LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Obama guarda al Pacifico per contrastare i repubblicani al Congresso

Posted in USA by matteocazzulani on November 12, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti si accorda con il suo collega cinese per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto al 2005 entro il 2025 e accelera sul varo della Partnership Trans Pacifica. L’iniziativa di politica estera necessaria alla Casa Bianca per contrastare l’iniziativa legislativa che i conservatori stanno approntando alla Camera dei Rappresentanti e al Senato

Philadelphia – Un risultato che sa di storico, anche se ancora tutto da verificare, ed un’attività internazionale rilanciata per porre un argine al calo di consenso in patria. Nella giornata di mercoledì, 12 Novembre, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha raggiunto un accordo con il suo collega cinese, Xi Jimping, per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto i parametri del 2005 entro il 2025.

L’accordo, raggiunto a Pechino a margine del vertice della Partnership Trans Pacifica, rappresenta un risultato storico che vede i due principali Paesi responsabili per l’emissione di gas inquinanti cercare di ridurre gli effetti che stanno per portare al Global Warming: un fenomeno che preoccupa sia i cinesi che gli statunitensi.

Come dichiarato da Politico, oltre che un successo sul piano internazionale, l’accordo climatico con la Cina rappresenta per Obama una risposta al Partito Repubblicano che, dopo avere conquistato il controllo del Congresso nelle ultime Elezioni di Mid-Term, ha dichiarato che gli obiettivi che l’Amministrazione Presidenziale si è prefissata sono irrealizzabili.

Obama, forse grazie alla sconfitta alle Elezioni di Mid-Term, sembra aver capito che, così come fatto da tutti i suoi predecessori che hanno ottenuto la riconferma dalle urne, il secondo mandato del Presidente degli Stati Uniti prevede un forte impegno della Casa Bianca in tematiche di natura internazionale.

Finora, Obama ha preferito concentrarsi sulla politica interna, senza peraltro ottenere buoni risultati a causa della strenua opposizione dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, ma ora sembra avere avviato un’iniziativa più incisiva anche grazie ai risultati ottenuti a margine del vertice sulla Partnership Trans Pacifica, avvenuto sempre a Pechino.

Durante l’evento, come riportato dalla Reuters, Obama ha invitato la Cina a condividere la responsabilità che spetta a tutte le grandi potenze di mantenere la sicurezza globale in un clima di cooperazione, e non di sfiducia ed astio reciproco.

Come primo passo in tale direzione, USA e Cina hanno concordato una road map per la liberalizzazione dei regimi dei visti secondo un modello simile a quello già in vigore con alcuni Paesi dell’Unione Europea e con il Brasile.

Inoltre, Obama ha ritenuto che i tempi sono oramai maturi per il varo di una Zona di Libero Scambio tra i Paesi dell’area del Pacifico, che, con la libera circolazione delle merci consente agli Stati che si affacciano sulla Regione di trarre beneficio in termini di ricavi e mobilità anche lavorativa.

Il varo della Partnership Trans Pacifica -TPP- va di pari passo con la Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- un progetto che Obama, con lo spostarsi del baricentro dell’economia mondiale dall’Europa all’Asia-Pacifico, sembra avere posto in secondo piano: una decisione che ha provocato le critiche dei repubblicani ed anche della parte centrista del Partito Democratico vicina all’ex-Segretario di Stato Hillary Clinton.

L’Europa e l’Ucraina nell’agenda del Presidente

Anche su questo fronte, Obama sembra volere imprimere un cambiamento dopo avere inserito tra i temi di discussione con i Leader del vertice di Pechino, in primis con il Premier australiano, Tony Abbott, la questione ucraina.

Dopo avere lesinato il confronto con il Presidente russo, Vladimir Putin, la Casa Bianca ha rilasciato una nota in cui è stata condannata l’ennesima violazione da parte dell’esercito russo del confine ucraino.

Nello specifico, l’Amministrazione Presidenziale ha ribadito la sua posizione di aperto sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina, senza alcuna tolleranza per alcuno sconfinamento di truppe straniere in territorio ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

IMG_0354.PNG

Advertisements

L’Ucraina ha evitato un tentativo di invasione della Russia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 10, 2014

L’esercito ucraino ha fermato un convoglio militare russo carico di armi e soldati mascherato da mezzo della Croce Rossa diretto nel Donbas. Il Presidente, Petro Poroshenko, chiama alle armi i riservisti più anziani

C’è chi pensa che le tensioni militari siano solo in Iraq -dove, giustamente, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha dato mandato di intervenire militarmente per tutelare le minoranze religiose minacciare dal califfato ISIS- o nella striscia di Gaza, ma da ieri è ancora più evidente che è piuttosto l’Ucraina ad essere interessata da una vera e propria aggressione militare ad opera di un Paese straniero: la Russia.

Nella giornata di venerdì, 8 Agosto, il Vicecapo del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, Valery Chalyy, ha denunciato il tentativo da parte della Russia di infiltrare truppe del suo esercito in Ucraina mascherate da agenti incaricati di operare una missione umanitaria nelle regioni orientali del Paese occupate dai miliziani pro-russi.

Chalyy, durante la nota trasmissione televisiva Shuster Live -il Porta a Porta ucraino- ha dichiarato che solo la reazione dell’esercito ucraino, che ha trattenuto il convoglio diretto dalla Russia nel Donbas ai confini dell’Ucraina, ha evitato un episodio ascrivibile appieno come invasione.

I militari russi, come dichiarato dal Vicecapo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, si sono infatti mascherati da esponenti della Croce Rossa intenzionati ad attuare una missione umanitaria nel Donbas di cui, tuttavia, l’esercito dell’Ucraina non era stato avvertito.

Il fatto che la missione non fosse stata concordata ha messo in allarme i soldati ucraine, che, dopo avere scoperto il vero contenuto della carovana, hanno impedito l’ingresso nel Donbas.

“Poche ore fa il nostro esercito ha sventato una vera e propria provocazione su larga scala che avrebbe potuto portare a più serie conseguenze” ha dichiarato Chalyy, confermando il diretto coinvolgimento dell’esercito della Russia nella crisi nel Donbas, così come apparso chiaro agli occhi della Comunità Internazionale dopo l’abbattimento del Boeing malaysiano nei pressi di Torez da parte dei miliziani pro-russi con un sistema missilistico fornito da Mosca.

Pronta è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha firmato un Decreto che mobilita un alto numero di cittadini ucraini per servire nell’esercito.

Nello specifico, il Decreto del Presidente ucraino prevede l’innalzamento dell’età massima di reclutamento da 50 a 60 anni per i soldati semplici e per i Sergenti, da 55 a 60 anni per gli Ufficiali di rango inferiore, e a 65 anni l’età per gli Alti Ufficiali.

L’Occidente difende Kyiv

Oltre alla mobilitazione di un alto numero di soldati, deciso per fronteggiare un’invasione da parte della Russia che appare sempre più probabile, Poroshenko ha avuto consultazioni telefoniche con i principali leader dell’Occidente, che hanno espresso al Presidente ucraino pieno supporto dinnanzi all’accaduto.

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha dichiarato il tentativo di invasione da parte dei russi inammissibile, ed ha invitato Mosca a rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina.

“La nostra posizione è chiara: qualsiasi sconfinamento, sia esso mascherato da missione umanitaria o meno, è un’intromissione, è una linea rossa che nessun Paese al mondo ha il diritto di superare” ha evidenziato la Merkel.

Vicinanza a Poroshenko è stata espressa anche dal Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, che ha dichiarato come le vere azioni umanitarie sono attuate da convogli disarmati che vengono fatti transitare da punti di frontiera controllati dagli ucraini, e non scortati da mezzi armati della Russia.

“L’aiuto umanitario in Ucraina deve svolgersi senza la presenza di eserciti armati di Paesi stranieri, bensì, esso deve assumere un formato multilaterale con la partecipazione di diversi Paesi, tra cui gli USA ed altri Stati” ha dichiarato Biden, come riporta una nota ufficiale.

Reazione forte al tentativo di invasione russo all’Ucraina è provenuta anche dal Premier australiano, Tony Abbott, che, dopo avere contestato la mossa russa, ha avviato le procedure per vietare l’export di uranio alla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140810-105432-39272602.jpg

Ucraina: il Governo propone le sue sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 8, 2014

Il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha ipotizzato misure restrittive per colpire attività in territorio ucraino di persone fisiche e giuridiche russe in risposta all’occupazione del Donbas. Anche Australia e Olanda contro il Presidente della Federazione Russa

172 persone fisiche e 65 enti giuridici, più un invito alla Comunità Internazionale a non armare l’aggressore russo. Nella giornata di venerdì, 8 Agosto, il Governo ucraino ha proposto al Parlamento la ratifica di sanzioni economiche e commerciali nei confronti della Russia.

La misura, approvata durante una seduta a porte chiuse del Gabinetto dei Ministri, è stata presa in risposta all’annessione militare della Crimea da parte dell’esercito di Mosca e all’occupazione, ancora in corso, delle regioni orientali ucraine da parte di miliziani pro-russi armati di tutto punto dal Cremlino.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, le sanzioni, che devono essere approvate invia definitiva dal Parlamento, consistono nel congelamento degli utili bancari degli enti interessati, e nel divieto a svolgere attività lucrative né a partecipare a privatizzazioni di enti ucraini per i cittadini russi inseriti nella lista dei soggetti a cui le misure sono state applicate.

Le sanzioni proposte prevedono anche la possibilità di interrompere il transito di beni e merci russe attraverso il territorio dell’Ucraina, l’imposizione del divieto ad aprire conti in banche ucraine per personalità residenti in Russia, e la revoca ai soggetti interessati della possibilità di soggiornare in territorio ucraino.

“Le misure sono dolorose anche per l’Ucraina, ma siamo decisi a compiere questo importante passo, anche ponendo sotto stretta sorveglianza tutte le industrie russe che operano in territorio ucraino” ha dichiarato Yatsenyuk in seguito alla riunione del Gabinetto dei Ministri.

Oltre alle sanzioni, il Premier Yatsenyuk ha anche invitato l’Occidente a non foraggiare la Russia con il commercio di armamenti diretti a Mosca: un chiaro messaggio rivolto dritto alla Francia, che, nonostante le sanzioni applicate dall’Unione Europea, non ha voluto rinunciare alla fornitura al Cremlino di portaerei Mistral.

“L’Ucraina è un Paese indipendente e sovrano che ha pieno diritto di poter scegliere quando realizzare il suo processo di integrazione europea” ha continuato il Premier ucraino, riprendendo una delle promesse fatte durante la recente campagna elettorale presidenziale dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che si è impegnato a presentare la domanda per lo status di Paese candidato UE entro la fine del suo mandato.

Concorde con Yatsenyuk si è detto il Premier australiano, Tony Abbott, che ha ventilato l’ipotesi di un inasprimento delle sanzioni che l’Australia ha applicato alla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea decisa, ed attuata, dal Presidente russo, Vladimir Putin.

“La Russia sta terrorizzando il Mondo: il suo atteggiamento non è giustificabile –ha dichiarato Abbott- Voglio rendere noto al Presidente Putin che se egli intende diventare un leader mondiale, allora deve ritirare le sue truppe dal territorio ucraino: se ne stia al di la del confine, e lasci che sia l’Ucraina a scegliere da sola il suo posizionamento in politica internazionale”.

Sulla medesima linea di Abbott si è detto il Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, che, sulla sua pagina Facebook, ha dichiarato che la politica attuata dalla Russia mette a serio repentaglio la sicurezza di tutti i Paesi del Mondo.

La Polonia decisa a chiedere l’esclusione di Mosca dal WTO

Oltre a quella di Abbott e Timmermans -rappresentanti dei due Paesi coinvolti dall’abbattimento del Boeing malaysiano in Ucraina orientale da parte dei miliziani pro-russi che occupano il Donbas- importante è anche la reazione della Polonia, che la Russia ha inteso colpire con contro-sanzioni dirette inerenti al blocco delle importazioni dei prodotto ortofrutticoli polacchi.

Sempre venerdì, 8 Agosto, il Ministro dell’Agricoltura polacco, Marek Sawicki, ha evidenziato come vi siano tutti i presupposti per escludere la Russia dall’Organizzazione Mondiale del Commercio -WTO- dopo che Mosca, in risposta alle sanzioni dell’Unione Europea, ha posto il bando sui prodotti ortofrutticoli non solo della Polonia, ma anche di USA, UE, Canada, Australia e Norvegia.

“Vi sono argomentazioni sufficienti per richiedere l’esclusione della Russia dal WTO, ma occorre che esse siano supportare all’unanimità dall’Europa” ha dichiarato Sawicki in un’intervista all’autorevole Gazeta Wyborcza, richiedendo il forte intervento dell’Unione Europea in sostegno alla Polonia e all’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140808-230047-82847643.jpg

Attentato in Ucraina: Poroshenko chiede alla Comunità Internazionale che le milizie prorusse siano riconosciute come organizzazioni terroristiche

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2014

Il Presidente ucraino accusa le milizie prorusse di avere colpito l’aereo della Malaysian Airlines, e di non permettere agli osservatori internazionali di recarsi sul luogo dell’abbattimento. Gran Bretagna, Olanda, Australia e USA accanto alla Polonia per sollevare in sede NATO la questione ucraina

Le cose e le persone vanno chiamate con il loro nome: chi abbatte un aereo passeggeri durante l’occupazione militare di una parte di uno Stato straniero è un terrorista. Questo è il messaggio lanciato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, sabato 19 Luglio, si è appellato alla Comunità Internazionale affinché le sia applicato lo status di associazione terroristica alla Repubblica Popolare di Donetsk e alla Repubblica Popolare di Luhansk: entità statali autoproclamate sotto l’occupazione militare delle milizie prorusse in Ucraina orientale.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la richiesta di Poroshenko è motivata da due motivi: in primis, le milizie pro-russe hanno abbattuto il Boeing 777 della Malaysian Airlines su cui viaggiavano 298 civili di nazionalità malese, olandese, americana, britannica e neozelandese.

In secondo luogo, i miliziani non hanno permesso né alle Autorità ucraine, né agli ispettori dell’OSCE di recarsi sul luogo dell’abbattimento per avviare le indagini e restituire i cadaveri alle famiglie.

“Gli informatori europei sono impossibilitati a recarsi presso il luogo dell’abbattimento, e ci riferiscono di cadaveri trasportati da un posto all’altro brutalmente: questa situazione è inaccettabile -ha dichiarato Poroshenko- Questi comportamenti non possono restare impuniti: un processo a carico delle milizie prorusse deve essere effettuato al più presto”.

Concorde con Poroshenko si è detto il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha assicurato l’impegno della Polonia a supportare la posizione di Kyiv preso la riunione dei Paesi del Gruppo di Vysehrad, la NATO e l’Unione Europea.

Oltre alla Polonia, tradizionale alleato dell’Ucraina, Poroshenko ha incassato anche il sostegno di Gran Bretagna e Olanda, dopo che il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Premier olandese, Mark Rutte, hanno ritenuto necessario assicurare i responsabili alla giustizia, come riportato dall’agenzia AFP.

Concorde con Cameron e Rutte si è detto il Premier australiano, Toni Abbott, mentre il Presidente degli Stati Uniti D’America, Barack Obama, ha illustrato le evidenti responsabilità delle milizie prorusse e della Russia nell’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines in Ucraina orientale.

Duro con le milizie prorusse si è anche dichiarato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista all’autorevole Bild, ha criticato la Russia per permettere ai miliziani che occupano l’est dell’Ucraina e la Crimea di continuare ad approntare azioni militari tese a destabilizzare il Governo ucraino.

Differente è l’ipotesi espressa dal Premier turco, Tajip Erdogan, che, come riportato dall’Hurriyet, si è detto convinto che l’aereo malaysiano sia stato abbattuto dai russi.

La Russia si riarma ai confini con l’Ucraina

A dare ragione a Erdogan è un’inchiesta dell’autorevole Wall Street Journal, che, sulla base di documenti dell’intelligence degli Stati Uniti d’America e dell’Ucraina, ha provato il coinvolgimento della Russia nel supportare attivamente le milizie pro-russe con armamenti di ogni tipo.

Oltre al sistema BUK, con cui i miliziani pro-russi hanno abbattuto il volo della Malaysia, i russi hanno fornito anche carri armati, batterie missilistiche terra-aria e uomini da infiltrare nelle regioni ucraine orientali.

A sostegno dei timori del Wall Street Journal sono anche le segnalazioni della NATO e del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, che, Domenica, 20 Luglio, hanno fissato il movimento di 30 carri armati dell’esercito russo nelle regioni occidentali della Russia, a ridosso del confine ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140720-132045-48045440.jpg

Attentato aereo in Ucraina: Hillary Clinton invita l’Europa a decrementare la dipendenza da Gazprom e ad imporre a Putin sanzioni più forti

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 18, 2014

L’ex-Segretario di Stato USA, nonché probabile candidata democratica alla Casa Bianca, invita l’Unione Europea ad implementare la diversificazione delle forniture di gas dalla Russia, ad approvare sanzioni nei confronti di Mosca più forti rispetto a quelle finora varate, e ad aiutare nel concreto la difesa ucraina. Anche il Presidente USA Obama, il Vicepresidente Biden e il Segretario di Stato Kerry condannano l’abbattimento dell’aereo

Indignazione, indipendenza energetica dalla Russia e aiuti concreti agli ucraini. Questa è la linea che l’Europa farebbe bene ad assumere in seguito all’attentato che ha provocato l’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines nell’est dell’Ucraina giovedì, 17 Luglio.

A dare il prezioso consiglio, frutto di un’analisi lucida della situazione geopolitica, è stato l’ex-Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, nonché probabile candidata democratica alle prossime Elezioni Presidenziali USA, Hillary Clinton.

La Clinton, durante un’intervista al canale PBS, ha dichiarato che, se le prove finora ottenute saranno confermate in toto, la responsabilità dell’attentato ricade tutta sulle milizie pro-russe che stanno occupando l’est dell’Ucraina, e che avrebbero abbattuto il velivolo civile avvalendosi di un equipaggiamento fornito dall’esercito della Russia.

L’esponente dei democratici USA, dopo essersi detta fortemente sorpresa per la mancata reazione di sdegno da parte dei Paesi membri dell’Unione Europea, ha invitato l’Europa a decrementare la dipendenza dal monopolista statale russo del gas Gazprom: longa manus del Cremlino di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si avvale per espandere l’influenza di Mosca sui Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

“Putin questa volta è andato troppo oltre e noi non possiamo più stare a guardare -ha dichiarato la Clinton- Se le prove del coinvolgimento di armamenti russi saranno confermate, l’Europa deve dapprima imporre più forti sanzioni a Mosca, e, successivamente, provvedere a limitare subito la dipendenza da Gazprom, dato che la Russia dipende fortemente dalla vendita del gas in Europa”.

“Inoltre -ha continuato la Clinton- l’Europa deve anche aiutare l’Ucraina a difendere i suoi confini da possibili infiltrazioni russe, fornendo anche aiuti militari per rafforzare le strutture difensive ucraine. Bisogna chiedersi chi ha davvero gli armamenti in grado di abbattere un aereo ad alta quota?”.

Link dell’intervista: http://www.theguardian.com/world/2014/jul/18/mh17-hillary-clinton-says-russian-backed-rebels-likely-shot-down-plane

La posizione della Clinton rappresenta un monito molto importante che gli Stati Uniti hanno dato non solo alla Russia, ma anche all’Europa.

Sulla medesima linea della possibile candidata democratica alla Presidenza USA si è anche schierato l’attuale Presidente, Barack Obama, che, con una nota della Casa Bianca, ha chiesto il cessate il fuoco in Ucraina orientale per permettere a tecnici indipendenti di appurare quanto sia avvenuto.

“Non conosciamo ancora la dinamica dei fatti, ma sappiamo che quanto accaduto è frutto dell’escalation militare provocata dall’appoggio fornito dall’esercito della Russia ai miliziani pro-russi nell’est dell’Ucraina” riporta la nota di Obama, anch’egli democratico.

“Non ci sono dubbi che l’aereo è stato abbattuto” ha aggiunto il Vicepresidente USA, Joe Biden, mentre il Segretario di Stato USA, John Kerry -che come Biden, Clinton e Obama è anch’egli democratico- ha espresso profondo dolore per la morte di persone innocenti.

L’Occidente contesta, mentre la Merkel resta ancora cauta

Posizione dura è stata assunta anche dalla Gran Bretagna, il cui Primo Ministro, David Cameron, ha chiesto, ed ottenuto, la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per esaminare urgentemente la questione.

Critico anche il Capo del Governo australiano, Tony Abbott, che ha chiesto di assicurare alla giustizia i responsabili della morte delle vittime del velivolo, su cui viaggiavano molti cittadini dell’Australia.

A sua volta, il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato di non nutrire dubbi sul coinvolgimento dei miliziani pro-russi nell’abbattimento del velivolo malaysiano.

Molle, invece, come purtroppo da tradizione, la posizione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha invitato le parti a cessare il fuoco per permettere i lavori della Commissione Internazionale voluta da Obama.

Dal ‘Guardian’ le prove del coinvolgimento russo

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato che l’attentato all’aereo civile malaysiano è la prova tangibile dell’esistenza di una vera e propria guerra in Ucraina orientale. A sua volta, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha invitato la creazione di una Commissione Internazionale per appurare la verità sull’accaduto.

Appurare la verità sarà tuttavia difficile, dal momento in cui i miliziani pro-russi, dopo avere ammesso la loro responsabilità nell’abbattimento del velivolo malaysiano sui social network e tramite una telefonata intercettata dai Servizi Segreti Ucraini, hanno consegnato le scatole nere direttamente a Mosca, che sulla questione ha già una pozione chiaramente schierata.

Putin ha infatti addossato tutte le colpe dell’accaduto all’Ucraina, ventilando che ad avere abbattuto il velivolo malaysiano sia stato l’esercito ucraino, intenzionato invece a colpire il suo aereo privato di ritorno dal vertice BRIC in Brasile.

A smentire le accuse di Putin sono stati però esperti militari del Royal United Services Institutes che, come riportato dal Guardian, hanno confermato che l’aereo indonesiano ha potuto essere a statuto solamente dal sistema missilistico BUK, che ad oggi, nella regione, è posseduto solo dall’esercito russo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140718-134334-49414111.jpg

ANCHE L’INDONESIA SI ALLEA CON GLI USA PER LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2013

Il Ministro degli Esteri indonesiano, Jero Wocik, invita gli Stati Uniti d’America a sostenere lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Indonesia. Gli USA hanno l’opportunità di rafforzare la presenza nel mercato energetico asiatico

Dopo Corea del Sud, Taiwan e Singapore anche l’Indonesia. Nella Giornata di lunedì, 30 Settembre, il Ministro degli Esteri indonesiano, Jero Wacik, ha chiesto l’aiuto degli Stati Uniti d’America per lo sfruttamento del gas shale in Indonesia.

Come riportato all’autorevole UPI, l’Indonesia, che punta a decrementare la forte dipendenza dal greggio, può contare su una riserva di shale sul suo territorio pari a 574 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Tuttavia, il Governo indonesiano non possiede ancora un sistema di finanziamento favorevole, tale da consentire lo sfruttamento dello shale in tempi brevi.

Con la proposta ad Obama, avvenuta prima della visita del Presidente statunitense in Indonesia, il Ministro Wacik ha offerto agli USA una più forte posizione nel mercato del gas dell’Asia.

Per rafforzare la lotta al surriscaldamento globale, Obama ha incentivato lo sfruttamento dello shale statunitense, e, in pochi anni, ha portato gli USA ad incrementare la produzione interna di gas.

Con lo sfruttamento dello shale in territorio statunitense, gli USA hanno anche avviato le prime esportazioni di gas liquefatto in India e Gran Bretagna, ed hanno firmato i primi pre-contratti per la vendita di LNG a Taiwan, Corea del Sud e Singapore.

A differenza di questi Paesi, e dell’Indonesia, altri Stati asiatici hanno scelto altre fonti di approvvigionamento di gas per limitare l’utilizzo di greggio e nucleare.

Il Giappone, che sta progressivamente rininciando al nucleare dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima del 2010, ha puntato sull’importazione di LNG da Canada, Australia e Russia.

Invece, la Cina ha preferito importare ingenti quantità di gas naturale dal Turkmenistan, il quattro produttore di oro blu al mondo.

Più forti i legami tra l’economia indonesiana e quella australiana

Oltre che per il gas con gli USA, l’Indonesia ha rafforzato i rapporti economici con l’Australia, che ha dato il via libera ad investimenti indonesiani in un milione di ettari di terre australiane destinate all’allevamento.

La decisione è stata presa durante l’incontro tra il Presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, e il Primo Ministro australiano, Tony Abbott durante la prima visita ufficiale all’estero del Capo del Governo dell’Australia.

In cambio dell’apertura ad investimenti anche nel settore della finanza, delle infrastrutture, dell’istruzione e dei servizi, l’Australia ha richiesto all’Indonesia riforme per garantire agli investitori australiani pari condizioni nel mercato indonesiano.

Inoltre, l’Australia, una delle principali mete dell’emigrazione dall’Indonesia, ha inasprito le regole per l’immigrazione in territorio australiano di cittadini indonesiani.

Matteo Cazzulani

AUSTRALIA: CLIMA ED ENERGIA I TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 13, 2013

Il candidato della coalizione liberal-nazionale, Tony Abbott promette il mantenimento della Carbon Tax, istituita dai laburisti per contrastare il surriscaldamento climatico. Kevin Rudd pronto a incentivare lo sfruttamento dello shale gas e il rispetto del Protocollo di Kyoto

Una campagna elettorale basata anche e sopratutto sull’energia. Nella giornata di Martedì, 6 Agosto, dopo il dissolvimento del Parlamento, in Australia ha avuto avvio una campagna elettorale che, secondo le aspettative, sarà molto incentrata sul tema energetico e climatico.

Ad aprire il tema è stato il candidato della coalizione liberal-nazionale, il Capo del Partito Liberale, Tony Abbott, che, in caso di vittoria, ha promesso il mantenimento della Carbon Tax.

Il provvedimento, introdotto nel 2012 dalla Premier laburista Julia Gillard, prevede la tassazione di aziende che emettono inquinamento per più di 25 Mila tonnellate di emissioni carbonifere all’anno, fatto salvo il settore dell’agricoltura e dei trasporti.

La notizia ha reso l’Australia uno dei Paesi più attivi nella lotta alle emissioni inquinanti, a prescindere dallo schieramento politico che uscirà vincitore dalla contesa.

Particolarmente attento al tema del Global Warming è anche il candidato del Partito Laburista, Kevin Rudd, che, durante il suo primo mandato da Premier, tra il 2007 e il 2010, ha portato l’Australia a firmare il Protocollo di Kyoto.

L’Australia è responsabile del 1,5% delle emissioni inquinanti, ma il mantenimento dell’Amministrazione australiana su posizioni fortemente attente alla riduzione delle emissioni inquinanti rappresenta un gesto di notevole importanza per il resto del Mondo.

Assieme all’Australia, attiva nella lotta al Global Warming è anche l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha incentivato lo sfruttamento dello shale gas per ridurre le emissioni inquinanti.

A proposito di shale, anche l’Australia è impegnata nella ricerca di giacimenti di gas non convenzionale sul suo territorio, che, secondo le stime, ammontano a 437 Trilioni di Piedi Cubi: una quantità che ha posizionato Canberra al settimo posto del ranking mondiale, dopo Cina, Argentina, Algeria, USA, Canada e Messico.

Nello specifico, i giacimenti più capienti sono quello di Canning, nell’Australia Nord-Occidentale, il Georgina e il Beetaloo nel Queensland e nel Nord del Paese, e il Bacino di Cooper nella parte centrale del subcontinente australiano.

Il lavoro e il welfare nel dibattito politico

Oltre all’Energia e al clima, la campagna elettorale australiana si giova su altre tematiche, come il Welfare e il lavoro.

I laburisti di Rudd hanno promesso incentivi per la scolarizzazione e la creazione di nuove opportunità di impiego, mentre i liberal-nazionali si sono concentrati su proposte di carattere prettamente economico.

Secondo i sondaggi, i liberal-nazionali sono in testa con il 52% contro il 48% dei laburisti, ma Rudd è di gran lunga preferito ad Abbott come prossimo Premier del Paese.

Le scorse elezioni del 2010 hanno visto un pareggio tra laburisti e liberal-nazionali -ciascuno schieramento ha ottenuto 72 seggi nel Parlamento- ed hanno portato la Gillard a formare un Governo di minoranza con l’appoggio del Verdi.

Matteo Cazzulani