LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

CLIMA: ATTACCO INGIUSTIFICATO DEI MEDIA DI FRANCIA E GERMANIA ALLA POLONIA

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 13, 2013

I media francesi e tedeschi contestano l’economia polacca per le alte emissioni di CO2, ma dimenticano di guardare i propri dati su carbone e nucleare. La mancata conoscenza del background storico-economico dell’Europa Centrale alla base del feroce attacco a Varsavia

Fare la morale agli altri è sempre facile, ma è molto più difficile guardare in casa propria, e considerare il background storico-economico di chi si contesta spesso sulla base di pregiudizi preconcetti. In occasione della Conferenza sul Clima dell’ONU di Varsavia, iniziata lunedì, 11 Novembre, la stampa e parti del mondo politico di Germania e Francia si sono spese in una critica feroce alla Polonia, accusata di utilizzare un’alta quantità di carbone.

La critica alla Polonia è in parte sensata, in quanto l’economia polacca, secondo i dati dell’Agenzia Energetica Internazionale, emette all’anno 7,99 Tonnellate di CO2, mentre la media dell’UE -che la Commissione Europea si è promessa di abbattere per rispettare il Protocollo di Kyoto- è di 7,29 Tonnellate all’anno.

I tedeschi però dimenticano di guardare con attenzione in casa propria: sempre l’Agenzia Energetica Internazionale ha rilevato l’emissione da parte della Germania di 9,32 Tonnellate di CO2 all’anno, una quantità superiore non solo a quella rilasciata dalla Polonia, ma anche alla media UE.

Lecito anche citare come rilevazioni testimonino che le emissioni di CO2 in Polonia, seppur lentamente, stanno diminuendo, mentre in Germania, sopratutto in seguito alla rinuncia all’energia nucleare, stanno aumentando.

Per quanto riguarda la Francia, inutile sottolineare che la diminuzione del carbone è stata compensata dall’incremento del nucleare: una tecnologia che sempre più Paesi nel Mondo stanno per abbandonare.

Vi è poi la necessita si sottolineare un aspetto di primaria importanza, che viene puntualmente sottovalutato da tutti i commentatori dell’Europa Occidentale a riguardo del clima: la Polonia, così come il resto dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, paga ancora la pesante eredita sovietica, dove riscaldamento ed energia veniva prodotto unicamente via carbone.

Ad oggi, in Polonia ed in Europa Centro-Orientale i riscaldamenti privati ed industriali sono prevalentemente alimentati a carbone, e la loro conversione ad altre fonti di energia -in primis al gas- è un processo lungo che richiede risorse che, in un momento di crisi come quello attuale, non possono essere allocate né dal Governo polacco, né dalla Commissione Europea.

Una proposta per risolvere il problema: lo shale al posto del carbone

La critica alla ‘Polonia che inquina’ è dunque sterile e basata sull’ignoranza della realtà storica ed economica dell’Europa Centrale, ma potrebbe essere risolta mediante uno scambio alla pari: finanziare la conversione delle strutture energetiche polacche a carbone mediante i proventi provenienti dallo sfruttamento del gas shale in Polonia.

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose basate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking che, negli ultimi anni, ha permesso agli USA di diventare uno dei principali Paesi esportatori di oro blu al Mondo. Ad oggi, in Europa lo sfruttamento dello shale è stato avviato da Gran Bretagna, Danimarca, Romania e Lituania, ed è supportato da Estonia, Austria, Spagna ed Ungheria.

Secondo le stime dell’EIA, e come certificato dalle prime ricerche, la Polonia possiede sul suo territorio una riserva di 148 Trilioni di Piedi Cubi di shale: tanto da rendere lo Stato polacco autosufficiente dal carbone, e garantire forniture di gas agli altri Paesi UE.

Tuttavia, per essere sfruttato lo shale richiede di appoggio economico, logistico e, sopratutto, politico: fatto che manca in particolare dalla Germania, che teme di irritare la Russia, autrice di una vera e prorpia campagna di disinformazione per rallentare lo sfruttamento del gas non convenzionale in Polonia.

Putin contro lo shale favorisce il carbone in UE

Mosca teme di perdere la posizione di monopolio nella vendita di gas in Unione Europea: un mezzo che il Presidente russo Putin non ha mai nascosto di usare per esercitare pressioni di carattere geopolitico su Bruxelles e su altri Paesi indipendenti dello spazio ex-sovietico -come Bielorussia, Moldova, Ucraina ed Armenia.

Per via monopolio del gas della Russia, e della politica filo-russa di Francia e Germania, la proposta di compensare la ristrutturazione delle infrastrutture energetiche polacche a carbone con i proventi dello shale è dunque inattuabile.

Così, è più comodo per alcuni media di Germania e Francia attaccare la Polonia per il suo presunto inquinamento, tralasciando i pregressi storici ed il background geopolitico legato alle dittature sovietiche in Europa Centro-Orientale.

La questione climatica rispecchia anche la situazione interna all’UE, dove, sopratutto sul piano energetico, i Paesi dell’Europa Occidentale preferiscono fare affari privati con la Russia di Putin anziché creare una politica energetica comune europea volta alla diversificazione delle forniture di oro blu per ridurre il monopolio di Mosca.

Matteo Cazzulani

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