LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’EUROPA AL VOTO: LA SORPRESA SLOVENA, LA CONFERMA CROATA, LA FURBIZIA RUSSA

Posted in Balcani, Russia by matteocazzulani on July 1, 2012

Colpo di scena in Slovenia, con i progressisti davanti ai moderati. Conferma della annunciata vittoria del centrosinistra in Croazia. Ancora repressioni nella Russia di Putin

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Il gusto della democrazia ed il cinismo della repressione. Questo lo scenario politico di Domenica, 4 Dicembre, giorno in cui si è votato contemporaneamente per il rinnovo dei Parlamenti in Slovenia, Croazia, e Russia. Tre scenari differenti, dominati da emozioni, colpi di scena, ma manche brutali conferme.

Sorpresa per il risultato sloveno, dove ad avere la meglio è stata Slovenia Positiva: partito di centro-sinistra fondato da poco dal sindaco di Lubiana, Zoran Jankovic, popolare non solo come guida storica della capitale – rieletto nel 2010 dopo la prima investura nel 2006 – ma anche per avere guidato la catena di supermercati Mercator. Sarà lui, con il 29,6% dei consensi, ad avere la responsabilità di tenere fuori la Slovenia da una crisi dell’Euro che, dopo Grecia, Spagna, Italia, ed Irlanda, rischia di colpire l’unico Stato Balcanico ad avere adottato la divisa unica.

Nulla da fare per il moderato Partito Democratico Sloveno – SDS – dell’ex-Premier Janez Jansa, dato per favorito ma fermo al 26%, e nemmeno per la forza socialdemocratica del Capo del Governo uscente, Borut Pahor, terzo con il 10,7%.

Nihil novi per la Croazia, dove la vittoria preannunciata dell’opposizione di centro-sinistra ha avuto conferma: un risultato storico, dal momento in cui la Kukuruda – coalizione progressista, così chiamata dal nome del ristorante presso Rijeka in cui è stata fondata, guidata dal Partito Socialdemocratico della Croazia – SDP – di Zoran Milanovic – ha interrotto il lungo governo della conservatrice Comunità Democratica Croata – HDZ – dell’ex-Premier, Jadranki Kosor: al potere dall’indipendenza del Paese del 1991, ultimamente incapace di scacciare l’incubo bancarotta. Dunque, enormi responsabilità sulle spalle del 45enne Milanovic, anche perché la Croazia è in dirittura d’arrivo nel lungo cammino per l’ingresso nell’Unione Europea, che sarà finalizzato il prossimo 9 Dicembre.

La bufala russa

Amare notizie, invece, per la Russia. I media occidentali hanno salutato la perdita della maggioranza assoluta da parte di Russia Unita – il Partito del potere del tandem Putin-Medvedev – come un segnale di risveglio democratico in un Paese cronicamente affetto da elezioni falsate e riduzione violenta al silenzio del dissenso. Nulla di più sbagliato, dal momento in cui a vincere la consultazione sono stati solo partiti-satelliti del Cremlino – i Liberal-Democratici di Zhirinovs’kij, quarti con l’11,42%, i socialdemocratici di Russia Giusta, terzi con il 12,8% – oppure opposizioni vere, tollerate in quanto sostenute da una fascia minoritaria della popolazione, come i comunisti di Zjuganov, secondi con il 19,8%. Niente da fare per la vera opposizione di Jabloko, Partito liberale e filo-europeo, guarda caso non in grado di abbattere il quorum necessario per ottenere seggi alla Duma.

In aggiunta, le solite repressioni: una manifestazione del movimento di opposizione Altra Russia è stato contrastato dall’intervento violento della milicija, con la solida coda di una decina di arresti. Inoltre, i siti di Radio Ekho Moskvy e della ONG Golos – nota per l’impegno a democraticizzare la Federazione Russa – sono stati oscurati fin dalla mattinata, quando le urne stavano giusto per essere aperte nella regione di Mosca.

Matteo Cazzulani

ARRESTI E REPRESSIONI: LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN MOSTRA GIA’ IL SUO VERO VOLTO

Posted in Russia by matteocazzulani on March 6, 2012

Dopo solo un giorno dalla chiusura dei seggi la polizia russa arresta più di 500 manifestanti e giornalisti tra Mosca e Pietroburgo, scesi in piazza per protestare contro le irregolarità compiute durante le elezioni presidenziali di Domenica, 4 Marzo. Germania e Francia sembrano non accorgersi dell’accaduto e si congratulano con lo zar del gas per la terza rielezione

Una foto dei dissidenti arrestati di Aleksej Naval'nyj

Se il buongiorno si vede dal mattino, in Russia è prevista una folta tenebra, e in Europa un venticello tanto debole quanto la posizione che i suoi principali Leader hanno assunto nei confronti dei brogli elettorali e delle repressioni attuate a Mosca. Nella giornata di lunedì, 5 Marzo, la polizia russa ha arrestato più di 500 tra manifestanti: scesi in piazza per richiedere la ripetizione delle elezioni presidenziali del giorno precedente.

Secondo i dimostranti, le consultazioni elettorali si sono svolte in un clima di irregolarità diffusa e di falsificazioni attuate per consentire al Premier, Vladimir Putin, la rielezione sullo scranno presidenziale per la terza volta non consecutiva. Riunitisi in più di 20 Mila nella centrale piazza Pushkin’skaja, a Mosca, i dissidenti sono stati presto oggetto delle cariche delle forze dell’ordine, che hanno provveduto ad arrestare 150 manifestanti.

Tra essi, molti giornalisti, i Leader del movimento di opposizione progressista Altra Russia, Eduard Limonov, quello della democratica Solidarnist’, Ilja Jashin, e il blogger Aleksej Naval’nyj: noto per avere raccolto, e diffuso, le diverse testimonianze di brogli durante le procedure di voto.

Medesimo scenario si è registrato sul Kol’co – la circonvallazione di Mosca – dove l’opposizione ha organizzato una catena umana colorata di bianco – la tinta scelta per esprimere il dissenso a Putin – tuttavia, rotta dall’imponente presenza degli Omon. Infine, ancora più lontano dal Cremlino, a San Pietroburgo, in 1500 si sono riuniti presso la Piazza di Sant’Isacco in un’azione conclusa con l’arresto di 300 dissidenti.

Le opposizioni, guidate dal Segretario del Partito della Libertà Popolare PARNAS, Borys Nemcov, dal Leader del Partito Repubblicano Russo, Vladimir Ryzhkov, da quello del Fronte Civico Unito, Garri Kasparov, dal Capo del Fronte Radicale della Sinistra, Sergej Udal’cov, non riconoscono i dati delle elezioni presidenziali.

Secondo la Commissione Elettorale Centrale, Putin sarebbe ritornato al Cremlino con il 63,5% dei consensi, seguito dal comunista Gennadij Zjuganov con il 17,18%, dall’indipendente Mikhail Prorokhov – che è sceso in piazza con l’opposizione – con il 7,98%, dal nazionalista Vladimir Zhirinovskij con il 6,21% e dal socialdemocratico Sergej Mironov con il 3,86%.

In Russia il manganello, in Europa il fioretto

“Non abbandoneremo la piazza fino a quando Putin non se ne andrà dal Cremlino, e sarà riconvocata una nuova elezione del Capo dello Stato” ha dichiarato Udal’cov: più tardi anch’egli arrestato dalla polizia. “Chiediamo che la gente possa votare secondo le proprie idee, e non sull’onda del terrore” ha illustrato Mikahil Prorokhov, mentre il deputato del partito socialdemocratico Russia Giusta, Il’ja Ponomarev, ha invitato, invano, la polizia a lasciare libertà di manifestazione ai dimostranti.

Chi invece ha accettato i dati, nonostante le palesi violazioni della libertà di voto e di espressione, sono stati i Capi di Stato e di Governo di Germania e Francia. Pur riconoscendo la differente pratica con cui le elezioni sono state condotte, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dopo avere evidenziato l’importanza delle relazioni tra Berlino e Mosca, ha illustrato come al neo-rieletto Presidente spetti il compito di modernizzare la Russia.

Stesso senso ha avuto il messaggio di congratulazioni per la vittoria inviato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che ha riconosciuto a Putin l’impegno per la democratizzazione e il progresso economico di uno Stato la cui partnership è fondamentale per Parigi e per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

CAPODANNO DI ORDINARIA REPRESSIONE IN RUSSIA ED UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 1, 2012

Ottanta arrestati nelle manifestazioni per la libertà di associazione a Mosca e Pietroburgo, tra cui il candidato alle Elezioni Presidenziali, Eduard Limonov. A Kharkiv meeting in solidarietà della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: detenuta per motivi politici nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj. A Kyiv, il Presidente, Viktor Janukovych, elimina ogni accenno alla Lady di Ferro ucraina, ed anche l’inno nazionale dal tradizionale discorso di fine anno

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, durante il tradizionale messaggio di fine anno. FOTO UKRAJINS'KA PRAVDA

Un silenzio assordante rotto dal tintinnio delle manette e da vuote parole di pura retorica dittatoriale. Così è stato vissuto il Capodanno 2012 in Russia ed Ucraina: due Paesi in cui regimi autoritari hanno sfruttato le distrazioni delle masse, impegnate a preparare i festeggiamenti per l’Anno Nuovo, per dare l’ennesima prova della vera natura di sé.

A Mosca, una settantina di dimostranti è stata arrestata per avere partecipato alla tradizionale manifestazione che, il 31 di ogni mese, raduna in Piazza Triumfal’naja le opposizioni di qualsiasi orientamento – dall’estrema desta ai bolscevichi – per rivendicare la libertà di associazione: diritto garantito dall’Articolo 31 della Costituzione della Federazione Russa, puntualmente calpestato dal Cremlino.

Tra gli arrestati, giornalisti, blogger, attivisti politici ed il Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov. L’esponente del movimento di opposizione liberal-progressista, candidato alle prossime Elezioni Presidenziali di Marzo in concorrenza all’attuale Premier, Vladimir Putin, non ha fatto in tempo nemmeno a scendere dalla propria auto: subito, una manciata di poliziotti lo ha prelevato e caricato su una camionetta diretta al primo commissariato.

Simili manifestazioni anche a San Pietroburgo, dove gli arrestati sono stati “solo” dieci. La cifra è stata riportata da Radio Liberty, e confermata poco dopo dalla direzione regionale della polizia della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora la regione di Pietroburgo.

Janukovych impara dal Cremlino

Medesima atmosfera anche in Ucraina, dove le manifestazioni sono state quelle dei sostenitori della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: accampati a Kharkiv presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj in sostegno dell’ex-Primo Ministro. La Lady di Ferro ucraina è stata deportata dal carcere di Kyiv nella mattinata del giorno precedente, nonostante le precarie condizioni di salute che le impediscono la deambulazione per la propria cella.

La Tymoshenko deve scontare sette anni di detenzione per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: una sentenza politica, maturata dopo un processo farsa in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei propri diritti, e le imputazioni montate ad hoc per incastrare l’ex-Primo Ministro.

Inoltre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato inflitto un secondo arresto cautelativo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo del procedimento in cui la Lady di Ferro ucraina è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato dalla Tymoshenko prima della discesa in campo del 1998.

Per questa ragione, la detenuta doc non ha potuto né giovare del menù speciale concesso ai detenuti per Capodanno, né distrarsi con la partecipazione al concerto organizzato dalle Autorità carcerarie: la Tymoshenko è stata costretta ad attendere la mezzanotte sola, in compagnia di un brodo tiepido e di un silenzio gelido.

Ovviamente, della Tymoshenko non si è ricordato il Presidente, Viktor Janukovych, che, altresì, ha sfruttato il tradizionale messaggio di fine anno per annichilire ulteriormente ogni simbolo di indipendenza nazionale ucraina. Dopo avere elogiato il raggiungimento della stabilità, la costruzione di infrastrutture, l’ottenimento degli europei di calcio, e il miglioramento dell’immagine di Kyiv nel Mondo, il Capo di Stato ha concluso gli Auguri con un semplice saluto: senza il tradizionale inno nazionale.

Janukovych si sta rilevando un Presidente autoritario, capace di spazzare ogni conquista democratica, anche simbolica, ottenuta dall’Ucraina degli ultimi anni. Di recente – dopo avere indebolito il Parlamento, falsato le Elezioni Amministrative dell’Ottobre 2010, e concesso il prolungamento dell’esercito russo in Crimea – il Capo di Stato ha abolito con un decreto urgente il Giorno della Libertà – la festa in ricordo della Rivoluzione Arancione – e cancellato altre ricorrenze patriottiche istituite dal suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Il 19 Dicembre, l’Unione Europea ha congelato la Firma dell’Accordo di Associazione: storico documento con cui Kyiv avebbe ottenuto lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera. I Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, non hanno potuto ratificare tale passo dinnanzi al regresso democratico in Ucraina che, oltre alla Tymoshenko, ha portato tra carcere, prigione ed esilio una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – in detenzione preventiva, ancor prima che una sentenza lo abbia condannato per abuso d’ufficio – e l’ex-Titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn – in asilo politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA L’ENNESIMA MANIFESTAZIONE ANTIPUTINIANA. MA LA REPRESSIONE CONTINUA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 25, 2011

Circa 30 Mila dimostranti a Mosca protestano contro i brogli elettorali che hanno garantito al Partito del Potere la maggioranza quasi assoluta in Parlamento, ed invitano a votare contro Putin alle prossime Elezioni Presidenziali. Repressioni ed arresti a San Pietroburgo ed in provincia. Fermi anche in Ucraina

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Se Putin non fosse ortodosso avrebbe buoni motivi per digerire a fatica il panettone. Nella giornata di sabato, 24 Dicembre, a Mosca ha avuto luogo la seconda imponente manifestazione delle opposizioni alla Verticale del Potere: capaci di riempire il Prospekt Sakharov con una folla oceanica.

Secondo gli organizzatori, i dimostranti sarebbero stati cento mila, mentre per le Autorità non si può parlare di più di 30 Mila persone. Ciononostante, l’affluenza è stata ben superiore alla precedente manifestazione di massa del 10 Dicembre, a cui, in Piazza Bolotnaja, hanno partecipato in 20 Mila: numeri da capogiro se si considera il clima di terrore finora imposto dalle autorità russe, che malvolentieri hanno tollerato ogni espressione di dissenso, sia pubblica che privata.

Ai sostenitori dei movimenti di opposizione Solidarnost’ – di orientamento democratico – ed Altra Russia – liberalprogressista – si sono aggiunti militanti di ogni colore, dall’estrema destra alla sinistra, e persino privati cittadini: uniti nel protestare contro i brogli elettorali che, lo scorso 4 Dicembre, hanno garantito la maggioranza quasi assoluta alla Duma al Partito del Potere, Russia Unita.

Dopo i discorsi dal palco dei principali Leader del dissenso politico al Cremlino – il vice-capo di Solidarnost’, Boris Nemcov, l’ex-Ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, il campione di scacchi, Garri Kasparov, il blogger Aleksej Naval’nyj, la nota teleconduttrice, Ksenija Sobchak, e l’ultimo Presidente URSS, Mikhail Gorbachev – i manifestanti hanno richiesto una commissione d’inchiesta neutrale per appurare l’effettiva regolarità del voto del 4 Dicembre, ed invitato ogni cittadino russo a partecipare alle Elezioni Parlamentari del prossimo 4 Marzo per votare un candidato qualsiasi al di fuori dell’esponente della verticale del potere, l’attuale Premier, Vladimir Putin.

Janukovych poliziotto di Putin

Oltre a quella di Mosca – che gli organizzatori hanno promesso di replicare nei prossimi mesi – simili manifestazioni si sono svolte in centri di provincia, dove, all’oscuro delle telecamere dei principali network internazionali, si sono registrati arresti e repressioni da parte delle Autorità. A San Pietroburgo, tra i 1500 dimostranti la polizia ha fermato alcuni “provocatori”, mentre a Barnaul ad essere arrestati sono stati i quattro organizzatori della manifestazione locale, a cui hanno partecipato circa 400 persone.

In linea con il regime di Mosca è anche quello di Kyiv, dove il Presidente, Viktor Janukovych, continua a dare prove della svolta autoritaria adottata dalla sua Amministrazione: già responsabile di arresti e processi politici a carico di una decina tra giornalisti indipendenti ed esponenti dell’Opposizione Democratica. La manifestazione in solidarietà agli oppositori russi della Coalizione dei Partecipanti della Rivoluzione Arancione, sul centrale Khreshchatyk, è stata repressa dalla polizia con cinque arresti.

Ufficialmente, la simpatica dimostrazione – organizzata su una giostra – è stata interrotta con la forza per disturbo della quiete pubblica, ma è difficile escludere che, anche sulle Rive del Dnipro, il minimo dissenso inizi davvero a dare fastidio, sopratutto in seguito al congelamento dei rapporti con l’Unione Europea: turbata dinnanzi al rapido regresso della democrazia in Ucraina, con cui Janukovych sta isolando sempre più il suo Paese a livello internazionale.

Un segnale preoccupante, che dimostra come – a differenza di quanto abilmente tollerato a Mosca dalle Autorità: intenzionate a presentarsi al Mondo come realmente democratiche – il puntinismo sia ancora vivo e ben radicato non solo nella sterminata provincia russa, ma anche in Paesi europei, una volta parte dell’Unione Sovietica.

Matteo Cazzulani

Elezioni Presidenziali russe: i liberali hanno un loro candidato

Posted in Russia, Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2011

Grigorij Javlinskij alla terza corsa per il Cremlino alla guida del Partito Jabloko: filoeuropeo e legato alla libera economia. Esclusi dalle Autorità altri candidati indipendenti, ed ostacolata la corsa di pretendenti “extra-parlamentari”

Il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij

59enne economista, attivista politico di lunga data, ed autore di alcuni programmi di riforma dell’economia russa in senso occidentale. Questo l’identikit di Grigorij Javlinskij: candidato ufficiale del partito liberale e filoeuropeo Jabloko alle Elezioni Presidenziali russe del prossimo 4 Marzo.

Una nomina ottenuta a seguito di un congresso convocato ad hoc, in cui il Leader del soggetto politico filoeuropeo, con il voto favorevole di 106 delegati, ha battuto il principale rivale, l’attore Viktor Balabanov – sostenuto solo da 3 consensi – dopo che la candidatura del blogger Aleksej Naval’nyj e stata respinta. Per Javlinskij e il terzo tentativo di una corsa infinita al Cremlino che già lo ha visto quarto nel 1996 e terzo nel 2000, rispettivamente con il 7,43% ed il 5,8%.

Leader di un Partito dal programma fortemente liberale ed improntato all’avvicinamento della Russia all’Occidente, Javlinskij si pone in totale opposizione alla Verticale del Potere Putin-Medvedev, come già dimostrato dalle manifestazioni organizzate dal suo movimento in diverse città del Paese. Solo a Mosca, nella giornata di sabato, 17 Dicembre, 2 Mila dimostranti sono scesi in piazza per protestare contro i brogli nelle elezioni parlamentari dello scorso 4 Dicembre con cui Russia Unita – il Partito del Potere – ha ottenuto la maggioranza quasi assoluta dei seggi.

Democrazia ancora calpestata

Una manipolazione della consultazione democratica che potrebbe ripetersi anche per quanto riguarda le Presidenziali, come dimostrato da prime, inconfondibili avvisaglie. Come ipotizzato, il candidato del movimento di opposizione progressista-liberale Altra Russia, Eduard Limonov, e stato escluso dalle elezioni per raccolta irregolare delle firme necessarie al sostegno della candidatura. Lo scorso 11 Dicembre, il politico e stato costretto a celebrare la kermesse di investitura elettorale su un autobus parcheggiato dinnanzi l’albergo in cui avrebbe dovuto tenersi l’evento: prontamente presidiato dalle forze di polizia per impedirne l’ingresso.

Ad oggi, i candidati ammessi sono il Capo di Russia Unita, l’ex-Presidente ed attuale Premier, Vladimir Putin, il Leader dei LiberalDemocratici – lista connivente col Cremlino – Vladimir Zhirinovs’kij, il Segretario dei comunisti, Gennadij Zjuganov, ed il Leader della socialdemocratica Russia Giusta, Sergej Mironov. Ad essi, si e aggiunto l’oligarga Mikhajl Prorokhov: tuttavia chiamato alla raccolta di 2 Mila firme in aggiunta in quanto candidato di una forza politica non rappresentata in Parlamento.

Medesimo compito che spetta a Javlinskij, in quanto Jabloko, secondo i dati ufficialmente riconosciuti dal Cremlino – malgrado i diffusi brogli, certificati dai più importanti osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa – non e riuscita a superare lo sbarramento necessario per ottenere seggi in Parlamento.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA GIA’ SI FALSIFICANO LE PROSSIME ELEZIONI PRESIDENZIALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 12, 2011

Ostacolata dalla polizia la raccolta firme del Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov, mentre la Commissione Elettorale Centrale ha già registrato la partecipazione di Vladimir Putin, candidato del Partito del Potere Russia Unita, di e Sergej Mironov, esponente della socialdemocratica Russia Giusta, alle consultazioni del 4 Marzo

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Costretto per strada alla raccolta firme in un giorno di inizio inverno russo. Così il Leader del movimento progressista di opposizione Altra Russa, Eduard Limonov, ha dovuto inaugurare la propria corsa alle elezioni presidenziali del prossimo marzo, nelle quali potrebbe rivelarsi il principale competitor dell’attuale Primo Ministro, Vladimir Putin: candidato del Partito del Potere Russia Unita.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui la kermesse convocata da Limonov per Domenica, 11 Dicembre, non ha potuto svolgersi nel luogo e nell’orario prestabilito: la Direzione dell’hotel Izmajlovo – nella periferia Nord-Est di Mosca – ha revocato l’evento all’ultimo per restauri mai comunicati in precedenza. Una doccia fredda per la direzione dell’Altra Russia, la quale, in assenza di luoghi alternativi, non ha trovato di meglio che organizzare il tutto su un autobus presso l’ingresso dell’albergo: costantemente presidiato dalla polizia in assetto antisommossa.

Ligio il comportamento dei militanti, che, nonostante la location improvvisata, sono accorsi in massa per apporre sui moduli ufficiali le 500 firme necessarie per la presentazione della candidatura di Limonov. Tuttavia, lo staff del Leader dell’Altra Russia resta cauto: la Commissione Elettorale Centrale potrebbe invalidare le sottoscrizioni a causa della differente ubicazione del luogo in cui sono state raccolte rispetto a quanto comunicato. Una possibilità non peregrina, dal momento in cui per simili “irregolarità”, più o meno volute, nel 2008 è stata resa impossibile la candidatura dell’allora Leader del Fronte Civico Unito, Garry Kasparov.

Una corsa già scritta

Dunque, nulla sembrerebbe avere cambiato l’imponente manifestazione con cui, sabato, 10 Dicembre, più di 20 mila dimostranti hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja ed i ponti adiacenti sulla Moscova: determinati nel protestare contro i brogli elettorali che hanno consegnato la maggioranza quasi assoluta alla Duma a Russia Unita. Un’elezione in salsa russa che “costringerà” il tandem Putin-Medvedev a dividere il potere con due liste civetta conniventi col Cremlino: i liberal-democratici di Zhirinovs’kij, e la socialdemocratica Russia Giusta.

Gli stessi soggetti che, senza troppi dubbi, potrebbero essere gli unici protagonisti di una corsa presidenziale di Marzo dalla regolarità sempre più sospetta: finora, la Commissione Elettorale Centrale ha accolto solo le candidature di Putin e del Segretario di Russia Giusta, Sergej Mironov.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA LA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTI-PUTIN DI SEMPRE

Posted in Russia by matteocazzulani on December 11, 2011

Più di 20 Mila dimostranti dell’opposizione liberale, democratica, e progressista scendono in Piazza Bolotnaja per manifestare contro i brogli elettorali. Le Autorità lasciano fare, ma nel contempo confermano i dati contestati, arrestano dissidenti nelle località di provincia, ed oscurano le pagine dei media scomodi, come la Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja

La protesta delle opposizioni russe. FOTO E VIDEO MUSTAFA NAJEM

“Presso il Cremlino non cambierà nulla, ma l’atmosfera della dimostrazione, anche solo per qualche ora, ha dato un nuovo volto alla Russia”. E il commento di uno stimato collega ucraino – che tra Rivoluzione Arancione e proteste in Bielorussia ha una discreta conoscenza della questione – che meglio sintetizza l’imponente manifestazione delle opposizioni russe, riunitesi, sabato 10 Dicembre, per protestare contro i brogli elettorali della Verticale del Potere, in piazza Bolotnaja.

Un’ubicazione assegnata dalle Autorità dopo un’attenta mediazione con gli organizzatori, che, reduci da proteste pacifiche spontanee nei tre giorni seguenti alle elezioni parlamentari di Domenica, 4 Dicembre – puntualmente represse dalla polizia, con violenze ed arresti a più di mille manifestanti – hanno ottenuto il permesso di dimostrare sull’isolotto dirimpetto al Cremlino, con la presenza di non più di 300 persone.

Limite oltrepassato a dismisura dall’invasione di più di 20 Mila dimostranti: giovani, anziani, donne, uomini, e bambini, assiepati persino sul ponte adiacente al palco, vista l’impossibilità di raggiungere una piazza stipata. Sorpresi sopratutto i Leader politici dell’opposizione, che mai hanno avuto modo di parlare ad una platea così ampia senza temere cariche della polizia e notti in gattabuia per illegittimo dissenso.

“Il 17 Dicembre si replica in piazza Pushkinskaja – ha dichiarato Sergej Mitrokhin, Segretario del partito liberale e filoeuropeo Jabloko, escluso dalla Duma per non essere riuscito a superare lo sbarramento secondo il conteggio del Cremlino: principale oggetto della critica di tutti gli interventi della dimostrazione – continueremo a dire no ai brogli elettorali – ha continuato – fino a quando anche a Mosca non regnerà la giustizia”.

Ulteriore appuntamento è stato proposto da uno degli esponenti di spicco del movimento liberal-progressista Altra Russia, Boris Nemcov, che ha chiamato i dimostranti ad accorrere, sempre in piazza Bolotnaja, il prossimo 24 Dicembre, con il preciso scopo di chiedere nuove elezioni, sopratutto in seguito alle irregolarità certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di Consiglio d’Europa ed OSCE.

A chiudere l’evento, durato in tutto più di tre ore, una dichiarazione congiunta delle opposizioni, firmata, ed esposta pubblicamente, dai Leader di Jabloko, Altra Russia, e del movimento democratico Solidarnost’. Chiesta l’immediata liberazione dei detenuti politici ancora in carcere dopo le manifestazioni degli scorsi giorni, una severa punizione per i responsabili di tali violazioni del diritto di manifestazione – garantito, seppur solo formalmente, dalla Costituzione russa – la legalizzazione di tutti i partiti non allineati alla Verticale del Potere, l’indizione di nuove elezioni regolari e democratiche, e le dimissioni del Capo della Commissione Elettorale Centrale, Vladimir Churov.

La repressione e l’autoritarismo continuano

Proprio il suo vice, durante la manifestazione di piazza Bolotnaja, ha confermato i dati elettorali contestati, e ritenuto inutile verificare la regolarità delle operazioni di voto e di conteggio dei consensi. Dunque, maggioranza quasi assoluta confermata a Russia Unita: il Partito del tandem Putin-Medvedev, libero di governare in coalizione con due liste conniventi col Cremlino – i liberal-democratici di Zhirinovskij ed i socialdemocratici di Russia Giusta – e di relegare all’opposizione parlamentare i comunisti, e a quella extra-parlamentare il popolo della Bolotnaja. Colorato, festoso e determinato nell’esprimere il proprio dissenso, quest’ultimo ha saputo regalare al Mondo intero l’immagine di una Russia finalmente libera e democratica.

Ma non solo a carte bollate: il regime, apparentemente sornione, ha continuato a colpire anche con notevole furbizia mediatica. Dimostranti di altre città – impossibilitati a recarsi a Mosca, ma desiderosi di solidarizzare con piazza Bolotnaja con simili presidi – sono stati arrestati, ed invitati con maniere forti ad interrompere la protesta.

Inoltre, il sito ed i telefoni della Novaja Gazeta – giornale di opposizione a Putin, celebre per avere denunciato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia per mezzo dei pezzi di Anna Politkovskaja: coraggiosa giornalista assassinata a domicilio da misteriosi sicari il giorno del compleanno dello zar del gas – sono stati oscurati ed assaliti da una registrazione automatica inneggiante alle Autorità del Cremlino. Pronto l’allarme comunicato dalla redazione, subito rilanciato dal giornale Kommersant”, da Radio Ekho Moskvy, e dall’ONG Golos: già vittime di simili attacchi mediatici nel corso della giornata elettorale e delle seguenti dimostrazioni.

Matteo Cazzulani

Elezioni Parlamentari Russe: una bufala “democratica”

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

I media occidentali evidenziano con enfasi il crollo del partito del potere. Liste civetta conniventi con l’asse Putin-Medvedev le uniche ad entrare nella Duma, con arresti di oppositori, e repressioni sui media indipendenti

La menzogna e servita, con il tacito assenso di un occidente impaurito ed ingannato. Il risultato delle elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, e stato accolto come passo in avanti verso la democrazia da parte di una Russia palesemente autocratica, e tradizionalmente avvezza a consultazioni elettorali manipolate senza troppi mascheramenti.

In effetti, i risultati sono storici, dal momento in cui Russia Unita, il partito del potere del tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e domani certamente Presidente e Premier – ha registrato un crollo vertiginoso dei consensi: passando dal 68% al 46,0. Una maggioranza assoluta non più posseduta solo nella forma, dal momento in cui, nella sostanza, le elezioni sono state un grande bluff.

Difficile ritenere opposizione gli altri partiti entrati alla Duma: il Partito Liberal-Democratico di Zhirinovskij , quarto con il 13,2% dei voti, e apertamente sciovinista ed in linea con le politiche imperialiste con cui Putin e Medvedev si sono presentati. La sedicente socialdemocratica Russia Giusta, terza con il 14,1% dei voti, e una cozzagli a elettorale, secondo molti esperti autorevoli creata ad hoc dal Cremlino per dare una parvenza di democrazia.

Il medesimo atteggiamento tenuto dalla verticale del potere per i comunisti di Zjuganov: secondi con il 21,0%, presentati alla stampa mondiale come prova tangibile di un pluralismo partitico difficile da credere. Guarda caso fuori dal Parlamento sono rimasti i Deputati di Jabloko: unica forza di opposizione, chiaramente liberale e filo europea.

Repressioni ed arresti a corredo del “successo” dello zar del gas

Per ora, le organizzazioni non governative impegnate nell’osservazione delle consultazioni non si sono espresse, ma restano alcuni precisi segnali. In primis, le notizie della stampa russa ed internazionale: tutte allineate nell’esaltare i progressi della democrazia russa. In secondo luogo, i fatti sapientemente sottaciuti da chi ha interesse nel presentare lo zar del gas come alfiere della democrazia.

Sin dalla mattinata i siti di radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos – impegnata nel rispetto della democrazia – sono stati oscurati. Nella serata, presso piazza Triumfal’naja, più di una decina di militanti del movimento di opposizione Altra Russia sono stati arrestati: rei di avere manifestato il proprio dissenso alle elezioni-farsa organizzate da un regime che, legittimato dalle ennesime manipolazioni, e santificato da un’Occidente addormentato, resta una minaccia per l’Europa tutta.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO I BROGLI ELETTORALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

300 gli arrestati per Illegittimo Dissenso durante la dimostrazione del movimento Solidarnist’, compartecipata da circa 2 Mila persone. Repressa, con l’incarcerazione di 150 persone, anche l’iniziativa dei liberal-progressisti di Altra Russia. Gli osservatori internazionali certificano l’irregolarità della votazione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Forse, questa volta il Cremlino ha aperto il Vaso di Pandora. La giornata di lunedì, 5 Dicembre, all’indomani delle elezioni parlamentari russe, è stata caratterizzata da continue manifestazioni da parte di militanti, attivisti e simpatizzanti della vera opposizione: quella non ammessa alla consultazione elettorale, in cui tre delle quattro liste che hanno ottenuto seggi alla Duma sono diretta espressione della Verticale del Potere.

La dimostrazione più imponente, in tarda serata: presso il Bulvar Chystoprudnyj si sono riuniti più di 2 Mila persone, intenzionate a raggiungere la piazza della Lubjanka – tristemente nota per avere ospitato la sede del KGB e, oggi, quella dell’FSB – esclamando slogan contro la falsificazione delle elezioni ed invitando la polizia ad aggiungersi al corteo. Nulla da fare, anche perché la milicija non solo ha impedito ad altri manifestanti di aggiungersi alla dimostrazione, ma, una volta terminato il corteo, hanno dato vita a cariche, culminate con manganellate ed arresti di più di 300 partecipanti. Tra essi, Il’ja Jashin ed Aleksej Naval’nyj: esponenti di spicco del movimento Solidarnost’ – creato da forze partitiche di diverso orientamento sul modello della Solidarnosc polacca.

I fatti della Lubjanka non sono che l’ultimo episodio di una crescente repressione del dissenso. Già nella giornata di Domenica, 4 Dicembre, ad urne ancora aperte, in Piazza Triumfal’naja la manifestazione del movimento di opposizione liberal-progressista Altra Russia è stata soffocata secondo il medesimo copione, con la spedizione in gattabuia di 150 dimostranti. Anteprima di tale epilogo, gli attacchi da parte di hacker denunciati poco prima dell’apertura dei seggi da parte di Radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos, impegnata nella democratizzazione della Russia.

A dare conferma alle ragioni della protesta, i diffusi casi di falsificazione della consultazione elettorale certificati dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa che, in particolare, hanno segnalato la sistematica intrusione di esponenti delle Autorità nel conteggio dei voti, attività di propaganda elettorale presso i seggi, ed aggiunta di schede pre-votate nelle urne. Una tecnica che ha dato i suoi frutti: durante la diretta dedicata ai risultati delle elezioni, il Canale Rossija 24, basandosi sui dati ufficiali, ha contato il 115,5% dei voti nella Oblast’ di Svedlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 129 % in quella di Voronezh.

Putinismo dal volto umano

Lecito ricordare che secondo i dati riconosciuti dal Cremlino, il Partito del Potere tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e, dal prossimo Marzo, Presidente e Premier – Russia Unita ha ottenuto il 49% dei consensi, in crollo di più del 15% rispetto ai sondaggi: guarda caso giusto sotto la soglia per l’ottenimento della maggioranza dei seggi alla Duma. Una situazione che porterà alla formazione di una coalizione di governo con i Liberal-Democratici di Zhirinosvs’kij – quarti con l’11,5% dei consensi – e la socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 13% dei voti: liste composte da politici riciclati, spesso fuoriusciti da Russia Unita, tutti conniventi col Cremlino. All’opposizione restano solo i comunisti di Zjuganov – secondi con il 19% – mentre i liberali filo europei di Jabloko non hanno superato lo sbarramento.

Così, la Verticale del Potere Putin-Medvedev mantiene stretto il potere, presentandosi con un volto più umano e “democratico” alla Comunità Internazionale. Tuttavia, resta la medesima natura repressiva di sempre, oggi chiamata agli straordinari per arginare un’ondata di proteste che, sempre crescenti, dimostrano un timido avvio del consolidamento della società civile attorno ad ideali di democrazia, libertà, e giustizia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani