LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: DAI NUMERI TUTTE LE BUGIE DI PUTIN SUL REFERENDUM DI CRIMEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 17, 2014

Secondo i dati, il 95% degli aventi diritto ha votato in favore all’annessione della Crimea alla Russia, ma senza la partecipazione dei tatari e degli ucraini non si sarebbe mai potuto raggiungere l’83% di affluenza tanto sbandierato dagli organizzatori. La consultazione si è svolta sotto il controllo delle sole forze armate di Mosca.

Nella scorrettezza del referendum c’è anche la menzogna dell’affluenza ed i brogli elettorali nel plebiscito che, con il 95% dei consensi, Domenica, 16 Marzo, ha visto la Crimea votare a favore dell’annessione alla Federazione Russa.

Il referendum, che si è svolto sotto il controllo -velato ma non troppo- delle forze armate russe di occupazione della Crimea, è stato partecipato dall’83% degli aventi diritto, pari a 1,25 milioni di cittadini: non si tratta delle percentuali staliniane che si sarebbero volute raggiungere, ma nemmeno di un dato veritiero e verosimile.

Secondo le statistiche ufficiali, in Ucraina vivono 2 Milioni di persone, di cui il 58% di etnia russa, il 24% ucraini, il 12% tatari, e il restante 6% di altre nazionalità, tra cui quella italiana, che è concentrata sopratutto nella città di Kerch. In dati assoluti, gli aventi diritto al referendum di Crimea sono stati 1,5 milioni, di cui 900 Mila russi, 400 Mila ucraini e 200 Mila tatari.

Come dichiarato dai leader della comunità tatara di Crimea, i tatari hanno boicottato il referendum in segno di contrarietà all’annessione della Crimea alla Russia. Lo stesso comportamento è stato mantenuto dagli ucraini, che hanno disertato un voto riconosciuto come irregolare sia dal Governo dell’Ucraina, che da Europa, Stati Uniti d’America, NATO, ONU e dal resto della comunità internazionale.

Simili preoccupazioni sono state fatte proprie dalla comunità italiana di Kerch, che ha espresso timore per il venir meno dell’esistenza della Repubblica Autonoma di Crimea inserita nello stato ucraino: un’entità regionale, che ha ricevuto da Kyiv un’ampia autonomia grazie alla quale è sempre stata garantita una convivenza pacifica tra le varie etnie in essa presenti.

Sottraendo i 400 Mila ucraini e i 200 Mila tatari dall’affluenza alle urne, si evince che al voto si sono recati solo i 900 Mila russi, che non costituiscono affatto l’1,25 milione di elettori votanti che, secondo i dati ufficiali, avrebbe preso parte al referendum appoggiato politicamente da Putin per legittimare il passaggio della Crimea dall’Ucraina alla Russia.

Pertanto, è possibile dedurre tramite la semplice matematica -che non è il forte del sottoscritto, ma che torna utile pur di addurre l’ennesima dimostrazione dell’irregolarità di un’operazione geopolitica che vede la Russia infrangere l’indipendenza territoriale di un Paese sovrano come l’Ucraina- che al voto non si sia recato l’83% della popolazione della Crimea, bensì semmai forse solo l’83% dei russi: la sola etnia ad avere preso parte alla consultazione referendaria.

Preso atto della dimensione numerica, è tuttavia quasi impossibile addurre prove che testimoniano brogli ed irregolarità, dal momento in cui alla consultazione non hanno presenziato osservatori internazionali incaricati dall’OSCE di monitorare il referendum.

Gli amici di Putin a garantire la presunta regolarità del referendum

Tra i pochi testimonial occidentali di eccezione -per così dire- che hanno partecipato alla consultazione elettorale come osservatori spontanei ci sono due personalità note nel panorama politico e musicale italiano.

Il primo è il Parlamentare Europeo di Forza Italia Fabrizio Bertot, che, presente tutta la giornata a Simferopoli, la capitale della Crimea, ha dichiarato a Il Giornale con toni trionfalistici di non avere carpito né brogli, né la presenza militare dei russi, fatta eccezione di qualche carro armato ubicato nei pressi delle sezioni elettorali.

Un altro italiano che ha espresso toni ancor più trionfalistici nei confronti del referendum di Crimea è l’ex-cantante dei Pooh Riccardo Fogli, che per festeggiare la vittoria dei sostenitori dell’annessione della penisola ucraina alla Russia si è esibito in un concerto, pattugliato sempre dalle forze armate russe, durante il quale ha invitato alla pace ed ha osannato la presunta grandezza di Mosca.

Oltre che irresponsabile, imbarazzante, ed anche vergognoso, come ha commentato con una nota il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici nel Parlamento Europeo, Hannes Swoboda, la condotta di Bertot e Fogli è stata un pieno tradimento della posizione assunta ufficialmente dal Governo italiano che, così come quello degli altri Paesi UE e degli USA, ha ritenuto illegittimo il referendum in Crimea.

UE ed USA hanno anche sottolineato come l’annessione della Crimea alla Russia sia un atto in violazione degli Accordi Internazionali a garanzia dell’indipendenza dell’Ucraina, come il Trattato di Budapest del 1994, che, in cambio della cessione dell’arsenale nucleare ucraino, ha garantito l’inviolabilità dei confini di Kyiv da parte di Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia.

Con il referendum, Putin ha ora compiuto l’annessione di un territorio dell’Ucraina che potrebbe non saziare l’appetito espansionistico di Mosca: mezzi militari russi hanno già avviato la penetrazione a nord della Crimea verso la Tauride, mentre ai confini orientali ucraini forze armate russe si stanno preparando a possibili azioni.

A testimoniare l’atteggiamento aggressivo di una Russia che sembra non volersi fermare alla Crimea è anche il dispiegamento di forze aeree russe in Bielorussia e nell’Oceano Artico, e le esercitazioni urgenti dell’esercito della Russia attuate nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, dove, secondo fonti attendibili i russi avrebbero persino già da tempo dislocato missili Iskander pronti a colpire importanti città europee come Berlino e Varsavia.

Matteo Cazzulani

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