LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LA SPAGNA APPROVA LO SFRUTTAMENTO DELLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 20, 2013

Il Governo centrale spagnolo approva un emendamento che autorizza lo sfruttamento di gas non-convenzionale. Protestano le Regioni per il mancato rispetto dell’Autonomia.

Una politica energetica nazionale che contrasta misure di carattere regionale in un Paese dove sono forti le tendenze indipendentiste. Nella giornata di lunedì, 18 Novembre, il Governo centrale spagnolo ha consentito, con un emendamento, lo sfruttamento sul suo territorio dello shale gas: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking che, in pochi anni, hanno consentito agli Stati Uniti d’America di incrementare la produzione interna di carburante.

L’approvazione dell’emendamento, voluta dal Partito Popolare spagnolo, si incastra però in una situazione delicata, poiché parte della legislazione in tema di energia in Spagna è di competenza delle Regioni, che, in alcuni casi, hanno già dato segni di insofferenza verso il Governo centrale.

Come riportato da Natural Gas Europe, i Parlamenti Regionali temono infatti che, con l’emendamento, il Governo centrale voglia imporre nei territori una condotta energetica non condivisa da Regioni che hanno già posto moratorie sullo sfruttamento dello shale.

Tali posizioni sono gia state prese in Cantabria, La Rioja e Navarra, dove le Amministrazioni locali, guidate sempre dal PP -a differenza della Navarra, in cui la maggioranza è detenuta dall’Unione del Popolo Navarrese- hanno posto una moratoria allo sfruttamento dello shale.

La Spagna, che secondo i dati EIA possiede una riserva di 8 Trilioni di Piedi Cubi di shale, ubicata sopratutto in Castilla e Leon, Paesi Baschi ed Asturie, entra così tra i Paesi dell’Unione Europea che sostengono lo sfruttamento del gas non convenzionale, come Gran Bretagna, Polonia, Romania, Lituania, Belgio, Danimarca, Austria, Portogallo e Grecia.

Per la Spagna, lo shale rappresenta anche una fornitura di gas liquefatto che, presto, sarà importata dagli USA attraverso la sviluppata rete di rigassificatori che, più di molti altri Paesi UE, il Governo spagnolo ha realizzato per importare carburante anche da Qatar, Egitto e Norvegia.

Lo shale iberico non piace a Putin

Opposizione allo shale in Spagna è però fatta fortemente da alcuni Parlamenti Regionali, che vedono la questione dello sfruttamento del gas non convenzionale sul proprio territorio non come un’opportunita per diversificare le fonti di energia, bensì come pretesto per portare avanti una battaglia politica spesso legata al desiderio di maggiore autonomia, quando non di totale indipendenza, da Madrid.

Inoltre, proteste nei confronti dello shale sono anche attuate da associazioni ambientaliste che, secondo indiscrezioni, sarebbero supportate dalla Russia di Putin: Paese, che spesso si avvale dell’energia come strumento di pressione geopolitica, che vede il gas non convenzionale come una minaccia al mantenimento della propria egemonia nella compravendita nel mercato UE dell’oro blu.

Matteo Cazzulani

LA LIBIA INTERROMPE ANCORA LE FORNITURE DI GAS ALL’ITALIA. IL PD DI RENZI DEVE SOSTENERE IL PROGRESSO INFRASTRUTTURALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 19, 2013

Interrotte le forniture di oro blu libico per l’instabilità politica nel Paese nordafricano, mente la Russia minaccia un nuovo stop del flusso di carburante. Il nostro Paese è ancora sull’orlo di una crisi energetica

L’instabilità energetica e la necessità di una proposta politica che non metta solo a posto i conti del Paese, ma che guardi alla sicurezza nazionale: il PD di Renzi ha una grande occasione. Nella giornata di Domenica, 17 Novembre, le forniture di gas all’Italia provenienti dalla Libia sono state interrotte a seguito di proteste presso il porto di Melillah.

Come riportato da una nota del colosso energetico libico NOC, l’attacco dei ribelli avrebbe danneggiato un supercompurer di categoria Petaflop che regola la concessione di permessi per lo sfruttamento di idrocarburi nel Paese.

Per l’Italia, l’interruzione delle formiture di gas dalla Libia -l’ennesima in poco tempo, dopo quella, avvenuta per le stesse motivazioni, del 30 Settembre- rappresenta un duro colpo alla sicurezza nazionale, poiché incrementa l’importazione di carburante da Russia ed Algeria.

Dalla Libia, secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, l’Italia importa il 10% del fabbisogno energetico nazionale attraverso il gasdotto Greenstream: realizzato tra Melillah e Gela per veicolare 8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Sempre secondo la Camera di Commercio di Milano, Russia ed Algeria ricoprono il 35% circa delle importazioni di gas dell’Italia e, in caso di interruzione delle forniture al nostro Paese, restano le uniche fonti di approvvigionamento da cui il Nostro Paese dipende fortemente, peraltro acquistando il carburante a prezzi molto alti.

Questa situazione -confermata dai dati del monopolista statale russo del gas Gazprom, che ha rilevato l’incremento della quantità di oro blu esportata in Italia negli ultimi anni, anche in seguito all’interruzione delle forniture dalla Libia- espone l’Italia ad alti costi per l’energia, e mette a repentaglio la sicurezza nazionale.

Lo scenario della Libia potrebbe però presto ripetersi anche da parte della Russia, che, di recente, per costringere l’Ucraina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea -documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico dell’UE- ha minacciato, come in passato, di interrompere le forniture di gas dirette in Europa.

Per smettere di pagare bollette troppo salate, e dipendere da soli due fonti di approvvigionamento che, molto spesso, si avvalgono dell’energia come strumento di pressione geopolitica -come il caso della Russia nei confronti dell’Ucraina- l’Italia dunque non ha che una sola soluzione: diversificare le forniture di gas.

Buono il lavoro del Premier Letta

In questo, bene ha fatto il Premier Letta a sostenere la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per veicolare in Italia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania, ma occorre fare di più.

Come ritenuto dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, e dall’Ammimistratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, l’Italia deve cogliere l’opportunità dello shale dagli Stati Uniti per importare nel nostro Paese gas a basso costo.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce argillose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di sfruttamento orizzontale e verticale- gli USA hanno incrementato espomenzialmente la produzione interna di energia, ed hanno avviato l’esportazione di oro blu a basso prezzo, sopratutto a India e Gran Bretagna.

L’Italia, che non possiede giacimenti di shale sul proprio territorio, non può dunque lasciarsi perdere l’occasione di diversificare le forniture di gas con l’importazione di oro blu non convenzionale a basso costo dagli USA.

Per farlo, come hanno sottolineato sia Zanonato che Scaroni, occorre però la realizzazione di rigassificatori: un progetto abbandonato in passato e tutt’oggi osteggiato da frange pseudo-ambientaliste afferenti all’estrema sinistra e a da esponenti politici di forze di sinistra più moderate, come il Governatore della Puglia, Nichi Vendola.

La necessità di infrastrutture per abbattere il costo dell’energia

È in questo panorama politico che il PD, sopratutto con la nuova segreteria Renzi, può trovare la propria ricetta di politica energetica, e, finalmente, iniziare a parlare in Italia di un tema, come il gas, finora trascurato dal dibattito politico.

Da un lato, il PD deve osteggiare con fermezza la politica energetica personalistica che, negli ultimi anni, ha portato l’Italia ad incrementare vertiginosamente la dipendenza dalla Russia grazie si rapporti di amicizia personale tra l’ex-Premier italiano Berlusconi e il Presidente russo Putin.

Dall’altro, il PD di Renzi deve farsi sostenitore del rilancio infrastrutturale del Paese, e sostenere la costruzione dei rigassificatori necessari per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per garantire la sicurezza nazionale dell’Italia e diminuire il costo dell’energia per industrie e privati.

Il centrosinistra a guida PD -una forza partitica a vocazione maggioritaria che ambisce senza paura al sostegno dei delusi di centrodestra- deve portare l’Italia a divenire un Paese più maturo, che non conduce le trattative energetiche in maniera personalistica, e che non teme le proteste di chi, spesso in maniera ingiustificata, è contro ogni forma di progresso ideologico ed infrastrutturale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: DALLA RUSSIA NIENTE SANZIONI SE L’UCRAINA DICE NO ALL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 18, 2013

Il monopolista statale russo del gas Gazprom rinuncia all’imposizione di sanzioni e al pagamento immediato del debito da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz. Le trattative tra Mosca e Kyiv contestualizzate in quelle per la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica

Tutto come preventivato da Putin: il gas blocca l’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE. Nella giornata di Domenica, 17 Novembre, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato il ripristino dell’importazione del carburante russo in Ucraina secondo le quantità contrattuali da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz.

La nota di Gazprom ha seguito due vertici politici tra i Presidenti di Russia ed Ucraina, Vladimir Putin e Viktor Yanukovych, e tra i due Premier, Dmitriy Medvedev e Mykola Azarov, in cui Mosca e Kyiv sarebbero giunte ad un accordo per risolvere un’impasse energetica iniziata giovedì, 14 Novembre.

Allora, come reazione alla minaccia di sanzioni da parte di Gazprom in caso di mancato pagamento immediato del debito per le forniture precedenti, il colosso Naftohaz ha interrotto l’importazione del ‘Gas Tecnico’ necessario per rendere possibile il trasporto dell’oro blu dalla Russia in Unione Europea: una decisione che ha portato Mosca a ventilare una possibile interruzione duratura delle forniture di carburante all’UE durante tutto l’inverno.

Sulla risoluzione della crisi energetica è stata emanata solo una nota da parte del Premier russo Medvedev, con cui si riconosce che, nonostante la tregua temporanea, le trattative tra Russia ed Ucraina riprendono nel corso del vertice della Comunità degli Stati Indipendenti: un’associazione di Stati dello spazio ex-sovietico coordinata da Mosca.

Sull’aspetto economico non è stato rivelato alcun dettaglio, se non un’indiscrezione del giornale russo Kommersant” che ha riportato come la Russia avrebbe accordato il posticipo a data da destinarsi del pagamento del debito contratto da Naftohaz per le forniture pregresse, pari a circa 2 Miliardi di Dollari

La contestualizzazione delle trattative per il gas nell’ambito della CSI evidenzia la ratio politica dell’accordo tra Ucraina e Russia: le minacce di Gazprom a Naftohaz hanno infatti preceduto di poco la possibile firma dell’Accordo di Associazione con l’UE da parte di Kyiv.

Questo documento, che integra l’economia ucraina nel mercato unico UE, è contrastato da Mosca, che vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Putin per imporre l’egemonia della Russia nel Mondo ex-Sovietico.

Come ventilato da diversi esperti, la Russia avrebbe evitato all’Ucraina l’imposizione di sanzioni, ed il pagamento immediato del debito pregresso, in cambio della rinuncia da parte di Yanukovych alla firma dell’Accordo di Associazione tra Kyiv e l’UE.

Una sconfitta per l’UE

Questa situazione penalizza fortemente l’UE, che, in caso di mancata integrazione economica dell’Ucraina, perde una possibilità di rafforzare la propria posizione nel mercato di un Mondo sempre più globalizzato.

Se poi l’Ucraina dovesse optare per l’integrazione nell’Unione Doganale Eurasiatica di Putin, la situazione per l’UE sarebbe ancora più critica.

Infatti, o scopo del progetto di integrazione sovranazionale nell’ex-URSS è infatti dettato dalla volontà della Russia di interrompere il processo di allargamento e di integrazione interna dell’Unione per escludere l’Europa dalla competizione mondiale.

Matteo Cazzulani

ABBATTIMENTO VISTI UE: LA MOLDOVA DAVANTI A GEORGIA E UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 17, 2013

La Commissione Europea riconosce Chisinau come pronta per l’integrazione nell’Unione Europea, mentre Tbilisi e Kyiv hanno ancora lavoro da fare. Premiata la condotta filo-europea della maggioranza moldava

Sull’avvicinamento all’Europa, la Moldova c’è, la Georgia quasi, mentre l’Ucraina ha ancora tanta strada da fare. Nella giornata di venerdì, 15 Novembre, la Commissione Europea ha valutato lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione del Piano di Azione per la Liberalizzazione dei Visti -VLAP- presso i tre Paesi del Partenariato Orientale dell’Unione Europea più vicini all’integrazione nell’UE.

Il migliore risultato è stato riscontrato in Moldova, che, su indicazione della Commissione Europea, ha realizzato riforme importanti, come quella del Ministero dell’Interno, ha implementato la cooperazione transfrontaliera con i Paesi confinanti in tema di lotta alla criminalità e polizia, ed ha implementato le misure di rispetto dei Diritti di Cittadinanza, Asilo, e dei Diritti Umani.

La Georgia, sempre secondo le Direttive della Commissione Europea, ha lavorato molto sui passaporti biometrici e sulla cooperazione transfrontaliera, ed ha raggiunto un buono stato di avanzamento per quanto riguarda la garanzia dei Diritti di Cittadinanza, Asilo e dei Diritti Umani.

L’Ucraina, secondo la Commissione Europea, ha svolto un importante lavoro sui passaporti biometrici, ma non ancora abbastanza è stato fatto per garantire diritti di Asilo, Cittadinanza e Diritti Umani.

Sulla base del rapporto della Commissione, la Moldova è dunque la prima candidata alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia dei Paesi dell’Europa Orientale nel mercato unico europeo. Ancora molto da fare resta invece in Georgia ed Ucraina.

La Moldova, governata da una coalizione apertamente filo-europea, ha ripetutamente posto come obiettivo principale l’integrazione anche politica nell’UE, e, per questo, ha realizzato tutte le riforme ritenute dalla Commissione Europea necessarie per la forma dell’Accordo di Associazione.

In Georgia, la transizione dal Governo del Presidente Mikheil Saakashvili a quella della coalizione Sogno Georgiano del magnate Bidzina Ivanishvili è avvenuta in maniera democratica, ma restano dubbi su alcuni casi processuali aperti dalla nuova maggioranza nei confronti di esponenti dell’opposizione.

L’Ucraina paga il mancato rispetto dei Diritti Umani per quanto riguarda l’ondata di repressione politica su una decina di esponenti dell’opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko, e lo svolgimento di elezioni non regolari dalla salita al potere del Presidente Viktor Yanukovych.

Abbattere i visti per salvare l’Europa dell’Est da Putin

Il VLAP, programma varato dalla Commissione Europea per abbattere in maniera progressiva il regime dei visti con i Paesi candidati all’ingresso nell’UE, è suddiviso in quattro capitoli: modernizzazione e biometrizzazione dei documenti, gestione integrata dei confini e delle politiche migratorie, ordine pubblico e sicurezza, diritti fondamentali e Diritti Umani.

Il compimento del VLAP da parte di Moldova, Georgia ed Ucraina è, sopratutto sul piano geopolitico, un passo necessario per la Commissione Europea, poiché permette l’integrazione nell’UE di Paesi che, per via del loro posizionamento geografico e della loro ricchezza infrastrutturale energetica, consentono la sicurezza ed il progresso dell’Unione.

Il VLAP, e, più in generale, la firma dell’Accordo di Associazione, è contrastata apertamente dalla Russia di Putin che, per estendere la sua egemonia su Paesi liberi ed indipendenti situati nello spazio ex-URSS, vuole inglobare Moldova, Georgia ed Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è stato concepito dal Cremlino anche per indebolire l’allargamento e il consolidamento interno dell’UE, che Putin giudica il primo avversario da eliminare nella geopolitica e nel mercato economico di un Mondo sempre più globalizzato.

Matteo Cazzulani

TRA UCRAINA E RUSSIA UNA NUOVA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 16, 2013

Le Autorità ucraine riducono sensibilmente la quantità di gas russo importata dopo le minacce di sanzioni da parte di Mosca. La situazione simile a quella del 2009, quando l’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, ha impedito una crisi energetica in Unione Europea

L’Europa resta forse senza gas, ma, questa volta, non può contare su un Governo alleato in Ucraina. Nella giornata di martedì, 12 Novembre, l’Ucraina ha ridotto l’importazione di gas dalla Russia -utilizzato sia per soddisfare il fabbisogno ucraino che quello dell’Unione Europea- in maniera drastica, passando da 104 Milioni di Metri Cubi al giorno a solo 9 Milioni.

La decisione è stata presa dopo che il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha minacciato l’Ucraina di tagliare le forniture di gas se la compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz non dovesse provvedere al pagamento immediato del debito di circa 2 Miliardi di Dollari per il mancato pagamento delle forniture pregresse.

Pronta è stata la risposta del Vicepremier ucraino, Yuri Boyko, che ha ordinato l’importazione della quantità minima di gas necessaria a soddisfare il fabbisogno di Kyiv, e di arrestare quella del ‘gas tecnico’ -oro blu necessario per mantenere la capacità dei gasdotti dell’Ucraina di veicolare carburante dalla Russia all’UE.

La decisione ha posto l’Ucraina in una situazione di emergenza che riguarda anche l’UE, in quanto la Russia ha ventilato la possibilità di sospendere l’invio del gas riservato ai clienti europei se Kyiv non provvederà all’immediato pagamento del debito.

Con il ricatto energetico, Mosca intende impedire la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento, che sia Kyiv che Bruxelles vogliono firmare, che integra il mercato ucraino in quello economico comune dell’Unione.

L’utilizzo del gas come arma politica nei confronti dell’Ucraina da parte della Russia ricorda lo scenario del Gennaio 2009, quando, per destabilizzare il Governo pro-europeo di Yulia Tymoshenko, Mosca ha tagliato le forniture di dirette in territorio ucraino e, poi, in UE.

Allora, la situazione è stata risolta con un intervento della Tymoshenko che, per non lasciare al freddo i suoi concittadini, e, sopratutto, per tenere fede ai patti con l’UE, ha accettato condizioni contrattuali onerose imposte dai russi pur di ripristinare il flusso di gas dalla Russia.

Differentemente da allora, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych -che ha fatto incarcerare la Tymoshenko dopo un processo irregolare in cui l’ex-Premier è stata condannata proprio per la firma degli accordi con Mosca nel Gennaio 2009- non ha considerato gli obblighi contrattuali con l’UE, ed ha reagito in maniera istintiva al ricatto energetico della Russia.

Dopo avere ridotto al minimo le importazioni di gas dalla Russia, Yanukovych ha varato contratti a tempo per l’importazione del gas russo da Ovest, anziché da Est, tramite i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia che consentono l’invio in Ucraina del carburante che Mosca veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico.

Inoltre, il Presidente ucraino ha incrementato l’utilizzo di greggio e carbone, e, così, ha ritardato in maniera sensibile l’applicazione delle misure previste dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti.

La presenza degli intermediari

Così come nel 2009, un fattore importante nella Guerra Energetica tra Ucraina e Russia è la presenza di RosUkrEnergo: compagnia posseduta al 50% da Gazprom e al 50% dall’oligarca Dmytro Firtash -il principale sponsor di Yanukovych, sostenuto anche dall’ex-Presidente Viktor Yushchenko- che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ha costretto lo Stato ucraino al pagamento di un’ammenda per presunta sottrazione indebita di gas.

Nel 2009, la RosUkrEnergo si è introdotta nelle trattative tra Mosca e Kyiv per alzare le già onerose clausole contrattuali che la Russia ha concesso all’Ucraina, con lo scopo di impedire una vittoria politica alla Tymoshenko, e favorire nello schieramento democratico la ricandidatura dell’allora Capo di Stato Yushchenko alle Elezioni Presidenziali ucraine del 2010.

Kyiv non può non scegliere tra Bruxelles e Mosca

Per l’Ucraina, l’unica soluzione al ricatto dei russi è l’integrazione economica in Europa, che prevede anche la creazione di un mercato comune energetico, tramite la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Questo passo è però difficile da realizzare a causa della mancata volontà da parte di Yanukovych di garantire la liberazione temporanea della Tymoshenko per cure mediche urgenti in Germania: conditio sine qua non che l’UE ha posto per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina.

Yanukovych, Presidente di un Paese che, per via della sua collocazione geopolitica, non può mantenersi neutrale tra UE e Russia, è così chiamato ad una scelta importante: accettare il rispetto dei diritti umani e della democrazia con una precisa scelta di campo pro-europea, oppure abbandonarsi ad una condotta autoritaria destinata giocoforza a portare Kyiv tra le braccia di Mosca.

Matteo Cazzulani

CASO TYMOSHENKO: SCHULZ DA ANCORA TEMPO ALL’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 14, 2013

Il Presidente del Parlamento Europeo concede tempo a Kyiv per realizzare la condizione necessaria all’integrazione economica del mercato ucraino nell’Unione Europea. Fiducia e dubbi degli invitati speciali dell’UE, Aleksander Kwasniewski e Pat Cox, e il doppiogioco del Capo di Stato dell’Ucraina, Viktor Yanukovych

L’Ucraina è sempre più autoritaria, ma l’Europa prende tempo per non mandare all’aria una trattativa delicata da cui dipende la sicurezza economica ed energetica dell’UE. Nella giornata di mercoledì, 13 Novembre, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha prolungato la missione diplomatica in Ucraina per agevolare la firma dell’Accordo di Associazione tra Kyiv e Bruxelles: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico dell’UE.

La decisione di Schulz è stata presa una volta audito il resoconto dei due inviati speciali del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, e l’ex-Premier irlandese, il liberale Pat Cox, che, nei giorni passati, hanno intrattenuto colloqui, spesso al limite della lite, con il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Rybak, e il Capogruppo del Partito delle Regioni -la forza partitica del Capo di Stato- Oleksandr Yefremov.

Kwasniewski e Cox sono rientrati in Europa dopo che la Rada -il Parlamento ucraino- malgrado le richieste UE, non è riuscita a varare una legge che consente cure mediche urgenti in Germania alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko: una condizione posta dalla Commissione Europea come necessaria per la firma dell’Accordo di Associazione con Kyiv.

La Tymoshenko, famosa per avere guidato il processo democratico ucraino nel 2004 noto come ‘Rivoluzione Arancione’, è costretta al carcere dal 2011 in seguito ad una condanna che l’UE e la Comunità Internazionale ritengono politicamente motivata dalla volontà del Presidente Yanukovych di reprimere il dissenso.

A commento della missione, Kwasniewski si è detto fiducioso che il Parlamento ucraino possa trovare un accordo su un provvedimento condiviso entro il 19 Novembre: proprio il giorno in cui il Consiglio Europeo è chiamato a decidere se procedere o meno con la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina.

Meno ottimistica è la posizione di Cox, che, nonostante la fiducia nel buon senso dei politici ucraini, ha ammesso che la pazienza degli inviati speciali del Parlamento Europeo è stata messa a dura prova dalle Autorità di Kyiv.

A rincarare la dose è il Parlamentare Europeo popolare Jacek Saryusz Wolski, che ha contestato i veritici UE per non considerare l’evidente assenza di volontà da parte delle Autorità ucraine di firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

Negli ultimi tempi, il Presidente Yanukovych ha dato rassicurazioni sulla risoluzione del caso Tymoshenko, ma , finora, nessun provvedimento su tale questione è stato ancora preso dal Parlamento ucraino, dove la maggioranza è fedele al Capo dello Stato.

Inoltre, Yanukovych durante la permanenza della missione del Parlamento Europeo si è recato in Russia per consultazioni sull’Accordo di Associazione con il Presidente russo, Vladimir Putin, che si è detto contrario all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

La tattica di Yanukovych mira, da un lato, ad evitare la risoluzione del caso Tymoshenko per mantenere la temuta rivale fuori dalla vita politica del Paese. Dall’altro, il Presidente ucraino cerca di mantenere l’Ucraina equidistante tra l’UE e la Russia: una decisione che, però, è destinata a fallire.

Putin ricostruisce l’URSS mentre l’UE è divisa

Mosca vuole infatti inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto in integrazione sovranazionale concepito da Putin per estendere l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico la cui realizzazione, ed estensione all’Ucraina, mette a serio repentaglio il rafforzamento e la competitività su scala mondiale dell’UE.

Invece, per contrastare in maniera efficace la crisi economica, l’UE ha la necessita di integrare l’economia dell’Ucraina: Paese europeo per storia, cultura e tradizioni, ricco di materie prime e potenziale agricolo, infrastrutturale energetico, industriale ed umano.

Per l’Europa, l’Ucraina è anche uno snodo da cui transitano i più importanti gasdotti che, ad oggi, veicolano in territorio UE il gas dalla Russia: una fonte di energia da cui l’Unione dipende fortemente, e di cui la Russia si avvale per esercitare pressioni geopolitiche sugli Stati dell’Unione.

A rendere debole la posizione dell’UE, oltre alla mancanza di volontà da altre delle Autorità ucraine di rispettare la Democrazia ed i Diritti Umani, è la divisione interna tra Paesi e forze politiche favorevoli all’integrazione economica dell’Ucraina anche senza la risoluzione immediata del caso Tymoshenko -Polonia, Lituania, Estonia, Romania, Gran Bretagna, Slovacchia, e i Gruppi Parlamentari dei Socialisti e Democratici e dei Conservatori e Riformatori- e Stati e Partiti contrari all’allargamento del mercato unico UE a chi non rispetta la Libertà -Germania, Francia, Svezia, Repubblica Ceca, e i Gruppi Parlamentari dei Popolari, dei Verdi e dei LiberalDemocratici.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, a sostegno dell’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE sono anche Stati Uniti d’America e Fondo Monetario Internazionale, preoccupati rispettivamente per l’espansione geopolitica della Russia in Europa e per l’impossibilita di Kyiv di onorare il programma di finanziamento del debito pubblico ucraino.

Matteo Cazzulani

CLIMA: ATTACCO INGIUSTIFICATO DEI MEDIA DI FRANCIA E GERMANIA ALLA POLONIA

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 13, 2013

I media francesi e tedeschi contestano l’economia polacca per le alte emissioni di CO2, ma dimenticano di guardare i propri dati su carbone e nucleare. La mancata conoscenza del background storico-economico dell’Europa Centrale alla base del feroce attacco a Varsavia

Fare la morale agli altri è sempre facile, ma è molto più difficile guardare in casa propria, e considerare il background storico-economico di chi si contesta spesso sulla base di pregiudizi preconcetti. In occasione della Conferenza sul Clima dell’ONU di Varsavia, iniziata lunedì, 11 Novembre, la stampa e parti del mondo politico di Germania e Francia si sono spese in una critica feroce alla Polonia, accusata di utilizzare un’alta quantità di carbone.

La critica alla Polonia è in parte sensata, in quanto l’economia polacca, secondo i dati dell’Agenzia Energetica Internazionale, emette all’anno 7,99 Tonnellate di CO2, mentre la media dell’UE -che la Commissione Europea si è promessa di abbattere per rispettare il Protocollo di Kyoto- è di 7,29 Tonnellate all’anno.

I tedeschi però dimenticano di guardare con attenzione in casa propria: sempre l’Agenzia Energetica Internazionale ha rilevato l’emissione da parte della Germania di 9,32 Tonnellate di CO2 all’anno, una quantità superiore non solo a quella rilasciata dalla Polonia, ma anche alla media UE.

Lecito anche citare come rilevazioni testimonino che le emissioni di CO2 in Polonia, seppur lentamente, stanno diminuendo, mentre in Germania, sopratutto in seguito alla rinuncia all’energia nucleare, stanno aumentando.

Per quanto riguarda la Francia, inutile sottolineare che la diminuzione del carbone è stata compensata dall’incremento del nucleare: una tecnologia che sempre più Paesi nel Mondo stanno per abbandonare.

Vi è poi la necessita si sottolineare un aspetto di primaria importanza, che viene puntualmente sottovalutato da tutti i commentatori dell’Europa Occidentale a riguardo del clima: la Polonia, così come il resto dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, paga ancora la pesante eredita sovietica, dove riscaldamento ed energia veniva prodotto unicamente via carbone.

Ad oggi, in Polonia ed in Europa Centro-Orientale i riscaldamenti privati ed industriali sono prevalentemente alimentati a carbone, e la loro conversione ad altre fonti di energia -in primis al gas- è un processo lungo che richiede risorse che, in un momento di crisi come quello attuale, non possono essere allocate né dal Governo polacco, né dalla Commissione Europea.

Una proposta per risolvere il problema: lo shale al posto del carbone

La critica alla ‘Polonia che inquina’ è dunque sterile e basata sull’ignoranza della realtà storica ed economica dell’Europa Centrale, ma potrebbe essere risolta mediante uno scambio alla pari: finanziare la conversione delle strutture energetiche polacche a carbone mediante i proventi provenienti dallo sfruttamento del gas shale in Polonia.

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose basate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking che, negli ultimi anni, ha permesso agli USA di diventare uno dei principali Paesi esportatori di oro blu al Mondo. Ad oggi, in Europa lo sfruttamento dello shale è stato avviato da Gran Bretagna, Danimarca, Romania e Lituania, ed è supportato da Estonia, Austria, Spagna ed Ungheria.

Secondo le stime dell’EIA, e come certificato dalle prime ricerche, la Polonia possiede sul suo territorio una riserva di 148 Trilioni di Piedi Cubi di shale: tanto da rendere lo Stato polacco autosufficiente dal carbone, e garantire forniture di gas agli altri Paesi UE.

Tuttavia, per essere sfruttato lo shale richiede di appoggio economico, logistico e, sopratutto, politico: fatto che manca in particolare dalla Germania, che teme di irritare la Russia, autrice di una vera e prorpia campagna di disinformazione per rallentare lo sfruttamento del gas non convenzionale in Polonia.

Putin contro lo shale favorisce il carbone in UE

Mosca teme di perdere la posizione di monopolio nella vendita di gas in Unione Europea: un mezzo che il Presidente russo Putin non ha mai nascosto di usare per esercitare pressioni di carattere geopolitico su Bruxelles e su altri Paesi indipendenti dello spazio ex-sovietico -come Bielorussia, Moldova, Ucraina ed Armenia.

Per via monopolio del gas della Russia, e della politica filo-russa di Francia e Germania, la proposta di compensare la ristrutturazione delle infrastrutture energetiche polacche a carbone con i proventi dello shale è dunque inattuabile.

Così, è più comodo per alcuni media di Germania e Francia attaccare la Polonia per il suo presunto inquinamento, tralasciando i pregressi storici ed il background geopolitico legato alle dittature sovietiche in Europa Centro-Orientale.

La questione climatica rispecchia anche la situazione interna all’UE, dove, sopratutto sul piano energetico, i Paesi dell’Europa Occidentale preferiscono fare affari privati con la Russia di Putin anziché creare una politica energetica comune europea volta alla diversificazione delle forniture di oro blu per ridurre il monopolio di Mosca.

Matteo Cazzulani

ARRESTATO L’AVVOCATO DI YULIA TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 12, 2013

Serhiy Vlasenko è stato condotto in Procuratura per un interrogatorio su presunte violenze nei confronti della moglie. Kyiv si allontana sempre più l dall’UE

Si chiede un miglioramento, ma l’Ucraina continua nel regresso democratico. Nella giornata di lunedì, 11 Novembre, Serhiy Vlasenko, l’avvocato della Leder dell’Opposizione Ucraina Yulia Tymoshenko -costretta ad una detenzione politica dal 2011- è stato arrestato.

Come riportato dall’Ukrayinska Pravda, Vlasenko è stato prelevato con la forza per essere interrogato in Procura, dove l’avvocato della Tymoshenko deve rispondere di presunte violenze attuate nei confronti della moglie.

L’accusa, infamante quanto priva di prove certe, si incastra in un contesto geopolitico delicato, in cui l’Ucraina è chiamata dall’Unione Europea a liberare la Tymoshenko per garantire alla leader dell’Opposizione ucraina cure mediche urgenti in Germania.

La Liberazione temporanea della Tymoshenko è per l’UE condicio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra Kyiv sul piano economico in Europa.

Tuttavia, l’arresto di Vlasenko, preceduto dalla mancata volontà del Parlamento ucraino -in cui la maggioranza è fedele al Presidente, Viktor Yanukovych, di votare un Progetto di Legge che consente la liberazione della Tymoshenko, complica la situazione dell’Ucraina nei confronti di Bruxelles.

Putin vince, l’UE sempre più debole ad est

Chi beneficia della situazione è la Russia, che ha minacciato l’Ucraina con ritorsioni economiche in caso di firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Mosca intende infatti inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia della Russia nello spazio ex-URSS.

Se l’Ucraina verrà inserita nell’orbita d’influenza della Russia di Putin, l’UE registrerà una sconfitta diplomatica che rischia di mettere a repentaglio la sicurezza della stessa Unione.

L’Ucraina è infatti un Paese europeo per cultura, storia e tradizioni, con un potenziale agricolo, umano ed infrastrutturale energetico di cui l’UE ha necessità per superare la crisi economica ed evitare la rinascita di un impero russo ostile all’Europa.

Matteo Cazzulani

“WALESA UOMO DI SPERANZA”. UN FILM PER COMPRENDERE LA POLONIA E L’EUROPA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on November 12, 2013

L’ultimo lavoro del noto regista Andrzej Wajda, recentemente applaudito al Festival del Cinema di Venezia, illustra la vita pubblica e privata del Leader della resistenza polacca non violenta alla dittatura sovietica. Famiglia e importanza della donna altri valori comunicati dal film oltre a Libertà, Democrazia e Diritti Umani”

“La Libertà è un Diritto Umano” sono le parole pronunciate da Lech Walesa al Congresso USA con cui si chiude il film “Walesa Uomo della Speranza”, l’ultima creazione del noto regista polacco Andrzej Wajda – molto apprezzata durante l’ultimo Festival del Cinema di Venezia- uscita lo scorso Ottobre in Polonia.

Wajda ci aveva ben abituato con l'”Uomo di Marmo” prima e, poi, con “Katyn” -film coraggiosamente proiettato gratuitamente a Milano grazie a un’iniziativa del Consolato della Polonia, nonostante i mal di pancia della rappresentanza locale della Federazione Russa. Questa volta, il regista polacco ha realizzato non solo una lezione di storia, ma anche un vero e proprio testamento morale.

La lezione di storia è quella della
Lotta per la Libertà del sindacato autonomo Solidarnosc, guidato da Lech Walesa, grazie alla cui protesta nonviolenta la Polonia nel 1989 ha abbattuto la dittatura sovietica senza spargimenti di sangue, ed ha aperto la strada della democrazia e della libertà, e successivamente dell’ingresso nell’Unione Europea, agli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Una lotta difficile, attuata grazie alla straordinaria personalità propria di Walesa: un elettricista, interpretato ottimamente da Robert Wieckiewicz, determinato a coniugare il rispetto dei diritti dei lavoratori con il bisogno di libertà di un popolo, quello polacco, costretto da russi e tedeschi a secoli di oppressione e schiavitù.

Il testamento morale che Wajda ci lascia con questo film è proprio l’importanza della Libertà, e il rifiuto dell’autoristarsimo violento, come è stato quello sovietico in Polonia.

Il terrore dato dai manganelli della polizia sovietica nel film è ben rappresentato, così come il carattere esuberante, deciso, talvolta supponente, di un Walesa descritto anche nel suo ambito della famiglia: un altro valore che Wajda tratta in maniera molto approfondita.

Importante è anche la figura di Danuta, la moglie di Walesa interpretata da Agnieszka Grochowska: compagna fedele che accompagna il marito nel suo impegno politico, anche nonostante qualche crisi di nervi, e che sa badare ai sei figli durante i ripetuti arresti del Leader di Solidarnosc con la fermezza tipica delle madri polacche.

Altro ruolo femminile di spicco è quello di Oriana Fallaci, che, grazie alla superba interpretazione di Maria Rosaria Omaggio, accompagna la narrazione dell’epopea di Walesa con un’intervista realmente effettuata al Leader di Solidarnosc ripresa quasi integralmente nel film.

Altro aspetto positivo del film è l’assenza di pathos patriottici: Wajda, a differenza dei film precedenti, non ha concesso troppo alla retorica nazionale, ma si è focalizzato sul terrore e le ingiustizie realmente perpetrate da un regime sovietico giunto oramai al suo collasso.

Un punto negativo del film è però l’assenza dello spazio necessario ad altre figure che hanno reso possibile la vittoria di Solidarnosc e lo sviluppo della democrazia in Polonia. Il futuro Ministro degli Esteri Bronislaw Geremek, ed il primo Premier della Polonia libera, Tadeusz Mazowiecki – a cui si deve lo sviluppo dell’economia di mercato accompagnata a riforme a garanzia dei diritti dei lavoratori- sono immortalati sono in alcune scene.

Poco più spazio è invece riservato a Karol Wojtyla: Papa Giovanni Paolo II è il vero animatore della resistenza non violenta alla dittatura sovietica, ed un Padre spirituale che, durante il suo Pontificato, si è sempre battuto per la Giustizia ed i Diritti Umani nel Mondo.

Un film necessario sopratutto per gli italiani

Per ora, non si sa se il film, disponibile solo in polacco, uscirà nelle sale cinematografiche italiane, dove a fatica si comprende la realtà dell’Europa Centro-Orientale.

Certo è che la visione di questo film, come delle altre creazioni di Wajda, ben aiuterebbe la comprensione da parte degli italiani di un fenomeno storico inspiegabilmente sottovalutato nei libri di storia delle scuole in Italia.

Matteo Cazzulani

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LA TYMOSHENKO SENZA CURE. L’UCRAINA RESTA FUORI DALL’UE

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on November 10, 2013

Malgrado le promesse del Presidente Viktor Yanukovych all’Unione Europea, il Parlamento ucraino non rilascia la Leader dell’Opposizione dalla detenzione politica a cui è costretta dall’Ottobre 2011. Il Leader dei filo-europei Vitaliy Klichko escluso dalla corsa presidenziale.

Le vane illusioni di chi fa politica con serietà, e la falsità di chi ragiona secondo schemi più paragonabili ad una dittatura che ad una democrazia. Nella giornata di venerdì, 8 Novembre, il Parlamento ucraino ha approvato la riforma del Sistema giudiziario e della Legge Elettorale.

I due provvedimenti, che evolvono l’Ordinamento ucraino agli standard europei, sono stati richiesti dall’Unione Europea per rendere possibile la firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra Kyiv a Bruxelles sul piano economico.

Nonostante l’approvazione delle riforme, l’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE non si farà se, come sembra, la Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko, non sarà liberata dalla detenzione a cui è costretta da due anni, che è considerata dalla comunità internazionale come politicamente motivata.

Il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha promesso all’UE la risoluzione del caso Tymoshenko da parte del Parlamento -dove il Capo di Stato possiede una maggioranza a lui fedele- in quanto Bruxelles ha posto la liberazione della Leader dell’Opposizione ucraina una condicio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Tuttavia, il Parlamento Ucraino si è limitato alla creazione di un Gruppo di Lavoro controllato dal Partito delle Regioni -il Partito del Presidente Yanukovych- ed ha respinto i Progetti di Legge sulla liberazione della Tymoshenko depositati da Batkivshchyna -la forza partitica della Leader dell’Opposizione arrestata- e da Deputati indipendenti.

L’impasse del Parlamento è dovuto alla posizione non solo dei dirigenti del Partito delle Regioni -che, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, non intendono liberare la Tymoshenko dalla detenzione politica- ma anche dalla posizione sull’argomento dello stesso Yanukovych.

Secondo l’Autorevole Gazeta Wyborcza, il Capo di Stato ucraino non ha intenzione alcuna di concedere assoluta libertà alla Leader dell’Opposizione ucraina durante il periodo di cura in Germania, come invece richiesto dai due inviati speciali dell’UE: l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, e l’ex-Premier irlandese, il liberale Pat Cox.

La Tymoshenko soffre di una forte ernia al disco trascurata dalle Autorità Carcerarie: per risolvere questa crisi umanitaria, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha offerto alla leader dell’Opposizione ucraina cure mediche urgenti in Germania.

Come riportato sempre dall’Ukrayinska Pravda, Kwasniewski e Cox, dopo avere ricevuto promesse da parte di Yanukovych sulla risoluzione del caso Tymoshenko, hanno ricevuto il diniego totale sulla questione durante un battibecco con il Capogruppo del Partito delle Regioni, Oleksandr Yefremov: uomo alle dirette dipendenze del Presidente ucraino.

La mancata intenzione di avvicinarsi all’UE da parte delle Autorità ucraine è stato anche dimostrato dal viaggio che il Presidente Yanukovych ha compiuto a Mosca sabato 9 Novembre, mentre il Premier, Mykola Azarov, rilasciava dichiarazioni in sostegno all’accicinamento Kyiv alla Russia

Klichko fuori dalle elezioni presidenziali

Un ennesimo segnale di regresso della democrazia è stato dimostrato dalle Autorità ucraine anche con la forma da parte di Yanukovych di una legge che vieta la corsa alle prossime Elezioni Presidenziali all’astro emergente dell’Opposizione, il leader del Partito filo-europeo UDAR, Vitaliy Klichko.

La mancata liberazione della Tymoshenko e l’esclusione di Klichko dalle competizioni elettorali impediscono quasi certamente la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e condannano Kyiv all’integrazione politica nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Yanukovych perde, Putin vince

Questo progetto di integrazione nazionale è concepito da Putin per estendere il controllo della Russia sullo spazio ex-sovietico, e, attraverso l’inglobamento dell’Ucraina, mettere a repentaglio il consolidamento politico dell’UE.

L’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica permette infatti alla Russia di Putin di estendere la sua influenza su un Paese, l’Ucraina, europeo per cultura e tradizioni, e che garantisce a Mosca una ricchezza di infrastrutture energetiche, risorse agricole ed umane di cui l’UE ha oggi molto bisogno.

Matteo Cazzulani