LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH USA LA VIOLENZA SUL MILIONE DI MANIFESTANTI PER L’UCRAINA IN EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 1, 2013

I Berkrut, forze speciali di polizia agli ordini diretti del Presidente ucraino, provocano cento feriti e svariate decine di arresti in seguito a provocazioni causate da inflitrati violenti pagati dal Partito delle Regioni. Sostegno alla manifestazione da parte delle Autorità europee.

C’è ancora chi osa negarlo, ma la protesta per l’integrazione dell’Ucraina in Europa, avvenuta a Kyiv anche nella giornata di Domenica, Primo di Dicembre, ha assunto le dimensioni della vera e propria Rivoluzione. Un milione di manifestanti pacifici, provenienti da tutte le parti del Paese, si sono riuniti presso il centro della capitale ucraina, ed hanno dato vita ad una vera e propria fiumana umana non violenta che ha sfilato dopo che il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha deciso di non firmare l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, nonostante il parere contrario della maggior parte della popolazione.

La protesta avviene all’indomani di una vera e propria notte di sangue, durante la quale decine di manifestanti sono stati arrestati, picchiati e confinati in commissariato a seguito di ripetute cariche delle forze speciali di polizia Berkut, che agiscono alle dirette dipendenze del Presidente Yanukovych.

Anche nella giornata di Domenica si sono verificate cariche della polizia che hanno incrementato il numero di feriti a un centinaio, tra cui molti giornalisti e cittadini UE accorsi a sostenere la protesta degli Ucraini in sostegno all’integrazione nell’UE.

Come riconosciuto dall’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Petro Poroshenko, gli scontri sono stati causati da infiltrati ingaggiati dal Partito delle Regioni -la forza partitica del Presidente Yanukovych- per discreditare la protesta pacifica agli occhi dell’opinione pubblica internazionale e giustificare l’intervento armato dei Berkrut.

Più drastica è statala destimonianza della Deputata Inna Bohoslovska, che, oltre ad avere abbandonato il Partito delle Regioni in segno di protesta per la violenza utilizzata dalle forze speciali di polizia, ha dichiarato che le provocazioni sono state organizzate con la cooperazione del Presidente russo, Vladimir Putin.

In effetti, la Russia ha tutto l’interesse ad arrestare la protesta del milione di ucraini in piazza perché vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca su tutto lo spazio ex-sovietico e, con l’integrazione di Kyiv, annichilire l’UE nella competizione nel mercato globale.

Pronta è stata la risposta delle Autorità UE, che si sono schierate con i manifestanti grazie alla presenza del Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protaszewicz che, intervenuto davanti alla folla a Kyiv, ha sottolineato come le porte dell’Europa per l’Ucraina rimangano sempre aperte.

Importanti sono state anche le note del Ministro degli Esteri della Lituania, Linas Linkevicius, che ha evidenziato come la protesta avvicini l’Ucraina all’Europa, e quella dei Capi della Diplomazia di Polonia e Svezia, Radoslaw Sikorski e Carl Bildt, che hanno riportato il sostegno alla volontà popolare degli ucraini e la critica alle pressioni esercitate dalla Russia su Yanukovych.

Il Presidente teme la destituzione

Critiche ai manifestanti sono state invece sollevate dal Premier ucraino, Mykola Azarov, che ha ipotizzato conseguenze penali per turbamento della stabilità del Paese per chi prende parte alle dimostrazioni di piazza.

Da parte sua, il Presidente Yanukovych ha promesso l’apertura di un’inchiesta sulle violenze, ma ha rafforzato il dispiegamento dei Berkut nei pressi della sua tenuta presidenziale privata.

Come ventilato dai manifestanti, il Capo di Stato ucraino teme che la sua residenza possa diventare l’obiettivo di una catena umana di migliaia di persone determinate a chiedere le sue immediate dimissioni.

Nel frattempo, Yanukovych è già stato abbandonato per protesta anche dal Capo della sua Amministrazione, Serhiy Lyovochkin, dimessosi in segno di disaccordo con la repressione delle manifestazioni pacifiche.

Matteo Cazzulani

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