LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

OLANDA E UNGHERIA DANNO UNA MANO A PUTIN PER DISGREGARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 21, 2014

Il Premier olandese Mark Rutte decrementa la quantità di gas sfruttato dal giacimento Groningen, da cui importano anche Gran Bretagna, Francia, Belgio ed Italia. Il Capo del governo ungherese, Viktor Orban, accelera la realizzazione del Southstream e accetta prestiti russi per una centrale nucleare

Non solo in Ucraina, la Russia di Putin sta insediando l’Europa anche in due importanti Paesi dell’Europa Occidentale e Centrale con l’arma più forte che Mosca possiede, e di cui spesso si avvale per scopi politici, l’energia. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, l’Olanda ha ridotto lo sfruttamento di gas naturale dal giacimento Groningen, da cui sono stati finora sfruttati 53,8 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno necessari non solo per il fabbisogno olandese, ma anche per l’esportazione in Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia.

La decisione, che come riportato da Gazeta Wyborcza è stata presa dal Premier olandese Mark Rutte per obiezioni di carattere sismologico, rappresenta un duro colpo per la sicurezza energetica dell’Olanda, che ora, così come i Paesi verso cui il carburante del Groningen era esportato, sarà costretta ad importare più gas dall’estero, sopratutto dopo che il Governo ha deciso di porre una moratoria sullo sfruttamento dei giacimenti di gas shale.

A ottenere vantaggio potrebbe essere con tutta probabilità il monopolista statale russo del gas, Gazprom, che rifornirà del proprio gas il territorio olandese attraverso il gasdotto NEL: infrastruttura progettata per veicolare nel Benelux 25 miliardi di metri cubi di gas russo trasportato precedentemente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il Nordstream.

Questa seconda infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Baltico, è stata realizzata per volere diretto del Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare direttamente 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Germania, e così bypassare Polonia, Lituania ed altri Paesi dell’Unione Europea che Mosca ritiene nemici.

Oltre che in Olanda, la Russia incrementa la sua posizione anche in Ungheria sulla base di accordi che, nella giornata di sabato, 18 Gennaio, sono stati firmati di persona dal Putin e dal Premier ungherese Viktor Orban per avviare la realizzazione della centrale nucleare di Paks.

Secondo l’accordo, che, come dichiarato dal entro studi di politiche dell’Europa Orientale di Varsavia OSW, non è stato reso pubblico, né comunicato alla stampa, il reattore atomico sarà realizzato grazie ad un prestito russo di circa 12 Miliardi di Euro che il Governo ungherese si impegna a garantire: una misura che certifica l’avvio di un rapporto di subordinazione economica tra Budapest e Mosca

Inoltre, il patto tra Putin e Orban prevede anche la realizzazione del tratto ungherese del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa di 63 Miliardi di metri cubi attraverso una conduttura che transita sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Il gasdotto è stato ritenuto contrario all’interesse energetico dell’UE dalla Commissione Europea, che ha sottolineato come il Southstream non rispetti le Leggi dell’Unione che impediscono ad un ente monopolista come Gazprom di controllare sia la compravendita del gas che il suo trasporto.

Così l’UE può reagire alla politica energetica di Putin

La decisione di Rutte e il patto con Putin di Orban agevolano la frammentazione politica interna dell’Unione Europea: un progetto che la Russia ha in cantiere per indebolire l’UE con la tecnica del divide ed impera, ed escluderla dalla competizione in un mercato di un mondo sempre più globalizzato.

Sarebbe infatti opportuno per i Paesi europei astenersi da accordi energetici che aumentano la dipendenza dalla Russia -che già rifornisce un’importante fetta del fabbisogno energetico europeo- e, al contrario, rafforzare la realizzazione di una comune politica del gas UE che punta alla creazione di un mercato unico del gas ed alla diversificazione delle forniture.

Oltre alla Russia, da cui non si può prescindere, ma non si deve neanche dipendere troppo, è possibile importare gas naturale da Azerbaijan ed Israele attraverso la già approvata realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e la progettazione di un’infrastruttura per veicolare l’oro blu israeliano in Grecia.

Si può anche importare più LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, lo shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America -che grazie alla cospicua disponibilità stanno abbattendo i prezzi dell’oro blu- attraverso la realizzazione di un numero consistente di rigassificatori che la Commissione Europea ha già programmato di finanziare.

Infine, si può poi avviare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, sopratutto in Polonia, Gran Bretagna, Romania, Francia, Bulgaria e Germania, su cui, però, occorre vincere l’opposizione di Gazprom,di alcuni Paesi filorussi come Francia e Bulgaria, e di sedicenti associazioni ambientaliste antishale che, secondo indiscrezioni ben informate, trarrebbero i proventi della loro critica da Mosca.

Matteo Cazzulani

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