LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Nomine UE: riprende quota il tandem Sikorski-Thorning Schmidt

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 12, 2014

Il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, conversa con il Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri della Polonia. La sua scelta è possibile solo previa nomina del Premier danese a Presidente del Consiglio Europeo

Un polacco alla guida della politica estera e di difesa europea e una danese alla presidenza del Consiglio Europeo: nonostante i falchi che guardano a Mosca e all’Europa a due velocità, forse si può fare. Nella giornata di venerdì, 11 Luglio, il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha avuto una conversazione telefonica con il Premier polacco, Donald Tusk, nella quale, come riportato dall’autorevole TVN24, il Capo del Governo della Polonia avrebbe discusso in merito alla possibilità di nomina del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Sikorski, politico di lungo corso con studi ed esperienze lavorative in Gran Bretagna e mondo ex-sovietico, sarebbe la figura ideale per dare finalmente all’UE una guida forte e autorevole in campo internazionale.

All’abilità di Sikorski, oltre allo storico riavvicinamento della Polonia alla Germania, si deve sopratutto il ripristino della democrazia in Ucraina dopo la pacifica Rivoluzione della Dignità del Maydan e, poco più tardi, la firma da parte del Governo ucraino, della Georgia e della Moldova, dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Sikorski, esponente del Partito Popolare Europeo -PPE- che ad oggi gode del sostegno sicuro di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, per essere nominato Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE deve contare sulla nomina a Presidente del Consiglio Europeo di una donna appartenente al Partito dei Socialisti e Democratici Europei -PSE.

L’identikit ideale per la nomina alla Presidenza del Consiglio Europeo è quello del Premier danese, Helle Thorning Schmidt, Capo del Governo, appartenente al PSE, di un Paese che, come la Polonia, non appartiene alla zona Euro.

Il tandem Sikorski-Thorning Schmidt può garantire pari rappresentanza tra gli Stati che non hanno adottato la moneta unica europea e quelli della Zona Euro, che già hanno nel popolare Jean Claude Juncker e del socialista Martin Schulz, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Parlamento Europeo, i loro referenti politici ai vertici UE.

Tuttavia, le nomine di Sikorski e della Thorning Schmidt, che hanno ottenuto anche il sostegno della Francia, sono avversate da Germania, Italia, Grecia, Austria, Slovenia, Belgio e Ungheria: Paesi che non hanno condiviso né il ruolo risoluto ricoperto dal Ministro degli Esteri polacco per la democrazia in Ucraina, né le posizioni filo-atlantiste del Premier danese.

Georgieva-Letta e Mogherini-Barnier le alternative all’accoppiata polacco-danese

In alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt, i Paesi che si oppongono alla nomina del polacco e della danese hanno proposto candidature alternative, tra cui primeggia quella del Commissario UE bulgaro uscente, la PPE Kristalina Georgieva ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, e del PSE italiano Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Sia Georgieva che Letta soddisferebbero sia la parità di genere e di appartenenza politica, sia le pretese dei Paesi che si oppongono a Sikorski ed alla Thorning Schmidt. Questi Stati si caratterizzano infatti per i forti legami con la Russia di Putin, che ha tutto l’interesse ad evitare che polacchi e danesi siamo eletti ai vertici UE.

Un’altra alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt è dato dalla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri italiano, la PSE Federica Mogherini, e, alla Presidenza del Consiglio Europeo, di uno dei candidati scartati dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la nomination del PPE alla corsa alla Presidenza della Commissione Europea.

Tra i possibili nomi del prossimo Presidente del Consiglio Europeo si fanno quelli dell’ex-Premier finlandese, Jyrki Katainen, di quello svedese, Fridrik Reinfeldt, e quello del Commissario UE francese uscente, Michel Barnier.

L’accoppiata tra la Mogherini alla guida della politica estera UE e di un esponente PPE a quella del Consiglio Europeo -Reinfeldt a parte- escluderebbe dai vertici dell’Unione rappresentati della zona non-euro.

Così, la divisione interna tra un’Europa di serie A e di una di serie B a seconda dell’appartenenza o meno dei Paesi membri al processo di integrazione monetaria sarebbe incrementata, in un momento in cui, al contrario, l’UE necessita di unità, forza e autorevolezza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Buzek e Toia alla guida della Commissione ITRE: l’Unione Energetica Europea si fa sempre più vicina

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 8, 2014

Sia l’ex-Premier polacco che l’ex-Ministro per gli Affari Comunitari italiano sono sostenitori della realizzazione di un mercato europeo unico del gas che diversifichi le forniture e liberalizzi la commercializzazione del carburante. Anche la nomina di Gianni Pittella a Capo del secondo Gruppo del Parlamento Europeo e l’elezione di diversi polacchi alla guida di numerose Commissioni favoriscono il sostegno ad un progetto fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea

Una Comune politica energetica dell’Unione Europea che porti l’Europa ad essere finalmente competitiva sul piano internazionale e, sopratutto, indipendente dal ricatto di superpotenze globali che si avvalgono dell’energia come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi membri dell’UE. Questo è quanto accomuna l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro delle Politiche Comunitarie italiano, Patrizia Toia, che, nella giornata di lunedì, 7 Luglio, sono stati eletti rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Commissione Energia, Industria e Ricerca -ITRE- del Parlamento Europeo.

L’elezione di Buzek e Toia, frutto di un accordo di coalizione tra il Partito Popolare Europeo, a cui appartiene l’ex-Premier polacco, e il Partito dei Socialisti e Democratici Europei, a cui appartiene l’ex-Ministro italiano, rappresenta un passo fondamentale che il Parlamento Europeo ha compiuto in direzione del sostegno al varo dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, supportato dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Presidente francese, Francois Hollande, ha lo scopo di diminuire la dipendenza energetica dell’UE da Russia ed Algeria tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri, la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la liberalizzazione del settore dell’energia per garantire la libera concorrenza a livello continentale.

Come dichiarato ad alcuni media polacchi da Buzek a margine della sua elezione, la ITRE, nello specifico, si occuperà della stesura delle clausole e del regolamento dell’Unione Energetica Europea che, dopo essere stato presentato, e votato, dal Parlamento Europeo, necessiterà anche del sostegno della Commissione Europea e del Comsiglio Europeo.

Buzek ha poi aggiunto che la questione energetica ricopre un’importanza fondamentale non solo per ragioni di carattere geopolitico, ma anche per implementare gli altri settori di cui la ITRE si occupa: industria e ricerca.

Sulla medesima frequenza di Buzek si è posizionata Toia, che già durante la scorsa legislatura, passata sempre come Vicepresidente della ITRE, ha più volte sottolineato l’importanza di abbattere il costo dell’energia, mediante l’importazione diversificata del gas, per dare ossigeno all’industria e per reperire risorse da reinvestire nella ricerca.

Sul piano geopolitico, Toia ha sostenuto convintamente il progetto dell’Unione Energetica Europea che, come dichiarato a più riprese, è un’intuizione concepita e già parzialmente attuata da due ex-Presidenti della Commissione Europea appartenenti al centro-sinistra europeo: Jacques Delors e Romano Prodi.

Oltre alla sintonia tra Buzek e Toia, il sostegno del Parlamento Europeo all’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande -e prima ancora di Delors e Prodi secondo il Toia pensiero- è garantito anche dall’elezione dell’italiano Gianni Pittella alla guida del Gruppo del Partito dei Socialisti e Democratici Europei.

Pittella, durante la passata legislatura trascorsa da Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, si è speso in prima persona per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, con particolare attenzione all’impatto che un minore costo dell’energia ha per il rilancio del lavoro, sopratutto in Paesi dell’UE dove la crisi economica e sociale è particolarmente forte, come l’Italia.

Un altro elemento che permetterà il supporto del Parlamento Europeo al varo dell’Unione Energetica Europea è l’elezione alla guida di altre Commissioni di molti Europarlamentari provenienti dalla Polonia: il Paese, che per ragioni storiche e culturali, ha molto da insegnare al resto dell’UE in materia di diversificazione e sicurezza energetica.

Danuta Hubner, eurodeputata del PPE, è stata eletta alla Presidenza della Commissione Affari Costituzionali -AFCO- mentre il suo collega Czeslaw Siekierski è stato nominato alla guida della Commissione Agricoltura e Pesca -AGRI.

L’ex-Ministro degli Esteri polacco Anna Fotyga, del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, è stata invece nominata Presidente della sottocommissione Sicurezza e Difesa -SEDE.

Sempre più difficile la nomina di Sikorski ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

Nonostante la situazione del Parlamento Europeo, a mettere i bastoni tra le ruote alla corsa dell’Unione Energetica Europea è la situazione presso il Consiglio Europeo, dove il Premier polacco Tusk potrebbe non avere i voti necessari per fare eleggere il Ministro degli Esteri del suo Governo, Radoslaw Sikorski, ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Come dichiarato dall’autorevole Euractiv, alcuni Paesi membri, come Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Belgio, Slovenia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca starebbero optando per il sostegno al Commissario UE uscente bulgaro, Kristalina Georgieva per l’ottenimento della nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE.

Sikorski, che si è dichiarato a più riprese un convinto sostenitore dell’Unione Energetica Europea, e che può contare ora sul supporto sicuro solo di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Svezia e Danimarca, è tuttavia avversato dai Paesi pro-Georgieva per via del suo impegno concreto nel sostenere attivamente il ripristino della democrazia in Ucraina e l’avvicinamento all’UE di questo Paese, insieme con Georgia e Moldova, per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione.

In caso di elezione della Georgieva -personalità molto accomodante nei confronti della Russia- per Sikorski potrebbe aprirsi la strada della nomina a Commissario UE all’Energia.

Questa posizione, tuttavia, è già stata blindata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha riconfermato la candidatura del Commissario UE all’Energia uscente, Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Dopo l’Accordo di Associazione, Moldova, Ucraina e Georgia si avvicinano all’Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 5, 2014

L’Alleanza Pro-Europa, la coalizione di maggioranza del Parlamento moldavo, ha approvato l’Accordo di Associazione con l’UE. Il Parlamento ucraino modernizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico agli standard dell’Unione Europea, mentre il Governo georgiano ha incrementato la quantità di gas importata dall’Azerbaijan anche per l’Europa

Una ratifica lampo per un Paese che, così, dimostra la sua alta voglia di Europa. Nella giornata di mercoledì, 2 Luglio, il Parlamento moldavo ha ratificato la firma dell’Accordo di Associazione che il Premier moldavo, Iurie Leanca, ha sottoscritto a Bruxelles con l’Unione Europea lo scorso 27 Giugno.

La ratifica, avvenuta dopo meno di una settimana dalla firma dell’Accordo, è stata possibile grazie al voto dell’Alleanza Pro Europa: la coalizione di Governo composta da Partiti pro-europei di differente orientamento ideologico.

Oltre al Partito Liberal Democratico di Moldova -PLDM- del Premier Leanca, che ha lo status di osservatore presso il Partito Popolare Europeo, l’Alleanza Pro-Europa è composta anche dal Partito Democratico di Moldova del Presidente del Parlamento, Marian Lupu -che fa parte nella qualità di osservatore del Partito dei Socialisti Europei- e dal Partito dei Liberali Riformisti -PLR- che partecipa come osservatore all’Alleanza dei liberali e Democratici Europei.

Assente dalla votazione è stato però il Partito Comunista di Moldavia -PCM- la prima forza politica per numero di parlamentari che, per via del suo orientamento anti-occidentale, ha espresso piena contrarietà all’avvicinamento di Chisinau all’Europa.

Oltre alla Moldova, passi in avanti verso l’Europa sono stati compiuti dall’Ucraina, che, nella giornata di venerdì, 4 Luglio, ha visto approvare dal Parlamento una Legge che armonizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino al regolamento UE in materia.

Nello specifico, la Legge ha separato la gestione della compravendita del gas dalla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, affidate rispettivamente alla compagnia nazionale Naftohaz e alla compagnia Ukrtranshaz.

Inoltre, la legge permette ad enti terzi appartenenti all’Unione Europea e ad altro Paesi della Comunità Energetica Europea -alla quale, oltre ai Paesi membri UE, appartengono Serbia, Moldova, Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro- di rilevare quote non superiori al 51% nella gestione parziale o totale del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina.

Alla legge, un emendamento ha poi dato la possibilità anche a compagnie statunitensi di partecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino: una decisione che aiuta Kyiv a decrementare la dipendenza dalle importazioni di gas della Russia, di cui Mosca si avvale come forma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi sovrani e indipendenti.

Sempre a proposito di energia, anche la Georgia ha compiuto un passo verso l’Europa con l’incremento della quantità di gas importata dall’Azerbaijan del 20% nell’ultimo anno.

Il flusso di gas dall’Azerbaijan alla Georgia, oltre che per la sicurezza nazionale di Tbilisi, è necessario anche per la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Europa anche attraverso l’importazione del gas azero in Italia dal territorio georgiano tramite Turchia, Grecia ed Albania.

In UE solo la Lituania in prima fila per la ratifica del documento

Sia l’Ucraina che la Georgia hanno firmato a Bruxelles l’Accordo di Associazione con l’UE, ma, diversamente dalla Moldova, la loro ratifica non è ancora stata fissata in Parlamento.

La mancanza di un voto calendarizzato sulla questione è anche presente presso i Parlamenti dei Paesi membri UE che, così come i Paesi non-UE che hanno firmato l’Accordo, devono ratificare la firma del Documento.

L’unico Paese che finora si è attivato in tale direzione è la Lituania che, come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, intende avviare al più presto le procedure per incentivare l’avvicinamento, e per certi versi anche il ritorno, all’Europa di Moldova, Ucraina e Georgia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
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Nomine UE: il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt a rischio siluramento

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 29, 2014

Veti incrociati e scandali intercettazioni in Polonia e Danimarca rendono difficile la nomina del Ministro degli Esteri polacco e del Premier danese rispettivamente ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea e a Presidente del Consiglio Europeo. Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt permetterebbe di decrementare l’opposizione della Gran Bretagna alla nomina di Juncker a Presidente della Commissione

Da Ministro degli Esteri della Polonia, e ancor prima Ministro della Difesa e Viceministro degli Esteri in diversi Governi del suo Paese, ha saputo dare all’Europa una voce sola durante la crisi ucraina, portando alla caduta del Regime di Viktor Yanukovych. Come giornalista fre-lance, e laureato in filosofia, economia e scienze politiche ad Oxford, ha mostrato cosa volesse dire per un polacco, sotto l’epoca sovietica, viaggiare all’estero per acquisire conoscenze utili non solo ad arricchire il proprio bagaglio culturale, ma anche a migliorare la situazione della democrazia in Europa Centro-Orientale.

Questo Curriculum, tuttavia, sembrerebbe non bastare al Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Skikorski, per ottenere la nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un traguardo al quale, in maniera diretta, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato di puntare convintamente per il Capo della Diplomazia del suo Governo.

A frenare la nomina di Sikorski sarebbe il supporto sempre crescente riscosso dall’attuale Commissario UE per gli Aiuti Umanitari, Kristalina Georgieva: una bulgara, che secondo rivelazioni dell’autorevole Euractiv sarebbe appoggiata da un alto numero di Paesi UE per la corsa alla nomina a Ministro degli Esteri dell’UE.

A giocare a favore della nomina della Georgieva, che è anche in corsa per diventare Segretario Generale dell’ONU, sarebbe la posizione morbida assunta nei confronti della Russia, verso la quale la Commissaria bulgara non avrebbe supportato l’inasprimento delle sanzioni per l’aggressione militare di Mosca all’Ucraina.

La posizione della Georgieva sull’Ucraina avrebbe così tranquillizzato Grecia, Cipro, Italia, Lussemburgo, Austria, Spagna, Portogallo e Malta: Paesi che, come Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno espresso timore per l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

Opposti al fronte pro-Georgieva sarebbero rimasti altri Paesi su cui, invece, la Polonia avrebbe potuto trovare solidi alleati per supportare la nomina a Ministro degli Esteri UE di Sikorski: Gran Bretagna, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania hanno infatti concordato con la linea risoluta, ma non pregiudiziale, mantenuta dal Ministro degli Esteri polacco nel ritenere la violazione della sovranità territoriale ucraina da parte della Russia un’infrazione dello Stato di Diritto internazionale che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione.

Ridurre la corsa alla nomina del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE alla sola contrapposizione tra il campo pro-Georgieva e pro-Sikorski sarebbe tuttavia inesatto, anche perché la corsa dei due principali candidati alla nomina di Ministro degli Esteri UE è ostacolata da altri fattori.

In primis, la Georgieva, che in Bulgaria è appoggiata dal principale Partito di Opposizione, il moderato GERB, non ha il pieno sostegno del Premier, Plamen Oreshkarski, che potrebbe optare, per la nomina a Commissario bulgaro, sul Presidente del Partito dei Socialisti Europei, Sergei Stanishev.

Sikorski, invece, pur avendo assicurata la nomina da parte del Governo polacco, potrebbe vedere compromessa la sua candidatura a causa di uno scandalo intercettazioni realizzato da ignoti in cui, oltre a criticare l’efficacia dell’alleanza della Polonia con gli USA in quanto negativa per i buoni rapporti tra i polacchi e la Germania, ha anche criticato le posizioni euroscettiche del Primo Ministro britannico, David Cameron.

Oltre alle intercettazioni, e allo schieramento filorusso, a remare contro Sikorski sono anche sesso ed appartenenza politica, in quanto una delle principali cariche UE deve essere riservata ad una donna.

Così, dopo la nomina di Jean Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea, il Ministro degli Esteri polacco per diventare Alto Rappresentante della Politica Estera UE può solo sperare nella nomina di una donna a Presidente del Consiglio Europeo.

L’incastro potrebbe essere possibile in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo del Premier danese, Helle Trondt-Schmidt: esponente del PSE che, in quanto donna, aprirebbe la possibile nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE di un esponente del Partito Popolare Europeo di sesso maschile, come Sikorski.

Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt rappresenterebbe inoltre un’adeguata soluzione di mediazione che l’Europa potrebbe prendere per azzerare le critiche mosse dalla Gran Bretagna e dagli altri Paesi eurocritici in merito all’eccessiva accelerazione del processo di integrazione europea e alla scarsa collegialità nelle scelte politiche dell’Unione.

Sia Sikorski che la Thorning Schmidt provengono infatti da due Paesi, Danimarca e Polonia, che non appartengono alla Zona Euro, e nei quali, nelle ultime Elezioni Eueopee, le forze eurocritiche ed euroscettiche hanno riscosso un risultato notevolmente alto.

Inoltre, Sikorski e la Thorning-Schmidt sono due esponenti di una classe politica più innovativa, su cui le Autorità Europee ben farebbero a puntare per dare all’Europa un orizzonte a lungo termine, in grado di varare progetti che risolvano con maggiore incisività le problematiche di carattere sociale e diplomatico che l’UE sta attraversando oggi.

Nonostante la convenienza politica, ad indebolire la nomina della Trondt-Schmidt -guarda caso anch’essa tradizionalmente risoluta nei confronti della Russia di Putin- è uno scandalo intercettazioni che, similmente a Sikorski, ha colpito anche alcuni esponenti del Governo e della casa Reale danese.

Sugli scandali intercettazioni polacco e danese si sta ancora indagando, ma in Polonia è chiaro che esso sia potuto essere opera dei Servizi Segreti russi, intenzionati ad indebolire il Governo Tusk che, più di tutti, si sta prodigando per la creazione di una comune politica energetica europea che punta alla diversificazione delle fomriture di gas per decrementare l’alta dipendenza energetica dei Paesi UE dalla Russia.

La nomina di Sikorski, che avrebbe nella Thorning-Schmidt una spalla non solo tecnica, ma anche politica, porterebbe l’Europa ad assumere finalmente una linea chiara e ben determinata nella politica internazionale, restituendo la giusta dignità ad un ruolo, quello dell’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, che non è stato interpretato all’altezza dall’uscente Catherine Ashton.

Salgono le possibilità per la Mogherini ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

L’affossamento del tandem Sikorski-Thorning-Schmidt, su cui troppi fattori sembrano convergere, apre così alla nomina di un esponente PPE per la Presidenza del Consiglio Europeo, che potrebbe finire ad uno dei Capi di Governo popolari che hanno lasciato a Juncker la nomina di candidato PPE alla Commissione Europea.

Nello specifico, il Cancelliere tedesco Angela Merkel -il vero capofila del PPE- deve ricompensare, per il passo indietro in favore di Juncker, il Premier svedese, Fredrik Reindfeldt, l’ex-Capo del Governo finlandese Jirky Katainen o addirittura il Commissario francese uscente Michel Barnier.

In caso, come appare sempre più probabile di nomina a Presidente del Consiglio Eueopeo di un esponente PPE, la carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE andrebbe ad un esponente del PSE, per cui si fanno già i nomi di alcuni dei Ministri degli Esteri attualmente in carica, con l’italiana Federica Mogherini davanti a tutti per via della sua appartenenza alle quote rosa, seguita, nel rating dei possibili candidati, dal francese Laurent Fabius, dallo slovacco Miroslav Lajcak, e dall’olandese Frans Timmermans.

La candidatura più quotata, oltre a quella della Georgieva, è quella della Mogherini, che oltre che per il sostegno prestatole dal Premier italiano, Matteo Renzi, è anche favorita dalla decisione di diventare Capogruppo del PSE al Parlamento Europeo di Gianni Pittella.

Pittella, ex-Vicepresidente del Parlamento Europeo, per via dell’impegno profuso in prima persona per il ristabilimento della democrazia in Ucraina, e per la concessione dello status di Paese candidato alla membership UE all’Albania, avrebbe meritato ampiamente la nomina a Ministro degli Esteri Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ecco cosa prevede l’Accordo di Associazione che l’UE ha firmato con Ucraina, Moldova e Georgia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 27, 2014

Creazione di un mercato unico con l’abbattimento progressivo delle barriere doganali è quello che prevede il documento che l’Unione Europea ha firmato con il Governo ucraino, moldavo e georgiano. Presente anche una parte politica che interessa l’armonizzazione dei sistemi della Giustizia, della Democrazia e dei Diritti del Lavoro agli standard UE

Un accordo puramente economico e commerciale che allarga le maglie del mercato unico europeo ad Ucraina, Moldova e Georgia e che, comunque, è figlio di un compromesso politico tra i Paesi dell’Europa Centro-Orientale più attenti all’allargamento dell’Unione Europea a Paesi europei per storia, cultura e tradizioni, e quelli dell’Europa Occidentale più attenti a non irritare la Russia di Putin. Questo è, in sintesi, l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea che, venerdì, 27 Giugno, Ucraina, Moldova e Georgia hanno firmato a Bruxelles.

Nello specifico, l’Accordo prevede la creazione di una Zona di Libero Scambio con l’abbattimento progressivo delle barriere doganali -previa conformità dei prodotti ucraini, moldavi e georgiani agli standard UE- per i prossimi sette anni da parte dell’Europa, mentre Ucraina, Georgia e Moldova avranno 10 anni di tempo per aprire i loro mercati nazionali alle merci UE.

Per favorire questo, l’UE abbatterà fin da subito le tariffe d’importazione per i prodotti da Ucraina, Moldova e Georgia, che, invece, avranno più tempo per eliminare i dazi per potere così proteggere ambiti sensibili della propria economia come, ad esempio, quello automobilistico in Ucraina.

L’Accordo di Associazione porta vantaggi notevoli per l’Europa, che trova tre mercati in cui collocare i propri prodotti e, così, dare un piccolo ma significativo contributo al rilancio di un’economia in piena crisi.

Per Ucraina, Moldova e Georgia, l’apertura di un mercato economico e commerciale di 500 Milioni di consumatori rappresenta un’importante occasione di sviluppo e progresso tecnico ed industriale, che deve portare le industrie e l’artigianato ucraino, moldavo e georgiano a competere con quello dei Paesi UE.

La firma dell’Accordo di Associazione prevede anche una parte politica, in cui i Paesi firmatari dichiarano di armonizzare agli standard UE anche il loro sistema della Giustizia, gli standard di Democrazia e Libertà e i Diritti del Lavoro.

Questa parte è già stata firmata dall’Ucraina lo scorso 21 Marzo per dare un forte segnale di vicinanza a Kyiv dopo la caduta del regime dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che si è sempre opposto alla conclusione dell’Accordo di Associazione.

Georgia e Moldova, invece, avrebbero dovuto firmare l’intero pacchetto dell’Accordo di Associazione -la parte politica e la creazione della Zona di Libero Scambio- più tardi, ma l’aggressività russa nei confronti dell’Ucraina, con l’occupazione militare della Crimea, ha spinto i vertici UE ad accelerare le procedure per permettere a due Paesi sovrani e indipendenti di attuare una precisa scelta geopolitica senza essere influenzati dal ricatto della Russia.

Proprio la Russia è il Paese che, più di tutti, si oppone ad un Accordo che è tutto fuorché politico, ma che per Mosca rappresenta tuttavia un’avvicinamento inaccettabile all’Europa di Paesi sovrani ed indipendenti su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito ambizioni espansionistiche.

Putin ha già invitato l’Ucraina con le maniere forti a non firmare l’Accordo di Associazione dapprima con le ritorsioni commerciali, poi con l’interruzione delle esportazioni di gas, con la rinegoziazione imposta del prezzo del carburante venduto a Kyiv e, infine, con l’aggressione militare in Crimea e nelle regioni orientali del Paese.

Alla Moldova, il Vice-Premier russo, Dmitry Rogozin, ha promesso ripercussioni sulle esportazioni in Russia di materiale industriale e vino prodotto da Chisinau, ed ha ventilato simili ripercussioni sul piano energetico a quelle applicate all’Ucraina, senza escludere la pista militare con l’invasione della Transnistria: lingua di terra tra Moldova ed Ucraina ad oggi controllata da un regime filorusso.

Differente è il caso della Georgia, che, oltre ad avere ancora aperte le ferite di Abkhazia ed Ossezia del Sud -regioni georgiane occupate militarmente dai russi nel 2008- può comunque contare su una minore dipendenza dal gas della Russia, importando carburante anche da Azerbaijan ed Iran.

Tuttavia, non è escluso un intervento militare della Russia anche in Georgia, volto sopratutto a bloccare il Gasdotto del Caucaso del Sud: infrastruttura che veicola il gas dell’Azerbaijan in Turchia, dalla quale dipende il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Per decretare la dipendenza dal gas russo, di cui Mosca si avvale come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti sia dell’UE che di Paesi sovrani e indipendenti come Ucraina, Moldova e Georgia, l’Europa ha progettato, oltre ai rigassificatori per ricevere LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America, anche il Corridoio Meridionale per importare in Italia gas dell’Azerbaijan dalla Georgia attraverso Turchia, Grecia ed Albania.

Kyiv e Chisinau reagiscono al niet di Putin

Nel frattempo, pronta è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, in risposta all’aggressione militare della Russia, ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale per permettere agli aggressori russi di abbandonare l’Ucraina orientale.

Poroshenko ha tuttavia invitato Putin a rispettare fin da subito il piano di pace che Kyiv ha presentato a Mosca, secondo una richiesta fatta a Mosca anche dal Segretario di Stato USA, John Kerry.

Inoltre, per limitare la dipendenza energetica dalla Russia, l’Ucraina ha avviato importazioni di gas russo proveniente dalla Germania per mezzo dei gasdotti di Ungheria, Polonia e Slovacchia.

Per quanto riguarda la Moldova, che dipende anch’essa fortemente dal gas della Russia, è stata avviata l’importazione di gas dalla Romania per mezzo del gasdotto Iasi-Ungheni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin contro l’offerta di pace di Poroshenko e la diversificazione energetica dell’UE

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 20, 2014

Il Presidente ucraino dichiara il cessate il fuoco unilaterale e propone al Capo di Stato russo un programma per la pace. Mosca ammassa le sue truppe ai confini orientali dell’Ucraina

Poroshenko offre la pace, Putin vuole ancora la guerra. Nella giornata di giovedì, 19 Giugno, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha presentato via telefono al suo collega russo, Vladimir Putin, un piano di pace di quattordici punti per stabilizzare definitivamente la situazione in Ucraina orientale, da tempo occupate da miliziani dell’esercito della Federazione Russa.

Poroshenko, che ha unilateralmente dichiarato il cessate il fuoco da parte dell’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle regioni di Donetsk e Luhansk, ha garantito sicurezza ai partecipanti delle negoziazioni, ed ha promesso amnistia per i miliziani russi che depongono le armi in cambio del rilascio immediato degli ostaggi di guerra.

Inoltre, il Presidente ucraino ha stabilito la creazione di una zona demilitarizzata di 10 chilometri a cavallo del confine tra Ucraina e Russia, ha permesso la creazione di un Corrodoio Sanirario per permettere il rimpatrio dei miliziani russi e dei mercenari ucraini, ed ha proposto la riorganizzazione del sistema radiotelevisivo ed amministrativo delle regioni di Donetsk e Luhansk.

Sul piano politico, Poroshenko ha poi dichiarato l’intenzione di indire Elezioni Parlamentari ed Amministrative anticipate, consultazioni frequenti con i Governatori delle regioni dell’Est dell’Ucraina, un programma di incentivi per la creazione di lavoro nelle regioni di Donetsk e Luhansk, decentralizzazione del potere e rafforzamento dell’uso della lingua russa.

Nonostante l’apertura di pace del Presidente ucraino, che ha persino rimpiazzato a Capo del Ministero degli Esteri Andriy Deshchytsya -noto per avere offeso pubblicamente Putin- con il più mite Pavlo Klimkin -Ambasciatore ucraino a Berlino noto per le sue posizioni marcatamente filo europee- la Russia ha risposto concentrando nuove truppe ai confini orientali dell’Ucraina, a pochi chilometri da Luhansk.

“Abbiamo riscontrato il concentrarsi di soldati ed armamenti russi al confine con l’Ucraina: siamo preoccupati per questo passo indietro compiuto da Mosca, che mette a serio repentaglio la realizzazione del piano di pace,mvolto a stabilizzare la situazione in Ucraina orientale” ha dichiarato il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Mosca finanzia la lobby anti-shale in Europa

Rasmussen, a Londra, durante una conferenza presso il noto Think-Tank di politica estera Chatman House, ha poi lanciato l’allarme in merito al sostegno dato dalla Russia alle organizzazioni ambientaliste ed ecologiste che si oppongono in Europa allo sfruttamento del gas shale.

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità che, se estratto in Europa, permetterebbe, secondo i dati EIA, a Paesi come Polonia, Francia, Olanda, Danimarca, Romania e Lituania di ridurre al minimo la loro dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia.

“Alcuni Paesi dell’Alleanza Atlantica lamentano la campagna mediatica scatenata dalla Russia contro lo sfruttamento dello shale” ha dichiarato Rasmussen, argomentando come vi siano molte associazioni ambientaliste che contestano lo sfruttamento dello shale, che invece è regolarmente sfruttato negli Stati Uniti d’America.

Rasmussen ha poi aggiunto che molte di queste Associazioni ambientaliste, che agiscono per ragioni ecologiche ed ideologiche, sono all’oscuro dei vantaggi che la loro posizione porta alla strategia geopolitica della Russia di Putin, che mira a mantenere l’Europa dipendente dal gas di Mosca.

Lo shale, come la diversificazione delle forniture energetiche dell’Europa messa a punto dall’Unione Europea, è vista come una minaccia al progetto della Russia di mantenere l’Europa sotto il suo controllo.

“La sicurezza energetica è una questione legata a stretto filo con la sicurezza nazionale” ha aggiunto, a ragione, Rasmussen- solo con una maggiore indipendenza energetica l’UE ha la possibilità di diventare davvero forte ed autonoma nel mercato mondiale”.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Cameron vs. Juncker: e se il Premier britannico ri-avesse ragione?

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 1, 2014

Il Primo Ministro britannico minaccia di anticipare il referendum sulla permanenza di Londra in Europa se l’ex-Presidente dell’Eurogruppo sarà nominato alla guida della Commissione Europea. I punti su cui Cameron potrebbe avere ragione nel contestare l’Europa delle banche e del vecchio motore franco-tedesco

All’indomani della decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di non accettare la riforma del Trattato di Lisbona, un fatto che ha de facto posto la Gran Bretagna al di fuori della schiera dei Paesi promotori di una maggiore integrazione europea, nel 2012 scrissi un articolo dal titolo, chiaramente provocatorio, “E se Cameront avesse ragione?”.

In esso, ipotizzavo che la posizione di Cameron dovesse favorire la comprensione del fatto che l’Unione Europea non dovesse essere un processo fine a sé stesso a conduzione unicamente franco-tedesca, bensì punto di partenza per la realizzazione di un’Unione Trans Atlantica con gli Stati Uniti di Obama e con il Canada: un super Stato dell’Occidente basato sui principi di Democrazia, Diritti Umani, Progresso e Libertà.

Oggi, all’indomani della dichiarazione di Cameron in merito all’intenzione di anticipare la data del referendum per la permanenza della Gran Bretagna in Europa qualora Jean Claude Juncker sarà nominato presidente della Commissione Europea, mi sento di riproporre il medesimo titolo, con il chiaro scopo di invitare ad una riflessione ben più profonda dell’accusa di isolazionismo mossa, forse con troppa superficialità, al Primo Ministro britannico.

Cameron ha argomentato la sua minaccia con il fatto che Juncker, a suo avviso, rappresenta un’icona del federalismo europeo di vecchio stampo che, per via della sua età avanzata e della sua estrazione geografica e politica, è incapace di riformare l’Unione Europea secondo i desiderata della Gran Bretagna.

La posizione di Cameron è chiaramente sbagliata, in quanto Juncker, candidato alla Presidenza della Commissione del Partito Popolare Europeo PPE -la forza politica che ha vinto le Elezioni Europee- è legittimato dal voto popolare: andare contro la volontà dei cittadini sarebbe un errore grossolano che priverebbe l’UE di quella svolta di democrazia necessaria per la costituzione di un’Europa più forte e più protagonista nel Mondo.

Tuttavia, il timore di Cameron in merito alla reale capacità di Juncker di cambiare l’Europa è tutt’altro che errata: il candidato del PPE, che proviene da una decennale esperienza alla guida dell’Eurogruppo, difficilmente saprà comprendere l’importanza di porre fine ad un’Europa incentrata unicamente sull’Asse franco-tedesco per evolvere l’UE in un organismo in cui tutti gli Stati, in primis Polonia, Italia e Gran Bretagna, siamo finalmente posti sullo stesso piano di Parigi e Berlino.

Juncker, per via della sua appartenenza politica, è anche poco probabile che sia capace di realizzare un necessario cambiamento delle politiche di austerità, che senza provvedimenti tesi a lavoro e crescita, risulta essere sterile e nociva per la società europea.

Da Juncker, dunque, nihil novi rispetto a quanto fatto finora da Barroso: nominarlo a Capo della Commissione Europea potrebbe portare ad avere un leader capace e preparato che, tuttavia, potrebbe faticare a cogliere la necessità di un radicale cambiamento per restituire fiducia e speranza nel sogno europeo.

Se presa sotto questi termini, la protesta di Cameron potrebbe anche essere ritenuta uno stimolo necessario ad andare oltre all’Europa che oggi conosciamo, e che Juncker sembra proprio essere intenzionato a non cambiare nel suo profondo.

Seppur non condivisibile nei modi e nei toni, la minaccia di Cameron deve anche spingerci a comprendere la necessità di implementare i lavori per la realizzazione dell’Unione Trans Atlantica, affinché Europa, USA e Canada siano un domani unite in un unico mercato che consenta all’Occidente, e non alla sola UE, di tenere testa alle altre superpotenze mondiali, quali Cina, India e Russia.

La posizione di Cameron, dunque non va commentata solo come un impedimento al rafforzamento politico dell’Europa, bensì va colta come uno stimolo prezioso a procedere in una più giusta direzione, prima che, come già ci dimostrano la crescita della Cina, la vittoria dei nazionalisti in India, e l’aggressione militare della Russia in Ucraina, sia troppo tardi.

Per questo, oltre che ad attaccare -giustamente- Cameron per la sua opposizione agli Stati Uniti d’Europa, sarebbe anche bene chiedersi se è davvero nell’interesse dell’Europa restare ancorati ad una concezione arcaica di UE incentrata solo sul motore franco-tedesco che, timidamente, si rifiuta di ricoprire un ruolo da protagonista nel Mondo.

Personalmente, trovo nella concezione di politica estera della Polonia, nell’attaccamento storico e culturale al concetto di Europa della Repubblica Ceca, nella politica energetica della Romania, nella politica industriale e tecnologica di Estonia, Lettonia e Lituania, e nella politica di difesa della Gran Bretagna, un incentivo molto più utile al rafforzamento politico dell’Europa di una concezione carolingia che condanna l’UE ad una pozione marginale nel Mondo.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Europa: sul Presidente della Commissione regna ancora l’incertezza

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 31, 2014

Il Consiglio Europeo da mandato al suo Presidente Herman Van Rompuy di nominare il capo della coalizione di maggioranza del Parlamento Europeo. Al nome di Juncker sono accostati quello del Premier popolare finlandese Katainen e di quello socialista danese Thorning Schmidt.

Un gioco di nomine in una maggioranza troppo risicata rischia di non considerare il parere degli elettori per la nomina del Presidente della Commissione Europea. Nella giornata di giovedì, 27 Maggio, il Consiglio Europeo ha dato mandato esplorativo al suo Presidente, il popolare belga Herman Van Rompuy, di individuare un candidato alla Presidenza della Commissione Europea in grado di trovare una maggioranza solida in Parlamento.

Il primo interlocutore di Van Rompuy sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese, candidato Presidente della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo PPE: la forza politica di centro-destra uscita vincitrice dalle Elezioni Europee.

Sulla carta, Juncker ha i numeri per potere governare grazie ad una grande coalizione tra il PPE, che conta su 213 seggi in Parlamento, e il Partito dei Socialisti Europei PSE: la seconda forza politica, con 191 seggi in Parlamento, che, come dichiarato dal suo capogruppo, Hannes Swoboda, sostiene convintamente la nomina a Presidente della Commissione del candidato del Partito uscito vincitore dalle Elezioni.

La grande coalizione tra PPE e PSE -nella quale il candidato Presidente della Commissione del PSE, Martin Schulz, dovrebbe ottenere la carica di Vicepresidente con delega agli Affari Economici e Monetari- sarebbe già fatta se non fosse per l’opposizione alla nomina di Juncker di alcuni capi di Governo, come il Premier britannico conservatore, David Cameron, il Premier ungherese popolare, Viktor Orban, e quello svedese popolare, Frederik Reinfeldt.

L’opposizione di Cameron, Orban e Reinfeldt alla nomina di Juncker ha riaperto il totonomine sul prossimo Presidente della Commissione, che, su ammissione del cancelliere tedesco, Angela Merkel, potrebbe anche non essere scelto tra i candidati indicati dai Partiti europei durante le ultime Elezioni.

Tra i sostituti di Juncker, circolano i nomi del Premier popolare finlandese, Jyrki Katainen, e di quello socialdemocratico danese, Helle Thorning Schmidt: due nomi che riceverebbero un endorsement più ampio di quello riscosso da Juncker.

Legato al totonomine per la presidenza della Commissione Europea è anche la conformazione della maggioranza al Parlamento Europeo: la Grande coalizione di popolari e socialisti supera di poco il 50%, e per questo è ipotizzabile un suo allargamento all’Alleanza dei Liberali e Democratici ALDE con l’appoggio esterno dei verdi, proprio come ipotizzato da Juncker.

In alternativa alla Grande Coalizione di popolari e socialisti, possibile, seppur solo sulla carta, è anche una maggioranza di destra, composta da PPE, ALDE, dal gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR, e dal gruppo dell’Europa per la Libertà e la Democrazia EFD: formazione euroscettica capitanata dagli ultraconservatori britannici dello UKIP e dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Meno probabile, ma fattibile stando i numeri, resta poi una maggioranza di sinistra composta da PSE, ALDE, Verdi e dal gruppo della Sinistra Europea Unita GUE.

Sicuro, invece, è il posizionamento all’opposizione dell’Alleanza Europea per la Libertà -EAF: gruppo euroscettico, alternativo all’EFD, formato dal Fronte Nazionale di Marie Le Pen e dalla Lega Nord di Matteo Salvini.

Sikorski, D’Alema e Pittella per la comune politica estera UE

Oltre che sul nome del prossimo Presidente della Commisisiome, aperta resta anche la nomination del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea: una posizione per la quale, nella giornata di venerdì, 30 Maggio, il Premier polacco, il popolare Donald Tusk, ha ufficialmente candidato il suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski.

Sikorski, come ha piegato Tusk, ha dimostrato sul campo di meritare la guida della politica estera UE: è stato proprio Sikorski, infatti, a dare un forte contributo alla caduta del regime di Viktor Yanukovych in Ucraina e a favorire l’avvicinamento all’Europa di Georgia e Moldova.

A rendere complicata la nomina di Sikorski è però il possibile insediamento di un candidato popolare alla Presidenza sia della Commissione che del Consiglio Europeo: un fatto che implicherebbe la nomina di un esponente del PSE alla guida della politica estera UE.

Tra i possibili candidati PSE alternativi a Sikorski, circolano i nomi di due italiani, grazie sopratutto all’ottimo risultato elettorale ottenuto in Italia dal Partito Democratico di Matteo Renzi che, assieme al PSD romeno di Victor Ponta, rappresenta la componente più forte all’interno del PSE.

Tra gli italiani in corsa per la guida della Politica Estera comune dell’UE c’è l’ex-Premier, Massimo D’Alema, anche se non è esclusa la nomina del PD Gianni Pittella: Vicepresidente uscente del Parlamento Europeo che, sul piano estero, ben si è mosso sopratutto sulla questione ucraina, sulla comune politica UE per l’immigrazione, sull’avvicinamento all’UE di Albania e Serbia, e sul caso dei Marò italiani detenuti in India.

Sia in caso di nomina di Sikorski che di Pittella, ma per certi versi anche di D’Alema, l’Europa potrebbe contare su due dei principali sostenitori dello sviluppo pacifico della Democrazia e dell’integrità territoriale dell’Ucraina: un risultato che, se ottenuto, potrebbe contribuire alla fine dell’aggressione militare russa in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Gas: Anche Barroso presenta una proposta di politica energetica europea comune

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 29, 2014

Il Presidente della Commissione Europea sostiene la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e un maggior ruolo dell’Europa per aiutare i Paesi membri a negoziare contratti con gli Stati terzi. La proposta collima con l’Unione Energetica Europea del Premier polacco, Donald Tusk, che prevede anche maggiore solidarietà interna e un’Agenzia Unica UE per l’acquisto di gas da Paesi terzi.

È forse l’ultimo atto della Commissione Barroso, ma di sicuro è quello che può dare il via ad un provvedimento per garantire la sicurezza energetica e politica dell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 27 Maggio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha esposto le linee guida per una Comune Politica Energetica dell’UE in grado in tempi brevi, di affrontare le conseguenze legate all’instabilità politica dei Paesi del Nord Africa e, sopratutto, alla politica imperialista della Russia di Vladimir Putin.

Il progetto di Barroso prevede alcune priorità, come la messa in comunicazione di almeno il 15% dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE entro il 2015, e la realizzazione di infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle russe, norvegesi ed algerine, da cui l’Europa importa rispettivamente il 39%, il 33% e il 22% del fabbisogno complessivo di oro blu.

Queste infrastrutture sono, in primis, il Corridoio Meridionale -concepito per veicolare in Italia dalla Turchia attraverso Grecia ed Albania gas naturale proveniente dall’Azerbaijan- e rigassificatori atti ad importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Tra le priorità del progetto di Barroso, rientrano anche meccanismi di solidarietà tra gli Stati UE in caso di emergenza energetica, lo sviluppo delle fonti di energia indigene, tra cui le rinnovabili, e un maggiore ruolo della Commissione Europea nella fase preliminare dei negoziati per le forniture di gas tra Stati UE e Paesi terzi.

La proposta di Barroso, che sarà testata con una prova atta a verificare l’effettiva capacità degli attuali sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE di rispondere positivamente a possibili crisi energetiche provocate da Stati terzi, ricalca molto da vicino l’Unione Energetica Europea avanzata dal Premier polacco Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande.

Il progetto di Tusk, che riprende l’intuizione dell’ex-Presidente della Commissione Europea, il Francese Jacques Delors, prevede sei filari: realizzazione di un meccanismo solidaristico tra gli Stati UE, un maggiore impegno delle Istituzioni Europee per la costruzione di infrastrutture necessarie per la sicurezza energetica sopratutto dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, diversificazione delle forniture di gas, comune acquisto di gas per mezzo della creazione di un’Agenzia Europea per l’Importazione del gas, sfruttamento del carbone e dei giacimenti europei di shale.

La proposta di Tusk e Hollande è stata appoggiata dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslav Neverovic, e dal Premier ungherese, Viktor Orban, mentre il
Segretario di Stato per gli affari energetici ceco, Tomas Prouza, ha supportato il disegno ad eccezione della realizzazione dell’Agenzia Europea per l’acquisto di gas.

Sia la proposta di Barroso che quella di Tusk saranno discusse durante la prossima riunione del Consiglio Europeo.

La Bulgaria rimproverata per il Southstream

Nel frattempo, Barroso ha fortemente criticato la Bulgaria per l’appoggio dato al Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia di Putin per incrementare la quantità di gas inviata da Mosca in Europa, che la Commissione Europea ha a più riprese ritenuto essere contrario alla politica UE di diversificazione delle forniture di gas.

Inoltre, la compagnia incaricata di realizzare il tratto in Bulgaria del Southstream, la russo-bulgara Stroytransgaz, appartiene ad un’ente, la Volga Group, appartenente a Gennady Timchenko: oligarca russo inserito nella lista delle persone russe a cui USA e UE hanno applicato sa zio mi per rispondere all’aggressione militare all’Ucraina.

Esempio contrario a quello della Bulgaria è la Lituania che, per decrementare la dipendenza dalle importazioni della Russia, da cui Vilna dipende per il 99% del suo fabbisogno complessivo di energia, si è accordata per l’importazione di gas liquefatto dal colosso norvegese Statoil.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, l’LNG norvegese sarà importato in territorio lituano tramite il rigassificatore di Klaipeda: uno dei progetti necessari per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di energia dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Europa: Juncker in testa nel totonomine per la Presidenza della Commissione Europea

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 27, 2014

Il Candidato PPE dichiara la volontà di creare una Grande Coalizione con PSE e ALDE. Cameron e Orban contrari alla nomina del politico lussemburghese

Una grande coalizione di popolari, socialisti e democratici, e liberal-democratici, aperta ai verdi, ma senza alcun appoggio esterno da parte delle forze euroscettiche e conservatrici. Così il candidato alla Presidenza della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo -PPE- Jean Claude Juncker, ha presentato il suo progetto politico, dopo avere ricevuto l’investitura popolare con la vittoria del PPE nelle Elezioni Europee di Domenica, 25 Maggio.

Come dichiarato dall’ex-Premier lussemburghese, l’alta percentuale ottenuta dai Partiti euroscettici -che per via delle loro differenze interne difficilmente saranno in grado di costituire un gruppo unico in Parlamento- costringe il PPE a trovare partner di maggioranza nel Partito dei Socialisti Europei -PSE- e nell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE.

All’interno della Grande Coalizione, da decidere è il ruolo che spetta al Candidato alla Presidenza della Commissione Europea del PSE, Martin Schulz, che, secondo indiscrezioni, potrebbe ottenere la Vicepresidenza con delega agli Affari Economici e Monetari.

Nel frattempo, prove di unità tra le due principali famiglie politiche europee è stata data dal Cancelliere austriaco, il socialdemocratico Werner Faymann, che ha dichiarato la necessità di tenere conto della volontà popolare dei cittadini e, quindi, di nominare Juncker Presidente della Commissione Europea.

Il gesto di Faymann, che ricorda l’appoggio dato nel 2009 dall’ex-Premier socialdemocratico spagnolo José Luis Zapatero al candidato dei popolari alla Presidenza della Commissione Europea, José Manuel Barroso, non è però condiviso né dal Primo Ministro britannico, il conservatore David Cameron, né dal Premier ungherese, Viktor Orban, che pure appartiene al PPE di Juncker.

L’opposizione di Cameron e Orban alla nomina di Juncker ha rimesso in discussione la possibile nomina alla Presidenza della Commissione Europea di un candidato alternativo all’ex-Premier lussemburghese.

Secondo indiscrezioni, oltre a un esponente ‘tecnico’, a rientrare in gioco per la Presidenza della Commissione Europea è il PSE Schulz, che potrebbe contare sull’appoggio del cancelliere tedesco Angela Merkel -il vero leader del PPE- in cambio di qualche concessione da parte della SPD a favore della CDU all’interno della Grande Coalizione che governa in Germania.

In Polonia vince la Piattaforma Civica

Nel frattempo, a rafforzare la nomina di un candidato PPE alla guida della Commissione Europea è la vittoria in Polonia della cristiano-democratica Piattaforma Civica che, nel conteggio definitivo dei voti, ha superato i conservatori di Diritto e Giustizia, dati in vantaggio fino al 93% delle schede scrutinate.

Secondo il dato definitivo, che tuttavia non cambia il numero dei seggi del Parlamento Europeo assegnati alle singole liste, la Piattaforma Civica -che è membro del PPE- ha ottenuto il 32% dei consensi, mentre Diritto e Giustizia -che appartiene al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR- il 31%.

A seguire, la colazione socialdemocratica SLD-UP -membro del PSE- è ferma al 9%, i contadini del PSL -membro PPE- si sono classificati quarti con il 7%, tanto quanto la Nuova Destra che, con il suo storico ingresso al Parlamento Europeo, va a rinforzare le fila delle forze euroscettiche in Parlamento.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani