LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin risponde all’Europa con il rilancio del Southstream in Ungheria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2014

Il Presidente russo concorda con il Premier ungherese, Viktor Orban, il tracciato in territorio magiaro del gasdotto progettato per incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia. L’accordo avviene all’indomani del varo del Corridoio Meridionale, che apre all’Europa il flusso di gas dall’Azerbaijan, e del diniego al Southstream espresso dal Parlamento Europeo

Una reazione all’Europa e alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, a pochi giorni dal varo del Corridoio Meridionale. Nella giornata di martedì, 23 Settembre, il monopolista statale russo del gas Gazprom -la longa manus del Cremlino nel settore dell’energia- e il Governo dell’Ungheria hanno concordato il tracciato ungherese del gasdotto Southstream.

Quest’infrastruttura, il Southstream, è concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in Austria dalla Russia meridionale, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, per incrementare la dipendenza energetica dalla Russia dell’UE, che già è fortemente legata alle forniture di Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’accordo per la definizione del tracciato del Southstream in Ungheria è stato raggiunto durante un incontro, a Budapest, tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Premier ungherese, Viktor Orban, dedicato anche ad una discussione in merito alle forniture di gas che la Russia ha in programma di inviare in Europa per il nuovo inverno.

Più che un’iniziativa di stampo economico, gli accordi di Budapest sono una risposta politica all’Europa del Presidente russo, Vladimir Putin, all’indomani del varo del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti, supportato dalla Commissione Europea, progettato dall’Azerbaijan all’Italia meridionale attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania per veicolare in territorio UE gas azero e, così, diversificare le forniture europee di carburante.

Oltre che una contromossa geopolitica, l’accordo tra Russia e Ungheria rappresenta un affronto politico all’UE, dal momento in cui, solo una settimana prima, il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che, in linea con le sanzioni che la comunità occidentale ha imposto a Mosca per l’aggressione militare all’Ucraina, ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto ad abbandonare la realizzazione del Southstream.

Sia la Commissione Europea che la maggioranza delle forze politiche del Parlamento Europeo -popolari, socialisti e democratici, liberal-democratici, conservatori e verdi- hanno ritenuto un errore la realizzazione di un gasdotto che incrementa la dipendenza energetica dalla Russia, sopratutto in concomitanza con la violazione dell’integrità territoriale di Paesi terzi da parte dell’esercito di Mosca.

Tuttavia, per aggirare la posizione comune dell’UE, e realizzare i suoi piani energetici in Europa, Putin ha fatto leva sul già ben consolidato rapporto personale con Orban, che ha già portato alla firma tra Russia e Ungheria di una lunga serie di accordi economici, energetici e commerciali che hanno incrementato la presenza di capitali russi nel mercato ungherese.

L’energia come mezzo di pressione geopolitica

L’implementazione della realizzazione del Southstream dimostra la volontà di Putin di mantenere l’Europa come mercato principale per l’esportazione del gas russo, nonostante, ultimamente, Gazprom abbia guardato ai mercati dell’Asia e del Pacifico con contratti con la Cina e trattative per la fornitura di oro blu liquefatto ad altri Paesi dell’area del Pacifico.

Oltre che un calcolo meramente energetico, l’interesse della Russia per l’Europa è collegato ad un progetto di natura geopolitica, volto all’incremento della già considerevole influenza di Mosca nell’UE.

Putin mira infatti da un lato a mantenere alta la dipendenza energetica dei Paesi dell’UE per potersi avvalere del gas come arma di ricatto geopolitico, come già fatto da Mosca a più riprese nei confronti di Ucraina, Moldova e dei Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro-Orientale, a cui Gazprom ha sempre mantenuto prezzi alti l’importazione di energia.

D’altro canto, come dichiarato dal noto saggista Edward Lucas durante un’audizione presso il Parlamento britannico, l’incremento della dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia potrebbe favorire l’intervento militare di Mosca in alcuni Paesi membri dell’UE, come Estonia, Lituania, Estonia e Polonia.

A supporto della tesi di Lucas sono i recenti sconfinamenti di mezzi dell’aviazione militare russa negli spazi aeri non solo dei tre Paesi del Baltico, ma anche di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America e Canada, fissati e riportati da autorevoli testate internazionali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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