LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Putin apre il fronte anche in Transnistria

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 10, 2014

Il riarmo delle forze militari russe nella regione separatista della Moldova, al confine col territorio ucraino, porta all’interruzione delle trattative per la normalizzazione dei rapporti tra Tiraspol e Chisinau. Considerevole l’attività dell’esercito di Mosca anche ai confini delle Regioni orientali dell’Ucraina, dove separatisti foraggiati dal Cremlino hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale.

La pressione militare in Moldova, il gas e la il separatismo violento in Ucraina. Queste sono le due armi di cui si sta avvalendo il Presidente russo, Vladimir Putin, per destabilizzare politicamente Moldova ed Ucraina e, così, imporre una volta per tutte l’influenza della Federazione Russa sui due Paesi dell’Europa Orientale che, di recente, hanno integrato i loro mercati in quello comune dell’Unione Europea con la firma dell’Accordo di Associazione.

Nella giornata di mercoledì, 9 Aprile, le Autorità della Transnistria -Regione separatista della Moldova sostenuta politicamente da Mosca in cui stazionano reparti dell’esercito russo- hanno sospeso la partecipazione al Tavolo delle Trattative internazionale per la normalizzazione delle relazioni con la Moldova, in segno di protesta per l’approvazione di sanzioni da parte del Governo moldavo e per il blocco della frontiera da parte di quello ucraino.

Come riportato dal Kommersant”, la decisione di non partecipare al Tavolo delle Trattative -a cui, oltre alla Transnistria, prendono parte anche Ucraina, Moldova, Russia, Stati Uniti d’America e UE- è stata presa dopo che la Russia ha ripristinato esercitazioni militari che hanno coinvolto forze d’assalto utilizzabili per un attacco militare a Paesi vicini alla Transnistria, come, per l’appunto, Moldova ed Ucraina.

Proprio l’Ucraina, più che la Moldova, sembra essere il vero obiettivo della pressione militare di Putin in Transnistria, sopratutto dopo che, nelle Regioni orientali del Paese -russofone ma non russofile- manipoli di separatisti, che secondo fonti ben informate sono stati addestrati e foraggiati da Mosca, hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale di Donetsk e Luhansk, ed hanno dichiarato la nascita di Repubbliche autonome intenzionate ad aderire alla Federazione Russa.

A dare manforte ai separatisti del Donbas e di Luhansk è sopratutto la presenza di folti reparti dell’esercito russo a pochi chilometri dalla frontiera ucraina che, negli scorsi giorni, similmente a quanto fatto in Transnistria hanno avviato esercitazioni e manovre che, secondo l’opinione di autorevoli militaristi, lasciano presupporre la preparazione ad un intervento militare.

Kyiv resta senza il gas russo

Oltre alla pressione militare, la Russia ha incrementato in Ucraina anche quella energetica quando, sempre mercoledì, 9 Aprile, il Premier russo, Dmitry Medvedev, ha ventilato l’ipotesi di richiedere il pagamento anticipato per le forniture di gas al Governo ucraino.

La richiesta, congelata -ma non respinta- dal Presidente Putin, segue la decisione del monopolista statale russo del gas, Gazprom, di incrementare il tariffario per le esportazioni in Ucraina da 268,5 Dollari per mille metri cubi di oro blu a 485,5 Dollari per mille metri cubi: un prezzo ben superiore sia alla quota di mercato che alla bolletta imposta dalla Russia ai Paesi UE.

Pronta è stata la riposta del ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che, a poche ore di distanza, ha dichiarato l’interruzione dell’importazione di gas dalla Russia a causa dell’impossibilita di raggiungere un accordo con Mosca sul rinnovo del contratto, ed ha denunciato l’incremento delle tariffe richiesto dalla Federazione Russa come politicamente motivato.

Infatti, l’incremento del prezzo del gas per l’Ucraina è stato richiesto dalla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa: un fatto che ha invalidato gli Accordi di Kharkiv.

Questi Accordi, firmati dall’ex-Presidente ucraino Viktor Yanukovych nel Maggio 2010, garantivano a Kyiv uno sconto sulle tariffe per l’importazione di oro blu dalla Russia in cambio del prolungamento dello stazionamento della Flotta Russa del Mar Nero nel porto ucraino di Sebastopoli.

Matteo Cazzulani

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