LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH USA L’AMNISTIA CONCORDATA CON L’OPPOSIZIONE PER SALVARE IL SUO CANDIDATO PREMIER E GLI ALTRI RESPONSABILI DELLA REPRESSIONE DEL DISSENSO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 13, 2014

La Procuratura Generale chiude il processo agli organizzatori delle repressione della manifestazione degli studenti del 30 Novembre, in seguito alla quale la protesta è passata dall’avere come obiettivo l’integrazione di Kyiv in Europa al supportare la democrazia e la libertà contro il regime dittatoriale del Presidente ucraino. La chiusura del caso salva dalle accuse di avere ordinato la reazione violenta anche il Capo dell’Amministrazione presidenziale Andriy Klyuyev, che Yanukovych vorrebbe nominare come prossimo Premier

Accettare i compromessi a metà e farli rispettare solo per la propria parte sembra essere la strategia adottata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per salvare gli agenti della polizia speciale di regime Berkut responsabili delle violenze che, dallo scorso 21 Novembre, hanno portato alla morte di almeno sette tra i manifestanti che dimostrano per la democrazia e la libertà in Ucraina.

Nella giornata di mercoledì, 12 Febbraio, la Procuratura Generale ucraina ha chiuso il processo a carico dei due dirigenti della polizia, Oleksandr Popov e Volodymyr Sivkovych, accusati di avere ordinato la repressione violenta di una manifestazione di studenti ucraini in supporto dell’integrazione dell’Ucraina in Europa lo scorso 30 Novembre: un fatto che ha portato i dimostranti a cambiare la ragione della protesta dal mero sostegno all’ingresso di Kyiv nell’Unione Europea all’opposizione al regime dittatoriale di Yanukovych.

Come dichiarato dalla Procuratura, la chiusura del caso Popov e Sivkovych è stata dettata dall’Amnistia di recente approvata dal Parlamento: un provvedimento, frutto di un accordo politico tra Yanukovych e l’opposizione, che, in realtà, avrebbe dovuto portare all’immediata liberazione dei manifestanti ingiustamente arrestati dalla polizia, e non degli esecutori di violenze ordinate dall’Amministrazione Presidenziale per mettere a tacere il dissenso.

La chiusura del caso è importante perché libera da ogni responsabilità anche il Capo dell’Ammimistrazione Presidenziale, Andriy Klyuyev, -che all’epoca dei fatti guidava il Comsiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa- che, come testimoniato dai due imputati, ha dato l’ordine materiale di sedare la manifestazione con la violenza.

Proprio Klyuyev è uno dei nomi più gettonati a succedere all’attuale Premier, Serhiy Arbuzov, per la formazione di un nuovo Governo che, secondo quanto richiesto dalla Comunità Internazionale, sia capace di attuare altre riforme concordate con l’opposizione per democratizzare il Paese, come il ripristino della Costituzione del 2004 -che restituisce più poteri al Parlamento a discapito di quelli del Presidente- è l’indizione di nuove elezioni generali.

L’applicazione unilaterale dell’Amnistia per salvare la reputazione di Klyuyev dimostra la mancata volontà da parte delle Autorità ucraine di dialogare con gli oppositori e, sopratutto, di provvedere ad una soluzione rapida della crisi politica dando ascolto alle migliaia di manifestanti nonviolenti barricati nel centralissimo Maydan Nezalezhnosti a Kyiv.

Oltre alla chiusura dei processi a carico di Popov e Sivkovych, grazie all’amnistia nella sola Kyiv sono stati archiviati più di 30 provvedimenti a carico di agenti di polizia ed esponenti del Governo che hanno ottenuto il permesso a compiere azioni violente da parte del Ministero degli Interni.

Gli aggressori della giornalista Chornovol liberati dalle accuse

Sempre mercoledì, 12 Febbraio, 3 dei 6 sospettati per l’aggressione violenta alla giornalista indipendente Tetyana Chornovol -ridotta sulla sedia a rotelle con il volto tumefatto la Notte di Natale per avere osato investigare sulla gestione illecita di danaro pubblico da parte del Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko- sono stati scagionati dalle accuse.

La decisione è stata presa dal Tribunale Pechersky di Kyiv -lo stesso che ha emanato la condanna politica all’ex-Premier Yulia Tymoshenko: una delle cento vittime della giustizia selettiva scatenata dal Presidente Yanukovych contro esponenti dell’opposizione- sempre sulla base dell’Amnistia approvata dal Parlamento.

Oltre alle almeno sette vittime, tra i soli manifestanti il numero dei feriti è salito a diverse centinaia, tra cui il caso più emblematico di Dmytro Bulatov: organizzatore della protesta pacifica Automaidan torturato, amputato di un orecchio e persino crocifisso, ora ricoverato di urgenza in Lituania per interventi medici utili a salvargli la vita.

Diverse centinaia sono anche i dispersi arrestati dalle forze speciali di polizia, di cui ancora non si sa nulla.

Matteo Cazzulani

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