LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GEORGIA: SI ALZA LA TENSIONE TRA STATI UNITI E RUSSIA

Posted in Georgia by matteocazzulani on June 10, 2012

Il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton sostiene l’integrità territoriale georgiana e contesta l’occupazione militare russa in Abkhazia e Ossezia Settentrionale. Mosca accusa Washington di intromissione in questioni di esclusivo interesse del Cremlino, e condanna il riconoscimento in Occidente dei “passaporti neutrali”

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

Se nel cuore dell’Europa l’organizzazione del campionato europeo di calcio sta dimostrando anche agli occhi dei tifosi di calcio – spesso disattenti in merito alle questioni geopolitiche – che l’Europa di oggi non è più la CECA, nel Caucaso sembra che la Guerra Fredda e la tensione tra i blocchi sia una situazione ancora ben attuale.

Nella giornata di mercoledì, 6 Giugno, il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, si è recata in Georgia per una visita ufficiale al Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, intesa a rilanciare le relazioni tra Washington e Tbilisi dopo che l’Amministrazione Obama ha tolto il Caucaso tra le priorità della politica estera statunitense.

La Clinton ha apprezzato i progressi in senso occidentale compiuti da Saakashvili in campo economico, ed ha auspicato la realizzazione di Elezioni Parlamentari libere e regolari per dare un ulteriore segnale della maturità della Georgia anche in senso democratico.

Inoltre il Segretario di Stato USA ha dichiarato di sostenere l’integrità territoriale georgiana, e ha contestato l’occupazione delle regioni di Abkhazia e Ossezia Meridionale – ubicate nella Georgia settentrionale – da parte dell’esercito della Federazione Russa.

La posizione della Clinton ha mandato su tutte le furie Mosca, che ha accusato Washington di intromissione negli “affari interni” della Russia, e ha ritenuto il comportamento del Segretario di Stato come “guerrafondaio”.

Come dichiarato all’agenzia IAR, l’Addetto Stampa del Ministero degli Esteri russo, Aleksandr Lukashevich, ha sottolineato come la Clinton con il suo atteggiamento finisca per favorire il “revanscismo” georgiano sulle due regioni separatiste.

La critica tra la Clinton e Mosca ha riguardato anche i cosiddetti “passaporti neutrali”, che il Ministero della Reintegrazione di Tbilisi riconosce a quegli abitanti di Abkhazia e Ossezia del Sud che decidono di non rinunciare alla loro cittadinanza georgiana, e non accettano l’occupazione russa.

Tra politica etnica e mancato rispetto degli accordi di pace

I “passaporti neutrali” sono riconosciuti in alcuni importanti Paesi come Giappone, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania e Lettonia, e presto, come dichiarato dal Segretario di Stato USA, anche negli Stati Uniti d’America.

Essi sono la risposta georgiana alla politica di distribuzione di passaporti russi presso la popolazione di Abkhazia e Ossezia del Sud attuata dalla Russia tra il 1991 e il 2008 – e che secondo molti analisti dura ancor oggi – per destabilizzare la situazione interna a Tbilisi e indebolire un Paese che il Cremlino ritiene appartenere alla sua sfera di influenza.

Tra il 1992 e il 1994, la distribuzione dei passaporti russi ha portato a una serie di combattimenti, al termine dei quali Abkhazija e Ossezia del Sud hanno ottenuto da Tbilisi una forte autonomia.

Ciò nonostante, il Cremlino ha continuato nella sua opera destabilizzante fino all’Agosto del 2008, quando l’esercito della Federazione Russa ha infranto la sovranità territoriale georgiana, ha occupato le due regioni, e ha promosso la loro Indipendenza da Tbilisi.

Gli accordi di pace che hanno chiuso il conflitto prevedono il ritiro dell’esercito russo da Abkhazia e Ossezia del Sud, ma i soldati di Mosca continuano a permanere nelle due regioni, la cui indipendenza è riconosciuta, oltre che dalla Russia, da pochi stati di medio-basso profilo, come il Venezuela, il Nicaragua, e gliatolli del pacifico di Nauru, Vanatu, e Tuvalu.

Matteo Cazzulani

SAAKASHVILI IN AZERBAJDZHAN: “L’UNIONE EURASIATICA E’ COME L’URSS”

Posted in Georgia by matteocazzulani on March 9, 2012

Durante l’exposé presso il Parlamento azero, il Presidente georgiano invita i Paesi del Caucaso e quelli un tempo appartenenti all’Unione Sovietica a fare fronte comune per contrastare i piani egemonici della Russia monopolista: intenzionata a ripristinare un suo impero nell’area

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

“Per la Russia sarebbe meglio avere vicini forti anziché vassalli ostili”. Così è stato comunicato dal Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, nel corso di un exposé presso il Parlamento azero: un’occasione, avvenuta martedì, 7 Marzo, per rinsaldare i rapporti tra Georgia e e Baku in una solida alleanza che, come illustrato da entrambe le parti, va oltre la partnership strategica.

Saakashvili ha espresso il proprio timore nei confronti della ricostituzione di una nuova URSS per mezzo dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economico-politica – concepito a immagine e somiglianza di CEE e Unione Europea – voluto da Mosca per estendere la propria egemonia sui Paesi un tempo appartenenti all’Unione Sovietica.

Un disegno che certifica la reale natura della Russia, la quale, dopo l’esperienza sovietica e, prima ancora, quella zarista, sembra non avere rinunciato a una tentazione imperiale che caratterizza di continuo la sua storia.

Inoltre, la recente rielezione di Vladimir Putin alla Presidenza della Federazione Russa ha ridato slancio a quest’iniziativa, in quanto è proprio la guida del Cremlino l’ideatore, e il principale sponsor, di un progetto a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgyzstan.

“A Mosca, una nuova-vecchia idea è stata avanzata da politici nostalgici – ha dichiarato Saakashvili, come riportato dall’autorevole Civil Georgia – Non cadiamo in errore: cambia di poco il nome, ma la sostanza è la medesima. La dottrina della sovranità limitata, e dell’influenza russa su quello che ritiene essere il suo spazio vitale, si rifà direttamente all’Unione delle Repubbliche Socialiste, e alla fraseologia imperialista dell’epoca zarista”.

Per arginare il dilagare della Russia imperiale, Saakashvili ha proposto l’unità di azione da parte di quei Paesi che Mosca ritiene appartenere alla propria sfera di influenza: Ucraina, Moldova e, per l’appunto, gli Stati del Caucaso.

Per questa ragione, il Presidente georgiano ha ritenuto forti rapporti con l’Azerbajdzhan un aspetto di prima importanza per la politica estera di Tbilisi che, come ha ribadito, mantiene come primo obiettivo l’integrazione nella NATO e nell’Unione Europea.

“La Guerra Fredda è finita, e chi ritiene l’espansione a est della NATO un pericolo si sbaglia – ha evidenziato Saakashvili – Noi non siamo anti-russi, ma sogniamo un futuro di pace e cooperazione con una Russia finalmente democratica, rispettosa dei diritti politici al suo interno e, sopratutto, del diritto di autodeterminazione delle nazioni ad essa vicine”.

Come riportato sempre da Civil Georgia, le buone intenzioni di Saakashvili sarebbero state dimostrate dalla recente decisione del Presidente georgiano di abolire il regime dei visti per i russi che intendono recarsi a Tbilisi per meno di 90 giorni.

Un atto che, tuttavia, non ha avuto una risposta complementare da parte di Mosca: nel corso di una conferenza stampa, Vladimir Putin ha sottolineato come i rapporti con la Georgia non saranno ripristinati fino a quando a Tbilisi non si registreranno determinato cambiamenti politici interni.

Le relazioni tra Georgia e Russia restano al punto buio raggiunto nell’Agosto 2008. Allora, l’esercito russo ha infranto l’integrità territoriale della Georgia e, dopo una guerra lampo di sette giorni, ha iniziato un’occupazione delle regioni georgiane di Abkhazija e Ossezia del Sud che, nonostante i proclami della Comunità Internazionale, dura ancora oggi.

Il Caucaso è importante per l’Europa e la sicurezza nazionale dei Paesi UE

Spesso trattare questioni legate all’area dell’ex-Unione Sovietica sembra essere un’opera di pura descrizione di quanto accade in Paesi esotici, ma non è così. Per l’Europa, il Caucaso ha un’importanza fondamentale, in quanto è proprio da Azerbajdzhan e Georgia che è previsto il transito di gas diretto in Occidente.

Questo piano da tempo è stato studiato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture energetiche della Russia. Tuttavia, oltre che dai russi stessi, è contrastato anche da alleati di ferro in seno al Vecchio Continente, come Germania e Francia.

Mosca, intenzionata a ripresentarsi al mondo come superpotenza planetaria, ha tutto l’interesse a mantenere il monopolio delle forniture di gas sull’Europa e, per questa ragione, ostacola ogni iniziativa autonoma di Bruxelles, con mezzi più o meno leciti.

Oltre alla già descritta guerra contro la Georgia, esempio della strategia della Russia sono la campagna acquisti che il monopolista russo, Gazprom, sta compiendo in Unione Europea per allungare cronologicamente la dipendenza delle principali compagnie UE al rubinetto del Cremlino, così come quella per rilevare la gestione totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente: attuata con successo in Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia e Austria.

Per un’Europa davvero indipendente, sia energicamente che politicamente, è interesse degli europei tutti non solo interessarsi di quello che avviene nel Caucaso, ma anche, e sopratutto, sostenere le ambizioni euro-atlantiche della Georgia, e integrare questo Paese quanto prima nell’UE e nella NATO.

Una decisione che consentirebbe nell’immediato la messa al sicuro della tratta per i rifornimenti energetici autonomi dal Cremlino e, nel contempo, impedirebbe il ricostituirsi della Russia in un Impero, e il declassamento del Vecchio Continente alla periferia dell’economia mondiale ad esso legato.

Per questa ragione, oltre a Tbilisi, l’Europa avrebbe tutto l’interesse a integrare seduta stante anche Ucraina, Moldova e Turchia: Paesi europei per cultura e tradizione – con meno evidenza per quanto riguarda Ankara – finora esclusi dalla Comunità politica del Vecchio Continente a causa del timore dimostrato dai vertici UE di irritare una Russia dall’imperialismo mai sopito.

Matteo Cazzulani

LA LETTONIA DICE NO AL RUSSO COME LINGUA DI STATO

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on February 20, 2012

L’80% dei lettoni rigetta la proposta di rendere il Paese baltico ufficialmente bilingue. Secondo i vincitori della consultazione, la diminuzione dell’importanza del lettone favorirebbe la politica imperiale della Russia, mentre la minoranza russofona evidenzia la scarsa conoscenza dell’idioma ufficiale da parte di una percentuale consistente della popolazione. La polemica tra Ministero degli Esteri di Mosca e Riga, e gli altri esempi di come la questione linguistica sia utilizzata dal Cremlino per legittimare le rinate ambizioni monopolistiche sull’Europa 

Il Primo Ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Con circa il 70% dell’affluenza quello sulla questione linguistica è stato il referendum più votato nella storia della Lettonia Indipendente. Nella giornata di sabato, 18 Febbraio, circa l’80% dei lettoni ha rigettato la proposta di istituire il russo come seconda lingua di Stato in una tornata elettorale che, per la media dei Paesi Baltici, ha riscontrato percentuali di partecipazione da record: solo nella Capitale, Riga, alle urne è accorso il 77% degli aventi diritto.

Soddisfazione per l’esito del referendum è stata espressa dal Primo Ministro, Valdis Dombrovskis, che ha illustrato come il no al riconoscimento del russo a lingua di Stato garantisca il rispetto dei fondamenti costituzionale della Lettonia.

Apprezzamento è stato espresso anche dal Presidente lettone, Andris Berzins, che ha sottolineato come il mantenimento di una sola lingua nazionale sia non solo fondamentale per tutelare le tradizioni nazionali, ma anche per garantire a tutte le minoranze parità di trattamento nei confronti dello Stato.

I sostenitori del sì, ubicati perlopiù nelle regioni orientali al confine con la Russia, e rappresentati dal sindaco di Riga, Nil Usakov, hanno puntato sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito al problema legato alla presenza in Lettonia di circa 700 Mila cittadini che, perlopiù di età avanzata, non hanno mai imparato il lettone.

A sostenerli è stato anche il Ministero degli Esteri della Federazione Russa, che ha accusato Riga di mancato rispetto del Diritto Internazionale per non avere accettato la presenza ai seggi di osservatori di Mosca.

In pronta risposta, le Autorità lettoni hanno giudicato un’intrusione da parte di Mosca nelle questioni interne a uno Stato sovrano la partecipazione di esponenti della Russia nominati direttamente del Cremlino – e non inseriti in Organizzazioni riconosciute internazionalmente.

La leva linguistica come arma politica

La questione linguistica è una pagina molto delicata, spesso utilizzata dalla Federazione Russa per ristabilire la propria egemonia culturale, politica ed economica nello spazio ex-sovietico: sopratutto a spese dell’Unione Europea e dei suoi interessi geopolitici.

Nel caso della Lettonia, per indebolire la sovranità di Riga sul proprio territorio, il Cremlino si è fatto sostenitore delle richieste del 30% della popolazione russofona che nel 1991 – anno dell’Indipendenza dello Stato baltico – ha deciso di non ritornare in Russia.

Dopo 21 anni di indipendenza, sul suolo lettone la lingua di Pushkin è rispettata al punto che il principale giornale locale è edito in russo. D’altro canto, da parte della popolazione russofona pochi sono stati i tentativi profusi per apprendere il lettone: idioma che la Costituzione certifica come unico per la sfera pubblica.

Altri esempi di come nello spazio dell’ex-URSS la questione linguistica assume connotazioni politiche, volte a legittimare – al pari dell’energia – le rinate velleità imperiali di una Russia sempre più monopolista e intollerante, sono quelli di Georgia e Ucraina.

Per contrastare le legittime aspirazioni euroatlantiche di Tbilisi – e con esse il supporto dato dalla Georgia alla politica energetica dell’Unione Europea volta alla diminuzione della dipendenza dal gas di Mosca tramite l’accesso diretto dell’UE ai giacimenti azeri – il Cremlino ha distribuito passaporti russi in Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Su queste regioni, etnicamente georgiane, Mosca poi ha rivendicato la propria paternità, e, successivamente, ha creato il pretesto per giustificare l’aggressione militare dell’agosto del 2008: con cui l’esercito russo ha infranto l’integrità territoriale della Georgia.

In Ucraina, particolarmente sensibile è la regione della Crimea: penisola storicamente multiculturale che, in seguito alle secolari politiche di russificazione forzata ed alle deportazioni etniche attuate in epoca sovietica e zarista, è oggi quasi interamente russofona.

Per destabilizzare gli equilibri politici interni a Kyiv, ed orientare le scelte di politica estera delle Autorità ucraine, il Cremlino non solo ha adottato una politica simile a quella realizzata nei confronti della Georgia – con il riconoscimento facilitato della cittadinanza russa alla popolazione locale – ma ha fatto anche leva sulla presenza militare della Flotta Russa del Mar Nero nella base navale di Sebastopoli.

Una vera e propria spina nel fianco, la cui presenza, nel Maggio del 2010, è stata prolungata fino al 2022 da parte Presidente ucraino, Viktor Janukovych, in cambio di uno sconto sulle forniture di gas che Mosca non ha mai concesso.

Matteo Cazzulani

GASATA, EURASIATICA, E MEDITERRANEA: ECCO LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on January 24, 2012

Il prossimo Presidente, Vladimir Putin, resta senza rivali “scomodi” nella corsa al Cremlino, e presenta un programma basato sulla difesa della nazionalità russa. Sul piano internazionale, Mosca persegue l’espansione imperiale sull’ex-URSS con l’ambizione di riottenere lo status di superpotenza mondiale a discapito dell’Unione Europea: annichilita tramite il gas, con la connivenza dell’asse franco-tedesco. Si rafforza la presenza russa nel Mediterraneo per mezzo di alleanze con i Paesi arabi

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Sempre più certezze sulla Russia di domani. Nella giornata di lunedì, 23 Gennaio, la Commissione Elettorale Centrale ha messo in discussione la candidatura dell’esponente liberale Grigorij Javlin’skij: nel 23% delle firme in sostegno al Leader del Partito Jabloko sarebbero state riscontare irregolarità tali da non permettergli il riconoscimento dello status di pretendente alla presidenza della Federazione Russa.

Secondo diversi esperti, se confermata, l’esclusione di Javlin’skij indicherebbe la chiara volontà da parte delle Autorità di impedire il ballottaggio nelle prossime elezioni presidenziali – dato per probabile dagli ultimi sondaggi – e, sopratutto, evitare accuse di brogli da parte della comunità internazionale: infatti, sono stati i rappresentanti di lista di Jabloko a certificare il numero più alto di irregolarità nel corso della conta dei voti durante le elezioni parlamentari dello scorso Dicembre.

Certo il vincitore, e certo il suo programma. Vladimir Putin – attuale Primo Ministro e candidato alla presidenza dell’establishment al potere al Cremlino ininterrottamente dal 2000 – in un articolo sulla Nezavisimaja Gazeta ha illustrato quale saranno le priorità della politica interna della sua amministrazione: un “patriottismo civico” teso alla costruzione di una “Forte Russia” etnicamente più omogenea possibile.

Nello specifico, Putin ha rigettato ogni politica nazionalista, ma di fatto ha preventivato un controllo più severo sulle immigrazioni, l’introduzione di un esame di lingua russa obbligatorio per tutti gli stranieri, e la costruzione di una nazione multietnica cementata attorno al “nucleo russo”. Un piano chiaro, su cui da tempo la Russia sta lavorando in maniera scientifica: le recenti tensioni con il Tadzhikistan hanno portato le autorità di Mosca ad espellere centinaia di immigrati provenienti da Dushanbe, e simili trattamenti si sono ripetuti nel recente passato nei confronti di immigrati regolari di provenienza caucasica, sopratutto georgiana.

Proprio la Georgia resta il primo obiettivo di una politica estera che Putin ha già delineato nemmeno troppo velatamente. L’aggressione russa a Tbilisi dell’Agosto 2008 è una partita tutt’altro che chiusa, che potrebbe riaprirsi proprio nei prossimi mesi. Come rilevato da diversi esperti, la congiuntura internazionale – con l’Europa debole, gli USA impegnati nella corsa alla Casa Bianca, e l’attenzione dei media internazionali incentrata sui Giochi Olimpici – è la medesima del periodo in cui i carri armati di Mosca hanno infranto la sovranità territoriale georgiana, e strappato a Tbilisi il controllo di due regioni della Georgia settentrionale: Abkhazija ed Ossezia del Sud.

A fare compagnia alla Georgia potrebbero essere tutti quei Paesi della Comunità di Stati Indipendenti che non accetteranno di buon grado l’integrazione nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, volto a riunificare l’ex-Unione Sovietica attorno alla guida della Russia che, così, riotterrebbe lo status di superpotenza internazionale.

In un Mondo sempre più dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani, l’orso russo ha come primo obiettivo l’eliminazione dalla scena globale dei banchieri europei e dei cowboy americani: una zampata vigorosa, provata dalla recente politica di Mosca sul fronte europeo ed energetico. Il monopolista russo del gas, Gazprom, ha condotto una politica di revisione dei contratti con le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente, ottenendo il prolungamento della scadenza degli accordi e fedeltà assoluta in cambio di sconti.

Inoltre, Mosca è stata abile ad inserire clausole che consentirebbero ai russi di rilevare la gestione dei gasdotti in diversi Stati europei, seppure in piena violazione della legge UE: il Terzo Pacchetto Energetico, varato dal Parlamento Europeo da più di un anno, prevede l’unificazione e la liberalizzazione delle condutture del Vecchio Continente, e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei. Nell’infrangere la legge, e gli interessi del’Unione Europea, Putin può contare su alleati di peso come Germania e Francia: legati a Mosca, oltre che dalla dipendenza energetica, anche da tradizionali rapporti di cooperazione, che già in passato hanno portato a tragici eventi.

Su espressa richiesta dell’attuale Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha richiesto alla Commissione Europea di ammorbidire il Terzo Pacchetto Energetico: sopratutto, per consentire agli enti non-UE la compartecipazione nella gestione dei gasdotti del Vecchio Continente. Uno sforzo diplomatico coraggioso ed anti-europeo, che alla Merkel è stato ripagato con il rifornimento di gas direttamente dalla Russia. Nel Novembre del 2011 è entrato in funzione il Nordstream: gasdotto sul fondale del Baltico concepito da Mosca per bypassare Paesi UE politicamente ostili al Cremlino – Polonia e Stati Baltici – e, con il benestare di Germania, Francia e Olanda, dividere l’Europa tra Paesi occidentali “buoni” e membri centrali “cattivi” – ovviamente, secondo l’ottica della Russia.

Simile progetto, in via di realizzazione, è il Southstream: gasdotto sul fondale del Mediterraneo progettato per rifornire di gas Grecia, Balcani e Italia, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Slovenia, Serbia e Macedonia. Diversamente dal Nordstream, il Gasdotto Ortodosso – com’è stato rinominato il Southstream – ha un triplice scopo: dividere l’Europa, scoraggiare le ambizioni europee di Ucraina e Moldova – Paesi europei per cultura e tradizione, su cui Mosca ha da tempo rinnovato i propri appetiti imperiali eurasiatici – e cementare l’influenza russa nel Mediterraneo.

Contro Occidente ed Israele

Proprio la presenza di Mosca nel Mare Nostrum è un segnale importante ed attuale. Come riportato dall’autorevole Kommersant”, lunedì, 23 Gennaio, la Russia ha firmato un contratto per la vendita di 36 aerei militari Jak-130 alla Siria: secondo diversi esperti, l’affare sarebbe il primo passo di un’alleanza di ferro tra Mosca e Damasco in chiave anti-occidentale, per cui ad esprimere preoccupazione è anche Israele.

Infatti, Tel Aviv deve ora fare i conti con una Russia in buoni rapporti con tutti i Paesi ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale israeliana. Lunedì, 23 Gennaio, Mosca ha duramente criticato l’embargo della nafta proveniente dall’Iran da parte dell’Unione Europea: deciso da Bruxelles per protestare contro i piani di riarmo nucleare di Teheran. Venerdì, 20 Gennaio, il Presidente dell’Autonomia Palestinese, Mahmud Abbas, ha ottenuto rassicurazioni dalla Russia sul sostegno di Mosca alla causa palestinese, ed ha riconosciuto il Cremlino tra i principali interlocutori e consiglieri nelle trattative con Israele per l’ottenimento dell’indipendenza della Palestina.

Matteo Cazzulani

LA GEORGIA CONFERMA: UE E NATO GLI OBIETTIVI DELLA POLITICA ESTERA

Posted in Georgia by matteocazzulani on January 5, 2012

Europa ed Alleanza Atlantica restano gli obiettivi della Strategia di Sicurezza Nazionale approvata dal Parlamento georgiano, seguiti dal rafforzamento di partnership bilaterali di primaria importanza per la politica energetica di Bruxelles. La Russia imperiale ritenuta ancora una minaccia per l’indipendenza di Tbilisi. Il perché Mosca è un pericolo comune sia per il Paese caucasico che per il Vecchio Continente

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

La Russia è ancora un pericolo e l’unica garanzia per la sicurezza nazionale resta l’Occidente, malgrado tutto. E tanto chiara quanto realistica la filosofia della Strategia di Sicurezza Nazionale della Georgia, approvata a stragrande maggioranza – 111 favorevoli, solo 3 contrari – dal Parlamento di Tbilisi lo scorso 23 Dicembre.

Per gli europei, l’importanza del documento sta tutta nel principale vettore di politica estera, che le Autorità georgiane hanno ribadito essere l’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO. In seguito, Tbilisi intende rafforzare i rapporti bilaterali con Paesi anche UE, come Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, e Turchia.

Per quanto riguarda l’Azerbajdzhan, è stata preventivata una maggiore collaborazione sul piano energetico: aspetto di primaria importanza per il Vecchio Continente, dal momento in cui le buone relazioni tra Georgia e Baku – ed anche con la Turchia – sono fondamentali per assicurare l’esportazione di gas centro asiatico direttamente nell’UE, evitando il transito – ed il conseguente ricatto politico-energetico – della Russia.

Proprio a Mosca è stata dedicata gran parte del documento. Tbilisi ritiene la Federazione Russa uno Stato dalle rinate velleità imperiali, pronto a riaprire il fronte caucasico con un possibile nuovo conflitto armato. Come riporta il testo, la strategia dei russi si basa sull’impedimento di ogni forma di integrazione della Georgia con l’Occidente, sull’inserimento nelle questioni interne del Paese vicino con il preciso scopo di destabilizzarlo e mutarne la politica estera, e sul il riconoscimento della piena indipendenza di Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Queste due regioni sono state strappate in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008, quando i russi hanno infranto l’integrità territoriale georgiana con i propri carri armati, senza che l’Occidente osasse protestare. Tutt’oggi, le armate di Mosca sono ancora presenti sui territori occupati: in piena violazione degli accordi di pace negoziati con la mediazione dell’allora Presidente di turno UE, Nicolas Sarkozy.

La Georgia è un Paese di cultura cristiana ed europea, che dalla Rivoluzione delle Rose del 2003 – la rivolta pacifica che ha detronizzato l’autocrate post-sovietico, Eduard Shevernadze, facendo di Tbilisi una democrazia – coerentemente dichiara di volere a tutti i costi l’integrazione con UE e NATO, persino nei piccoli particolari: dietro la scrivania presidenziale è issata la bandiera europea, spesso appuntata sulla giacca del Capo di Stato, Mikheil Saakashvili.

Più in grande, esempio recente della buona volontà di Tbilisi è il via libera concesso all’ingresso dei russi nel WTO: decisione sofferta, accettata sopratutto in seguito alle richieste espresse da Europa e Stati Uniti.

L’impero è ancora una minaccia

Amara la risposta di Bruxelles e Washington che, intimorite da Mosca, hanno sempre chiuso la porta in faccia a Tbilisi, rinviando ad oltranza un’integrazione che, per gli interessi dell’Occidente, sarebbe stata dovuta essere conclusa seduta stante. Eppure, non si dovrebbe dubitare sulla comunanza di problematiche che lega Tbilisi a Bruxelles.

Una Russia imperiale, che il certo prossimo Presidente, Vladimir Putin, ha promesso di riportare al rango di superpotenza mondiale, mira non solo ad eliminare i fastidiosi vicini caucasici, ma anche a spazzare dalla concorrenza globale un Vecchio Continente sempre più in crisi in economia, politica, e valori.

Sembrerà paradossale al lettore medio Mediterraneo, ma le sorti dell’Europa, come dimostrato dalla Strategia per la Sicurezza Nazionale Georgiana, passano non solo da Francoforte e dall’asse Parigi-Berlino, ma anche da Caucaso ed Europa Orientale: terre culturalmente a noi sorelle, che troppo di frequente – spesso in malafede – tendiamo ad ignorare.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA AD UN SOFFIO DAL WTO

Posted in Russia by matteocazzulani on November 5, 2011

Mosca e Tbilisi accettano la proposta svizzera di un monitoraggio internazionale delle merci nelle regioni strappate alla Georgia nell’agosto 2008 dall’aggressione militare russa. Dazi contro i prodotti europei ed americani e regolamentazione dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka i nodi da scioglere per l’ingresso del Cremlino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. La Georgia compensata dalla rinuncia al veto con la promessa dell’ingresso nella NATO

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Tanti forse e punti in sospeso, ma l’ingresso della Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio sembra ormai cosa fatta. Ne è convinto il Vice Ministro degli Esteri, Sergej Rjabkov, che, all’autorevole Radio Liberty, ha comunicato il via libera di Mosca al compromesso raggiunto con la Georgia, il cui veto – unico ostacolo all’ingresso della Federazione Russia nel WTO – sarà così presto evitato.

A risolvere una controversia di quasi quattro anni è stata la mediazione della Svizzera, che, chiamata dalla Comunità Internazionale, è riuscita a sbloccare l’impasse con la proposta di un monitoraggio internazionale ed indipendente del traffico commerciale in Ossezia del Sud ed Abkhazija: regioni georgiane rivendicate da Tbilisi, ma, dall’aggressione militare dell’Agosto 2008, occupate dell’esercito della Russia, che, assieme a pochi altri Stati nel Mondo – Bielorussia, Venezuela, Nicaragua, ed atolli di Nauru, Tuvalu, e Vanatu – ne ha riconosciuto l’Indipendenza.

Una soluzione che sembra avere messo d’accordo tutte le parti – anche USA ed Unione Europea, favorevoli alla conclusione delle trattative – ma restano ancora molti interrogativi e passaggi istituzionali che potrebbero rallentare l’ingresso di Mosca nel WTO. In primo luogo, l’abbattimento di ogni misura protezionistica che la Russia ancora impone sui prodotti europei ed americani: una questione da risolvere prima dell’ammissione del Cremlino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, sui cui soprattuto gli USA sono ben attenti.

Proprio il Congresso americano è chiamato alla cancellazione dell’emendamento Jackson-Vanika che finora ha vietato all’Unione Sovietica, e poi alla Russia, clausole di alto privilegio nei rapporti commerciali: qualora a Mosca la questione delle limitazioni dei prodotti d’Oltreoceano non sarà regolata, maggioranza repubblicana e larghe frange dei democratici non appoggeranno l’iniziativa altresì fortemente voluta dal Presidente, Barack Obama, strenuo sostenitore dell’ingresso dei russi nel WTO.

Altro nodo da sciogliere è l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una vera e propria CEE post-sovietica, ideata dal Primo Ministro russo – e prossimo Presidente, Vladimir Putin, per mezzo della quale la Russia ha iniziato a rafforzare la propria egemonia sull’ex-URSS, abbattendo le frontiere con Bielorussia e Kazakhstan, e programmando il varo di istituzioni comuni anche a livello politico, a cui dovrebbero aderire nel breve termine Kyrgyzstan – in cui il candidato filo russo ha di recente vinto le elezioni presidenziali – ed Ucraina – in cui il Capo di Stato, Viktor Janukovych, è stato autore di pesanti concessioni economico-energetiche a Mosca, pur mantenendo aperta la strada per la firma di un Accordo di Associazione con l’UE che, se firmato, sottrarrebbe un Paese, europeo per storia, cultura, e tradizione, all’influenza del Cremlino. Le regole WTO impediscono a qualsiasi Stato membro la partecipazione a simili organizzazioni con Paesi non-OMC, ma la Russia ha già dichiarato l’intenzione di riformare il regolamento interno dell’Unione Doganale, uniformandolo in toto agli standard internazionali.

Inoltre, le Autorità bielorusse hanno rinnovato la propria candidatura al sistema di commercio mondiale, e promesso il varo in tempo record di una serie di protocolli separati con i singoli Paesi WTO, per limare il più possibile ogni possibile incongruenza causata dalla partecipazione di Minsk all’Unione Doganale. Facile aspettarsi simili dichiarazioni di intenti anche da parte del Kazakhstan, interessato all’ingresso dei Russi nel sistema del commercio mondiale.

La Georgia nella NATO come contropartita alla rinuncia del veto

Progetti di non facile realizzazione, che potrebbero intralciare un cammino dato per certo. Poca chiarezza resta anche sulla contropartita che la Georgia avrebbe ricevuto per rinunciare ad un veto strenuamente utilizzato come unico mezzo per riottenere regioni strappatele con la forza dal Cremlino: difatti, il monitoraggio internazionale non è sufficiente per riottenere Abkhazija ed Ossezia del Sud, in cui i soldati russi continueranno a stazionare senza alcun divieto da parte della comunità internazionale.

Nella giornata di giovedì, 27 Ottobre, il Ministro georgiano per l’Integrazione Europea, Giorgi Baramidze, ha ottenuto la promessa di una road map per la futura certa integrazione di Tbilisi nella NATO, da concordare nei prossimi summit con il Segretario Generale, Anders Fogh-Rasmussen – atteso a breve a colloquio con il Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili – e varare al prossimo summit dell’Alleanza Atlantica di Chicago. Lecito ricordare che proprio sull’ingresso di Tbilisi nelle strutture occidentali ha fortemente pesato l’opposizione russa: un vero e proprio veto psicologico che, coadiuvato dal ricatto energetico-militare, ha spinto nel 2008 i Paesi dell’Ovest dell’Europa a congelare l’integrazione di Georgia ed Ucraina nella NATO e nell’Unione Europea.

Secondo diversi esperti, la riapertura del cammino verso Bruxelles – e la promessa di un approdo certo e garantito laddove la Georgia merita di stare – sarebbe la ricompensa che ha convinto Tbilisi a togliere il veto sull’ingresso russo nel WTO, e, de facto, rinunciare alla ripresa del controllo su regioni strappatele da una violazione dell’integrità territoriale su cui un’Occidente intimorito dal Cremlino non ha osato esprimersi con una forte condanna.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA A FAVORE DELL’INTEGRITA’ TERRITORIALE DELLA GEORGIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 11, 2011

Kyiv non riconosce l’Indipendenza di Abkhazija ed Ossezia del Sud, fortemente voluta dalla Russia, anche con l’uso della forza. La GUAM progetto da rinsaldare

Il ministro degli esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko

Kyiv sta con l’Occidente su Tbilisi. Nella giornata di giovedì, 7 Aprile, il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, ha dichiarato il rispetto, da parte del suo Paese, dell’integrità territoriale della Georgia. Nel cui territorio, come dichiarato all’autorevole Lidove Noviny, rientrano le repubbliche secessioniste di Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Una posizione forte, espressa dalle colonne del giornale ceco, con cui un’Ucraina finora indecisa si è allineata alla maggioranza dei Paesi del Mondo. Uniti, nel non riconoscere l’indipendenza delle due aree etnicamente georgiane.

Abkhazia ed Ossezia del Sud sono state oggetto di una politica di russificazione da parte di Mosca, volta a destabilizzare gli equilibri interni a Tbilisi. Nell’agosto 2008, da essa è scaturita l’aggressione dell’esercito russo. Un blitz di pochi giorni, arrestata dall’intervento diplomatico dell’UE, al tempo retta dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy.

Ad oggi, l’indipendenza delle due regioni è riconosciuta solo da Russia, Venezuela, Nicaragua, e dall’atollo di Nauru.

“L’Ucraina – ha dichiarato Hryshchenko – ritiene Abkhazija ed Ossezia del Sud parte integrante del territorio georgiano. Condanna ogni soluzione armata della contesa tra Mosca e Tbilisi – ha continuato – ed invita le parti a ricorrere esclusivamente alla sede giuridica”.

Kyiv rilancia la GUAM

Ma c’è di più. Nella medesima intervista, il Capo della Diplomazia di Kyiv ha riposto enormi aspettative sulla GUAM, ritenendola un progetto di lungo respiro, ad alto potenziale di sviluppo, che l’Ucraina dovrà porsi come uno dei principali obiettivi della propria politica estera.

Fondata nel 1997 da Georgia, Ucraina, Azerbajdzhan, e Moldova, l’organizzazione ha lo scopo di diffondere democrazia ed economia di mercato in Paesi ex-sovietici. I quali, con uno sguardo ad Occidente, cercano di allentare la dipendenza dalla Russia.

Fino al 2005, ne ha fatto parte anche l’Uzbekistan.

Matteo Cazzulani

GUERRA RUSSO-GEORGIANA: L’ONU RIGETTA TBILISI

Posted in Georgia by matteocazzulani on April 4, 2011

Solo 6 giudici su 16 a sostegno delle ragioni georgiane sulle responsabilità russe in Abkhazijaed Ossezia del Sud. Il Presidente, Mikheil Saakashvili, verso un nuovo ricorso

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

Anche il Palazzo di Vetro chiude le porte alla Georgia. Nella giornata di venerdì, Primo di Aprile, la Corte Internazionale ONU ha respinto l’accusa alla Russia di aver compiuto pulizie etniche in Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Un procedimento iniziato dal Presidente, Mikheil Saakashvili, nell’Agosto 2008, all’indomani dell’aggressione militare subita da Mosca.

Secondo Tbilisi, i russi sarebbero responsabili dell’uccisione di mille georgiani, e del trasferimento di altri 300 mila nell’ambito di una campagna ad hoc condotta, per venti anni, nelle due regioni settentrionali della Georgia. Note poi, come separatiste.

Un’accusa respinta da Mosca. La quale, in risposta, ha accusato Tbilisi di essere la vera responsabile dell’inizio delle ostilità del 2008. Teoria sposata appieno dall’Unione Europea, allora guidata dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy.

La Georgia continua

Delusione da parte dei georgiani, mitigata solo in parte dal vivo supporto loro dato da 6 giudici su 16, apertamente favorevoli alle ragioni di Tbilisi.

Come riportato da molti esperti, la sconfitta giudiziaria sarebbe motivata dalla richiesta troppo alta. Anziché accusare la Russia di pulizia etnica, sarebbe stato più prudente invitare la Comunità Internazionale a riflettere sull’effettiva responsabilità di Mosca in un conflitto che, da molte parti, è stato avvertito come una dimostrazione di forza di un rinato impero nei confronti di un’ex-colonia.

Ciò nonostante, la Georgia ha reso noto l’intenzione di ricorrere in appello alla Corte ONU. Accanto a tale procedimento, quello privato di numerosi georgiani al Tribunale Europeo di Strasburgo per il Rispetto dei Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

UE ED OSCE: LITUANIA ED UNGHERIA ALLA PROVA

Posted in Paesi Baltici, Ungheria, Unione Europea by matteocazzulani on January 19, 2011

Ai due Paesi della Nuova Europa, rispettivamente la Presidenza di Turno dei due organismi. I piani per risolvere le sfide più attuali

Il premier ungherese, Viktor Orban

L’una, dinnanzi alle sfide globali. L’altra, a quelle locali, con uno sguardo ad Est. Questa la doppia strategia dei due Paesi UE, che per i prossimi mesi ricopriranno enormi responsabilità. La Lituania, il coordinamento dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea. L’Ungheria, la presidenza di turno dell’Unione Europea.

Ambizioso il piano della Repubblica Baltica, che ha promesso un ruolo attivo nella risoluzione dei conflitti tra paesi OSCE. Tra essi, quello nelle repubbliche georgiane di Ossezia del Nord ed Abkhazija, tra Azerbajdzhan ed Armenia per il Nagorno-Karabakh, e le continue frizioni tra Moldova e Transnistria.

Un’operazione diplomatica delicata, sempre all’insegna della non violenza. La stessa che, come dichiarato dal Ministro degli Esteri di Vilna, Audronjus Azubalis, la Lituania intende adottare anche nei confronti della vicina Bielorussia.

Sopratutto, in seguito agli arresti politici, ed ai brogli elettorali, dello scorso 19 dicembre, che hanno confermato la natura autoritria dell’Amministrazione di Aljaksandar Lukashenka.

“Sono dispiaciuto — ha dichiarato il diplomatico — dinnanzi alla decisione della Bielorussia di chiudere la sede OSCE. Ci batteremo per ripristinare la collaborazione”.

In aggiunta, altre battaglie degne di merito. Oltre alla lotta contro il traffico di narcotici ed esseri umani, la difesa dei diritti dei giornalisti. Una categoria, come dimostrano le cronache giornaliere, purtroppo ancora scomoda in molte parti del Mondo, dove essere reporter significa rischiare ricatti e percosse. Se non peggio.

Dinnanzi a tale emergenza, Vilna ha promesso di squarciare il velo di silenzio sulla sorte dei cronisti, spesso motivato da ragioni geopolitiche: sete di gas della Vecchia Europa, e volemose bene obamiano-komorowskiano, in primis.

Budapest guarda a Kyiv

Differente la strategia magiara. L’Ungheria ha dedicato la guida semestrale UE alla regione del Danubio. 14 i Paesi coinvolti in un piano di sviluppo di trasporto fluviale, turismo, tutela dell’ambiente, e scambi culturali.

Tra essi, anche chi dell’Unione Europea non fa ancora parte, come l’Ucraina. Interessata, seppur solo parzialmente, nella Oblast’ di Odessa.

100 miliardi di euro, l’investimento stanziato per un’operazione accolta tiepidamente dagli esperti. Oltre alla non certa volontà di collaborare da parte di tutti gli Stati, ad essere criticata è la natura prettamente economica del progetto.

Non sufficiente, ad agevolare l’integrazione di Kyiv nell’Unione continentale.

Matteo Cazzulani

RUSSIA: CHIUSA LA BIBLIOTECA NAZIONALE UCRAINA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 27, 2010

L’attacco alla cultura ucraina segue le dichiarazioni del Primo Ministro circa la superiorità dei russi sugli altri popoli dell’ex-Unione Sovietica

Il Poeta Nazionale Ucraino, Taras Shevchenko

Il Cremlino pone i sigilli alla cultura ucraina. Nella giornata di venerdì, 24 dicembre, un ordine ministeriale ha chiuso la Biblioteca di Cultura Ucraina di Mosca, l’unica nella Federazione Russa.

Come comunicato all’autorevole UNIAN, dalla Direttrice, Natal’ja Sharyna, emissari del Ministero degli Interni dapprima hanno sequestrato cataloghi, computer ed Hard-Disk, contenenti gli elenchi delle opere. Successivamente, hanno sigillato l’edificio, ed imposto la sua chiusura.

Un vero e proprio attacco alla cultura ucraina, a cui la Sharyna intende reagire, con la presentazione di un esposto in Procura. Come sottolineato, durante la perquisizione, gli agenti hanno cercato persino di gettare alcuni libri nella spazzatura.

Il Ministero degli Interni ha comunicato l’intenzione di combattere contro estremismi ed ideologie pericolose per la Russia. Così ha motivato anche la precedente retata di giovedì, 23 dicembre, in occasione della quale sono stati sequestrati alcuni libri per un’indagine linguistico-psicologica.

Materiali nella lingua di Shevchenko — Taras, il Poeta Nazionale — riguardanti la storia della statualità dell’Ucraina, la Rivoluzione Arancione, e figure di rilievo, quali il Metropolita Andrij Sheptyc’kyj e lo Het’man Ivan Mazepa — glorioso Capo militare, e patriota ucraino, del XVIII secolo, sconfitto da Pietro I di Russia nella Battaglia di Poltava.

Il revisionismo storico

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Lecito sottolineare che, pochi giorni prima, in diretta tv, il Primo Ministro, Vladimir Putin, si è detto convinto della vittoria URSS nella Seconda Guerra Mondiale — Grande Guerra Patriottica per il Cremlino — anche senza l’aiuto ucraino e degli altri popoli dell’Unione Sovietica. In quanto, a suo vedere, i russi sarebbero un popolo naturalmente votato alla vittoria.

Dinnanzi a tali dichiarazioni, in Ucraina hanno reagito solo partiti politici del campo democratico, ed associazioni patriottiche. Nessuna condanna, invece, dall’amministrazione di Viktor Janukovych. Sempre più succube del vicino russo, anche sul piano culturale.

Chi, invece, ha condannato la ripresa dell’ondata di nazionalismo in Russia è il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili. In un’intervista alla televisione azera, il Capo di Stato di Tbilisi ha espresso preoccupazione per la possibile ripresa del conflitto con Mosca in Abkhazija ed Osezia Meridionale. Repubbliche georgiane, occupate dai russi durante l’aggressione militare nell’agosto 2008.

Matteo Cazzulani