia in Ucraina”.

Secondo l’ex-Ministro, la battaglia per la libertà di Julija Tymoshenko è una questione europea che prescinde dalle appartenenze partitiche e nazionali. Come illustrato, i principali partiti ucraini che sostengono la Leader dell’Opposizione Democratica già intrattengono strette relazioni con diversi soggetti politici dell’emiciclo di Strasburgo.

“Bat’kivshchyna [il Partito di Julija Tymoshenko, M.C.] è membro associato del Partito Popolare Europeo, ed il Front Zmin [la forza politica dell’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, M.C.] ha iniziato a collaborare con i LiberalDemocratici. Hannes Swoboda ha detto chiaramente che in Ucraina non c’è democrazia – ha continuato – e non escludo che prossimamente anche altri esponenti SocialDemocratici contesteranno il Presidente ucraina, Viktor Janukovych”.

Nell’Ottobre del 2010, L’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE – ha stretto un rapporto do collaborazione con il Partija Rehioniv: la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Tra gli obiettivi della partnership figurano il sostegno all’integrazione europea dell’Ucraina, lo sviluppo della democrazia e della libertà di stampa sulle Rive del Dnipro, ed il rafforzamento della divisione dei poteri e dello stato di diritto.

Come evidenziato a “Lombardi Nel Mondo” dall’esponente APSDE, Hannes Swoboda, i presupposti per tale collaborazione sono stati infranti. Dall’insediamento dell’Amministrazione Janukovych, in Ucraina hanno avuto luogo arresti, processi, ed interrogatori a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, oltre a Danylyshyn – che ha ottenuto asilo politico in Repubblica Ceca – la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale periferica dopo un processo condotto in maniera sommaria e parziale: la Tymoshenko è stata incarcerata preventivamente nonostante le precarie condizioni di salute, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e le prove a sostegno delle accuse fabbricate ad hoc ed in maniera irregolare – addirittura datate il 31 Aprile.

Inoltre, l’involuzione democratica ha riguardato a Kyiv anche stampa ed integrazione europea. Secondo le stime delle principali ONG – Freedom House, Reporter sans Frontières – le continue pressioni su giornalisti e media indipendenti hanno declassato l’Ucraina da paese libero a Stato quasi illiberale.

Il 19 Dicembre 2011, il mancato rispetto della democrazia sulle Rive del Dnipro ha reso impossibile da parte europea la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi riservato ad Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Matteo Cazzulani

Bohdan Danylyshyn (nato il 6 Giugno 1965 a Cerkovna, presso Ivano-Frankivs’k), economista, professore all’Accademia delle Scienze Ucraine (NAN), Ministro dell’Economia dal 2007 al 2010.

Nel 1982 termina l’Istituto Pedagogico di Ternopil’, e si specializza in economia dello sfruttamento delle risorse naturali.

Il 18 Giugno 2007 è nominato dal Premier, Julija Tymoshenko, Ministro dell’Economia, carica ricoperta fino all’11 Marzo 2010.

L’11 Agosto 2010 la Procura Generale apre su di lui un fascicolo per abuso d’ufficio e gestione fraudolenta delle finanze statali durante la compravendita di azioni dell’aeroporto Boryspil’ di Kyiv. Su Danylyshyn è emanato un mandato internazionale, ed è inserito nella lista dei ricercati dell’Interpol.

Il 19 Ottobre 2010 viene arrestato dalla polizia ceca a Praga. Il 13 Gennaio ottiene l’asilo politico dalla Repubblica Ceca su decreto del Ministero degli Esteri, ed è rimesso in libertà il giorno successivo.

Nel Maggio 2011 fonda l’Associazione Internazionale Ukrajins’ka-Jevropejs’ka Perspektyva, attiva nel sostengo dell’integrazione europea dell’Ucraina.

MARTIN SCHULZ: CHI E’ IL NUOVO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 18, 2012

Il capogruppo socialdemocratico eletto alla guida dell’emiciclo di Strasburgo. Il passato del tedesco, noto in Italia per il battibecco con Berlusconi, e le misure a cui è chiamato a dare adeguata risposta

Il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz

“Putin ha il gas, e noi in Germania ne abbiamo bisogno: con buona pace della Polonia e dell’Europa Centrale”. Questa è una dichiarazione rilasciata al sottoscritto da Martin Schulz: nuovo Presidente del Parlamento Europeo, eletto alla guida dell’emiciclo di Strasburgo martedì, 17 Gennaio.

Ad incoronare il politico SPD è stata una larga maggioranza – 387 consensi su 670 – frutto di un accordo tra i due principali raggruppamenti politici: l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – finora guidata dal politico tedesco – ed il Partito Popolare Europeo – a cui appartiene l’uscente polacco, Jerzy Buzek.

Nato nel 1955 a Hehlrath, Schulz ha lavorato nel settore dell’editoria e, di pari passo, ha compiuto una fulminea carriera politica nella SPD: arrivando, dal 1987 al 1998, a ricoprire la carica di Sindaco di Wurselen. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento Europeo, dove viene nominato rispettivamente Presidente in quota socialista della Commissione per i Diritti Umani, Capogruppo della SPD a Strasburgo e, infine, Leader dei socialisti europei.

Noto in Italia per il celebre battibecco con Silvio Berlusconi – si prese del “Kapò” dopo avere attaccato il politico italiano per i suoi guai con la giustizia – deve la sua fama in Europa alle posizioni molto spostate a sinistra, ai toni duri riservati agli avversari politici, e ad un orientamento in politica estera in linea con quello dell’ex-cancelliere tedesco, Gerard Schroder.

Il Capo del Governo tedesco emerito è stato freddo con gli USA, ardente sostenitore dell’alleanza energetica tra la Germania e la Russia, e, oggi, è dipendente stipendiato dal monopolista russo, Gazprom: da cui è stato assunto per volere diretto del Primo Ministro di Mosca, Vladimir Putin.

Un giudizio sulla linea della presidenza Schulz dopo un solo giorno è, ovviamente, impossibile. Meglio evidenziare l’eredità che il tedesco raccoglie, e le sfide a cui è chiamato sin da oggi.

Il suo predecessore, Jerzy Buzek – primo esponente dell’Europa dell’ex-Blocco sovietico a ricoprire un ruolo così importante in sede UE – ha rappresentato dappertutto il Parlamento Europeo – recandosi di persona in tutti i suoi Paesi, eccetto la Slovenia – si è battuto per l’approvazione del Trattato di Lisbona, ha sostenuto l’approvazione di misure anti-crisi straordinarie e l’aumento del budget comunitario.

In politica estera ha difeso con vigore il Partenariato Orientale: consapevole che un’Europa non allargata ai suoi Paesi orientali – Ucraina, Moldova e Georgia – non può ritenersi totalmente compiuta e sicura.

Inoltre, Buzek è riuscito nella non facile impresa di convincere i partner occidentali che i polacchi non sono fastidiosi compagni di viaggio russofobi, ma cittadini europei segnati da un passato infausto, fatto di spartizioni, dominazioni straniere – sopratutto russe e tedesche – e sperimentazione della crudeltà di entrambi i totalitarismi del Ventesimo secolo: comunismo e nazismo.

Tanto da fare per il nuovo Presidente

Queste le premesse da cui Schulz dovrebbe fare tesoro per guidare il Parlamento Europeo in un’epoca di incertezza, instabilità e pericoli. In primis, da risolvere è la crisi dell’Euro, con il relativo varo di misure di carattere legislativo per ridare forza alla moneta unica dell’UE. Tuttavia, nel contempo ci si deve curare anche della politica estera, su cui l’emiciclo di Strasburgo ha considerevoli poteri.

Il fronte su cui agire non è quello delle cosiddette “primavere arabe”, ma l’ Est del Vecchio Continente: dove la democrazia è sempre più in pericolo. In Ucraina, gli esponenti dell’Opposizione Democratica al Presidente Viktor Janukovych sono incarcerati e perseguitati in maniera sempre più simile alla Bielorussia di Aljaksandr Lukashenka, in cui ogni forma di dissenso è repressa con la forza.

La Moldova è alle prese con un’impasse politica, e la Georgia si avvicina a nuove elezioni con i soldati russi ancora dislocati sul proprio territorio – Abkhazija ed Ossezia del Sud. Il tutto, con una Russia che, presto amministrata dal terzo mandato presidenziale di Putin, ha integrato economicamente – e presto anche politicamente – l’ex-Unione Sovietica, ed è pronta a surclassare l’Europa sul piano internazionale per tornare superpotenza mondiale.

Un quadro non idilliaco, a cui Bruxelles può porre rimedio solo con una politica energetica indipendente da Mosca, con il maggiore coinvolgimento nelle strutture decisionali dell’UE dei Paesi dell’Europa Centrale e con l’integrazione di Kyiv, Chisinau e Tbilisi: la direzione opposta di quella illustrata dallo Schulz del passato.

Si perché la citazione esposta in apertura risale alla primavera del 2009: intervenuto in un’iniziativa pubblica sulle politiche europee alla Camera del Lavoro di Milano – dove parlò molto poco di Europa e quasi solamente di Italia – l’allora capogruppo socialista all’emiciclo di Strasburgo fu costretto a rispondere alle domande del pubblico – non previste dagli organizzatori – tra cui la richiesta di un commento sulla politica energetica della Russia di Putin.

Allora, con la costruzione di un gasdotto sottomarino lungo il Baltico – il Nordstream – Mosca aveva in cantiere di bypassare per motivi politici i Paesi dell’Europa Centrale, e rifornire di gas direttamente la Germania: de facto, dividendo l’Europa con il consenso dei tedeschi, a discapito di Polonia, Stati baltici e di tutti i proclami per la coesione europea.

Recuperare una citazione del passato per commentare il presente non è casuale, sopratutto perché la situazione di oggi non è così diversa: se si vuole, è persino peggiorata. Il Nordstream è stato costruito ed è attivo, ed i tentativi di varare una politica energetica dell’Unione Europea indipendente da Mosca da parte della Commissione Barroso sono puntualmente contrastati – su esplicito invito del Cremlino – da Francia e Germania.

Tanto lavoro per Schulz, che, dopo i ringraziamenti di rito, nel discorso di insediamento ha promesso di battersi per il rispetto dell’istituzione da lui presieduta, e per dare nuovo entusiasmo al sogno europeo.

Matteo Cazzulani

I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI SCARICANO JANUKOVYCH: “BASTA PARTNERSHIP CON UN ILLIBERALE”

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 15, 2012

In esclusiva per La Voce Arancione, l’Europarlamentare austriaco Hannes Swoboda analizza il caso di Julija Tymoshenko e commenta la situazione politica in Ucraina. L’immaturità democratica del Capo di Stato non solo ha provocato congelamento delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv – e l’avvicinamento di quest’ultima alla Russia – ma porterà alla rottura tra i socialdemocratici europei ed il Partito del Capo di Stato ucraino: finora legati da un accordo di collaborazione

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

L’Ucraina non è un Paese democratico e il suo Presidente, Viktor Janukovych, compie un grosso errore nel condurre iniziative illiberali. E severo il giudizio sulla situazione politica ucraina dell’Europarlamentare austriaco, Hannes Swoboda, che, per conto dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE: il gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene – ha seguito l’evolversi dell’ondata di arresti politici avvenuti in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica, con particolare attenzione al procedimento contro la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

Intervenuto a un’assemblea pubblica a Milano sabato, 14 Gennaio, il politico di origine ceco-ungherese – e per questo di vedute mitteleuropee – ha accettato di commentare per La Voce Arancione quanto accade sulle Rive del Dnipro, rilasciando dichiarazioni di importanza considerevole per il destino europeo di Kyiv.

“Janukovych sbaglia a condurre la faccenda come una vendetta personale – ha dichiarato Swoboda, riferendosi al processo Tymoshenko – l’avvenimento è chiaramente stato condotto al di fuori delle regole della democrazia. Per questa ragione non escludo che la partnership tra i socialdemocratici europei ed il Partija Rehioniv [la forza politica di Janukovych a cui, oltre al Presidente, appartengono il Premier, Mykola Azarov, ed la maggioranza dei membri del Consiglio dei Ministri] sarà rivista ed interrotta al più presto. Un gruppo dell’Europarlamento non può collaborare con chi non rispetta la libertà”.

Il rosso diretto a Janukovych è destinato a pesare nella politica interna di Kyiv. Stretto nel Novembre 2010, l’accordo di collaborazione con i socialdemocratici europei è stato utilizzato da Janukovych in chiave propagandistica per presentarsi dinnanzi all’opinione pubblica ucraina come ben accetto in Europa al pari di Julija Tymoshenko: il cui Partito, Bat’kivshchyna, è invece legato al Partito Popolare Europeo. Privato dell’alleanza con l’APSDE, il Presidente ucraino resta ora senza argomenti per giustificare la riluttanza con cui è visto a Bruxelles.

Una volta congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – proprio a causa dell’immaturità democratica delle Autorità ucraine, Janukovych ha optato repentinamente per l’adesione alla Zona di Libero Scambio CSI. Questo progetto di integrazione economica dell’ex-Unione Sovietica è sostenuto da Mosca per tornare superpotenza mondiale, a discapito proprio dell’Unione Europea.

“Janukovych sbaglia a ricattare l’Europa con l’avvicinamento alla Russia – ha continuato Swoboda – almeno per due motivi. Da un lato, si inimica anche chi in Europa è disposto a soprassedere alla sua condotta illiberale pur di integrare l’Ucraina nell’UE. Dall’altro, non rispetta la volontà del popolo ucraino e degli industriali suoi sponsor: decisamente favorevoli all’integrazione europea piuttosto che al vettore eurasiatico”.

Il caso Tymoshenko è un problema europeo

Come illustrato dall’europarlamentare austriaco, il caso Tymoshenko è da considerarsi un problema europeo, di cui è bene che tutte le strutture UE si occupino con la dovuta attenzione: a prescindere dalle appartenenze partitiche e dagli interessi delle singole nazioni.

L’Ucraina è situata in una zona geopoliticamente calda, tra l’Unione Europea e la Russia: due vicini tra i quali, per ragioni di equilibri energetici e militari, Kyiv non può mantenersi equidistante, ma è chiamata compiere una scelta di campo tra la Bruxelles democratica e la Russia illiberale.

“Non so se la Tymoshenko è colpevole o innocente, ma il suo caso è un problema Europeo – ha evidenziato l’Europarlamentare austriaco – si parla tanto di politica estera UE nel Mediterraneo, ma è bene non dimenticare i confini orientali, dove Bruxelles deve fare i conti con una Russia non democratica. L’Ucraina deve compiere la sua scelta tra l’Unione Europea e quella Eurasiatica – ha continuato – ma a farlo deve essere il popolo sovrano, e non solo il suo Presidente. Nel Vecchio Continente parliamo tanto di diminuzione della democrazia al nostro interno – ha concluso – ma non dimentichiamoci che senza un’Ucraina democratica non avremo mai un’Europa veramente libera”.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto – maturato in seguito ad un processo farsa: con la difesa privata di ogni diritto e prove montate ad hoc, datate addirittura il 31 Aprile – è stato confermato il 24 Dicembre dalla Corte d’Appello.

Reclusa nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv – senza alcuna assistenza sanitaria – la Tymoshenko ha subito un secondo arresto: ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il proseguo del processo in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della sua discesa in campo del 1998.

Questa seconda sentenza è stata pronunciata in circostanze al limite del macabro: con PM e pubblica accusa nella cella della Tymoshenko, seduti attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è costretta a giacere da un forte mal di schiena trascurato dalle autorità carcerarie.

Il 30 Dicembre, la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, separata dal centro della vita politica e dei famigliari alla vigilia di Capodanno: festività che in Ucraina ha lo stesso significato del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA DICE NO AL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 27, 2011

Bruxelles non concede l’esenzione dalle leggi comunitarie al gasdotto ortodosso, progettato da Mosca per mantenere il monopolio sulle forniture di gas al Vecchio Continente. Il Parlamento Europeo continua i negoziati con l’Ucraina malgrado la svolta autoritaria e le scelte filo russe del Presidente, Viktor Janukovych. L’unità comunitaria come unica soluzione vincente

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Mentre qualcuno se la ride – e spacca il Continente – ed altri sono alle prese con guai interni a livello politico ed economico, a Bruxelles c’è chi ancora lavora per un’Europa davvero forte, sicura, e competitiva. Nella giornata di lunedì, 24 Ottobre, la Commissione Europea ha rigettato la proposta del monopolista russo, Gazprom, di inserire il gasdotto Southstream tra le infrastrutture trans-europee: uno status che avrebbe garantito alla conduttura sottomarina – realizzata dalla Russia, in collaborazione con il colosso energetico italiano ENI, le compagnie tedesche Wintershall ed RWE, la francese EDF, e quelle nazionali di Macedonia, Grecia, Serbia, e Slovenia, con il preciso scopo politico di aggirare Paesi invisi a Mosca, come Ucraina, Moldova, Romania, e Polonia – l’esenzione dall’osservanza del Terzo Pacchetto Energetico UE.

Dunque, un vero e proprio salvataggio dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente, dal momento in cui il documento prevede per tutti i Paesi UE – inclusi Balcani, Moldova, ed Ucraina – la liberalizzazione dei mercati del gas, la messa in comunicazione delle reti del trasporto dell’oro blu, ed il divieto di gestione in regime di monopolio delle condutture: regole a cui anche il Gasdotto Ortodosso – come è stato ribattezzato il Southstream – dovrà attenersi. Inoltre, con tale decisione la Commissione Europea ha dato un chiaro segnale di sostegno al Nabucco, la principale delle condutture del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti progettata sul fondale del Mediterraneo per l’importazione di gas centro asiatico senza transitare per il territorio russo.

Ma la partita per l’indipendenza dell’Europa da una Russia sempre più imperialista ha riguardato anche il sottile terreno della Diplomazia. Martedì, 25 Ottobre, il Parlamento Europeo ha deciso di continuare il dialogo per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina, malgrado le condanne politiche e le repressioni ai danni di giornalisti ed esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: entrambi reclusi nel carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj – da parte del Presidente, Viktor Janukovych: di recente sempre più vicino alla Russia di Putin, con cui ha firmato il varo di una Zona di Libero Scambio CSI che allontana Kyiv da Bruxelles.

La decisione dell’Europarlamento è frutto di un compromesso dopo ore di dibattito tra due correnti di pensiero: Partito Popolare Europeo ed Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei hanno proposto il congelamento dell’Accordo fino a prove tangibili di rispetto dei valori democratici da parte delle Autorità ucraine, mentre Conservatori e Riformatori Europei, Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, e Verdi hanno sostenuto la subordinazione delle questioni politiche interne a Kyiv alle necessità di politica estera di Bruxelles. Alla fine, la bozza di risoluzione, che sarà votata nelle prossime sedute, da un lato stabilisce la continuazione delle trattative, dall’altro invita le Autorità ucraine a garantire a Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko processi giusti e partecipazione alla vita politica.

Tali compromessi oggi sono fondamentali per la sopravvivenza di un’Europa sempre più provincia in un Mondo globalizzato in mano a tigri emergenti ed orsi del gas: l’indipendenza da Mosca e l’integrazione europea dell’Ucraina – e, con essa, di tutta l’Europa Orientale: Georgia, Bielorussia, e Moldova – è condizione imprescindibile per la sicurezza e la competitività di un Vecchio Continente che ad Est vede il ritorno di una Russia dalle rinate velleità imperiali, dirette proprio contro Bruxelles: i recenti accordi per la Zona di Libero Scambio CSI, ed il rafforzamento dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, sono ben più di un campanello d’allarme circa l’intenzione del Primo Ministro russo, Vladimir Putin – prossimo Presidente – di ristabilire il dominio di Mosca sull’ex-URSS, e di dare una zampata alla barcollante UE per realizzare i già proclamati piani eurasiatici.

Perché Cameron è più europeista di Sarkozy

Chi in Europa lo ha capito, purtroppo, è stato sbeffeggiato dall’irritante ironia che ha colpito anche il Premier italiano, Silvio Berlusconi: come rivelato dall’autorevole Guardian, il Presidente Francese, Nicolas Sarkozy, avrebbe invitato a tacere il Primo Ministro inglese, David Cameron – alle prese con il tentativo, poi sventato, tutto interno ai conservatori britannici di indire un referendum per l’uscita di Londra dall’UE – per avere richiesto la compartecipazione dei Paesi non-euro alle decisioni comunitarie per il salvataggio delle economie di Grecia ed Italia – e, con esse, dell’intera Unione Europea. Una posizione, quella del Leader tory, che fa della Gran Bretagna di oggi un Paese paradossalmente molto più europeista dell’asse franco-tedesco: favorevole ad una divisione dell’Unione Europea di cui a trarre vantaggio è solo lo zar del gas.

Difatti, di recente Cameron ha sostenuto le posizioni in politica energetica ed estera dei Paesi dell’Europa Centrale, tra cui la Polonia – dei tanto temuti dai francesi idraulici – oggi presidente di turno UE: eccezion fatta per l’esercito comune europeo e l’aumento del bilancio comunitario – voluti da Varsavia ma rigettati da Londra – la Gran Bretagna ha supportato attivamente la liberalizzazione dei mercati continentali, l’estensione del Terzo Pacchetto Energetico a Balcani, Moldova, ed Ucraina, e la continuazione del processo di integrazione dell’Europa Orientale, senza mai cedere sul rispetto dei diritti umani e della democrazia. Una condotta che, seppur relegata all’ambito Diplomatico, meriterebbe plauso ed apprezzamento, più che sogghigni meschini ed inviti al silenzio.

Matteo Cazzulani

CONDANNA A JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA FORSE TROVA UNA POSIZIONE COMUNE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 14, 2011

L’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Cathrine Ashton, per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina solo quando Kyiv rispetterà la democrazia. Condivisa la condanna, seppur con sfumature differenti, da parte dei Parlamentari Europei di ogni provenienza e schieramento

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo farsa

Il documento va siglato per il popolo ucraino, ma solo dopo che a Kyiv si rispetta la democrazia. Questa la posizione dell’Unione Europea in merito alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, dinnanzi alla condanna di Julija Tymoshenko.

La Leader dell’Opposizione Democratica, ex-Primo Ministro, è stata condannata a sette anni di carcere più tre di interdizione alla vita politica dopo un processo farsa, in cui persino i testimoni hanno negato le imputazioni a suo carico – gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – costruite su materiali sommari, imprecisi, persino datati il 31 Aprile.

“Ce lo ha chiesto la stessa Tymoshenko: le porte all’Ucraina non saranno chiuse – ha dichiarato l’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Cathrine Ashton, nel corso del dibattito straordinario del Parlamento Europeo – ma Kyiv non può non attenersi a principi fondamentali per la collaborazione con Bruxelles”.

Concordi, seppur a tinte differenti, gli europarlamentari di diversa provenienza geografica ed appartenenza partitica. Il polacco Jacek Sariusz-Wolski del Partito Popolare Europeo – a cui appartiene anche Bat’kivshchyna, la forza politica della Tymoshenko – ha giudicato non conforme agli standard europei il processo farsa, ma ha invitato l’UE a concludere i negoziati per la sigla di un Accordo di Associazione, che, qualora la situazione sulle Rive del Dnipro non migliorasse, può essere respinto dal voto del Parlamento Europeo.

“E’ importante che proprio ora l’Europa lanci un forte segnale verso il popolo ucraino – ha evidenziato Sariusz-Wolski – non ai suoi governanti. L’Ucraina deve capire che può perdere l’UE”.

Più dura la linea di un altro Parlamentare PPE, il tedesco Michael Galer, che ha invitato la Ashton ed il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, a revocare la visita a Bruxelles del Presidente ucraino, Viktor Janukovych, come segnale di disapprovazione per il verdetto politico ai danni della Tymoshenko.

“E’ un comportamento simile a quello di Lukashenka in Bielorussia – gli ha fatto eco il polacco Krzysztof Lisek, anch’egli PPE – Janukovych, così come il dittatore bielorusso, può essere inserito nella lista nera dell’Unione Europea”.

Contraria la risposta del suo connazionale Marek Siwec dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – che collabora con il Partija Rehioniv: la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha invitato le Autorità ad accogliere il Capo di Stato ucraino per spiegargli di persona dove sta sbagliando.

“Se l’Accordo di Associazione non sarà firmato – ha dichiarato Siwec – a perdere sarà sia l’Ucraina che l’Unione Europea, ed il vero vincitore sarà la Russia, contrario da sempre ad ogni forma di integrazione tra Kyiv e Bruxelles”.

L’Europa discute, la Russia vince

Simile posizione è stata espressa anche dai Deputati del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, il cui Leader, il polacco Pawel Kowal, ha da sempre sottolineato l’importanza di mantenere la porta aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria, non può essere abbandonata alle braccia di Mosca.

Maggiormente pragmatica la posizione dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei che, per voce dell’olandese Johannes Kornelis Van Baal, ha richiesto la pubblica discussione dei punti che Ashton e Barroso tratteranno con Janukovych.

Critici con Janukovych anche alcuni Parlamentari indipendenti. “Il Presidente ucraino può avere eliminato un concorrente politico – ha illustrato l’austriaco Anreas Molzer – ma ha compiuto un autogol, a cui è difficile ora porre rimedio.

Matteo Cazzulani

UN’EUROPA DIVISA TIENE IN VIGORE L’ASSOCIAZIONE CON L’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 14, 2011

La Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo approva la continuazione delle trattative con Kyiv malgrado i processi politici ai danni di esponenti dell’Opposizione Democratica. Conservatori, Socialisti e Popolari del’Europa Centrale favorevoli al documento. Contrari tedeschi e francesi del PPE

L'Europa di oggi

Tutto come da tradizione a Bruxelles: prima il passo, poi le trattative. Nella giornata di martedì, 12 Settembre, la Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo ha espresso parere favorevole alla continuazione delle trattative con Kyiv per la firma dell’accordo di Associazione UE-Ucraina, il varo della zona di libero scambio, e l’abbattimento del regime dei visti, messe in forse dall’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, vittima di un processo politico dalla dubbia imparzialità.

Come evidenziato dal relatore, l’Europarlamentare del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, Ryszard Legutko, quello che Bruxelles e Kyiv stanno per compiere è un passo storico, in quanto mai prima d’ora l’Unione Europea ha stabilito relazioni così strette con un Paese non ancora membro. Inoltre, il polacco ha illustrato come l’inserimento nell’economia europea possa avere ripercussioni anche sulla situazione politica interna ucraina, e spingere le Autorità al rispetto anche degli standard politici del Vecchio Continente, quali democrazia e libertà di stampa e pensiero.

“Che la firma dell’Accordo di Associazione sia un segnale per Kyiv per terminare le tendenze negative ivi registrate” ha commentato Legutko nel presentare un documento in realtà fortemente dibattuto e, come riportato da diverse fonti, approvato da una Commissione fortemente divisa.

Divisioni interne sul caso della Leader dell’Opposizione Democratica

Tra i favorevoli alla continuazione del dialogo con l’Amministrazione Presidenziale di Viktor Janukovych, i parlamentari conservatori, e quelli dei Paesi dell’Europa Centrale appartenenti al partito Popolare Europeo, consapevoli di quanto l’integrazione di un’Ucraina, seppur autoritaria, sia necessaria per non lasciare nelle mani della Russia un Paese strategico per la prosperità dell’Unione tutta.

Ad essi, ma per altre ragioni, si sono aggiunti gli esponenti dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, condizionati da un accordo di collaborazione con il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che in passato ha portato il centrosinistra europeo a chiudere gli occhi dinnanzi alle tendenze autoritarie sulle Rive del Dnipro

Chi invece si è espresso per la linea dura sono stati tedeschi e francesi del Partito Popolare Europeo, contrari alla firma di qualsiasi accordo con un Paese sempre più simile alla Bielorussia, almeno fino a quando non avverrà la liberazione di Julija Tymoshenko, il cui Partito, Bat’kivshchyna, appartiene al PPE.

“Se Julija Tymoshenko sarà condannata – ha dichiarato l’Europarlamentare popolare tedesco Michael Galer – chiederemo un’immediata risoluzione a riguardo”.

A mediare tra le due posizioni, e rendere possibile l’approvazione finale, è stato l’altro relatore, il polacco del PPE, Andrzej Zalewski, che ha ottenuto l’inserimento di un richiamo a Julija Tymoshenko nel testo definitivo di una proposta che, ora, deve essere approvata dalla sessione plenaria.

 

Matteo Cazzulani

ANCHE PER IL PARLAMENTO EUROPEO JULIJA TYMOSHENKO E’ OGGETTO DI PERSECUZIONE POLITICA

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 11, 2011

Approvata la risoluzione PPE, ALDE e Verdi che condanna i processi politici ai danni della Leader dell’Opposizione Democratica, dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e di altri esponenti del dissenso. I Conservatori invitano a mantenere la prospettiva dell’integrazione. Socialisti contrari ad ogni condanna di Kyiv.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Finalmente, anche l’Europarlamento si è mobilitato per la democrazia, anche se non tutti hanno capito. Giovedì, 9 Giugno, Strasburgo ha votato una risoluzione di condanna dei processi ai danni della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e di altri esponenti del campo arancione.

Nello specifico, il Parlamento Europeo ha invitato le attività ucraine a garantire l’imparzialità dei processi, e, sopratutto, ha espresso forte contrarietà ad ogni forma di repressione del dissenso, ribadendo che alla base di ogni democrazia vi sono sia la responsabilità collettiva per l’operato di un governo, sia la libertà di conduzione dell’attività politica, anche da parte di imputati sotto processo, ma non ancora condannati.

Infine, pur promettendo aiuti per la riforma del sistema giudiziario, l’alto organo di rappresentanza UE ha definito l’oppressione dell’Opposizione Democratica come un serio ostacolo non solo alla sigla dell’accordo di associazione, ma anche per il consolidamento della democrazia a Kyiv.

“L’Europarlamento – riporta il testo della risoluzione –  è turbato dalla ai danni dei processi a carico di figure dell’Opposizione ucraina, sopratutto di Julija Tymoshenko e di Jurij Lucenko, in carcere dal 26 Dicembre 2010. Strasburgo – continua – richiede alle autorità ucraine la cessazione del confino in patria imposta alla Tymoshenko e ad altre importanti personalità”.

Lecito ricordare che la Leader dell’Opposizione Democratica, ex-Primo Ministro, è accusata di uso improprio dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali, acquisto irregolare di ambulanze e vaccini, e condotta antistatale nelle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Per tali ragioni, è convocata ogni giorno in procura, e confinata in patria, impossibilitata non solo di recarsi all’estero, ma anche di svolgere attività politica.

Jurij Lucenko è accusato di abuso d’ufficio, e dallo scorso Dicembre, dopo essere stato arrestato al ritorno da una passeggiata con il cane, è detenuto in isolamento, come un carnefice.

Socialisti contrari alla condanna delle repressioni

Proposta dal Partito Popolare Europeo, dall’Alleanza dei Democratici e dei Liberali Europei, e dal gruppo dei verdi, la risoluzione è stata approvata da 37 eurodeputati, con 16 contrari, e 7 astenuti.

“Protestiamo contro la cancellazione dei politici dell’Opposizione per mezzo di processi politici” ha dichiarato nel dibattito precedente al voto la deputata estone Kristina Uland, del PPE.

Sulla medesima onda l’esponente sloveno dell’ALDE, Jaroslav Pashka, che ha paragonato l’atteggiamento delle autorità ucraine nei confronti del dissenso a quello dell’Unione Sovietica.

Un appello a non cancellare del tutto ogni prospettiva di integrazione futura è arrivato da Pawel Kowal, polacco del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, che, pur condannando fermamente ogni forma di repressione dell’Opposizione Democratica, ha sottolineato l’importanza dell’inserimento di Kyiv nelle strutture di Bruxelles, proprio per rafforzare quella democrazia oggi in pericolo.

Ciò nonostante, c’è chi ha capito poco o nulla. Oltre agli Eurodeputati dell’Alleanza Progressita dei Socialisti e dei Democratici Europei che hanno votato contro, anche il Partija Rehioniv, la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

“La risoluzione è stata votata solamente dal 4% dei deputati di tutto il Parlamento. Questa è manipolazione della volontà della gente” è stato il commento di un suo esponente, Vadym Kolesnichenko: una dichiarazione che ben spiega la concezione di democrazia non solo del simpatico politico – che definisce il Legno Storto un giornaletto da parrocchia, ed il Redattore della Voce Arancione uno studentello di Padova – ma di tutte le Autorità di Kyiv.

Un motivo in più per felicitarsi dell’opportuna iniziativa parlamentare in difesa di valori e principi innegoziabili. Nemmeno dinnanzi al gas.

Matteo Cazzulani