LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia invita l’Ucraina nella NATO 

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on December 19, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, invita il suo collega ucraino, Petro Poroshenko, a partecipare al vertice NATO di Varsavia. La Polonia concede un prestito per le riforme e assistenza energetica con l’esportazione del gas liquefatto da Swinoujscie all’Ucraina.  





Varsavia – Sicurezza, finanza, energia. Questi sono stati i temi principali della visita del Presidente della Polonia, Andrzej Duda, in Ucraina, dove, nella giornata di martedì, 15 Dicembre, ha incontrato in Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Premier ucraino Arseniy Yatsenyuk. La visita è stata caratterizzata dall’invito all’Ucraina a partecipare al vertice NATO di Varsavia, che Duda ha ufficialmente rivolto a Poroshenko per aiutare Kyiv ad integrarsi progressivamente nelle strutture euroatlantiche.

Oltre all’invito al vertice NATO, Duda ha preannunciato la concessione di un credito di 4 miliardi di Zloty -circa 1 miliardo di Euro- per aiutare l’Ucraina ad implementare le riforme anticorruzione -necessarie per ottenere la liberalizzazione del regime dei visti Schengen, un obiettivo al quale Kyiv ambisce da tempo- e per risollevare un’economia fortemente indebolita dalla guerra con la Russia nel Donbas.

A proposito dell’occupazione russa del Donbas, e dell’annessione armata della Crimea alla Russia, Duda ha ribadito il pieno sostegno della Polonia all’integrità territoriale ucraina. I due Presidenti hanno anche criticato il raddoppio del Nordstream -gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas di Mosca veicolando 115 miliardi di metri cubi all’anno di oro blu russo direttamente in Germania attraverso il fondale del Mar Baltico- in quanto questo progetto bypassa sia i Paesi membri dell’Unione Europea dell’Europa Centro Orientale, che l’Ucraina, ad oggi il principale stato di transito del gas russo in UE.

Sempre a proposito di energia, Duda ha offerto all’Ucraina la possibilità di usufruire del rigassificatore di Swinoujscie -recentemente realizzato per importare nel mercato polacco gas liquefatto dal Qatar- per diversificare le forniture di gas, e rendere così non necessario l’acquisto di energia dalla Russia. Tuttavia, per realizzare questo punto è necessaria la realizzazione dell’Interconnettore polacco-ucraino, un’infrastruttura che il Governo polacco ha già messo in preventivo.

Soddisfazione per le proposte di Duda è stata espressa da Poroshenko, che ha ringraziato la Polonia per il sostegno politico, morale ed economico in un momento particolarmente difficile per l’Ucraina. Simili apprezzamenti sono stati espressi anche dal Premier Yatsenyuk, sopratutto in merito al sostegno energetico che la Polonia intende dare all’Ucraina.

Un nuovo periodo nei rapporti polacco-ucraini

Con la visita, Duda e Poroshenko hanno inaugurato un nuovo capitolo delle relazioni polacco-ucraine, storicamente basate sulla lungimirante dottrina elaborata nel secondo dopoguerra, a Parigi, da Jerzy Giedroyc e dei pubblicisti di Kultura. Questa dottrina prevede che l’esistenza di un’Ucraina indipendente ed amica dei suoi vicini è condizione necessaria per la sicurezza e la pace della Polonia, degli altri Paesi della regione e dell’Europa tutta.

Nello specifico, la presentazione di iniziative concrete in ambito fiscale ed energetico ha segnato l’avvio di una collaborazione pragmatica tra Polonia ed Ucraina, dopo anni in cui la partnership strategica polacco-ucraina è stata onorata spesso solo a parole.

Dopo l’epoca dell'”attivismo costruttivo” per l’emancipazione dell’Ucraina durante l’epoca della Presidenza del socialista polacco Aleksander Kwaśniewski e dell’Amministrazione ucraina di Leonid Kuchma, i rapporti polacco-ucraini hanno toccato il picco più alto con l'”era romantica” tra il Presidente polacco conservatore Lech Kaczyński e l’Amministrazione ucraina del filo europeo Viktor Yushchenko, sorta dopo la Rivoluzione Arancione del 2004.

Con l’elezione del moderato Bronisław Komorowski in Polonia e di Viktor Yanukovych in Ucraina nel 2010, le relazioni polacco-ucraine hanno vissuto uno stallo a causa del progressivo disinteresse di Varsavia nei confronti dell’Europa Orientale e del regresso democratico ucraino che ha portato agli arresti politici della leader dell’Opposizione Democratica Yulia Tymoshenko e di altri esponenti del dissenso a Yanukovych.

Ora, a seguito del ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014, e con l’elezione di Duda -che ha posto la creazione di un’alleanza regionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, di cui fa l’arte anche l’Ucraina, come priorità della sua politica estera- Polonia e Ucraina hanno un’opportunità imperdibile per rafforzare la loro partnership e garantire la sicurezza in Europa.

Tra Varsavia e Kyiv restano, tuttavia, alcune tematiche dirimenti, come la memoria storica inerente alle stragi perpetrate da ambo le parti nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale. 

Per questa ragione, Duda e Poroshenko hanno preannunciato la creazione di un Comitato Consultativo tra le due Amministrazioni per limare le differenze di vedute sulla questione.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Violenza in Ucraina: Poroshenko rischia tutto con la devolution

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2015

Il Parlamento ucraino approva in prima lettura una controversa modifica della Costituzione che decentralizza poteri alle regioni occupate dall’esercito russo. I Partiti di estrema destra Svoboda e Pravy Sektor assaltano la Rada provocando morti e feriti tra agenti ucraini



Tre ufficiali delle forze armate ucraine uccisi e più di cento feriti, di cui uno particolarmente grave, è il bilancio della giornata di lunedì, 31 Agosto, nella quale il Parlamento ucraino ha approvato, in prima lettura, una modifica della Costituzione che concede più autonomia a Donbas e Oblast di Luhansk, le regioni dell’Ucraina occupate dall’esercito russo.

La devolution, che per diventare effettiva richiede l’approvazione in seconda lettura da parte di una maggioranza costituzionale di 300 voti, è stata incardinata in Parlamento dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per realizzare gli Accordi di Pace di Minsk, che in cambio della decentralizzazione prevedono il ritiro dell’esercito russo dalle regioni ucraine occupate.

A favore della devolution hanno votato 265 deputati, quasi tutti i membri del Blocco Poroshenko, del Fronte Popolare del Premier, Arseniy Yatsenyuk, e tutti i rappresentanti del Blocco dell’Opposizione, composto da ex-sostenitori dell’ex-Presidente ucraino, l’autocrate Viktor Yanukovych.

Contro le modifiche costituzionali, ritenute lesive dell’unità nazionale del Paese e favorevoli solo alla Russia, hanno invece votato il movimento Samopomich, il Partito Radicale, e Batkivshchyna dell’ex-Premier e detenuta politica Yulia Tymoshenko.

Durante la votazione, altri due Partiti, Svoboda e Pravy Sektor -forze politiche di estrema destra- hanno organizzato una dimostrazione violenta fuori dal Parlamento, portando alla morte di tre ufficiali delle Forze Armate ucraine e più di 100 feriti. 

Pronta è stata la reazione del Presidente Poroshenko, che ha criticato sia l’opposizione alla devolution di natura pacifica da parte di tre Partiti della Coalizione di Governo, sia l’agguato di stampo terrorista da parte di Svoboda e Pravy Sektor, il cui atteggiamento finisce per provocare instabilità e, di conseguenza, favorire la permanenza dell’esercito russo nell’Ucraina orientale.

La posizione di Poroshenko di condanna delle due forze di estrema destra è supportata dalla condotta che, nel passato recente, Svoboda e Pravy Sektor hanno avuto nello scenario politico ucraino. 

Se, da un lato, Svoboda è stata più volte sospettata di essere supportata da Yanukovych per costringere le forze del campo democratico filo occidentale ad allearsi con un Partito antieuropeo, dall’altro Pravy Sektor ha sottratto al Governo ucraino, con le armi, il controllo della regione occidentale della Transcarpazia, mettendo a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Inoltre, Poroshenko ha dimostrato coraggio nel fronteggiare un’ampia fetta dell’opinione pubblica contraria alla devoluzione pur di realizzare gli accordi internazionali stretti a Minsk tra Ucraina, Russia, Germania e Francia che, come fine ultimo, prevedono il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina.

Duda e l’Europa Centro Orientale possono salvare Kyiv

Tuttavia, lo strenuo sostegno alla devolution da parte di Poroshenko, che come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda avrebbe ricevuto a riguardo pressioni personali da parte del Cancelliere tedesco Angela Merkel e persino del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, potrebbe rivelarsi una tattica di corto respiro.

Infatti, gli Accordi di Minsk, di cui la devoluzione di Donbas e Luhansk sono una diretta conseguenza, sono destinati a fallire per diversi motivi. Da un lato, la Russia si avvale delle trattative di pace come mezzo per congelare una guerra ibrida e, così, impedire all’Ucraina di integrarsi autonomamente nella Comunità Occidentale.

Dall’altro, la presenza negli Accordi di Minsk di Germania e Francia come soli rappresentanti dell’Unione Europea è particolarmente riduttiva e dannosa per l’Ucraina, dal momento in cui Berlino e Parigi considerano ogni forma di relazione con l’Ucraina come sussidiaria e dipendente dai rapporti diretti che i Governi tedesco e francese intrattengono con la Russia. 

Con la coalizione di maggioranza in Parlamento de facto divisa, l’immutata permanenza dell’esercito russo nelle regioni orientali, il controllo armato da parte di Pravy Sektor della Transcarpazia, ed un’opinione pubblica che inizia a non supportare le seppur coraggiose scelte del Presidente, Poroshenko si sta ora giocando quasi tutto della sua carriera politica.

Ad aiutare Poroshenko può essere sicuramente un cambio della situazione internazionale, con il superamento dell’attuale formato delle trattative di pace -composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia- e l’inclusione in esso degli Stati Uniti d’America e dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, così come proposto dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda.

Infatti, a differenza di Germania e Francia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania sono ben consapevoli che l’integrità territoriale ucraina, e ancor più l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica -NATO e Unione Europea in primis- sono condizioni fondamentali per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente e per la salvaguardia dei suoi ideali fondanti, quali Democrazia, lLbertà e Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko e Saakashvili trovano importanti alleati in Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2015

Il Presidente ucraino vuole includere la Polonia nelle trattative di pace con la Russia. Il Governatore della Regione di Odessa facilita l’avvio della cooperazione energetica tra Kyiv e gli Stati Uniti



Varsavia – Diplomazia ed energia sono gli ambiti nei quali l’Ucraina intende compattare la Comunità Occidentale in una coalizione internazionale che aiuti Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare della Russia che, a quanto pare, sembra non arrestarsi.

Nella giornata di venerdì, 21 Agosto, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato la necessità di allargare il gruppo di contatto, noto come “Formato Normandia”, che finora ha condotto nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia senza, tuttavia, evitare che Mosca infrangesse a più riprese un delicato accordo per il cessate il fuoco raggiunto, con fatica, a Minsk.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha sottolineato come il “Formato Normandia”, di cui fanno parte Ucraina, Germania e Francia, debba aprirsi alla partecipazione altri Paesi, in primis della Polonia, in grado di equilibrare una composizione che, per via degli stretti interessi che legano Berlino e Parigi con Mosca, ad oggi risulta troppo sbilanciata in favore dei russi.

L’iniziativa di Poroshenko, adottata all’indomani dell’ennesima riapertura delle ostilità da parte dell’esercito russo nel Donbas, è stata concordata con il Presidente polacco, Andrzej Duda, che, a sua volta, per porre un rimedio alla minaccia militare di Mosca si è anche prodigato per compattare i Paesi membri della NATO dell’Europa Centro-Orientale in una colazione impegnata ad ottenere la presenza permanente di contingenti NATO nella regione.

Oltre all’iniziativa diplomatica del Presidente Poroshenko, l’Ucraina è impegnata nella ricerca di solidi alleati anche nel settore dell’energia, nel quale, per Kyiv, l’urgenza è legata alla diminuzione della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, il principale fornitore di oro azzurro nel mercato ucraino.

A riguardo, particolarmente attivo è il Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, che nella giornata di giovedì, 20 Agosto, ha permesso la finalizzazione di un pre-accordo tra la compagnia nazionale ucraina Naftohaz e la compagnia statunitense Frontera Resources Corporation per l’importazione ed il trasporto in Ucraina di LNG proveniente dalla Georgia.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’accordo tra Naftohaz e la Frontera Resources Corporation, che prevede anche la partecipazione della compagnia statunitense nella ricerca e nello sfruttamento del gas shale in Ucraina, ricopre una fondamentale importanza per garantire la sicurezza dell’Ucraina nel settore dell’energia: un’arma di cui la Russia si è spesso avvalsa per destabilizzare a Kyiv le Amministrazioni Presidenziali ed i Governi “arancioni” e filo occidentali.

La Russia apre tre fronti

Lo sforzo congiunto del Presidente Poroshenko e del Governatore Saakashvili nel rafforzare i legami dell’Ucraina con importanti Paesi della Comunità Occidentale è non solo utile ma anche e sopratutto urgente, preso atto della ripresa dell’attività bellica della Russia nelle regioni orientali ucraine, in Georgia e nei Paesi Baltici.

In Georgia, l’esercito russo, che già occupa illegalmente le regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud, ha preso il controllo di una zona in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa, un’importante infrastruttura che veicola energia centro asiatica senza transitare per la Russia.

Per quanto riguarda i Paesi baltici, oltre a ripetute violazioni dello spazio aereo e marittimo di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Svezia da parte di velivoli e sottomarini dell’esercito russo, la Corte regionale di Pskov ha condannato a 15 anni di carcere Eston Kohver, ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni illegalmente arrestato in territorio estone e altrettanto illegalmente deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca.

Il caso Kohver, che ha provocato la reazione solo verbale di Unione Europea e NATO, rappresenta formalmente e tecnicamente una dichiarazione di guerra all’Occidente da parte della Russia.

Come dimostrato con il caos Kohver, e non solo, la Russia è pronta a sfruttare l’immobilismo di Bruxelles per aprire un nuovo fronte bellico nel Baltico.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Ucraina è Europa. La Russia no

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2015

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, nomina l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, Governatore della Regione di Odessa. La nomina segue la costituzione di una Commissione Speciale per l’adattamento di Kyiv agli standard dell’Unione Europea e la nomina di tre Ministri provenienti da Paesi della Comunità Trans Atlantica



C’è chi l’Europa la desidera e la include, e chi, invece, la combatte e la rifiuta. Questa è la differenza tra l’Ucraina e la Russia, due Paesi impegnati in una guerra ibrida provocata da Mosca dopo che, nel Febbraio 2014, il popolo ucraino, con il successo della “Rivoluzione della Dignità”, ha deposto il regime filorusso di Viktor Yanukovych ed ha scelto chiaramente l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, più in generale, nella Comunità Trans Atlantica come obiettivo della sua azione diplomatica.

Nella giornata di sabato, 30 Maggio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato Governatore della Regione di Odessa l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili: la guida del processo democratico georgiano del 2003, passato alla storia come “Rivoluzione delle Rose”.

Saakashvili, che dopo la salita al potere dei suoi oppositori nel 2012 è finito nel mirino di una magistratura dalla dubbia imparzialità sulla base di presunte accuse di corruzione che la Comunità Internazionale ha ritenuto essere politicamente motivate, è stato nominato da Poroshenko per via della capacità dimostrata nell’avere evoluto la Georgia da Repubblica ex-sovietica a Paese pienamente democratico e totalmente in linea con gli standard politici dell’UE.

Nello specifico, Poroshenko ha incaricato Saakashvili di rendere la regione di Odessa la capitale del Mar Nero, valorizzandone, in particolare, il lato multiculturale, tenendo conto della presenza dell’elemento ucraino, russo, ebraico, romeno e bulgaro.

Prima della nomina a Governatore della Regione di Odessa, Saakashvili è stato nominato, sempre da Poroshenko, alla guida di una Commissione Speciale per l’adattamento dell’Ucraina agli standard economici e politici della Comunità Trans Atlantica.

Oltre che da Saakashvili, la Commissione Speciale è composta da politici di spicco di Paesi della Comunità Trans Atlantica pronti a dare il proprio contributo per evolvere l’Ucraina secondo gli standard politici ed economici dell’Unione Europea, come i Parlamentari Europei Elmar Brok e Jacek Saryusz-Wolski, gli ex-Premier di Lituania e Slovacchia, Andrijus Kubilijus e Mikulas Dzurinda, l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, e l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski. 

Seppur invitato, il Senatore degli Stati Uniti d’America, John McCain, ha rifiutato in quanto la legislazione statunitense non permette a nessun membro del Congresso di ricoprire cariche pubbliche in altri Paesi, ma si è detto pronto a collaborare con l’Amministrazione Presidenziale ucraina in altre maniere possibili.

Saakashvili e i membri della Commissione Speciale per l’Integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica non sono gli unici casi in cui l’Amministrazione Poroshenko ha affidato incarichi di responsabilità a importanti esponenti politici di Paesi della Comunità Trans Atlantica per evolvere l’Ucraina secondo gli standard dell’Occidente.

Nel Dicembre 2014, il Presidente Poroshenko ha nominato tre esponenti politici provenienti da Georgia, Lituania e Stati Uniti d’America a Capo di tre dei Ministeri di cui, secondo un accordo di coalizione con il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo dello Stato avrebbe personalmente scelto la guida.

Nello specifico, il georgiano Aleksandr Kvitavshili è stato nominato alla guida del Ministero della Sanità -medesima carica ricoperta in Georgia ai tempi dell’Amministrazione Saakashvili- il lituano Aivaras Abromavicius a Capo del Dicastero dell’Economia, e la statunitense Natalie Jaresko Ministro delle Finanze.

Putin nega il visto a 89 politici UE

Se l’Ucraina si riempie di Europa e Comunità Trans Atlantica, dall’altro lato la Russia ha dimostrato di volere chiudere ogni rapporto con l’Unione Europea con l’emanazione, sempre nella giornata di sabato, 30 Maggio, di una Black List di 89 personalità di spicco della politica dei Paesi UE a cui è stato vietato l’ingresso in territorio russo.

Tra le persone inserite nella Black List russa vi sono il Capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, il Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, la Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, Anna Fotyga, il Coordinatore del Gruppo Parlamentare per l’Amicizia tedesco-ucraina del il Bundestag tedesco, Karl Georg Wellmann, il Maresciallo del Senato polacco, Bogdan Borusewicz, e l’ex-Presidente della Commissione per i Rapporti tra il Parlamento Europeo e l’Ucraina, Pawel Kowal.

Dopo l’aggressione militare a Georgia ed Ucraina, e le continue provocazioni militari sui cieli e nelle acque territoriali di Paesi della NATO come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca, la Black List della Russia dimostra la volontà da parte del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di aprile le ostilità con l’Unione Europea.

L’Unione Europea, in balia com’è delle lobby filorusse e divisa al suo interno tra Paesi legati ad una concezione arcaica ed anti-americana dell’UE -come Francia, Germania e Italia- e Stati membri illuminati consapevoli dell’importanza dei legami trans atlantici -come Gran Bretagna, Polonia, Danimarca e Romania- sembra incapace di reagire all’ennesima provocazione di Putin.

Da parte sua, la Russia ha ottenuto l’ennesima dimostrazione della debolezza dell’Unione Europea, e dell’incapacità di Bruxelles di aprire le porte ad un Paese, come l’Ucraina, che dimostra in tutto e per tutto di essere degno di fare parte politicamente, oltre che storicamente, culturalmente e socialmente, della Grande Famiglia Europea.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Tusk e Merkel ancora moderatamente duri con Putin

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on April 28, 2015

Durante il vertice UE-Ucraina ed il summit intergovernativo tra Polonia e Germania il Presidente del Consiglio Europeo ed il Cancelliere tedesco sostengono la necessità di mantenere le sanzioni alla Russia. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, richiede aiuto finanziario, politico ed umanitario e la liberalizzazione dei visti

Kyiv chiama, Varsavia risponde, e forse anche Berlino. Nella giornata di martedì, 27 Aprile, a Kyiv, durante il vertice Unione Europea-Ucraina, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha invitato la Russia a mantenere gli impegni presi per garantire la pace nelle regioni orientali ucraine, nelle mani di miliziani pro-russi da oramai più di un anno.

Tusk, che prima del summit ha reso omaggio alle vittime della Rivoluzione della Dignità -il movimento democratico ucraino che, tra il Novembre 2013 e il Febbraio 2014, ha portato alla caduta del regime autoritario di Viktor Yanukovych- ha sottolineato come ogni armamento russo debba essere evacuato dal territorio dell’Ucraina, così come stabilito dagli Accordi di Minsk.

D’altro canto, Tusk, come riportato da una nota ufficiale, ha ricordato al Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, e al Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, la necessità di approntare riforme urgenti per riformare le finanze del Paese e combattere la corruzione, al fine di adattare gli standard economici, sociali e politici di Kyiv a quelli dell’Unione Europea.

Da parte sua, il Presidente Poroshenko ha richiesto all’Unione Europea assistenza a livello politico, finanziario ed umanitario, ed ha ribadito che l’Ucraina punta ad ottenere dall’UE la liberalizzazione del regime dei visti per consentire ai cittadini ucraini di viaggiare liberamente nell’area Schengen.

In linea con le posizioni di Tusk sono risultate quelle espresse dal Premier polacco, Ewa Kopacz, durante il summit intergovernativo tra Polonia e Germania, avvenuto, a Varsavia, in contemporanea con il vertice di Kyiv.

La Kopacz, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha ritenuto inappropriata l’idea di allentare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia dopo l’aggressione militare all’Ucraina, così come invece proposto da Paesi alleati di Mosca in seno all’UE, come Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Francia ed Italia.

Pronta è stata la riposta del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha giudicato necessario mantenere in vigore le sanzioni alla Russia fino alla completa realizzazione delle clausole dell’Accordo di Pace di Minsk.

Inoltre, la Merkel si è detta convinta che le sanzioni alla Russia si manterranno per molti mesi, dal momento in cui il completo rispetto delle clausole dell’Accordo di Minsk richiede molto tempo.

Il Formato Ginevra meglio del Formato Normandia

I vertici di Kyiv e Varsavia hanno dimostrato come l’Europa stia riuscendo a mantenere una posizione risoluta sulla questione Ucraina nei confronti della Russia, nonostante i Paesi filorussi ritengano che, in fondo, il Presidente russo, Vladimir Putin, vada perdonato per la sua condotta aggressiva in territorio ucraino, in piena violazione degli accordi internazionali.

Tuttavia, la posizione, seppur unitaria, dell’Unione Europea resta pur sempre troppo debole, dal momento in cui le sanzioni si stanno rivelando non sufficienti per arrestare l’aggressività di Putin, sopratutto preso atto del recente concentramento delle truppe russe nei pressi della città ucraina di Mariupol.

Da un lato, l’Unione Europea dovrebbe fare propria la richiesta del Congresso degli Stati Uniti che, in maniera bipartisan, ha invitato il Presidente statunitense, Barack Obama, a rifornire l’esercito ucraino di armamenti, così da consentire all’Ucraina la possibilità di difendere i propri confini da un esercito, quello della Russia, tecnicamente e tatticamente superiore.

Dall’altro, l’Unione Europea deve premere per il superamento del Formato Normandia: un gruppo di contatto, che finora ha portato all’approvazione degli Accordi di Minsk, composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia.

In alternativa, l’Unione Europea deve supportare la discussione delle trattative secondo il Formato di Ginevra, che, oltre a quelle di Ucraina e Russia, prevede la partecipazione anche di Stati Uniti ed Unione Europea.

Infine, l’Unione Europea deve rafforzare la presenza della NATO in Europa Centrale, così da dimostrare a Putin che ogni forma di aggressione militare a Paesi dell’Alleanza Atlantica può portare ad un conflitto aperto con un Occidente che non teme il confronto quando si tratta di difendere Democrazia e Libertà nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

USA e Gran Bretagna rispondono a Putin in Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 25, 2015

Il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, definisce i ribelli pro-russi un progetto militare per realizzare gli scopi geopolitici della Russia. Il Primo Ministro britannico, David Cameron, invia un contingente militare per addestrare ed assistere l’esercito ucraino

Philadelphia – La Gran Bretagna c’è, gli Stati Uniti quasi. Nella giornata di martedì, 24 Febbraio, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha dichiarato che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha mentito sul coinvolgimento della Russia nelle forniture di armamenti ai cosiddetti ribelli pro-russi che hanno occupato le regioni dell’Ucraina orientale.

Kerry, durante un’audizione presso la Commissione Relazioni Estere del Senato, ha ritenuto l’attivismo dei russi in Ucraina la causa dell’uccisione di più di 5 Mila persone, ed ha definito i cosiddetti ribelli pro-russi come uno strumento della Russia per realizzare scopi di natura geopolitica.

Kerry, dopo avere sottolineato come, presso l’Amministrazione Presidenziale USA, un piano per inasprire le sanzioni economiche alla Russia sia ancora attuale qualora Putin dovesse continuare con la sua politica aggressiva nei confronti dell’Ucraina, ha infine dichiarato che la decisione se armare o meno l’esercito ucraino spetta al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Chi, invece, ha preso l’iniziativa per arrestare l’aggressione militare della Russia all’Occidente è la Gran Bretagna. Il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha infatti disposto l’ invio in Ucraina di personale militare per fornire all’esercito dell’Ucraina addestramento e sostegno di carattere logistico, tecnico e medico.

Cameron, sempre nella giornata di martedì, 24 Febbraio, ha dichiarato che il Governo britannico non intende ancora rifornire l’esercito ucraino di armamenti, anche se l’adozione di questa misura non è esclusa nel caso in cui la Russia dovesse continuare a provocare l’Occidente.

Infine, Cameron ha evidenziato che la decisione di inviare personale militare in Ucraina è dovuta alla necessità di dare un chiaro segnale da parte dell’Occidente, prima che Putin, dopo l’Ucraina, e dopo ancora della Georgia, possa attaccare anche la Moldova e i Paesi Baltici, membri sia della NATO che dell’Unione Europea.

Gentiloni rischia di fare un assist alla Russia

La posizione di Kerry, ed ancor più quella di Cameron, rappresenta la giusta reazione che la Comunità Trans Atlantica è chiamata a prendere per porre fine non solo all’aggressione militare di Putin all’Ucraina, ma anche alle ripetute provocazioni effettuate dall’esercito russo nei confronti di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca e, per l’appunto, Gran Bretagna.

Inoltre, la posizione di Cameron serve a bilanciare, e a colmare, l’inefficienza dimostrata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Presidente francese, Francois Hollande, che nei confronti di Putin hanno ostinatamente voluto sempre mantenere la via del dialogo, senza, tuttavia, ottenere alcun allentamento dell’avanzata militare russa in Europa.

La posizione di Kerry e Cameron è utile anche per affrontare la presenza di stretti alleati di Putin in seno all’Unione Europea, come il Premier ungherese, Viktor Orban, il Premier greco, Alexis Tsipras, il Presidente ceco, Milos Zeman, e il Premier slovacco, Robert Fico.

Oltre agli amici della Russia, anche altri Paesi dell’Unione Europea stanno commettendo gravi errori sulla questione ucraina, come dimostrato dalla proposta del Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, di coinvolgere Putin nella lotta contro l’ISIL permettendo lo stazionamento di navi militari russe nel Mediterraneo.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina verso un Governo Yatsenyuk Bis

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 29, 2014

Il Premier uscente, vincitore del voto popolare, chiede la riconferma per se stesso e propone la formazione del nuovo Esecutivo sul modello della Commissione Europea, collegiale e compartecipato. Blocco Poroshenko, Batkivshchyna e Samopomich i Partiti che aderiscono alla maggioranza

Una coalizione aperta per un governo alla europea, basato su un programma di 3 pagine circa per realizzare 36 nuove leggi. Nella giornata di mercoledì, 29 Ottobre, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha presentato le proposta di coalizione che il Fronte Popolare, forza politica di orientamento moderato da lui guidata, intende proporre a sostegno del nuovo Esecutivo.

Come riportato dallo stesso Yatsenyuk, la formazione del Governo deve avvenire mediante la presentazione, da parte delle forze politiche di orientamento democratico entrate in Parlamento, di candidature ai vari Dicasteri, le quali, così come avviene per la composizione della Commissione Europea, dovranno essere confermate dalle Commissioni competenti in audizioni pubbliche.

Tra gli invitati alla coalizione, Yatsenyuk, il cui Fronte Popolare ha ottenuto il 22% dei consensi, ha citato in primo luogo il Blocco Poroshenko, coalizione di Partiti centristi e moderati a sostegno del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che alle recenti elezioni ha ottenuto il 21% dei voti.

Il secondo Partito invitato a fare parte della maggioranza di Governo è Batkivshchyna, la forza di orientamento social-popolare-democratico dell’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, che nelle Elezioni Parlamentari ha ottenuto il 5% dei consensi.

Oltre alle tre tradizionali forze del campo democratico, Yatsenyuk ha anche invitato alle consultazioni per la creazione del nuovo Governo sia il Movimento di ispirazione cristiano-democratica e filo occidentale Samopomich, la forza partitica del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, classificatasi terza con l’11% dei voti, che il Partito Radicale ucraino del populista Oleh Lyashko, che ha ottenuto il 7% dei voti.

Per quanto riguarda il Fronte Popolare, Yatsenyuk ha presentato la propria candidatura alla carica di Premier, ed ha ventilato l’ipotesi di presentare esponenti del suo Partito, che ha ottenuto la maggioranza relativa nelle ultime elezioni parlamentari -ed ha quindi il diritto di avanzare le candidature più prestigiose- per la guida del Ministero dell’Economia, della Giustizia e degli Interni.

Dal punto di vista programmatico, l’accordo di coalizione proposto da Yatsenyuk prevede la promessa, da parte degli alleati di governo, di approvare di più di trenta leggi per attuare tutti i punti dell’Accordo di Associazione tra l’Ucraina e l’Unione Europea e stabilizzare la situazione economica del Paese, tra cui una legge contro la corruzione, la riforma del sistema degli investimenti, del settore agrario e della difesa.

I punti dell’accordo di coalizione di Yatsenyuk collimano con il programma del Presidente Poroshenko, noto come “Strategia 2020”, che prevede l’armonizzazione delle strutture economiche, giuridiche ed istituzionali agli standard europei per permettere all’Ucraina di presentare la domanda ufficiale di membership all’UE entro il 2019.

Tuttavia, il Blocco Poroshenko, che solo grazie alla vittoria di propri candidati in molti dei collegi uninominali, da cui sono stati eletti la metà dei Parlamentari, possiede la maggioranza dei seggi in Parlamento, ha presentato un proprio accordo di coalizione, che prevede la creazione di un’Assemblea di Coalizione e di un Consiglio della Coalizione: una sorta di parlamento e governo interni alla maggioranza in cui devono essere discusse ed approvate tutte le decisioni.

Per quanto riguarda la distribuzione dei Ministeri nel Governo, il Blocco Poroshenko sembra sostenere senza problemi la riconferma di Yatsenyuk, ma ha richiesto per un proprio esponente la guida del Ministero degli Interni, che con tutta probabilità sarà diviso in due sottoministeri.

La Tymoshenko rinuncia alla poltrona

Pronta alla proposta di accordo di Yatsenyuk è stata la risposta di Yulia Tymoshenko, che ha dichiarato la volontà di Batkivshchyna di partecipare alla maggioranza senza, tuttavia, ambire ad alcun posto nel Governo.

Nello specifico, la Tymoshenko ha sottolineato di essere interessata ad attuare al più presto i punti fondamentali del programma di Batkivshchyna, come il rafforzamento dei legami con la Comunità Euroatlantica, l’indizione di un referendum per l’abolizione dello status di neutralità e per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, e la lustrazione di tutte le personalità colluse con il regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych.

Reazione all’invito di Yatsenyuk è provenuta anche da Samopomich, che si è detta interessata a sostenere un Governo di professionisti senza alcuna spartizione secondo logiche partitiche.

Nello specifico, Samopomich ha richiesto l’abolizione immediata dell’immunità parlamentare, e l’espulsione dalla maggioranza dei deputati che hanno votato a favore delle leggi liberticide imposte dall’ex-Presidente Yanukovych lo scorso 16 Gennaio per reprimere le dimostrazioni pacifiche e democratiche sul Maidan.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Elezioni in Ucraina: il Premier Yatsenyuk supera Poroshenko al proporzionale e detta le condizioni al Presidente per il nuovo Governo

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 27, 2014

Il Fronte Popolare del Premier ucraino sorpassa il Blocco Poroshenko al proporzionale, ma con la somma del maggioritario la lista del Presidente mantiene comunque la maggior parte dei seggi. Il movimento Samopomich del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, e il Partito di Yulia Tymoshenko, Batkivshchyna, invitati a fare parte della coalizione

Un sorpasso inaspettato, anche se solo virtuale, che rafforza la posizione del Premier sul Presidente. Nella giornata di lunedì, 27 Ottobre, il moderato Fronte Popolare del Premier ucraino, Arseniy Yatsenuyk, ha superato, di una manciata di voti, il Blocco Poroshenko: lista composta da partiti centristi e moderati -Solidarnist, UDAR e Terza Repubblica Ucraina- in sostegno al Presidente, Petro Poroshenko.

Al 70% delle schede scrutinate -un dato oramai quasi stabilizzato- il Fronte del Premier Yatsenyuk ha ottenuto il 21,82% dei voti, mentre il Blocco del Presidente è fermo al 21,45%.

Nello specifico, il Blocco Poroshenko ha ottenuto il massimo sostegno nelle Oblast di Vynnitsya -la città natale del Presidente- e in Transcarpazia, la regione dell’alleato politico del Presidente Viktor Baloha.

Da parte sua, il Fronte Popolare è stato il più votato nelle regioni di Ternopil e Ivano-Frankivsk, mentre buono è stato il risultato anche in Bucovina: la zona di provenienza del Premier Yatsenyuk.

Nonostante la prevalenza del Fronte Popolare, il Blocco Poroshenko può comunque contare sula maggioranza dei seggi in Parlamento grazie alle vittorie di candidati dello schieramento del Presidente in diversi collegi uninominali, dai quali viene eletto il 50% dei nuovi deputati nazionali.

Come dichiarato dal Presidente Poroshenko a poche ore dalle prime rilevazioni, il Blocco Poroshenko considera il Fronte Popolare il naturale alleato per una coalizione di Governo che porti l’Ucraina a modernizzare le strutture economiche e finanziare agli standard dell’Unione Europea per permettere a Kyiv di presentare la domanda ufficiale di membership nell’UE entro il 2019.

A sua volta, il Premier Yatsenyuk ha colto l’invito, sottolineando che, preso atto dell’equilibrio sancito dalla quota proporzionale dei consensi, la nomina del Premier e dei Ministri di Interni, Giustizia e Finanze spettano al Fronte Popolare, che intende anche continuare con la sistemazione del bilancio statale già avviata dal Governo uscente.

Oltre al Blocco Poroshenko e al Fronte Popolare, la coalizione sarà quasi certamente allargata anche ad altri soggetti politici, tra cui Samopomich: Partito di orientamento cristiano-democratico e filo-occidentale, capace di raccogliere l’11% dei voti, formato da poco più di un mese dal Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy.

Oltre che a Leopoli, Samopomich ha ottenuto ampi consensi anche nella città di Kyiv e in diversi collegi all’Estero, tra cui quello di Roma e persino quello di Mosca.

Secondo quanto dichiarato dal Capolista del Blocco Poroshenko, l’ex-Ministro degli Interni Yuri Lutsenko, oltre a Samopomich, la coalizione sarà allargata anche a Batkivshchyna: il Partito dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, di orientamento social-popolare-patriottico, che ha ottenuto il 5% dei consensi.

Filo-russi, populisti e ultraconservatori fuori dal Governo

Fuori dalla coalizione, sempre secondo Lutsenko, sono destinati a stare sia il Blocco di Opposizione, composto da filorussi sostenitori dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych, che il Partito Radicale di Ucraina del populista Oleh Lyashko, fermi rispettivamente al 9% e al 7% dei consensi.

Dal punto di vista regionale, il Blocco di Opposizione ha vinto nelle regioni orientali del Paese, mentre il Partito Radicale ha avuto la meglio solo nella Oblast di Chernihiv, di dove Lyashko è originario.

Inoltre, escluso dal Parlamento, e quindi fuori dalla coalizione, resta anche l’ultraconservatore Svoboda, che spesso è stato additato dalla propaganda del Cremlino come Partito nazista.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Elezioni in Ucraina: si va verso una coalizione filo-occidentale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 26, 2014

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, il Premier Arseniy Yatsenyuk, e il Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, sono i vincitori della consultazione elettorale. L’ex-Premier Yulia Tymoshenko, il radicale populista Oleh Lyashko e gli ultra nazionalisti di Svoboda gli sconfitti dalle urne

I dati sono inequivocabili, tanto definiti al punto da permettere previsioni per i prossimi sviluppi politici in Ucraina. Nelle Elezioni Parlamentari anticipate ucraine di Domenica, 26 Ottobre, le forze filo-occidentali hanno ottenuto più del 50% dei consensi.

A vincere la consultazione è stato il Blocco Poroshenko: la lista del Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, formata da Patiti centristi e moderati -Solidarnist, UDAR e Terza Repubblica Ucraina- ha ottenuto il 23% dei consensi, staccando il moderato Fronte Popolare del Premier Arseniy Yatsenyuk, secondo, a sorpresa, con il 21% dei voti.

La vera sorpresa della consultazione è Samopomich, forza partitica di orientamento cristiano-democratico e filo-occidentale, fondata di recente dal Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, che ha raggiunto il terzo posto con il 13%: una percentuale che supera il consenso ottenuto dal Blocco di Opposizione, formato da sostenitori dell’ex-Presidente autocratico Viktor Yanukovych, fermo al 7% dei consensi.

Le altre tre forze ad entrare in Parlamento sono gli ultraconservatori di Svoboda e il Partito Radicale di Oleh Lyashko con il 6% dei consensi, mentre il Partito social-popolare-democratico Batkivshchyna dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko si ferma al 5%.

Soddisfazione è stata espressa dal coordinatore del Blocco Poroshenko, l’ex-Ministro degli Interni Yuri Lutsenko, che ha sottolineato come il buon risultato della lista del Presidente sia stato atteso.

Blocco Poroshenko, Fronte Popolare e Samopomich hanno i numeri per una nuova coalizione

La nuova disposizione dei seggi nel Parlamento già lascia trasparire la possibilità di varare un Governo filo-occidentale sostenuto dal Blocco Poroshenko, dal Fronte Popolare e da Samopomich, alla cui guida il Presidente Poroshenko potrebbe quasi certamente confermare il Premier uscente Yatsenyuk.

Secondo quanto dichiarato da Poroshenko, la maggioranza deve portare a veloce approvazione il programma Strategia 20-20, che prevede la modernizzazione delle strutture del Paese in ambito giuridico ed economico agli standard dell’Unione Europea, così da permettere all’Ucraina di presentare la domanda di adesione all’UE entro il 2019.

Entrando in coalizione con il Fronte Popolare, il Blocco Poroshenko dovrà, inoltre, sia concedere maggiore attenzione alle misure di aggiustamento del bilancio dello Stato, già avviate durante l’attuale esecutivo, che incrementare le dotazioni finanziarie per l’esercito.

La maggioranza filo-occidentale assume ancora più importanza se si considera che, con la percentuale ottenuta da Svoboda e Batkivshchya, su alcuni temi le forze pro-europee possono sfiorare la maggioranza dei 2/3 dei seggi al Parlamento: un limite richiesto per mutare alcuni articoli della Costituzione o per assumere altre decisioni di alta importanza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: vademecum delle Elezioni

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 25, 2014

Il 43% degli gli ucraini è convinto che la consultazione possa portare a un miglioramento della vita politica del Paese, mente il 57% ritiene che votare sia un dovere morale. L’ampia offerta elettorale certifica la maturità democratica di Kyiv, ma lascia anche la porta aperta al rischio litigiosità

La speranza, la democrazia e la paura sono gli elementi che caratterizzano le Elezioni Parlamentari ucraine di Domenica, 26 Ottobre: le prime dal ripristino della democrazia in Ucraina dopo l’epoca autoritaria dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych, responsabile di avere falsificato le precedenti consultazioni per il rinnovo del Parlamento nel 2012.

La speranza degli ucraini nelle elezioni è insita nel desiderio di cambiamento della vita politica, verso un rinnovamento che sia non solo di Partiti e personalità, ma anche e sopratutto di idee, energie e motivazioni.

A confermare la grande attesa degli ucraini nei confronti delle elezioni è un sondaggio, realizzato dal Fondo delle Iniziative Democratiche Kurcheriv, che ha certificato come il 43% degli intervistati creda che la consultazione possa davvero cambiare in meglio la situazione politica del Paese, mente il 57% degli intenzionati a votare ritiene che recarsi alle urne sia un dovere morale legato ad un diritto civico che vale la le a di esercitare.

Oltre che da quest’ultimo dato, la maturità democratica degli ucraini è dimostrata anche dall’ampia offerta politica che anima la competizione elettorale: un largo numero di Partiti, Blocchi e liste lasciano infatti ancora molto incerto sia il risultato che la conformazione della maggioranza parlamentare a sostegno del prossimo Governo.

La principale forza in campo è il Blocco Poroshenko, una coalizione di Partiti centristi e moderati -Solidarnist, Terza Repubblica Ucraina e UDAR- che propone pieno sostegno al Presidente, Petro Poroshenko, e al suo programma, basato sull’adattamento del sistema giudiziario, economico e bancario agli standard dell’Unione Europea, così da permettere all’Ucraina di presentare la domanda di adesione all’UE entro i prossimi 5 anni.

La seconda forza politica in campo è Batkivshchyna, il Partito, di orientamento social-popolare-democratico dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, che, forte dell’esperienza accumulata durante la sua lunga esperienza alla guida del Governo ucraino durante l’epoca “arancione”, propone il rafforzamento dei legami diplomatici dell’Ucraina con le cancellerie dell’Occidente, l’integrazione di Kyiv nella NATO, e la lotta alla corruzione.

Altra forza in campo è il Fronte Popolare, schieramento di orientamento moderato guidato dal Premier, Arseniy Yatsenyuk, e dallo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, che propone il rafforzamento delle difese dello Stato con maggiore attenzione alle forze armate e alla continuazione della politica economica volta alla sistemazione del bilancio statale avviata dall’attuale Governo.

Più a sinistra, ma in ambito populista, si situa il Partito Radicale di Ucraina di Oleh Lyashko, che propone un misto di promesse di carattere sociale e militare, volto ad incrementare le paghe previdenziali e, allo stesso tempo, incrementare le uscite di bilancio per armare l’esercito nel Donbas.

Altre forze politiche che potrebbero entrare in Parlamento sono Samopomich, nata da associazioni apartitiche, la moderata Hromadska Pozytsya, il Blocco di Opposizione e Sylna Ukrayina: due forze, queste ultime, che derivano dal Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych.

Secondo tutti i sondaggi, il Blocco Poroshenko dovrebbe ottenere una facile vittoria con una forbice tra il 25% e il 30%, mentre dubbi permangono sul secondo posto: secondo alcune rilevazioni, Batkivshchyna si situerebbe dietro alla lista del Presidente con il 9% dei consensi, mentre altri sondaggi danno il Partito Radicale di Ucraina davanti alla Tymoshenko, con il 12%.

Oscillante è anche il risultato del Fronte Popolare, che se da alcuni sondaggi è dato al quarto posto con il 7% dei consensi, da altri è stimato al 10%: un’oscillazione che lo proietta sicuramente davanti alla moderata Hromadyanska Pozytsya e al Blocco di Opposizione, gli eredi di Yanukovych, dati rispettivamente tra il 5% e il 7% e al 5%.

A sorpresa, infine, un recente sondaggio ha stimato che il sostegno al Partito Samopomich, potrebbe toccare quota 8%: un risultato che gli permetterebbe di scavalcare molte altre liste, tra cui le ben quotate Batkivshchyna e Fronte Popolare.

Ancora incertezza sulla maggioranza di Governo

Ultimo elemento delle elezioni parlamentari ucraine è la paura, dettata sopratutto dalla guerra, che ancora non è del tutto cessata nel Donbas per via della permanenza di reparti dell’esercito russo in alcune zone del Paese, dove svolgere le operazioni di voto sarà compito delicato.

Dall’altro, la paura, per meglio dire il timore, è legata alla possibile riedizione dello scenario seguente a quello della Rivoluzione Arancione, quando le forze del campo democratico, dopo avere battuto Yanukovych nelle Elezioni Presidenziali del 2004, si sono divise per via dei continui litigi tra il Presidente Viktor Yushchenko e l’allora Capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa Petro Poroshenko da un lato, e il Premier Yulia Tymoshenko e l’allora Capo dei Servizi Segreti ucraini Oleksandr Tyrchynov dall’altro.

Il timore di una frattura tra le forze democratiche sembra essere confermato da voci insistenti che testimonierebbero la volontà del Presidente Poroshenko di creare una colazione con il Fronte Popolare ed altre forze minori pur di isolare Batkivshchyna, in quanto il dissidio tra il Capo di Stato e la Tymoshenko non è stato ancora del tutto superato.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Reuters, Poroshenko starebbe addirittura valutando l’opportunità di una coalizione con i radicali: un’ipotesi molto azzardata che pregiudicherebbe una possibile coalizione tra il Blocco del Presidente e il Fronte Popolare.

Lyashko, infatti, dopo avere rinunciato all’offerta di ricoprire il ruolo di Speaker del Parlamento rivoltagli da Poroshenko, ha reso noto di ambire al ruolo di Premier, a cui, tuttavia, l’attuale Capo del Governo Yatsenyuk, leader del Fronte Popolare, aspira ad essere confermato.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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