LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Tusk respinge il siluro di Putin alla Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 24, 2014

Il Premier polacco pone come priorità l’assicurazione alla Giustizia di autori e mandanti delle intercettazioni che stanno discreditando l’immagine della Polonia in Europa, e che secondo gli indizi sarebbero state realizzate su ordine della Russia. La maggioranza chiede a Tusk una miniverifica di Governo

Prima chiarire le responsabilità delle intercettazioni illegali, e solo poi procedere con il rimpasto di Governo. Questa è la linea assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in seguito alla pubblicazione di nuove intercettazioni ad alte Cariche dello Stato da parte del settimanale Wprost: un fatto che ha aperto una crisi di Governo e, sopratutto, ha indebolito l’immagine della Polonia in Europa alla vigilia di importanti nomine ai vertici dell’Unione Europea.

Tusk, durante una conferenza con il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha definito come prioritaria l’individuazione degli autori e dei mandanti delle intercettazioni che, come dichiarato espressamente dal Capo del Governo polacco, hanno agito con il chiaro obiettivo di destabilizzare la Polonia.

Tusk ha quindi invitato la Redazione del Wprost a pubblicare tutte le intercettazioni in suo possesso per evitare che ulteriori conversazioni registrate possano essere utilizzate come forma di ricatto nei confronti del Governo.

Infine, il Premier polacco ha dichiarato di non intendere dimissionare nessuno dei Ministri coinvolti nelle intercettazioni, ma, al contrario, di volere assicurare alla Giustizia gli autori di registrazioni accuratamente confezionate in diversi ristoranti di Varsavia.

“Le persone responsabili delle intercettazioni non hanno agito per il bene pubblico, bensì unicamente per destabilizzare lo Stato polacco -ha dichiarato Tusk- basta vedere quello che accade ad est dell’Unione Europea per capire quanto una forte posizione della Polonia sarebbe importante per cambiare gli assetti della politica mondiale ed europea”.

La posizione espressa da Tusk è non solo una adeguata risposta al tentativo di discreditare l’immagine della Polonia nella politica europea, ma anche una conferma implicita della convinzione del Governo polacco che dietro alle intercettazioni vi sia la mano dei Servizi Segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse ad affossare la Polonia, che ha saputo ritagliarsi in Europa un preciso ruolo a supporto della democrazia in Ucraina, dell’avvicinamento di Georgia e Moldova all’UE e della realizzazione di una Comune Politica Energetica UE.

Il Governo Tusk è protagonista anche per la diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Unione Europea da Mosca, e per accelerare con la firma del Trattato di Partnership Economica tra UE e Stati Uniti d’America, il TTIP.

Compatti accanto a Tusk si sono schierati i Parlamentari della Piattaforma Civica -PO- la forza partitica a cui appartengono il Premier e i Ministri e Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-Addetto Stampa di Tusk, Pawel Gras.

Differente è la posizione del Partito contadino PSL, che, da alleato di maggioranza della PO, ha chiesto a Tusk una verifica di Governo con le dimissioni del Ministro degli Interni Sienkiewicz. Nelle intercettazioni, Sienkiewicz avrebbe concordato con il Capo della Banca Nazionale polacca, Marek Belka, un intervento urgente in salvataggio del bilancio statale in cambio delle dimissioni di Rostowski dalla guida del Ministero delle Finanze.

La posizione del PSL, espressa dal Vicepremier Janusz Piechocinski, esclude la formazione di una Coalizione alternativa a supporto di un Governo tecnico, come proposto dal principale partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il cui Capo, Jaroslaw Kaczynski, è riuscito a portare sulle sue posizioni gli altri due Gruppi parlamentari della destra: Polonia Solidale e Polonia Insieme.

Fuori dalla contesa restano le Opposizioni di sinistra, con la socialdemocratica SLD attenta a verificare l’operato del Governo, e il radicaleggiante Tuo Movimento pronto a discutere una propria Proposta di Legge per lo scioglimento anticipato del Governo.

Al posto di Sikorski a Capo della Politica Estera UE candidati graditi a Mosca

Nel frattempo, sulla vicenda è anche intervenuto il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che nelle intercettazioni avrebbe dichiarato al Ministro Rostowski che l’alleanza con gli Stati Uniti d’America sarebbe inutile per garantire la sicurezza della Polonia.

“Il Governo è sotto l’attacco di una forza intenta a destabilizzare la Polonia -ha dichiarato Sikorski durante il Vertice dei Ministri degli Esteri UE in Lussemburgo- Ritengo necessario identificare queste persone ed assicurarle alla Giustizia” ha continuato il Ministro degli Esteri polacco.

Sikorski, nello scenario delle intercettazioni, rappresenta il colpo più duro inferto al Governo Tusk, che sta candidando proprio il suo Ministro degli Esteri alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE e a quella di Commissario UE all’Energia.

Non è un caso se, subito dopo lo scandalo intercettazioni, le quotazioni di Sikorski per la nomina alla guida della Politica Estera UE sono state raggiunte e superate da quelle di altri candidati, come i francesi Laurent Fabius ed Elisabeth Guigou, l’olandese Frans Timmermans, gli italiani Franco Frattini e Federica Mogherini, lo slovacco Miroslav Lajcak e la bulgara Kristalina Georgieva.

Tutti i candidati alternativi a Sikorski sono noti per assumere posizioni spesso troppo concilianti nei confronti della Russia, talvolta anche spiccatamente favorevoli alle istante neoimperiali di stampo militarista del Presidente russo, Vladimir Putin.

Per questo, non è affatto errato pensare che lo scandalo intercettazioni sia stato organizzato da Mosca per evitare la nomina ai vertici UE di personalità poco accondiscendenti agli interessi della Russia e alle lobby russe di ambito economico ed energetico.

Una situazione, quella che purtroppo si prospetta in Europa, a cui Sikorski -esponente di un Paese che ben conosce la natura imperialista della Russia di Putin, che è del tutto simile a quella del regime sovietico- si sarebbe strenuamente opposto per evitare che l’UE avrebbe potuto assumere una politica succube agli interessi di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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