LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Poroshenko dice sì a Yatsenyuk Premier in cambio di Hroysman Speaker della Rada

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on November 1, 2014

Il Presidente ucraino da il via libera alla riconferma del Capo del Governo per assicurare la Presidenza del Parlamento ad un esponente del suo Blocco. Nonostante l’endorsement ufficiale al Capo del Fronte Popolare, scoppia il caso Sadoviy.

Tante le promesse ma anche tanta la confusione che regna nella vita politica ucraina all’indomani delle Elezioni Parlamentari anticipate che hanno confermato la maggioranza al Partito del Presidente Petro Poroshenko, il Blocco Poroshenko – coalizione di Partiti centristi e moderati, come Solidarnist, UDAR e Terza Repubblica Ucraina- e a quello del Premier Arseniy Yatsenyuk, il moderato Fronte Popolare.

Come riportato venerdì, 31 Ottobre, dallo stesso Poroshenko, il Blocco del Presidente è pronto a sostenere la riconferma di Yatsenyuk alla guida del Governo in cambio dell’elezione a Speaker del Parlamento dell’attuale Vicepremier, Volodymyr Hroysman.

Hroysman, esponente del Blocco Poroshenko, è stato indicato dalla lista del Presidente come candidato Premier, ma la vittoria del Fronte Popolare nel voto proporzionale -avvenuta per un solo punto percentuale: 22% a 21%- ha permesso a Yatsenyuk di richiedere per sé la riconferma alla guida del Governo, e di rivendicare il diritto a nominare esponenti del suo Partito a Capo dei Ministeri degli Interni, della Giustizia e delle Finanze.

Con l’endorsement di Poroshenko a Yatsenyuk, Hroysman potrebbe trovare una ricompensa nella presidenza del Parlamento ucraino: una posizione per la quale in pole position è stato finora l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko, capolista del Blocco Poroshenko, ora possibile Capogruppo alla Rada.

“Il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare hanno già avviato un gruppo di lavoro per la formazione della nuova coalizione con Samopomich” ha dichiarato Hroysman, menzionando il movimento di orientamento cristiano-democratico e pro-occidentale capace, alle Elezioni, di ottenere il terzo posto con l’11% dei consensi.

Proprio la presenza di Samopomich nella maggioranza ha aperto un caso politico legato alla presunta offerta del Premierato che il Presidente Poroshenko avrebbe rivolto al leader di Samopomich, il Sindaco di Leopoli Andriy Sadoviy.

Come dichiarato dall’esponente di Samopomich, Oleh Berezyuk, sul 5 Kanal, il Presidente Poroshenko avrebbe comunque incassato il no secco di Sadoviy, che avrebbe preferito ricoprire la carica di Sindaco della sua città fino alla fine del suo mandato.

Se confermata, l’offerta di Poroshenko a Sadoviy metterebbe in discussione l’accordo che il Presidente avrebbe stretto dopo le Elezioni con Yatsenyuk per creare una coalizione filo-europea basata sull’intesa tra il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare.

Secondo le prime trattative, la coalizione tra il Blocco del Presidente e il Fronte del Premier dovrebbe basarsi su un progetto di lavoro derivato dall’integrazione dei programmi delle due forze partitiche: da un lato, come promesso dal Presidente Poroshenko, l’armonizzazione delle strutture giudiziarie e fiscali del Paese agli standard dell’Unione Europea, così da permettere all’Ucraina di presentare la domanda di membership all’UE entro il 2019.

Dall’altro, come invece promesso da Yatsenyuk, la coalizione si dovrebbe impegnare ad eseguire fin da subito i punti dell’Accordo di Associazione tra l’UE e l’Ucraina, a continuare le politiche di risistemazione dei conti dello Stato già avviate, ed ad incrementare le dotazioni di bilancio per la difesa dall’aggressione militare della Russia.

La Tymoshenko tratta con il Presidente

Oltre che per Sadoviy, le dichiarazioni di Hroysman aprono un caso anche per quanto riguarda la presenza o meno di altre forze del campo democratico nella coalizione, che sia secondo il Presidente Poroshenko, che il Premier Yatsenyuk deve essere allargata.

Come dichiarato dalla portavoce dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, Marina Soroka, il Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna ha avviato consultazioni con Poroshenko per la partecipazione alla coalizione.

Yulia Tymoshenko ha dichiarato che Batkivshchyna non pretende alcun posto nel Governo, ma richiede l’inclusione dei suoi principali punti programmatici, come il rafforzamento dei contatti diplomatici con l’Occidente, un referendum per l’ingresso nella NATO.

La Tymoshenko ha poi chiesto a Poroshenko e Yatsenyuk la lustrazione di tutti i politici conniventi con il regime autoritario dell’ex-Presidente, il filorusso Viktor Yanukovych.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ELEZIONI PRESIDENZIALI UCRAINE: KLICHKO STA CON POROSHENKO, YATSENYUK CON TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2014

Il ‘Paperone Arancione’, ottenuto l’appoggio del Partito moderato UDAR, promette l’integrazione dell’Ucraina in Europa nel 2025 e invita ad avvalersi della pressione internazionale per riprendere possesso della Crimea. L’ex-Premier, candidata dalla sua forza partitica social-popolar-democratica Batkivshchyna e supportata dall’attuale Capo del Governo, ritiene necessaria la modernizzazione dell’esercito e l’integrazione ucraina nelle strutture difensive dell’Occidente

Il duello tra i due principali partiti del campo democratico ucraino era stato ampiamente preannunciato e, dinnanzi ai primi movimenti per le Elezioni Presidenziali ucraine, ha dato già vita a coalizioni ampie che potranno cambiare gli assetti politici del Paese. Nella giornata di sabato, 29 Marzo, la Commissione Elettorale Centrale ucraina ha registrato le candidature di 26 personalità, tra cui, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, a concorrere per il posto di Presidente ucraino sono però soltanto l’oligarca arancione Petro Poroshenko e l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

Ex-Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, già Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico in diversi Governi, Poroshenko, altrimenti noto come ‘paperone arancione’ per avere sostenuto nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, può godere del favore dei sondaggi e, sopratutto, del sostegno del Partito di ispirazione moderata UDAR, guidato dal pugile convertitosi alla politica Vitaly Klichko.

Durante il Congresso di UDAR, Klichko, che in cambio ha ottenuto da Poroshenko il via libera a correre per diventare Sindaco di Kyiv, ha ritenuto necessario appoggiare il candidato con il più alto rating per unire le forze che hanno dato vita alla protesta pacifica sul Maydan contro la Dittatura dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Poroshenko, candidato in grado di intercettare sia il voto moderato che quello progressista, in un’intervista sul suo 5 Kanal ha dichiarato l’intenzione di portare l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea entro il 2025, ed ha proposto di utilizzare l’appoggio internazionale per portare la Russia, anche per mezzo di sanzioni, a restituire all’Ucraina la Crimea.

La principale avversaria di Poroshenko è Yulia Tymoshenko: ex-Premier, già eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche di Yanukovych, che, durante il congresso del suo Partito di ispirazione social-popolar-democratica, ha dichiarato la necessità di potenziare l’esercito ucraino per non concedere ai russi nemmeno un centimetro del territorio nazionale ucraino.

La Tymoshenko, che ha deciso di candidarsi malgrado gli inviti provenuti da diversi ambiti della politica ucraina che la vede come incapace di intercettare la domanda di novità proveniente dall’elettorato ucraino -ed anche da parte della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che sostiene Klichko- ha inoltre ritenuto necessario integrare l’Ucraina nelle strutture difensive Occidentali, ed ha invitato la Comunità Internazionale ad intensificare le sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

A sostenere l’eroina della Rivoluzione Arancione è stato in maniera moderata il Premier, Arseniy Yatsenyuk, che a lungo è stato Leader in pectore di Batkivshchyna durante la detenzione della Tymoshenko, e che, pur sottolineando la sua neutralità istituzionale in quanto Capo del Governo, ha illustrato di avere l’intenzione di procedere nel cammino comune con Lady Yu.

Il duello ‘arancione’ tra Poroshenko e Tymoshenko, che si fa sulla carta sempre più probabile, ha tutte le carte in regola per mutare l’assetto politico ucraino dalla storica divisione tra ovest ed est -divisione solamente elettorale e NON tra filo europei e filorussi, come certa stampa vorrebbe invece presentare- ad un sistema del tutto simile a quelli dell’Europa Centrale, oppure simile a quelli dell’Europa Occidentale con una destra cristianodemocratica ed una sinistra socialdemocratica.

Con l’accordo tra Poroshenko e Klichko, si potrebbe rafforzare una piattaforma creata sulla base di un Partito, UDAR, che riprende i principi della cristiano-democrazia tedesca -non a caso la forza partitica di Klichko è appoggiata dalla Merkel, ed ha firmato con la polacca Piattaforma Civica del Premier Tusk un Accordo di Collaborazione- con un candidato in grado di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’ vicina al grande business.

La Tymoshenko, venuto meno il sostegno della Merkel, si trova ora a scegliere se recuperare il suo passato socialdemocratico dei tempi in cui era esponente di spicco del Partito Hromada -una scelta che potrebbe implicare l’avvicinamento al Partito dei Socialisti Europei- o se portare Batkivshchyna -che come UDAR è osservatore del Partito Popolare Europeo- ad assumere posizioni più conservatrici simili a quelle dei polacchi di Diritto e Giustizia.

Quest’ultima scelta potrebbe consentire alla Tymoshenko di disinnescare la minaccia anti-europea caratterizzata dai Candidati di estrema destra Oleh Tyahnibok, Capo del Partito Svoboda, e Dmytro Yarosh di Pravy Sektor. La decisione, invece, di spostare Batkivschyna più a sinistra consentirebbe di attingere ad un potenziale bacino elettorale che potrebbe guardare al candidato dei comunisti Petro Symonenko.

Altri candidati senza speranza

Tra i candidati dati senza particolari possibilità di vittoria ci sono gli esponenti del Partito delle Regioni di Yanukovych Mykhaylo Dobkin e Serhiy Tihipko: il primo, indagato per brogli elettorali e incitamento alla sommossa contro lo Stato, ha ottenuto la nomination ufficiale della forza partitica, forte anche dell’appoggio delle oligarchie della metallurgia di Donetsk capitanate da Rinat Akhmetov.

Il secondo, Tihipko, rappresenta invece gli interessi degli oligarchi del settore chimico ed energetico, tra cui Dmytro Firtash: già principale finanziatore di Yanukovych nell’ultimo periodo di attività politica dell’ex-Presidente.

Altri candidati già registrati sono l’ex-Ministro della Difesa Anatoliy Hrytsenko per conto del Partito Posizione Civica, e l’ex-Sindaco di Leopoli Vasyl Kuybida per conto dello storico Narodny Rukh di ispirazione liberale

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
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IN UCRAINA IMPONENTI MANIFESTAZIONI PER LA LIBERTA DI STAMPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 9, 2012

Il canale TVi è stato oscurato in buona parte del Paese a causa delle critiche rivolte al Presidente, Viktor Yanukovych. In più di tremila, a Kyiv ed in altre città ucraine, ne hanno richiesto il ripristino della trasmissione in chiaro

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Contesta le Autorità e il Presidente Yanukovych, e per questo è cancellato da più di 60 operatori della tv via cavo nazionale. Nella giornata di sabato, 8 Settembre, a Kyiv in più di tremila manifestanti si sono riuniti presso il Monastero di San Nicola per dimostrare in favore della libertà di stampa e, sopratutto, contro l’oscuramento del canale TVi.

Negli ultimi mesi, il TVi è progressivamente sparito dai teleschermi degli ucraini: dapprima nelle regioni Centro-Orientali del Paese, poi anche in alcune zone del centro e dell’Occidente dell’Ucraina.

Secondo gli operatori, la causa è legata alla scadenza dei contratti che legano la televisione viola – il colore del TVi – alle concessionarie a cui spetta la gestione della tv via cavo ucraina. Tuttavia, in molti sono convinti che la scomparsa di uno dei canali maggiormente critici nei confronti delle Autorità sia legata ad una ratio politica.

A pensarla in questa maniera sono stati i più di tremila manifestanti accorsi alla manifestazione nel centro di Kyiv. Tra essi, oltre al Direttore del TVi, Mykola Knyazhytsky, anche personalità di spicco dell’Opposizione Democratica Unita, come il Viceleader degli arancioni, Arseniy Yatsenyuk, il Vicespeaker del Parlamento, Mykola Tomenko, l’ex-Ministro della Difesa, Anatoliy Hrytsenko, e i Deputati Nazionali Iryna Herashchenko, Valentyn Nalyvaychenko, ed Oleksandr Kuzhel.

Simili manifestazioni sono state organizzate in altre città del Paese, tra cui Zhytomir, Kharkiv, Zaporizhzhya, Leopoli, Chernihiv, e persino Donetsk e Luhansk: le roccaforti elettorali del Presidente Yanukovych.

Oltre che al ripristino dell’emissione del TVi nella televisione via cavo ucraina, i manifestanti hanno chiesto la fine della censura e della pressione sui media, e le immediate dimissioni dei responsabili di una situazione che ha trascinato l’Ucraina tra i Paesi riconosciuti come “parzialmente liberi” secondo l’ultima graduatoria di Reporters sans Frontières.

Nell’Ucraina di Yanukovych, i media indipendenti stanno vivendo un periodo poco felice. Dalla salita al potere del Presidente, nel Marzo 2010, TVi e il 5 Kanal – l’altro più importante canale indipendente del Paese – sono stati ripetutamente oggetto di pressioni, ed hanno visto notevolmente limitate le frequenze attraverso le quali essi erano ricevuti dalle televisioni di tutto il Paese.

Inoltre, si sono registrati casi legati a singoli giornalisti, come quello del colonnista dell’Ukrayinska Pravda, Mustafa Nayem – minacciato in diretta tv da Yanukovych per una domanda scomoda riguardante l’utilizzo da parte del Capo dello Stato di denaro pubblico per la costruzione della sua tenuta presidenziale di Mezhihirya – o quello della sua Direttrice, Olena Prytula: aggredita dal servizio di sicurezza del Presidente per avere osato, durante il Forum Internazionale della Carta Stampata, issare un cartello inneggiate alla libertà di stampa sulle Rive del Dnipro.

Pressione sui media e repressione politica

Lo stato della libertà di stampa va di pari passo con quello della libertà politica. Dalla salita al potere di Yanukovych sono una decina gli esponenti dell’Opposizione Democratica ad essere stati perseguitati, arrestati, e addirittura incarcerati per via della loro militanza partitica.

I casi più noti sono quello dell’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko – condannata a sette anni di carcere dopo un processo in cui la Difesa è stata privata di ogni diritto – dell’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko – condannato a quattro anni di galera dopo un procedimento in cui tutti i testimoni eccetto due hanno confermato l’innocenza del politico arancione – e quello dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, costretto all’esilio in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

IN UCRAINA GIORNALISTI IN PIAZZA PER LA TUTELA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2012

Una partecipata manifestazione è stata organizzata dalle principali testate giornalistiche dopo che il portale Levyj Bereg è stato citato a giudizio per la pubblicazione di intercettazioni “bollenti” di un Deputato del Partito del Presidente, Viktor Janukovych. Repressioni da parte delle Autorità politiche lamentate anche da altri media indipendenti.

 

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

La Procuratura Generale, l’Ufficio delle Entrate, i Servizi Segreti e pratiche di nepotismo politico sono le armi di cui, in Ucraina, l’Amministrazione Presidenziale si serve per limitare la libertà di stampa. A lanciare l’allarme è stato il Caporedattore del portale Levyj Bereg, Andrij Janic’kyj, nel corso di una manifestazione che i giornalisti di numerose testate ucraine hanno organizzato a Kyiv, nella giornata di giovedì, 19 Luglio, presso la sede della Procuratura Generale.

Janic’kyj ha lamentato pressioni da parte delle Autorità politiche e della polizia nei confronti del portale da lui diretto, apprezzato in Ucraina per l’obiettività e la puntualità con cui fornisce ogni giorno una costante informazione. Il Levyj Bereg è stato inoltre querelato dalla Procuratura Generale per avere pubblicato alcune intercettazioni telefoniche “bollenti” di un parlamentare del Partija Rehioniv: il Partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Come sottolineato dal caporedattore del Levyj Bereg, la pressione delle Autorità ucraine è strettamente legata con la campagna elettorale per le imminenti Elezioni Parlamentari. Infatti, il Partija Rehioniv è in calo vertiginoso di consensi, e Janukovych è pronto ad evitare con tutti i mezzi una sconfitta della sua forza politica, che avrebbe il significato di un voto di sfiducia nei confronti del suo operato come Capo dello Stato.

In passato, altri media sono finiti nel mirino delle Autorità ucraine. Giovedì, 12 Luglio, la redazione del canale TVi è stata perquisita dalle forze di polizia, e l’Ufficio delle Entrate ha aperto a suo carico un procedimento giudiziario per malversazione finanziaria, che potrebbe comportare la definitiva chiusura di una delle poche emittenti indipendenti ed ucrainofone.

Sempre a riguardo del piccolo schermo, a passarsela male è anche il 5 Kanal. Noto per essere stata l’emittente che ha seguito l’evolversi della Rivoluzione Arancione, il “canale delle notizie oneste” – com’è altrimenti noto il 5 Kanal – è stato privato di alcune delle frequenze nell’autunno 2010, a pochi mesi dalla salita al potere di Janukovych. A beneficiare del parziale oscuramento del 5 Kanal sono state le televisioni possedute da alcuni degli oligarchi dell’est del Paese che sponsorizzano il Partija Rehioniv e l’attività politica del Presidente ucraino.

Infine, preoccupante è la situazione del portale di informazione Ukrajins’ka Pravda. Fondata dal coraggioso giornalista Georgij Gongadze – barbaramente ucciso nel 2000, probabilmente con la complicità delle Autorità politiche del tempo – la Ukrajins’ka Pravda ha condotto un prezioso lavoro di inchiesta in merito all’utilizzo di denaro pubblico da parte di Janukovych per la costruzione di una lussuosa villa a Mezhihirja, non lontano da Kyiv, e di una pista di atterraggio per il suo elicottero privato a Kaniv, presso il luoghi natii del Poeta Nazionale ucraino Taras Shevchenko.

Lo scomodo lavoro della Ukrajins’ka Pravda è costato caro: la redazione è ripetutamente controllata dai Servizi Segreti, mentre il noto giornalista Mustafa Nayem – l’autore dell’indagine sulle ville e gli elicotteri del Presidente – è stato minacciato in maniera velata dallo stesso Janukovych durante una conferenza stampa pubblica.

Nuove accuse per Jurij Lucenko

Oltre ai media, il regresso democratico ucraino interessa anche l’ambito politico, con una decina degli esponenti dell’Opposizione Democratica detenuti in carcere e sottoposti a procedimenti giudiziari dalla dubbia regolarità.

Nella giornata di venerdì, 20 Luglio, la Procuratura Generale ha mutato le accuse mosse a carico dell’ex-Ministro egli Interni dei governi arancioni, Jurij Lucenko, dopo che il politico dell’Opposizione Democratica, secondo quanto riferito da tutti i testimoni convocati in aula, è risultato innocente.

Lucenko, che durante la conduzione del Ministero degli Interni si è distinto per la lotta alla corruzione, è sottoposto a un lungo processo per il presunto pagamento di tangenti al suo autista, e dal 26 Dicembre 2011 è detenuto in misura preventiva in carcere in condizioni al limite della sopportazione umana: nonostante a suo carico non sia stato emesso alcun verdetto di colpevolezza.

Con la riformulazione dei capi di imputazione, Lucenko è accusato di incuranza professionale, e, secondo il Codice Penale ucraino, rischia dai due ai tre anni.

Critica è anche la situazione della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko: detenuta dal 5 Agosto 2011 per scontare una condanna a sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Secondo quanto dichiarato dal suo avvocato difensore, la Tymoshenko – nota in Occidente per la bionda treccia e per avere guidato il processo democratico nel 2004 passato alla storia come Rivoluzione Arancione – è stata colpita da una seria malattia dermatologica, che ha complicato le già gravi condizioni di salute dell’ex-Primo Ministro. La Tymoshenko è infatti affetta da un’ernia al disco, curata con molto ritardo da parte delle Autorità Giudiziarie.

Il legale della Leader dell’Opposizione Democratica ha inoltre accusato le Autorità giudiziarie di rallentare volutamente l’esame del ricorso in Cassazione presentato contro la condanna subita per impedire all’eroina della Rivoluzione Arancione l’appello alla Corte Europea dei Diritti Umani e, così, nuocere ulteriormente alla già discreditata immagine internazionale di Janukovych.

Il Presidente ucraino è stato ripreso in più occasioni da Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, NATO, OSCE, Canada, Australia e ONU per il trattamento illiberale riservato ai media e ai politici dell’Opposizione Democratica. Dinnanzi al reiterarsi della condotta autoritaria, l’UE ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina: un documento con cui Bruxelles avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea, oggi goduto da Svizzera, Norvegia ed Islanda.

Matteo Cazzulani

OPPOSITORE UCRAINO ARRESTATO IN ITALIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2012

A Frosinone la polizia italiana ha arrestato Arsen Avakov, Segretario della federazione regionale di Kharkiv di Bat’kivshchyna – il principale Partito del campo arancione – in nome di un mandato di arresto internazionale emanato dalle Autorità di Kyiv. L’ennesimo arresto politico, dopo quelli esemplari dei due Leader della Rivoluzione Arancione del 2004, Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko, e l’appello all’Italia a concedere l’asilo politico, e a seguire l’esempio della Repubblica Ceca nei confronti dell’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e del marito della Tymoshenko, Oleksandr

Il segretario regionale di Kharkiv di Bat'kivshchyna, Arsen Avakov

Segretario della federazione della Oblast’ di Kharkiv del Partito Bat’kivshchyna, ex-Presidente della Regione, e candidato, sempre per conto del principale soggetto politico dell’Opposizione Democratica, nelle elezioni comunali della Capitale dell’Ucraina sovietica sconfitto dopo una riconsiderazione dei conteggi che, inizialmente, lo hanno visto vittorioso. Questo è l’identikit di Arsen Avakov, esponente del campo arancione ucraino che, martedì, 27 Marzo, è stato arrestato in Italia, a Frosinone, sulla base di un mandato internazionale per abuso d’ufficio nel corso del periodo speso al governo della Oblast’ di Kharkiv e sottrazione al bilancio statale dei ricavi della vendita di una cinquantina di ettari di terreni demaniali.

La polizia locale di Frosinone ha comunicato di avere arrestato Avakov dopo un controllo di routine in pieno centro e, una volta emerso il mandato di cattura internazionale, non ha potuto fare altro che trattenere il politico ucraino, e sottoporre il suo procedimento alla Corte d’Appello di Roma.

Una volta ottenuta la conferma della notizia, subito è scattata la corsa alla documentazione: con il Ministero degli Interni intento a richiedere con urgenza l’estradizione del politico, e i suoi colleghi di Partito pronti a invitare l’Italia a non compiere un passo che, a loro avviso, consegnerebbe l’ennesima vittima di un processo politicamente motivato nelle mani di un regime autoritario.

Secondo quanto riportato dall’esponente del Dicastero degli Interni, Jurij Bojchenko, le carte richieste sono già state preparate da tempo: è da dopo l’apertura dei procedimenti a suo carico, il 26 Gennaio, che Avakov è stato inserito tra i latitanti ricercati dalla polizia ucraina.

“Così come gli altri detenuti politici, Avakov è processato per via di un articolo del Codice Penale che risale all’epoca sovietica, per mezzo del quale qualsiasi persona può essere incarcerata per il non precisato reato di abuso d’ufficio – ha dichiarato al 5 Kanal l’esponente di Bat’kivshchyna, Volodymyr Bondarenko – è tra le personalità più attive del principale soggetto politico di opposizione. Per questa ragione, abbiamo chiesto alle autorità italiane di non consegnarlo alla magistratura ucraina”.

L’appello a Monti: non contribuire al regresso della democrazia in Ucraina!

L’arresto di un esponente dell’Opposizione Democratica nel nostro Paese pone l’Italia dinnanzi ad un’enorme scelta di responsabilità, in quanto la consegna di Avakov alle autorità di Kyiv significherebbe la matematica condanna dell’ennesimo politico del campo arancione sulle Rive del Dnipro. A dimostrare questa amara certezza è il trattamento subito da una decina di suoi colleghi, tra cui la Leader di Bat’kivshchyna, e dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Costoro sono stati condannati a una lunga reclusione, a cui sono stati aggiunti diversi anni di obbligo di astensione dalla vita politica, dopo un processo celebrato nel pieno dell’irregolarità: con gli imputati già preventivamente incarcerati, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove a supporto dell’accusa montate ad hoc.

Un esempio che l’Italia potrebbe fare proprio potrebbe essere quello della Repubblica Ceca, che ha concesso l’asilo politico a due altri esponenti di spicco del campo arancione, costretti all’esilio per sfuggire agli arresti politici: l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito di Julija Tymoshenko, Oleksandr Tymoshenko.

L’Opposizione Democratica ucraina ha ritenuto responsabile dell’ondata di processi politici il Presidente, Viktor Janukovych, il quale, secondo essa, avrebbe organizzato una campagna mirata all’eliminazione dei principali suoi competitor sull’onda di un sentimento di vendetta personale.

La reclusione di Julija Tymoshenko e di Jurij Lucenko, e, più in generale, il trattamento riservato agli esponenti del campo arancione da parte delle Autorità ucraine – di cui Avakov non è che l’ennesima vittima – è stato criticato a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Canada, Australia, Federazione Russa, Nuova Zelanda, Freedom House, ed Amnesty International.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH VUOLE FARE L’EUROPEO: IL “PAPERONE ARANCIONE” DIVENTA SUO MINISTRO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 24, 2012

Il Presidente ucraino nomina a Capo del Dicastero dello Sviluppo Economico e del Commercio il noto imprenditore Petro Poroshenko con l’intenzione risollevare la propria immagine agli occhi degli europei dopo la svolta autoritaria da lui impressa sulle Rive del Dnipro. Il piano di riforme liberali del principale sponsor della Rivoluzione Arancione difficili da attuare in un sistema di potere fortemente accentrato nelle mani del Capo dello Stato

Il Ministro dello sviluppo economico e del commercio ucraino, Petro Poroshenko

Il re della cioccolata passa alla corte di Janukovych. Nella giornata di venerdì, 23 Marzo, il Presidente ucraino ha emanato il decreto di nomina alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio di Petro Poroshenko: uno degli imprenditori maggiormente influenti nel Paese, noto non solo per possedere la rinomata casa dolciaria Roshen, ma, sopratutto, per essere stato il principale finanziatore della Rivoluzione Arancione.

A riportare le motivazioni del perché lo sponsor del processo democratico del 2004 abbia accettato di entrare nella squadra di Governo dell’avversario degli arancioni è la pagina Facebook dello stesso Poroshenko, a cui il re della cioccolata – com’è conosciuto in Ucraina – ha affidato il proprio comunicato ufficiale.

“Le ultime settimane sono state difficili per me – ha dichiarato Poroshenko sul noto social network – sono onorato dell’interesse che molte persone, e molti giornalisti, hanno prestato sulla mia persona. Ho messo su un piatto della bilancia le mie ambizioni personali, e, sull’altro, la difficile situazione dell’economia ucraina. La decisione l’ho presa…”.

Come successivamente rivelato da diverse fonti, Janukovych avrebbe proposto la nomina a Poroshenko da ben un mese, durante il quale il businessman ha avuto il compito di redigere un piano di azioni con cui intende amministrare il Dicastero assegnatogli.

Tra esse, secondo quanto ha dichiarato il neo-Ministro, l’adattamento dell’economia ucraina agli standard europei, uno sviluppo improntato sul rispetto della democrazia e della libera concorrenza, la chiarezza nelle azioni di compravendita da parte di soggoli imprenditori e dell’apparato statale, la divulgazione delle statistiche in merito allo sviluppo del Paese, il sostegno alla crescita nazionale, la difesa dell’imprenditoria dalla pressione dello Stato, la semplificazione nelle procedure di iscrizione di nuove imprese, e la limpidezza dell’azione di governo del suo Ministero.

“Il Ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio ha enormi responsabilità – ha dichiarato il Premier, Mykola Azarov, al momento della presentazione ufficiale di Poroshenko – è da esso che sono approvati i provvedimenti che consentono la messa in atto delle manovre del governo. Inoltre, il Dicastero è responsabile della stabilità dell’economia, della sua crescita, e della diminuzione delle bollette per le importazioni energetiche”.

Nell’aria da più di due mesi, la nomina di Poroshenko rappresenta una mossa strategica del Presidente Janukovych per cercare di risollevare la propria reputazione in Occidente: quasi del tutto compromessa in seguito all’ondata di arresti politici che ha colpito la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e un’altra decina di esponenti di spicco del campo arancione come l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Difatti, è di pochi giorni la notizia dell’avvio della fase conclusiva della stesura del testo dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, un documento – la cui firma solenne è stata congelata proprio per il deficit democratico provocato da Janukovych – che prevede il varo di una Zona di Libero Scambio tra Kyiv e Bruxelles: una delle competenze che spettano proprio al Ministero assegnato a Poroshenko.

Tuttavia, è improbabile che il re della cioccolata possa addolcire l’amarezza dell’Unione Europea, che ha dichiarato, a più riprese, come la detenzione di oppositori politici, e la loro esclusione dalla partecipazione alla vita politica, renda impossibile la firma dell’Accordo di Associazione.

Nel contempo, è difficile che Poroshenko arrivi a gestire autonomamente un Ministero in un sistema di Governo che Janukovych ha fortemente accentrato nelle sue mani: dopo avere nominato amministratori di Dicastero a lui fedeli – quasi tutti appartenenti alla sua forza politica, il Partija Rehioniv – e ridotto il Parlamento a un organo quasi consultivo.

A rischio la libertà di stampa

In aggiunta, a essere posta è anche una questione di carattere democratico, dal momento in cui all’impero di Poroshenko appartiene il 5 Kanal: una delle poche televisioni rimaste seriamente indipendenti, apprezzata per la corretta e continua informazione, che con il passaggio del suo maggiore investitore alla corte del Presidente si teme possa subire condizionamenti nella propria linea editoriale.

“Conosco Poroshenko, e questo lo escludo – ha dichiarato il Produttore Generale del 5 Kanal, Jurij Stec’ – la nostra redazione è composta da 50 giornalisti: nessuno di loro sarà convocato per imporre un linea editoriale lontana dall’indipendenza intellettuale che abbiamo sempre contrastato”.

Petro Poroshenko è nato nel 1965 nei pressi di Odessa. Oltre alla Roshen e a 5 Kanal ha posseduto la radio Niko-Fm e la fabbrica automobilistica Luaz. In politica, si è candidato nel 2000 nel Partito Socialdemocratico Unito per poi fondare, nel 2004, il movimento Solidarnist’ in sostengo alla corsa presidenziale del candidato arancione, Viktor Jushchenko, il quale, una volta insediatosi alla guida del Paese, lo ha nominato a capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e di Difesa.

Dopo aver provocato le dimissioni del Primo Governo arancione di Julija Tymoshenko nel 2005, Poroshenko si è riavvicinato all’Anima della Rivoluzione Arancione al momento del suo ritorno alla guida del Governo nel 2007: quando è stato nominato dapprima alla guida della Banca Nazionale Ucraina, poi, nel 2009, del Ministero degli Esteri.

Con la vittoria alle Elezioni Presidenziali del 2010 di Janukovych contro la Tymoshenko, e le dimissioni del Governo della Leader del campo arancione, Poroshenko è stato nominato a capo della Commissione Bilancio, e ha mantenuto la guida del Consiglio dei Revisori dei Conti della Banca Nazionale Ucraina.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PARALIZZATA A LETTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 24, 2011

La conferma in diretta TV da parte dell’incaricata del parlamento per il rispetto dei Diritti Umani, Nina Karpachova, appartenente alla maggioranza fedele al Presidente, Viktor Janukovych. La Leader dell’Opposizione è dimagrita di 5 chili, colpita da un forte mal di schiena. Le Autorità vietano le manifestazioni in ricordo della Rivoluzione Arancione e chiudono il Majdan

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Lo stato di salute di Julija Tymoshenko è davvero serio, non era nemmeno in grado di alzarsi dal letto mentre parlava con me”. Questa la frase shock che, pronunciata dagli schermi del 5 Kanal Domenica, 19 Novembre, è stata ribattuta immediatamente dalle più autorevoli agenzie stampa, e rimesso in allerta le principali organizzazioni per la difesa dei diritti civili.

Una testimonianza credibile, come ritengono diversi esperti, dal momento in cui è stata pronunciata dall’incaricata dal Parlamento per il rispetto dei diritti umani, Nina Karpachova: esponente della maggioranza di governo fedele al Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko e dal suo entourage il vero responsabile di un’ondata di arresti e processi a danno di esponenti dell’Opposizione.

Nello specifico, la Karpachova si è recata presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj per la tradizionale visita a sorpresa dei carcerati: giunta presso la cella della Leader del campo arancione, ha trovato una persona dimagrita di circa 5 chili, incapace di spostarsi dal giaciglio senza l’aiuto di una persona terza, sempre in preda ad un forte mal di schiena lamentato fin dai primi giorni della reclusione quando, dinnanzi al giudice – lecito ricordare che la Tymoshenko è stata incarcerata ancor prima che fosse pronunciato il verdetto di un processo-farsa costruito su prove fumose, fabbricate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile – ha denunciato le condizioni disumane della prigione, e richiesto di essere visitata dai propri medici di fiducia. Un diritto, tuttavia, sempre negatole: anche a procedimento concluso.

Conferma di quanto illustrato in televisione è arrivata nella tarda serata di lunedì, 21 Novembre, con una nota in cui la Karpachova si è appellata al Premier, Mykola Azarov, affinché alla Leader dell’Opposizione siano consentiti trattamenti medici urgenti e particolari, anche al di fuori della struttura di massima sicurezza. Una richiesta che difficilmente sarà esaminata dalle Autorità, impegnate in ben altre urgenze.

Majdan chiuso per l’anniversario della Rivoluzione Arancione

Una direttiva dell’Amministrazione Cittadina di Kyiv – retta da una figura di nomina presidenziale, ergo direttamente legata al Capo dello Stato – ha vietato ogni manifestazione sul Majdan Nezalezhnosti in ricordo della Rivoluzione Arancione: rivolta pacifica con cui, il 22 Novembre 2004, migliaia di ucraini installarono una tendopoli nella piazza principale della capitale per protestare contro le continue repressioni dell’Amministrazione dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma e, nello specifico, i brogli elettorali da essa perpetrati in favore di Viktor Janukovych: candidato della verticale del potere opposto a Viktor Jushchenko, altresì sostenuto da un ampio sostegno popolare che, nel Gennaio 2005, lo ha portato alla vittoria in elezioni finalmente corrette e democratiche.

Proprio Jushchenko, memore di quella svolta storica, ha reso il 22 Novembre Festa Nazionale della Libertà: una ricorrenza finora solennemente osservata con meeting ed eventi nel medesimo luogo dove, anni prima, la Rivoluzione Arancione ha avuto inizio. Non per quest’anno – il secondo dell’era Janukovych – dal momento in cui la polizia ha già provveduto al transennamento del Majdan, costantemente pattugliato da agenti delle forze speciali, attente nel vietare anche il solo passaggio a turisti ignari e perplessi, e nel fornire spiegazioni in linea con il diktat di regime.

La Rivoluzione Arancione non c’entra nulla: il Majdan è stato chiuso per la prematura installazione dell’Albero del Nuovo Anno – il nostro Albero di Natale – eper garantire la sicurezza del Presidente Lituano, Dalia Gribauskaite. Una giustificazione che sa di beffa, dal momento in cui il Capo di Stato di Vilna è stata chiamata ad una visita urgente per cercare di convincere Janukovych al rispetto delle regole democratiche: condicio sine qua non per la firma di un Accordo di Associazione che, con il riconoscimento all’Ucraina del medesimo status di partner speciale dell’UE oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera, rappresenta, forse, l’ultima spiaggia per salvare Kyiv – e quindi anche Bruxelles – dal ritorno dell’imperialismo russo.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PARALIZZATA A LETTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 23, 2011

La conferma in diretta TV da parte dell’incaricata del parlamento per il rispetto dei Diritti Umani, Nina Karpachova, appartenente alla maggioranza fedele al Presidente, Viktor Janukovych. La Leader dell’Opposizione è dimagrita di 5 chili, colpita da un forte mal di schiena. Le Autorità vietano le manifestazioni in ricordo della Rivoluzione Arancione e chiudono il Majdan

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Lo stato di salute di Julija Tymoshenko è davvero serio, non era nemmeno in grado di alzarsi dal letto mentre parlava con me”. Questa la frase shock che, pronunciata dagli schermi del 5 Kanal Domenica, 19 Novembre, è stata ribattuta immediatamente dalle più autorevoli agenzie stampa, e rimesso in allerta le principali organizzazioni per la difesa dei diritti civili.

Una testimonianza credibile, come ritengono diversi esperti, dal momento in cui è stata pronunciata dall’incaricata dal Parlamento per il rispetto dei diritti umani, Nina Karpachova: esponente della maggioranza di governo fedele al Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko e dal suo entourage il vero responsabile di un’ondata di arresti e processi a danno di esponenti dell’Opposizione.

Nello specifico, la Karpachova si è recata presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj per la tradizionale visita a sorpresa dei carcerati: giunta presso la cella della Leader del campo arancione, ha trovato una persona dimagrita di circa 5 chili, incapace di spostarsi dal giaciglio senza l’aiuto di una persona terza, sempre in preda ad un forte mal di schiena lamentato fin dai primi giorni della reclusione quando, dinnanzi al giudice – lecito ricordare che la Tymoshenko è stata incarcerata ancor prima che fosse pronunciato il verdetto di un processo-farsa costruito su prove fumose, fabbricate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile – ha denunciato le condizioni disumane della prigione, e richiesto di essere visitata dai propri medici di fiducia. Un diritto, tuttavia, sempre negatole: anche a procedimento concluso.

Conferma di quanto illustrato in televisione è arrivata nella tarda serata di lunedì, 21 Novembre, con una nota in cui la Karpachova si è appellata al Premier, Mykola Azarov, affinché alla Leader dell’Opposizione siano consentiti trattamenti medici urgenti e particolari, anche al di fuori della struttura di massima sicurezza. Una richiesta che difficilmente sarà esaminata dalle Autorità, impegnate in ben altre urgenze.

Majdan chiuso per l’anniversario della Rivoluzione Arancione

Una direttiva dell’Amministrazione Cittadina di Kyiv – retta da una figura di nomina presidenziale, ergo direttamente legata al Capo dello Stato – ha vietato ogni manifestazione sul Majdan Nezalezhnosti in ricordo della Rivoluzione Arancione: rivolta pacifica con cui, il 22 Novembre 2004, migliaia di ucraini installarono una tendopoli nella piazza principale della capitale per protestare contro le continue repressioni dell’Amministrazione dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma e, nello specifico, i brogli elettorali da essa perpetrati in favore di Viktor Janukovych: candidato della verticale del potere opposto a Viktor Jushchenko, altresì sostenuto da un ampio sostegno popolare che, nel Gennaio 2005, lo ha portato alla vittoria in elezioni finalmente corrette e democratiche.

Proprio Jushchenko, memore di quella svolta storica, ha reso il 22 Novembre Festa Nazionale della Libertà: una ricorrenza finora solennemente osservata con meeting ed eventi nel medesimo luogo dove, anni prima, la Rivoluzione Arancione ha avuto inizio. Non per quest’anno – il secondo dell’era Janukovych – dal momento in cui la polizia ha già provveduto al transennamento del Majdan, costantemente pattugliato da agenti delle forze speciali, attente nel vietare anche il solo passaggio a turisti ignari e perplessi, e nel fornire spiegazioni in linea con il diktat di regime.

La Rivoluzione Arancione non c’entra nulla: il Majdan è stato chiuso per la prematura installazione dell’Albero del Nuovo Anno – il nostro Albero di Natale – eper garantire la sicurezza del Presidente Lituano, Dalia Gribauskaite. Una giustificazione che sa di beffa, dal momento in cui il Capo di Stato di Vilna è stata chiamata ad una visita urgente per cercare di convincere Janukovych al rispetto delle regole democratiche: condicio sine qua non per la firma di un Accordo di Associazione che, con il riconoscimento all’Ucraina del medesimo status di partner speciale dell’UE oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera, rappresenta, forse, l’ultima spiaggia per salvare Kyiv – e quindi anche Bruxelles – dal ritorno dell’imperialismo russo.

Matteo Cazzulani

FINITI PROCESSO FARSA E DEMOCRAZIA IN UCRAINA: A JULIJA TYMOSHENKO SETTE ANNI DI GALERA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 11, 2011

Il giovane giudice, Rodion Kirejev, accoglie le richieste dell’accusa, e condanna Leader dell’Opposizione Democratica alla reclusione, ed alla successiva estromissione dalla vita politica. “E’ una dittatura, ma non mi arrendo” ha illustrato l’ex-Primo Ministro durante la lettura del verdetto. La protesta dell’UE, ed il vantaggio di Mosca, a cui Kyiv si avvicina. Soffocate con la forza le proteste dei manifestanti 

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, scortata dalle forze speciali

Il funerale della democrazia ucraina ha avuto atto: la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, è stata condannata a sette anni di detenzione, più tre di divieto alla copertura di cariche pubbliche e partecipazione alla vita politica, e, come se non bastasse, al pagamento di una multa per gestione fraudolenta del bilancio statale.

Un barbaro rito di stampo sovietico, trasmesso persino in diretta tv, a cui sono stati presenti, fisicamente o virtualmente, quasi tutti: gli spettatori dalle telecamere del 5 Kanal, TVI, ed altri media ammessi in sala, il pool della pubblica accusa al completo, tutti gli avvocati di Julija Tymoshenko, la figlia Jevhenija con il marito Oleksandr, e persino l’Ipad più famoso d’Ucraina: la Leader dell’Opposizione Democratica non ci ha mai staccato gli occhi se non per due dichiarazioni, pronunciate sovrastando la voce del giovane giudica Rodion Kirejev, impegnato cacofonicamente a leggere un verdetto politico che, secondo il campo arancione, è stato già scritto da tempo dall’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych.

“Questa è la prova che in Ucraina c’è una dittatura – ha dichiarato Julija Tymoshenko – tutta le gente di buona volontà deve unirsi intorno all’Opposizione ed alle Associazioni, per combattere il regime autoritario. Nessuna condanna mi fermerà – ha continuato – sono sempre con voi, per battermi per un’Ucraina libera, indipendente, giusta, europea, e democratica”.

Dunque, soddisfatta l’esatta pena richiesta per l’ex-Primo Ministro, accusata di abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Un’accusa inesistente, supportata da documentazioni sommarie, imprecise, datate persino il 31 Aprile, che, tralaltro, è stata negata da quasi tutti i testimoni comparsi nel processo farsa – 40 per l’accusa, solo 2 per la difesa.

Il tutto, dopo un procedimento in cui all’accusa non è stato concesso il tempo necessario per la presa visione delle imputazioni – contenute in 14 faldoni da cento pagine ciascuno – e nemmeno per concordare la linea difensiva con l’assistita, dal momento in cui Julija Tymoshenko è stata preventivamente rinchiusa in isolamento lo scorso 5 Agosto, dopo poche settimane dall’inizio di sedute a cui già si presentava come confinata in Patria.

Ora, è chiaro che altri anni in galera spetteranno alla carismatica Leader, che, dopo aver guidato la Rivoluzione Arancione, ha governato a singhiozzo un Paese che, malgrado enormi difficoltà, è riuscita ad avvicinare agli standard europei e, per un soffio, persino alla stessa integrazione con l’Unione Europea. Invece, cosa sarà dell’Ucraina è difficile immaginarlo, ma già oggi sono presenti alcune avvisaglie che val la pena leggere ed interpretare.

L’Ucraina scivola verso la Russia

Nella giornata di lunedì, 10 Ottobre, i Ministri degli Esteri UE si sono riuniti in Lussemburgo per discutere proprio del caso Tymoshenko, ed hanno chiaramente spiegato a Kyiv che la condanna della Leader dell’Opposizione Democratica avrebbe compromesso la sigla dell’Accordo di Associazione. Il tutto, vincendo la strenua – e saggia – posizione di Polonia e Paesi Baltici, favorevoli al mantenimento delle porte aperte ad Ucraina che, seppur autoritaria, per la sicurezza di tutto il continente dal ritorno dell’imperialismo russo non può essere esclusa dall’Occidente, e riconsegnata tra le braccia di Mosca.

La Russia, appunto. Durante le esequie della democrazia ucraina, una nota dell’Amministrazione Presidenziale ha comunicato il prossimo incontro tra Janukovych ed il suo collega russo, Dmitrij Medvedev. L’ennesimo nel giro di poco tempo: i due si sono incontrati presso la dacia di Zavidovo per discutere delle relazioni energetiche tra i due Stati in un meeting privato a base di pesca e passeggiate nella natura, da cui non è trapelata lacuna informazione concreta.

Quello che rimane è l’atteggiamento di autorità ucraine sempre più simili nei modi a quelle russe: i 10 Mila manifestanti accorsi presso il Tribunale Pechers’kyj per protestare contro la condanna di Julija Tymoshenko sono stati caricati dalla milicija, tre di loro persino arrestati. I contrasti già iniziati la notte precedente, quando alcune tende, installate da militanti pacifici, sono state smontate con la violenza da agenti delle forze speciali.

Difficile trovare responsabili in tutto quello che è accaduto. Se da un lato la colpa ricade sugli stessi ucraini, incapaci di aiutare se stessi una volta ottenuta la libertà e la democrazia – proprio oggi alla BBC l’ex-alleato della Tymoshenko, il Capo di Stato Emerito, Viktor Jushchenko, ha riposto piena fiducia nel giudice del processo farsa – dall’altro anche l’Europa e l’Occidente hanno qualcosa su cui riflettere: nel 2008, i summit UE e NATO hanno chiuso le porte in faccia ad Ucraina, Moldova e Georgia, supportate dai Paesi della parte centrale del continente, ma non da quella Vecchia Europa che, Francia e Germania in primis, ha sempre fatto attenzione a non offendere la Russia, ignorando quale sia la reale minaccia Mosca ancora rappresenta per il mondo libero, sopratutto col ritorno alla presidenza di Vladimir Putin.

Oggi, è recluso il simbolo della Rivoluzione Arancione, con cui la più grande repubblica ex-URSS ha osato ribellarsi ad un autoritarismo russo di lunga tradizione – zarista, comunista, e putiniano. Se non basta questo segnale per capire le dinamiche di un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, allora è chiaro che l’Europa, anziché rispettare sé stessa – ed i valori su cui è stata fondata: Democrazia e Diritti Umani – ha deciso di ritagliarsi un ruolo marginale nel Mondo, e coltivarsi il proprio piccolo giardino che, più che un Eden, è sempre più una radura moralmente incolta.

Matteo Cazzulani

MANIFESTAZIONI DELL’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA PER LA LIBERAZIONE DI JULIJA TYMOSHENKO CONTRASTATE NEL GIORNO DELL’INDIPENDENZA UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 25, 2011

A Kyiv, la polizia vieta e si oppone con la forza alle manifestazioni del campo arancione per il ventesimo compleanno dell’Ucraina ed in solidarietà della Leader dell’Opposizione Democratica, reclusa in isolamento. “Non ci arrendiamo” il messaggio dell’ex-Primo Ministro, mentre ritorna la minaccia energetica della Russia

Le manifestazioni dell'Opposizione Democratica represse a Kyiv. FOTO RIA NOVOSTI UKRAINE

Il centro transennato, la polizia in tenuta antisommossa in ogni angolo della Capitale, manifestazioni vietate, cariche, gas lacrimogeni, concerti e campi da street basket improvvisati per distrarre l’attenzione dei passanti. E’ così che come Mosca, Pechino, Minsk e Pyongyang è apparsa Kyiv nel Giorno dell’Indipendenza ucraina, il 24 Agosto 2011.

Una mesta modalità per festeggiare il ventesimo compleanno, colto al volo dall’Opposizione Democratica per protestare contro il processo e l’arresto politico della sua Leader, Julija Tymoshenko, e per, finalmente, unirsi in un’unica azione di protesta, che ha riunito circa 10 mila dimostranti dei partiti Bat’kivshchyna – la Forza politica dell’anima della Rivoluzione Arancione ed ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – Front Zmin – quella dell’ex-Speaker arancione, Arsenij Jacenjuk – Narodnyj Rukh – quella dell’ex- Ministro degli esteri dei governi arancioni, Borys Tarasjuk – Reformy i Porjadok – quella del Primo Ministro del governo-ombra dell’Opposizione Democratica, Serhij Soboljev – e Narodna Samooborona – quella dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, altro detenuto politico, in isolamento dallo scorso 26 Dicembre.

A coordinare l’azione, Oleksandr Turchynov, braccio destro di Julija Tymoshenko, che ha invitato a formare un corteo per marciare fino al Majdan Nezalezhosti ed all’Amministrazione Presidenziale di Viktor Janukovych, ritenuto il vero responsabile di un rinato autoritarismo politico che ha portato a repressioni su oppositori politici, media indipendenti, e giornalisti, come certificato dalle più importanti ONG internazionali. Tuttavia, nulla da fare per i dimostranti: la piazza-sede della Rivoluzione Arancione è stata transennata al pari delle vie adiacenti, ed ivi sono stati organizzati concerti e tornei di pallacanestro su strada. Gli automobilisti diretti al presidio sono stati fermati ed invitati a tornare indietro, mentre alla marcia pacifica dei manifestanti, la polizia ha risposto con lacrimogeni e percosse.

“Le forze di polizia hanno preparato una provocazione – ha dichiarato in serata Arsenij Jacenjuk – in pieno stile da regime. Da parte mia – ha continuato – ho richiesto alle autorità UE ed USA di prendere provvedimenti. Oggi – ha terminato, intervistato sul 5 Kanal – mi è stato negato il permesso di recarmi in isolamento presso Julija Tymoshenko”.

La stessa Leader dell’Opposizione Democratica ha lanciatoli proprio messaggio di auguri dalla cella: un grido dal freddo di una prigione che la ha gia vista ospite dieci anni fa, sempre per motivi politi, ma che proprio per questo non deve abbattere i dimostranti.

L’appello di Julija Tymoshenko e la minaccia del Cremlino

“Ieri sotto Kuchma, oggi sotto Janukovych – ha dichiarato l’anima della Rivoluzione Arancione – i giubilei della mia Patri li passo tutti in carcere. Ma la situazione migliorera, e tutto andra bene. Lo so, ne sono convinta, e certa. In 20 anni di vita, l’Ucraina ha dimostrato di volere vivere come una nazione indipendente ed europea”.

Lecito ricordare che la Leader dell’Opposizione Democratica è stata confinata in patria, processata, ed addirittura arrestata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con Vladimir Putin, l’allora suo collega russo.

Ed e proprio dalla Federazione Russa che è arrivato l’augurio piu plumbeo al compleanno di quella che Mosca considera una sua ex-Colonia, con il Presidente, Dmitrij Medvedev, che ha ricordato a Kyiv che l’unico modo per collaborare in materia energetica con Mosca e la cessione della gesione dei gasdotti ucraini.

“L’unica offerta che renderebbe interessante il rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi – ha dichiarato il Capo di Stato russo nel corso di un incontro con il Primo Ministro cinese – sul medesimo modello di quanto già accade con la Bielorussia”.

Segnali preoccupanti, che lo stesso Janukovych sembra non avere recepito, così come la protesta al trattamento riservato a Julija Tymoshenko espressa, oltre che dalla stessa Russia, anche da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti, dalle più importanti Rappresentanze  Diplomatiche del Mondo libero occidentale, e dalle maggiori ONG indipendenti. “Prosperità ad un Paese sempre più gioioso” sono state le parole del Presidente in occasione del ventennale dell’Ucraina. Un compleanno importante, festeggiato nel più amaro dei modi.

Matteo Cazzulani