LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Europa Centro Orientale mette in guardia la NATO da Russia, Germania e Nordstream

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on November 9, 2015

Nel Minivertice NATO di Bucarest, Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Slovacchia, Repubblica Ceca ed Ungheria adottano una posizione comune per una maggiore presenza dell’Alleanza Atlantica a difesa della regione. Condannato il raddoppio del Nordstream voluto da russi e tedeschi.



Varsavia – Gli eserciti NATO devono stare laddove serve, senza remore, né ipocrisia. Nella giornata di mercoledì, 4 Novembre, a Bucarest, la capitale della Romania, i Presidenti di Polonia -Andrzej Duda- Romania -Klaus Iohannis- Lituania -Dalija Grybauskaite- Estonia -Toomas Hendryk- Lettonia -Raimonds Vejonis- Slovacchia -Andrej Kiska- Ungheria -Janos Ader- e Bulgaria -Roosen Plevneliev- e il Presidente della Camera Bassa del Parlamento della Repubblica Ceca, Jan Hamacek, hanno sostenuto, in maniera congiunta, la necessità di rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza di una regione fortemente preoccupata dinnanzi all’aggressività militare della Russia in Ucraina.

Durante il vertice, ribattezzato “Minivertice NATO”, e con la presenza del Vice Segretario Generale della NATO, Alexander Vershbow, i Paesi dell’Alleanza Atlantica dell’Europa Centro Orientale hanno sottolineato la necessità di ampliare la Forza di Reazione Immediata, un contingente introdotto nell’ambito dell’ultimo vertice NATO di Newport come reazione in caso di invasione russa in Europa. Inoltre, i Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale hanno auspicato una maggiore collaborazione militare con gli Stati Uniti, ed hanno supportato l’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Balcani, Europa Orientale e Caucaso.

Con la dichiarazione del Minivertice NATO, convocato su iniziativa di Duda e Iohannis, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno finalmente adottato una posizione condivisa, atta a richiedere tutele militari e politiche dinnanzi alla possibile estensione del conflitto ucraino a Paesi dell’Alleanza Atlantica. Un fatto, quello presentato dai Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale, tutt’altro che improbabile, come le ripetute violazioni dello spazio aereo di Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Polonia e Gran Bretagna da parte dell’aviazione militare russa ampiamente dimostrano.

Oltre alla minaccia militare rappresentata dalla Russia di Putin, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno anche condannato il raddoppio del gasdotto Nordstream, un’iniziativa sostenuta da Russia e Germania per raddoppiare la quantità di gas russo inviato direttamente in territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, bypassando l’Europa Centro Orientale, dai 55 Miliardi di metri cubi di gas annui attuali.

Durante un incontro bilaterale con Iohannis atto a rafforzare i rapporti polacco-romeni, Duda ha descritto il raddoppio del Nordstream, il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012, come un investimento economicamente inutile e politicamente dannoso. Infatti, come ha sottolineato Duda, ad oggi il Nordstream è utilizzato solo per la metà della sua capacità, e il suo raddoppio incrementerebbe la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

Diverso da quello di Duda è il parere del Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che in ben tre occasioni negli ultimi giorni ha incontrato i vertici del monopolista russo statale del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che coordina la realizzazione del raddoppio del Nordstream.

Da parte sua, anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha supportato il raddoppio del Nordstream come un progetto puramente economico che rientra nell’interesse nazionale della Germania.

L’ipocrisia di Berlino tra gas di Mosca e migranti

Con la dichiarazione congiunta conseguente al Minivertice NATO, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno de facto rafforzato un’alleanza per tutelare gli interessi di una regione tradizionalmente poco considerata dai principali stati membri dell’Unione Europea e storicamente stretta e contesa tra Russa e Germania.

L’alleanza dei Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale è la realizzazione del'”Intermarium”, coalizione dei Paesi situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra la Russia e la Germania, che Duda ha dichiarato di volere realizzare come principale obiettivo della sua politica estera, seguendo l’esempio del Leader della Polonia interbellica, Jozef Pilsudski, e dell’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski, che proprio nell'”Intermarium” hanno visto una garanzia per la sicurezza nazionale della regione dall’interesse russo e tedesco.

Infatti, l’opposizione di Duda al Nordstream rispecchia quanto l’Intermarium sia necessario oggigiorno, dal momento in cui questo gasdotto è realizzato sulla base di un accordo bilaterale tra Russia e Germania che penalizza l’Europa Centro-Orientale, nonostante sia questa regione, che Berlino appartengano all’Unione Europea.

Dal canto suo, la Germania sostiene il Nordstream per mantenere fede alla svolta verde in politica energetica conseguente alla rinuncia al nucleare -altrimenti nota come Energiewende- per soddisfare gli interessi che tante imprese tedesche hanno con aziende russe, e per evitare che una Russia fiaccata dalle sanzioni economiche, che l’Occidente ha applicato a Mosca in seguito all’occupazione di Crimea ed Ucraina orientale, si rifaccia in Europa con l’uso delle armi.

Tuttavia, la strategia che la Germania intende assumere nei confronti della Russia di Putin mediante il sostegno al Nordstream è sia di corto respiro che contraria alla lezione della storia, che proprio nell’appeasement delle potenze occidentali nei confronti dell’imperialismo militarista di Hitler ci insegna essere una delle cause dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Inoltre, con l’accordo per il raddoppio del Nordstream la Germania dimostra di non avere affatto a cuore quel concetto di solidarietà europea che, invece, proprio il Governo tedesco ha tanto sbandierato per imporre ai Paesi dell’Europa Centro Orientale -gli stessi penalizzati dalla realizzazione del Nordstream- il meccanismo di collocazione forzata dei migranti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Gruppo di Vysegrad e Parlamento Europeo contro il Nordstream, ma Juncker si schiera con Putin contro Obama

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2015

L’attivismo della Polonia come Paese-leader dell’Europa Centro Orientale porta anche Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia a contestare il gasdotto voluto da Russia e Germania per bloccare la politica energetica dell’Unione Europea. Anche popolari, socialisti, conservatori e verdi condannano il Nordstream al Parlamento Europeo



Varsavia – Il gasdotto Nordstream è un progetto politico, e non energetico, contestato dalla volontà popolare, ma non dai vertici di un’Unione Europea a guida franco-tedesca sempre più filorussa ed antiamericana. Nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, il Gruppo di Vysegrad, associazione di Stati dell’Europa Centrale della quale fanno parte Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ha criticato l’accordo per il raddoppio di un gasdotto, il Nordstream, concepito per veicolare 110 miliardi di metri cubi totali di gas russo dalla Russia alla Germania, attraverso il fondale del Mar Baltico.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, che ha partecipato ad un vertice del Gruppo di Vysegrad assieme al Presidente ungherese, Janos Ader, al Presidente ceco, Milos Zeman, al Presidente slovacco, Andriej Kiska e al Presidente croato, Kolinda Grabar-Kitarovic, il Nordstream è un accordo politico tra Russia e Germania destinato ad incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale dal gas russo.

La condanna del gasdotto russo-tedesco, su cui Mosca ha puntato molto per mantenere la propria influenza sull’Unione Europea, è stata condivisa non solo da Polonia e Croazia, ma anche da Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia: Paesi che negli scorsi anni, complice il mancato interesse da parte di Varsavia nel ricoprire il ruolo-guida del Gruppo di Vysegrad che storicamente spetta alla Polonia, hanno guardato alla Russia come alleato strategico su questioni di carattere energetico e politico.

Oltre ai partner della Polonia nel Gruppo di Vysegrad, a sostenere la battaglia di Duda contro il raddoppio del Nordstream sono altri Paesi dell’Europa Centro Orientale come Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, ed anche quasi tutti i gruppi del Parlamento Europeo, che nella giornata di giovedì, 8 Ottobre, hanno fortemente contestato il progetto franco-tedesco.

Come dichiarato da Jerzy Buzek, Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo e membro del Partito Popolare Europeo, il Nordstream divide l’Unione Europea penalizzando i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale senza assicurare vantaggi economici ad alcuno Stato dell’UE.

Flavio Zanonato, del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha illustrato come il Nordstream sia parte di una politica energetica aggressiva da parte della Russia finalizzata alla sottomissione energetica dell’Europa Centrale e dell’Ucraina, Paese che ambisce all’integrazione nell’UE.

Marek Grobarczyk, del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ha sottolineato come, se realizzato, il raddoppio del Nordstream finirebbe per coprire il 50% del fabbisogno energetico dell’Unione Europea, isolando, però, i Paesi membri dell’Europa Centro Orientale, e ponendo una seria minaccia alla tenuta politica dell’UE così facendo.

Infine, Claude Turmes dei Verdi europei ha dichiarato come il raddoppio del Nordstream sia sostenuto da potenti lobby legate, tra gli altri, al monopolista statale russo del gas Gazprom e al colosso olandese-britannico Shell, che vedono nel Cancelliere tedesco Angela Merkel e nel Presidente francese Francois Hollande i più stretti alleati.

Oltre a Merkel e Hollande, che hanno sempre sostenuto il Nordstream a discapito della solidarietà europea, che invece tanto hanno preteso sulla questione dei migranti, ad appoggiare i piani energetici e politici della Russia in Europa è stato il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker.

La Commissione Europea vuole la Russia e non gli USA

Sempre nella giornata di venerdì, 9 Ottobre, Juncker ha dichiarato che l’Unione Europea deve migliorare le proprie relazioni con la Russia senza seguire gli Stati Uniti d’America: una posizione totalmente antiamericana che pone un forte problema di carattere politico all’interno dell’UE.

Infatti, la dichiarazione di Juncker, riportata dall’autorevole Reuters, arriva alla vigilia di una discussione per il mantenimento delle sanzioni che l’Occidente -USA ed UE- hanno applicato alla Russia in seguito all’annessione armata dell’Ucraina e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

La posizione filorussa di Juncker è stata rilasciata anche all’indomani dell’intervento russo in Siria, che, come dimostrato da diverse fronti giornalistiche e di intelligence, ha colpito l’opposizione al regime siriano di Bashar Al Assad anziché lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- che USA, Gran Bretagna e Francia sono impegnati a combattere dal Settembre 2014.

Infine, le dichiarazioni di Juncker seguono un incontro bilaterale tra il Presidente della Commissione Europea e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, i cui contenuti restano prevalentemente segreti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Europa Centrale guarda a UE e Qatar per decrementare la dipendenza dalla Russia di Putin

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 14, 2014

Il Presidente ungherese, Janos Ader, sottolinea l’importanza del gas del Qatar e della Croazia come Paese di transito per diversificare le forniture di gas del Quartetto di Vysehrad. Polonia e Lituania vicine all’accordo per collegare il rigassificatore lituano di Klaipeda con il sistema infrastrutturale energetico polacco

C’è tanta Europa e molta voglia di diversificare nella proposta che i Paesi dell’Europa Centrale hanno avanzato per decrementare la dipendenza energetica dalle forniture di gas della Russia di Putin, andando a puntare su due risorse: l’oro blu liquefatto del Qatar e quello di altri Paesi come Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 14 Maggio, il Presidente ungherese, Janos Ader, ha dichiarato che il gas liquefatto del Qatar sarà importato dai Paesi del Quartetto di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu russo, da cui l’Europa Centrale, e più in generale tutta l’Unione Europea, dipendono mediamente per l’80% del fabbisogno complessivo.

Nello specifico, come dichiarato dal Presidente Ader, l’LNG del Qatar può essere importato in Europa Centrale attraverso nuove infrastrutture, tra cui condutture in fase di realizzazione destinate a trasportare l’oro blu del Golfo Persico in Italia.

Un’altra soluzione per realizzare il piano del Capo di Stato magiaro è lo sfruttamento del rigassificatore che la Croazia sta realizzando nell’isola di Krk, da cui, secondo un progetto dell’Unione Europea, il gas liquefatto sarà trasportato in Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia attraverso il Corridoio Nord-Sud: gasdotto progettato per collegare il terminale dell’isola croata con quello polacco di Swinoujscie, anch’esso in via di realizzazione.

Come dichiarato dal Presidente croato, Ivo Josipovic, la Croazia, grazie alla sua stabilità politica, può diventare un importante Paese per assicurare all’Europa la sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle forniture di gas.

Un’altra forma di diversificazione delle forniture di gas per i Paesi dell’Europa Centrale è rappresentata dalla realizzazione del rigassificatore di Klaipeda, in Lituania, attraverso il quale il Governo lituano intende importare oro blu liquefatto non solo dal Qatar, ma anche da Norvegia, Egitto e USA.

Come riportato dall’autorevole portale wnp.pl, è sempre più probabile la messa in comunicazione del rigassificatore di Klaipeda con il sistema infrastrutturale energetico della Polonia: un progetto che sarebbe contestualizzato nel programma LitPolLink.

Un ponte energetico tra Varsavia e Vilna

Questo progetto, orientato alla messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici di Polonia e Lituania, è finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo -FES- e, nella giornata di martedì, 13 Maggio, ha visto la sua prima approvazione con il via definitivo alla realizzazione della linea elettrica Elk-Atylus: la prima di una serie di infrastrutture concepire per collegare i sistemi infrastrutturali energetici di Varsavia e Vilna.

Come rimarcato dal Ministro dell’Economia polacco, Janusz Piechocinski, il Ponte Energetico tra Polonia e Lituania realizza le direttive UE in materia di sicurezza energetica.

Un forte richiamo all’Europa è stato fatto anche dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslaw Niewierowicz, che ha evidenziato come la data del via del ponte energetico coincida con il decimo anniversario dell’ingresso della Lituania nell’UE.

Matteo Cazzulani

UNGHERIA: PER ORBAN UNA VITTORIA ANNUNCIATA

Posted in Ungheria by matteocazzulani on February 16, 2014

Il Partito conservatore-moderato Fidesz del Premier ungherese potrebbe confermarsi forza di maggioranza assoluta nel Parlamento magiaro anche senza bisogno di una Colazione di Governo con il Partito Cristiano Democratico Popolare. La sinistra divisa ed indebolita dal buon risultato del partito nazionalista Jobbit

Per il Premier ungherese, Viktor Orban, è cronaca di una vittoria annunciata che non lascia spazio a speranze per un’Opposizione debole e divisa. Nella giornata di sabato, 15 Febbraio, è iniziata ufficialmente la Campagna Elettorale per le Elezioni Parlamentari ungheresi, nelle quali, secondo tutti i sondaggi, il Partito conservatore-moderato Fidesz del Premier Orban dovrebbe mantenere saldamente il Governo del Paese, e rischierebbe persino di non avere bisogno di una colazione con il Partito Cristiano Democratico Popolare -KDNP- per avere la maggioranza assoluta in Parlamento.

Nello specifico, le stime sulle intenzioni di voto danno Fidesz avanti di ben 20 punti percentuali sul principale partito di opposizione, il Partito Socialista Ungherese -MSzP- e sul movimento elettorale di centro-sinistra Insieme 2014, mentre il Partito nazionalista Jobbit otterrebbe, sempre secondo i sondaggi, ben 12 seggi: un risultato che frammenterebbe la minoranza e renderebbe ancora più forte la coalizione conservatrice-moderata oggi al Governo.

A motivare la vittoria annunciata di Orban, che ha fatto approvare a colpi di maggioranza riforme della Corte Costituzionale, della stessa Costituzione e della Banca Centrale ungherese in una maniera descritta dall’opposizione come autoritaria, è la campagna elettorale che Fidesz ha deciso di incentrare su proposte di carattere economico a conferma dei buoni risultati ottenuti finora dalla coalizione di governo.

In particolare, Orban, che secondo altre stime è tra i primi politici più apprezzati del Paese insieme al Presidente della Repubblica, Janos Ader, e al Parlamentare Antal Rogan -entrambi di Fidesz- promette di diminuire la disoccupazione, di aumentare il PIL del Paese, e di abbassare il costo dell’energia, sopratutto del gas.

A rendere possibile questa proposta è la politica energetica unilaterale che Orban ha avviato con il Presidente della Russia, Vladimir Putin, con cui ha concordato la realizzazione in Ungheria del Southstream: gasdotto, concepito da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo, contestato dalla Commissione Europea, che ha aperto sul monopolista statale russo del gas Gazprom un’inchiesta per atteggiamento anti concorrenziale nei mercati energetici dell’Unione Europea.

Orban e Putin hanno anche concordato la realizzazione della centrale nucleare di Paks grazie all’erogazione di un ingente credito da parte della Russia: una decisione che lega Budapest a Mosca, e pone a serio repentaglio l’indipendenza dell’economia ungherese dalle ingerenze russe.

Dal canto suo, il MSzP contesta la politica energetica di Orban come incoerente e pericolosa, e critica Fidesz per essersi avvalsa della maggioranza assoluta in Parlamento per approvare provvedimenti di riforma istituzionale del Paese senza tenere conto del parere dell’Opposizione, come, invece, dovrebbe avvenire secondo le pratiche della democrazia.

In UE probabile anche una vittoria degli euroscettici

Secondo le stime, il medesimo risultato delle Elezioni Parlamentari ungheresi dovrebbe ripetersi anche nelle Elezioni Europee, dove le frequenti polemiche del Premier Orban alla Commissione Europea, ed i forti accenti euroscettici dei nazionalisti di Jobbit, rischiano di portare in Ungheria all’elezione di un alto numero di Parlamentari anti-europei.

Tale scenario rischia di frenare il necessario processo di rafforzamento politico delle istituzioni UE, come la concessione al Parlamento Europeo di poteri appieno legislativi.

Matteo Cazzulani

GASDOTTI: L’EUROPA CENTRALE SOSTIENE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2013

Durante il summit di Bratislava i Presidenti di Austria, Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia hanno inviato una lettera al Capo di Stato dell’Azerbaijan per il sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione. Il progetto, che coinvolge anche Polonia e Slovacchia, necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas in Europa.

Sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas per garantire la sicurezza energetica l’Europa Centrale non ha dubbi: il Nabucco è meglio della TAP. Nella giornata di Domenica, 16 Giugno, i Capi di Stato di Austria, Romania, Ungheria e Bulgaria hanno espresso pieno sostegno al gasdotto Nabucco.

Come riportato dall’agenzia UPI, a margine del Summit dei Paesi dell’Europa Centrale, a Bratislava, i Presidenti dei quattro Paesi dell’Europa Centrale hanno inviato al Capo di Stato azero, Ilham Aliyev, una lettera di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer, ha illustrato come il Nabucco consenta la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per Paesi che, oggi, sono quasi completamente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia.

Il Presidente romeno, Traian Basescu, che ha invitato i Capi di Stato dei Paesi coinvolti nel Nabucco ad esprimere pieno sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione, ha sottolineato come l’infrastruttura garantisca diversificazione delle formiture di gas anche a Polonia e Slovacchia.

Oltre al Presidente ungherese, Janos Ader, e a quello bulgaro, Rosen Plevneliev, la lettera è stata sostenuta anche dal Capo di Stato turco, Abdullah Gul.

Nabucco vs. TAP nella guerra dei gasdotti per la diversificazione delle forniture UE di gas

Il Nabucco è progettato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH,e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione conta sul sostegno politico di Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria ed Ungheria.

Il Nabucco è in concorrenza per il trasporto del gas azero con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi all’anno di oro blu in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente da Italia, Svizzera, Grecia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

TRA UCRAINA E RUSSIA LA GUERRA DEL GAS SI FA SEMPRE PIU’ ASPRA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2012

Il colosso nazionale ucraino, Naftohaz, comunica al monopolista russo, Gazprom, l’intenzione di importare una quantità di oro blu di molto inferiore al minimo contrattuale prefissato a causa delle onerose tariffe imposte dal Cremlino. Kyiv attiva anche sul fronte del Mar Nero, dove si consolida l’asse tra Azerbajdzhan, Turkmenistan, Turchia, Romania e Georgia per la realizzazione di progetti atti alla diversificazione  delle forniture dell’Unione Europea

Il Ministro dell’Energia ucraino, Aleksej Miller

E’ a Pietroburgo e a Rio che in questi giorni si stanno disegnando gli assetti geopolitici in materia energetica destinati a condizionare le politiche mondiali ed Europee dei prossimi anni. Nella giornata di giovedì, 21 Giugno, sulle sponde della Neva, dove ha luogo il Forum Economico Mondiale, si è consumato l’ennesimo capitolo del confronto energetico tra l’Ucraina e la Russia.

Come riportato dall’agenzia Interfax, il colosso ucraino, Naftohaz, ha comunicato al al monopolista russo, Gazprom, l’intenzione di abbassare la quantità del gas da acquistare per il prossimo anno a 27 Miliardi di metri cubi, contro i 52 previsti da contratto.

Il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, ha ritenuto che il tariffario imposto a Kyiv da parte di Mosca sia così oneroso da costringere l’Ucraina a una drastica diminuzione dell’importazione di oro blu.

Tuttavia, in pronta risposta, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha ricordato come la clausola del contratto Take or Pay preveda l’obbligo da parte degli ucraini di acquistare almeno 41 miliardi di metri cubi, pena il ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma e una serie di strascichi giudiziari che potrebbero costare molto caro alle casse di Naftohaz.

A complicare la questione è anche la recente decisione di Gazprom di versare un anticipo di 2 milioni di dollari per l’affitto dei siti di stoccaggio di Naftohaz. L’intenzione dei russi è quella di accumulare in essi la quantità di gas sufficiente ad assicurare le forniture di oro blu agli acquirenti dell’Europa Occidentale durante i mesi più freddi.

Questa mossa costringe Naftohaz a mantenere alta la quota di gas importata dalla Russia per potere soddisfare il proprio fabbisogno energetico, e rende Kyiv ancor più dipendente dai flussi di transito e dalle condizioni tariffarie imposte da Mosca.

Una soluzione a questa impasse potrebbe essere il coinvolgimento dell’Ucraina nell’enjeu geopolitico del Mar Nero, nel quale si stanno consolidando alleanze energetiche di particolare importanza.

Sempre nel corso del Forum Economico Mondiale di Pietroburgo, il Ministro degli Esteri turco, Taner Yildiz, ha dichiarato l’interesse del suo Paese a rifornire di gas liquido l’Ucraina. Come riportato dall’autorevole agenzia Trend, la Turchia è pronta a trasportare via mare oro blu importato dal Centro Asia fino al rigassificatore di Odessa, che oggi è ancora in fase di costruzione.

Procedono i progetti per l’indipendenza energetica dell’Europa

La posizione della Turchia è essenziale anche per quanto riguarda la realizzazione di progetti energetici di respiro europeo. Come dichiarato dall’autorevole Reuters, a breve è infatti prevista la firma solenne dell’accordo tra la Turchia e l’Azerbajdzhan per la realizzazione del Gasdotto Transanatolico – TANAP.

Questa conduttura è progettata per trasportare oro blu azero alla penisola Anatolica. Da qui, il carburante sarà inoltrato in territorio europeo mediante la costruzione del Nabucco Ovest: un’infrastruttura concepita dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dal monopolio energetico della Russia.

Proprio in occasione del vertice di Rio, il gasdotto europeo dalla verdiana denominazione è stato al centro di colloqui tra il Presidente turkmeno, Gurbanuli Berdymukhamedov, e i Capi di Stato bulgaro e ungherese, Rozen Plevneliev e Janosz Ader.

Il Turkmenistan, che assieme all’Azerbajdzhan possiede ricchi giacimenti di gas naturale, ed ha già firmato con la Commissione Europea accordi per l’invio dell’oro blu nell’UE, ha espresso pieno sostegno alla costruzione del Nabucco, e ha rilanciato il progetto del gasdotto Azerbajdzhan-Georgia-Romania.

Questa infrastruttura è progettata sul fondale del Mar Nero per collegare direttamente il Centro-Asia all’Europa attraverso il territorio della Georgia: Paese alleato dell’UE, che per difendersi dalle rinate velleità imperiali della Russia è motivato a realizzare il processo di integrazione nelle strutture euroatlantiche nel più breve tempo possibile sia sul piano politico, economico e militare che su quello energetico.

Matteo Cazzulani