LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: USA e UE divise sulle sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 15, 2014

Il Dipartimento di Stato statunitense pubblica le prove dell’attivismo militare russo nelle terre orientali ucraine per chiedere sanzioni più stringenti a Mosca. Come riportato dal Financial Times, l’Europa è spaccata tra le ‘pro russe’ Germania, Francia e Italia e le ‘pro ucraine’ Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia

Obama finalmente risoluto, la Merkel continuamente tentennante, e Tusk, Butkevicius, Straujuma e Roivas isolati da un’Europa sempre più ripiegata sul suo asse tradizionale franco-tedesco. Nella giornata di martedì, 15 Luglio, il Dipartimento di Stato USA ha richiesto l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per l’attivismo militare dell’esercito russo in Ucraina orientale, mirato a destabilizzare la situazione politica interna a Kyiv.

Il Dipartimento di Stato USA, con una nota ufficiale, ha evidenziato come, nonostante le buone intenzioni di pace espresse dal Presidente russo, Vladimir Putin, la Russia stia continuando a rifornire di armamenti e di rinforzi i cosiddetti separatisti filorussi nelle regioni orientali ucraine.

Nello specifico, la nota fa riferimento alla penetrazione di soldati russi in Ucraina, al trasferimento ai cosiddetti separatisti di veicoli, artiglieria e sistemi missilistici di nuova generazione: come i 5 carri armati T-64, i lanciarazzi multipli BM-21 le 2 batterie antiaeree ZU 23-2 e un mortaio 2B16 trasportati a Luhansk lo scorso 14 Luglio con un convoglio battente bandiera russa, e a quello di simili armamenti a Donetsk attraverso la città di Krasnodon lo scorso 11 Luglio.

Il Dipartimento di Stato USA ha poi contestato l’apertura a Mosca di un ufficio per il reclutamento di volontari intenzionati a combattere in Ucraina orientale a fianco dei separatisti, ha censurato l’arresto e l’estradizione in Russia della pilota dell’aviazione militare ucraina Nadiya Savchenko e, sopratutto, ha espresso forte preoccupazione per il riarmo attuato dall’esercito russo presso i confini ucraini.

“La Russia non sta lavorando per la pace -riporta la nota del Dipartimento di Stato USA- Ore dopo il cessate il fuoco concesso unilateralmente dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, i separatisti appoggiati dalla Russia hanno attaccato nove ufficiali ucraini, mentre Mosca ha supportato i separatisti che hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza ucraine per più di 100 occasioni, portando all’uccisione di 28 persone. I separatisti russi -continua la nota- ancora detengono più di 150 ostaggi, per lo più civili, tra cui insegnanti e giornalisti, ed hanno respinto ogni offerta di incontro con il Governo ucraino”.

La posizione risoluta degli USA sembra non essere del tutto condivisa dall’Unione Europea che, come riportato dal Financial Times, si sta sistematicamente opponendo all’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia per via degli stretti interessi economici ed energetici con Mosca.

Nello specifico, come riporta l’autorevole testata internazionale, ad essere contrarie alle sanzioni alla Russia sono Germania, Francia e Italia, ovvero i due Paesi tradizionalmente alla guida politica dell’Europa più lo Stato che, da poco tempo, ha assunto la presidenza di turno dell’UE.

Tuttavia, la posizione dell’UE nei confronti della Russia potrebbe non essere compatta per via dell’opposizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale alla linea troppo morbida di Germania, Francia e Italia.

A sostegno di questa tesi, il Financial Times ha riportato l’opposizione di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’UE del ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini.

Secondo l’importante testata, la Mogherini avrebbe provocato l’opposizione dei Paesi dell’Europa Centrale per avere invitato Putin al vertice Europa-Asia di Milano: de facto, rompendo l’isolamento internazionale applicato dalla Comunità Internazionale al Presidente russo per protestare contro la violazione dell’integrità territoriale ucraina.

Kyiv lamenta la penetrazione russa a Donetsk e Luhansk

Di pari passo alla rottura del fronte occidentale, l’Ucraina ha lamentato continui attacchi, provenienti dalla Federazione Russa, ai propri mezzi militari impegnati nella riconquista dei territori occupati dai cosiddetti separatisti russi.

Il Presidente ucraino Poroshenko ha infatti condannato l’assalto a velivoli e carri armati di Kyiv da parte di avanzati sistemi di aggressione, ed ha contestato l’infiltrazione di soldati russi in Ucraina per dare sostegno ai separatisti a Donetsk e Luhansk.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Nomine UE: riprende quota il tandem Sikorski-Thorning Schmidt

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 12, 2014

Il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, conversa con il Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri della Polonia. La sua scelta è possibile solo previa nomina del Premier danese a Presidente del Consiglio Europeo

Un polacco alla guida della politica estera e di difesa europea e una danese alla presidenza del Consiglio Europeo: nonostante i falchi che guardano a Mosca e all’Europa a due velocità, forse si può fare. Nella giornata di venerdì, 11 Luglio, il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha avuto una conversazione telefonica con il Premier polacco, Donald Tusk, nella quale, come riportato dall’autorevole TVN24, il Capo del Governo della Polonia avrebbe discusso in merito alla possibilità di nomina del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Sikorski, politico di lungo corso con studi ed esperienze lavorative in Gran Bretagna e mondo ex-sovietico, sarebbe la figura ideale per dare finalmente all’UE una guida forte e autorevole in campo internazionale.

All’abilità di Sikorski, oltre allo storico riavvicinamento della Polonia alla Germania, si deve sopratutto il ripristino della democrazia in Ucraina dopo la pacifica Rivoluzione della Dignità del Maydan e, poco più tardi, la firma da parte del Governo ucraino, della Georgia e della Moldova, dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Sikorski, esponente del Partito Popolare Europeo -PPE- che ad oggi gode del sostegno sicuro di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, per essere nominato Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE deve contare sulla nomina a Presidente del Consiglio Europeo di una donna appartenente al Partito dei Socialisti e Democratici Europei -PSE.

L’identikit ideale per la nomina alla Presidenza del Consiglio Europeo è quello del Premier danese, Helle Thorning Schmidt, Capo del Governo, appartenente al PSE, di un Paese che, come la Polonia, non appartiene alla zona Euro.

Il tandem Sikorski-Thorning Schmidt può garantire pari rappresentanza tra gli Stati che non hanno adottato la moneta unica europea e quelli della Zona Euro, che già hanno nel popolare Jean Claude Juncker e del socialista Martin Schulz, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Parlamento Europeo, i loro referenti politici ai vertici UE.

Tuttavia, le nomine di Sikorski e della Thorning Schmidt, che hanno ottenuto anche il sostegno della Francia, sono avversate da Germania, Italia, Grecia, Austria, Slovenia, Belgio e Ungheria: Paesi che non hanno condiviso né il ruolo risoluto ricoperto dal Ministro degli Esteri polacco per la democrazia in Ucraina, né le posizioni filo-atlantiste del Premier danese.

Georgieva-Letta e Mogherini-Barnier le alternative all’accoppiata polacco-danese

In alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt, i Paesi che si oppongono alla nomina del polacco e della danese hanno proposto candidature alternative, tra cui primeggia quella del Commissario UE bulgaro uscente, la PPE Kristalina Georgieva ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, e del PSE italiano Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Sia Georgieva che Letta soddisferebbero sia la parità di genere e di appartenenza politica, sia le pretese dei Paesi che si oppongono a Sikorski ed alla Thorning Schmidt. Questi Stati si caratterizzano infatti per i forti legami con la Russia di Putin, che ha tutto l’interesse ad evitare che polacchi e danesi siamo eletti ai vertici UE.

Un’altra alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt è dato dalla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri italiano, la PSE Federica Mogherini, e, alla Presidenza del Consiglio Europeo, di uno dei candidati scartati dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la nomination del PPE alla corsa alla Presidenza della Commissione Europea.

Tra i possibili nomi del prossimo Presidente del Consiglio Europeo si fanno quelli dell’ex-Premier finlandese, Jyrki Katainen, di quello svedese, Fridrik Reinfeldt, e quello del Commissario UE francese uscente, Michel Barnier.

L’accoppiata tra la Mogherini alla guida della politica estera UE e di un esponente PPE a quella del Consiglio Europeo -Reinfeldt a parte- escluderebbe dai vertici dell’Unione rappresentati della zona non-euro.

Così, la divisione interna tra un’Europa di serie A e di una di serie B a seconda dell’appartenenza o meno dei Paesi membri al processo di integrazione monetaria sarebbe incrementata, in un momento in cui, al contrario, l’UE necessita di unità, forza e autorevolezza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’esercito russo sconfina in Ucraina. Biden: “Putin responsabile dell’occupazione del Donbas”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 11, 2014

Sei velivoli dell’aviazione militare russa entrano in territorio ucraino per spiare e provocare una reazione militare da parte di Kyiv che, così, legittima l’occupazione armata delle regioni orientali del Paese e della Crimea. Il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina promette risposte se le provocazioni di Mosca dovessero palesarsi nuovamente

Uno sconfinamento di 4 chilometri nel confine ucraino, e alcuni osano ancora non chiamarla guerra. Nella giornata di giovedì, 10 Luglio, sei elicotteri militari dell’esercito della Federazione Russa hanno superato il confine ucraino con un volo di ricognizione nelle regioni orientali del Paese.

Come riportato da una nota del Consiglio di Sicurezza e Difesa ucraino, riunitosi in emergenza, i velivoli russi, probabilmente dotati di videocamere per spiare il dispiegamento delle truppe a difesa dell’Ucraina, sono rientrati in Russia dopo poco dallo sconfinamento.

Pronta è stata la risposta del Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Parubiy, che ha annunciato una pronta risposta, anche con l’uso delle armi, in caso di nuova violazione dei confini dell’Ucraina.

“Stiamo effettuando ricognizioni per verificare la presenza di elementi dell’esercito russo a ridosso dei confini ucraini orientali e nei pressi del confine con la Bielorussia” ha aggiunto Parubiy.

Lo sconfinamento del velivoli russi è una provocazione atta a portare ad una reazione armata dell’esercito ucraino che possa legittimare l’invasione dell’est dell’Ucraina, che l’esercito della Federazione Russa ha già de facto compiuto dopo l’annessione militare della Crimea.

Per liberare le terre occupate, e per rispondere al mancato rispetto della proposta di pace inviata dall’Ucraina alla Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha avviato una controffensiva che, ad oggi, ha portato le truppe di liberazione ucraine a 30 chilometri da Donetsk: la più importante delle città della regione del Donbas, ad oggi occupato dell’esercito russo.

“La Federazione Russa deve essere chiamata a rispondere della condotta delle truppe di occupazione nell’est del Paese -ha dichiarato il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, durante una conversazione con Poroshenko- Mosca sta aiutando le truppe che ad oggi occupano l’est dell’Ucraina”.

A testimonianza della presenza di elementi dell’esercito russo nel Donbas è stata la deportazione nella Federazione Russa di Nadiya Savchenko: pilota dell’aviazione ucraina arrestata e poi trasportata in Russia, dove è stata accusata davanti a un Giudice per avere provocato la morte di cittadini russi nell’est dell’Ucraina.

Merkel e Hollande isolano Tusk

Oltre a Biden, lo sforzo diplomatico ha interessato anche Germania e Francia, che, per voce del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Presidente francese, Francois Hollande, hanno invitato Putin a esercitare pressione sulle truppe russe di occupazione dell’Ucraina orientale.

Con la loro iniziativa, Merkel e Hollande hanno tuttavia effettuato un assist a Putin, in quanto essi hanno estromesso dalle trattative la Polonia: Paese che ha dato un forte e decisivo contributo sia al ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del Maydan, che all’avvicinamento di Kyiv all’Europa per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione.

Un fronte europeo senza la Polonia, peraltro colpita da scandali di intercettazioni che hanno compromesso, seppur solo temporaneamente, l’immagine del Premier, Donald Tusk, e del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, rappresenta così una proposta troppo accomodante nei confronti di Putin.

A favorire la linea morbida di Germania e Francia nei confronti della Russia sono interessi economici, energetici e militari che prevaricano la necessaria difesa dell’Europa dal rinato imperialismo russo, che Putin ha dimostrato di avere ripristinato con la guerra in Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Putin elogia Goebbels e potenzia il riarmo ai confini con l’Ucraina

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on July 10, 2014

Il Presidente russo dichiara che il Ministro della propaganda nazista è stato una persona di talento in grado di guidare le masse ad agire sulla base di bugie. Dislocata in Russia Occidentale una nuova batteria di missili Iskander, pronti ad essere utilizzati per operazioni di carattere offensivo

Già in passato alcuni ambiti del Cremlino dicono spinti ad elogiare Hitler, ma mai si sono uditi elogi nei confronti di gerarchi nazisti da parte del Presidente della Russia in persona. Nella giornata di mercoledì, 9 Luglio, il Presidente russo, Vladimir Putin, durante un’occasione pubblica ha elogiato il Ministro della Propaganda della Germania nazista di Hitler, Paul Goebbels, per il suo talento nel convincere il popolo di una grande menzogna, quale l’inferiorità della razza ebraica.

Putin, come riportato dall’agenzia russa ITAR-TASS, che subito dopo ha ritirato le frasi imbarazzanti del Presidente russo, ha anche accusato chi, a suo parere, in Europa sta sovvertendo la storia per raccontare una grande bugia.

“Goebbels era una persona di talento -ha dichiarato Putin- Oggi, chi crede di fermare chi ha abbattuto il nazismo, chi cambia nome alla storia, agisce secondo la medesima logica del Ministro della Propaganda nazista, secondo cui un grande bugia viene presa come verità dal popolo”.

Con le sue parole, Putin ha chiaramente attaccato l’Ucraina, che viene presentata dalla propaganda del Cremlino come un covo di nazisti, nonostante gli ebrei di Ucraina abbiano partecipato alla pacifica rivoluzione del Maydan, e nelle ultime Elezioni Presidenziali i Partiti di estrema destra abbiano ottenuto insieme un misero 2%.

Gli ucraini, secondo la propaganda russa, si starebbero ribellando, con l’aiuto della CIA, contro i loro storici fratelli maggiori russi, che, invece, andrebbero ringraziati per avere liberato l’Ucraina, e più in generale l’Europa Centro-Orientale, dall’occupazione nazista.

Niente di più falso, dal momento in cui per gli ucraini, così come per gli altri popoli dell’Europa Centro-Orientale, la vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti ha significato l’inizio dell’occupazione da parte di un regime totalitario non meno feroce di quello di Hilter.

Inoltre, il Presidente USA, Barack Obama, si è sempre schierato in favore del dialogo con Mosca, ed è stato sempre cauto nel rafforzare le difese militari della NATO in Europa per non compromettere il faticoso dialogo avviato con Putin dopo l’era del suo predecessore, George W Bush.

Tuttavia, a rendere significative le parole di Putin in elogio al Ministro nazista è la corrispondenza di quanto da lui dichiarato con il comportamento che la Russia, in epoca zarista prima, sovietica poi, e putiniana oggi, ha da secoli mantenuto per legittimare il suo potere in Europa Orientale, ossia avvalendosi dell’appropriazione della storia degli ucraini.

I russi ritengono infatti che la loro storia sia iniziata con la Rus di Kyiv: prima entità statale di slavi estesa tra il IX e il XIII secolo pressapoco nelle attuali terre di Ucraina, Bielorussia e Lituania.

La Rus di Kyiv -termine che andrebbe tradotto come Rutenia, e non come Russia- dopo l’invasione tatara del 1242 si è frammentata in diversi Principati, poi confluiti nel Granducato di Lituania e, infine, nella Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana: l’unica entità statale dell’epoca in cui il re veniva eletto da un’assemblea di nobili, e dove le minoranze etniche e religiose venivano tollerate in un’Europa deve stata dalle guerre di religione.

La Russia, invece, ha avuto origine dalla Moscovia: un principato basato sulla verticale del potere creato sotto la dominazione tatara, che è stato separato dalla storia europea fino al 1667, quando la Pace di Andrushovo con la Polonia-Lituania ha consegnato a Mosca il controllo dell’Ucraina orientale.

Un’operazione di riscrittura della storia attuata da Pietro I e Caterina II ha poi cercato di legittimare la storia della Russia come originatasi presso la Rus di Kyiv, e, così, i russi sono riusciti a presentare sé stessi come eletti dalla storia a dominare i loro ‘fratelli minori’ ucraini e bielorussi.

Oltre a tessere le lodi del Ministro della Propaganda nazista, Putin ha anche provveduto al riarmo dell’esercito russo nell’ovest del Paese con la presentazione ufficiale del nuovo sistema missilistico 9K720 Iskander-M presso il poligono di Kapustin.

Come riportato sempre dalla ITAR-TASS, una volta terminato l’addestramento, il sistema missilistico sarà assegnato ai reparti armati in stanza nell’ovest della Russia, come la 152 Brigata dell’enclave di Kaliningrad -ubicata tra la Polonia e la Lituania- o, molto probabilmente, la 448 Brigata di Kursk, nel sud-ovest del Paese, vicino all’Ucraina.

La NATO chiede rinforzi a Obama in Europa

Proprio la presenza massiccia di reparti dell’esercito russo ha allarmato il Comandante della NATO in Europa, Philip Breedlove, che ha dichiarato che otto battaglioni dell’esercito russo ben equipaggiati sono presenti ai confini dell’Ucraina, pronti a sconfinare in ogni momento.

Pochi giorni prima, il Comandante Breedlove ha fatto appello affinché la permanenza delle forze militari della NATO non venga diminuita, sopratutto considerati i mutati equilibri geopolitici, che, oggi, vedono la Russia non essere più un interlocutore affidabile dell’Occidente, come solo quattro anni fa si è stati portati a pensare.

Il ruolo della NATO in Europa richiesto da Breedlove è fondamentale per garantire la difesa dell’Europa, che da sola non è in grado di contrastare la Russia nemmeno sul piano economico ed energetico.

La debolezza dell’Europa nei confronti della Russia, oltre che per la forte propaganda del Cremlino, è dovuta alla mole di affari ed interessi che lega Mosca ad alcuni Paesi europei spiccatamente filorussi, come Francia, Italia, Belgio, Austria e Grecia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
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L’Ucraina diversifica le forniture di gas con un gasdotto dalla Slovacchia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2014

La compagnia energetica slovacca Eustream da il via libera allo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Vojani per l’invio in territorio ucraino di 16,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il colosso energetico nazionale di Kyiv Naftohaz indice un’asta per importare più energia anche da Polonia ed Ungheria

Un restauro di 20 Milioni di Euro per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina e integrare Kyiv all’Europa, per lo meno dal punto di vista dell’energia. Nella giornata di martedì, 8 Luglio, la compagnia energetica slovacca Eustream ha dichiarato che a breve sarà possibile avviare l’utilizzo del gasdotto Vojani per inviare in territorio ucraino 16,5 Miliardi di metri cubi di gas.

Come ha riportato l’agenzia Bloomberg, la manovra e possibile in seguito alla ristrutturazione del gasdotto Vojani: un’infrastruttura inattiva da 15 anni, costruita per alimentare un’industria elettrica a gas mai realizzata, che la Eustream sta ristrutturando per permettere il transito del gas da ovest verso est.

Il gasdotto Vojani -concepito inizialmente per veicolare il gas da est verso ovest- consente all’Ucraina di ricevere la giusta quantità di oro blu che, aggiunta alle riserve conservate nei siti di stoccaggio ucraini, permette a Kyiv di superare l’inverno senza temere tagli delle forniture da parte della Russia.

Per rafforzare la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Mosca, da cui Kyiv dipende per il 92% del proprio fabbisogno, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz ha indetto un’asta per appaltare la commessa per le forniture di gas attraverso i gasdotti di Ungheria e Polonia.

Ad oggi, il sistema infrastrutturale energetico ungherese e quello polacco sono sfruttati dall’Ucraina per importare 55 Milioni di metri cubi di gas per due mesi: una quantità molto bassa, che Kyiv intende incrementare ad almeno 15 Milioni di metri cubi al giorno.

Tecnicamente, l’importazione di carburante da ovest non è da definirsi una diversificazione, in quanto il gas importato dall’Ucraina attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria, è acquistato in Germania e proviene dalla Russia, che attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico, rifornisce il mercato tedesco di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Tuttavia, il gas russo, una volta giunto in Germania, è commercializzato dalla compagnia tedesca RWE secondo le regole dell’Unione Europea improntate sulla trasparenza e sulla libera concorrenza. Per questo, acquistando gas dall’UE, e non più solo dalla Russia, l’Ucraina si integra appieno nel mercato energetico europeo.

L’Unione Energetica Europea prende il via

La decisione di importare gas russo attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria è dovuta anche alla necessità di reperire energia nel più breve tempo possibile, dopo che la Russia, oltre ad avere invaso militarmente la Crimea e le regioni orientali del Paese, ha tagliato le forniture di oro blu all’Ucraina lo scorso 26 Giugno.

La posizione dei russi è stata presa in seguito alla rottura delle trattative con la parte ucraina e con la Commissione Europea per il rinnovo dei contratti: il monopolista statale russo Gazprom, la longa manus del Cremlino, ha imposto a Naftohaz il tariffario di 385 Dollari per mille metri cubi, mentre Kyiv, che ha accusato la natura politica del prezzo di Mosca, si è detta disposta a pagare 326 Dollari per mille metri cubi di gas.

Il braccio di ferro sul gas tra Russia e Ucraina, che ha interrotto le forniture di gas verso l’Europa, ha spinto l’UE ad accelerare la realizzazione dell’Unione energetica Europea.

Questo progetto, concepito dal Premier polacco, Donald Tusk, e sostenuto dal Presidente francese, Francois Hollande, prevede la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, la liberalizzazione del mercato dell’energia, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Un passo a supporto dell’Unione Energetica Europea è stato compiuto dal Parlamento Europeo, che, lunedì, 7 Luglio, ha eletto rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza della Commissione Energia -ITRE- due personalità che sostengono convintamente questo progetto: l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro degli Affari Comunitari italiano, Patrizia Toia.

Da attendere è anche il nome del prossimo Commissario UE all’Energia, per la cui carica il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dovrà affrontare la concorrenza dell’uscente tedesco Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
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Buzek e Toia alla guida della Commissione ITRE: l’Unione Energetica Europea si fa sempre più vicina

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 8, 2014

Sia l’ex-Premier polacco che l’ex-Ministro per gli Affari Comunitari italiano sono sostenitori della realizzazione di un mercato europeo unico del gas che diversifichi le forniture e liberalizzi la commercializzazione del carburante. Anche la nomina di Gianni Pittella a Capo del secondo Gruppo del Parlamento Europeo e l’elezione di diversi polacchi alla guida di numerose Commissioni favoriscono il sostegno ad un progetto fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea

Una Comune politica energetica dell’Unione Europea che porti l’Europa ad essere finalmente competitiva sul piano internazionale e, sopratutto, indipendente dal ricatto di superpotenze globali che si avvalgono dell’energia come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi membri dell’UE. Questo è quanto accomuna l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro delle Politiche Comunitarie italiano, Patrizia Toia, che, nella giornata di lunedì, 7 Luglio, sono stati eletti rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Commissione Energia, Industria e Ricerca -ITRE- del Parlamento Europeo.

L’elezione di Buzek e Toia, frutto di un accordo di coalizione tra il Partito Popolare Europeo, a cui appartiene l’ex-Premier polacco, e il Partito dei Socialisti e Democratici Europei, a cui appartiene l’ex-Ministro italiano, rappresenta un passo fondamentale che il Parlamento Europeo ha compiuto in direzione del sostegno al varo dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, supportato dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Presidente francese, Francois Hollande, ha lo scopo di diminuire la dipendenza energetica dell’UE da Russia ed Algeria tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri, la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la liberalizzazione del settore dell’energia per garantire la libera concorrenza a livello continentale.

Come dichiarato ad alcuni media polacchi da Buzek a margine della sua elezione, la ITRE, nello specifico, si occuperà della stesura delle clausole e del regolamento dell’Unione Energetica Europea che, dopo essere stato presentato, e votato, dal Parlamento Europeo, necessiterà anche del sostegno della Commissione Europea e del Comsiglio Europeo.

Buzek ha poi aggiunto che la questione energetica ricopre un’importanza fondamentale non solo per ragioni di carattere geopolitico, ma anche per implementare gli altri settori di cui la ITRE si occupa: industria e ricerca.

Sulla medesima frequenza di Buzek si è posizionata Toia, che già durante la scorsa legislatura, passata sempre come Vicepresidente della ITRE, ha più volte sottolineato l’importanza di abbattere il costo dell’energia, mediante l’importazione diversificata del gas, per dare ossigeno all’industria e per reperire risorse da reinvestire nella ricerca.

Sul piano geopolitico, Toia ha sostenuto convintamente il progetto dell’Unione Energetica Europea che, come dichiarato a più riprese, è un’intuizione concepita e già parzialmente attuata da due ex-Presidenti della Commissione Europea appartenenti al centro-sinistra europeo: Jacques Delors e Romano Prodi.

Oltre alla sintonia tra Buzek e Toia, il sostegno del Parlamento Europeo all’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande -e prima ancora di Delors e Prodi secondo il Toia pensiero- è garantito anche dall’elezione dell’italiano Gianni Pittella alla guida del Gruppo del Partito dei Socialisti e Democratici Europei.

Pittella, durante la passata legislatura trascorsa da Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, si è speso in prima persona per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, con particolare attenzione all’impatto che un minore costo dell’energia ha per il rilancio del lavoro, sopratutto in Paesi dell’UE dove la crisi economica e sociale è particolarmente forte, come l’Italia.

Un altro elemento che permetterà il supporto del Parlamento Europeo al varo dell’Unione Energetica Europea è l’elezione alla guida di altre Commissioni di molti Europarlamentari provenienti dalla Polonia: il Paese, che per ragioni storiche e culturali, ha molto da insegnare al resto dell’UE in materia di diversificazione e sicurezza energetica.

Danuta Hubner, eurodeputata del PPE, è stata eletta alla Presidenza della Commissione Affari Costituzionali -AFCO- mentre il suo collega Czeslaw Siekierski è stato nominato alla guida della Commissione Agricoltura e Pesca -AGRI.

L’ex-Ministro degli Esteri polacco Anna Fotyga, del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, è stata invece nominata Presidente della sottocommissione Sicurezza e Difesa -SEDE.

Sempre più difficile la nomina di Sikorski ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

Nonostante la situazione del Parlamento Europeo, a mettere i bastoni tra le ruote alla corsa dell’Unione Energetica Europea è la situazione presso il Consiglio Europeo, dove il Premier polacco Tusk potrebbe non avere i voti necessari per fare eleggere il Ministro degli Esteri del suo Governo, Radoslaw Sikorski, ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Come dichiarato dall’autorevole Euractiv, alcuni Paesi membri, come Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Belgio, Slovenia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca starebbero optando per il sostegno al Commissario UE uscente bulgaro, Kristalina Georgieva per l’ottenimento della nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE.

Sikorski, che si è dichiarato a più riprese un convinto sostenitore dell’Unione Energetica Europea, e che può contare ora sul supporto sicuro solo di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Svezia e Danimarca, è tuttavia avversato dai Paesi pro-Georgieva per via del suo impegno concreto nel sostenere attivamente il ripristino della democrazia in Ucraina e l’avvicinamento all’UE di questo Paese, insieme con Georgia e Moldova, per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione.

In caso di elezione della Georgieva -personalità molto accomodante nei confronti della Russia- per Sikorski potrebbe aprirsi la strada della nomina a Commissario UE all’Energia.

Questa posizione, tuttavia, è già stata blindata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha riconfermato la candidatura del Commissario UE all’Energia uscente, Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: liberate Kramatorsk e Sloviansk

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 6, 2014

L’esercito ucraino libera due delle quattro città dell’est del Paese occupate dall’esercito russo. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, invita a continuare la lotta di Liberazione per ripristinare la sovranità territoriale dell’Ucraina con la riconquista di Donetsk e Luhansk

Un primo passo per ristabilire la sovranità territoriale ucraina, ma ancora molto resta da fare, sia per porre fine all’occupazione russa dell’Ucraina orientale, che per evitare ulteriori vittime. Nella giornata di sabato, 5 Luglio, l’esercito ucraino ha ripreso il controllo su Sloviansk e Kramatorsk: città dell’Ucraina orientale occupate da miliziani russi e mercenari ucraini da circa due mesi.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, sul tetto degli edifici delle Amministrazioni Locali delle due città è tornata a sventolare la bandiera ucraina, mentre il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dato subito il via ai primi aiuti umanitari per soccorrere la popolazione del posto.

Pronta è stata anche la risposta del Premier, Arseniy Yatsenyuk, che ha dato disposizione affinché il funzionamento delle Amministrazioni Pubbliche locali sia ripristinato fin da subito per non lasciare insolute le emergenze umanitarie ed economiche di Kramatorsk e Sloviansk.

“La riconquista delle due città dell’est dell’Ucraina rappresenta un primo passo per il ripristino della sovranità territoriale ucraina -ha dichiarato il Presidente Poroshenko- tuttavia, non c’è da essere entusiasti: ho dato ordine di continuare le operazioni per liberare anche le città occupate di Donetsk e Luhansk”.

I russi sempre più presenti militarmente a Donetsk e Luhansk

L’offensiva per la liberazione dell’est dell’Ucraina è stata chiamata da Poroshenko dopo che l’esercito russo ha sistematicamente violato i confini ucraini durante una tregua concessa unilateralmente dal Presidente ucraino per 72 ore alla fine di Giugno.

Come riportato dal TVi, la penetrazione dell’esercito russo, provata dal ritrovamento a Kramatorsk e Sloviansk di armi ed uniformi con le insegne russe, continua nonostante la richiesta della Comunità Internazionale alla Russia di non fomentare gli occupanti nelle regioni orientali ucraine.

Carri armati russi con la scritta ‘Verso Kyiv’ e “Verso Leopoli” sono stati avvistati nei pressi di Donetsk e Luhansk: le due città ucraine ancora nelle mani dei miliziani della Russia e dei mercenari ucraini al loro servizio.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Dopo l’Accordo di Associazione, Moldova, Ucraina e Georgia si avvicinano all’Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 5, 2014

L’Alleanza Pro-Europa, la coalizione di maggioranza del Parlamento moldavo, ha approvato l’Accordo di Associazione con l’UE. Il Parlamento ucraino modernizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico agli standard dell’Unione Europea, mentre il Governo georgiano ha incrementato la quantità di gas importata dall’Azerbaijan anche per l’Europa

Una ratifica lampo per un Paese che, così, dimostra la sua alta voglia di Europa. Nella giornata di mercoledì, 2 Luglio, il Parlamento moldavo ha ratificato la firma dell’Accordo di Associazione che il Premier moldavo, Iurie Leanca, ha sottoscritto a Bruxelles con l’Unione Europea lo scorso 27 Giugno.

La ratifica, avvenuta dopo meno di una settimana dalla firma dell’Accordo, è stata possibile grazie al voto dell’Alleanza Pro Europa: la coalizione di Governo composta da Partiti pro-europei di differente orientamento ideologico.

Oltre al Partito Liberal Democratico di Moldova -PLDM- del Premier Leanca, che ha lo status di osservatore presso il Partito Popolare Europeo, l’Alleanza Pro-Europa è composta anche dal Partito Democratico di Moldova del Presidente del Parlamento, Marian Lupu -che fa parte nella qualità di osservatore del Partito dei Socialisti Europei- e dal Partito dei Liberali Riformisti -PLR- che partecipa come osservatore all’Alleanza dei liberali e Democratici Europei.

Assente dalla votazione è stato però il Partito Comunista di Moldavia -PCM- la prima forza politica per numero di parlamentari che, per via del suo orientamento anti-occidentale, ha espresso piena contrarietà all’avvicinamento di Chisinau all’Europa.

Oltre alla Moldova, passi in avanti verso l’Europa sono stati compiuti dall’Ucraina, che, nella giornata di venerdì, 4 Luglio, ha visto approvare dal Parlamento una Legge che armonizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino al regolamento UE in materia.

Nello specifico, la Legge ha separato la gestione della compravendita del gas dalla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, affidate rispettivamente alla compagnia nazionale Naftohaz e alla compagnia Ukrtranshaz.

Inoltre, la legge permette ad enti terzi appartenenti all’Unione Europea e ad altro Paesi della Comunità Energetica Europea -alla quale, oltre ai Paesi membri UE, appartengono Serbia, Moldova, Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro- di rilevare quote non superiori al 51% nella gestione parziale o totale del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina.

Alla legge, un emendamento ha poi dato la possibilità anche a compagnie statunitensi di partecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino: una decisione che aiuta Kyiv a decrementare la dipendenza dalle importazioni di gas della Russia, di cui Mosca si avvale come forma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi sovrani e indipendenti.

Sempre a proposito di energia, anche la Georgia ha compiuto un passo verso l’Europa con l’incremento della quantità di gas importata dall’Azerbaijan del 20% nell’ultimo anno.

Il flusso di gas dall’Azerbaijan alla Georgia, oltre che per la sicurezza nazionale di Tbilisi, è necessario anche per la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Europa anche attraverso l’importazione del gas azero in Italia dal territorio georgiano tramite Turchia, Grecia ed Albania.

In UE solo la Lituania in prima fila per la ratifica del documento

Sia l’Ucraina che la Georgia hanno firmato a Bruxelles l’Accordo di Associazione con l’UE, ma, diversamente dalla Moldova, la loro ratifica non è ancora stata fissata in Parlamento.

La mancanza di un voto calendarizzato sulla questione è anche presente presso i Parlamenti dei Paesi membri UE che, così come i Paesi non-UE che hanno firmato l’Accordo, devono ratificare la firma del Documento.

L’unico Paese che finora si è attivato in tale direzione è la Lituania che, come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, intende avviare al più presto le procedure per incentivare l’avvicinamento, e per certi versi anche il ritorno, all’Europa di Moldova, Ucraina e Georgia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: la Lituania punta anche su Israele

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 3, 2014

Il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, dichiara pieno interesse da parte di Vilna al gas liquefatto israeliano. Un pre-accordo tra i gestori del principale giacimento e la BP Group per l’avvio delle forniture in Egitto mette a repentaglio l’acquisto di LNG di Tel Aviv da parte dei Paesi dell’Unione Europea

Israeliani e statunitensi in prima fila per ricoprire un ruolo determinante per la sicurezza energetica dell’Europa: la strada è lunga e difficile, ma si può fare. Nella giornata di mercoledì, 2 Luglio, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ha dichiarato l’interesse della Lituania di importare gas liquefatto da Israele.

L’operazione, come dichiarato dalla Grybauskaite, è possibile una volta finalizzata la costruzione del rigassificatore di Klaipeda: un terminale, realizzato grazie ai fondi europei, necessario per l’importazione di gas liquefatto proveniente sopratutto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America.

La possibilità del gas israeliano è rappresentata dall’avvio dello sfruttamento da parte di Israele dei giacimenti ubicati sul fondale del Mar Mediterraneo, che per mezzo di una decisione del Governo di Tel Aviv, saranno utilizzati al 60% per soddisfare la richiesta interna, mentre il 40% sarà riservato alle esportazioni.

Da sciogliere, tuttavia, resta il nodo in merito alla destinazione del gas israeliano, che fin dall’inizio avrebbe dovuto caratterizzare una fonte preziosa per l’Unione Europea per potere diversificare le forniture di gas e, così, decrementare l’alta dipendenza da Russia ed Algeria.

Nello specifico, il gas israeliano avrebbe potuto raggiungere il Corridoio Meridionale in Turchia tramite la costruzione di un gasdotto sottomarino dai giacimenti israeliani al territorio turco.

La manovra, resa possibile dal riappacificamento tra Israele e Turchia voluto dal Presidente USA in persona, Barack Obama, è stata tuttavia posta sotto esame per via della necessità di realizzare il gasdotto nelle acque territoriali di Paesi tradizionalmente ostili a Israele, come Libano e Siria.

L’altra strada per l’esportazione del gas israeliano in Europa è il suo invio Grecia attraverso Cipro: un progetto che è stato inserito tra le priorità della Presidenza di Turno greca dell’UE che, tuttavia, Atene non ha saputo concretizzare.

A complicare il quadro dell’esportazione del gas israeliano in Europa è anche una lettera di intenti inviata alla compagnia energetica BP Group da parte della Delek e della Ratio Oil Exploration per l’avvio delle forniture in Egitto del gas sfruttato dal giacimento Leviathan.

Il Leviathan, dopo il Tamar e il Karish -capienti rispettivamente 10 trilioni di piedi cubi e 3 trilioni di piedi cubi- è il principale giacimento israeliano, con una capienza pari a 20 trilioni di piedi cubi di gas.

Se sfruttato per rifornire di gas l’Egitto, e non l’Europa, il Leviathan porrebbe a serio repentaglio la realizzazione del progetto per l’invio di gas liquefatto israeliano in Paesi dell’Unione Europea che vedono in Israele una delle possibili alternative su cui contare per diversificare le proprie forniture energetiche.

Anche Polonia, Croazia, Danimarca e Ucraina interessate al gas di Tel Aviv

Oltre alla Lituania, chi guarda con speranza anche ad Israele sono gli altri Paesi dell’UE che si stanno avvalendo dei fondi europei per realizzare rigassificatori, come la Polonia e la Croazia, impegnate rispettivamente nella costruzione del terminale di Swinoujscie e di Krk.

I due terminali, sempre grazie all’utilizzo dei fondi europei, saranno collegati attraverso il Corridoio Nord Sud -un gasdotto che transita attraverso Polonia, Slovacchia, Ungheria e per l’appunto Croazia- e potranno raggiungere anche Gran Bretagna e Scandinavia per mezzo dell’Interconnettore Polonia-Danimarca.

Particolare attenzione al progetto è rivolta dall’Ucraina, che conta sulla diversificazione delle forniture di gas dell’Europa per potere anch’essa decrementare la dipendenza energetica dalla Russia, che si avvale ripetutamente dell’energia come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Kyiv.

Come dichiarato dal Vicecapo del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz, Oleksandr Todiychuk, Kyiv ha in programma la realizzazione di una conduttura per importare gas dalla Polonia.

Todiychuk ha poi espresso fiducia nella possibilità che ad essere importato in Europa, e successivamente in Ucraina, sia anche lo shale liquefatto statunitense, che gli USA si stanno avviando ad esportare in UE per decrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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