LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’EUROPA AVANTI CON I PROGETTI DI SICUREZZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 7, 2012

L’Estonia da il via alla costruzione di un rigassificatore, mentre la Romania sostiene la realizzazione del Nabucco e del progetto AGRI. Ambigua la posizione della Bulgaria nei confronti della Commissione Europea

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Si alla politica energetica europea, alla costruzione di rigassificatori nel Baltico e alla messa a punto di progetti di approvvigionamento alternativi a quelli legati al gas russo. A seguito dell’avvio dell’inchiesta ufficiale da parte della Commissione Europea nei confronti del monopolista russo, Gazprom, per condotta monopolistica ed anti-concorrenziale, la sicurezza energetica dell’Europa ha raccolto importanti sostegni politici ed economici.

Nella giornata di venerdì, 7 Settembre, l’Estonia ha dato il via libera alla costruzione sul proprio territorio di un rigassificatore in grado di soddisfare il fabbisogno energetico anche degli altri due Stati Baltici – Lituania e Lettonia – e della Finlandia. Come riportato dall’autorevole Bloomberg, l’infrastruttura, compartecipata dalle compagnie Elering AS, Tallina Sadam e Vopak LNG Holding, sarà costruita a pochi chilometri dalla Capitale, Tallinn.

Con tutta probabilità, un terzo dei 221 Milioni di Euro necessari per la sua realizzazione saranno erogati dall’Unione Europea. Essa, giudicando la portata dell’operazione, potrebbe inserire il rigassificatore estone tra i progetti di importanza continentale.

L’iniziativa dell’Estonia va di pari passo con quanto approntato in Lituania, dove, entro il 2014, è prevista la costruzione di un rigassificatore presso il porto di Klaipeda. Simile progetto è stato varato anche in Polonia, che sta ultimando la realizzazione di un terminale LNG a Swinoujscie, in Pomerania.

Tallinn, Vilna e Varsavia sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas russo, e per questo hanno deciso di sostenere le indicazioni della Commissione Europea in merito alla diversificazione delle forniture di oro blu. Presso i terminali marittimi sarà infatti importato gas proveniente da Norvegia e Qatar, utile per garantire a Polonia, Estonia e Lituania l’approvvigionamento energetico in caso di interruzione delle forniture da parte di Gazprom.

A sostegno dei piani di indipendenza energetica della Commissione Europea si sono schierati anche due Paesi della penisola balcanica. Come riportato dall’agenzia FOCUS, il Premier bulgaro, Boyko Borysov, ha appoggiato l’iniziativa di Bruxelles in quanto volta ad eliminare i monopoli dal mercanti interno all’UE.

La posizione della Bulgaria è tuttavia molto ambigua. Sofia, pochi giorni prima dall’apertura dell’inchiesta UE su Gazprom, ha firmato con il monopolista russo l’accordo per la costruzione in territorio bulgaro del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per rifornire direttamente di proprio gas l’Europa Sud-Occidentale ed impedire all’Unione Europea l’importazione diretta di gas azero nel Vecchio Continente.

Importante è anche la dichiarazione emessa dall’ambasciata della Romania in Azerbajdzhan, con la quale Bucarest ha auspicato il rapido varo del progetto AGRI. Esso prevede l’invio costante di gas e greggio azero via terra in Georgia e, dal porto di Poti, via mare fino alla città romena di Costanza.

Proprio il Presidente della Romania, Traian Basescu, a più riprese ha sostenuto le iniziative orientate alla diversificazione energetica varate dalla Commissione Europea come il gasdotto Nabucco: infrastruttura progettata per importare in Romania, Ungheria e Austria oro blu di provenienza azera dalla Turchia, dove la conduttura dalla verdiana denominazione si collegherà con la TANAP.

Per l’Europa anche il gas turkmeno

Proprio quest’ultima infrastruttura, nota anche come Gasdotto Transanatolico, ha visto le sue quotazioni impennare in seguito ad un vertice tra il Commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettinger, ed i Ministri dell’Energia di Azerbajdzhan e Turkmenistan, Natig Aliev e Murat Artikov.

Dai colloqui, come riportato dall’agenzia Europolitics, è emersa la volontà da parte di Ashgabat di rifornire di proprio gas la TANAP e, una volta costruito, il Nabucco, per contribuire, assieme a Baku, alla realizzazione dei progetti di diversificazione energetica dell’UE.

Per garantire l’effettiva manutenzione delle infrastrutture deputate al trasporto di gas centro-asiatico in Europa, la compagnia azera SOCAR ha dichiarato la messa in vendita del 29% delle azioni della TANAP a potenziali partner europei, come il colosso norvegese Statoil, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total.

Secondo le stime, la SOCAR manterrà il 51% del Gasdotto Transanatolico, mentre alla compagnia turca BOTAS resterà il 20% delle azioni dell’infrastruttura.

Matteo Cazzulani

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INDIPENDENZA ENERGETICA UE: AL VIA IL GASDOTTO TRANSANATOLICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 28, 2012

Ad Ankara, Turchia e Azerbajdzhan firmano l’accordo per l’avvio della costruzione di un’infrastruttura che consentirà il trasporto del gas dai giacimenti del Mar Caspio all’Europa senza transitare per la Russia, che ad oggi mantiene il monopolio sulle forniture di oro blu al Vecchio Continente. In risposta, Mosca rafforza la pressione sull’Ucraina per ottenere il controllo dei gasdotti di Kyiv e continuare la politica di espansione politica in Europa Orientale

Il sistema energetico della Turchia

Se l’Ucraina cede alla Russia, l’Europa guarda ad Anatolia, Caucaso e Mar Caspio per assicurarsi la propria indipendenza energetica. Questo è il quadro emerso nella giornata di mercoledì, 27 Giugno, durante il quale due sono stati gli episodi significativi che muteranno gli equilibri geopolitici nel Vecchio Continente.

Ad Ankara, con la presenza del Primo Ministro turco Tajip Erdogan e del Presidente Azero, Il’ham Alijev, Turchia e Azerbajdzhan hanno firmato l’accordo definitivo per la costruzione del Gasdotto Transanatolico – TANAP. Questa conduttura – compartecipata per l’80% dal colosso energetico azero SOCAR e per il restante 10% dalle compagnie turche BOTAS e TPAO – è progettata per trasportare 16 Miliardi di metri cubi l’anno di gas proveniente dall’Azerbajdzhan dal confine turco-georgiano alla Turchia Occidentale.

Oltre che per la portata – dai 16 miliardi di metri cubi di gas annui è previsto un ampliamento fino a 29 – la TANAP è importante dal punto di vista geopolitico, in quanto consente un collegamento diretto tra i gasdotti già costruiti per trasportare il gas azero in Turchia e quelli previsti dalla Commissione Europea, ma non ancora realizzati, per collegare la penisola anatolica al Vecchio Continente.

“L’Europa è un passo più vicina alla sua meta: l’importazione diretta di gas dall’Azerbajdzhan – ha dichiarato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger – La diversificazione delle forniture è indispensabile per la sicurezza dell’Unione Europea”.

Tra i progetti concepiti dall’UE come prolungamento della TANAP verso ovest, da tempo è in corso una concorrenza tra tre soggetti. Il primo di essi è il Nabucco Occidentale: gasdotto compartecipato dalla Compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara Ven, dalla tedesca RWE, e dall’ungherese MOL, progettato per trasportare il gas azero dalla Turchia in Austria secondo un itinerario che passa per Romania, Ungheria e Austria.

La seconda alternativa, che riguarda l’Italia, è il Gasdotto Transadriatico – TAP. Questo gasdotto è progettato per unire la Turchia all’Italia Meridionale passando per la Grecia e l’Albania. Esso è compartecipato dalla compagnia norvegese Statoil, da quella elvetica EGL e dalla tedesca E.On. Con tutta probabilità, al consorzio si aggiungerà anche l’azienda italiana Enel.

Infine, la terza ipotesi europea è il Gasdotto Europeo Sud Est – SEEP: esso è compartecipato dal colosso britannico British Petroleum e dalla SOCAR, e si caratterizza per la messa in comunicazione delle infrastrutture energetiche già esistenti con lo scopo di trasportare il gas azero in Europa secondo un percorso parallelo a quello del Nabucco Ovest.

Oltre che per l’indipendenza energetica europea, la TANAP è fondamentale anche perché coinvolge nella politica del gas del Vecchio Continente il Turkmenistan. Questo Paese centro-asiatico sta cercando nuovi mercati ove collocare il gas e gli idrocarburi di cui è ricco, e l’Europa, cronicamente assetata di energia, rappresenta il cliente più appetibile.

Non è un caso se la notizia dell’avvio della TANAP è stata accompagnata da una dichiarazione del Presidente turkmeno, Gurbanuli Berdymukhamedov, che ha ventilato l’ipotesi di un accordo a tre tra il suo Paese, l’Azebajdzhan e l’UE per la sicurezza energetica europea.

“L’UE apprezza e sostiene il ruolo del Turkmenistan per la sicurezza delle forniture di gas -riporta una nota della Commissione Europea – Il mezzo con cui essa va ottenuta è la diversificazione delle forniture, attingendo dai giacimenti di provenienza centro-asiatica”.

La via anatolica è una soluzione quasi obbligata per l’Europa, dal momento in cui la Russia – che ad oggi detiene il controllo diretto ed indiretto del controllo delle forniture di oro blu al Vecchio Continente – continua ad avvalersi del monopolio sul gas come mezzo per portare a termine disegni di natura politica.

Dalla Russia niente sconti all’Ucraina

Ne è un esempio quanto accaduto, sempre mercoledì, 27 Giugno, durante la seduta della Commissione intergovernativa Russia-Ucraina. Aleksej Miller, il Capo del monopolista russo del gas, Gazprom, ha dichiarato che Mosca non concederà a Kyiv alcun ribasso delle tariffe per la compravendita di oro blu.

Di pari passo, il Cremlino si è detto pronto a concedere al colosso energetico ucraino Naftohaz un prestito di danaro per permettere all’Ucraina di acquistare il gas dalla Russia e di garantirne il transito verso l’Europa Occidentale.

Ad oggi, l’Ucraina paga il gas alla Russia secondo un tariffario molto più alto rispetto a quello applicato da Gazprom a Germania e Francia, e per questa ragione ha ipotizzato una sensibile riduzione delle importazioni di oro blu russo per potere acquistare carburante da altri fornitori – Turchia, Azerbajdzhan e Turkmenistan – a un prezzo inferiore.

L’altro prezzo imposto dal Cremlino a Kyiv è frutto di un preciso disegno politico, che mira a costringere l’Ucraina a cedere ai russi il possesso dei propri gasdotti. Dinnanzi ai progetti di diversificazione delle forniture varati dalla Commissione Europea, la Russia, pur di mantenere l’egemonia energetica in Europa, sta rilevando la gestione parziale e totale dei sistemi infrastrutturali energetici dei singoli Paesi UE e di quelli appartenenti alla Comunità Energetica Europea come, per l’appunto, l’Ucraina.

L’ulteriore realizzazione di questo scenario avrebbe conseguenze pesanti per la sicurezza nazionale dei Paesi UE, poiché essi si troverebbero fortemente condizionati dalle decisioni politiche di un solo Stato, che, peraltro, si sta ripresentando sulla scena internazionale con una forte connotazione imperiale.

Matteo Cazzulani

L’Asia Centrale tra Cina, Russia e USA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on June 18, 2012

Pechino accorda forti investimenti in Tadzhikistan, Kyrgyzstan e Uzbekistan in campo industriale e finanziario, mentre Washington rafforza la cooperazione con Georgia, Azerbajdzhan e Armenia sul piano energetico. La Russia di Putin intenzionata ad aumentare la sua egemonia sull’area.

Investimenti, accordi energetici e un rapporto privilegiato per favorire la crescita. Questi sono gli elementi dell’accordo stretto tra Cina, Tadzhikistan, e Kyrgyzstan lo scorso 4 Giugno, nel corso di un vertice, organizzato a Pechino, dedicato al rafforzamento delle relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e gli stati dell’Asia Centrale.

I presidenti di Cina, Tadzhikistan e Kyrgyzstan, Wen Hu Jintao, Emomali Rachmom e Almazbek Atambaev, hanno concordato un piano di azioni che rafforza la presenza di Pechino nel settore dell’energia, dello sviluppo economico e degli investimenti finalizzati al rafforzamento della sicurezza regionale.

Nello specifico, la Cina ha accordato al Tadzhikistan un prestito di 50 milioni di Dollari per il rifacimento di strade e infrastrutture, di 150 milioni di Yuan per lo sviluppo economico, e un accordo con il colosso petrolifero China National Petroleum Corporation per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e greggio del Paese.

Con il Kyrgyzstan, Pechino ha invece accordato un finanziamento di 250 Milioni di dollari per la costruzione della raffineria di Kara-Balta, un prestito per conto della Export Bank of China per la ristrutturazione delle infrastrutture energetiche, e un memorandum per la collaborazione in campo tecnologico.

Oltre a Tadzhikistan e Kyrgyzstan, la Cina si e dimostrata interessata anche al rafforzamento delle relazioni con l’Uzbekistan. Il 7 Giugno, Hu Jintao ha firmato con il Presidente uzbeko, Islam Karimov, una quarantina di accordi commerciali che porteranno i cinesi a versare incestimenti pari a 5,2 miliardi di dollari nel settore tecnico e industriale.

Parallelamente all’avanzata cinese negli stati più orientali dell’Asia centrale, si e evoluta anche la situazione nel Caucaso. Questa regione, anch’essa ricca di giacimenti naturali, per due secoli e stata dominata dalla politica imperiale della Russia zarista e sovietica, ed oggi cerca di sfuggire alle mire egemoniche del regime di Putin per aprirsi all’Occidente e sviluppare le proprie strutture economiche e democratiche.

Il 6 giugno, il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, ha compiuto una serie di visite in Georgia, Azerbajdzhan e Armenia. A Tbilisi, la Clinton ha espresso apprezzamenti per i progressi operati dal presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, in campo economico, e ha ribadito il sostegno di Washington all’ingresso della Georgia nella NATO.

Più delicata e stata la visita in Azerbajdzhan, dove la Clinton si e soffermata sui rapporti molto tesi con l’Iran per richiedere il sostengo di Baku nel confronto con il regime dittatoriale di Akhmadinedzhad. Il Presidente azero, Ilkham Alijev, ha dichiarato la neutralità del suo paese in caso di guerra tra USA e Teheran, e ha sottoscritto un protocollo di intesa per la collaborazione energetica con Washington per consentire all’Occidente di diminuire la dipendenza energetica dalla Russia.

Infine, la Clinton si e recata anche in Armenia, dove ha speso parole di lode per i progresso compiuti da Yerevan per lo sviluppo delle strutture democratiche, e ha invitato le Autorità armene a porre fine al più presto alle tensioni per il possesso del Nagorno-Karabakh con il vicino Azerbajdzhan.

Ad eccezione dell’Armenia – paese che mantiene un rapporto privilegiato con Mosca – la visita del Segretario di Stato USA nel Caucaso e stata accolta con soddisfazione, poiché essa ha rappresentato una delle poche dimostrazioni di interesse dell’Amministrazione Obama nei confronti di una zona geopolitica che vede in Washington un alleato imprescindibile per controbilanciare le ambizioni egemoniche della Russia.

Georgia e Azerbajdzhan fanno fronte comune con la Turchia

Con il ritorno al Cremlino di Vladimir Putin, Mosca ha infatti dato slancio ai progetti di integrazione internazionali nello spazio ex-sovietico, ai quali, dopo Kazakhstan e Bielorussia, il Presidente russo ha dichiarato di volere anche l’Ucraina e gli altri Paesi del Caucaso.

Per impedire l’incremento del potere dei russi nella regione, l’8 Giugno e stato firmato un protocollo di intesa tra Georgia, Azerbajdzhan e Turchia per la garanzia degli interessi geopolitici delle tra parti coinvolte.

Inoltre, Tbilisi, Baku ed Ankara si sono unite per sfruttare al meglio le risorse energetiche, e presentarsi all’Occidente come un valido partner per l’esportazione di gas e greggio alternativo alla Russia, che oggi – così come in epoca URSS – si avvale dell’oro blu per portare a termine i suoi progetti di espansione imperiale in Europa Orientale.

Matteo Cazzulani

NUOVI EQUILIBRI NELLA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 17, 2012

Per allentare la dipendenza dalla Russia, la Moldova vara contratti con l’Azerbajdhan, l’Ucraina ripara su Turchia e carbone, e la Polonia punta su nucleare, rigassificatori, e politica energetica comune UE. La presenza del Cremlino nel Vecchio Continente garantita da Germania e Francia

I percorsi di Nabucco e Southstream

Una mappa energetica dell’Europa del tutto diversa da quella finora concepita. Questa è la possibile conseguenza provocata dall’offensiva del monopolista russo, Gazprom, da cui quasi la totalità dei Paesi del Vecchio Continente dipende per l’importazione di gas: sopratutto nella sua parte centro-orientale.

Nella giornata di lunedì, 16 Gennaio, il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat, ha dichiarato l’intenzione di guardare al Caspio per diversificare le forniture di oro blu, varando contratti con i Paesi del gruppo AGRI: Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria. Come riportato in Parlamento, Filat già si è accordato a riguardo con il Presidente azero, Il’kham Alijev, lo scorso 30 Settembre, durante summit del Partenariato Orientale UE di Varsavia. A breve, è in programma un nuovo incontro a Baku, che potrebbe rendere Chisinau meno dipendente da Gazprom: ad oggi, la Moldova importa dal monopolista russo l’89% del proprio fabbisogno di gas.

Simile condizione, ma maggiormente complicata, quella dell’Ucraina. Il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, ha illustrato l’intenzione di ridurre al minimo le importazioni di gas dalla Russia, e cercare alternative in nuovi accordi con la Turchia e nel ritorno al carbone. A tale, drastica ipotesi, Kyiv è arrivata in seguito alla pressione che Mosca sta attuando per ottenere la gestione del sistema infrastrutturale ucraino: snodo di primaria importanza per l’invio di gas agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

In cambio dei gasdotti dell’Ucraina, il Cremlino da un lato ha promesso uno sconto sull’oro blu venduto al colosso ucraino, Naftohaz, dall’altro ha minacciato Kyiv – ed anche Chisinau – con la costruzione del Southstream: conduttura sottomarina – compartecipata da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia e Slovenia – progettata per rifornire direttamente Balcani ed Italia, bypassando Paesi politicamente invisi alla Russia.

Tra essi, oltre ad Ucraina, Moldova e Romania, vi è la Polonia: Stato altrettanto dipendente da Mosca. Quest’ultima, non potendo ripiegare al carbone per non infrangere i vincoli imposti all’UE dal Protocollo di Kyoto, ed in attesa di avviare l’estrazione di gas shale – oro blu di bassissima profondità, presente in cospicue quantità in territorio polacco, ma estraibile solo da apparecchiature di fabbricazione americana – ha puntato su nucleare, rigassificatori, ed Europa.

Negli ultimi mesi, Varsavia ha progettato l’installazione di quattro reattori, implementato – grazie a fondi UE – la costruzione del terminale di Swinoujscie, in Pomerania, per la ricezione di gas liquido proveniente da Qatar, Norvegia ed Irak, e sostenuto, durante la presidenza di turno dell’Unione Europea, gli sforzi della Commissione Barroso per una politica energetica comune del Vecchio Continente.

Tra i progetti perseguiti in tale ambito rientrano la costruzione del Nabucco – risposta europea al Southstream: un gasdottosul fondale del Mediterraneo progettato per accedere direttamente ai giacimenti di oro blu in centro Asia senza transitare per il territorio russo – l’allargamento della Comunità Energetica Europea a Moldova ed Ucraina, ed il varo di una legge per unificare e liberalizzare i gasdotti dei Paesi del Vecchio Continente.

Tale provvedimento, noto come Terzo Pacchetto Energetico, già ha consentito ad Estonia e Lituania di estromettere Gazprom dalla gestione dei propri sistemi infrastrutturali energetici: per gli enti in possesso dei gasdotti di Tallinn e Vilna – controllati dal monopolista russo – è stata decisa la rinazionalizzazione e l’immediata reprivatizzazione secondo parametri europei a soggetti indipendenti.

La Russia ha gli avvocati che più contano

Nel quadro finora tratteggiato, che muterebbe non di poco gli equilibri geopolitici nel Vecchio Continente, la Russia non è affatto condannata ad un ruolo di subalternità. Da tempo, il Cremlino ha consolidato il legame con le principali compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Occidentale con contratti meno onerosi ma maggiormente duraturi, ed ha progettato l’ampliamento della portata del Nordstream: progetto fotocopia del Southstream – compartecipato da Gazprom, e dalle compagnie tedesche, francese ed olandese E.On, Suez-Gaz de France e Gasunie – realizzato sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi UE come Polonia e Stati Baltici.

Mosca può contare sull’asse Francia-Germania: alleati di ferro alla guida dell’UE, che finora hanno garantito gli interessi della Russia nel Vecchio Continente in maniera nemmeno troppo velata. Parigi si è presentata come avvocato della politica energetica di Gazprom, cercando in tutti i modi di ottenere il riconoscimento dello status di “progetto di interesse europeo” per il Nordstream – finora non accordato dalla Commissione Europea.

Berlino ha accettato l’aumento della presenza del monopolista russo nelle proprie compagnie energetiche nazionali – VNG, E.On e BASF – ed aperto ad opzioni contrattuali che consentono la gestione di gasdotti e giacimenti tedeschi da parte di Mosca: seppur in pieno disaccordo con le normative UE. Di pari passo, il Bundestag ha promosso una raccolta firme bipartisan per ricorrere alla Corte Europea contro l’installazione delle centrali nucleari in Polonia.

Inoltre, su esplicita richiesta del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha chiesto la revisione dei vincoli del Terzo Pacchetto Energetico per permettere il controllo delle infrastrutture del Vecchio Continente anche ad enti di Paesi extra-UE – come, appunto, Gazprom.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’AZERBAJDZHAN SCEGLIE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 17, 2011

Il Ministro dell’Energia di Baku, Natyk Alijev, illustra l’interesse azero per il gasdotto di verdiana denominazione, oggi in prima fila nella corsa alla diversificazione energetica UE

I percorsi di Nabucco e Southstream

Il Nabucco sempre più avanti nella competizione per il Corridoio Meridionale. Nella giornata di mercoledì, 3 Agosto, il Ministro del’Energia azero, Natyk Alijev, ha illustrato come Baku sia intenzionata ad appoggiare il gasdotto di verdiana denominazione come maggiore via per l’esportazione di proprio carburante all’Europa.

Secondo quanto dichiarato all’autorevole The Business Year, anche la questione dell’iniziale fonte di approvvigionamento sarebbe stata risolta: in attesa dell’avvio del completo sfruttamento del giacimento Shakh Deniz, l’Azerbajdzhan attingerà per il Nabucco oro blu da Irak e Turkmenistan.

La decisione, seppur non pienamente ufficiale, risolve anche una questione europea, dal momento in cui è dalla decisione azera che dipende la scelta della Commissione Europea, circa il gasdotto principale su cui puntare per l’approvvigionamento dal centro Asia.

La corsa all’oro blu asiatico

Oltre al Nabucco – supportato politicamente dal consorzio AGRI, Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria, ed economicamente dalle compagnie energetiche statali austriaca, romena, bulgara, turca, ed azera – candidata è anche la Trans Adriatic Pipeline – sostenuta dai colossi energetici di Svizzera e Novergia, dall’italiana Edison, e dalla tedesca E.On – e l’ITGI – gasdotto Turchia, Grecia, Italia.

L’importazione dellìoro blu dal fondale del Mediterraneo è una delle priorità dell’agenda energetica dell’Unione Europea, intenzionata ad allentare la dipendenza dal gas della Russia, peraltro, impegnata nella medesima area con il Southstream: simile progetto, finanziato dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche Wintershall ed RWE, dalla francese EDF, e da quelle statali di Macedonia, Grecia, Serbia, Slovenia, ed Austria.

Secondo il progetto, il Gasdotto Ortodosso – come è stato rinominato – ha lo scopo di rifornire direttamente di oro blu russo i Paesi del Vecchio Continente, bypassando Paesi invisi a Mosca come Ucraina, Moldova, e Romania.

Matteo Cazzulani

Polonia ed Azerbajdzhan per il rafforzamento della politica energetica UE

Posted in Polonia by matteocazzulani on July 28, 2011

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, rilancia il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica. Il Capo di Stato azero vede in Varsavia il garante della collaborazione energetica con l’Unione Europea.

La politica energetica la decide il grande il business, e non la politica, e per questo realizzare infrastrutture fondamentali e impresa assai ardua. Nella giornata di lunedì, 25 Luglio, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, a colloquio con il suo collega azero, Il’kham Alijev, ha rilanciato il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica.

Un progetto in cantiere dal 2003, che, per varie congiunture politiche, e per la forte opposizione della Russia, non e mai stato inizializzato, e, oggi, lascia la Polonia totalmente dipendente dalla nafta di Mosca.

L’oleodotto in questione e ubicato in territorio ucraino, e rifornito da nafta azera e venezuelana diretta in Bielorussia: un suo prolungamento fino al porto anseatico, consentirebbe anche a Varsavia di approfittare di tale infrastruttura. Tuttavia, come illustrato da Komorowski, l’ultima parola spetta al mercato, su cui, malgrado i vantaggi, ancora non sono stati individuati investimenti.

La Polonia rafforza la politica energetica UE

Nessuna replica da parte di un Alijev che, parallelamente, ha rilanciato sul gas, ed evidenziato come l’Azerbajdzhan sia per l’Unione Europea una valida alternativa per i propri approvvigionamenti: oltre ai gasdotti supportati dalla Commissione Barroso, per trasportare oro blu centro-asiatico direttamente nel Vecchio Continente, anche Baku ha una propria rete infrastrutturale, sfruttata solo per poco più della meta delle potenzialità. Per un suo maggiore utilizzo, il Presidente azero si e rivolto alla presidenza polacca di turno dell’UE.

Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: UE ed Azerbajdzhan rafforzano l’alleanza

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 27, 2011

Baku conferma gli impegni energetici con Bruxelles, e si accorda con la Bulgaria per l’incremento delle forniture.

Un fiume di oro blu centro asiatico a garanzia della diversificazione energetica del Vecchio Continente. Nella giornata di Lunedì, 20 Giugno, il Presidente del Gonsiglio Europeo, Guy Van Rompyj, ha ottenuto la conferma degli impegni energetici presi dal Capo di Stato azero, Il’kham Alijev.

In particolare, Baku ha ribadito l’intenzione di riconfermare le forniture di gas all’Unione Europea per mezzo del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti, sul fondale del Mediterraneo, che consentirà a Bruxelles di alleviare la dipendenza energetica dalla Russia.

“Gli azeri – ha dichiarato il Van Rompyj – sono imprescindibili nella per la politica energetica UE. Sono felice – ha concluso – che Alijev lo abbia riconfermato”.

Concorde il Presidente centro asiatico, che, accanto alla soddisfazione di annoverare Bruxelles tra i primi destinatari delle proprie forniture, ha ribadito l’importanza del Corridoio Meridionale.

A dimostrazione, l’accordo stretto con la Bulgaria per l’esportazione di un miliardo di metri cubi di gas, attraverso Turchia, Georgia, e Grecia, in attesa della costruzione da parte di Sofia di proprie infrastrutture, in grado di ricevere direttamente l’oro blu da Baku, solamente via Tbilisi.

Il contratto firmato dai due ministri dell’energia, Trajcho Trajkov, e Natik Alijev, conferma il piano di collaborazione della Bulgaria con i Paesi del consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – per la sicurezza energetica europea, e la sua maggiore autonomia dalla Russia.

Continua la concorrenza tra i gasdotti

Tra le iniziative dell’alleanza, la costruzione del Nabucco: gasdotto, supportato politicamente dall’UE, ed economicamente dalle compagnie energetiche romena, bulgara, ungherese, austriaca, turca, ed azera, per trasportare oro blu direttamente a Bruxelles, senza dipendere dal transito per Mosca.

Il gasdotto di verdiana denominazione e una risposta al Southstream: conduttura sottomarina, progettata, nel fondale del Mar Nero, dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano, ENI, e compartecipata dalle tedesche Wintershall ed E.On, dalla francese EDF, e dalle compagnie nazionali di Macedonia, Grecia, e Serbia, per aggirare Stati politicamente ostili al Cremlino, come Moldova, Ucraina, e Romania.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: L’AZERBAJDZHAN SOSTIENE IL GASDOTTO TRANS-ADRIATICO E L’ODESSA-BRODY FINO A DANZICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 7, 2011

Baku preferisce l’infrastruttura da Salonicco a Brindisi al Nabucco per l’invio di oro blu nell’Unione Europea. Per l’oro nero, supporto al prolungamento dell’oleodotto ucraino fino in territorio polacco

Il percorso del Nabucco

Una nuova scelta di campo energetica. Questa la nuova linea adottata dall’Azerbajdzhan nei confronti di Russia ed Unione Europea, coinvolte in una competizione per le forniture di gas e nafta.

Per quanto riguarda l’oro blu, Baku avrebbe dato supporto al gasdotto TAP – Trans-Adriatic Pipeline, progettato dalla Turchia alla Grecia, fino all’Italia. A confermarlo, giovedì, 2 Giugno, la visita del Presidente Azero, Il’kham Alijev, presso gli uffici dell’italiana Edison, incaricata del progetto, assieme alle compagnie norvegese Statoil, tedesca E.On, ed elvetica EGL.

Secondo diversi esperti, l’Azerbajdzhan ritiene maggiormente conveniente sostenere la TAP anziché il Nabucco, simile infrastruttura preferita dall’Unione Europea come asse principale del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti concepita per importare oro blu centro-asiatico nel Vecchio Continente, e diminuire la dipendenza dalla Russia.

Oltre che dalla Commissione Barroso, il gasdotto di verdiana denominazione è sponsorizzato politicamente anche dal consorzio AGRI – Georgia, Romania, Ungheria, e, appunto, Azerbajdzhan – ed economicamente dalle compagnie energetiche statali azera, austriaca, bulgara, romena, e turca.

Alla presa del Vecchio Continente

Anche per quanto riguarda la nafta, Baku sembra avere deciso dove puntare energie, carburante, e , possibilmente, finanziamenti: nell’oleodotto Odessa-Brody, prolungato dall’Ucraina fino in territorio polacco. A renderlo noto, una dichiarazione del vice presidente dell’influente Gosneftekompanija, Vitalij Bejlerbekov, secondo cui l’Azerbajdzhan avrebbe tutto da guadagnare nel sostegno del prolungamento dell’infrastruttura fino a Danzica. Un progetto di ampio respiro, dal momento in cui Baku potrebbe aumentare le proprie forniture al Vecchio Continente.

“Un oleodotto che attraversa la Polonia – ha dichiarato – non permette solo di rafforzare le forniture a Varsavia e Bielorussia, ma anche di agganciare i mercati ungheresi, slovacchi, cechi, svedesi, e tedeschi”.

Dunque, una vera e propria rinascita per l’Odessa-Brody, il cui prolungamento fino a Danzica è stato seriamente ripreso in considerazione nei recenti colloqui tra Polonia ed Ucraina: un progetto che avrebbe dovuto essere realizzato già nel 2001, tuttavia abbandonato dall’allora Primo Ministro di Kyiv, oggi Capo di Stato, Viktor Janukovych, per importare nafta russa, e sfruttare la conduttura in senso contrario, da nord verso sud.

Malgrado la volontà politica di rilanciare l’Odessa-Brody verso la Polonia dei governi arancioni di Julija Tymoshenko, tuttavia non supportati da condizioni economiche dure, l’oleodotto è stato riattivato dal porto di fondazione genovese al centro della Galizia lo scorso Novembre, per consentire il transito di benzina venezuelana importata dalla Bielorussia.

Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: Ucraina ponte tra Azerbajdzhan ed Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 29, 2011

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ottiene da quello azero, Il’kham Alijev, gas metano e nafta per l’Odessa-Brody. Oleodotto da prolungare fino in Polonia

Gas e nafta azeri riscalderanno ucraini e polacchi. Nella giornata di giovedì, 28 Aprile, il Presidente Ucraino, Viktor Janukovych, ha raggiunto accordi energetici con il suo collega azero, Il’kham Alijev.

Baku aumentera le forniture di gas metano per Kyiv, allentandone la dipendenza da quello russo.

Una promessa, da parte dell’Azerbajdzhan, che interessa anche la nafta. A margine dell’incontro nella Capitale azera, Janukovych ha supportato il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica, sul Mar Baltico. Ad alimentarlo, benzina azera.

Una marcia indietro rispetto al passato. Che, se realizzata, porrebbe l’Ucraina come principale ponte energetico tra Centro Asia e Polonia.

Ipotizzato negli anni Novanta per collegare il terminale di Odessa al sistema infrastrutturale energetico continentale, l’oleodotto ha iniziato la conduttura di nafta centro-asiatica nel 2001. Tuttavia, nel 2004, allora Primo Ministro, Viktor Janukovych ha invertito l’utilizzo dell’Odessa-Brody per importare carburante russo.

Una scelta che ne ha bloccato l’estensione in territorio polacco, concepita nel 2003, e supportata, tra il 2005 ed il 2007, dai governi arancioni di Julija Tymoshenko, in collaborazione con Polonia ed Unione Europea.

Il ripristino del senso originario dell’Odessa-Brody, lo scorso 17 Gennaio, in seguito agli accordi tra Janukovych ed il Capo di Stato bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, per il transito di nafta di produzione venezuelana.

Lungo 674 chilometri, l’Odessa-Brody ha una portata di 9 milioni di tonnellate annuali. Per il suo prolungamento in Polonia, l’UE ha stanziato 9 miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AZERBAJDZHAN PER INTEGRAZIONE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 27, 2011

L’Ungheria sponsorizza l’ingresso nell’Unione Europea di Baku, partner energetico di prima importanza per Bruxelles. Rinsaldata la cooperazione con Ucraina e Bielorussia per la nafta

Il percorso del Nabucco

Oro blu ed oro nero come chiave per l’Europa. Nella giornata di venerdì, 25 Febbraio, l’Ungheria, Presidente di turno UE, ha promesso pieno supporto all’avvicinamento dell’Azerbajdzhan all’UE.

Come dichiarato dal dal Segretario di Stato magiaro per gli Affari Esteri, Zsolt Nemesz, Budapest e Baku sono legati da saldi rapporti culturali, storici, politici, e, sopratutto, economici.

Proprio sugli affari, le relazioni ungaro-azere si sono raforzate negli ultimi tempi. Budapest ha promosso la politica della Commissione Europea di accordi con Paesi centro asiatici, per l’acquisto di gas.

Poi, trasportato nel Vecchio Continente, per mezzo del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti, unificati per saltare la Federazione Russa. Ed alleviarne la dipendenza energetica.

Oro nero per la Bielorussia

Ruolo cruciale, dunque, quello dell’Azerbajdzhan, anche in altri due progetti. Il primo, il consorzio AGRI per la realizzazione del Nabucco — l’infrastruttura portante del Corridoio Meridionale — che lega Baku a Georgia, Ungheria, e Romania.

Il secondo, la fornitura di nafta alla Bielorussia, sancita da accordi fortemente voluti dal Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, sempre per allentare la dipendenza dalla Russia.

Nell’operazione, ruolo cruciale è quello dell’Ucraina, che rifornisce Minsk attraverso il suooleodotto Odessa-Brody.

A rafforzare l’accordo con Kyiv, lo scorso 24 Febbraio, un incontro tra il Ministro degli Esteri azero, El’mar Mamed’jarov, ed il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. I quali hanno giudicato l’infrastruttura come l’inizio di una proficua collaborazione.

Matteo Cazzulani