LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Yatsenyuk resta Premier anche se senza maggioranza

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 1, 2014

Il Premier ucraino ottiene la fiducia con un largo consenso, anche se la coalizione ‘Scelta Europea’ resta separata. Approvato l’Assestamento di Bilancio per finanziare l’esercito impegnato contro le milizie filorusse nell’Est del Paese

Un mandato confermato a pieni voti, anche se la posizione resta ancora traballante. Nella giornata di giovedì, 31 Luglio, il Parlamento ucraino ha confermato la fiducia al Premier, Arseniy Yatsenyuk, che ha rimesso le dimissioni dalla guida del Governo al voto della Rada dopo il crollo della colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’.

A favore della permanenza di Yatsenyuk alla guida dell’Esecutivo ucraino hanno votato quasi tutti i Gruppi parlamentari, eccezion fatta per 16 deputati appartenenti al Partito delle Regioni, e indipendenti di estrazione comunista: le due forze partitiche che hanno sostenuto la Presidenza del dittatore ucraino Viktor Yanukovych.

Oltre alla conferma della fiducia a Yatsenyuk, il Parlamento ha anche approvato l’Assesstamento di Bilancio che, come richiesto dal Premier, sblocca 2,9 Miliardi di Hryvnye per sostenere l’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle Regioni orientali dell’Ucraina occupate dalle milizie pro-russe.

Nello specifico, l’Assestamento di Bilancio, necessario per evitare alle casse ucraine la bancarotta, attinge risorse da una più alta tassazione sulle rendite finanziarie delle persone fisiche e sulle vincite della Lotteria Nazionale.

“Oggi a riguardo di economia vi sono due notizie -ha dichiarato il Premier Yatsenyuk a commento della votazione- L’Argentina è in default, mentre l’Ucraina è riuscita ad evitare di fallire”.

Nonostante la vittoria politica, sostenuta anche dal Presidente, Petro Poroshenko, per Yatsenyuk la fiducia e l’Assestamento di Bilancio non bastano a ricomporre la coalizione di maggioranza, alla quale, oltre a qualche Deputato indipendente, appartiene solo la forza politica del Premier di orientamento social-democratico-popolare Batkivshchyna.

Ad avere confermato l’uscita dalla maggioranza, che de facto lascia il Governo senza un appoggio sicuro in Parlamento, sono il Partito di orientamento moderato UDAR -la forza partitica del Sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko vicina al Presidente Poroshenko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Infatti, questi due Partiti hanno affossato l’altro provvedimento che Yatsenyuk ha chiesto alla Rada di votare: la riforma del sistema nazionale energetico in chiave europea.

Ancora impasse sulla riforma del sistema infrastrutturale energetico in chiave UE

La riforma, che ha ottenuto i voti favorevoli solo di Batkivshchyna, prevede lo scorporo delle funzioni del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz -a cui resta la gestione della compravendita del gas con compagnie di Paesi terzi- del controllo del sistema infrastrutturale energetico, dei siti di stoccaggio e della distribuzione del carburante, affidate rispettivamente alle compagnie Ukrtranshaz, Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e Ukrayinska Hazotransportna Systema.

Inoltre la riforma del sistema infrastrutturale energetico ucraino, a cui si sono opposti UDAR, Svoboda e il Partito delle Regioni, prevede la cessione del 49% dei gasdotti ucraini a compagnie registrate in Unione Europea e negli Stati Uniti d’America: una prerogativa, supportata apertamente da Batkivshchyna, che armonizza la legislazione di Kyiv a quella UE.

Come dichiarato da Yatsenyuk, il provvedimento è necessario per assicurare all’Unione Europea il transito del gas russo attraverso il territorio ucraino e, nello stesso tempo, a bloccare la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo e, nel contempo, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del carburante di Mosca in territorio UE.

Malgrado la necessità di bloccare il Southstream -infrastruttura apertamente contrastata dalla Commissione Europea- la riforma del sistema energetico nazionale ucraino così com’è concepita contiene alcuni punti critici.

Come dichiarato in esclusiva a Welfare Network dal Direttore del centro-studi Nomos, Mykhaylo Honchar, la cessione da parte dello Stato del 49% dei gasdotti ucraini potrebbe favorirne l’acquisizione da parte di una società-fantoccio creata dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

“La liberalizzazione del sistema dei gasdotti ucraini, che Kyiv ha sempre voluto considerare come una sorta di territorio neutrale da non svendere a nessuno, sopratutto in un periodo di guerra come quello attuale, è un’idea prematura -ha dichiarato il Professor Honchar- Prima di stabilire la cessione dei gasdotti, il Governo deve ottenere precise proposte da parte di società europee, e non di succursali di Gazprom: in tal caso, non credo che ci saranno forze politiche pronte ad affossare il provvedimento in Parlamento”.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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