LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Penetrazione militare e propaganda: ecco come Putin destabilizza l’Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 16, 2014

Come confermato da fonti e dossier ben autorevoli, i separatisti russi armati che hanno preso possesso delle sedi della Amministrazioni Locali a Donetsk, Lugansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervomoarmiysk e Druzhkova sono stati da tempo addestrati ed armati da Mosca. I dati OSCE sbugiardano anche il presunto timore di ripercussioni sulle popolazioni russofone ucraine da parte del Governo di Kyiv

Prima la Crimea, poi l’est dell’Ucraina, ed il Governo ucraino questa volta è costretto all’extrema ratio per vedere riconosciuta la propria integrità territoriale garantita da Accordi Internazionali che la Russia di Putin continua a mettere a serio repentaglio. Nella giornata di lunedì, 14 Aprile, il Presidente ad interim ucraino, Oleksandr Turchynov, nella qualità di Capo Supremo delle forze armate dell’Ucraina, ha autorizzato un’intervento mirato a riprendere il possesso delle Amministrazioni Locali di alcune città dell’est del Paese -Donetsk, Luhansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervonoarmiysk e Druzhkova- occupate con le armi da sedicenti militanti filorussi dallo scorso 12 Aprile.

La reazione alle occupazioni dei separatisti filorussi, che, dopo avere proclamato l’indipendenza delle Regioni dell’est dell’Ucraina, hanno espresso la volontà di indire un referendum per entrare nella Federazione Russa, è legittima e necessaria per permettere a Kyiv di rispondere, con l’unico mezzo rimasto a sua disposizione, ad un preciso piano di Putin, volto ad inasprire la destabilizzazione politica dell’Ucraina provocata dopo l’annessione militare della Crimea.

A testimoniare la natura premeditata dell’occupazione delle Amministrazioni Locali dell’est dell’Ucraina da parte dei separatisti filorussi è la pianificazione di identiche azioni paramilitari realizzate nelle città dell’est dell’Ucraina, con una cadenza temporanea dalla precisione quasi svizzera: oltre agli edifici del Potere locale, ad essere occupate sono state anche strade, svincoli stradali, aeroporti locali. In molti casi i separatisti filorussi, dopo avere aperto il fuoco, hanno provocato feriti e detenuto in prigionia alcuni esponenti dell’Esercito ucraino.

Un’aurea di sospetto è legata anche alla natura dei separatisti filorussi. Come riportano diverse fonti ben accreditate, si tratta di uomini che indossano uniformi riconducibili all’esercito russo visibilmente private delle insegne, con tanto di nastro di colore nero e arancione utilizzato dagli sciovinisti russi per ricordare le vittorie dell’Armata Rossa come pretesto per legittimare l’egemonia della Russia di Putin in Europa Orientale.

I separatisti russi, tra i quali si sarebbero infiltrati anche reparti dell’esercito regolare russo, portano armi russe di categoria AK-74s e Dragunov, e, sempre secondo quanto riportato da rapporti di intelligence, sono stati addestrati a Kharkiv e Donetsk nella prima settimana di Aprile da ufficiali delle Forze Speciali russe GRU.

Oltre all’addestramento militare per occupare militarmente i Palazzi del Potere locale, sempre come confermato da diverse fonti molto accreditate, reparti dei Servizi Segreti della Federazione Russa hanno fornito ai separatisti, e continuano a fornire, dettagliate istruzioni su come organizzare azioni di destabilizzazione politica in Ucraina orientale, anche sul piano mediatico ed informativo, proprio come fatto in Crimea per giustificare l’intervento armato dell’Esercito russo e la successiva annessione della penisola ucraina alla Russia.

A dare manforte all’azione di Putin in Ucraina orientale è anche e sopratutto un’attenta campagna mediatica di disinformazione, che mira da un lato a presentare gli ucraini come aggressori estremisti posti in attiva luce, e, dall’altro, a giustificare le azioni dei separatisti per realizzare la volontà della popolazione locale.

La prima delle menzogne della propaganda putiniana è la presentazione di un’Ucraina orientale sull’orlo di una Guerra Civile per via dell’ampio consenso goduto dai separatisti filorussi tra la popolazione. Niente di più falso, dal momento in cui una rilevazione dell’IRI -consultabile al seguente link http://www.iri.org/sites/default/files/2014%20April%205%20IRI%20Public%20Opinion%20Survey%20of%20Ukraine%2C%20March%2014-26%2C%202014.pdf – confermata dall’OSCE, dimostra come il 67% degli abitanti delle regioni orientali sia contrario all’annessione delle regioni ucraine dell’est nella Federazione Russa.

Questo dato è confermato dallo sparuto numero dei componenti degli squadroni separatisti che hanno occupato gli uffici delle Amministrazioni Locali dell’Ucraina orientale, galvanizzati dal prendere l’iniziativa dalla massiccia presenza dell’esercito russo ai confini orientali del Paese.

Inoltre, anche le manifestazioni di sostegno a Putin avvenute nell’est del Paese sono state di gran lunga inferiori per partecipazione e durata rispetto a quelle sul Maydan per la democrazia e la libertà in Ucraina contro il regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

La seconda menzogna della propaganda putiniana è legata alla presunta discriminazione che la popolazione russofona in Ucraina soffrirebbe da parte del Governo ucraino, che, secondo Mosca, autorizzerebbe l’intervento armato della Federazione Russa nelle Regioni orientali ucraine -russofone ma non russofile- così come già avvenuto in Crimea.

Sempre secondo i dati OSCE, la popolazione russofona in Ucraina non solo non ha mai denunciato discriminazioni di alcun tipo, ma ha persino dichiarato di sentirsi maggiormente tutelata dalle Autorità di Kyiv piuttosto che da quelle di Mosca.

Inoltre, anche altre minoranze nazionali presenti sul territorio ucraino, come cechi, tatari, ungheresi, italiani, tedeschi ed ebrei, hanno confermato di sentirsi ampiamente tutelati dal Governo dell’Ucraina, mentre gli unici timori di discriminazione sono stati sollevati dalle minoranze linguistiche ucraine, tatare ed italiane in Crimea che, dopo essere passate sotto la giurisdizione della Federazione Russa, temono di vedere terminare la piena coesistenza pacifica con la maggioranza russa che, finora, lo Stato di Ucraina ha loro garantito.

La terza menzogna è legata all’assenza di misure di pressione economica da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina. Al contrario di quanto dichiarato da Putin, la Federazione Russa ha incrementato il prezzo del gas venduto a Kyiv dell’80% in sole due settimane, ed ha preteso il pagamento di un debito di 11 miliardi di Dollari provocato dalla decisione di Mosca di invalidare, in maniera unilaterale, gli Accordi di Kharkiv -con cui, in cambio di uno sconto misero sul gas, l’ex-Presidente Yanukovych ha concesso il prolungamento dello stazionamento della Flotta Russa del Mar Nero nel porto di Sebastopoli fino al 2037.

Inoltre, la Russia ha bloccato le importazioni di beni di consumo dall’Ucraina: una misura che colpisce gravemente l’economia ucraina, che dipende fortemente dalle esportazioni a Mosca.

Mosca risuscita l’URSS per attaccare l’Europa

La presenza di una fitta rete di propaganda accuratamente preparata ed oleata da Putin dimostra quanto la Russia sia intenzionata a portare avanti il conflitto ucraino per destabilizzare l’intera Regione dell’Europa Orientale.

Sulla medesima frequenza è la registrazione alla Duma di un Progetto di Legge che revoca lo scioglimento dell’URSS: una questione che riconsidera le basi giuridiche dei rapporti politici non solo tra Mosca e Kyiv, ma anche tra la Federazione Russa e i Paesi ex-URSS dell’Unione Europea, come Estonia, Lettonia e Lituania.

In questi Stati, guarda caso, la Russia ha recentemente realizzato sondaggi per soppesare il grado di attaccamento alla politica del Cremlino delle minoranze russofone in territorio estone, lettone e lituano. Minoranze che, così come i russi di Crimea, i Governi di Tallinn, Riga e Vilna, concordemente con la legislazione UE, non hanno mai discriminato.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

Ucraina e Russia vicine ad una nuova Guerra del Gas

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 6, 2014

Il Primo Ministro russo, Dmitry Medvedev, incrementa a ben oltre gli standard di mercato il prezzo del gas imposto agli ucraini per via dell’invalidamento degli Accordi di Kharkiv. Critiche da parte del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che non esclude altre ripercussioni da parte di Mosca su Kyiv.

Dopo l’occupazione militare, l’attacco energetico per indebolire ulteriormente la situazione economica e politica dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 3 Aprile, il Primo Ministro della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, ha dichiarato l’aumento a 485 Dollari per mille metri cubi del gas russo venduto dal monopolista statale russo Gazprom all’Ucraina, che dipende dalle importazioni di oro blu della Russia per il 92% del suo fabbisogno.

L’incremento del prezzo del gas è dovuto al venir meno degli Accordi di Kharkiv che, nel Maggio 2010, l’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha firmato con Medvedev in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta russa del Mar Nero nel porto ucraino di Sebastopoli.

Secondo il Primo Ministro russo, che agisce alle dirette dipendenze del Presidente, Vladimir Putin, con l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, seguita ad un’occupazione militare che ha infranto Accordi Internazionali a garanzia dell’integrità territoriale di Kyiv, le clausole dell’Accordo sono venute meno.

Così, i rapporti contrattuali tra Gazprom e Kyiv sono tornati ai parametri del 2009, quando, pur di ripristinare il flusso di gas interrotto dal Cremlino per destabilizzare la coalizione arancione filo europea al Governo allora in Ucraina, l’ex-Premier ucraina, Yulia Tymoshenko, ha accettato l’imposizione di un tariffario superiore a quello applicato ai Paesi UE.

Pronta è stata la risposta alle pretese di Medvedev del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha definito il tariffario imposto da Mosca inaccettabile, ed ha assicurato in merito alla disponibilità di Kyiv di saldare i debiti finora accumulati con Mosca.

Inoltre, Yatsenyuk, che ha illustrato come possano essere possibili anche pressioni di carattere energetico-commerciale ed economico da parte della Russia, ha dichiarato che il prezzo giusto per la vendita di gas all’Ucraina ammonterebbe a 268 Dollari per mille metri cubi: un tariffario pienamente in linea con i parametri di mercato.

Per questa ragione, il Premier ucraino ha ventilato la possibilità che l’Ucraina interrompa le importazioni di gas dalla Russia. Per fare ciò, Kyiv potrebbe contare sull’implementazione dello sfruttamento dei propri giacimenti e, sopratutto, sull’avvio dell’importazione di gas russo dalla Germania, che la compagnia tedesca RWE si è già detta pronta a vendere all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Slovacchia ed Ungheria.

Kyiv porta Mosca al ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma

Ancora più risoluta di quella del Premier ucraino è la posizione del Ministro dell’Energia, Yuri Prodan, che ha dichiarato la possibilità di un ricorso dell’Ucraina presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il tariffario iniquo applicato da Gazprom a Kyiv.

Per i russi, non sarebbe la prima volta che Gazprom si trova a dover rispondere ad un ricorso deposto presso l’Arbitrato Internazionale.

Già più volte nel passato, la Corte di Stoccolma ha condannato le condizioni contrattuali imposte dal monopolista statale di Mosca ad altri Paesi a seconda di logiche politiche e geopolitiche, e non meramente commerciali.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: ANCORA SCONTRI TRA GLI EX-LEADER ARANCIONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 13, 2011

Il Capo di Stato emerito, Viktor Jushchenko, accusa la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, di condotta anti-statale nella sigla degli accordi del gas del Gennaio 2009. Ne guadagna la maggioranza post-sovietica

Il famoso personaggio Tafazzi

L’ennesima dimostrazione dell’ordinario tafazzismo dell’Opposizione Democratica ucraina. Nella giornata di sabato, 11 Giugno, l’ex-Capo di Stato ucraino, Viktor Jushchenko, ha definito la nomina a Primo Ministro dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, il più grande errore della sua amministrazione.

Nello specifico, Jushchenko ha criticato gli accordi del gas del Gennaio 2009 stretti tra la Lady di Ferro ucraina e l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, bollati come contrari all’interesse nazionale e, sopratutto, causa dei seguenti Accordi di Kharkiv con cui, in cambio di un risibile sconto per l’oro blu, l’attuale Presidente, Viktor Janukovych, ha concesso il prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042, apostrofati come “sciocchezza”.

Oro colato per la maggioranza post-sovietica: Vadym Kolesnichenko, esponente del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha difeso il suo Capo di Stato, ed affondato il colpo nella divisione del campo arancione.

“La sigla di contratti energetici – ha spiegato il più simpatico dei parlamentari ucraini, che definisce il Legno Storto un giornaletto da parrocchia, ed il Redattore della Voce Arancione uno studentello di Padova – è un obbligo, non una sciocchezza. Il vero errore è stato l’accordo di Julija Tymoshenko”.

Un accordo necessario

Lecito ricordare che nel Gennaio 2009 l’Anima della Rivoluzione Arancione si è accordata con Putin per prezzi onerosi, ma necessari per eliminare l’oscuro intermediario RosUkrEnergo nelle trattative tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso ucraino, Naftohaz. E, sopratutto, garantire al popolo ucraino un inverno finalmente al caldo, dopo anni di continue guerre del gas.

Per questa ragione, e per l’accusa di uso improprio dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, Julija Tymoshenko è confinata in Patria, impossibilitata di recarsi all’estero.

Condanne alla repressione della Leader dell’Opposizione Democratica sono state espresse da USA, Consiglio d’Europa, parlamento Europeo, e dalle principali ONG internazionali.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’UCRAINA VERSO UN NUOVO INTERMEDIARIO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 2, 2011

Uzbeki e Kazaki in prima fila per rifornire Kyiv di gas russo. Il precedente di RosUkrEnergo come contratto da evitare

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un passo obbligato per correggere quelli precedenti. Così il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, ha evidenziato la scelta di Kyiv di considerare l’acquisto di gas da fornitori terzi rispetto al suo estrattore, il monopolista russo, Gazprom.

Tra i maggiori concorrenti, i nomi delle compagnie uzbeka UzbekGazEnergo e kazaka KazMunajGaz. Dunque, un ritorno di soggetti terzi nel mercato dell’oro blu ucraino che pare essere molto probabile, dopo una parentesi di tre anni.

Sabato, 30 Aprile, il politico ha sottolineato la necessità per il governo ucraino di individuare le migliori tariffe per l’acquisto di oro blu. Il cui prezzo è rimasto sempre caro, quando non aumentato. Lo scorso agosto, la bolletta per la popolazione è aumentata del 50%, nonostante l’Ucraina avesse ottenuto la promessa di uno sconto del 30% dalla Russia, in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta Russa nel Mar Nero fino al 2042.

Meglio noti come Accordi di Kharkiv, sono stati voluti, il 22 Aprile 2010, dal presidente ucraino, Viktor Janukovych, per rinegoziare il contratto precedente, stretto nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro di Kyiv, Julija Tymoshenko, e dal suo omologo russo, Vladimir Putin. Allora, l’attuale Leader dell’Opposizione Democratica ha accettato un tariffario di mercato, pur di eliminare l’onerosa clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv ad acquistare un tetto minimo di oro blu, a prescindere dal suo effettivo utilizzo – e garantire al suo popolo un inverno finalmente al caldo.

L’intermediario elvetico

Nell’inverno 2008, per abbattere costi supplementari, i due hanno escluso dalle trattative tra Gazprom e Naftohaz la RosUkrEnergo. Intermediario elvetico, ma di proprietà dell’oligarca Dmytro Firtash – uno dei principali sponsor di Janukovych – incaricato della compravendita dell’oro blu russo sulle Rive del Dnipro dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Concepita per abbattere le spese, la RosUkrEnergo invece ha provocato un sensibile incremento dei prezzi.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: ANCORA POLEMICHE SUGLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 23, 2011

Ad un anno dagli accordi con la Federazione Russa, e la battaglia delle uova e dei fumogeni alla Rada, diverse le proteste. L’Opposizione Democratica ne richiede la revoca in Parlamento. ONG, in Tribunale. La maggioranza li difende. Gli esperti ne criticano l’effettiva convenienza

La sessione della Rada per l'approvazione degli accordi di Kharkiv

Un anno fa a volare sono stati uova e fumogeni alla Rada. Oggi, carte bollate in Tribunale, e dichiarazioni sui media. Il 22 Aprile 2010 il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha siglato con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, gli Accordi di Kharkiv.

Un patto bilaterale con cui, per ottenere uno sconto sul gas, di circa il 30%, Kyiv ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea. Fino al 2042.

Una decisione controversa, approvata in Parlamento in una seduta surreale, con i Deputati dell’Opposizione Democratica armati di uova, fumogeni, striscione, e bandierone nazionale. Un anno dopo, gli Accordi stretti nella capitale dell’Ucraina sovietica fanno ancora discutere.

A denunciarli alla Magistratura ucraina, un attivista dell’ONG Opir, Andrij Levus, che ne ha preteso da Janukovych la cancellazione ed il riconoscimento della loro sterilità politica.

Maggiormente dimostrativa l’iniziativa del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Il principale gruppo dell’Opposizione Democratica ha registrato in Parlamento una mozione per richiedere la revoca di accordi che, anziché diminuire il costo del gas, ha svenduto gli interessi nazionali ucraini.

Come evidenziato dalla sua Leader, Julija Tymoshenko, per l’Ucraina la concessione del prolungamento dell’esercito russo a Sebastopoli, in territorio ucraino, ha significato la cessione di parte dell’indipendenza politica ed economica. Senza alcun vantaggio energetico.

Di diverso avviso il Primo Ministro, Mykola Azarov, che ha giustificato il documento con la necessità di porre una modifica ai precedenti patti stretti dalla stessa Julija Tymoshenko – al tempo a capo del Consiglio dei Ministri – con il suo collega russo Vladimir Putin.

Il 19 Gennaio 2009, l’anima della Rivoluzione Arancione ha accettato gas a prezzi di mercato. In cambio, riuscendo ad eliminare l’onerosa clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv ad acquistare un cospicuo tetto di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, a garantire al suo popolo un inverno finalmente al caldo, dopo anni di incertezze e di Guerre del Gas con Mosca.

L’analisi degli esperti

Concorde con la sterilità degli Accordi di Kharkiv, l’esperto del Centro Razumkov, Valerij Chalij, che li ha evidenziati come una vittoria diplomatica della Federazione Russa. Una loro cancellazione non solo sarebbe dannosa per le relazioni bilaterali, ma comporterebbe l’immediata richiesta della Russia di un forte indennizzo.

D’altro canto, essi non sono riusciti a garantire il promesso sconto sulla bolletta del gas. Che, il Primo di Agosto del 2010, persino è stata incrementata del 50%.

Secondo le ultime rilevazioni Razumkov, favorevole agli accordi con la Federazione Russa si è espresso il 25% della nazione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO RESPINGE LE ACCUSE SUL GAS DELLA PROCURA GENERALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 21, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica e l’ex-Capo del colosso energetico nazionale confermano la regolarità dei patti per il gas russo del 2009. Iniziativa bipartisan per il rilascio dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Un interrogatorio di 8 ore. Tanto è durata la convocazione in Procura della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, mercoledì, 20 Aprile.

Un’occasione per confermare ai giudici l’infondatezza delle accuse a lei mosse sulla questione del gas. Alla presenza dell’ex-Capo del colosso statale Naftohaz, Oleh Dubyna, l’anima della Rivoluzione Arancione ha dimostrato di aver agito su mandato del Consiglio dei Ministri, e ribadito la maggiore convenienza degli accordi da lei stretti con la Russia nel gennaio 2009, rispetto a quelli rivisti dall’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Il quale, nell’Aprile 2010, con gli Accordi di Kharkiv, in cambio di un risibile sconto sull’oro importato blu ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea fino al 2042.

“Le autorità – ha dichiarato Julija Tymoshenko – vogliono smontare la nostra compagnia statale per favorire la svendita degli interessi ucraini. I procedimenti giudiziari aperti – ha continuato – mirano a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica, e ad addossare la colpa ad altri”.

Il 19 Gennaio 2009, allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko ha siglato con il suo omonimo russo, Vladimir Putin, accordi per l’acquisto di gas a prezzi di mercato. Una decisione onerosa, ma necessaria per eliminare la clausola Prendi o Paga, che ha obbligato Kyiv all’acquisto di un tetto minimo di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, garantire agli ucraini un inverno finalmente al caldo, dopo anni di Guerre del Gas.

Per tali patti, sono stati incriminati dalla procura Generale sia Dubyna, che la Leader dell’Opposizione Democratica. L’accusa, negata dagli ex-titolari di dicastero, aver agito senza l’imprimatur dei colleghi Ministri. Inoltre, l’anima della Rivoluzione Arancione è processata per uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di ambulanze e vaccini.

Rea, per così dire, di aver provveduto al pagamento delle pensioni, ed al miglioramento della sanità, Julija Tymoshenko è stata confinata in Patria. Impossibilitata, per due volte, di recarsi a Bruxelles per il summit del partito Popolare Europeo, di cui è partner.

Deputati nazionali in difesa di Lucenko

Assieme a lei, simili provvedimenti hanno colpito una decina di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, detenuto in isolamento.

La sua liberazione è stata richiesta da 60 Parlamentari non solo del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – i gruppi dell’Opposizione Democratica – ma anche di Riforme per il Futuro, indipendenti, e del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA CONTRO GLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 19, 2011

Il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna richiede la cancellazione del contratto con cui il Presidente, Viktor Janukovych, ha garantito il prolungamento della permanenza dell’esercito russo sul suolo ucraino. Protesta la Maggioranza.

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Il gas infiamma la politica ucraina. Nella giornata di lunedì, 18 Aprile, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna ha registrato una mozione per la cancellazione degli Accordi di Kharkiv.

Una richiesta per il bene del Paese, come evidenziato dal Capogruppo della principale forza dell’Opposizione Democratica alla Rada, Ivan Kyrylenko, con cui si richiede l’annullamento di patti onerosi per l’acquisto di gas russo.

Pronta la risposta di Oleksandr Jefremov, suo pari ruolo del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha bollato come catastrofico l’annullamento del contratto.

Concorde lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, che ha illustrato come esso possa essere cancellato solo previa approvazione di uno nuovo.

Contrario anche Aleksej Miller, Capo del monopolista russo, Gazprom, che ha definito l’accordo in essere come il più vantaggioso possibile per un Paese, l’Ucraina, che non appartiene all’Unione Doganale con Russia, Bielorussia, e Kazakhstan.

Gli Accordi di Kharkiv sono stati stretti il 27 Aprile 2010 dai Presidenti ucraino e russo, Viktor Janukovych, e Dmitrij Medvedev, per ribassare la bolletta del gas per Kyiv. Un risibile ritocco, pagato a caro prezzo sul piano politico, con la concessione del prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea, fino al 2042.

La maggioranza ha giustificato tale passo con la necessità di rivedere il patto precedente, siglato, il 19 Gennaio 2009, tra i due Primi Ministri, Julija Tymoshenko e Vladimir Putin.

Con esso, l’Ucraina ha accettato di pagare l’oro blu di Mosca a prezzi di mercato. In cambio, ha ottenuto l’annullamento della clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv a comprare una cospicua quantità di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, ha potuto trascorrere un inverno finalmente al caldo. Dopo anni di Guerre del Gas con la Russia.

L’ex-Capo di Stato dietro i contratti del 2009

Inoltre, come evidenziato sugli schermi di TVI dal Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Serhij Vlasenko, le condizioni onerose sono state necessarie a causa dell’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo.

Intermediario nella compravendita di gas russo, fortemente voluto dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, ma escluso da trattative precedenti a quelle del 2009.

Tuttavia, per tali accordi la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, è stata accusata dalla Procura Generale, che sta indagando per Abuso d’Ufficio.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO SPIEGA I VANTAGGI DELLA ZONA DI LIBERO SCAMBIO CON L’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 17, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina favorevole un avvicinamento all’Unione Europea per garantire lo sviluppo e l’Indipendenza di Kyiv. Mosca preme sul gas

La leader dellOpposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lo sviluppo ed il futuro da una parte. Dall’altra, gas e pragmatismo. Queste le due prospettive che ben sintetizzano la situazione politica attuale a Kyiv. A rappresentarle, due posizioni, emerse sabato, 16 Aprile.

In favore della Zona di Libero Mercato con Bruxelles la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. La quale, in una nota, riportata dall’autorevole UNIAN, ha definito l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka come la perdita degli interessi nazionali, dell’autonomia economica del Paese, ed avvio della sottomissione politica al Cremlino.

Infatti, è la Russia il vero soggetto egemone di una sorta di CEE euroasiatica. In cui, oltre a mancare un organismo decisionale aperto, Mosca conta per il 57%, Astana per il 21,5%, e Minsk per il 21,5%.

Molti, invece, i pro della Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea. In primis, la maggiore collegialità, e la possibilità di ricorrere all’Arbitrato Internazionale, su decisioni che penalizzano un determinato Paese.

In aggiunta, l’ingresso nel progetto russo comporterebbe l’isolamento internazionale, con l’espulsione dell’Ucraina dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Uno dei maggiori risultati dei governi arancioni. Molti dei quali, guidati da Julija Tymoshenko.

Inoltre, con Bruxelles è possibile negoziare clausole ad hoc per rispettare le caratteristiche del mercato interno ucraino. E non, come invece preventivato nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, l’imposizione a diversi Stati di un unico modello centralizzato, disattento delle specificità locali.

Dunque, una Zona di Libero Mercato con l’UE che non minaccia affatto l’Ucraina. Concorde con l’anima della Rivoluzione Arancione, il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che diverse volte ha individuato nell’UE una priorità.

A non vederla alla stessa maniera, il Presidente, Viktor Janukovych, favorevole ad un’Integrazione federata nell’Unione Doganale Euroasiatica. Una clausola 3+1. La quale, secondo i suoi piani, consentirebbe a Kyiv di associarsi a Mosca, senza chiudere con Bruxelles. Tuttavia, l’incompatibilità tra i due progetti è stata evidenziata sia dall’Unione Europea, che dalla Federazione Russa.

L’oro blu di Mosca

Ed è proprio dal Ministro dello Sviluppo Economico della Russia, Andrej Klepach, che è arrivata la risposta alle tesi della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Il politico ha garantito prezzi inferiori per il gas, qualora Kyiv dovesse optare per l’Unione Doganale di Mosca.

Sempre secondo Klepach, nella CEE euroasiatica vige un particolare sistema di tariffe, che, scindendo il costo dell’oro blu importato da quello per il trasporto, garantirebbe ai partner di Mosca una bolletta meno cara di quella odierna.

Lecito ricordare che promesse di sconto sul gas già sono state esternate. Invano. Non ultima, quella legata agli Accordi di Kharkiv. Con cui, lo scorso anno, Janukovych ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in territorio ucraino, fino al 2042. In cambio della promessa di un decremento del 30% del gas, mai realizzato.

Al contrario, lo scorso Primo di Agosto, la tariffa per l’oro blu alla popolazione è aumentata repentinamente del 50%.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: L’UCRAINA AVANTI SU GAS E NUCLEARE

Posted in Guerra del gas, Ukraina by matteocazzulani on April 1, 2011

La nuova strategia di sviluppo economico preventiva finanziamenti per ristrutturazione e costruzione di nuove centrali atomiche, ma tagli al carbone. Previsto aumento el 30% per il gas per l’ottenimento del prestito del Fondo Monetario Internazionale. Modello polacco per la riforma previdenziale

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Al nucleare nessuna aleternativa. Nella giornata di giovedì, 31 Marzo, il governo ucraino ha presentato il nuovo piano di sviluppo energetico. Un programma complesso, ancora tutto da emendare. Basato, tuttavia, su solidi obiettivi, quali investimenti su nucleare, ed idroelettrico.

Nello specifico, Kyiv ha previsto 780 miliardi di Hryvnje per la ricostruzione, e la messa in sicurezza, dei siti di proprietà delle compagnie Enerhoatom, Ukrenerho, ed Ukrhidroenerho. Nel contempo, è stata preventivata la costruzione di altri 4 reattori nella centrale atomica di Khmel’nyc’kyj.

Il documento corregge la rotta impressa, nel 2006, dal Governo Jekhanurov — formato da Nasha Ukrajina e socialisti, con l’appoggio esterno del Partija Rehioniv, voluto dall’allora presidente, Viktor Jushchenko, dopo aver dimissionato Julija Tymoshenko — secondo la quale l’Ucraina, entro il 2030, avebbe dovuto implementare non solo gli investimenti nel nucleare, ma anche nel carbone.

Oro blu sempre più caro

Alla base della rivista strategia, supportata dal Premier, Mykola Azarov, ma contrastata dall’Opposizione Democratica per i troppi lati oscuri circa i finanziamenti, il gas. Kyiv dipende fortemente dall’oro blu di Mosca, al punto da programmare l’aumento dello sfruttamento dei propri giacimenti. Peraltro, in collaborazione con la compagnia italiana ENI.

In aggiunta, l’Ucraina ha preventivato un aumento del 30% della bolletta del gas per la popolazione, necessario per l’ottenimento della terza tranche del prestito del Fondo Monetario Internazionale.

L’ennesimo incemento, dal momento in cui, sempre per ottenere la prima rata del finanziamento FMI, già lo scorso Primo di Agosto il governo ha varato l’aumento del gas per l’uso privato del 50%.

Una decisione clamorosa, che ha provocato la protesta della popolazuione, disorientata dal precedente sconto ottenuto dalla Federazione Russa, con gli Accordi di Kharkiv. In cambio, il Presidente, Viktor Janukovych, ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea, fino al 2042.

Noto anche come programma Stand By, il prestito del Fondo Monetario Internazionale prevede l’erogazione all’Ucraina di 8 tranche da 15,5 miliardi di Dollari ciascuna, previo raggiungimento di determinati obiettivi.

Per ottenere il prossimo, l’FMI già ha informato il governo ucraino della necessità di riformare il sistema pensionistico. Il Vice-Premier, e Ministro per gli Affari Sociali, Serhij Tihipko, incaricato della faccenda, ha dichiarato di guardare ad Occidente. Sopratutto, al modello polacco.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: OPPOSIZIONE DEMOCRATICA PER LA CANCELLAZIONE DEGLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2011

Il Deputato Nazionale Andrij Parubij ha presentato una mozione di condanna dei patti con cui il Presidente, Viktor Janukovych, ha prolungato la presenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042

Il parlamentare dell'Opposizione Democratica, Andrij Parubij

Spallata al governo, sul tema più spinoso. E’ questa l’intenzione dell’Opposizione Democratica. Che, lo scorso venerdì, 25 Marzo, ha registrato in Parlamento una mozione di denuncia degli Accordi di Kharkiv.

Iniziatore, il Deputato Nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Andrij Parubij, a cui si sono aggiunti molti colleghi di partito. E del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, il principale gruppo dell’Opposizione Democratica.

Secondo il documento, gli Accordi sarebbero illegali, poiché la Costituzione Ucraina, sul suolo Patrio, non consente l’installazione di basi militari straniere. E prevede lo stazionamento di eserciti di altri Paesi solo a carattere temporaneo, e limitato.

Inoltre, essi sono stati ratificati dalla Rada, senza il parere della Corte Costituzionale, come richiesto dal regolamento parlamentare.

Il provvedimento è stato inserito tra le tematiche delle prossime Sedute Plenarie del Parlamento. Ma, stando alle cifre, difficilmente l’Opposizione Democratica riuscirà nell’annullamento di un patto che, come illustrato da Parubij, minaccia la sicurezza nazionale, energetica, e politica del Paese.

La messa in pericolo dell’Indipendenza Nazionale Ucraina

Stretti nell’ex-Capitale dell’Ucraina Sovietica, lo scorso 21 Aprile, dai Presidenti di Ucraina e Russia, Viktor Janukovych, e Dmitrij Medvedev, gli Accordi prevedono il prolungamento fino al 2042 della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea.

In cambio, Mosca ha conesso a Kyiv un risibile sconto sul gas. Successivamente, vanificato dall’aumento del 50% della bolletta per la popolazione. Stabilito dal Governo, con scarso preavviso, lo scorso Primo di Agosto.

I patti, poi, sono stati ratificati dalla Rada il 27 Aprile, in una seduta surreale. Per evitare la cessione di parte della sovranità nazionale sul proprio territorio, l’Opposizione Democratica ha organizzato persino una coreografia, con bandiere ucraine, fumogeni, e lancio di uova, all’indirizzo dello Speaker, Volodymyr Lytvyn.

Il quale, malgrado la forte contrarietà di una parte dell’aula, e del Popolo ucraino, ha aperto il voto, e consentito l’approvazione in prima ed unica lettura.

Matteo Cazzulani