LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’UCRAINA AL BIVIO TRA EUROPA E RUSSIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 13, 2011

Kyiv chiamata alla scelta tra l’Accordo di Associazione con l’UE, la Zona di Libero Scambio CSI voluta dai russi, ed una politica di isolamento controproducente in un Mondo sempre più globalizzato. Le difficoltà interne a Kyiv ed in seno a Bruxelles

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un piede in due scarpe, anzi, in tre. Questa è la situazione della politica estera di un’Ucraina che, sempre più isolata a livello internazionale, sta disperatamente cercando una ricollocazione geopolitica senza, tuttavia, riuscire con convinzione ad imboccare una via che, malgrado pregi e difetti ancora da verificare, collocherebbe Kyiv sullo scenario internazionale con maggiore certezza.

Nella giornata di venerdì, 11 Novembre, è stata comunicata la fine dell’ultimo round di trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento importante, con cui Kyiv otterrebbe il medesimo status di partner dell’Unione Europea oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Ad intralciarne il varo – previsto per il prossimo 19 Dicembre – la delicata situazione interna al Paese, dove un’ondata di repressioni politiche ha portato all’arresto a sette anni di isolamento della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ed all’apertura di processi politici a carico di una decina di esponenti del campo arancione, basati su prove oscure e processi non conformi agli standard democratici – con la Difesa spesso privata dei propri diritti.

Pur non mettendo la mano sul fuoco sull’innocenza di esponenti politici – sopratutto in un Paese ad alto tasso corruzione – la messa alla gogna di avversari elettorali è un segnale di regresso democratico che sta allontanando il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, da Bruxelles, che, concordemente alla legislazione continentale, esige il rispetto di certi parametri di civiltà per il varo di ogni accordo politico.

Di pari passo, il Vecchio Continente ha bisogno di includere nella propria sfera di influenza un Paese – europeo per cultura, storia e tradizioni – dalle enormi potenzialità agricole ed industriali sia per superare la grave crisi economica, sia per neutralizzare la minaccia proveniente da una Russia che, con il certo ritorno alla presidenza dell’attuale Premier, Vladimir Putin, è pronta ad intraprendere un progetto eurasista con l’obiettivo non solo di restaurare una totale egemonia sull’ex-URSS – inglobando Ucraina e gli altri Paesi dell’Europa Orientale: Georgia, Bielorussia, Moldova e Bielorussia – ma anche di eliminare l’Unione Europea, vista come primo ostacolo per il conseguimento di status di superpotenza mondiale.

Oltre che con l’arma energetica, Mosca ha approntato una Zona di Libero Scambio tra i Paesi della Comunità di Stati Indipendenti – organizzazione che raccoglie gli ex-stati dell’Unione Sovietica, con alcune eccezioni come Ucraina, Tadzhikistan, e Georgia – che il governo ucraino non solo ha pre-firmato, ma, come dichiarato dal Premier, Mykola Azarov, e dallo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, è pronto per essere approvato alla Rada. Un vero e proprio controsenso rispetto alle trattative con Bruxelles che, malgrado le rassicurazioni ucraine sulla compatibilità tra i due progetti, Unione Europea e Russia hanno dichiarato essere alternativi l’uno con l’altro.

Dunque, l’Ucraina è chiamata ad una scelta di campo difficile, in primis, per il Presidente Janukovych. Da un lato, egli deve rispondere ad un elettorato fortemente filo-russo, perlopiù ubicato nelle regioni orientali del Paese, ma, dall’altro, la Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea – prevista dall’Accordo di Associazione – è vista come indispensabile da parte dei suoi sponsor: businessman del settore metallurgico – come il Presidente dello Shakhtar Donec’k, Rinat Akhmetov – e chimico – Dmytro Firtash, che temono la concorrenza con la Russia.

Per ora, Kyiv ha risposto con la riapertura delle relazioni con l’area danubiana: un vertice tra Janukovych ed il suo collega serbo, Boris Tadic, ha portato al riavvio delle relazioni con un’altro Paese che aspira all’ottenimento dell’accquis comunitarie in poco tempo. Di pari passo, il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, ha incontrato il suo collega romeno per rafforzare la collaborazione con Bucarest, travagliata da questioni delicate come rivendicazioni territoriali di zone di frontiera, e tutela della reciproche minoranze. Ovviamente, le parti non sono giunte ad alcun accordo, ma, è paticolarmente significativo l’appoggio alle aspirazioni europee dell’Ucraina esternato dal Capo della Diplomazia romena, Teodor Baconschi.

Se i segnali dati sul Danubio sono da leggere come volontà da parte dell’Ucraina di avvicinarsi ad Occidente è difficile dirlo, ma, di certo, non bastano per colmare difficoltà che, oltre al deficit democratico sulle Rive del Dnipro, investe lo stesso Parlamento Europeo, diviso sul da farsi con Kyiv. Gli esponenti del Partito Popolare Europeo – ad esclusione dei parlamentari polacchi – incalzati dall’asse franco-tedesco, chiedono il congelamento delle relazioni con l’Ucraina fino alla liberazione di Julija Tymoshenko. Invece, SocialDemocratici e Conservatori, sostenuti dalla Polonia presidente di turno UE, dal resto dei Paesi dell’Europa Centrale e dalla Gran Bretagna, reputano l’Accordo di Associazione un mezzo per costringere le Autorità ucraine al rispetto di standard democratici: una volta firmato il documento, ed ottenuto evidenti benefici economici, Kyiv sarà costretta a rispettare.

Lecito ricordare che il Parlamento Europeo già si è pronunciato con una risoluzione in condanna della repressione politica, in cui ha invitato l’Ucraina a risolvere il problema per poter varare al più presto il rafforzamento delle relazioni diplomatiche. Inoltre, a richiedere la firma dell’Accordo di Associazione è stata, dal carcere, la stessa Julija Tymoshenko, che, con una lettera all’agenzia Associated Press, ha illustrato come l’interruzione dei negoziati sospenderebbe per sempre un cammino verso Bruxelles utile al popolo ucraino più che ai suoi governanti.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO RILANCIA LA BATTAGLIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 26, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ottiene il riconoscimento PPE come interlocutore per l’integrazione di Kyiv nell’UE, ed attacca le Autorità sulla privatizzazione del colosso nazionale energetico

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Missione compiuta. Ma ancora tanto lavoro da fare per il bene del Paese. E’ un bilancio positivo quello tracciato dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, al ritorno dalla due giorni di Bruxelles.

Dopo tre tentativi, l’anima della Rivoluzione Arancione ha potuto partecipare al summit del Partito Popolare Europeo, ed incontrare i maggiori esponenti politici del Vecchio Continente.

Sostegno espresso dal Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek. Che, invano, ha combattuto con le Autorità ucraine, per permettere a Julija Tymoshenko di partecipare al vertice del centrodestra europeo — di cui è parte Bat’kivshchyna, il partito della Lady di Ferro ucraina.

La posizione del politico polacco è stata condivisa dal Segretario PPE, Wilfred Martens, che ha condannato l’uso politico della giustizia contro l’Opposizione Democratica, da parte delle Autorità di Kyiv.

Oltre a Julija Tymoshenko, confinata in Patria con l’accusa di uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di autoambulanze e vaccini, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è detenuto in isolamento.

L’ex-titolare degli interni, Bohdan Danylyshyn, è stato riconosciuto perseguitato dalla Repubblica Ceca, che gli ha concesso Asilo Politico.

Oltre alla solidarietà, anche successi politici. Il Commissario UE all’Allargamento, Stefan Fule, ha riconosciuto Julija Tymoshenko come interlocutore serio ed affidabile, per il cammino di Kyiv verso Bruxelles, e le ha promesso pieno coinvolgimento nelle tappe che porteranno Ucraina ed Unione Europea alla firma dell’Accordo di Associazione.

L’Opposizione Democratica contro la svendita del patrimonio ucraino

Infine, la politica interna. In un’apposita conferenza stampa, al momento dell’atterraggio a Kyiv, Julija Tymoshenko ha promesso battaglia sul progetto di privatizzazione del colosso nazionale energetico Naftohaz.

Una proposta del Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, prevede una sua parziale privatizazione, che la Leader dell’Opposizione Democratica ha commentato come finalizzata a consegnare un patrimonio dello Stato in mani di oligarchi vicini al Presidente, Viktor Janukovych.

A dimostrazione, il caso, recente, Ukrtelekom. L’azienda pubblica delle telecomunicazioni è stata svenduta ad un’ente austriaco, a sua volta controllato da una compagnia di Cipro, di proprietà di Rinat Akhmetov.

Il businessman di Donec’k, proprietario della squadra di calcio Shakhtar, è anche uno degli sponsor del Capo di Stato. Nonché, parlamentare del Partija Rehioniv — la fora politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO CONTRO CONCESSIONE DI VIKTOR JANUKOVYCH AGLI OLIGARCHI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 3, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica denuncia l’intenzione delle Autorità di cedere i giacimenti di gas del Mar Nero ad una compagnia-civetta, sponsor del Partija Rehioniv. Mozione in aula di Bat’kivshchyna

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante la conferenza stampa. FOTO TYMOSHENKO UA

Oligarchi arricchiti a spese dello Stato. Questa l’accusa alle Autorità ucraine, lanciata dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Nel corso di una conferenza stampa straordinaria, l’anima della Rivoluzione Arancione ha condannato la decisione del governo di chiudere il contenzioso con la compagnia Vanco Prykerchens’ka, accettandone le condizioni.

Come illustrato da Julija Tymoshenko, dietro il soggetto energetico si nascondono oligarchi, pronti ad arricchirsi a danno dello Stato.

Infatti, la questione, riguarda la cessione alla Vanco dei diritti di sfruttamento dei giacimenti naturali del Mar Nero, finora monopolio della compagnia energetica statale, Naftohaz. Ergo, di tutti gli ucraini.

Accordo in merito, firmato già nel 2007, dall’attuale Presidente, Viktor Janukovych. Allora, Primo Ministro.

Con il ritorno al governo delle forze del campo arancione, il Consiglio dei Ministri, presieduto da Julija Tymoshenko, ha scoperto che la Vanco è stata fondata da quattro studentesse ventiquattrenni. Almeno sulla carta.

Indagini successive hanno smascherato la presenza dell’affarista russo Evgenij Novickij. Assieme a lui, l’oligarca di Donec’k Rinat Akhmetov. Parlamentare, e, soprattutto, principale sponsor del Partija Rehioniv, la forza politica di Janukovych, oggi egemone nel Paese – di essa, oltre al Presidente, fanno parte il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Per evitare perdite allo Stato in favore di magnati del business, in passato accusati di off-shore, la Lady di Ferro ucraina ha rotto il contratto.

Da allora, il conseguente ricorso della Vanco, presso l’Arbitrato di Stoccolma, è ancora in corso.

Oltre alla pubblica denuncia, Julija Tymoshenko ha dichiarato che il suo partito, Bat’kivshchyna, presenterà alla Rada una mozione, per evitare la firma della pacificazione. Comunicata, lo scorso 2 Febbraio, dal Primo Vice-Premier, Andrij Kljujev.

Battaglia tenace

Il faccia a faccia con i giornalisti è stata anche l’occasione per rilanciare la sfida sul piano giudiziario. La Leader dell’Opposizione Democratica ha evidenziato la sua intenzione di continuare la battaglia per un’Ucraina giusta, democratica, Indipendente, ed europea, nonostante i continui attacchi subiti da lei, e dal suo entourage, da parte di una magistratura politicizzata.

Lecito ricordare che la Leader dell’Opposizione Democratica è sotto processo per uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di ambulanze e vaccini.

Così, Julija Tymoshenko è convocata giornalmente in Procura per interrogatori. Rea, per così dire, di avere pagato le pensioni, e provveduto alla sanità, in un periodo di crisi.

Privata del Diritto d’Espatrio, alla Lady di Ferro ucraina è stata interdetta persino la partecipazione al meeting del Partito Popolare Europeo di Bruxelles. A cui, tra gli altri, è stata invitata dal Presidente dell’Europarlamento in persona, Jerzy Buzek.

“Non deporrò le armi con cui sto conducendo la battaglia – ha dichiarato – ed anche se fossi costretta, la continuerei in ogni caso. Con ogni mezzo – ha continuato – Ritengo Janukovych – ha ultimato – il vero responsabile di tutto quello che mi sarà fatto”.

Matteo Cazzulani 

GUERRA DEL GAS: GAZPROM PUNTA SULLE INFRASTRUTTURE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 29, 2010

La Russia ordina tubi ad ampio diametro per rafforzare l’esportazione di gas e controllare il sistema infrastrutturale energetico dei clienti. Oltre che all’Europa, lo sguardo ad Oriente

Il Capo di Gazprom, Aleksej Miller

Nella calza della Befana il Cremlino troverà tubi ad ampio diametro. A dare l’annuncio, il Vice Capo di Gazprom, Valerij Golubev, nel corso di una confrenza stampa di riepilogo dell’anno passato.

Il monopolista nella compravendita dell’oro blu punta all’acquisto di condutture in larga scala. Ampie al punto esatto da soddisfare l’espotazione di gas, che Mosca incrementerà rispetto ai 508,4 miliardi di metri cubi del 2010.

Chiave dell’aumento, contratti a lungo termine con i clienti UE, Cina, e Giappone, Nel contempo, Gazprom mira alla gestione delle infrastrutture energetiche degli Stati acquirenti, come dimostrato con Ucraina e Polonia.

Tubi da Akmetov

Il magnate ucraino, Rinat Akhmetov

Golubev ha dichiarato che il suo princpale, Aleksej Miller, ha già inoltrato la richiesta di acquisto alle industrie leader nella fabbricazione di tubi ad ampia portata.

A giovare della commessa, oltre a diverse aziende russe, l’ucraina KHTZ, di proprietà del magnate Rinat Akhmetov. Noto, oltre che per essere tra i principali finanziatori della politica del Capo di Stato di Kyiv, Viktor Janukovych, anche per il possesso della squadra di calcio Shakhtar Donec’k.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS: IN UCRAINA TREMA JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 5, 2010

Secondo ulteriori indiscrezioni del celebre sito, il Presidente ucraino avrebbe minacciato quello lituano, ed usuffruito di consulenti USA per la campagna elettorale grazie a finanze illecite. Gas, Holodomor e Mazepa all’origine delle frizioni tra Kyiv e Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

C’è tanta Ucraina nelle rivelazioni WikiLeaks. Secondo quanto riportato dalla versione ucraina della BBC, tra i documenti publicati dal sito più temuto del pianeta ci sono dispacci dell’intelligence americana in merito alla situazione politica sulle rive del Dnipro, dal 2005 al 2008.

Stando ad una nota, inviata a Washington dall’ambasciata USA di Kyiv nel 2005, l’attuale Presidente, Viktor Janukovych, avrebbe rivolto parole pesanti al Capo di Stato lituano, Valdas Adamkus. Reo, secondo il capo del Partija Rehioniv — allora all’opposizione — di avere appoggiato la Rivoluzione Arancione. Con cui, con l’arma della non violenza, gli ucraini hanno reagito alle ennesime elezioni falsate, e portato alla vittoria il campo democratico.

Sempre riguardo al Partija Rehioniv, l’allora Console americano, Daymon Wilson, avrebbe fornito al Consiglio di Sicurezza nazionale un dettagliato rapporto della forza politica, da cui emerge  l’importanza dell’oligarca Rinat Akhmetov. Grazie ai suoi cospicui finanziamenti, Janukovych si sarebbe assicurato i servizi di una nota compagnia americana di consulenza elettorale nelle parlamentari , vinte, del 2006.

Oltre alle sponsorizzazioni oscure, a preoccupare Washington, anche il comportamento assunto da esponenti del Partija Rehioniv in ambito internazionale. In particolare, la posizione in favore del regime cubano di Fidel Castro, espressa della Commissaria per i Diritti Umani, Nina Karpanova, numero due nelle liste della forza politica di Janukovych.

L’oro blu e la fine della Rivoluzione Arancione

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Infine, emerge l’attenzione con cui gli Stati Uniti hanno seguito i continui litigi interni al campo arancione. Particolare apprensione sarebbe stata comunicata alla rappresentanza USA a Kyiv circa le frizioni tra l’allora Premier, Julija Tymoshenko, ed il Presidente emerito, Viktor Jushchenko.

Motivazione principale delle incomprensioni, il gas. La Lady di Ferro ucraina, attuale Leader dell’Opposizione Democratica, avrebbe agito per trattare l’oro blu direttamente con la Russia. L’ex Capo di Stato, invece, si sarebbe schierato in difesa dell’intermediario RosUkrEnergo: misteriosa compagnia elvetica, posseduta per metà dal monopolista russo Gazprom e dall’oligarca ucraino Dmytro Firtash, incaricata della compravendita del gas in Ucraina.

Altri punti alla base dei cattivi rapporti con Mosca, la permanenza della Flotta Russa del Mar Nero  in territorio ucraino, ed il rafforzamento del ricordo di pagine importanti della storia di Kyiv. In primis, l’Holodomor, e l’eroica figura di Ivan Mazepa.

Lecito ricordare che precedenti rivelazioni, pubblicate venerdì, 3 dicembre, hanno indicato Firtash come uomo di fiducia di Jushchenko per gli affari energetici.

Inoltre, l’attuale principale finanziatore di Janukovych sarebbe stato, con Akhmetov, il vero regista dell’inciucio tra Nasha Ukrajina — il partito di Jushchenko — ed il Partija Rehioniv. L’accordo, certificato nell’agosto 2006 da un memorandum, ha portato ad una coalizione di governo, allargata a socialisti e comunisti, tanto anomala quanto poco duratura.

Unico ad opporsi, il BJuT — il gruppo di Julija Tymoshenko — da sempre fedele agli ideali del Majdan, e, corentemente, alla tutela degli interesi nazionali ucraini.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS: DALLA RUSSIA PRESSIONI SULLA LETTONIA. OLIGARCA DEL GAS ARTEFICE DELL’INCIUCIO UCRAINO CHE HA CHIUSO LA RIVOLUZIONE ARANCIONE

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on December 3, 2010

Mosca avrebbe minacciato Riga in ambito energetico ed estero. Firtash autore dell’alleanza tra Janukovych e Jushchenko. Julija Tymoshenko: ”E’ la prova della mia coerenza”

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Altre indiscrezioni su Russia ed Ucraina dal sito più temuto dalle diplomazie del pianeta. Come riportato dal quotidiano lettone Neaktariga, tra i documenti pubblicati da WikiLeaks vi sarebbero le prove della pressione della Russia per modificare la politica estera ed energetica della Lettonia.

Il Cremlino avrebbe intimato ad esponenti di governo, e della principale forza politica, il Partito Popolare, di tutelare gli interessi di determinati magnati dell’industria locale, in buoni rapporti con la Federazione Russa. Inoltre, nell’agosto 2008, Mosca si sarebbe mossa per impedire l’appoggio di Riga alla Georgia, aggredita dall’esercito russo.

Da parte lettone, nessun commento ad indiscrezioni catalogate come prive di senso. Anche perché, alla fine dei conti, la Lettonia ha mantenuto una politica energetica bilanciata. Ed è stata, assieme agli altri Stati Baltici, Ucraina e Polonia, tra gli unici a supportare con forza il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili.

RosUkrEnergo killer della Rivoluzione Arancione

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Altrettanto interessanti i dispacci sull’Ucraina, pubblicati dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda. Protagonista, Dmytro Firtash, uno degli oligarchi più influenti del Paese, principale sponsor nelle ultime elezioni presidenziali del Partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. Nonché, co-proprietario di RosUkrEnergo: misteriosa società energetica elvetica, posseduta, per l’altra metà, dal monopolista russo Gazprom, incaricata della compravendita di gas sulle rive del Dnipro.

Malgrado la vicinanza con l’atuale Capo di Stato, Firtash avebbe comunicato all’ex ambasciatore USA, William Taylor, di essere il consigliere per le questioni energetiche non-ufficiale — ma più fidato — dell’allora Presidente, Viktor Jushchenko.

Una vicinanza stretta. Al punto, sempre stando a quanto publicato da WikiLeaks, da essere il vero artefice della coalizione tra il Partija Rehioniv e Nasha Ukrajina — la forza politica di Jushchenko. Un’operazione, avvenuta nell’agosto 2006, concordata con l’allora principale sponsor di Janukovych, l’oligarca Rinat Akhmetov.

Un episodio che, dal punto di vista politico, ha tradito gli ideali della Rivoluzione Arancione, fedeli ai quali è rimasta solo Julija Tymoshenko. Il cui gruppo parlamentare — il BJuT — è rimasto l’unico ad opporsi ad una maggioranza anomala. Un vero e proprio inciucio, poi allargato a socialisti e comunisti.

Firtash ha negato la veridicità di alcuni dettagli. Senza, tuttavia, confutare il suo rapporto con Jushchenko, e la sua reale influenza sulla politica ucraina.

Amara soddisfazione, invece, per Julija Tymoshenko, che ha evidenziato come le notizie di WikiLeaks certifichino la responsabilità degli oligarchi nella frattura interna al campo democratico, causa della delusione dei molti che negli ideali del Majdan hanno creduto fortemente.

Inoltre, la Lady di Ferro ucraina ha dichiarato di continuare, oggi come allora, nella lotta contro oligarchi, corruzione, e svendita del patrimonio infrastrutturale energetico, culturale e linguistico del suo Paese.

E di battersi, coerente come sempre, per un’Ucraina Giusta, Democratica ed Europea.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: UOMO DI JANUKOVYCH PROCURATORE GENERALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 4, 2010

La maggioranza approva la nomina di Viktor Pshonka, già Procuratore Regionale di Donec’k al tempo del governatorato dell’attuale Capo di Stato

Il neoeletto Procuratore Generale, Viktor Pshonka

Viktor Pshonka è il nuovo Procuratore Generale dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 4 novembre, 292 Deputati Nazionali su 421 registrati hanno approvato la nomina, proposta dal Presidente in persona, Viktor Janukovych – in aula al momento del voto.

Dimissionato Oleksandr Medved’ko, per scadenza di mandato, il Capo di Stato ucraino ha nominato un suo fedelissimo, con cui ha già lavorato ai tempi della presidenza della regione di Donec’k. Pshonka, infatti, alla fine degli anni novanta ha diretto la Procura del capoluogo del Donbas, ed è molto vicino all’oligarca Rinat Akhmetov, uno dei principali sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – nonché proprietario della squadra di calcio Shakhtar.

Nel suo discorso di insediamento, il nuovo Procuratore – che ha scelto come suo vice il concorrente, Renat Kuz’min – ha affermato di voler procedere alla revisione del Codice Penale-Processuale, ed all’approvazione di una legislazione anti corruzione. Inoltre, ha dichiarato l’intenzione di riaprire le indagini sulla morte di Vasyl’ Klyment’jev. Giornalista di opposizione, sparito, lo scorso 12 agosto, in circostanze misteriose.

Un caso ancora aperto

Klyment’jev era redattore nel Novyj Styl’, un quotidiano locale di Kharkiv, dal 2004 critico con le personalità attualmente al potere. Del cronista, è stata ritrovata solamente la carta sim, inserita in un telefono non di sua proprietà. Ciò nonostante, sulla vicenda non è stata fatta alcuna chiarezza, nonostante le legittime richieste di moglie e colleghi.

L’ennesimo caso di mancato rispetto della Libertà di Stampa, che il nuovo Procuratore si è impegnato a chiarire. “Sul caso Klyment’jev – ha spiegato – già lavorano dipendenti del Ministero degli Interni.  Dieci le versioni distinte sulla questione. Di sicuro, ci vorrà parecchio per chiudere la pratica”.

I dubbi dell’Opposizione Democratica

Il vice speaker della Rada, Mykola Tomenko

A raffreddare gli entusiasmi, il vice speaker della Rada, Mykola Tomenko. L’esponente del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna – che, compatto, non ha partecipato alla votazione – ha illustrato come Pshonka non sia solamente l’ennesima personalità vicina agli interessi economici dei grandi industriali dell’est del Paese, ma, soprattutto, un vero e proprio fedele di Janukovych.

Un’amicizia pericolosa, che rischia di minare l’autonomia della Procura Generale dall’influenza del Capo dello Stato. Un equilibrio, sancito dalla Costituzione, alla base di ogni democrazia.

Inoltre, l’esponente del principale partito dell’Opposizione Democratica ha espresso dubbi sulla reale volontà di fare chiarezza sul caso Klyment’jev. A prova di ciò, Tomenko ha ricordato il precedente di Ihor Aleksandrov: giornalista della testata tele-radiofonica TOR, ucciso il 7 luglio 2001 per aver condotto inchieste scomode su alte cariche dello Stato, tra cui l’allora Presidente, Leonid Kuchma.

Sulla questione, la procura di Donec’k, gestita da Pshonka, non è stata in grado di fare chiarezza. Ed anche famigliari e colleghi di Aleksandrov continuano ad aspettare, ed invocare, giustizia sul giornalista.

Matteo Cazzulani