LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

EFFETTO PUTIN: LA TURCHIA VUOLE LA CRIMEA, DONETSK LA GRAN BRETAGNA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 24, 2014

I cittadini del Capoluogo del Donbas si rifanno alla fondazione della città da parte di un cittadino britannico, mentre ad Ankara c’è chi evoca il Trattato tra Caterina II e la Sublime Porta del 19 Aprile 1783 per legittimare il possesso turco sulla penisola ucraina. Il risiko dei confini originato dalla violazione del Trattato di Budapest del 1994 da parte della Russia, che ha posto le relazioni internazionali solamente su un piano di riarmo militare

I giornalisti italiani amano definirla russofila quando invece è solo semplicemente russofona, ma la città di Donetsk, nota patria della squadra di calcio Shakhtar, potrebbe diventare un possedimento di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra. Nella giornata di Domenica, 23 Marzo, gli abitanti del capoluogo del Donbas, regione dell’est dell’Ucraina, hanno richiesto l’indizione di un referendum per sancire il passaggio della città sotto la giurisdizione della Gran Bretagna.

La domanda, che si basa sul fatto che Donetsk è stata fondata nel 1869 dal cittadino britannico James Hughes, è argomentata con la medesima pregiudiziale giuridica di cui il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, si è avvalso per legittimare l’annessione della Crimea alla Russia, avvenuta dopo un’occupazione militare armata, condannata dalla Comunità internazionale.

Putin ha dichiarato che la Crimea è stata terra russa fino al 1954, e che, con la caduta dell’URSS, gli accordi tra la Repubblica sovietica russa e quella ucraina sono oggi invalidati, ignorando tuttavia che il Trattato di Budapest del 1994 ha portato al riconoscimento da parte di Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e della stessa Russia dell’inviolabilità dei confini dell’Ucraina -con la Crimea al suo interno.

Meno scherzosa di quella del Capoluogo del Donbas, e sicuramente più documentata e fondata, è la pregiudiziale sollevata dalla Turchia che, per reagire all’annessione armata della Crimea nella Federazione Russa da parte di Putin, ha avanzato pretese sulla penisola ucraina.

Nello specifico, giuristi turchi hanno ricordato come, secondo il Trattato del 19 Aprile 1783 tra l’imperatrice Caterina II e la Sublime Porta, in caso di dichiarazione di indipendenza della Crimea questa terra sarebbe dovuta passare dal controllo dei russi a quello dell’Impero Ottomano, di cui Ankara si ritiene oggi l’erede.

La querelle sui Trattati testimonia la portata dell’annessione della Crimea da parte di Putin, che ha portato ad una vera e propria messa in discussione dell’intero ambito dei trattati internazionali e, sopratutto, ha reso non più la diplomazia, ma la forza militare come metro per la risoluzione di controversie internazionali.

Con l’annessione armata della Crimea, Putin ha infatti violato già citato il Trattato di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio del riconoscimento dell’integrità del suo territorio da parte di USA, Gran Bretagna e Russia, ha rinunciato al possesso di ogni arma nucleare.

Mosca vuole Alaska e Moldova

A rendere la situazione ancor più seria è la proposta che il Vicepresidente della Duma russa, Vladimir Zhirinovsky, ha invitato al Ministero degli Esteri polacco con la proposta di rivendicare l’indizione di un referendum per prendere il controllo delle regioni di Leopoli, Lutsk, Ivano-Frankivsk, Ternopil e Khmelnitsky.

La proposta dei russi, che il Ministero degli Esteri polacco ha galantemente rigettato al mittente senza troppi complimenti, è una vera e propria provocazione alla fratellanza tra Polonia ed Ucraina: le terre centro-occidentali su cui Zhirinovsky ha cercato di tentare i polacchi sono state infatti oggetto di storici eccidi con gli ucraini.

Solo dopo una lungimiranza politica da parte di tutti i Governi della Polonia, Leopoli, Lutsk, Ivano-Frankivsk Ternopil e Khmelnitsky sono state riconosciute in via definitiva come parte integrante dell’Ucraina, senza che però la questione sia ancora del tutto accettata da parte degli ambiti più conservatori della politica di Varsavia.

Una proposta più seria da parte della Russia di revisione dei confini attuali è stata quella dell’Ambasciatore russo presso l’Unione Europea, Vladimir Chyzhov, che, seppur scherzando -come ha dichiarato poco dopo la sua uscita- ha invitato gli USA a fare attenzione all’Alaska.

La penisola nordamericana si trova sotto il controllo statunitense dagli anni Settanta dell’Ottocento, quando lo Zar di Russia, non trovandola interessante, la ha venduta agli statunitensi che, poco dopo, hanno scoperto in essa ingenti giacimenti energetici.

Il risiko geografico della Russia va di pari passo con il riarmo che Putin sta attuando non solo ai confini dell’Ucraina, ma anche nell’enclave di Kaliningrad -tra la Polonia e la Lituania, nel cuore dell’Europa- ed anche in Transnistria: zona cuscinetto tra Moldova ed Ucraina.

Proprio per quanto riguarda le esercitazioni delle armate russe in Transnistria, è stato lanciato un allarme dal Comandante delle truppe NATO in Europa, il Generale Philip Breedlove, che ha illustrato come l’attività dell’esercito della Federazione Russa nella zona metta a serio repentaglio non soltanto la sicurezza dei confini occidentali dell’Ucraina, ma anche l’integrità territoriale della Moldova: Paese con cui l’UE ha firmato un Accordo di Associazione.

Matteo Cazzulani

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