LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA TYMOSHENKO SENZA CURE. L’UCRAINA RESTA FUORI DALL’UE

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on November 10, 2013

Malgrado le promesse del Presidente Viktor Yanukovych all’Unione Europea, il Parlamento ucraino non rilascia la Leader dell’Opposizione dalla detenzione politica a cui è costretta dall’Ottobre 2011. Il Leader dei filo-europei Vitaliy Klichko escluso dalla corsa presidenziale.

Le vane illusioni di chi fa politica con serietà, e la falsità di chi ragiona secondo schemi più paragonabili ad una dittatura che ad una democrazia. Nella giornata di venerdì, 8 Novembre, il Parlamento ucraino ha approvato la riforma del Sistema giudiziario e della Legge Elettorale.

I due provvedimenti, che evolvono l’Ordinamento ucraino agli standard europei, sono stati richiesti dall’Unione Europea per rendere possibile la firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra Kyiv a Bruxelles sul piano economico.

Nonostante l’approvazione delle riforme, l’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE non si farà se, come sembra, la Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko, non sarà liberata dalla detenzione a cui è costretta da due anni, che è considerata dalla comunità internazionale come politicamente motivata.

Il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha promesso all’UE la risoluzione del caso Tymoshenko da parte del Parlamento -dove il Capo di Stato possiede una maggioranza a lui fedele- in quanto Bruxelles ha posto la liberazione della Leader dell’Opposizione ucraina una condicio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Tuttavia, il Parlamento Ucraino si è limitato alla creazione di un Gruppo di Lavoro controllato dal Partito delle Regioni -il Partito del Presidente Yanukovych- ed ha respinto i Progetti di Legge sulla liberazione della Tymoshenko depositati da Batkivshchyna -la forza partitica della Leader dell’Opposizione arrestata- e da Deputati indipendenti.

L’impasse del Parlamento è dovuto alla posizione non solo dei dirigenti del Partito delle Regioni -che, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, non intendono liberare la Tymoshenko dalla detenzione politica- ma anche dalla posizione sull’argomento dello stesso Yanukovych.

Secondo l’Autorevole Gazeta Wyborcza, il Capo di Stato ucraino non ha intenzione alcuna di concedere assoluta libertà alla Leader dell’Opposizione ucraina durante il periodo di cura in Germania, come invece richiesto dai due inviati speciali dell’UE: l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, e l’ex-Premier irlandese, il liberale Pat Cox.

La Tymoshenko soffre di una forte ernia al disco trascurata dalle Autorità Carcerarie: per risolvere questa crisi umanitaria, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha offerto alla leader dell’Opposizione ucraina cure mediche urgenti in Germania.

Come riportato sempre dall’Ukrayinska Pravda, Kwasniewski e Cox, dopo avere ricevuto promesse da parte di Yanukovych sulla risoluzione del caso Tymoshenko, hanno ricevuto il diniego totale sulla questione durante un battibecco con il Capogruppo del Partito delle Regioni, Oleksandr Yefremov: uomo alle dirette dipendenze del Presidente ucraino.

La mancata intenzione di avvicinarsi all’UE da parte delle Autorità ucraine è stato anche dimostrato dal viaggio che il Presidente Yanukovych ha compiuto a Mosca sabato 9 Novembre, mentre il Premier, Mykola Azarov, rilasciava dichiarazioni in sostegno all’accicinamento Kyiv alla Russia

Klichko fuori dalle elezioni presidenziali

Un ennesimo segnale di regresso della democrazia è stato dimostrato dalle Autorità ucraine anche con la forma da parte di Yanukovych di una legge che vieta la corsa alle prossime Elezioni Presidenziali all’astro emergente dell’Opposizione, il leader del Partito filo-europeo UDAR, Vitaliy Klichko.

La mancata liberazione della Tymoshenko e l’esclusione di Klichko dalle competizioni elettorali impediscono quasi certamente la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e condannano Kyiv all’integrazione politica nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Yanukovych perde, Putin vince

Questo progetto di integrazione nazionale è concepito da Putin per estendere il controllo della Russia sullo spazio ex-sovietico, e, attraverso l’inglobamento dell’Ucraina, mettere a repentaglio il consolidamento politico dell’UE.

L’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica permette infatti alla Russia di Putin di estendere la sua influenza su un Paese, l’Ucraina, europeo per cultura e tradizioni, e che garantisce a Mosca una ricchezza di infrastrutture energetiche, risorse agricole ed umane di cui l’UE ha oggi molto bisogno.

Matteo Cazzulani

CADUTA COMUNISMO E DICHIARAZIONE SCHUMAN: UN INSEGNAMENTO PER RAFFORZARE L’UE

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on November 9, 2013

La Caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la dichiarazione del Ministro degli Esteri francese del 1950 compiono il loro anniversario. Importante oggi l’affermazione di una democrazia bipolare per contrastare estremisti, populisti ed euroscettici.

La caduta di un Muro ed il discorso di un Ministro degli Esteri possono avere un valore inestimabile non solo per la storia, ma anche per il presente. Il 9 Novembre è il giorno in cui si ricorda la fine del comunismo, avvenuto simbolicamente nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino: il simbolo della Guerra Fredda tra l’Occidente e l’Unione Sovietica.

Il comunismo, nelle sue derivazioni staliniste, maoiste, castriste, pol-potiste ed africane, è stato uno dei regimi totalitari più sanguinari della storia, responsabile, come riportato dal Libro Nero del Comunismo di Stephane Courtois, di almeno 94 Milioni di vittime.

Secondo lo studioso francese, le diverse derive del comunismo, per mezzo di guerre, repressioni e lavoro coercitivo nei confronti dei dissidenti, ha provocato 65 Milioni di morti in Cina, 20 Milioni in URSS, 2 milioni rispettivamente in Corea del Nord e Cambogia, 1,7 Milioni in Africa, 1,5 Milioni in Afghanistan, 1 Milione rispettivamente in Europa Centro-Oriebtale e Vietnam, 150 Milioni in America Latina.

La conta delle vittime non vuole essere una critica al comunismo in quanto tale -che attinge da un concetto di uguaglianza nei principi condivisibile- ma uno spunto di riflessione sulla necessità di combattere gli estremismi, siano essi di destra e di sinistra. Sopratutto oggi.

Un ruolo fondamentale al contrasto dell’estremismo di stampo comunista e fascista, ancora molto forte in Europa, è dato in molti Paesi UE dal consolidamento della democrazia dell’alternanza, dove conservatori e progressisti si confrontano in una dialettica basata sul rispetto della democrazia, dei diritti umani e civili, della libertà di espressione e di stampa.

Oggi, il bipolarismo, e con esso la il funzionamento di una democrazia solida, è messo in discussione anche da due avversari come il populismo e l’euroscetticismo, purtroppo ben rappresentati da un alto numero di partiti che rischiano di ottenere in buon risultato nelle prossime Elezioni Europee.

La Fine del Comunismo è dunque non solo un’opportunità per ricordare le vittime dei regimi sovietici nel mondo, ma anche uno spunto per riflettere sulla necessità di rafforzare la democrazia con il sostegno alle forze progressiste e conservatrici che, malgrado il differente orientamento, rispettano la democrazia e sostengono l’implementazione del processo di integrazione dell’Unione Europea.

Il richiamo all’UE non è casuale, anche perché il 9 Novembre è la ricorrenza della Dichiarazione con la quale il Ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, ha dato il via alla costruzione dell’Europa Unita.

Il Ministro Schuman, nel 1950, ha ritenuto necessaria la cessione di sovranità da parte degli Stati nazionali ad un unico ente Europeo in grado di garantire in Europa pace, progresso e democrazia, come, difatti, è avvenuto.

È quindi ora opportuno, anche in nome di Schuman, restituire forza alle Istituzioni in un momento di crisi della politica per evitare la fine di un progetto di democrazia e pace che, come l’UE, è oggi quantomai necessario allagare all’Europa Orientale, ed implementare sul piano non solo economico e finanziario, ma anche politico ed istituzionale.

La mission del PD

Da cristiano-democratico che milita con convinzione nel Partito Democratico come sono, concludo questa riflessione con una chiosa doverosa. L’articolo non vuole essere una contestazione ai militanti del PCI italiano che, a differenza di altri Partiti Comunisti Europei, hanno dimostrato aperture degne più di una tradizione socialdemocratica che di un dettame sovietico, sopratutto a partire dalla corrente dei cosiddetti miglioristi.

È infatti un evento positivo che una parte di questa tradizione abbia deciso di confluire con la componente cattolico-democratica della DC nel PD: una forza politica riformatrice e progressista che, in Italia ed in Europa, si batte con forza contro i rigurgiti populisti ed euroscettici.

Matteo Cazzulani

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ENERGIA: USA E RUSSIA SI CONTENDONO ANCHE IL SUD AMERICA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on May 27, 2013

Il colosso statunitense Chevron vicino ad un accordo con il colosso nazionale argentino YPF per lo sfruttamento dei giacimenti di Shale dell’Argentina. Il monopolista russo del greggio Rosneft firma accordi con il colosso nazionale venezuelano PDVSA.

Gli Stati Uniti d’America in Argentina, la Russia in Venezuela. Nella giornata di mercoledì, 22 Maggio, il colosso energetico statunitense Chevron ha avviato procedure per un accordo con il colosso nazionale argentino YPF.

L’accordo, dal valore di 1,5 Miliardi di Dollari, permette al colosso USA di investire risorse nello sfruttamento del Vaca Muerta, un giacimento di Shale ancora inesplorato.

A motivare l’accordo tra il Governo argentino e la Chevron è la volontà di Buenos Aires di avviare lo sfruttamento di Shale per rendere l’Argentina un Paese il meno dipendente possibile sul piano energetico.

Inoltre, lo sfruttamento dello Shale permette all’Argentina di interrompere le importazioni di carburante, iniziate nel 2012, e di arginare un’inflazione galoppante che ha messo a serio repentaglio la tenuta dell’economia.

Secondo le stime, l’Argentina possiede la terza riserva di greggio Shale al Mondo, dopo USA e Cina.

Orientata all’America Latina è anche la politica energetica della Russia, che nella giornata di sabato, 25 Maggio, ha rafforzato la cooperazione nel settore con il Venezuela.

Nello specifico, il monopolista russo statale del greggio Rosneft ha firmato con il colosso nazionale venezuelano PDVSA un accordo per lo sfruttamento congiunto del giacimento di Carabobo.

Lo sfruttamento congiunto del giacimento, da cui è aspettata la produzione di 120 Mila Barili di greggio al giorno, rientra nella strategia della Rosneft, che ha espresso l’intenzione di investire 10 Miliardi di Dollari a sostegno del settore energetico del Venezuela.

La Nuova Guerra Fredda Energetica in Asia ed America Meridionale

L’America Latina potrebbe costituire il secondo fronte della nuova Guerra Fredda Energetica dopo l’Asia, dove gli USA, che grazie allo sfruttamento dello Shale diventeranno il principale esportatore di gas liquefatto nel continente asiatico, stanno fronteggiando Russia e Cina.

Lo Shale è un tipo di gas e greggio non convenzionale estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

La Russia, primo produttore di gas al Mondo, è contraria allo sfruttamento dello Shale per non perdere la posizione di predominanza assunta fino ad oggi nel mercato mondiale.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA PUNTA ALL’EGITTO

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 13, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, avvia consultazioni per il controllo delle esportazioni egiziane. L’intesa permetterebbe a Mosca di mantenere una posizione di forza nel Mediterraneo

Dalle Piramidi a Belgrado per mantenere il monopolio sul mercato energetico dell’Unione Europea.

Nella giornata di venerdì, 12 Aprile, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha avviato consultazioni con le Autorità dell’Egitto per l’avvio di una cooperazione in ambito energetico.

Come riportato da Natural Gas Asia, le parti hanno analizzato la possibilità di cooperare nella ricerca e nell’esportazione di idrocarburi in territorio egiziano.

Per la Russia, l’Egitto rappresenta un obiettivo strategico per mantenere una posizione di forza nel Mar Mediterraneo, dopo che Turchia e Israele -con cui Mosca aveva avviato consultazioni per il controllo delle esportazioni di oro blu israeliano- hanno riflettuto sulla possibilità di inviare il gas israeliano in Unione Europea attraverso i gasdotti turchi.

Per diversificare le fonti di approvvigionamento di energia dell’UE, la Commissione Europea ha anche varato il trasporto di gas naturale dall’Azerbaijan, e la realizzazione di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Norvegia, Stati Uniti d’America ed Egitto.

Con il controllo dei 16 Miliardi di metri cubi di gas che l’Egitto esporta annualmente, Gazprom può ottenere il controllo di una delle possibili fonti di approvvigionamento alternative per l’Europa e, così, disinnescare parzialmente il progetto di diversificazione delle forniture dell’UE.

La Serbia avvia la realizzazione del Southstream

Un altro progetto concepito da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia -ad oggi pari al 40% del fabbisogno continentale complessivo- è il Southstream.

Giovedì, 10 Aprile, la Serbia ha stabilito l’avvio della realizzazione del Southstream sul proprio territorio, ed ha ritenuto l’infrastruttura strategica per l’interesse nazionale serbo.

Come riportato dal Primo Ministro serbo, Ivica Dacic, per compartecipare alle spese di realizzazione del Southstream la Serbia verserà a Gazprom 1,7 Miliardi di Euro annui derivanti dai diritti di transito del gas attraverso la conduttura.

Il Southstream è progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas russo dalle coste della Federazione Russa in Austria,
attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il Southstream è stato concepito anche per bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per importare gas direttamente dall’Azerbaijan, e così, diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia.

Nonostante l’opposizione della Commissione Europea, il Southstream è sostenuto politicamente da Serbia, Slovenia, Bulgaria ed Ungheria.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA PIANIFICA UN NUOVO GASDOTTO IN SLOVACCHIA ED UNGHERIA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 4, 2013

GAS: LA RUSSIA PIANIFICA UN NUOVO GASDOTTO IN SLOVACCHIA ED UNGHERIA

Il Presidente russo, Vladimir Putin, e il Capo del monopolista russo del gas Gazprom, Alexei Miller, ipotizzano la costruzione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa in Slovacchia ed Ungheria. A serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Meridionale UE.

La Russia cambia strategia, ma l’obiettivo resta lo stesso: impedire all’Europa l’indipendenza energetica.

Nella giornata di mercoledì, 3 Aprile, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, e il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, hanno riattualizzato la realizzazione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa.

La prima porzione dell’infrastruttura è stata realizzata nel 1993 per veicolare 33 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania attraverso Bielorussia e Polonia.

A differenza della prima porzione, la seconda parte del gasdotto Yamal-Europa, ipotizzata dall’incontro tra Putin e Miller, è progettata attraverso Slovacchia ed Ungheria.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, il progetto della Russia comporterebbe il coinvolgimento di due Paesi del Gruppo di Vysehrad nel sistema di distribuzione del gas russo in Europa controllato da Gazprom.

Un altro Paese del quartetto di Vysehrad, la Repubblica Ceca, è già diventata il principale Stato di transito del gas inviato dalla Russia alla Germania attraverso il Nordstream: gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Nero per bypassare Polonia e Paesi Baltici.

Il coinvolgimento di Slovacchia ed Ungheria nel sistema di distribuzione del gas russo permette anche a Mosca di bloccare la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti voluto dalla Commissione Europea per collegare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk attraverso il territorio slovacco ed ungherese.

Grazie ai due rigassificatori, l’Europa sarà in grado di diversificare le forniture di gas mediante l’importazione di oro blu liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America: uno scenario che mette in crisi l’egemonia della Russia nel mercato energetico dell’UE -che dipende dalle forniture del Cremlino per il 40% del suo fabbisogno.

Nel mirino della Russia anche l’Ucraina

La realizzazione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa in Slovacchia ed Ungheria è anche una mossa per costringere l’Ucraina a cedere al ricatto energetico della Russia.

Tramite il sistema infrastrutturale energetico slovacco ed ungherese, Kyiv ha avviato l’importazione di gas russo proveniente dalla Germania per diminuire l’acquisto diretto di oro blu dalla Russia, da cui l’economia ucraina dipende per l’89% del suo fabbisogno.

Impegnando Slovacchia ed Ungheria nel trasporto del gas russo dalla Russia in Europa, anziché dalla Germania all’Ucraina, Mosca de facto isola Kyiv, e ha così gioco facile ad imporre alle Autorità ucraine -dipendenti energeticamente dal Cremlino- concessioni di carattere anche politico, come la rinuncia all’integrazione europea e l’immediato ingresso dell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale, a cui appartengono già Bielorussia e Kazakhstan, è stato concepito dalla Russia per imporre l’egemonia di Mosca nello spazio ex-Sovietico.

Matteo Cazzulani

PACE ISRAELE-TURCHIA: IL CAPOLAVORO DI OBAMA È UN’OPPORTUNITÀ PER L’EUROPA

Posted in Guerra del gas, Uncategorized by matteocazzulani on March 23, 2013

Il Presidente democratico USA vero regista della pacificazione tra Tel Aviv ed Ankara. Washington assume un ruolo da protagonista nella lotta al terrorismo, con conseguenze di carattere geopolitico ed energetico di notevole importanza per l’Europa

Un risultato diplomatico non facile da raggiungere, che apre prospettive importanti per l’Europa e l’Occidente sul piano politico ed energetico.

Nella giornata di venerdì, 22 Marzo, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha convinto il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a ricucire lo strappo diplomatico con il suo collega turco, Tayyip Erdogan.

Le relazioni tra Israele e Turchia -due Paesi che hanno sempre collaborato anche in virtù dell’appartenenza di Ankara alla NATO, e della vicinanza di Tel Aviv agli USA- sono congelate dall’attacco militare israeliano del Marzo del 2010 alla ‘Freedom Flottilla’.

L’attacco armato contro le navi, che secondo l’equipaggio della ‘Flottilla’ avrebbe dovuto consegnare viveri in Palestina, mentre Israele ha ritenuto che essa trasportasse munizioni per armare il terrorismo palestinese, ha provocato nove morti di nazionalità turca.

Nella telefonata, Netanyahu ha ritenuto l’agguato un errore dalle conseguenze imprevedibili, ed ha espresso la volontà di riprendere lo smalto del passato nelle relazioni tra Israele e Turchia.

Soddisfazione è stata espressa dal Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davitoglu, che ha sottolineato come il Premier Erdogan abbia condiviso la necessità di ripristinare le relazioni diplomatiche tra Tel Aviv ed Ankara.

Il riavvicinamento tra Israele e Turchia è una vittoria diplomatica del Presidente Obama, che consente agli USA di ricompattare il fronte turco-israeliano, necessario per proteggere l’Occidente dalle minacce costituite da Siria e Iran e, più in generale, dal terrorismo fondamentalista.

Con il sostegno al riavvicinamento tra Tel Aviv ed Ankara, e il supporto dato alla costituzione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele, il Presidente democratico ha inoltre corretto definitivamente la linea di politica estera muscolare del suo predecessore repubblicano, George W Bush, nel Mondo arabo, conferendo agli USA un’immagine meno negativa.

Il gas di Israele in Europa attraverso la Turchia, ora si può

Particolare importanza dell’attività diplomatica di Obama è anche legata all’energia, poiché il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia potrebbe portare alla realizzazione del progetto di trasporto del gas israeliano in Europa attraverso il territorio turco.

Israele, che possiede un giacimento di 10 Miliardi di piedi cubi di gas, ha preventivato l’esportazione del carburante in Europa grazie ad una partnership con Cipro che, tuttavia, è stata sospesa in seguito alla situazione critica vissuta da Nicosia.

Per questa ragione, Tel Aviv potrebbe riattualizzare l’ipotesi -congelata da Ankara in seguito alla crisi diplomatica con Israele- della costruzione di un gasdotto verso la Turchia, dove il gas verrebbe immesso nelle condutture che veicolano carburante dall’Azerbaijan in Unione Europea.

Tale soluzione renderebbe possibile per l’Unione Europea l’importazione di gas da Israele, ed annullare l’azione di disturbo dell’operazione attuata dalla Russia, che sta puntando sul controllo del settore energetico di Cipro per impedire l’importazione di carburante israeliano attraverso Nicosia.

Matteo Cazzulani

SIKORSKI ARCHIVIA LA TRADIZIONE DI GIEDROYC E PILSUDSKI: LA POLONIA GUARDA SOLO AD OCCIDENTE

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on March 20, 2013

Il Ministro degli Esteri polacco pone l’UE, il Gruppo di Vysegrad e la Trojka di Weimar come priorità della diplomazia polacca, e relega ai margini della strategia di Varsavia l’Ucraina e i Paesi dell’Europa Orientale, tradizionalmente visti come fondamentali per la garanzia dell’interesse nazionale. Importante il sostegno alla cooperazione transatlantica, e al riconoscimento della Cina come superpotenza mondiale   

Il Ministro egli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. PHOTO COURTESY OF GAZETA WYBORCZA

Il Ministro egli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. PHOTO COURTESY OF GAZETA WYBORCZA

Unione Europea, Stati Uniti d’America, ma anche NATO e Cina in un discorso destinato a fare la storia per avere mutato l’orientamento geopolitico della Polonia. Nella giornata di martedì, 20 Marzo, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, ha riferito in Parlamento in merito al nuovo corso della politica estera della Polonia per l’anno 2013.

Obiettivo principale della politica estera di Varsavia è l’Unione Europea, in quanto, secondo il Ministro Sikorski, l’integrazione interna dell’UE è l’unico rimedio che i Paesi del Vecchio Continente hanno per rispondere alla crisi.

Come già affermato in molte altre occasioni, il Ministro degli Esteri ha ribadito la necessità da parte di Varsavia di adottare l’Euro nel più breve tempo possibile.

“Il permanere al di fuori dello spazio della moneta unica riduce notevolmente il margine di manovra della Polonia in ambito europeo” ha argomentato Sikorski.

Particolare importanza è stata dedicata anche al ruolo che la Polonia ricoprirà nel Gruppo di Vysegrad, che il Ministro degli Esteri polacco ha ritenuto necessario rafforzare, in quanto Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria sono Paesi la cui crescita economica negli ultimi anni ha superato la media UE.

Sikorski ha inoltre ritenuto necessario integrare il Gruppo di Vysegrad con la Trojka di Weimar, composta da Germania, Francia e Polonia.

In particolare, il Ministro degli Esteri ha rivendicato come un successo le oramai affiatate relazioni tra Polonia e Germania, ed ha evidenziato l’importante intesa stipulata con la Francia per creare un fronte forte e compatto in difesa della Politica Agricola Comune e della politica di coesione dell’UE.

Importante è stato il passaggio del discorso dedicato alla Lituania, con cui Sikorski ha dichiarato l’intenzione di superare le tensioni di carattere culturale e linguistico che, da due anni, hanno congelato le relazioni sull’asse Varsavia-Vilna.

Nello specifico, il Ministro egli Esteri ha fatto riferimento all’obbligo imposto alla minoranza polacca in Lituania di utilizzare la lingua lituana: una questione spinosa, che Sikorski ha confidato di poter risolvere con il Governo appena insediato del Premier socialdemocratico Algirdas Butkevicius.

L’Atlantismo necessario tra l’UE e gli Stati Uniti di Obama

Oltre all’Unione Europea, obiettivo di importanza strategica per la Polonia sono gli Stati Uniti d’America.

“Abbiamo bisogno dell’accordo sul varo di una Zona di Libero Scambio Transatlantica tra Unione Europea e USA, che permetta all’UE di avere una posizione più forte in ambito internazionale” ha dichiarato Sikorski.

Di recente, il Presidente democratico USA, Barack Obama, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e il Presidente del Consiglio Europeo, Hermann Van Rompuy, hanno concordato l’abbattimento delle barriere doganali per permettere un’integrazione transatlantica dei mercati del lavoro e delle economie di Washington e Bruxelles.

Il Ministro degli Esteri ha inoltre evidenziato l’importante ruolo che la NATO sarà chiamata a svolgere, soprattutto in missioni di peacekeeping, in diverse aree del pianeta, tra cui Afganistan e Caucaso, in cui sono dislocati continenti militari polacchi.

Il gelo nei confronti dell’Ucraina autoritaria

La vera novità del discorso di Sikorski sulla politica estera della Polonia per il 2013 è legato alla notevole diminuzione di interesse nei confronti dell’Europa Orientale, in particolare dell’Ucraina.

Tradizionalmente,  Varsavia ha sempre caldeggiato l’integrazione nelle strutture euro-atlantiche di Kyiv, ritenuta una priorità strategica per l’interesse nazionale dei polacchi, prima ancora che di quello degli stessi ucraini.

Sikorski ha invitato l’Unione Europea a firmare al più presto con gli Stati del Partenariato Orientale –Ucraina, Moldova, Georgia, Armenia e Azerbaijan– l’ Accordo di Associazione: documento che rende possibile l’integrazione delle economie dei Paesi firmatari con il mercato unico UE.

Tuttavia, il Ministro degli Esteri polacco ha ritenuto poco probabile la firma del Documento per l’Ucraina: Paese che in seguito al regresso democratico impresso dal Presidente, Viktor Yanukovych, deve ora scegliere in maniera chiara se optare per l’associazione nell’UE, o finire per essere integrata nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovrannazionale, a cui appartengono Russia, Bielorussia e Kazakhstan, è stato concepito da Mosca a immagine e somiglianza dell’Unione Europea per imporre l’egemonia politica ed economica del Cremlino nello Spazio ex-Sovietico.

Russia, Italia, Vaticano e Cina

A proposito della Russia, Sikorski ha contestato il mancato rispetto dei Diritti Umani da parte delle Autorità di Mosca, ma ha auspicato il rafforzamento dei legami commerciali e della cooperazione a livello regionale, come dimostrato dal varo di una zona di libero scambio tra le provincie polacche della regione del Baltico e l’enclave russa di Kaliningrad.

Dopo avere criticato la Gran Bretagna per la posizione di ostilità nei confronti dell’integrazione europea, ed avere sottolineato l’importanza di intrattenere buoni rapporti con Estonia, Lettonia, Svezia, Norvegia, Spagna , Italia e Santa Sede, soprattutto dopo l’elezione al Soglio Pontificio di Papa Francesco, Sikorski ha citato l’importanza della Cina.

 

“Riteniamo Pechino una potenza sovra regionale che deve sempre più attivarsi per risolvere questioni di carattere globale –ha dichiarato il Ministro degli Esteri – con la Cina ci lega una partnership strategica”.

L’importanza dell’indipendenza energetica

Nel suo discorso, Sikorski ha anche fatto riferimento alla questione energetica, particolarmente importante per un Paese, come la Polonia, che importa  l’82% del gas necessario a soddisfare il fabbisogno nazionale dalla Russia, il 13% dalla Germania, e il 6% dalla Repubblica Ceca.

Il Ministro degli Esteri ha sostenuto la necessità di costruire rigassificatori, come indicato da una direttiva della Commissione Europea, per diversificare le importazioni di gas attingendo anche da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Proprio a proposito degli USA, Sikorski ha illustrato l’importanza da parte della Polonia di avviare lo sfruttamento dei giacimenti domestici di shale: gas non convenzionale ubicato in rocce porose di bassa profondità che, secondo le stime, è presente nel sottosuolo polacco per una quantità di 5,7 trilioni di metri cubi.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale, gli USA hanno incrementato notevolmente le loro esportazioni, e si sono affermati nel mercato dell’Asia, soprattutto in Corea del Sud, India, Singapore e Indonesia.

Sikorski ha dichiarato di voler intraprendere la medesima strada degli USA, e di avviare una cooperazione per lo sfruttamento dello shale anche con il Canada –che insieme con gli Stati Uniti d’America è l’unico Paese al Mondo che ha avviato lo sfruttamento di gas non convenzionale.

Infine, il Ministro degli Esteri ha illustrato la necessità di implementare la messa in comunicazione dei gasdotti della Polonia con quelli di Repubblica Ceca e Slovacchia: un’operazione già iniziata, prevista sempre dalla Commissione Europea per creare un mercato integrato del gas interno all’UE.

Pilsudski e Giedroyc superati

Il nuovo orientamento della politica estera della Polonia enunciato in Parlamento dal Ministro Sikorski è destinato a scrivere una delle pagine della geopolitica dell’Unione Europea e dell’Europa Centro-Orientale.

Per la prima volta è stata infatti negata e contrastata apertamente l’Idea Jagellonica, secondo la quale alla Polonia spetta di diritto un ruolo egemone in Europa Centro-Orientale finalizzato alla creazione di una Federazione di Stati dell’Europa Centro-Orientale per bilanciare lo strapotere geopolitico della Russia e della Germania.

Oltre all’Idea Jagellonica, che ha visto nel Maresciallo Jozef Pilsudski e nell’ex-Presidente conservatore Lech Kaczynski i principali artefici, il Ministro Sikorski -che è esponente di un Governo cristiano democratico- è il primo tra i Ministri della storia della Polonia che ha negato anche l’insegnamento di Jerzy Giedroyc.

 

Il Redattore della rivista Kultura dell’emigrazione polacca ‘liberale’ di Parigi –distinta da quella londinese fortemente conservatrice- nel Secondo Dopoguerra, in maniera quasi profetica, ha postulato la necessità per la Polonia di stabilire buone relazioni con l’Ucraina, ed anche con la Bielorussia e la Lituania, per rafforzare la sua posizione in ambito internazionale.

A estromettere dalla strategia di politica estera il pensiero di Gierdoyc, che finora è stato considerato come un dogma da parte di tutti i Ministri degli Esteri, sia cristiano-democratici che conservatori che socialdemocratici, sono state le parole dello stesso Sikorski.

“Tanto più sono forti i legami con Francia e Germania, tanto più la Polonia è forte in Europa – ha dichiarato il ministro egli esteri – tanto più è forte la cooperazione regionale [nel Gruppo di Vysegrad, n.d.r.] tanto più la Polonia ha la forza di rappresentare i suoi interessi”.

Matteo Cazzulani

Articolo pubblicato su EastJournal e Welfare Network

O.T: PAPA FRANCESCO: LA MODERNITA’ NEL SEGNO DI CARDINAL MARTINI

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on March 14, 2013

Questa volta non si tratta né un terremoto, né della scomparsa di un grande Padre della Chiesa Ambrosiana. Restando sempre in ambito religioso, riteniamo necessario dare spazio su La Voce Arancione ad un evento di rilevanza mondiale, che trascende dalla geopolitica di gas e gasdotti e dalla politica dell’Europa Centro-Orientale, a cui questo blog è interamente dedicato.

L’elezione di Papa Francesco, avvenuta nella serata di martedì, 13 Marzo, segna a nostro avviso una svolta epocale che riteniamo opportuno testimoniare pubblicando una nota del Redattore, Matteo Cazzulani, scritta per i portali Welfare Network e Lombardi nel Mondo a poche ore dalla proclamazione di Jorge Maria Bergoglio a Vescovo di Roma.  

Come riportato nel testo, la gioia per l’elezione del Cardinale di Buenos Aires è dettata dal legame che unisce Papa Francesco a Carlo Maria Martini: Arcivescovo di Milano, sostenitore di un rinnovamento interno alla Chiesa all’insegna della modernità ed in conformità coi mutamenti e le problematiche della società.

L’elezione a Guida della Chiesa Cattolica del Cardinal Bergoglio è infine un segnale di carità, rinnovamento e apertura, come dimostrato dall’impegnativo nome scelto dal Vescovo di Roma per il suo papato: Francesco.

Papa Francesco

Papa Francesco

Seguire la nomina del nuovo Papa su un vagone di un treno Regionale Mantova-Milano, versare lacrime di commozione al momento della nomina del nuovo Pontefice della Chiesa Cattolica. E’ così che, nella serata di mercoledì, 13 Marzo, ho vissuto la proclamazione di Papa Francesco alla guida della Chiesa Cattolica.

Nonostante la vicinanza cronologica dell’evento, da cattolico credente e praticante, ritengo necessario condividere ‘a caldo’ con gli amici lettori alcune riflessioni su una scelta di portata storica.

Papa Francesco -Jorge Maria Bergoglio è stato eletto Pontefice a dispetto dei pronostici dei principali commentatori, e si è presentato alla Cristianità con un’aurea di umiltà e semplicità tipica di un frate francescano.

Gesuita di appartenenza, l’Arcivescovo di Buenos Aires nel suo primo discorso da Papa ha chiesto la benedizione dei fedeli nei suoi confronti.

Questo gesto, in totale discontinuità rispetto al passato, lascia ben presagire in merito alla reale intenzione del nuovo Pontefice di recuperare un rapporto con i fedeli, di recente perso a causa dei noti scandali e dell’affermazione di teorie relativistiche.

Papa Francesco è stato lungimirante nello scegliere un nome importante per contraddistinguere il suo Pontificato. Mai un Pontefice ha adottato il nome del Santo che ha rinunciato a tutti i beni materiali per seguire la Chiamata del Signore e, nel contempo, modernizzare la Chiesa secondo i principi di povertà, carità ed umiltà.

Papa Francesco è anche l’erede dell’Arcivescovo Emerito di Milano, Carlo Maria Martini: principale ideologo di una visione aperta e moderna della Chiesa, scomparso nell’Agosto del 2012.

Il Cardinal Martini ha sostenuto la necessita di concedere i Sacramenti della Chiesa Cattolica ai divorziati, e di ammettere la contraccezione per prevenire epidemie veneree.

Durante il Conclave del 2005, convocato per eleggere il successore di Papa Giovanni Paolo II -Karol Wojtyla, Martini ha ‘dirottato’ i consensi in suo favore proprio in sostegno del Cardinal Bergoglio che, secondo indiscrezioni, per pochi voti non sarebbe riuscito nella votazione decisiva a superare Joseph Ratzinger, poi nominato Papa come Benedetto XIV.

Così come Martini, Papa Francesco rappresenta un Cattolicesimo umile, semplice, pronto a ritrovare nel Vangelo, e nell’attenzione alla società di oggi, la chiave di volta per fare della Chiesa la Casa in cui l’umanità tutta può trovare conforto e speranza in un futuro sempre più incerto.

La decisione dei Cardinali di scegliere come Successore di Pietro un esponente mai figurato tra i “Papabili” dimostra anche l’enorme capacita da parte della Chiesa cattolica di dare risposte concrete alla modernità, con un indubitabile coraggio, ed una chiara lungimiranza.

Oltre che sul piano spirituale, ritengo necessario aggiungere alcune riflessioni sul valore geopolitico della scelta del nuovo Papa: a partire dalla nomina di Giovanni Paolo II -Karol Wojtyla- nel 1978, l’elezione del Vescovo di Roma ha infatti ricoperto anche una valenza anche politicamente “strategica”.

Da Arcivescovo di Buenos Aires, Papa Francesco ha saputo guidare la Chiesa argentina durante la forte crisi economica che ha colpito l’Argentina negli anni Novanta.

La presenza di Papa Bergoglio alla guida della Chiesa Cattolica consente dunque al Vecchio Continente di trovare nel Vaticano un appoggio morale per tempi che, secondo le previsioni dei principali analisti, si preannunciano molto complicati per l’Europa in ambito economico e finanziario.

La nomina di un Papa che viene dal Nuovo Mondo è anche espressione dei nuovi equilibri nella geopolitica mondiale, in cui l’Europa -il Vecchio Continente- è destinata a ricoprire una posizione sempre più minoritaria, mentre il fulcro degli equilibri del Pianeta si sposterà definitivamente in Asia e nelle Americhe.

Riflessioni religiose (e politiche) a parte, è viva la speranza nei confronti di un Nuovo Papa chiamato a guidare la Chiesa Cattolica -e, più in generale, l’umanità tutta- in uno dei periodi più difficili della storia europea, dalle Guerre Mondiali ad oggi.

Rincuora, e suscita enorme speranza, il fatto che il Padre della Chiesa è un Pastore umile e deciso, che, seppur con alcune differenze, rappresenta una continuità con il Cardinal Martini.

L’Arcivescovo Emerito di Milano è un Pastore amato e rimpianto da chi, come il sottoscritto, ha maturato la sua fede in una Chiesa Ambrosiana “riformatrice” e aperta alla modernità.

Per gli “ambrosiani” Papa Francesco rappresenta oggi un referente in cui anche il resto della cristianità saprà identificarsi appieno, e sperare per un futuro migliore nel segno della Fede, dell’uguaglianza e della fraternità.

Matteo Cazzulani

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LA LIBIA TAGLIA IL GAS E AUMENTA LA DIPENDENZA DELL’ITALIA DALLA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on March 4, 2013

L’interruzione provocata da scontri armati nei pressi del complesso libico di Mellitah. L’instabilità del Nordafrica favorisce la realizzazione dei piani di Mosca nella geopolitica energetica italiana ed europea 

La dipendenza energetica dell'Italia sulla carta

La dipendenza energetica dell’Italia sulla carta

Il Greenstream resta a secco, e l’Italia è sempre più energicamente vulnerabile. Nella giornata di Domenica, 3 Marzo, la Libia ha interrotto le forniture di gas dirette in Italia per mezzo del gasdotto Greenstream: conduttura dalla portata di 8 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno che unisce il compresso di Mellitah a Gela, in Sicilia.

A riportare la notizia è stato il Vicecapo della compagnia libica NOC, che ha individuato nelle lotte armate tra fazioni locali nei pressi di Mellitah la ragione del blocco dell’invio di gas attraverso il Greenstream.

Non è la prima volta che l’Italia -che importa dalla Libia il 10% circa del fabbisogno nazionale di gas- riscontra problemi in ambito energetico con i Paesi del Nordafrica.

Nel 2011, dopo lo scoppio dell’insurrezione contro Muhammar Gheddafi, le Autorità libiche hanno sospeso le esportazioni di gas e greggio fino alla metà dello stesso anno, quando il Governo post-insurrezionale ha ammesso il ritorno delle compagnie internazionali e, nel contempo, ha rinnovato l’invio di carburante verso l’estero.

Nel Gennaio 2013, l’Italia ha registrato l’interruzione delle forniture anche da parte dell’Algeria -che soddisfa il 35,5% del fabbisogno nazionale di gas nostro Paese- in seguito all’assalto armato di un commando terrorista alla stazione di Ain Amenas.

Il più importante complesso energetico algerino, da cui proviene l’oro blu che alimenta il Gasdotto Trans Mediterraneo -conduttura che veicola 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Algeria all’Italia attraverso la Tunisia- ad oggi è stato liberato, ma ha ripristinato la sua attività solo per il 35% della sua capacità complessiva.

L’interruzione delle forniture di gas da Libia e Algeria spinge il nostro Paese a ricorrere, anche solo temporaneamente, ad importazioni supplementari dalla Russia: il secondo fornitore di oro blu nel mercato italiano, da cui il Belpaese dipende per il 30% del fabbisogno nazionale.

Il crescente ruolo di Mosca come forniture sicuro di gas rende l’Italia fortemente vulnerabile da una fonte di approvvigionamento di oro blu unica, che in Europa si avvale dell’energia per realizzare scopi di natura politica.

Nel 2012, la Russia ha realizzato il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo direttamente alla Germania, aumentare la dipendenza dell’Unione Europea agli approvvigionamenti di Mosca, ed isolare nel contempo i Paesi Europa Centro-Orientale.

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha inoltre concesso sconti sulle tariffe per il gas a Germania, Francia, Belgio e Repubblica Ceca per ottenere in seno all’UE l’appoggio politico delle Cancellerie più importanti del Vecchio Continente.

Di pari passo, Gazprom ha mantenuto alta la bolletta per l’oro blu esportato in Polonia, Paesi Baltici e in altri Stati dell’UE centro-orientale, ed è finito sotto osservazione da parte della Commissione Europea, che, nel Settembre 2012, ha aperto a carico dell’ente energetico controllato dal Cremlino un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale.

Infine, la Russia ha progettato il Southstream: gasdotto concepito per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Lo scopo del Southstream, oltre che aumentare la dipendenza dell’Europa del gas della Russia, è quello di bloccare la politica energetica della Commissione Europea che, con il sostegno politico dei Paesi UE dell’Europa Centro Orientale, mira a diminuire la dipendenza da Mosca mediante la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Nello specifico, Bruxelles ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito per veicolare in Europa 30 miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan. Inoltre, la Commissione Europea ha stimolato la realizzazione di rigassificatori in diverse aree del Vecchio Continente per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

L’importanza della TAP e dell’Europa per l’interesse nazionale dell’Italia

Il progetto di diversificazione delle forniture di gas approntato dall’Unione Europea rappresenta una possibilità anche per la messa in sicurezza delle fonti di approvvigionamento dell’Italia.

In particolare, l’Italia è coinvolta in uno dei progetti del Corridoio Meridionale, il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura progettata per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia in Italia, nel Salento, attraverso l’Albania.

Supportata economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera Axpo, e da quella tedesca E.On, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, che si sono impegnati a realizzare l’infrastruttura con la firma di accordi ufficiali.

21 Miliardi di metri cubi di gas non bastano per mettere in sicurezza gli approvvigionamenti di gas per il nostro Paese, né tantomeno per l’UE, ma permettono di diminuire la dipendenza dell’Italia da Paesi militarmente instabili come Libia e Algeria, e da Stati che si avvalgono dell’energia in ambito geopolitico come la Russia.

E’ quindi opportuno che il nuovo Governo italiano, a prescindere dal suo colore politico, continui a sostenere il piano di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea, sostenendo con vigore la realizzazione della TAP per salvaguardare l’interesse nazionale.

Oltre che implementare la diversificazione delle forniture di gas, il Gasdotto Trans Adriatico rende l’Italia l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, rafforza la posizione del nostro Paese in seno all’UE, e contribuisce alla creazione di posti di lavoro in un periodo di particolare crisi economica e sociale.

Matteo Cazzulani

GAS: NABUCCO, TAP E SOUTHSTREAM SI CONTENDONO I BALCANI

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on February 9, 2013

Il gasdotto dalla verdiana denominazione interessato ad espandersi in Serbia, Slovenia, Croazia, Montenegro e Macedonia, mentre il Gasdotto Trans Adriatico ha pianificato il prolungamento lungo le coste montenegrine, bosniache, croate e slovene. L’UE dichiara la propria neutralità

Serbia, Croazia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Slovenia e Macedonia sono i mercati energetici contesi tra Unione Europea e Russia. Come riportato dalla Trend, il consorzio deputato alla costruzione del gasdotto Nabucco ha dichiarato interesse ad espandere la realizzazione dell’infrastruttura anche ai Paesi dei Balcani.

Il Nabucco è concepito per trasportare all’anno 30 Miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan al terminale di Baumgarten, in Austria, a partire dalla Turchia europea, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Secondo quanto dichiarato dal consorzio deputato alla sua realizzazione, Montenegro, Macedonia, Serbia e Croazia possono essere raggiunti da diramazioni del gasdotto appositamente costruite.

Come riportato dalla Trend, la decisione del consorzio Nabucco sarebbe motivata dal desiderio espresso pubblicamente dal colosso energetico azero SOCAR di avviare le esportazioni nei mercati dei Balcani.

Inoltre, la dichiarazione consorzio deputato alla realizzazione del Nabucco rappresenta una risposta al Gasdotto Trans Adriatico -TAP: progetto concorrente e alternativo all’infrastruttura dalla verdiana denominazione, concepito per veicolare all’anno 21 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia all’Italia attraverso l’Albania.

Anche la TAP ha preventivato il prolungamento verso i Paesi dei Balcani tramite il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP: diramazione del Gasdotto Trans Adriatico progettata dal territorio albanese per rifornire di gas azero Montenegro, Bosnia Erzegovina, Croazia e Slovenia.

Sia il Nabucco che la TAP appartengono al Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti concepito dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per il Vecchio Continente attingendo direttamente dai giacimenti di oro blu dell’Azerbaijan.

Come riportato sempre dalla Trend, Bruxelles ha ribadito il supporto sia al Nabucco che al Gasdotto Trans Adriatico, in quanto ambo le infrastrutture sono programmate per veicolare il gas azero in territorio UE: la prima in Austria, la seconda in Italia.

A dividersi in fazioni a sostegno dei due progetti del Corridoio Meridionale UE sono però i Paesi del Vecchio Continente: Austria, Romania, Slovacchia, Polonia, Turchia e Bulgaria sostengono il Nabucco, mentre Italia, Svizzera, Grecia e Albania supportano la TAP.

Una risposta all’espansione di Mosca in UE

L’attenzione riservata da Nabucco e Gasdotto Trans Adriatico ai Balcani è dettata anche dalla concorrenza tra il Corridoio Meridionale UE e il Southstream: infrastruttura concepita dalla Russia per rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas, de facto aumentando la dipendenza dell’UE dalle forniture russe, che oggi coprono il 40% del fabbisogno totale dell’Unione Europea.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è pianificato dalle coste della Russia fino all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Contestato dalla Commissione Europea, il Southstream è però sostenuto economicamente dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF.

Sul piano politico, il Southstream è appoggiato dai Governi di Francia, Serbia, Ungheria e Slovenia, che antepongono l’interesse al mantenimento di relazioni privilegiate con Mosca alla sicurezza energetica e nazionale dell’UE.

Matteo Cazzulani