LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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