LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Conoscere la storia d’Europa: visita al Museo delle Vittime del Genocidio di Vilna

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on August 24, 2012

Ungheria, Polonia e Lituania il giorno dell’Anniversario del Patto Molotov-Ribbentrop hanno ricordato le vittime dei totalitarismi comunista e nazista. Una visita virtuale all’esposizione museale lituana.

Vilna (Lituania) – Ungheria, Polonia e Lituania: tre Paesi dell’Europa Centrale uniti nel comune ricordo delle stragi compiute dai totalitarismi del Ventesimo Secolo. Nella giornata di giovedì, 23 Agosto, e stata celebrata la Giornata Europea del Ricordo delle Vittime dei Regimi Totalitari, istituita per commemorare i milioni di morti provocati dal comunismo e dal nazismo in Europa Centrale ed Orientale durante tutto il Novecento.

La commemorazione più importante ha avuto luogo a Budapest, dove le Autorità ungheresi e polacche si sono riunite per celebrare solennemente la ricorrenza.

Come sottolineato dal Sottosegretario di Stato del Ministero della Giustizia polacco, Wojciech Wegrzyn, il 23 Agosto 1939, con la firma del Patto Molotov-Ribbentrop, ha avuto inizio la collaborazione tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, che ha portato alla spartizione dell’Europa Centrale tra Mosca e Berlino, e alla realizzazione nel cuore del Vecchio Continente di eccidi e violenze che non bisogna dimenticare.

“Stalin ed Hitler credevano nell’eternità del tempo e nel permanere per sempre dei loro regimi – ha dichiarato il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban – Essi credevano che fosse possibile cancellare il ricordo del passato. Si sono sbagliati, e noi oggi non dobbiamo dimenticare quanto da essi compiuto”.

La celebrazione e avvenuta su iniziativa di Ungheria e Polonia nel Museo del Terrore di Budapest, la cui costruzione e stata fortemente voluta dal Governo Orban per dare la possibilità alle future generazioni di conoscere con i propri occhi quanto provocato in Europa Centrale dai due totalitarismi.

Il Museo si trova infatti presso la vecchia centrale operativa dei fascisti ungheresi che collaboravano coi nazisti. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’edificio – che oltre alla parte museale conserva le sale dove i dissidenti venivano torturati, detenuti, interrogati e fucilati, e divenuto la sede del Servizio di Sicurezza comunista.

Simile atmosfera di quella di Budapest la si e potuta registrare anche in Lituania. A Vilna, il Giorno del Ricordo delle Vittime dei Regimi Totalitari e stata l’occasione per issare tutte le bandiere presso gli edifici pubblici a mezz’asta, e permettere alla popolazione la visita gratuita al Museo delle Vittime dei Genocidi.

Proprio come il Museo del Terrore di Budapest, il centro museale di Vilna e situato presso la vecchia sede del KGB e dell’NKVD: le due principali emanazioni del regime sovietico responsabili, anche in Lituania, di massacri ai danni di migliaia di avversari politici.

Ad inaugurarla, il 14 Ottobre 1992, e stata un’iniziativa congiunta del Ministero lituano della Cultura e dell’Educazione e della Presidenza dell’Unione dei Prigionieri e dei Deportati Politici. Il 24 Marzo 1997, il Museo e stato riorganizzato per colerebbe del Governo della Lituania, e la sua gestione e stata affidata al Centro Ricerche sul Genocidio e sulla Resistenza lituano.

La struttura, situata presso la centrale via Gedimino, possiede tre piani, entro i quali sono dislocati più di 100 Mila reperti organizzati in un percorso espositivo ben strutturato. La prima sezione, situata sul piano terreno, raccoglie reperti legati a tre fasi della Storia della Lituania.

Si inizia con il periodo tra il il 1940 e il 1941 – quando le armate dell’Unione Sovietica con l’appoggio politico della Germania Nazista hanno occupato la Lituania ed hanno portato al progressivo annichilamento della sovranità politica e culturale dei lituani – per seguire con la Guerra Partigiana lituana tra il 1944 e il 1953 – combattuta dalla Lituania contro la dominazione sovietica, dopo tre anni di occupazione nazista, per ristabilire uno Stato indipendente – e concludere con la soppressione dell’attività bellica dei partigiani, avvenuta con l’eliminazione brutale di 20 Mila combattenti da parte delle forze armate comuniste com il sostegno militare dell’esercito russo.

La seconda sezione e dedicata alla descrizione della vita nei campi di detenzione in Lituania e nel resto dell’Unione Sovietica, dove gran parte dei partigiani lituani e stata spostata con la forza.

Proprio alle deportazioni di massa dei lituani – avvenuta tra il 1944 e il 1991 in maniera scientificamente organizzata per separare nuclei famigliari e rompere legami affettivi tra i sospettati di dissenso al regime comunista – e dedicata la seconda parte della seconda sezione, che comprende anche un’esibizione dedicata alla resistenza popolare nonviolenta all’Unione Sovietica tra il 1954 e il 1991, ed una serie di reperti inerenti all’attività del KGB a Vilna e in altre città della Lituania.

E nel piano seminterrato che si trova la parte più importante del Museo delle Vittime dei Genocidi: la Prigione del KGB. Essa e stata costruita dai sovietici nel 1940 per processare, detenere ed eliminare i dissidenti lituani. Una volta spezzata la guerra partigiana della Lituania, nel 1953, solo 23 delle 50 celle della Prigione sono state utilizzate per la detenzione e gli interrogatori dei prigionieri prima del loro invio nei Gulag in Russia, mentre il resto e stato adibito ad archivio fino all’Agosto del 1991, quando i russi sono stati costretti ad abbandonare la Lituania.

Tra le sale dell’esposizione, di particolare importanza sono i luoghi insonorizzati in cui venivano effettuate le torture, le stanze buie e umide in cui venivano rinchiusi i detenuti dopo gli interrogatori, la “sala dell’acqua” – in cui i prigionieri erano costretti a sostare su uno setto bordo per non cadere in una piscina di acqua ghiacciata – e, infine, la sala delle esecuzioni.

Quest’ultimo luogo si trova in una posizione più isolata, e mantiene l’aspetto tetro e funesto del passato. Dopo una sala in cui veniva compilato il certificato di morte del condannato, segue una stanza di poco più grande, in cui veniva eseguita l’esecuzione. A spiegare come il tutto avvenisse in maniera sistematica e ripetitiva e un filmato, proiettato su uno schermo all’interno della sezione.

Anche ebrei e sacerdoti cattolici tra le vittime dei totalitarismi comunista e nazista

Per concludere, non manca presso la prigione una stanza dedicata alle vittime ebraiche della Shoah provocate dall’occupazione nazista tra il 1941 e il 1944, ed una contenente i reperti appartenuti ai Sacerdoti cattolici impegnati con la preghiera nel sostegno della lotta partigiana: uccisi anch’essi dalla furia comunista per avere rifiutato di collaborare con il regime sovietico.

Matteo Cazzulani

LITUANIA: CRISI DI GOVERNO ED EMERGENZA ENERGETICA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 20, 2012

Le dimissioni del Ministero degli Interni, Raimundas Palaitis, portano alla caduta della maggioranza del Premier Andrijus Kubilijus, a un conflitto istituzionale tra quest’ultimo e la Presidente, Dalia Grybauskaite, e al congelamento dell’avvio del programma nucleare a Vilna, necessario per diminuire la dipendenza dal gas dalla Russia

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Senza un governo e senza fonti di energia diversificate. Questa è la situazione della Lituania dopo le dimissioni del Ministro degli Interni, Raimundas Palaitis, dalle quali, presentate, senza possibilità di revoca, nella giornata di lunedì, 19 Marzo, a Vilna si è ufficialmente aperta la crisi di Governo.

A pretendere le dimissioni del Capo del Dicastero, esponente di spicco dell’Unione di Centro, è stato il Premier, Andrijus Kubilijus, in seguito alla decisione del Ministro di azzerare i vertici del Servizio di Monitoraggio Finanziario: rei di avere diffuso delicate informazioni circa il fallimento della banca Snoras, avvenuto nel 2011.

Ad opporsi al Premier è stata però la Presidente, Dalia Grybauskaite: intimorita per le possibili ripercussioni che le dimissioni di Palaitis avrebbero avuto per la tenuta della coalizione di Governo. Tuttavia, Kubilijus ha proseguito per la sua strada, accettato la decisione di Palaitis, e provocato l’automatico crollo della maggioranza.

La Costituzione lituana prevede la nomina di un nuovo esecutivo in caso di licenziamento di più della metà dei Ministri: con la dipartita di Palaitis, il Governo Kubilijus ha registrato il settimo licenziamento dei 14 titolari di Dicastero nominati al momento dell’avvio della legislatura in corso.

Come dichiarato dai principali mezzi di informazione locali, subito sono iniziate le consultazioni per il varo di un Governo di minoranza che sia in grado di traghettare il Paese alle Elezioni Parlamentari tra otto mesi.

Secondo indiscrezioni, del nuovo esecutivo faranno parte due dei tre attuali membri della maggioranza – l’Unione della Patria dei Cristiano Democratici Lituani, la formazione conservatrice del Premier, e il Movimento Liberale di Eligijus Masilijus – ma non l’Unione di Centro di Palaitis.

Congelato il nucleare. La Russia vince

La crisi della maggioranza è destinata ad avere serie ripercussioni soprattutto sul piano energetico, dal momento in cui, nei prossimi giorni, è attesa presso il Sejmas – il Parlamento della Lituania – una discussione sull’avvio dei lavori per l’installazione di una centrale nucleare: per la quale contratti sono già stati firmati con la società giapponese Hitachi, con l’azienda energetica estone, e con la polacca PGE.

La maggioranza ha sostenuto il progetto, motivato con la necessità di trovare una fonte alternativa di energia differente dal gas della Russia, da cui Vilna dipende all’89%, mentre le opposizioni, a riguardo, hanno chiesto la convocazione di un referendum.

Tuttavia, la caduta del governo potrebbe congelare la questione e rinviarla ai lavori della prossima legislatura: lasciando la Lituania priva della possibilità di diversificare le proprie forniture energetiche.

Nel frattempo, la Russia, coadiuvata da Germania, Francia e Olanda, ha dichiarato di essere pronta a costruire un prolungamento locale verso l’enclave di Kaliningrad del Nordstream: un gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per volere di Mosca per rifornire di gas direttamente tedeschi e francesi, e bypassare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino, come Polonia e Lituania.

Qualora l’ampliamento dell’infrastruttura sottomarina fosse attuato, la Lituania cesserebbe di essere il paese da cui il gas russo transita verso Kaliningrad, e, così, il peso contrattuale di Vilna nei confronti del monopolista russo sarebbe quasi insignificante

Matteo Cazzulani

LA LETTONIA DICE NO AL RUSSO COME LINGUA DI STATO

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on February 20, 2012

L’80% dei lettoni rigetta la proposta di rendere il Paese baltico ufficialmente bilingue. Secondo i vincitori della consultazione, la diminuzione dell’importanza del lettone favorirebbe la politica imperiale della Russia, mentre la minoranza russofona evidenzia la scarsa conoscenza dell’idioma ufficiale da parte di una percentuale consistente della popolazione. La polemica tra Ministero degli Esteri di Mosca e Riga, e gli altri esempi di come la questione linguistica sia utilizzata dal Cremlino per legittimare le rinate ambizioni monopolistiche sull’Europa 

Il Primo Ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Con circa il 70% dell’affluenza quello sulla questione linguistica è stato il referendum più votato nella storia della Lettonia Indipendente. Nella giornata di sabato, 18 Febbraio, circa l’80% dei lettoni ha rigettato la proposta di istituire il russo come seconda lingua di Stato in una tornata elettorale che, per la media dei Paesi Baltici, ha riscontrato percentuali di partecipazione da record: solo nella Capitale, Riga, alle urne è accorso il 77% degli aventi diritto.

Soddisfazione per l’esito del referendum è stata espressa dal Primo Ministro, Valdis Dombrovskis, che ha illustrato come il no al riconoscimento del russo a lingua di Stato garantisca il rispetto dei fondamenti costituzionale della Lettonia.

Apprezzamento è stato espresso anche dal Presidente lettone, Andris Berzins, che ha sottolineato come il mantenimento di una sola lingua nazionale sia non solo fondamentale per tutelare le tradizioni nazionali, ma anche per garantire a tutte le minoranze parità di trattamento nei confronti dello Stato.

I sostenitori del sì, ubicati perlopiù nelle regioni orientali al confine con la Russia, e rappresentati dal sindaco di Riga, Nil Usakov, hanno puntato sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito al problema legato alla presenza in Lettonia di circa 700 Mila cittadini che, perlopiù di età avanzata, non hanno mai imparato il lettone.

A sostenerli è stato anche il Ministero degli Esteri della Federazione Russa, che ha accusato Riga di mancato rispetto del Diritto Internazionale per non avere accettato la presenza ai seggi di osservatori di Mosca.

In pronta risposta, le Autorità lettoni hanno giudicato un’intrusione da parte di Mosca nelle questioni interne a uno Stato sovrano la partecipazione di esponenti della Russia nominati direttamente del Cremlino – e non inseriti in Organizzazioni riconosciute internazionalmente.

La leva linguistica come arma politica

La questione linguistica è una pagina molto delicata, spesso utilizzata dalla Federazione Russa per ristabilire la propria egemonia culturale, politica ed economica nello spazio ex-sovietico: sopratutto a spese dell’Unione Europea e dei suoi interessi geopolitici.

Nel caso della Lettonia, per indebolire la sovranità di Riga sul proprio territorio, il Cremlino si è fatto sostenitore delle richieste del 30% della popolazione russofona che nel 1991 – anno dell’Indipendenza dello Stato baltico – ha deciso di non ritornare in Russia.

Dopo 21 anni di indipendenza, sul suolo lettone la lingua di Pushkin è rispettata al punto che il principale giornale locale è edito in russo. D’altro canto, da parte della popolazione russofona pochi sono stati i tentativi profusi per apprendere il lettone: idioma che la Costituzione certifica come unico per la sfera pubblica.

Altri esempi di come nello spazio dell’ex-URSS la questione linguistica assume connotazioni politiche, volte a legittimare – al pari dell’energia – le rinate velleità imperiali di una Russia sempre più monopolista e intollerante, sono quelli di Georgia e Ucraina.

Per contrastare le legittime aspirazioni euroatlantiche di Tbilisi – e con esse il supporto dato dalla Georgia alla politica energetica dell’Unione Europea volta alla diminuzione della dipendenza dal gas di Mosca tramite l’accesso diretto dell’UE ai giacimenti azeri – il Cremlino ha distribuito passaporti russi in Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Su queste regioni, etnicamente georgiane, Mosca poi ha rivendicato la propria paternità, e, successivamente, ha creato il pretesto per giustificare l’aggressione militare dell’agosto del 2008: con cui l’esercito russo ha infranto l’integrità territoriale della Georgia.

In Ucraina, particolarmente sensibile è la regione della Crimea: penisola storicamente multiculturale che, in seguito alle secolari politiche di russificazione forzata ed alle deportazioni etniche attuate in epoca sovietica e zarista, è oggi quasi interamente russofona.

Per destabilizzare gli equilibri politici interni a Kyiv, ed orientare le scelte di politica estera delle Autorità ucraine, il Cremlino non solo ha adottato una politica simile a quella realizzata nei confronti della Georgia – con il riconoscimento facilitato della cittadinanza russa alla popolazione locale – ma ha fatto anche leva sulla presenza militare della Flotta Russa del Mar Nero nella base navale di Sebastopoli.

Una vera e propria spina nel fianco, la cui presenza, nel Maggio del 2010, è stata prolungata fino al 2022 da parte Presidente ucraino, Viktor Janukovych, in cambio di uno sconto sulle forniture di gas che Mosca non ha mai concesso.

Matteo Cazzulani

Elezioni in Lettonia: Riga guarda ancora ad Occidente

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 19, 2011

I filorussi ottengono la maggioranza relativa, ma il centrodestra mantiene i numeri per governare.

Una vittoria di Pirro per gli amici di Mosca. Nelle elezioni parlamentari lettoni di Domenica, 18 Settembre, il Centro dell’Armonia, forza politica filorussa, ha ottenuto la maggioranza relativa, con il 29% dei consensi. Un risultato storico per un partito che si propone di difendere gli interessi della minoranza russofona del Paese – circa un quarto della popolazione – che mai aveva ottenuto un così alto consenso.

Tuttavia, esso non sara sufficiente per il varo di un governo che, numeri alla mano, dovrebbe spettare ancora ad una maggioranza di centrodestra. A comporla, il Partito delle Riforme dell’ex-Presidente, Valdis Zatlers, ed il blocco Unita dell’ex-Premier, Valdis Dombrovskis, rispettivamente al 21 e 18%.

Ad unirsi ad essi, per raggiungere il 51% dei seggi necessari per governare, l’Alleanza Nazionale, forte di un 14% dei consensi che permetterebbero ai due ex-Leader del Paese di non ricorrere ad estenuanti trattative con il Partito dei Verdi e dei Contadini, sesto con il 12%, ma fortemente contrario alle politiche di Zatlers.

I filorussi non si abbattono

Dal canto suo, il Capo del Centro dell’Armonia, Nils Usakov, promette battaglia, esigendo la
Partecipazione di suoi esponenti ad ogni governo che Sara creato.

Lecito ricordare che le elezioni sono state convocate dallo stesso Zatlers, dopo che la Minoranza filorussa si e opposta alla sua lotta contro la corruzione.

Per decisione dell’ex-Capo di Stato, poi sostituito dal verde Andris Berzins, e stato sciolto il governo Dombrovskis che, malgrado un’esigua maggioranza, stava adottando una politica coraggiosa di austerity per uscire da una pesante crisi economica, senza abbandonare Europa ed Occidente.

Matteo Cazzulani

Corruzione in Parlamento: Lettonia di nuovo al voto

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on July 31, 2011

La stragrande maggioranza dei lettoni per le dimissioni di tutti i parlamentari, accusati nel complesso di corruzione. Ora nuove consultazioni elettorali dopo solo un anno

Se il Parlamento e corrotto se ne va a casa. Questo il volere del 95% dei lettoni che, con un alta affluenza nel referendum di sabato, 23 Luglio, ha supportato la richiesta di dimissioni anticipate di tutti i parlamentari.

Un’iniziativa dell’ex Presidente, Valdis Zatlers, che, nell’ambito di una serrata lotta alla corruzione, a cui ha dedicato il suo mandato, ha istituito un’apposita commissione che, in solo anno, ha compiuto circa 40 indagini su altrettanti parlamentari: un’operazione bipartisan, che ha interessato sia esponenti della maggioranza di centro-destra, che dell’opposizione di sinistra.

A terminarla, l’indagine nei confronti di due big del campo progressista, il Capo dei verdi, il Sindaco di Ventspils, Aivars Lembergs, ed il Leader della formazione governativa Per una Buona Lettonia, Ainars Slezers: la richiesta di sospensione dell’immunità per quest ultimo e costata il muro incrociato dei parlamentari che, con una votazione d’urgenza, hanno dapprima protetto il collega, poi sfiduciato Zatlers, e, al momento del rinnovo della carica di Presidente – la Lettonia, come l’Italia, e una repubblica Parlamentare in cui il Capo dello Stato e eletto dai deputati – hanno sostenuto il banchiere Andirs Benzirs, ex-comunista, ritenuto dai media del Paese un’uomo legato a Lembergs.

Popolo e Parlamento separati

Come illustrato da diversi esperti, l’impegno coraggioso di Zatlers nel contrastare un nucleo di interessi costituitosi negli anni Novanta e stato condiviso dai cittadini, ma non da un Parlamento che, ad un anno dal suo insediamento, dovrà ora essere nuovamente ricomposto con nuove elezioni.

Nell’Ottobre del 2010 Riga ha ridato fiducia ad una coalizione di centrodestra che, seppur risicata nei numeri, ha intrapreso un faticoso cammino di risistemazione delle finanze, con una politica di austerity necessaria in seguito alla forte crisi economica che, nel 2009, ha colpito il Paese.

Matteo Cazzulani

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LA LETTONIA HA UN NUOVO PRESIDENTE

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on June 4, 2011

Andris Berzins, candidato dell’Alleanza dei Verdi e dei Contadini, eletto a Capo della Repubblica Baltica. Il rivale, l’uscente Valdis Zatlers, orientato per un nuovo partito

 

Il presidente lettone, Andris Berzins

Un paperone verde alla guida della Repubblica Baltica. Nella giornata di giovedì, 2 Giugno, il Saejm lettone ha eletto Presidente il candidato dell’Alleanza dei Verdi e dei Contadini, Andris Berzins.

67enne, radio ingegnere ed economista di formazione, è stato Vice-Capo del Consiglio dei Ministri della Lettonia Sovietica. Proprietario di 32 appezzamenti terrieri, il Capo dello Stato lettone è stato Presidente di Unibank, e, dal 2010, Parlamentare.

A consentirgli l’elezione, la promessa di sviluppo di Stato, famiglia, e persona. Tanto gli è bastato per sconfiggere, alla seconda convocazione, il Presidente uscente, Vladis Zatlers. Di orientamento moderato, e supportato dal Primo Ministro, Valdis Dombrovskis, il Capo di Stato emerito si è distinto per una coraggiosa lotta alla corruzione, coronata, lo scorso Primo di Giugno, con la decisione di sciogliere il Parlamento a seguito del veto del Saejm di perquisire l’abitazione di un Parlamentare accusato di frode.

Moderati al contrattacco

Tuttavia, per Zatlers la battaglia potrebbe essere solo all’inizio: forte di un incremento di consensi, in molti esperti non escludono la possibilità che possa formare un proprio Partito, con cui presentarsi alle prossime elezioni parlamentari.

Lecito ricordare che la Lettonia è una Repubblica Parlamentare, in cui, come in Italia, il Presidente è scelto dal Parlamento, con una cadenza, però, di 5 anni.

Matteo Cazzulani

LETTONIA: SCIOLTO IL PARLAMENTO

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on May 30, 2011

Il Capo di Stato lettone, Valdis Zatlers, avvia l’iter per il rinnovo del Sejm dopo un presunto caso di corruzione. In sospeso anche la rielezione presidenziale

Il Primo Ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Lettonia di nuovo al voto, forse. Nella giornata di Domenica, 29 maggio, il Presidente lettone, Valdis Zatlers, ha sciolto il Sejm dopo soli 9 mesi di attività. A causare tale decisione, il divieto imposto dallo stesso Parlamento di perquisire l’appartamento del Deputato Ajnar Slesers, accusato di corruzione.

Ora, il Capo di Stato è chiamato a rendere conto alla Commissione Elettorale Centrale, a cui spetta la convocazione di un referendum per confermare lo scioglimento del Parlamento. In caso affermativo, i lettoni saranno richiamati alle urne non dopo due mesi, ed anche il Presidente dovra essere rieletto dal nuovo Parlamento.

Elezioni in vista

Lecito ricordare che in Lettonia il Capo dello Stato è scelto dai Deputati, e non da elezioni dirette. Zatlers è in scadenza di mandato, ed avrebbe dovuto affrontare una nuova elezione il prossimo 2 Luglio.

La scorsa Domenica, 3 Ottobre, la coalizione di centrodestra Vienotiba – Unità – composta da partiti moderati, oggi al governo – il Partito della Nuova Era, la Società per Nuove Politiche e l‘Unione Civica – ha ottenuto la riconferma alle elezioni. 

Dopo un anno e mezzo di politiche fiscali mirate a superare la recessione e gli effetti della crisi economica, il Premier, Valdis Dombrovskis è riuscito ad ottenere una riconferma quasi insperata. Premier dal marzo 2009, il 39enne politico ha tagliato drasticamente le uscite statali, e, a malincuore, incrementato le tasse, per restituire i 7,5 miliardi prestati al precedente governo da UE e Fondo Monetario Internazionale.

Una manovra lacrime e sangue, che, tuttavia, ha dato i primi risultati, ed è stata premiata dal Paese. Dombrovski ha promesso stabilizzazione dell’economia, e, non appena possibile, riduzione della pressione fiscale per piccola e media impresa, ed agricoltura.

Matteo Cazzulani

ANCORA TENSIONE TRA LITUANIA E POLONIA

Posted in Paesi Baltici, Polonia by matteocazzulani on April 20, 2011

L’Ambasciatrice polacca a Vilna denuncia un clima di ostilità nei confronti della minoranza di Varsavia. Il governo lituano smentisce, ma si riapre la polemica. I precedenti delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri, dei cognomi, e della rissa allo stadio.

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Dopo cognomi, energia, terre, e pallone, anche le dichiarazioni dell’Ambasciatore. Nella giornata di martedì, 19 Aprile, la rappresentante diplomatica della Polonia in Lituania, Loreta Zakareviciene, ha lamentato una continua atmosfera di ostilità nei confronti della minoranza polacca.

Secca la smentita di Vilna, con il rappresentante del Primo Ministro lituano, Virgis Valentinavicius, che ha assicurato l’impegno dello Stato baltico nel mantenimento di buone relazioni con il vicino. E stigmatizzato ogni forma di avversità nei confronti della cospicua minoranza polacca, il 7% della popolazione.

Come riportato dall’autorevole Reuters, il diverbio è un macigno nelle relazioni tra due Paesi vicini. Uniti da comune storia e cultura, ma divisi da contenzioni del secolo passato, ancora irrisolti, malgrado la mediazione più volte offerta da Unione Europea e NATO.

Una crisi irrisolta

Tensioni che, nel solo ultimo anno e mezzo, si sono riacutizzate in diverse occasioni. Nel Novembre 2009, la diaspora polacca ha rivendicato il diritto di scrivere i propri cognomi con nessi consonantici e segni diacritici non esistenti nella grafia lituana.

Successivamente, i polacchi di Lituania hanno preteso più ore di insegnamento nella lingua di Kochanowski, e la restituzione di terre loro confiscate al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Non di supporto, la posizione del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che in diverse occasioni ha accusato la Lituania di ignorare le prerogative della minoranza polacca.

Più di recente, la tensione ha coinvolto anche l’ambito energetico, con la compagnia polacca PKN Orlen che ha accusato Vilna di intralciare l’apertura di nuove raffinerie di nafta sul suo territorio, minacciando il ritiro di quelle già installate.

Infine, l’ultimo incontro di calcio tra le rappresentative dei due Paesi, sulla carta amichevole, è stato il pretesto per violenti scontri tra le tifoserie. E nuove polemiche intergovernative.

Matteo Cazzulani

ESTONIA: AL VIA IL NUOVO GOVERNO DI CENTRO-DESTRA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 30, 2011

Accordo sugli incarichi tra il Partito delle Riforme e l’Unione Pro Patria e Res Publica. Tanti volti nuovi per una politica di austerity economica

Il premier estone, Andrus Ansip

Un team collaudato alla guida dell’Estonia. E’ questo il quandro delineato dalla distribuzione degli incarichi di governo da parte del Premier estone, Andrus Ansip.

Sei i ministeri per il suo liberal-moderato Partito delle Riforme, tra cui il premierato, Giustizia, e Finanze. Uno in più per gli alleati dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, forza moderata, soddisfatta per i dicasteri di peso ottenuti, quali Presidenza del Parlamento, Interni, Economia, e Difesa.

Un varo della squadra di governo atteso da settimane, e reso possibile dalla comunicazione della lista dei ministri dei due partiti. Un passaggio lontano dall’essere combattuto, dal momento che i due soggetti già hanno governato assieme dal 2009 al 2010.

Peraltro, in un esecutivo di minoranza. Che, malgrado i numeri risicati, è riuscito a superare la crisi economica, rilanciare l’occupazione, e portare l’Estonia in Eurolandia.

I nomi della squadra

Ora, da realizzare è un programma basato su austerity, taglio delle tasse, libero mercato, europeismo, e stretti rapporti con USA e Scandinavia. Obiettivi non di semplice realizzazione, che hanno spinto Ansip a confermare uomini di fiducia.

Tra i volti noti del Partito delle Riforme, oltre al Premier, il suo braccio destro, Urmas Paet, agli Esteri, Hanno Pevkur agli Affari Sociali, Jurgen Ligi alle Finanze, e Rein Lang, spostato dalla Giustizia alla Cultura.

Quelli dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, invece, lo Speaker del Parlamento, Ene Ergma, il Ministro dell’Economia, Juhan Parts, il Titolare degli Affari Regionali, Siim Valmar Kiisler, quello dell’Agricoltura, Helir-Valdor Seeder, e l’ex-responsabile della Difesa, spostato all’Educazione, Jaak Aaviksoo.

Nuovi ministri, seppur di lunga esperienza politica, in ambiti importanti. La Giustizia è stata affidata a Kristen Michal, del Partito delle Riforme, e l’Ambiente al suo collega di forza politica, Keit Pentus.

Alla Difesa il Leader dell’Unione Pro Patria e Res Publica, l’ex Premier, e stimato storico, Mart Laar. Agli Interni, per il medesimo Partito, Ken-Marti Vaher.

Lecito ricordare che, a seguito delle Elezioni Parlamentari dello scorso 6 Marzo, il Partito delle Riforme ha ottenuto 33 seggi, l’Unione Pro Patria e Res Publica 26.

All’opposizione, i 26 parlamentari del liberal-progressista Partito del Centro, guidato dal sindaco filorusso di Tallin, Edgar Savisaar — finanziato dalla Russia — ed i 19 socialdemocratici, il Partito del Capo di Stato, Tomas Ilves.

Matteo Cazzulani

LETTONIA: SCATTA IL TOTO PRESIDENTE

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 14, 2011

La scrittrice Anna Zigure, il Rettore Marcis Auzins, e l’eurogiudice Egils Levits tra i possibili sfidanti dell’attuale Capo di Stato, Valdis Zatlers. A favore di un nuovo nome, la maggioranza moderata

Il primo ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Uno scrittore, un Rettore, ed un giudice per la presidenza della Lettonia. Con un quarto incomodo. E’ questo il quadro disegnato dalla stimata sociologa Dagmara Beitnere, che ha tratteggiato l’identikit del Capo di Stato ideale per Riga.

Un’opinione meramente personale, se non fosse che gli enorsement della studiosa hanno mosso le acque, ed aperto il dibattito sulle candidature.

Ampio consenso per la scrittrice Anna Zigure. Donna di cultura, in grado di ridare fiducia ad un popolo, di recente poco entusiasta di politica ed istituzioni. Secondo la Beitnere, un Havel lettone. Che, interrotta l’attività di scrittore, si dedica al bene del Paese.

Altri nomi in lizza, il Rettore dell’Università della Lettonia, Marcis Auzins — anch’egli di altro profilo culturale — ed il magistrato della Corte Europea di Giustizia, Egils Levits.

L’unico dato finora sicuro è la scarsa fiducia riscossa dall’attuale Capo di Stato, Valdis Zatlers. Secondo la Beitnere, incapace di rappresentare la nazione, e di garantirle l’autostima sufficiente a superare la recente crisi economica.

Le posizioni dei Partiti

A scaricarlo, anche la maggioranza di governo, che l’impasse economica è riuscita a superarla con la coraggiosa politica economica del Primo Ministro, Valdis Dombrovskis. Una manovra lacrime e sangue, fatta di austerity, ed incremento temporaneo delle tasse, per restituire il prestito FMI, con cui, lo scorso autunno, ha ottenuto la riconferma alla guida del Paese.

Lo Speaker del Parlamento, Solvita Aboltina, della coalizione di centro-destra Vienotiba — Unità — ha ipotizzato una consultazione pubblica per l’individuazione di un candidato gradito ai lettoni. E non scelto dalle Segreterie di Partito.

Il Capogruppo al Saeima dell’Unione dei verdi e dei contadini, Aivars Lembergs, alleato di Vienotiba, ha illustrato come Zatlers sia ancora forte, malgrado la discutibile amministrazione.

Categoricamente contraria l’ala più conservatrice della coalizione di governo, con il capogruppo del movimento Tutto per la Lettonia, Per la Patria e la Libertà, Imants Paradnieks, che il Capo di Stato lo ha scaricato dall’ultima visita a Mosca. Secondo il politico, occorre una personalità che ripristini lo spirito nazionale, prima che l’aspetto meramente entusiastico.

Nessuna candidatura, invece, dal Centro della Concordia, alleanza di centro-sinistra, filorussa ed all’opposizione, capeggiata dal Sindaco di Riga, Usakovs.

Secondo la legge, le consultazioni per la scelta del nuovo Capo di Stato, che spettano al Parlamento, devono tenersi non più tardi dell’8 Giugno.

Matteo Cazzulani