LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

CRIMEA: MENTRE INIZIA LA GUERRA TRA RUSSIA ED UCRAINA LA POLONIA DA UNA LEZIONE DI KULTURA ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 20, 2014

I primi soldati ucraini sono stati uccisi e feriti in seguito ad agguati delle forze di occupazione russe in Crimea, mentre la Procura della penisola ucraina separatista ha sequestrato per una notte il Comandante della Flotta militare di Kyiv nel Mar Nero, Serhiy Hayduk. La reazione di Germania, Gran Bretagna e Francia, l’allarme della NATO e l’invito della Polonia a rilanciare democrazia e pace con il rafforzamento dei legami con l’Ucraina

Dopo l’occupazione militare, i primi prigionieri di guerra, ed anche le prime vittime. Nella giornata di martedì, 18 Marzo, in seguito all’assalto militare da parte dell’esercito russo di occupazione della Crimea, a Simferopoli è stato ucciso un soldato ucraino, mentre altri due sono rimasti feriti.

L’agguato, avvenuto a poche ore dalla dichiarazione di annessione della Crimea nella Federazione Russa da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, è stata seguita mercoledì, 19 Marzo, dal rapimento del Comandante della flotta ucraina a Sevastopoli, l’Ammiraglio Serhij Hayduk, assieme ad altri otto uomini dell’esercito dell’Ucraina nel Mar Nero.

L’operazione, decisa dalla Procura della Repubblica autonomista di Crimea, e realizzata da uomini del contingente russo di occupazione, è terminata nella mattinata di giovedì, 20 Marzo, quando l’Ammiraglio Hayduk è stato liberato incolume insieme ai suoi uomini, due dei quali, però, gravemente feriti.

Pronta è stata la riposta del Presidente ad Interim ucraino, Oleksandr Turchynov, che ha attivato un piano di emergenza per coordinare l’esilio degli ucraini di Crimea nella città di Kherson -la prima per vicinanza geografica posta nel territorio statale dell’Ucraina- ed in alti centri abitati dell’Ovest del Paese, sopratutto nella regione di Leopoli.

Oltre alla risoluzione della questione umanitaria, il Presidente Turchynov, insieme al Segretario del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, Andriy Parubiy, ha anche disposto la reintroduzione del regime dei visti per i russi, ed ha avviato le procedure per l’uscita dell’Ucraina dalla Comunità di Stati Indipendenti: associazione di Paesi che la Russia, fin dai tempi di Yeltsin, ha fortemente voluto per mantenere un contatto privilegiato con le ex-Repubbliche sovietiche.

Forte è stata la reazione anche da parte di Germania, Gran Bretagna e Francia, che dinnanzi all’avvio delle ostilità militari da parte della Russia in Crimea nei confronti dell’Ucraina hanno dichiarato la necessità di apportare una seconda ondata di sanzioni per colpire gli interessi immobili e finanziari mantenuti in Occidente da personalità di spicco della Federazione Russa.

Preoccupazione è stata espressa anche dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che ha sottolineato il timore da parte dell’Alleanza Atlantica che la Crimea possa essere per Putin solamente il primo di una lunga serie di conflitti scatenati per soddisfare gli appetiti imperiali di Mosca, rivolti anche in Moldova, Georgia, Bielorussia, Kazakhstan, e persino verso Stati UE, come Lettonia ed Estonia.

Interessante, e di gran lunga lungimirante, è stata la reazione del Premier polacco, Donald Tusk, che, preso atto delle condivise -e legittime- preoccupazioni di USA, Germania, Francia, Gran Bretagna e NATO in merito all’aggressività di Mosca, ha illustrato come l’Europa debba comprendere che la concessione di un aiuto concreto all’Ucraina sia un investimento necessario per garantire pace e sicurezza in tutto il continente.

Tusk, che ha sottolineato come il rafforzamento di un’Ucraina indipendente e democratica permetta lo sviluppo di democrazia e libertà anche in Russia, ha evidenziato come la fratellanza tra polacchi ed ucraini abbia la medesima portata storica e politica dell’amicizia tra Francia e Germania: così come il motore franco-tedesco ha dato vita ed impulso all’Unione Europea, così anche la stretta partnership tra Polonia ed Ucraina -due Stati divisi da secoli di odi ed eccidi, proprio come francesi e tedeschi- è destinata a ricoprire un ruolo fondamentale per lo sviluppo in Europa dei valori su cui l’UE è stata fondata, quali democrazia, pace, libertà e diritti umani.

I principi enunciati da Tusk riprendono in tutto e per tutto la lezione di Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski e Bohdan Osadchuk: i tre principali esponenti del giornale dell’emigrazione polacca di Parigi “Kultura” -purtroppo poco conosciuti in Italia- che nel Secondo Dopoguerra, quando concepire uno Stato polacco autonomo e un Paese ucraino indipendente dall’Unione Sovietica era una pura illusione, hanno sostenuto la necessità di una stretta alleanza tra Polonia ed Ucraina.

Secondo i “visionari” di Kultura, le cui previsioni politiche si sono realizzate, la pacificazione tra Polonia ed Ucraina -che prevedeva il doloroso riconoscimento dell’appartenenza a Kyiv di territori e città che i polacchi considerano propri, come Leopoli- è necessaria per neutralizzare le velleità imperialistiche della Russia, e favorire il processo democratico che, come previsto dai tre pubblicisti di orientamento progressista e liberale, anche i russi avrebbero attuato seguendo l’esempio di polacchi ed ucraini.

Solo la centralità dell’ONU e dalla prontezza di risposta di UE e NATO possono ora fermare Putin

Le dichiarazioni del Premier Tusk, e, più in generale, la posizione che la Polonia sta ricoprendo in seno all’UE durante la crisi ucraina, dovrebbero essere fatte proprie da tutta l’Europa per comprendere quanto sia fondamentale dare oggi un forte aiuto all’Ucraina non solo economico, ma anche logistico, umano e politico.

L’atteggiamento aggressivo di Putin ha dimostrato che la vena imperialistica del regime di Mosca è intenzionata a portare il conflitto militare ben oltre la Crimea, coinvolgendo l’est dell’Ucraina, la Moldova, la Georgia ed anche la Lettonia: territori su cui il Presidente russo, con una pretesa di hitleriana memoria, potrebbe avocare a sé il diritto di tutelare le minoranze linguistiche russe fuori dalla Federazione Russa.

L’annessione della Crimea nella Federazione Russia, avvenuta dopo una vera e propria occupazione militare, dimostra anche che, ad oggi, i rapporti geopolitici tra i Paesi del Mondo non si regolano più con accordi e trattati, bensì con il terrore ed il riarmo.

Questa prospettiva, che presagisce scenari su cui è bene vegliare, può essere fermata solo se la Comunità Internazionale assumerà una posizione di ferma condanna dell’operato di Mosca: tocca alle Nazioni Unite costringere Putin al rispetto degli accordi a tutela dell’integrità territoriale di Paesi terzi come l’Ucraina.

L’Europa, a sua volta, dovrà cercare di mantenere con Mosca il dialogo il più aperto possibile per non precludere la possibilità di sviluppare anche in Russia un processo democratico simile a quello avvenuto in Ucraina, che Putin ha tanto avversato.

Alla NATO spetta il compito di proteggere l’Occidente dall’aggressione militare russa che, preso atto dei proclami di Putin risalente anche a ben prima dell’occupazione della Crimea, resta un’ipotesi tutt’altro che irrealizzabile.

Matteo Cazzulani

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